Visualizzazione post con etichetta _Gallo Domenico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta _Gallo Domenico. Mostra tutti i post

martedì 19 settembre 2017

#SENZA_TAGLI / Antifascismo, solo di cartapesta (Domenico Gallo)

Questa settimana la Camera ha approvato il disegno di legge proposto dall’on. Fiano che amplia ed estende la normativa repressiva del fascismo portata dalla legge Scelba (1952) e dalla legge Mancino (1993). Il disegno di legge introduce nel codice penale l’art. 293 bis che punisce la propaganda del regime fascista e nazifascista. La nuova normativa promette reclusione da sei mesi a due anni per «chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie ».
Anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità».
Dopo l’orgia di rigurgiti di gruppi e gruppuscoli che non hanno più ritegno a ostentare simboli e messaggi che pubblicamente richiamano, esaltandolo, il regime fascista, la legge Fiano potrebbe sembrare un rimedio giusto e necessario. L’onorevole Fiano, ha spiegato che non si tratta di legge “liberticida”, bensì di un argine ai rigurgiti neofascisti. Ci permettiamo di nutrire qualche dubbio perché secondo una consolidata interpretazione della Corte costituzionale, anche le idee criminali non sono punibili ove non siano idonee a far sorgere una situazione di pericolo concreto. Ma il problema vero è la natura velleitaria dell’argine che si vuole realizzare.

Siamo sicuri che l’imbarbarimento crescente che sta avvelenando la vita pubblica nel nostro paese (oltre che nel resto d’Europa) si possa combattere criminalizzando ogni forma di espressione individuale, di pensiero o di gestualità, riconducibili al fascismo? Si può combattere con le manette l’incultura che ottenebra la mente di tanti giovani risucchiati dal nichilismo che scuote le nostre vite e le nostre società che, affogate in un individualismo privo di senso, hanno smarrito la dimensione della speranza?
Non si dà la stura, in questo modo ad una sorta di populismo penale, che pretende di risolvere fenomeni sociali attraverso l’ipertrofia del sistema penale, così come fanno, sul versante opposto, quelli che invocano la castrazione per gli stupratori, se extracomunitari, oppure il diritto di sparare al di fuori dei limiti della legittima difesa? 

Anche questa volta siamo in presenza di una “legge manifesto”, si legifera al solo scopo di agitare dei vessilli da sfruttare per ottenere un consenso a buon mercato, o per definire un’identità politica (in questo caso l’anti–fascismo) che col tempo si è sbiadita. 

Interpretando la sua legge, l’on. Fiano ha spiegato di essere contrario all’abbattimento di monumenti, però di considerare cosa buona e giusta l’abrasione della scritta Mussolini Dux dall’obelisco del Foro italico. Ora si dà il caso che i monumenti sono dei documenti della Storia e la storia non si può cambiare né cancellare. Cancellare i simboli del regime fascista incorporati nei monumenti, sui tombini e persino sulla facciata del Consiglio Superiore della magistratura, significa rimuovere la memoria di quello che è stato. Così il popolo italiano che già soffre di grave carenza di memoria dimenticherà del tutto che abbiamo vissuto la tragedia del fascismo e sarà pronto a riviverne un’altra.

*** Domenico GALLO, 1952, magistrato, politico, Antifascismo ma solo di cartapesta, 'Coordinamento per la democrazia costituzionale', 18 settembre 2017, qui (da 'Quotidiano del Sud',  15 settembre 2017).
https://it.wikipedia.org/wiki/Domenico_Gallo_(politico)


In Mixtura altri contributi di Domenico Gallo qui
In Mixtura ark #SenzaTagli qui

giovedì 21 gennaio 2016

#RITAGLI / Riforma costituzionale, madre di tutte le battaglie (Domenico Gallo)

(...) Per dirla con le parole di Maurizio Viroli, la cattiva novella è questa: “il 2016 consacrerà la fine della Repubblica nata 70 anni fa e il consolidamento del principato renziano. Il regime renziano – precisa Viroli – è un principato perché con l’entrata in vigore dell’Italicum e della riforma costituzionale Renzi avrà sul Parlamento, ridotto ad una sola camera deliberativa (..) un potere di fatto senza limiti. A restringere il potere della maggioranza restano il Capo dello Stato e la Corte Costituzionale, ma sono deboli argini.”

