Visualizzazione post con etichetta #Briciole. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #Briciole. Mostra tutti i post

lunedì 28 ottobre 2019

#BRICIOLE / Complessità, da abbracciare (MasFerrario)


La complessità 
è 'nella' realtà: è 'la' realtà.
In noi c'è l'arzigogolo. 
Oppure la semplificazione semplicistica.
Quasi mai la 'com-prensione'
Che è accoglimento rispettoso, 
non violenza riduttiva. 
Ed è quindi, anche etimologicamente, 
l'abbraccio'
(da 'complector') 
di una realtà che è, 
per sua natura intrinseca,
'com-plessa'.
*** MasFerrario *** 

In Mixtura ark #Briciole di Massimo Ferrario qui

sabato 5 ottobre 2019

#BRICIOLE / Dare tempo al tempo (Massimo Ferrario)

Ho dato tempo al tempo. 
Mi ha ringraziato, ma mi ha detto che lui ne aveva in abbondanza e non ne aveva bisogno. 
Però ha apprezzato. 
In genere, mi ha detto, gli esseri umani lo sprecano. O addirittura, presi dalla noia, lo ammazzano. Salvo poi lamentarsi che non ne hanno. 

Per premiare il mio gesto lui, il tempo, me ne ha regalato ancora. 
E così ho potuto vedere maturare cose e fatti che mai pensavo sarebbero accaduti. 
Ho capito che se vuoi tempo devi darlo e ti verrà restituito in proporzione maggiore a quanto hai dato. 
E che la frenesia non è un modo per fare più cose in minor tempo, ma solo un modo - autocentrato, anche violento - per negare tempo alle cose. 
Così soffocando la vita. Quindi noi stessi.  

*** Massimo Ferrario, Dare tempo al tempo, per Mixtura
Alighiero Boetti, 1940-1994

In Mixtura ark #Briciole di Massimo Ferrario qui

mercoledì 4 aprile 2018

#BRICIOLE / Le parole giuste (M. Ferrario)

Cercare le parole giuste. Non dire le prime che troviamo. 
E sono giuste le parole che danno un senso. Il nostro senso. 
Ma lo danno in modo preciso. Netto. Inequivoco. 
Forse ci vuole una vita per riuscirci. E forse non ci riusciamo. 
Ma ci avremo provato. 

*** Massimo Ferrario, Le parole giuste, per Mixtura


In Mixtura ark #Briciole qui

martedì 3 ottobre 2017

#BRICIOLE / Non sostare? (M. Ferrario)

(via facebook, qui)

La mano che all'ingiunzione di 'non sostare' ha aggiunto 'al mondo'  voleva probabilmente scherzare. Ma forse anche no, come sempre quando si scherza.
Per questo, senza voler apparire serioso (assicuro che la prima reazione che ho avuto, vedendo l'immagine, è stata un benefico sorriso), provo a prendere sul serio la scritta aggiuntiva e, oltre a condividere (ovviamente) la legittimità dei divieti di sosta (là dove sono legittimi), spendo due righe per spegnere il carattere assolutistico della prescrizione finale, risultato, per me pericoloso, della somma delle due scritte.

No, ogni tanto, in questo mondo, dovremmo proprio sostare. E, se lo facessimo più di quanto non lo facciamo, forse spingeremmo anche il mondo (quello micro, se non altro: più vicino a noi) a sostare. O, quanto meno, a rallentare. Dando così inizio, finalmente, a quel 'circolo virtuoso' per cui il mondo, rallentato, ci spingerebbe ulteriormente a rallentare, o comunque a non farci prendere dall'ossessione di accelerare.

Certo, occorre scegliere i tempi. Perché talvolta è opportuno e doveroso (per noi, per gli altri) non fermarsi: ma agire, magari anche affrettarsi. 
E occorre scegliere i luoghi. Perché non dappertutto è possibile fare pausa: ad esempio è giusto evitare di occupare l'entrata di un portone o di un cancello e fermarsi altrove.

Ma se riusciremo a vincere quella 'coazione a ripetere' che ci ingiunge di andare sempre, per giunta di corsa, come tanti criceti nella ruota, ci guadagneremo tutti. Noi e il mondo. 

