lunedì 29 febbraio 2016

#SPILLI / Donald Trump, cita Mussolini (M. Ferrario)

tweet di Donald J. TRUMP
possibile candidato alla Presidenza Usa
twitter, 28 febbraio 2016

Pare che l'account @ilduce2016, su twitter, sia stato creato apposta per stimolare le reazioni di Donald Trump, possibile candidato alla presidenza Usa.

E infatti, ieri, l'account @realDonaldTrump ha pubblicato, inviandola a @ilduce2016 (che ha, nell'immagine del profilo, il fotomontaggio di Mussolini con i capelli biondi di Trump), la famosa citazione di Benito Mussolini: «Meglio vivere un giorno da leone che cento da pecora».

Ennesima gaffe? è stato chiesto a Donald Trump.
No di certo, ha risposto: «Voglio essere associato a buone citazioni. Mi piaceva come suonava. Sapevo di citare Mussolini, ma che differenza fa?».

Non dovremmo meravigliarci più di tanto, noi in Italia. 
Abbiamo anche noi tanti similtrump in circolazione. 
E qualcuno, più simile di altri, aspira perfino alla presidenza del Consiglio. 
E una sera sì e l'altra pure spara fascistaggini in tv: senza citare il Duce, ma ben appoggiato da chi lo rimpiange.

Però, qui la cosa è diversa. 
Stiamo parlando di uno che può conquistare la Casa Bianca. 
Gli Usa, cioè. Non uno staterello qualunque.
Uno che cita, quasi vantandosene, Mussolini (ottenendone migliaia di 'like').
E che sta vincendo a mani basse tutte le primarie per la candidatura repubblicana.
Un po' di timore dovremmo provarlo.
Anche paura.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

l'account twitter di @ilduce2016

#SPILLI / Papa e industriali (M. Ferrario)

Il papa chiede agli industriali di mettere al centro l'uomo. 
Non il profitto. 

Eppure l'hanno fatto scrivere sulle 'slide'. 
Da anni.
Anche con gli effetti speciali che piacciono tanto.
'People first'. 
Si fanno apposta le 'convention'.
Non si capisce cosa si voglia di più.

*** Massimo Ferrario, Papa e industriali, 'facebook', 28 febrbaio 2016

#CIT / Morire e vivere (J. D. Salinger)

J. D. (Jerome David) SALINGER, 1919-2010
scrittore statunitense

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#SPOT / F come Facebook

F come Facebook
(autore anonimo, via facebook)

#SPILLI / Fare politica, oggi (M. Ferrario)

(1) - Minoranza Pd: 'Ci stiamo avvicinando al centrodestra'. 
Per loro sta sempre per succedere ciò che da tempo è già abbondantemente successo. 
Hanno capacità incredibili di vedere, dopo, ciò che è accaduto, prima. 
E un fiuto speciale per le poltrone: restarci sempre attaccati, accada quel che è accaduto. 
Da almeno due anni.

(2) - Maria Elena Boschi: 'Verdini ci serviva'. 
Che si vuole di più? Valori, ideali, idee? Paccottiglia: di chi si lagna sempre. 
Il fine bonifica qualunque mezzo. 
Alla faccia di chi sostiene che 'non si fa il bucato con l'acqua sporca'. 
Un maledetto inutile idealista. Che frena il progresso.

*** Massimo Ferrario, Fare politica oggi, facebook, 28 febbraio 2016


#VIDEO / Motivazione, cos'è (Annamaria Testa)



Idee in un minuto è il nome della scommessa da cui nasce il primo video autoprodotto da NeU.

Sono sessanta secondi di immagini e parole che provano a offrire con la massima sintesi e, mi auguro, una buona dose di chiarezza, alcuni elementi utili per farsi almeno un’idea di un fenomeno complesso: in questo caso, la motivazione.

Se vediamo che il video vi piace, magari seguiranno altre Idee in un minuto. Se vi sembra che la struttura (il format) possa funzionare, e se vi va di suggerirci qualche argomento che vorreste veder trattato in questo modo, potete dircelo nei commenti. E, magari, ci proviamo.

Ho già parlato di motivazione, qui su NeU, per esempio in un articolo intitolato Motivazione: l’energia che ci anima, e in un altro, intitolato Per dovere o per piacere?
Il fatto fondamentale, però, resta semplice: senza motivazione non si arriva da nessuna parte.  (...)

*** Ammamaria TESTA, pubblicitaria, Idee in un minuto: che cos'è motivazione, 'NuovoeUtile', 28 febbraio 2016
LINK articolo integrale e VIDEO qui
In Mixtura altri 21 contributi ci Annamaria Testa qui

#SGUARDI POIETICI / Povera, innocua poesia (Manlio Sgalambro)

Ciò che vi è di ‘altro’ nel bello
è il suo effetto distruttore.
La felice tensione di una poesia
fa scoppiare - se essa entra in te -
il tuo povero cuore.
Tu ne sei la vittima che accoglie devota
il coltello acuminato con cui il bello ci immola.
Nessuno deve esserci dov'è la bellezza
 - questo essa sembra dire -
e con gesto sdegnoso ti volta le spalle.
Chi vede il volto della bellezza muore.
Sì, ma non disperato.

*** Manlio SGALAMBRO, 1924-2014, filosofo, saggista, poeta, Povera, innocua poesia, da M. Sgalambro, Del pensare breve, Adelphi, 1991

#VIDEO / Femminismo, siamo alla quarta ondata (Irene Facheris)


Irene FACHERIS, 1989 
psicologa, formatrice, fondatrice e coordinatrice di Bossy, Parità in pillole
pubblicato in Cimdrp, 4 febbraio 2016
Le diverse ondate di femminismo
video 10min29

Intelligenza, chiarezza, equilibro: il tutto condito con uno stile accattivante e coinvolgente.  
Mi pare siano le caratteristiche indubbie di questo video (e dei tanti altri prodotti da Irene Facheris per il 'progetto Bossy').
Una decina di minuti: utili per chiarirsi le idee in tema di femminismo e di rapporti uomo-donna. Con un veloce sguardo all'indietro per capire meglio l'oggi.
O per ricordare e confermare cose che magari già si sanno, ma che non si finisce mai di sapere. (mf)

#MOSQUITO / Pensare, significa andar contro i luoghi comuni (Alberto Manguel)

Quasi tutto ciò che ci circonda ci spinge a non pensare, ad accontentarci dei luoghi comuni e di un linguaggio dogmatico che divide il mondo nettamente in bianco e nero, bene e male, noi e loro. Questo è il linguaggio dell’estremismo, che oggi risorge ovunque e ci ricorda di non essere sparito. Alla difficoltà che comporta la riflessione sui paradossi e sulle domande aperte, sulle contraddizioni e l’ordine caotico, rispondiamo sempre con il grido millenario di Catone il censore davanti al Senato di Roma: ‘Cartago delenda est!’, Cartagine deve essere distrutta. Un’altra civiltà non può essere tollerata, non ci può essere dialogo, la legge deve essere imposta anche a costo dell’esclusione e dell’annientamento. (...) ‘Metti giudizio per l’avvenire’, dice la Fata turchina a Pinocchio alla fine del libro, ‘e sarai felice’. Molti slogan politici potrebbero ridursi a questo consiglio.

*** Alberto MANGUEL, 1948, scrittore argentino naturalizzato canadese, Pinocchio ha imparato a leggere, ‘Internazionale’, 30 dicembre 2003, tradotto dal mensile messicano ‘Letras Libres’, Cómo Pinocho apprendío a leer.