In effetti l’impostazione di fondo che c’è dietro questo progetto di grande riforma (comprensivo della riforma elettorale), non è quello della revisione della Costituzione, ma del suo superamento, cioè dell’abbandono del progetto di democrazia costituzionale prefigurato dai padri costituenti per entrare in un nuovo territorio, dove le decisioni sono più “semplici”, perché, per legge, il governo è attribuito ad un unico partito, sciolto dagli impacci di dover mediare con partiti e partitini di una coalizione; dove il Parlamento è ridotto ad un’unica Camera (che legifera e dà la fiducia, mentre l’altra Camera, il Senato, ha un ruolo sostanzialmente decorativo), sottoposta ad un ferreo controllo da parte del Governo del partito unico, al quale la legge elettorale garantisce  una maggioranza assicurata e la riforma costituzionale garantisce il controllo dell’agenda dei lavori parlamentari, dove le istituzioni di garanzia (Presidente della Repubblica, Corte costituzionale) sono deboli e non possono interferire con l’esercizio dei poteri di governo che, invece, sono “forti”. (...)

La buona novella è che la fine della Repubblica nata 70 anni fa non è per niente scontata, questo progetto può essere arrestato e rovesciato nel suo contrario. Grazie alla lungimiranza dei Costituenti l’ultima parola, quando nel Parlamento non vi è concordia sulle scelte di revisione, spetta al popolo sovrano. (...)

Quello a cui saremo chiamati è un referendum sui valori della Repubblica, sulla democrazia costituzionale, non sul Governo o sulla sorte di un Capo politico. 
Bisogna respingere questa mistificazione, evitare che i contenuti del voto siano oscurati e che il referendum venga trasformato in un plebiscito volto ad acclamare un Capo politico. (...)

Deve essere respinto il mantra del conflitto fra riformatori (che vogliono modernizzare le istituzioni) e conservatori (che vogliono difendere i privilegi della casta).
Solamente la cancellazione della memoria può consentire di far passare come innovazione delle riforme istituzionali che tendono a restaurare forme di potere autocratico superate dalla storia. Soltanto attraverso la cancellazione della memoria si può far passare per innovativa una legge elettorale che restaura gli stessi meccanismi manipolatori della legge Acerbo.

E qui veniamo al secondo aspetto del dilemma che abbiamo dinanzi. La grande riforma si compone di due capitoli che costituiscono due facce dello stesso progetto: la revisione della Costituzione e la riforma elettorale.
Se possiamo dare per scontato  che il popolo sarà chiamato a pronunciarsi sul referendum relativo alla riforma costituzionale, non è per niente scontato che il popolo possa pronunciarsi con un referendum anche sulla legge elettorale.
Per questo, un gruppo di cittadini ha depositato in Cassazione la richiesta di due referendum abrogativi relativi all’Italicum. Il primo quesito è volto ad abrogare il meccanismo dei capilista bloccati e delle pluricandidature, restituendo ai cittadini italiani la facoltà di scegliere i loro rappresentanti, il secondo quesito è volto ad abrogare il premio di maggioranza ed il ballottaggio, restaurando l’eguaglianza dei cittadini nell’esercizio del diritto di voto e la rappresentatività delle assemblee elettive. (...)

*** Domenico GALLO, magistrato e politico, La riforma costituzionale è la madre di tutte le battaglie, relazione introduttiva all'assemblea pubblica "Costituzione 1° Bene Comune" organizzata dal Coordinamento per la democrazia costituzionale lunedì 11 gennaio a Roma, 'MicroMega on line', 11 gennaio 2016. 

LINK articolo integrale (e video degli interventi all'assemblea) qui