E' ovvio e banale, lo so. Ma qualche volta potrebbe bastare una scritta spiritosa per farci dimenticare la 'banalità del vero' e incitarci, più di quanto già non ci 'auto-incitiamo', a restare prigionieri del 'circolo vizioso'. Quello che, senza sosta, ci sussurra, seducente e invitante, che il modo giusto di stare al mondo consiste, sempre e comunque, nell'agire-fare-darsi-da-fare-agitarsi: se no, non sei 'in' e quindi non sei nessuno.

P.S. C'è un'altra lettura possibile dell'anonimo che ha allargato il divieto di sosta 'al mondo'. Una lettura del tutto ironica. Che prende in giro l'ingiunzione stessa. E condensa in una battuta tutto quanto ho scritto più sopra. In questo caso, ammirata la capacità di sintesi, ovviamente farei un applauso.

*** M. Ferrario, Non sostare?, per Mixtura

In Mixtura ark #Briciole qui

venerdì 26 maggio 2017

#BRICIOLE / Perché e perché (M. Ferrario)

Ci sono perché che ti obbligano ad una risposta. 
Altri che vanno semplicemente “tenuti lì”. A fermentare e pungere. 
Come quando si guarda di notte un cielo stellato e provi dentro domande che credi di non poter contenere. 
Se riesci a resistere, è l’unico momento che sei vivo.

*** Massimo Ferrario, 2013-2017, Perché e perché, per Mixtura


In Mixtura ark #Briciole qui

venerdì 24 marzo 2017

#BRICIOLE / La porta e la chiave (M. Ferrario)

Ieri le porte si assomigliavano tutte e bastava un pass-partout. Oggi, ci vogliono chiavi ad hoc. 

Lo sappiamo da tempo, ma continuiamo a non volerlo sapere. E temiamo di re­stare prigionieri della stanza, senza possibilità di uscire. 

Siamo spaventati da un’equazione del tutto arbitraria: porta chiusa uguale porta che non si può aprire. 
E rinunciamo così a vedere l’opportunità che finalmente abbiamo: di aguzzare l’ingegno - diventando ingegneri di noi stessi e della situa­zione - e di tro­vare la chiave-che-apre. 

Qualche volta sarà sufficiente una leggera limatura della chiave precedente, al­tre volte dovremo procedere ad un completo ridisegno, altre volte ancora - la tecnolo­gia avanza - dovremo gettare la vec­chia chiave di ferro per una nuova chiave elettronica. 
Ma, sempre, la porta - basta provare - si apre. 

Certo, prima di scegliere o proget­tare la chiave, bisogna capire: analizzare la toppa, rile­varne la sagomatura.
Capire se siamo nel modello “ferro” o nel modello “elettronico”. 
Perché nel primo caso occorre girare/inserire la chiave nel modo giusto. Ma nel secondo caso la porta ha bisogno di un badge e non più di una chiave. 

Una porta è soltanto una porta e siamo noi che possiamo aprirla. O chiuderla.

Non c’è “destino cinico e baro”, non c’è “complotto”: se mai, il complotto siamo noi. 
Che non siamo capaci di aprirla. 
Magari perché non abbiamo le conoscenze aggiornate.
E continuiamo a stare nel modello 'ferro'.

*** Massimo Ferrario, La porta e la chiave, 2000-2017, per Mixtura


In Mixtura ark #BRICIOLE qui

mercoledì 22 marzo 2017

#BRICIOLE / Piedi e testa, terra e cielo (M. Ferrario)

Piedi per terra e testa ad almeno un metro e mezzo d’altezza. Così la natura ci ha fatti e voluti. 
A simboleggiare che la concretezza - uno dei richiami più assordanti e arroganti di questi ultimi tempi -, se è vero che non poggia sulle nuvole e cammina sulle gambe, è però preparata da pensieri nati per aria: là dove più puro è il respiro e più ampio è lo sguardo. 

Con buona pace di chi, dal basso della propria presunta e tanto vantata concretezza, vede pericolose fumisterie ovunque, sono le nuvole a ispirarci, non i sassi. 

E non manca una riprova, concreta: basta mettere la testa per terra e provare a muovere, in questa posizione, anche solo un piccolo passo.

*** Massimo Ferrario, Piedi e testa, terra e cielo, per Mixtura, 2012-2017


In Mixtura ark #Briciole qui

giovedì 9 marzo 2017

#BRICIOLE / Apprendere, moto a luogo (M. Ferrario)

Sappiamo tutti che l’apprendere, etimologicamente, presuppone un moto a luogo. 
Dovremmo tuttavia precisare meglio il luogo. 
Se lo immaginiamo al nostro livello, infatti, forse è un apprendimento di facciata. 
La vera fatica dell’ad-prendere sta nell’accettare/esercitare una posizione di nostra sana dipendenza. 
Ciò che davvero apprendiamo, infatti, sta sopra di noi.
E a noi è richiesto di alzarci sulle punte. 