In Mixtura 1 altro contributo di Alberto Manguel qui

domenica 28 febbraio 2016

#VIGNETTE / Natangelo, Biani

NATANGELO
Unioni (civili), 'Il Fatto Quotidiano', 28 febbraio 2016

° ° °

Mauro BIANI
Rifugiati, contronatura, 'il manifesto', 27 febbraio 2016

° ° °

NATANGELO
L'evoluzione del premier, 'Il Fatto Quotidiano', 23 febbraio 2016

° ° °

Mauro BIANI
Ha vinto l'amore, maurobiani.it, 26 febbraio 2016

#SPILLI / Renzi-Verdini, il capolavoro politico (Giuseppe Turani, M. Ferrario)

Su Facebook Giuseppe Turani, un giornalista dal passato famoso e autorevole, oggi fan di Renzi, ha scritto (a caratteri cubitali: cosa che nel linguaggio della rete significa urlare):

«VOGLIAMO CHIUDERE UNA BUONA VOLTA QUESTO STUPIDO DIBATTITO SU VERDINI?
Mica Jack lo squartatore... Anzi, trovo meraviglioso, un vero capolavoro politico, che Renzi sia riuscito a far passare le unioni civili anche con il voto di vecchi arnesi democristiani. Così si fa politica. Prendere nota.» (facebook, 26 febbraio 2016, qui)

Per quel che vale il mio 'piccolo' pensiero, ho commentato nel modo seguente:
​«
Turani: «Così si fa politica. Prendere nota». Abbiamo preso nota da tempo. Anche per questo crescono indifferenza, disagio, astensionismo. 
Già, c'è proprio da essere orgogliosi. Di questa politichetta tatticistica, intrallazzina e contaballe: che ha trasformato tutto, quando non in corruzione, in una poltiglia di pseudovalori e fini-mezzi opportunistici, soltanto indirizzati al potere personale di chi la fa. 
E naturalmente si proclamava che il nuovo avrebbe rottamato il vecchio. 
Una delle tante bufale della retorica markettara da cui siamo intossicati. 
Comunque ok: dibattito chiuso.
»

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

Qui alcune informazioni su Giuseppe Turani:

#SGUARDI POIETICI / Ma (Hans Kruppa)

Fallire,
ma non amareggiarsi.

Essere ingannati,
ma non ingannare.

Rinunciare alle illusioni
ma non alla speranza.

Sopportare i disinganni
ma non rassegnarsi.

Adattarsi
ma non smussarsi.

Essere ingannati,
ma restare sinceri.

Perdere i sogni,
ma non il Sogno.

*** Hans KRUPPA, 1952, poeta e scrittore tedesco, Ma, traduzione di Massimo Ferrario, blog 'hans-kruppa.de', qui
https://de.wikipedia.org/wiki/Hans_Kruppa


#PIN / Pregiudizi (MasFerrario)

#CIT / Cattolici e laici (Gaetano Salvemini)

Gaetano SALVEMINI, 1873-1957
storico, politico e anti-fascista

In Mixtura 1 altro contributo di Gaetano Salvemini qui

#MUSICHE & TESTI / Como dizia o poeta (Vinicio De Moraes)


Vinicio DE MORAES, 1913-1980
 poeta, cantante, compositore, drammaturgo e diplomatico brasiliano
Como dizia o poeta (Come diceva il poeta)
video 3min13


Libera traduzione di Guido Rita (qui)

Chi passò per questa vita senza vivere
Può essere più importante, ma sa meno di ciò che so io
Perché la vita si concede solo a chi si concede
A chi ama, a chi piange, a chi soffre
Chi non ha mai provato un’emozione
Non avrà mai niente

Non c’è male peggiore del non credere in niente
Perfino l’amore non ricambiato
È migliore della solitudine

Apri le braccia fratello… lasciati andare
Per unire là dove la gente vuole dividere

A me, francamente, non interessa nemmeno sapere
Di chi non rischia perché ha paura di soffrire

Chi non rischia il suo cuore
Non avrà mai il perdono
Chi non vola sulle ali della passione
Non avrà mai…
Niente.

#RITAGLI / Renzi-Verdini, unione (in)civile (Paolo Farinella)

(...) Il PD renziano che è tutto fuorché un partito democratico, non voleva la legge Cirinnà e specialmente non poteva permettere l’approvazione dell’adozione del figlio del partner perché si sarebbe spaccato al suo interno mettendo a repentaglio la stessa legislatura. Come fare? All’inizio il PD si presenta renzianamente con spavalderia e sicumera, dicendosi disposto anche a trattare con il M5S, l’unico partito coerente che avrebbe voluto votare subito la legge, nonostante non la condividesse al 100%. 

A questo punto, interviene l’aquila Al Fano che rischia di essere emarginato di più oltre il suo 2,5%. Egli pone condizioni e scalpita, giurando che non avrebbe mai votato la Cirinnà, senza purificarla dell’adozione, dell’equiparazione al matrimonio, della fedeltà. Verdini sta zitto e aspetta sulla riva del fiume il passaggio del cadavere del suo amico; d’altronde da macellaio sa riconoscere le carogne dai maiali. 

La tempistica, i comportamenti e le reazioni suggeriscono l’ipotesi che Renzi e Al Fano abbiano concordato le parti in commedia, perché di commedia si è trattato. Occorre trovare un capro espiatorio e, con gli occhi puntati alle amministrative, sferrare un colpo secco contro di esso. Detto e fatto: il M5S è il capro espiatorio eccellente che, purtroppo, non capisce subito il gioco e vi resta impigliato. (...)

*** Paolo FARINELLA, prete, Unione (in)civile Renzi-Verdini, coppia secondo natura per fare felice Al Fano, blog 'MicroMega on line', 26 febbraio 2016

LINK articolo integrale qui

immagine di Edoardo Baraldi

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#MOSQUITO / Manager, l'impatto sulla produttività dei collaboratori (Luigi Zingales)

Uno studio recente ha evidenziato che i manager (nel caso specifico supervisori) incidono in modo rilevante sulla produttività dei loro subordinati: rimpiazzare un manager inquadrabile nel 10% dei manager meno competenti con uno del 10% dei più competenti fa incrementare il rendimento del gruppo di lavoro tanto quanto aggiungere un lavoratore (passando da 9 a 10). Il prodotto marginale di un manager - l’entità del rendimento che il manager aggiunge alla produzione del gruppo - è circa il doppio di quella di un lavoratore. Nell’azienda in questione, tale rapporto corrispondeva a quello tra le remunerazioni medie.
La scoperta più interessante è stata che, se effettivamente un buon manager rende tutti i lavoratori più produttivi, l’effetto è avvertito in modo particolare dai lavoratori migliori. In altre parole, la combinazione tra i migliori manager e i migliori lavoratori determina un extra rendimento. 

*** Luigi ZINGALES, 1963, economista e saggista, docente di Impresa e Finanza all’università di Chicago, Manifesto capitalista. Una rivoluzione liberale contro l’economia corrotta, Rizzoli, 2012.


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#LINK / Secolarizzazione, avanza (Raphaël Zanotti)

(...) L’Istat ha di recente fotografato la nostra propensione alla pratica religiosa e il quadro che ne viene fuori è quello di un Paese che viaggia verso la secolarizzazione. Non spinta come in altri Paesi europei, è vero, ma tale da mostrare un’evidente disaffezione. Le chiese sono vuote, si dice sempre. È vero come per le moschee e le sinagoghe e ora lo certifica anche la statistica. 

