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lunedì 14 dicembre 2020

#MOSQUITO / Gesuanesimo e Cristianesimo (Vito Mancuso)

A partire da san Paolo l’idea cardine di Gesù che era il regno di Dio scomparve pressoché completamente, l’annuncio venne modificato e Gesù divenne il messaggio, non però nella sua umanità concreta, ma solo in quanto «vittima immolata». Nacque così una religione che non a caso venne denominata non in base al nome di Gesù, ma in base al titolo attribuitogli da altri, cristianesimo per l’appunto e non gesuanesimo, e il cui simbolo non poteva che essere il crocifisso. 

Il cristianesimo sostiene di richiamarsi a Gesù, ma in realtà non si basa sull’annuncio originario di Gesù (il regno di Dio), ma sull’annuncio posteriore di altri che fecero di Gesù l’Agnello immolato. Il centro del gesuanesimo era il regno di Dio, la trasformazione della storia, la trasvalutazione dei valori; il centro del cristianesimo divenne la croce in quanto morte espiatrice dei peccati e la risurrezione nell’attesa della sua venuta. Il centro della religione di Gesù era la giustizia («cercate anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia»); il centro del cristianesimo divenne la giustificazione («tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù»). La giustizia è una condizione che posso raggiungere da me, la giustificazione mi viene sempre concessa da altri. La richiesta di giustizia genera maturità, la richiesta di giustificazione genera sottomissione e immaturità. 

Nonostante tutto questo, però, la voce di Gesù, liberata e ricollocata nella sua verità storica, compresa nella sua vera grandezza non senza averne colto anche i limiti, alimenta ancora oggi il desiderio di giustizia e suscita una grande forza liberatrice.

*** Vito MANCUSO, 1962, teologo, filosofo, saggista I quattro maestri, Garzanti, 2020


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venerdì 11 dicembre 2020

#MOSQUITO / Il fine della mia vita (Vito Mancuso)

Il fine della mia vita non consiste nel far stare bene gli altri, ma nello stare bene io, prima persona singolare; questo stare bene io però si può realizzare solo in armonia con gli altri, evitando che il mio stare bene si basi sull’averli sfruttati, ingannati o peggio ancora. Devo stare bene io, anche perché solo così posso poi contribuire a far stare bene gli altri; ma allo stesso tempo devo far stare bene gli altri, perché solo così sto davvero bene io.

*** Vito MANCUSO, 1962, teologo, filosofo, saggista I quattro maestri, Garzanti, 2020


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domenica 5 luglio 2020

#MOSQUITO / Tutto nella vita è soggetto alla contraddizione (Vito Mancuso)

Non c’è niente al mondo che sia sempre positivo o sempre negativo. L’acqua è la fonte della vita ma può diventare alluvione, il fuoco ci scalda ma si trasforma in incendio, l’aria ci tiene in vita ma come uragano semina morte, la terra ci nutre e la chiamiamo madre però a volte trema e si fa terremoto. Quanto detto dei quattro elementi della fisica antica vale per ogni altra realtà. Impossibile pensare a giustizia, verità, bellezza, divinità, senza vederne il lato ambiguo. Tutto nella vita è soggetto alla contraddizione.

*** Vito MANCUSO, 1962, teologo, filosofo, saggista, Il coraggio e  la paura, Garzanti, 2020


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mercoledì 22 gennaio 2020

#MOSQUITO / Virtù, la via obbligata per sopravvivere (Vito Mancuso)

Quanto permette a un essere umano di crescere in volontà e consapevolezza si chiama virtù. La virtù è la forza della volontà; più precisamente, è la forza della volontà indirizzata al bene e alla giustizia. Questo indirizzo non si fonda di per sé sul voler essere buoni, ma sull’aver capito che essere buoni e giusti è da sempre la via più efficace per vivere bene. Oggi iniziare a essere migliori è la via obbligata per sopravvivere.