Oppure – il che è lo stesso – sta sotto di noi.
E a noi è richiesto di chinarci – talvolta anche di in-chinarci: là dove – diceva la nonna – la terra è bassa.

*** Massimo Ferrario, Apprendere, moto a luogo, 2012-2017, per Mixtura


In Mixtura ark #BRICIOLE qui

domenica 5 marzo 2017

#BRICIOLE / Elogio del ripetere (M. Ferrario)

Come conciliare il legittimo desiderio del fare sempre cose nuove con l’altrettanto legittima esigenza del far bene ciò che si dice di saper fare? 

La qualità, in ogni campo, esce anche come risultato dell’esercizio: del provare e riprovare, del fare e rifare, dunque del ripetere. E’ la ripetizione costante - minuziosa, paziente, tenace, perseverante - che fornisce destrezza di mano, sicurezza di cuore e padronanza di mestiere. 

Certo, lo slittamento procedural-burocratico è sempre dietro l’angolo. E quando ciò avviene, oltre al cuore, ne scapita il cervello: il proprio senz’altro, ma, per contagio, spesso anche l’altrui. 
Tuttavia, l’esercizio non è sinonimo di atrofia spirituale o di inaridimento intellettivo. 

E un chirurgo che ha ripetuto mille delicate operazioni al cuore lo chiamiamo burocrate (con fastidio) o professore (con rispetto)?

*** Massimo Ferrario, Elogio del ripetere, 2012-2017, per Mixtura 


In Mixtura ark #Briciole qui

domenica 19 febbraio 2017

#BRICIOLE / Soli, ma non isolati (M. Ferrario)

Soli, non isolati

Rifiutare l’isolamento, ma coltivare la solitudine: proteggerla, alimentarla. 
Non solo legittima difesa, ma compito, progetto, impresa. 
Saper addomesticare il terrore e l’angoscia che produce l’idea di una ragione, la nostra, che potrebbe anche aver ragione contro tutte le ragioni degli altri. 

E riuscire sempre, comunque, a schivare il fascino, in agguato, del superuomo.

*** Massimo Ferrario, Soli, ma non isolati, 2012-2017, per Mixtura


In Mixtura ark #BRICIOLE qui

domenica 12 febbraio 2017

#BRICIOLE / Puzzle, tessere, senso (M. Ferrario)

Si è rotto il puzzle. 
Da tempo.
E noi continuiamo a giocare con le tessere: tutti così coinvolti nei nostri piccoli giochi che abbiamo dimenticato il puzzle.

Poi, ogni tanto, pretendiamo di trovare il senso nelle tessere: avendo perso, con il puzzle, la nozione stessa di puzzle. 
E così il senso.

*** Massimo Ferrario, Puzzle, tessere, senso, per Mixtura


In Mixtura ark dei miei #SPILLI qui

domenica 29 gennaio 2017

#BRICIOLE / Prevenire, non c'è gusto (M. Ferrario)

Prevenire, prevenzione
In ogni campo, la 'nuova' parola d’ordine. 
Anche le nonne, ovviamente, avevano sempre detto: meglio prima che dopo. 

Eppure, se non ci fossero davvero più incendi, se riuscissimo a cogliere per tempo gli infiniti odor di brucio
Dove metteremmo i pompieri che siamo e che ci piace essere? 

L’adrenalina del fuoco. 
A fine giornata, tutti tesi, distrutti. Ma orgogliosi, fieri. 
Anche stavolta abbiamo domato il drago. 
Uno, due, dieci, cento, mille draghi. 
Da raccontare la sera. A lei, a lui, ai figli, agli amici. A noi stessi. 
Che bravi che siamo, che coraggiosi che siamo. 
Anche se un po’ bruciacchiati, però vittoriosi. 

Certo, una brutta vita. Ma da eroi. 
Adatta a noi: uomini - e donne in similmaschio – “che non debbono chiedere mai”. 
E che debbono sempre essere 'vincenti'. Ai nostri stessi occhi, prima di tutto.

Già, il fuoco. 
Il fuoco si vede, gli incendi spenti si contano: anche per questo si raccontano. 
Mentre i non-incendi: quelli evitati, anticipati?
Quelli che nessuno ha mai visto perché, prevenendoli, si è impedito che si accendessero?