Nel 2006 una persona su tre (esattamente il 33,4%) dichiarava di frequentare luoghi di culto almeno una volta alla settimana. La percentuale, però, oggi è scesa al 29%. E il calo è stato costante negli anni. Al contrario le persone che dichiaravano di non frequentare mai luoghi di culto sono passate dal 17,2 al 21,4%. In pratica oltre una ogni cinque. (...)

*** Raphaël ZANOTTI, giornalista, Cresce l’Italia che diserta le chiese: più facile perdere la fede a 55 anni, 'La Stampa', 25 febbraio 2016

LINK articolo integrale (e tavole) qui

#SENZA_TAGLI / Psicoanalisi, storia di una abusata (Ranieri Salvadorini)

Ha abusato di lei per sette «sedute penetranti».
Così le chiamava lo psicoanalista denunciato da Giorgia, nome di fantasia, all’epoca 19enne, gravemente depressa.
Era il 2003, ma ci sono voluti sette anni anni per vincere la vergogna e denunciare i fatti. Che racconta nel libro Psicoanalisi in rosso, pubblicato nonostante le diffide legali da parte della Società Psicoanalitica Italiana (Spi).

L'incontro con l'analista - Riavvolgiamo il nastro di 10 anni. Primo anno di università: «Magra, cadaverica, spaurita» e, sopratutto, sola. Chiusa «a doppia mandata, al buio» nella stanza del collegio, dove evita qualsiasi contatto con i compagni.
In una sorta di “memoria” scritta ai tempi, Giorgia si racconta: «Dormo con quattro maglioni e due coperte, eppure ho freddo. Dormo sempre, la debolezza mi impedisce anche di leggere. Sto a letto più che posso (…) Mi trascino a lezione spinta solo dall’angoscia di perdere il posto in collegio».
Alcuni amici le consigliano una visita neurologica e all’Ospedale San Matteo di Pavia uno psichiatra le dice che «è una macchina potente con le gomme sgonfie».
Non le servono i farmaci, ma l’analisi. Prescrizione: nome e numero di telefono di uno psicoanalista della Spi.

«Mi ha fatto sentire la prescelta» - La ragazza scopre che il conforto che le dà l’analista è enorme: si prende cura di lei, la fa sentire bella, desiderabile ma, sopratutto, «amata».
Non solo. Racconta a Lettera43.it: «Mi ha fatta sentire la prescelta dall’harem, eppure mi sentivo malata e indesiderabile».
Giorgia è imbarazzata, tesa: «È paradossale, come si può considerare qualcuno colpevole per aver realizzato il tuo più ardente desiderio?».
La domanda va al cuore della manipolazione, nello specifico del rapporto analitico, strutturalmente asimmetrico.
Come si legge all’articolo 22 del Codice deontologico: «Lo psicologo adotta condotte non lesive per le persone di cui si occupa professionalmente, e non utilizza il proprio ruolo ed i propri strumenti professionali per assicurare a sé o ad altri indebiti vantaggi».
Dai primi messaggi alla dipendenza psicologica: un amore tossico

L’analisi è iniziata da un paio di mesi quando lo psicoanalista le presta Diario di una segreta simmetria, un libro di Aldo Carotenuto sulla storia d’amore tra Carl G. Jung e la sua paziente Sabine Spielrein. Presto si intensificano ritmo e intensità dei messaggi: «Spero di rivedere i suoi occhi lunedì» o «Lei farebbe la felicità di uomini di tutte le generazioni», alternati ad altri, del tipo «Mi mandi un sms ogni quarantacinque minuti, voglio rendermi conto del suo stato mentale». La dipendenza psicologica si rafforza.
La vita di Giorgia, fuori dalla “bolla di sapone” dello studio, va male. Scrive all’epoca: «Non passa giorno che non pensi, ininterrottamente, praticamente, a come poter morire per caso (…), una malattia, un incidente. Il disinteresse e l’ostilità per il collegio sono totali». E al tempo stesso: «Ero esaltata, semplicemente esaltata. (…) Ero euforica: stavo seducendo Dio».

«Mi raccontava i segreti dei pazienti» - Gli sms dell’analista esasperano questo «amore tossico» e a giugno arriva quella che lei chiama la «tempesta di messaggi». I due finiranno nudi sul pavimento dello studio.
Con l’analista, ricorda Giorgia, che «mi raccontava in dettaglio le cose più intime degli altri pazienti», come «l’inclinazione omosessuale di una donna che incrociavo all’uscita o i disturbi di un tale che faceva con lui ‘una specie di analisi didattica’».
A volte le fa i nomi, altre li rende riconoscibili. La ragazza capisce che le cose non stanno andando per il verso giusto, «ma se la mia parte razionale disprezzava la condotta spregiudicata e immorale di quell’uomo, l’esigenza di essere amata vinceva su tutto».

«Elemosinavo il suo perdono» - A un certo punto crolla e racconta tutto al suo compagno di allora, che minaccia querele. L’analista la scarica, l’ingresso allo studio le viene interdetto.
È la fase che oggi Giorgia ricorda con più vergogna: «Andavo letteralmente a elemosinare il suo perdono per quella che, ai tempi, vivevo come una delazione». Nove mesi di «pellegrinaggi», finché non matura la consapevolezza di aver subito un abuso.
Ma solo dopo sette anni se la sente di parlare. E si rivolge alla Spi, una delle più prestigiose società analitiche, di cui il suo analista era membro.
Si attiva la Commissione Deontologica, che riferisce (delibera del 6 novembre 2011, ndr), di «ripetuti comportamenti sempre più irrituali ed esplicitamente seduttivi nei confronti della denunciante» e «ripetuti rapporti sessuali con la stessa», «confermati anche per ammissione del denunciato». E delibera «la sanzione di espulsione del denunciato dalla Spi», la più grave prevista dal Codice.
L'analista si dimette. E il procedimento a carico viene interrotto

Arriva la prima doccia fredda. Perché l’analista si dimette prima della votazione e questo, stando alla procedura Spi, vanifica tutto: i procedimenti a carico di «ex soci» vengono interrotti anche a sanzione già deliberata. Un trucco per lavare la “fedina deontologica”?
La giovane scrive di suo pugno all’Ordine degli Psicologi della Lombardia, ricapitolando tutta la storia, ma la Commissione Etica delibera di «(…) archiviare l’esposto (…) per intervenuta prescrizione degli eventuali illeciti contestabili». 
Nel giugno 2012 la giovane manda la bozza di Psicoanalisi in rosso alla Spi. Il finale è «aperto», dice. E cioè: si intervenga sulle lacune del Codice deontologico o racconterà il «processo farsa» che ha vissuto sulla sua pelle.

Le diffide legali - La Spi risponde ad agosto, con una diffida legale: «Le modalità di rappresentazione dei fatti sono tali da indurre il lettore a formarsi il convincimento che l’obiettivo principale della Spi sia quello di tutelare i propri associati, a qualsiasi costo (…)».
Ma a novembre, la società interviene sul Codice deontologico, aggiungendo gli articoli 23 e 24: impedirà l’uso ‘strategico’ delle dimissioni, procedendo anche contro gli ex soci, e si prenderà l’onere di comunicare eventuali sospensioni all’Ordine.
Integra, in sostanza, le critiche della giovane poco prima dell’uscita del libro che denuncia queste carenze e poco dopo la sua anteprima.
Giorgia ha ricevuto diverse diffide legali. Il suo ex analista ne ha inviata una di recente. La ragione? La ragazza ha segnalato la sua storia, con allegata documentazione, al responsabile di un progetto sanitario il cui coordinamento, per l’area psicologica, è stato affidato al suo ex analista.