*** Vito MANCUSO, 1962, teologo e saggista, La forza di essere migliori, Garzanti, 2019


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lunedì 11 novembre 2019

#SENZA_TAGLI / Il muro della mente (Vito Mancuso)

Dovrebbe cadere anche il Muro di Berlino della nostra mente, quella schematizzazione che divide e separa (diaballein in greco da cui diabolos) per far posto alla ricerca di ciò che unisce. La verità è ciò che unisce, ciò che abbatte antiche mura e costruisce ponti.

*** Vito MANCUSO, 1962, teologo e saggista, facebook, 9 novembre 2019, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Vito_Mancuso



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domenica 17 giugno 2018

#SENZA_TAGLI / Il mondo e i diritti umani, senza curarsi dei papi (Vito Mancuso)

Se ciò che costituisce la famiglia è l'amore, non vedo per quale motivo non riconoscere questa qualifica a due esseri umani dello stesso sesso che si amano e si dedicano integralmente l'un l'altro. Lo specifico del cristianesimo non è riconoscere la carica rivoluzionaria dell'amore? E perché l'amore non potrebbe rivoluzionare anche il concetto di famiglia? 

Prima c'era la tribù, poi il clan, poi venne la famiglia poligamica, poi quella monogamica tra uomo e donna, ora l'evoluzione sta continuando a fare il suo lavoro proponendo nuove forme di famiglia. 

La Chiesa gerarchica però non se ne accorge. Anche questo è normale, perché essa arriva sempre tardi: si pensi al suo ritardo sulla libertà religiosa, che prima la Chiesa faceva reprimere sanguinosamente dalla sua Inquisizione e dalle compiacenti autorità politiche dette "braccio secolare", e che ora invece annuncia a tutto il mondo. Alla fine però anche la Chiesa gerarchica arriva, e io sono convinto che anche per quanto riguarda il riconoscimento del primato dell'amore, essa, un giorno, arriverà e dirà che il sacramento che fa sì che due esseri umani siano una famiglia è l'amore, solo l'amore integrale ed esclusivo.

Il mondo intanto continua la sua marcia verso la pienezza dei diritti umani senza curarsi granché della voce dei Papi, neppure di quella di papa Francesco, e la Chiesa, ormai priva del "braccio secolare", deve semplicemente adattarsi. A meno che non riesca a trovare di nuovo la collaborazione di un compiacente "braccio secolare"...

*** Vito MANCUSO, teologo e saggista, facebook, 16 giugno 2018, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Vito_Mancuso
Commento a HuffPost, Papa Francesco cancella le famiglie Arcobaleno: "La famiglia è solo una, uomo e donna", 16 giugno 2018, qui


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giovedì 1 febbraio 2018

#MOSQUITO / Desiderio, non sopprimerlo ma orientarlo (Vito Mancuso)

Vivere affermando la vita, dicendo di sì al processo naturale, significa necessariamente desiderare. Per questo io ritengo che, per lo meno nella misura in cui si vuole seguire la logica più grande di noi che ci ha messo al mondo dotandoci dell’istinto di sopravvivenza, il criterio fondamentale dell’esistenza non possa consistere nell’estinguere il desiderio, ma solo nell’orientarlo. Chi sostiene che occorre distaccarsi dal desiderio dovrebbe coerentemente distaccarsi anche dal desiderio del cibo e iniziare a mangiare e bere sempre meno, fino alla scomparsa del desiderio e anche di sé. Non si può dare infatti effettiva estinzione della brama del desiderare se non si giunge fino a lì. E in questa prospettiva è francamente difficile non condividere la critica a Schopenhauer e alla sua proposta di noluntas da parte di Bertrand Russell, secondo cui la dottrina del filosofo tedesco non è «sincera», e questo perché «abitualmente pranzava bene, ad un buon ristorante» ed «ebbe molti amorazzi triviali».