Non c’è gusto a prevenire. 
Gli incendi che preveniamo non si vedono, non si contano: non si 'raccontano'.

*** Massimo Ferrario, Prevenire, non c'è gusto, 2013-2017, per Mixtura


In Mixtura ark #BRICIOLE qui

lunedì 7 novembre 2016

#BRICIOLE / Buoni ricordi, un'etica (M. Ferrario)

Avere come obiettivo personale quello di costruire dei buoni ricordi. 
Per se stessi, oltre che per gli altri. 

Un piccolo grande compito, un piccolo grande criterio di vita.

Interrogarsi, ogni tanto, su questa nostra capacità individuale: e potersi rispondere senza rabbrividire. 

Sarebbe già un’etica.

*** Massimo Ferrario, Buoni ricordi, un'etica, 2013-2016, per Mixtura

martedì 1 novembre 2016

#BRICIOLE / Vecchio, quando diciamo che gli è permesso tutto (M. Ferrario)

Quando diciamo che al vecchio tutto è permesso, compiamo un atto che è nello stesso momento di grande amore e di perfida svalutazione. 
Gli attribuiamo il massimo di libertà, svincolandolo da doveri, responsabilità, abitudini, costumi riguardanti il resto del mondo. Mentre, con un sorriso comprensivo, ma anche svalutativo, lo recingiamo e lo isoliamo nella sua diversità. 
Come dire: puoi fare qualunque cosa, (tanto sei un) vecchio.

*** Massimo Ferrario, Vecchio, quando diciamo che gli è permesso tutto, per Mixtura

Disegno di Giuseppe Cipriano

venerdì 28 ottobre 2016

#BRICIOLE / Proverbi, ci lasciano liberi (M. Ferrario)

“Chi lascia la via vecchia per la nuova, male si ritrova”. 
Ma anche: “Chi non risica non rosica”. 

"Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino". 
Ma anche: "Ciò che semini, raccogli". 
Oppure: "La fortuna aiuta gli audaci".

"Chi si contenta gode". 
Ma anche: "Chi dorme non piglia pesci". 
Oppure: "Tentar non nuoce".

"La curiosità uccise il gatto". 
Ma anche: "Chi cerca trova".

"Poco è sempre meglio che niente". 
Ma anche: "Quando si chiude una porta si apre un portone". 
Oppure: "Chi la dura la vince"

I proverbi sono la saggezza dei popoli perché, come tutti i documenti di vera sapienza, dicono tutto e il contrario di tutto. 
O, per dirla in modo più 'prezioso', tendono all'ossimoro: offrono polarità.
Non scelgono per noi: ci lasciano liberi.
Li possiamo ridurre ad un 'aut-aut'. O possiamo abbracciarli con un 'et-et'.

Naturalmente, il secondo atteggiamento è sempre più ricco e generativo. Ma 'loro', saggiamente, non ce lo dicono.

*** Massimo Ferrario, Proverbi, ci lasciano liberi, per Mixtura

domenica 10 maggio 2015

#BRICIOLE / Organizzazione & dintorni (M. Ferrario)

Una organizzazione disorganizzata rischia la morte, una disorganizzazione organizzata stimola la vita.
La prima stressa, la seconda fa bene.

Quando incontro uno bravo godo. Glielo dico. Lo cito.
Non è bontà.
E che provo benessere. Nel riconoscere il talento.

Essere proattivi. Ce lo prescrive la nuova retorica manageriale. Eppure basterebbe essere vivi. Staremmo meglio, faremmo meglio.

Quando non c’è chiarezza, guardarsi attorno: forse siamo in un’organizzazione. In questo caso abbiamo già fatto l’analisi di clima.

Risorse umane. Quando una parte per il tutto diventa un tutto per una parte, forse c’è efficienza. Ma non c’è benessere.
Perché mancano le persone.

*** Massimo Ferrario, anche in 'Rivista di Direzione del Personale', 2013

martedì 14 aprile 2015

#BRICIOLE #VIGNETTE / Burocrazia & dintorni (M. Ferrario, R. Leighton)

La burocrazia applica una sola norma.
Quella che prescrive di non applicare il cervello.

Efficacissima, la burocrazia.
Il massimo di inefficienza col minimo sforzo.

Amministrare senza capire perché, per cosa, per chi.
Potrebbe essere una definizione.
Di burocrazia.