In Italia tutto tace - Giusto o sbagliato? È una forma di accanimento, come in sostanza sostiene l’avvocato dell’analista, o è una scelta, come dice Giorgia, che ha fatto perché in coscienza l’ha sentita giusta, morale e potenzialmente utile?
Finché il singolo/vittima fa i conti in solitudine, e a suo rischio e pericolo, con tali interrogativi, qualcosa non funziona.
Si tratta di pochi casi isolati o di un fenomeno sommerso? Che tipo di monitoraggio c’è? Negli Stati Uniti i primi casi risalgono al 1989, ma il fenomeno esplode alla fine degli Anni 90, quando le segnalazioni diventano migliaia, ed emergono presto anche in Canada e in Australia.
I network di sostegno psicologico e legale formati dalle vittime crescono rapidamente, sopratutto negli Usa, dove la loro esperienza si fa anche attivismo: entra in accademia, nei programmi educativi/formativi e riceve attenzione dai media. La problematica diventa presente nel discorso pubblico. Ma in Italia, tutto (o quasi) tace.

*** Ranieri SALVADORINI, giornalista, Psicoanalisi, storia di una donna vittima di abusi, 'lettera43', 21 febbraio 2016, qui

Giorgia Walsh
Psicoanalisi n rosso, Sedizioni, 2014

sabato 27 febbraio 2016

#PIN / Un lusso (MasFerrario)


#SPOT / Tre file

(via facebook)

#CIT / Incertezza (Erich Fromm)

Erich FROMM, 1900-1980
sociologo e psicoanalista tedesco
https://it.wikipedia.org/wiki/Erich_Fromm


In Mixtura altri 6 contributi di Erich Fromm qui

#FAVOLE & RACCONTI / Lei e lui (M. Ferrario)

A letto. 
Moglie. Marito.
Lei, seducente. Lui, freddino.

LEI:  Caro, posso farti una domanda?
LUI:  Dimmi...
LEI:  Se io morissi all'improvviso, ti risposeresti?
LUI:  Ma cosa ti viene in mente...
LEI:  Tu rispondimi: allora, ti risposeresti?
LUI:  Ma no, figurati.
LEI:  No?
LUI:  Certo che no...
LEI:  E perché no? Non sei contento di essere sposato?
LUI:  Beh, sì...
LEI:  E allora?
LUI:  Allora cosa? che c'entra questo ...
LEI:  C'entra. Se apprezzi il matrimonio dovresti risposarti.
LUI:  Vabbè, ok, allora mi risposerei...
LEI:  (con aria triste) Ah, quindi ti risposeresti...?
LUI:  Sì, mi risposerei. Me lo stai dicendo tu che dovrei risposarmi, no...?!
LEI:  Così subito, sui due piedi, ti dimenticheresti di me e ti risposeresti...
LUI:  Ma no, che c'entra, non così sui due piedi, e poi scusa chi ha detto che mi dimenticherei di te.
LEI:  E dormiresti con lei nel nostro letto?
LUI:  Be', a quel punto, dove vorresti che dormissi?
LEI:  Tu e lei qui, nel letto... nel nostro letto...
LUI: Saremmo marito e moglie... e a meno che non vendessi questa casa... dove vorresti che dormissi...?
LEI:  E rimpiazzeresti le mie foto con le sue?
LUI:  Le foto? 
LEI:  Sì, le mie foto, quelle là sul comò, le toglieresti e ci metteresti le sue?
LUI:  Ma non so... Che significa adesso questo discorso delle foto...
LEI:  Non mi rispondi...
LUI:  Ma non è che non ti rispondo, è che mi pare che questo gioco...
LEI:  Dai, rispondimi: sì o no?
LUI:  No.
LEI:  Non è vero, non sei sincero. Io so che le rimpiazzeresti. E del resto sarebbe anche logico. Se tu non lo facessi, io al suo posto te lo chiederei.
LUI:  E va bene, allora ok, le rimpiazzerei.
LEI:  E la mia macchina?
LUI:  La tua macchina?
LEI:  Gliela faresti guidare?
LUI:  Beh, no, questo proprio no.
LEI: Io non me ne avrei a male... E poi io non ci sarei più, perché non dovrebbe guidare la mia macchina?
LUI:  … (distratto) 
LEI:  Ma mi senti? Sto parlando con te…
LUI:  … (continua ad avere il pensiero altrove)
LEI:  Allora?
LUI:  (esasperato) Ma se non ha neppure ha la patente...

*** Massimo Ferrario, Lei e lui, 2013-2016, per Mixtura. Riscrittura di una famosa storiella, anche diffusa via internet. 

#SENZA_TAGLI / Human Technopole, e il pifferaio magico (Elena Cattaneo)

"Quella di Human Technopole è una sfida complicata e difficile, ma ciò che sta accadendo è che dopo anni di ambizioni al ribasso la possibilità di avere il meglio viene finalmente messa in cantiere". Queste parole non sono state dette ad Hamelin dal pifferaio magico. Le ha pronunciate ieri a Milano il Presidente del Consiglio, presentando il progetto a suo dire "petaloso" per fare dell'ex area Expo un centro di ricerca di rilevanza mondiale. Progetto per il quale si investiranno un miliardo e mezzo di euro nei prossimi dieci anni. Risorse pubbliche, di tutti. La narrazione del premier in tema di politiche sulla ricerca fa sorgere il dubbio di essere spettatori della famosa favola dei fratelli Grimm.

Investire in innovazione e ricerca significa, nel mondo liberaldemocratico, dare spazio al confronto tra idee, per poi selezionare le migliori a beneficio di tutti. Per farlo, prima ancora di scegliere su cosa e chi puntare le risorse, servono una programmazione e una valutazione terza, competente e indipendente delle proposte. Questa è politica per la ricerca. Il resto è un grande spot fondato sull'improvvisazione. Che alla politica interessi e percepisca il valore di investire in ricerca in Italia è una favola a cui non crede più nessuno. Non è però questo il problema più grave. Peggio sono l'inaffidabilità, l'intermittenza, "la dispersione e la frammentazione" (cito il ministro Giannini) di quanto viene stanziato, i metodi di erogazione, cioè le procedure opache e con obiettivi vaghi di assegnazione dei finanziamenti, le valutazioni in itinere ed ex-post praticamente assenti. Il tutto condito da preoccupante approssimazione politica. La stessa con cui si passa, indifferentemente, dalle public calls (i bandi pubblici) alle phone calls (le assegnazioni via telefono), o ai fondi top-down , assegnati dal decisore politico direttamente al beneficiario. E alla comunità scientifica che punta sulle idee anziché sulle relazioni privilegiate restano i bandi Prin, Firb e briciole varie.

I bandi per i Progetti di rilevante interesse nazionale (Prin) sono stati sbloccati lo scorso dicembre dopo tre anni di stallo, coprono tutte le aree del sapere con solo 92 milioni di euro per progetti di durata triennale. Oltre 4.400 quelli presentati. Dai revisori reclutati dai ministeri si ricevono tre righe di commento, spesso in contraddizione tra loro. Un abisso rispetto alle accurate valutazioni, ad esempio, delle revisioni dei bandi Telethon. Con i Prin 2015, poi, scopriamo che si può proporre il progetto anche in italiano. Scelta insensata per le discipline scientifiche, trattandosi di ricerche il cui valore si giudica su scala internazionale.