*** Vito MANCUSO,  teologo e saggista, Il bisogno di pensare, Garzanti, 2017.


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sabato 30 dicembre 2017

#MOSQUITO / Avere un'Itaca nel cuore e nella mente (Vito Mancuso)

Io sono convinto che questa vita sia per tutti un’odissea, ma che un conto sia avere un’Itaca nel cuore e nella mente, un altro l’esserne privi. Si può vivere senza Itaca? Ognuno risponda da sé, io vedo che alcuni vi riescono senza problemi e senza patemi, anzi, persino con un senso accresciuto di leggerezza e di libertà. Quanto a me, non vi riesco: spesso mi ritrovo a tendere verso di essa, verso ciò che sento come la mia patria lontana, e avverto altresì che se la sua nostalgia in me si dovesse spegnere cessando di accompagnare i miei passi, mi spegnerei anch’io, diventerei grigio, poi sempre più scuro, fino alla completa assenza di luce interiore, fino al cinismo che sa solo di cenere, un buco nero in forma umana, cui purtroppo talora gli esseri umani possono ridursi.

*** Vito MANCUSO, teologo e saggista, Il bisogno di pensare, Garzanti, 2017.
https://it.wikipedia.org/wiki/Vito_Mancuso


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lunedì 11 dicembre 2017

#SENZA_TAGLI / Gerusalemme, non solo ebraica (Vito Mancuso)

Qualcuno sostiene che Gerusalemme in principio era ebraica e che per questo è doveroso che lo ritorni quale capitale politica dello stato di Israele. In realtà le cose a livello storico non stanno così. 
Le prime registrazioni storiche parlano di Gerusalemme come capitale dei Gebusei (detta per questo anche Gebus), i quali erano un popolo pagano. Venne conquistata da Davide poco dopo il 1000, dopo che esisteva già da circa 2000 anni, visto che il primo reperto archeologico ritrovato in essa data intorno al 3000. E la città rimase capitale dello stato di Israele unitario e indipendente solo sotto Davide e Salomone, quindi per molto meno di un secolo. Gerusalemme fu capitale dello stato di Israele (unitario e indipendente) per meno di 100 anni su 5000 anni della sua storia. 
E come le radici di Gerualemme non sono ebraiche, allo stesso modo le radici dell'ebraismo non hanno nulla a che fare con Gerusalemme: prova ne sia che nella Torah Gerusalemme non è mai nominata, neppure una volta.
E' chiaro che la storia di Gerusalemme è anche legata all'ebraismo, chi può negarlo? Non intendo certo farlo io, che amo molto il vero spirito dell'ebraismo. Ma occorre dichiarare che anche altre tradizioni spirituali hanno profondissimi e inestirpabili legami con Gerusalemme: il cristianesimo, l'islam, e le antiche religioni pagane, senza le quali la città non sarebbe sorta. Il salmo 87 (così amato dal cardinal Martini) afferma tutto questo in modo chiaro.

*** Vito MANCUSO, teologo, saggista, facebook, 9 dicembre 2017, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Vito_Mancuso


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lunedì 4 dicembre 2017

#RITAGLI / Ma Dio non è contro corrente (Vito Mancuso)

A ventitré anni e mezzo, in anticipo di quasi due anni sui tempi canonici, il cardinal Martini mi ordinò sacerdote. Avevo fatto cinque anni di studi teologici meravigliosi, con professori eccezionali, tra i quali il cardinal Tettamanzi, e poi il cardinal Ravasi, e il cardinal Coccopalmerio, e tanti altri ancora.

[D: Perché non continuò a fare il prete?]
Perché dopo un anno mi resi conto che la mia vocazione era sì teologica, ma non sacerdotale. Due cose non mi appartenevano: una era l'obbedienza alla dottrina, l'altra era la rinuncia a esercitare la mia affettività anche a livello sessuale. Alla prima avrei potuto ovviare diventando uno di quei preti ribelli come Don Gallo. Per la seconda, invece, non c'era soluzione.

[D: Preferì se stesso a Dio?]
C'è un grande filone del pensiero teologico che crede ci sia un'infinita differenza qualitativa tra Dio e l'uomo, per cui seguire Dio significa fare un salto nel grande mistero, vivere la fede come cecità, fino a negare se stessi e opporsi alla ragione, scandalizzando il mondo. Ma questa non è la mia visione della fede. Dio, per me, è contro il consumismo, il potere, il desiderio di possesso: le manifestazioni superficiali della cultura contemporanea. Ma non è contro la corrente vitale del mondo, l'energia che si dispiega nella storia e chiede senso, giustizia, bellezza. Dio non è contro corrente. Dio è la forza che guida la corrente e la meta verso cui la corrente si dirige. È sorgente e porto, alfa e omega. E non c'è opposizione tra dimensione umana e teologica, tra corpo e spirito: è nell'armonia tra di esse che Dio si manifesta.