Se un burocrate sapesse cos’è l’empatia.
E provasse a mettersi nei panni dell’interlocutore.
Non sarebbe più un burocrate.

La burocrazia rinnova la carta di identità.
L’anima l’identità.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura


Robert LEIGHTON, 1960, vignettista statunitense
Burocrazia, 'The New Yorker', da 'Internazionale', 13 marzo 2015

giovedì 2 aprile 2015

#BRICIOLE / Lavoro & dintorni

Lavoro e salute.
L’ossimoro di oggi.

Senza lavoro niente soldi.
Senza soldi niente acquisti.
Senza acquisti niente imprese.
Senza imprese niente lavoro.

Per fare un lavoro con passione ci vuole un lavoro.
Ma non un lavoro qualsiasi.
Appassionante.

Odiare il lunedì.
È un test.
Di valutazione.
Del lavoro che facciamo.

Il suo papà era sempre sbronzo.
Di lavoro.
E lui era triste.
Perché doveva giocare da solo.
Come il suo papà.
Che però era malato.
Di lavoro.

Se un professionista ha seguito la vocazione resterà un dilettante.
Perché troverà sempre diletto nel lavoro.

Intanto ci vuole un lavoro.
Poi bisogna che abbia senso.
E infine occorre che noi sappiamo trovarlo: il senso.
Anche dandocelo.

Cercare il lavoro e non trovarlo.
Ma ancora peggio è non cercarlo più.

Sbronzo 'di' lavoro: se nel lavoro ti ci realizzi.
Sbronzo 'per' lavoro: se per sfuggire al lavoro stupido, o che non hai, ti dai al bicchiere.

Ma in più che ti dò un lavoro, te lo devo pure pagare?

*** Massimo Ferrario, anche in 'Rivista di Direzione del Personale', 2014

mercoledì 11 marzo 2015

#BRICIOLE / Convention & dintorni

Però bisognerebbe ricordare che fare le convention non è fare le cose.

Era un manager da convention. Ispirava.
Ma soprattutto espirava. Aria.

“Prestatori d’opera”. Ancora. Per il codice. E per molti manager.
Per i prestatori di ‘intelligenza’, aspettare l’intelligenza.
Dei manager.

Da risorse umane a capitale umano.
E le persone?
Un residuo del 900.

Le risorse servono.
Per questo le preferiamo alle persone.
Al punto che trasformiamo le persone.
In risorse.

*** Massimo Ferrario, anche in 'Rivista Direzione del Personale', 2013

venerdì 6 marzo 2015

#BRICIOLE / Lavoro & lavori

Ci sono mestieri che si fanno.
Altri che si è.
Dipende.
Se ci 'risuonano dentro'.
Si chiama vocazione.
Una parola da recuperare. Laicamente.

Essere medici o fare i medici?
Essere preti o fare i preti?
Essere psicologi o fare gli psicologi?
Senza vocazione, possiamo solo fare.

Non insegnava niente.
Solo faceva nascere dentro una gran voglia di imparare.
Si chiama vocazione.
Non si vedeva. Si sentiva.

In inglese c’è una sola parola. Job. Significa lavoro e posto di lavoro.
Noi distinguiamo.
Così non abbiamo difeso né l’uno né l’altro.

«Ha trovato lavoro?»
«Sì. Fa il burocrate»
«Ma lo fa bene o male?»
«Sta imparando. Migliora. Ci mette passione»
«Allora non c’è speranza»
«…?»
«Non lo fa. E’»

Dal lavoro che uccide la salute.
Alla salute che uccide il lavoro.
Dalla padella alla brace. Per non essere usciti dalla padella per tempo.

Senza lavoro.
Senza imprese.
Senza consumi.
Quando saremo tutti bocconi (minuscolo), chi pagherà le tasse?

Si svegliò una mattina molto risoluto.
Decise di non fare più nulla.
Ma gli parve troppo faticoso.
Da anni era sbronzo. Di lavoro.

Quando capiremo che il problema del lavoro non è 'un' lavoro, ma un lavoro 'decente', smetteremo di produrre precarietà.

La retorica della passione.
Mi piacerebbe vedere un manager o un consulente.
Mentre fa un lavoro cretino.
Se è appassionato.

Incontentabili. Vogliono che gli diamo il lavoro.
E in più che li paghiamo.

*** Massimo Ferrario, anche in 'Rivista di Direzione del Personale', 2014