I vincitori dei Prin otterranno in media fondi per pagare la ricerca di un solo giovane ricercatore. Stop. Con queste risorse irrisorie i ricercatori lavorano per ottenere dati necessari per essere competitivi nei bandi europei. Si spiega così perché riportiamo a casa solo 8 dei 13 miliardi che diamo all'Europa. Al fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica del Miur sono stati destinati 58,8 milioni di euro nel 2016, con una riduzione di circa due milioni ogni anno fino al 2018. Con questa quota il Miur finanzierà sia i Prin sia il Fondo per gli investimenti della ricerca di base (Firb). Quindi a voler essere ottimisti, se un altro bando ci sarà, sarà al ribasso.

La legge di Stabilità 2016 ha tolto al Miur anche i fondi destinati a iniziative per la diffusione della cultura scientifica. Erano circa 10 milioni (ossia 20 volte meno rispetto ad altri paesi europei) ma nei prossimi tre anni si ridurranno ulteriormente del 40%. Scelta non proprio lungimirante visto il tasso di alfabetizzazione scientifica del Paese. È di poche settimane fa, poi, l'assegnazione di 21 milioni di euro al Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura, per il Piano triennale di ricerca agricola (il piccolo Lussemburgo investe nove volte di più), senza alcun bando pubblico per l'utilizzo di questi fondi. Non solo si taglia ma si è schizofrenici nell'erogazione: ai bandi Prin non possono accedere direttamente studiosi del Cnr, ai bandi del ministero della Salute per gli Irccs non possono applicare i ricercatori universitari, poi ci sono i bandi Cnr per il solo Cnr, etc. Eppure gli obiettivi di ricerca spesso sono gli stessi.

E mentre la ricerca agonizza, spunta lo Human Technopole. Il presidente del Consiglio lo ha tirato fuori dal cilindro mesi fa definendolo "centro di ricerca mondiale su sicurezza alimentare, qualità della vita, ambiente" e affidandone (alla cieca) la gestione all'Istituto italiano di Tecnologia (Iit) di Genova, fondazione di diritto privato. Per cui, mentre i ricercatori pubblici nemmeno sanno se esisterà un bando Prin 2016, un ente di diritto privato avrà garantiti 150 milioni di euro all'anno per dieci anni (ma allora le risorse ci sono!). Lo stesso a cui sono erogati da anni (sono già oltre 10) 100 milioni all'anno. Preziose risorse pubbliche che vengono stanziate dal governo di turno "senza accorgersi" che in buona parte sono accantonate in un tesoretto (legale ma illogico) che oggi ammonterebbe a 430 milioni. Risorse pubbliche per la ricerca "dormienti" depositati presso un fondo privato. Il progetto sul post-Expo è l'esempio più emblematico, tra i tanti possibili, delle distorsioni per fini politici, dell'improvvisazione e di come non si dovrebbero gestire i fondi pubblici per la ricerca. Un finanziamento top-down che crea una nuova corte dei miracoli (a prescindere che si chiami Iit) presso la quale c'è già chi si è messo a tavola.

L'Iit dice che non farà tutto da solo. Recluterà, con i soldi pubblici, ricerche (cioè idee) di altre istituzioni. Deciderà a chi e come distribuire i finanziamenti. Quali spazi assegnare e a chi. In altre parole l'Iit riceve e ri-eroga fondi pubblici, come un'Agenzia di finanziamento, come già in diversi casi succede ora (basta leggere i dati pubblici), quando ogni studioso avrebbe il pieno diritto di accedere ai fondi direttamente alla fonte pubblica, con l'idea di cui è depositario, senza pagare pegno al Re Mida di turno. Le collaborazioni tra idee e gruppi sono abituali nella scienza e si sanciscono "alla pari" senza svendere le proprie idee a intermediari dell'erogatore pubblico.

Dieci anni fa il Gruppo 2003, gli scienziati italiani più citati al mondo, proponeva la nascita di una "Agenzia nazionale della ricerca". Da allora la discussione sull'Agenzia langue. Per escogitare Human Technopole è bastata l'ispirazione estemporanea di un giorno. Per pianificare l'investimento decennale di un miliardo e mezzo di risorse pubbliche è bastata l'urgenza di mettere una "toppa glamour" al dopo Expo. Servirebbe, invece, mettere un limite all'arbitrio della politica, che dovrebbe solo scegliere gli obiettivi da perseguire. Si lasci alla libera e meritocratica competizione tra idee la selezione dei mezzi migliori per raggiungerli. La comunità scientifica ha finito con l'appellarsi all'Europa con la petizione pubblica "Salviamo la ricerca italiana" per superare una condizione di pura sussistenza e assurdità. Mai come ora si sente il peso della propaganda politica, della spettacolarizzazione che tutto divora, compresa la speranza dei più giovani.

*** Elena CATTANEO, scienziata, docente all'Università Statale di Milano e senatore a vita, Human Technopole, la scienza all'Expo e la favola del pifferaio, 'la Repubblica', 25 febbbraio 2016, qui

Human Technopole

#VIDEO / Cambiamento, e apprendimento (Marcello Mancini)


Marcello MANCINI, imprenditore, formatore
O ti formi o ti fermi, ottobre 2015, TedxBologna
video 18min33

Una carrellata veloce per ricordarci il cambiamento cui siamo stati sottoposti in questi anni per effetto dell'innovazione tecnologica. 
E poi alcuni principi per meglio adeguarci al contesto e possibilmente anticipare e pilotare i processi  di cambiamento, a livello individuale, di lavoro, di impresa.
Niente di particolarmente originale e forse un po' troppo sull'onda delle parole d'ordine della retorica manageriale corrente. Ma l'esposizione è piana e invitante. (mf)

#SENZA_TAGLI / Unioni civili e fedeltà, un dibattito tra ubriachi (Massimo Cacciari)

[D: Professor Cacciari, ha senso consentire le unioni gay eliminando l’obbligo di fedeltà?]
È allucinante che si parli di queste cose con tale leggerezza. La fedeltà è un argomento serissimo di cui queste persone neanche capiscono il significato, il termine, l’etimo. Questa cosa che venga considerata un elemento di sacralizzazione del matrimonio per gli eterosessuali e - al contrario - un optional per gli omosessuali che decidono di costituire una famiglia, fa vomitare.

[D: Alcuni parlamentari del Pd propongono che l’obbligo sia tolto anche dalle norme che regolano il matrimonio. Che ne pensa?]
Va bene. Di fronte a puttanate si risponde con battute. Come tra ubriachi. Questo mi sono sembrati i dibattiti di questi giorni al Senato: discussioni tra ubriachi.

[D: Ma non crede che l’obbligo di fedeltà possa essere considerato il retaggio di una mentalità superata, di un mondo diverso da quello di oggi?]
Sono questioni che non riguardano solo le leggi. Quando quelle norme sono state scritte penso che i politici si rendessero conto del significato del termine fedeltà. Qualsiasi relazione, una coppia di qualsiasi genere che decide di sposarsi, accede a un rito che ha i suoi valori simbolici e che esiste da decine di migliaia di anni. Questo è un fatto molto importante che impegna, che responsabilizza. Un Parlamento che si mette a giudicare queste cose con siffatta faciloneria è incomprensibile. Potrei parlare a lungo del significato e del valore della fedeltà, ma avrei bisogno di 50 pagine. Non è un tema che possa essere trattato in questo modo.