[D: Papa Francesco in che direzione si muove?]
La forza profetica di Francesco è così evidente che anche il mondo laico lo ascolta e lo considera un punto di riferimento. Nella Chiesa, però, una parte lo segue, un'altra lo avversa. Le tensioni sono diventate fortissime. C'è il rischio che il treno della Chiesa si spezzi.

*** Vito MANCUSO, teologo, saggista, intervistato da Nicola Mirenzi, Intervista a Vito Mancuso: "Con Francesco tensioni fortissime, c'è il rischio che la Chiesa si spezzi", 'huffpost', 3 dicembre 2017.

LINK intervista integrale qui


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venerdì 11 novembre 2016

#MOSQUITO / Edonismo, amore, invaghimento (Vito Mancuso)

Con un’umanità che interpreta la propria esistenza come finalizzata ai divertimenti e all’evasione, l’edonismo regna sovrano trovando le sue manifestazioni più intense nella dimensione erotica regolarmente alimentata da migliaia di film, canzoni, romanzi, programmi tv e da qualunque altra cosa faccia spettacolo. Non mancano ovviamente filosofi e psicologi che incensano l’idolo dei nostri giorni sostenendo che l’amore è soltanto un fatto biologico, una questione chimica che impone un bisogno da soddisfare senza grandi ripercussioni morali, e che ciò che conta è saziare l’istinto. Si va così imponendo un modello di donna raffinata ma cinica, che fa dell’apparenza esteriore il centro della personalità, che vive del sogno della bellezza seducente e del fascino che sa suscitare. Parallelamente si diffonde un corrispettivo modello di uomo sempre più leggero, vano, fatuo, amante del lusso e dell’eleganza, obbligatoriamente simpatico. Donne e uomini il cui unico scopo è brillare negli occhi degli altri, senza la minima idea di custodire la propria luce interiore per brillare agli occhi della coscienza. Ovunque si aggirano innumerevoli aspiranti don Giovanni, anche in versione femminile, il tipo umano di cui Stendhal scriveva che «nel grande mercato della vita è un commerciante di mala fede che prende sempre e non paga mai». 
Così oggi tutti dicono amore, ma i più intendono invaghimento. Agiscono sull’altro per sedurlo, e non sanno che l’amore al contrario esige che si agisca su di sé, preparando la propria persona in corpo e anima per generare la nobiltà richiesta dall’amore. Occorre curare il corpo nutrendolo in modo equilibrato e mantenendolo in forma, ma allo stesso modo occorre curare l’anima nutrendola in modo equilibrato e mantenendola in forma. Esiste un’igiene del corpo, ma in pari tempo esiste un’igiene dell’anima, che va a sua volta pulita con la medesima cura con cui ci facciamo la doccia, accarezzata con la medesima delicatezza con cui ci spalmiamo le creme, profumata con la medesima attenzione con cui ci spruzziamo i profumi, nutrita con il medesimo entusiasmo con cui addentiamo una pizza o una focaccia al formaggio. Solo così, attraverso questo prezioso lavoro interiore, si potrà esperire la grande ricchezza contenuta nella vita e realizzata nell’amore. 

*** Vito MANCUSO, 1962, teologo, saggista, Io amo. Piccola filosofia dell'amore, Garzanti, 2014


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mercoledì 19 ottobre 2016

#MOSQUITO / Silenzio, un desiderio ferito a morte (Vito Mancuso)

Io penso che si perviene ai livelli più profondi dell’esistere solo mediante il silenzio, perché è solo il silenzio che ci consente di scavare dentro di noi. Oggi però nell’epoca del divertimento vengono minacciate le stesse condizioni di possibilità che il silenzio abbia luogo, poiché la mente è continuamente rapita (si usa dire connessa) da un imperversare di musiche, immagini, battute, spot... Ormai il desiderio del silenzio e del meditare giace ferito a morte nelle anime che abitano il grande mercato che chiamiamo Occidente. 