*** Massimo CACCIARI, filosofo, saggista, intervistato da Annalisa Cuzzocrea, "Sul concetto di fedeltà, dibattito traubriachi", 'la Repubblica', 25 febbraio 2016, qui


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venerdì 26 febbraio 2016

#PIN / Masochista, ci riesce meglio (MasFerrario)

#CIT / Computer (Umberto Eco)

Umberto ECO, 1932-2016,
 semiologo, filosofo, saggista, scrittore

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#SCRITTE / Fitte intercostali, Sull'orlo del precipizio

(muoro.tumblr.com, via pinterest)

° ° °

(starwalls.com, via pinterest)

#MOSQUITO / Capitalismo, non la finanza ma l'etica dell'artigiano (Richard Sennett)

Negli ultimi vent’anni il capitalismo si è fatto guidare dalla mentalità dell’alta finanza, che chiede profitti immediati e non ha una visione di lungo raggio della produttività. E’ stato questo il suo errore. Avrebbe dovuto invece ispirarsi all’etica e alle qualità degli antichi artigiani: conoscenza degli strumenti, perfezionismo, capacità di prevedere le conseguenze del proprio lavoro, pensiero rivolto non solo al profitto. (...)
A volte, accecati dal desiderio di perfezione, presi dalla sfida della tecnica, si rischia di perdere di vista l’aspetto etico, le conseguenze del nostro lavoro sulle altre persone. Facciamo l’esempio di Robert Oppenheimer, lo scienziato che progettò la bomba atomica. Era ossessionato da quel lavoro, pensava solo al modo migliore di portarlo a termine, e fu solo nel giorno in cui vide esplodere la bomba che capì quali potevano esserne le conseguenze. Credo che anche in questo consista l’etica dell’artigiano: nel saper guardare dal di fuori il proprio lavoro, nel non fermarsi all’aspetto tecnico e comprenderne invece le conseguenze sull’umanità. Nel capitalismo contemporaneo, però, l’aspetto etico non è una priorità. Oggi l’organizzazione del mondo del lavoro non incoraggia le persone a perfezionarsi, e non retribuisce adeguatamente i lavoratori. Viviamo in un’era high-tech, ma è un’era in cui le virtù dell’artigiano non sono un valore economico, e per questo dovremmo riscoprirle. (...) 
Chi lavora nella finanza ha dimenticato la lezione dell’artigiano, perché non è stato in grado di utilizzare gli strumenti del suo lavoro. Per anni hanno guadagnato un mucchio di soldi con grande facilità, senza che ci fosse nemmeno bisogno di capire cosa stessero facendo. Si è rivelato un errore, e osservo che le aziende che oggi si stanno salvando dalla crisi finanziaria sono proprio quelle che hanno messo maggiore enfasi su quelle che io considero le virtù dell’artigiano. 

*** Richard SENNETT, 1943, sociologo statunitense, docente alla London School of Economics e alla New York University, autore de L’uomo-artigiano, Feltrinelli, 2008, intervistato da Daniele Castellani Perelli, ‘Corriere della Sera’, 14 novembre 2008


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#SGUARDI POIETICI / Festa al pub (M. Ferrario)

Prima suonerete una musica lenta
 - un sax sensuale che stinga il cuore
e spossi l’anima con piccoli tocchi languidi.

Poi distribuirete sfiziosità gustose
e berrete una birra buona e pastosa
che vi lascerà baffi di schiuma
agli angoli della bocca.

Infine suonerete una musica allegra e pazza 
che vi sequestri il corpo:
e i piedi balleranno da soli
e non potrete evitare il sorriso
mentre alzerete i boccali dicendo prosit
prima allacciandoli tra loro
e quindi abbracciandovi l’un l’altro.

Mi penserete.

Ma solo un attimo:
e dolcemente e senza malinconia.
Immaginerete che io vi guardi
da chissà dove:
invece io starò quieto e raccolto 
nel grigio della cenere impalpabile
e lascerò vagare il mio ricordo tra voi
giusto il tempo perché sia lieve e morbido
e non vi adombri l’animo
e una lacrima non vi veli l’occhio.
Poi il pensiero di me svanirà come filo di brezza tiepida
blandendovi con un soffio un capello. 

Non ci sarà tristezza
perché una vita che muore 
è vita che resta.
E perché il ciclo continui
un ciclo ha da compiersi.

E’ questa la sola religione,
laica e senzadio, 
che sento mia.

Vi auguro una vita degna:
viva, soprattutto.

E in alto i boccali: che festa sia.

*** Massimo Ferrario, Festa al pub, 'losguardopoIetico', n. 514, 29 novembre 2014

#MOSQUITO / Fretta, e solo oggi (Diego Fusaro)

Viviamo nell'epoca della fretta, un "tempo senza tempo" in cui tutto corre scompostamente, impedendoci non soltanto di vivere pienamente gli istanti presenti, ma anche di riflettere serenamente su quanto accade intorno a noi. L'endiadi di essere e tempo a cui Martin Heidegger aveva consacrato il suo capolavoro del '27 sembra oggi riconfigurarsi nell'inquietante forma di un perenne essere senza tempo. Figlio legittimo dell'accelerazione della storia inaugurala dalla Rivoluzione industriale e da quella francese, il fenomeno della fretta fu promosso dalla passione illuministica per il futuro come luogo di realizzazione di progetti di emancipazione e di perfezionamento, la nostra epoca "postmoderna", che pure ha smesso di credere nell'avvenire, non ha per questo cessato di affrettarsi, dando vita a una versione del tutto autoreferenziale della fretta: una versione nichilistica, perché svuotata dai progetti di emancipazione universale e dalle promesse di colonizzazione del futuro. Nella cornice dell'eternizzazione dell'oggi resa possibile dalla glaciale desertificazione dell'avvenire determinata dal capitalismo globale, il motto dell'uomo contemporaneo - mi affretto, dunque sono - sembra accompagnarsi a una assoluta mancanza di consapevolezza dei fini e delle destinazioni verso cui accelerare il processo di trascendimento del presente.

*** Diego FUSARO, filosofo, 'facebook', 22 febbraio 2016, qui

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#SENZA_TAGLI / Religione in tv, monopolio cattolico (Paolo Rodari)

Esiste un "monopolio assoluto della confessione cattolica" rispetto alle altre religioni nei programmi trasmessi dalla tv generalista in Italia. 
Nella stagione 2014-15, l'86,6% dei soggetti confessionali presenti nei principali talk show è cattolico. E nonostante ciò solo un'ora (1,7% del tempo), delle 60 complessive dedicate a temi religiosi, è stata riservata agli scandali vaticani. Per il resto si è parlato, ad esempio, di questioni relative al terrorismo islamico (20% del tempo) o della figura di Papa Francesco (11,5%).

Lo rilevano il V Rapporto sulle confessioni religiose e Tv e il VI Rapporto sui telegiornali, presentati oggi alla Camera da Critica Liberale. In un anno, ha osservato il direttore del trimestrale Enzo Marzo, sono raddoppiate le fiction religiose (da 311 a 603) trasmesse dalle principali reti generaliste: il 92% riguarda la confessione cattolica. Aumentano anche le ore delle trasmissioni dedicate ad argomenti religiosi, che passano da 380 a 421: dei 732 programmi, il 70% è di confessione cattolica. In crescita anche lo spazio che telegiornali e reti all news riservano a Francesco, rispetto a Benedetto XVI. Nel 2014 il tempo di parola di Bergoglio nei tg è stato di 35 ore e 32 minuti, nel 2012 il tempo di parola di Ratzinger era di 16 ore e 54 minuti.

*** Paolo RODARI, giornalista, Religione in tv, monopolio assoluto della Chiesa cattolica, 'repubblica.it', 24 febbraio 2016, qui


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#RITAGLI / Unioni Civili, legge pessima (Giuseppe Civati)

Innanzitutto la partita non si è giocata, il testo doveva passare per l’Aula. Anche il M5S, nella vicenda, ha conosciuto alti e bassi, frizioni, tatticismi e spaccature… con il provvedimento da votare avremmo scoperto le carte e sarebbe uscita, in modo trasparente,  una legge. Inoltre il Pd ha sostenuto per giorni l’impossibilità di mettere la fiducia sul provvedimento mentre alla fine, dopo aver ceduto ai ricatti di Alfano, è stata posta. La stessa Cirinnà ha cambiato posizione. E una fiducia sui diritti è gravissima, il Parlamento è stato esautorato e superato da un accordo di potere. 

[D: I renziani parlano di successo. Il Paese attendeva da anni una legge in materia, anche se mediata si rompe comunque un tabù. Meglio di niente, non trova?]
Già il ddl Cirinnà era un testo parziale e discriminatorio, adesso si può tranquillamente parlare di occasione mancata: una legge pessima ed arretrata. Vi sono persino alcuni aspetti contradditori: l’articolo 3 delega al giudice la possibilità di decidere di caso in caso ma le persone chiedono una legge per normare il quadro. La competenza è del Parlamento, sicuramente non può essere della magistratura.

[D: L’Italia si conferma maglia nera sui diritti civili?]
Il panorama è grigio. Siamo il Paese più arretrato d’Europa. Si giunge ad un testo precedente – come grado di maturazione – alle unioni civili che in altre nazioni hanno votato 10/11 anni fa. (...)

*** Giuseppe CIVATI, politico, leader di 'possibile', intervistato da Giacomo Russo Spena, "Unioni Civili: legge pessima, la nuova Forza Italia al governo", 'MicroMega on line', 25 febbraio 2016

LINK intervista integrale qui


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#LINK / Parole inventate (Annamaria Testa)

Le parole nascono in un’antichissima culla latina, greca, sanscrita, araba (“zero“, per esempio). Cambiano nel tempo, viaggiano coi mercanti e gli eserciti. Le parole possono nascere nelle pagine dei poeti e nei vicoli più oscuri e sperduti. Ogni parola scritta o detta rinasce nella mente di ciascuno di noi. Parole nuove nascono da nuove scoperte  e invenzioni. O dalla nostra immaginazione che gioca con suoni e pensieri. (...)

*** Annamaria TESTA, pubblicitaria, Parole inventate, 'nuovo e utile', 20 aprile 2015

LINK articolo integrale (con molti link utili) qui



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#SENZA_TAGLI / PFP, Pazienza Forza Perseveranza (Giuseppe Monti)

Quando succede qualcosa è perché qualcuno fa in modo che succeda…
“…prendete una pentola d’acqua fredda, appena sopra il livello di congelamento. Mettetela sul fuoco e aspettate. L’acqua si riscalda. Aspettate ancora un po’. Fino a 99 gradi non succede niente. Ma poi, appena la temperatura sale di un solo grado, Bam! La pentola diventa un calderone ribollente di vapore”  (Cluetrain Manifesto).

Questa “apparentemente” banale storiella serve (o almeno dovrebbe servire) a riflettere su come le cose avvengono e perché. Ovvero, se aspettassimo che da un momento all’altro succeda qualcosa, non succederà mai niente. Se invece si fa tutto il necessario affinché qualcosa succeda, allora con buone probabilità, prima o poi, qualcosa succederà. Questa semplicissima massima se ribaltata nel linguaggio aziendale (ed anche personale) sembra suggerire una strada, un percorso che, se ben strutturato, porterà sicuramente a dei risultati.

Molti addetti al marketing, ad esempio, spesso si lasciano prendere dal panico, dall’angoscia che a seguito di azioni intraprese non si registrino risultati. Sarebbe allora opportuno ricordarsi della pentola d’acqua fredda che da un momento all’altro, quasi casualmente, comincia a ribollire. Ebbene, questo risultato non è ovviamente casuale ma frutto di una serie di azioni:

Il fornello riscalda la pentola, quindi l’acqua.
L’acqua aumenta di temperatura, lentamente, quasi senza dare segnali visibili. Poi, ad un certo punto ribolle.
Tutto questo, è la sintesi di una strategia di marketing (aziendale e personale), ovvero: per ottenere dei risultati le cose da fare sono molte, ma la cosa ancora più importante è avere la pazienza, la forza, la perseveranza nelle azioni, solo così prima o poi ribollirà anche la nostra pentola.

Se invece aspetteremo che l’acqua faccia tutto da sola questa rimarrà fredda e immobile.

*** Giuseppe MONTI, consulente, PFP Pazienza Forza Perseveranza, 'Il giornale delle Pmi', 16 febbraio 2016, qui


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giovedì 25 febbraio 2016

#PIN / Presente e futuro (MasFerrario)

#CIT / Psiche e coscienza (Carl Gustav Jung)

Carl Gustav JUNG, 1875-1961
medico e psicoanalista svizzero, fondatore della psicologia analitica 
da Lo sviluppo della personalità, 1954

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#SPOT / Poi ci sono quelli

(autore e fonti sconosciuti, via facebook)

#MOSQUITO / Decidere, cosa si perde se non c’è tempo da perdere (Philip G. Clampitt e Robert J. DeKoch)

Pensiamo a queste frasi: «Non abbiamo tempo da perdere in discussioni; dobbiamo prendere una decisione». «Se perdiamo altro tempo, ci lasceremo sfuggire anche l’opportunità che abbiamo già individuato». 
Usare frasi del genere vuol dire far schioccare la frusta per mantenere la discussione entro un binario ben preciso. Sono come dei promemoria che invitano a tenere i paraocchi per non farsi distrarre. 
Ma se non ci trovassimo a una corsa di cavalli? Imbrigliare una discussione che va a ruota libera è davvero una cosa dannosa? Certo che sì! Discutere col freno tirato rallenta la creatività dei partecipanti. Le opzioni non vengono prese in considerazione e i dubbi non vengono espressi. Il risultato è la creazione di una certezza artificiale.
In alcuni casi, le persone utilizzano le scadenze come un modo per impadronirsi del potere e del controllo. 