*** Vito MANCUSO, 1962, teologo, saggista, Io amo. Piccola filosofia dell'amore, Garzanti, 2014

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giovedì 6 ottobre 2016

#LIBRI PREZIOSI / "Io amo. Piccola filosofia dell'amore", di Vito Mancuso (recensione di M. Ferrario)

Vito MANCUSO, "Io amo. Piccola filosofia dell'amore"
Garzanti, 2014
pagine 211, € 14,90, ebook € 9,99

Quando la spiritualità prevale sulla religione
L'amore. Un tema che ha impegnato, in letteratura e saggistica, migliaia di autori, famosi e non: c'è chi ha provato a descriverne le caratteristiche sfuggenti, illudendosi di fissarle come un entomologo conserva spillate in una teca le farfalle, e c'è chi ha tentato di svelarne il mistero, chiudendone la complessità dentro ricettari rassicuranti, per propiziarne l'apparizione o - come si pretende oggi di fare con ogni cosa, vita compresa - addirittura di 'gestirne' la 'liquidità' incontinente. 
Il fascino inesauribile dell'oggetto sta ovviamente nel fatto che si tratta di un sentimento universale, che ci riguarda tutti: perché ne siamo stati magicamente afferrati, o lo abbiamo ostinatamente inseguito, o ne abbiamo desolatamente sofferto la mancanza. Chi ha avuto la fortuna (qualcuno evocherebbe la 'grazia') di esserne toccato sa di aver sperimentato uno dei sentimenti più 'belli', ma sconvolgenti, capace di portarci fuori di noi, in una zona al confine tra il divino e la follia. 

L'amore è appunto il grande tema trattato da Vito Mancuso in questo bel libro (Io amo. Piccola filosofia dell'amore) che si legge con particolare godimento intellettuale: si comincia a chiosare una riga e il rischio è di trovarsi annotate tutte le pagine, nell'impossibile tentativo di non perdere un paragrafo e di memorizzare pensieri e citazioni. 
Teologo cattolico raffinato, l'autore ci ha abituato da anni, con i suoi tanti testi in cui si è fatto apprezzare per lo sguardo profondo alle cose della vita e al rapporto con la spiritualità, al confronto piacevole con un pensiero eterodosso. Anche quando non si è credenti (è il mio caso), non si può restare indifferenti alle sue riflessioni chiare, pur se dense e complesse, e sempre provocanti: illuminate da uno spirito aperto e comprensivo, che privilegia la calda vitalità del mondo alla fredda fissità delle regole burocraticamente calate sulla realtà. Insomma: quando viene privilegiata la spiritualità rispetto alla religione, pure un ateo può trovarsi a suo agio e farsi sollecitare con interesse.

Accade anche stavolta. Chi eventualmente si aspettasse un manuale, sbaglierebbe testo (e autore). Per fortuna, il volume di Mancuso non prescrive comportamenti: scandaglia il tema, con un approccio filosofico-teologico ampio, un linguaggio scorrevole e mai complicato, uno stile armonioso, piano, anche se appassionato e convinto, ma mai arrogante. Nessuno sfoggio di erudizione, ma tanta cultura, frutto di meditazioni attentamente 'digerite', proposta 'alla pari' con chi legge, con argomentazioni persuasive, spesso appoggiate a citazioni che stimolano a pensare. 
Ne esce una visione intensa e fortemente consapevolizzata dell'amore come forza vitale, colto nei suoi aspetti più genuini e profondi, e che va ben al di là del pur fondamentale fenomeno di coppia: un ideale cui ispirarsi, ma raggiungibile, adatto a esseri umani che calcano la terra, non a esseri angelici che si muovono in cielo.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura


«
Alcuni fisici affermano che l’energia oscura è il vuoto e parlano di «vuoto quantistico», il quale va distinto con attenzione dal «nulla» inteso come totale assenza di essere. Il vuoto quantistico non è il nulla. Tuttavia esso non è neppure l’essere, se per essere si intende tutto ciò che consiste di particelle, atomi, molecole, cellule, insomma della materia che forma tutto ciò che possiamo vedere. Nel vuoto non vi è niente che possa essere identificato con la materia (e precisamente per questo si chiama vuoto), ma non per questo il vuoto deve essere identificato con il nulla. Il vuoto è al di là dell’essere e del nulla. 
Ma se nel vuoto non vi è nessuna traccia dell’essere conosciuto, se non vi è neppure la luce costituita dai fotoni, se vi domina solo una muta oscurità, perché non è lecito affermare che esso sia nulla? Perché, rispondono gli scienziati, talora vi si producono delle oscillazioni da cui emergono alcune particelle luminose, e questo sarebbe impossibile se il vuoto fosse nulla perché in questo caso né oscillerebbe né produrrebbe alcunché (ex nihilo nihil fit, «dal nulla non viene nulla», recita l’antico assioma). Scrivono gli esperti che «il vuoto quantistico va immaginato come un’entità dinamica, e non statica, ricca di tutte le particelle che vengono prodotte da fluttuazioni casuali dello stato di vuoto». Il vuoto quindi, per quanto privo di ogni tipo di essere conosciuto, è un’entità che produce essere. C’è da rompersi il capo, ma se Dio esiste è qualcosa del genere: un’entità non materiale, forse anche al di là dell’energia, da cui emergono i semi originari dell’energia e della materia. 
Con le sue oscillazioni il vuoto genera i primi enti conosciuti, che a volte si presentano come particelle e a volte come onde. Dal vuoto nella sua assoluta oscurità sorgono all’improvviso come dei lampi di luce, prime tracce dell’essere. Dicono che il nostro universo ebbe origine da queste oscillazioni del vuoto quantistico, dicono che furono loro a dare inizio al processo di rigonfiamento tecnicamente detto inflazione (dal verbo latino inflare, «soffiare») che portò alla Grande esplosione originaria o Big Bang, con tutto quello che ne è conseguito. 
Tutto questo discorso l’ho fatto per giungere a questa domanda: è ipotizzabile che anche nel vuoto quantistico che interessa le nostre persone si producano ogni tanto delle oscillazioni casuali che producono lampi di luce, fino a generare la grande esplosione dell’innamoramento? 
Quello che è certo è che noi umani siamo un pezzo di universo. Ne siamo un frammento così minuscolo dal punto di vista quantitativo da risultare assolutamente insignificanti, e tuttavia, considerando le cose dal punto di vista qualitativo, quello cioè dell’informazione implicata nell’organizzazione dell’energia e della materia, noi umani risultiamo un elemento molto significativo dell’universo e della sua evoluzione, di certo il prodotto più raffinato del lavoro cosmico all’interno dell’universo conosciuto (se e quanto la preziosità di tale lavoro venga eventualmente sprecata, è tutto un altro discorso). (Vito Mancuso, "Io amo", Garzanti, 2014)

La movenza, la gestualità, l’atteggiarsi, la disposizione, l’andatura, il portamento, l’incedere, lo stile, la luminosità degli occhi, quell’intima eleganza che prescinde completamente da ciò che si indossa, insomma, con una parola sola, la grazia: è questa, a mio avviso, la vera bellezza che compete a un essere umano, dove l’esteriorità si sposa con l’interiorità, dove il corpo è manifestazione dell’anima e l’anima del corpo, e che ha portato Dante, quando volle cantare la bellezza della sua donna, a dichiararne la gentilezza e l’onestà: «Tanto gentile e tanto onesta pare / la donna mia quand’ella altrui saluta». Poco prima il sommo poeta aveva parlato di «una dolcezza onesta e soave» definendo così la vera bellezza che compete a un essere umano, la quale è data dall’insieme armonioso di fisicità, luce dell’intelligenza, pulizia interiore. (Vito Mancuso, "Io amo", Garzanti, 2014)
»

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martedì 22 dicembre 2015

#VIDEO / Natale per me, confronto Augias-Mancuso

Corrado AUGIAS
Vito MANCUSO
Natale per me: confronto
VideoForum, 'la Repubblica', 
video, 34min12