*** Philip G. CLAMPITT, statunitense, specializzato in comunicazione organizzativa e docente all’università del Wisconsin, e Robert J. DEKOCH, statunitense, Chief Operating Officer presso un’importante azienda del settore edilizio e della consulenza, Accogliere l’incertezza, 2001, Guerini, Milano, 2003

#SENZA_TAGLI / Prof, valutiamolo (Margherita Fronte)

Nata per scherzo in più di un ateneo, l’abitudine di dare voti ai professori si è rivelata utile per perfezionare l’insegnamento, specie se i risultati sono resi pubblici.
Lo ha verificato l’Università Bicocca di Milano, che da tre anni mette on line i giudizi sui docenti inviati dagli studenti, invitando questi ultimi a esprimersi su efficacia della didattica, aspetti organizzativi del corso, soddisfazione complessiva.
«Nel tempo, abbiamo osservato un miglioramento significativo della qualità dell’insegnamento, forse dovuto alla responsabilizzazione, tipica delle organizzazioni fondati sulla trasparenza» dice Paolo Cherubini, prorettore vicario. È cresciuto anche il numero delle schede valutative (da circa 69 mila della prima rilevazione a oltre 138 mila) e il coinvolgimento di chi è sottoposto al voto. «Se all’inizio c’era qualche perplessità da parte dei colleghi, intimoriti dalla possibilità che le valutazioni fossero interpretate come una “gogna”, oggi sono loro stessi a far pressioni perché i dati siano pubblicati il più velocemente possibile».

*** Margherita FRONTE, giornalista, Essere votato (dagli studenti) rende il prof migliore, 'Io Donna', 20 febbraio 2016, qui

#VIDEO / Genitorialità gay, una testimonianza (Gianfranco Goretti)


Gianfranco GORETTI 
Io e Tommaso - Testimonianza di un papà gay
TedxReggioEmilia, caricato il 21 ottobre 2011

Il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha consegnato alle colonne dell'Avvenire la sua pacata e misericordiosa definizione della pratica dell'"utero in affitto". È "il mercimonio più ributtante che l'uomo abbia saputo inventare", ha detto, dimostrando perlomeno una catastrofica mancanza di immaginazione. Sarebbe bello che si ascoltasse la testimonianza di questo padre di due bambini nati grazie alla maternità surrogata e trovasse il coraggio di ripetere a lui, in faccia, la sua ficcante formula. (Riccardo Staglianò, giornalista e saggista, blog 'repubblica', 7 gennaio 2016, qui)

#SENZA_TAGLI / Social network, perché rischiano di renderci più stupidi (Giorgia Furlan)

Scie chimiche, catene di Sant’Antonio e teorie del complotto, nell’era della rete navigare fra le bufale sembra ormai essere la norma. E soprattutto i social network, quelli che secondo una delle ultime dichiarazioni di Umberto Eco «hanno dato la parola a legioni di imbecilli», si trasformano spesso in dei megafoni per la stupidità. 
Ma come si diffonde la disinformazione online? E soprattutto perché le false notizie diventano così virali, dilagando in tempi rapidi fra migliaia e migliaia di persone in rete senza venire smentite? 

La risposta ce la può dare un recente studio internazionale, ma dall’animo italiano visto che a condurlo è stata Michela del Vicario del Laboratory of Computational Social Science dell’IMT Alti Studi Lucca, insieme ad altri colleghi provenienti da altre università, fra le quali spicca anche la Boston University. 

I dati analizzati sono stati raccolti in 5 anni di ricerche (dal 2010 al 2014) e monitoraggio continuo di 69 fan page facebook, 32 delle quali impegnate per lo più a diffondere teorie cospirative, 2 animate da quelli che nel gergo della rete vengono definiti “troll” e altre 35 dedicate alla pubblicazione di notizie scientifiche e verificate
Le persone coinvolte, con gradi di interazione e partecipazione diversa (si va dal semplice like fino al commento e alla condivisione dei post bufala), sono oltre 1 milione  in termini di commenti e circa 5 milioni in termini di like. 
Da questa mole impressionate di informazioni Del Vicario e compagni hanno ricavato una costante nel comportamento dei vari utenti e capito che su facebook si preferisce ricercare informazioni che confermino le proprie convinzioni. Gli utenti infatti preferiscono trincerarsi all’interno di frequentazioni online e comunità social che condividono con loro le stesse vedute ristrette e riducano al minimo il rischio di mettersi in discussione. Una bufala quindi si propaga rapidissimamente proprio perché viene diffusa tra persone che hanno un pregiudizio e che sono portati ad assumere la notizia come veritiera senza soffermarsi anche solo per un attimo a valutare le fonti.

«Le persone per lo più tendono a selezionare e condividere i contenuti  sui social network in base ad una narrazione specifica che sentono affine alle proprie idee e ad ignorare il resto» spiega Michela Del Vicario. 
Il risultato su facebook è la formazione di una grande quantità di comunità omogenee all’interno delle quali le nuove informazioni che confermano le idee del gruppo si diffondono rapidamente, generando una sorta di “stupidità virale” nella quale dominano voci infondate, sfiducia e paranoia.

Con l’avvento del web 2.0, sì è parlato di “intelligenze collettive”, ovvero di quella capacità degli utenti di aggregarsi dal basso e collaborare per risolvere problemi e inventare soluzioni. La ricerca di Del Vicario e colleghi però sembra frenare gli entusiasti e mettere in evidenza anche un lato negativo di questa tendenza aggregativa del web, soprattutto su social come Facebook, dove appunto non sempre il “lavoro di gruppo” produce intelligenza. 
«Internet amplifica le nostre tendenze, e di sicuro sui social avviene ancora di più. Da quanto abbiamo osservato, sembra proprio che non si possa parlare di collective intelligence ma proprio del contrario. Nel “mondo piccolo” di Facebook infatti le abitudini e le credenze sbagliate infatti finiscono per rafforzarsi ulteriormente».

Sulla diffusione di stupidaggini influisce anche lo stesso algoritmo su cui si basa la piattaforma di Zuckerberg. «L’algoritmo – spiega Del Vicario – incide nella misura in cui acuisce l’effetto di queste camere d’eco che si creano all’interno di Facebook. Non abbiamo idea con precisione della formula applicata da Zuckerberg, ma in generale possiamo dire che tende a non mettere in discussione gli utenti e a mostrare loro contenuti che apprezza, che può commentare e condividere. Questo però non è l’unico fattore, nell’amplificazione delle bufale incidono in maniera importante anche le scelte personali dell’utente e quelle del suo background culturale. In poche parole facebook e stupidità degli utenti finiscono per essere due fattori che si autoalimentano».

Per frenare il dilagare delle bufale in rete sono anche nati dei siti, impegnati a smascherare le false informazioni e a diffondere la pratica del fact checking. Ma a quanto pare anche questo non è sufficiente. Spesso infatti questi “disinnescatori di bufale” però falliscono perché, come evidenzia lo studio, l’utente anche messo di fronte all’informazione corretta, continuerà ad attingere alle fonti che trova in linea con la sua identità anche se si tratta di siti cospirativi e poco attendibili.

«In realtà – spiega Del Vicario – sarebbe molto semplice entrare in contatto con informazioni affidabili e corrette, basterebbe cercare la notizia e verificare le fonti, anche se nella pratica nessuno lo fa perché richiede una serie di competenze e un impegno maggiore da parte dell’utente per valutare le informazioni». Umberto Eco insomma non aveva tutti i torti quando si scagliava contro il popolo del web. I social non ci rendendo scemi, ma fanno da megafono, nel bene e nel male, a quello che siamo. E infatti probabilmente è lì che dovremmo trovare una soluzione a tutto questo sviluppando anche percorsi educativi diversi e più consapevoli. Percorsi che non insegnino verità dogmatiche ma forniscano strumenti concreti, come il ragionamento, per orientarsi nella mole enorme di informazioni che abbiamo a disposizione grazie alla rete.

*** Giorgia FURLAN, giornalista, Come Facebook e i social rischiano di renderci più stupidi, 'left', 23 febbraio 2016, qui