Corrado Augias e Vito Mancuso riflettono insieme sul significato del Natale. 
Come viverlo in una società sempre più multietnica? 
Quali i sentimenti condivisi e le diversità da rispettare? 
E poi: quale rapporto con le altre religioni? Come comportarsi con i bambini e nelle scuole? 
Conduce Silvia Garroni
* Natale tra meditazione e vita, con l'insidia dell'ansia
* Mancuso: "L'ora di religione va tolta al clero cattolico"
* Mancuso: "Coscienza critica? E' responsabilità di ognuno"
* Augias-Mancuso: ''La vera fede deve unire, mettere pace''
* Augias: "Il Giubileo barcolla nell'affluenza e nella misericordia"
(dalla presentazione)

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domenica 3 maggio 2015

#EX LIBRIS / Per un'ecologia dell'Io (Vito Mancuso)

Credo sia necessaria una nuova visione della Terra generata dalla consapevolezza che il nostro pianeta, ben lungi dall’essere riducibile a materia inerte aggregata da una serie di circostanze casuali, è un immenso e sofisticato ecosistema che deve la sua origine e la sua esistenza alla logica dell’armonia relazionale. Anzi, occorre procedere oltre e approdare alla convinzione, formulata qualche decennio fa dal chimico britannico James Lovelock, che la Terra sia un unico organismo vivente, da Lovelock chiamato Gaia.
Qualcuno vedrà in questa affermazione un pericoloso e ingenuo regresso verso l’animismo dei primitivi, ma chi può dire, quando è in gioco la vita, se i primitivi in realtà non siano molto più avanti di noi che siamo abili calcolatori ma sempre più privi di intuizione, di capacità di visione, di poeticità?
Il nostro pianeta non è riducibile a materia inerte. Nulla in natura è riducibile a materia inerte perché la natura è sempre al lavoro, è sempre nascitura, come dice il participio futuro latino del verbo nasci, “nascere”, da cui il termine deriva. E siccome il lavoro richiede non solo energia ma anche informazione, e siccome l’informazione è elaborazione dell’intelligenza che vince l’entropia, occorre concludere che la natura è dotata di intelligenza. Così sentono tutti coloro che l’amano veramente, come Tolstoj, Lovelock e molti altri. Oggi la scienza e la tecnica, ormai così strettamente associate da condurre molti a parlare di tecnoscienza, hanno urgente bisogno di venire integrate dalla sapienza umanistica e dalla spiritualità, ed è a mio avviso questa visione spirituale della natura, unita alla visione naturale dello spirito, l’unica via in grado di operare tale necessaria integrazione. Occorre una nuova visione della natura che veda l’evoluzione non solo come il risultato di mutazioni casuali e di selezione naturale (che pure ci sono e ci saranno sempre) ma prima ancora come risultanza della logica di aggregazione sistemica e della cooperazione che ne scaturisce. Non si tratta di una semplice disputa accademica. È in gioco più in profondità il nuovo stile di vita necessario al nostro tempo per fronteggiare la sfida ecologica: una sfida che non supereremo fino a quando non verrà risanata alla radice l’ideologia che l’ha prodotta, cioè l’estraneità tra materia e spirito, natura e cultura, mondo e mente, una frattura che ci ha condotto a considerare il mondo come mero ambiente esteriore e non come parte essenziale della nostra vita, e la nostra vita come mero caso all’interno di un mondo senza senso.
Occorre una purificazione del nostro modo di pensare, una “ecologia della mente” che faccia finalmente comprendere che l’uomo con la sua spiritualità va compreso come un essere materiale, e il mondo nella sua materialità va compreso come un essere spirituale, all’insegna di un’inscindibile complementarietà tra materia e spirito. Occorre una filosofia in grado di ridare importanza alla dimensione umanistica della vita, perché nel nostro mondo aumentano quotidianamente le conoscenze scientifiche mentre la saggezza e la sapienza rimangono ferme, il che si traduce in aumento del potere tecnologico e in aumento della produzione (il famoso Pil) senza che vi sia un’idea che orienti tutto ciò, a parte, ovviamente, la fame di profitto. Dalla scienza e dalla tecnologia prive di orientamenti etici può sorgere una trappola pericolosissima, anzi questa trappola è già sorta e noi ci siamo finiti dentro. Per uscirne occorre una svolta concettuale: da una visione che individua la logica che presiede all’evoluzione della vita nella cieca casualità e nella competizione per la sopravvivenza, a una visione che l’individua nell’aggregazione sistemica. È in base a questa logica che si potranno elevare a modelli di vita coloro che hanno sempre operato a favore della pace, figure come l’indù Gandhi, il panteista Albert Einstein, l’ateo Bertrand Russell, il protestante Nelson Mandela, il cattolico Oscar Romero, il musulmano Muhammad Yunus, la buddista Aung San Suu Kyi.
Una delle più celebri terzine di Dante ci invita ancora oggi a riflettere sulla nostra identità e sul compito che ne discende: «Considerate la vostra semenza: / fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza». Naturalmente i due valori non sono affatto alternativi perché nella conoscenza c’è virtù e nella virtù c’è conoscenza, tuttavia essi non vanno sempre insieme perché vi sono persone virtuose ma ignoranti e persone colte ma disoneste, e nel nostro tempo assistiamo a un progressivo aumento della conoscenza e a una stasi, se non a una diminuzione soprattutto nell’ambito dell’etica pubblica, della virtù. Penso quindi sia urgente chiedersi che cosa nella vita debba avere il primato, se la conoscenza o la virtù. Einstein la pensava così: «Il vero valore di un uomo si determina esaminando in quale misura e in che senso egli è giunto a liberarsi dell’io». È la medesima prospettiva che si ritrova nelle grandi dottrine spirituali, per esempio il buddismo definisce il non-sé «sigillo del Dharma» e Gesù invita chi vuole seguirlo a «rinnegare se stesso» (Marco 8,34). Questa liberazione dall’io non significa non curare la propria interiorità e non amare se stessi; significa piuttosto che il valore di un essere umano non dipende da ciò che ha, non dipende da ciò che sa, non dipende neppure da ciò che è, ma dipende dalla misura in cui è giunto a trascendere il suo ego perché l’ha posto al servizio di qualcosa di più grande e di più importante.
Il valore di un essere umano dipende dalla sua capacità di creare relazione, di dedicarsi, di uscire da sé, di aprirsi, di abbracciare, di amare. Il Processo cosmico ci immette in questa stupefacente avventura: noi siamo un pezzo di materia capace di creare relazione, di dedicarsi, di uscire da sé, di aprirsi, di abbracciare, di amare. Seguendo tale logica si attua la liberazione dall’ego, la meta di ogni autentica esperienza spirituale, la prima e più necessaria ecologia. Da essa può rinascere la visione del mondo e della natura di cui questa vita ha bisogno per tornare a fiorire. 
*** Vito MANCUSO, 1962, teologo, saggista, Questa vita, Garzanti, 2015 (estratto riprodotto anche in 'la Repubblica', 23 aprile 2015, con il titolo Per un'ecologia dell'Io che lega Buddha a Tolstoj). 

° ° °

In questo blog, di Vito Mancuso:
#VIDEO #SOCIETA' / Vito Mancuso, Sull'amore, 19 febbraio 2015

giovedì 19 febbraio 2015

#VIDEO #SOCIETA' / Vito Mancuso, Sull'amore



Vito MANCUSO, 1962, teologo, saggista
Io amo, intervento alla Libreria Feltrinelli Duomo Milano, 30 settembre 2014
video, 45min07

Vito Mancuso è uno dei teologi italiani più importanti: meno conformisti e più capaci di seguire pensieri autonomi, quasi sul filo dell'eresia.
La sua produzione saggistica è ampia.
In questo intervento, il tema è l'amore e il riferimento è all'ultimo suo libro (Io amo. Piccola filosofia dell'amore, Garzanti, 2014).
L'esposizione è 'a braccio': quindi un po' erratica. Però chiara, razionale, coinvolgente.
Assai critica la parte sull'etica sessuale cattolica. (mf)

Per una biografia di Vito Mancuso, si veda:
http://it.wikipedia.org/wiki/Vito_Mancuso