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giovedì 15 giugno 2017

#LINK / Alternanza scuola-lavoro, la pagano gli studenti (Alex Corlazzoli)

L'Unione degli Studenti ha presentato i dati raccolti grazie ad un’inchiesta fatta su un campione di quindicimila studenti. Sul percorso reso obbligatorio dalla cosiddetta Buona Scuola interviene anche la Federazione italiana pubblici esercizi: i ragazzi minorenni, infatti, non possono usare macchinari e coltelli, servire alcolici, e lavorare dopo le ore 22

L’alternanza scuola-lavoro costa. Non al ministero dell’Istruzione ma agli alunni. La denuncia arriva ancora una volta dai ragazzi, dall’Unione degli Studenti che nei giorni scorsi ha presentato i dati raccolti grazie ad un’inchiesta fatta su un campione di quindicimila studenti frequentanti le terze e le quarte classi dei licei e degli istituti tecnici e professionali di Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Toscana, Abruzzo, Sardegna, Sicilia, Campania e Puglia. (...)

*** Alex CORLAZZOLI, giornalista e maestro, Alternanza scuola-lavoro, il sondaggio tra gli studenti: “Farla costa anche 400 euro”. ìilfattoquotidiano.it', 14 giugno 2017

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venerdì 12 maggio 2017

#MOSQUITO / Lavoro, e sindrome di Stoccolma (Pierre Lemaitre)

Alle Messageries Pharmaceutiques, il posto dove lavoro, Mehmet fa il “supervisore” e, secondo una regola vagamente darwiniana, ogni volta che sale di grado inizia a disprezzare i vecchi colleghi e a considerarli alla stregua di lombrichi. Durante la mia carriera ho visto spesso situazioni del genere, e non soltanto tra i lavoratori immigrati. In realtà anche tra le persone che vengono dai gradini più bassi della scala sociale. Non appena salgono, si identificano coi loro padroni con una tale convinzione che i padroni non si sognerebbero nemmeno. È la sindrome di Stoccolma applicata al mondo del lavoro.

*** Pierre LEMAITRE, 1951, scrittore francese, Lavoro a mano armata, 2010, Fazi, 2013

giovedì 4 maggio 2017

#MOSQUITO / Lavoro, amore e odio (Primo Levi)

Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono. Questa sconfinata regione, la regione del rusco, del boulot, del job, insomma del lavoro quotidiano, è meno nota dell'Antartide, e per un triste e misterioso fenomeno avviene che ne parlano di più, e con più clamore, proprio coloro che meno l'hanno percorsa. Per esaltare il lavoro, nelle cerimonie ufficiali viene mobilitata una retorica insidiosa, cinicamente fondata sulla considerazione che un elogio o una medaglia costano molto meno di un aumento di paga e rendono di più; però esiste anche una retorica di segno opposto, non cinica ma profondamente stupida, che tende a denigrarlo, a dipingerlo vile, come se del lavoro, proprio od altrui, si potesse fare a meno, non solo in Utopia ma oggi e qui: come se chi sa lavorare fosse per definizione un servo, e come se, per converso, chi lavorare non sa, o sa male, o non vuole, fosse per ciò stesso un uomo libero. È malinconicamente vero che molti lavori non sono amabili, ma è nocivo scendere in campo carichi di odio preconcetto: chi lo fa, si condanna per la vita a odiare non solo il lavoro, ma se stesso e il mondo. Si può e si deve combattere perché il frutto del lavoro rimanga nelle mani di chi lo fa, e perché il lavoro stesso non sia una pena, ma l'amore o rispettivamente l'odio per l'opera sono un dato interno, originario, che dipende molto dalla storia dell'individuo, e meno di quanto si creda dalle strutture produttive entro cui il lavoro si svolge.

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore e poeta, chimico, deportato e partigiano, La chiave a  stella, Einaudi, 1978


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venerdì 10 marzo 2017

#LINK / Donne, perché sono pagate meno degli uomini? (Roberta Carlini)

Non c’è paese al mondo nel quale sia stata raggiunta la parità salariale tra uomini e donne. Anzi, non ci si è neanche avvicinati. Il gender pay gap, il differenziale retributivo di genere, è una realtà che resiste al tempo, riducendosi molto più lentamente di tutti gli altri divari tra uomini e donne (in lavoro, istruzione, presenza nelle istituzioni e nei posti di potere). E in molti posti si è riaperto in conseguenza della crisi economica. Ma perché ancora oggi le donne guadagnano meno degli uomini? (...)

*** Roberta CARLINI, giornalista, saggista, Perché le donne continuano a guadagnare meno degli uomini, 'internazionale.it', 7 marzo 2017

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martedì 7 marzo 2017

#SENZA_TAGLI / Lavoro, e i giovani? (Enrico Mentana)

Care forze politiche, quando finirete di azzannarvi sui padri e sui padrini potete anche cominciare a riflettere sui giovani? Ogni mese cerco di proporvi questo tema, in un contesto sociale e lavorativo che continua a essere cupo. Non solo. Ogni rilevamento statistico ci restituisce un quadro più difficile. Oggi l'Istat ci dice che 115mila cittadini italiani l'anno scorso hanno deciso di trasferirsi in un Paese estero, cancellandosi dalle nostre liste anagrafiche. Il loro numero cresce del 12,6% rispetto al 2015 ed è quasi triplicato in sei anni (40mila cancellati italiani nel 2010). Giovani soprattutto, ovvio. 

Incrociamo questo dato con quelli ben noti sull'occupazione giovanile, sul record negativo delle nascite, al lordo di 92mila nati da madri straniere, che è di 474mila (mai così poche in numeri assoluti dal 1936, quando però gli italiani erano 43 milioni), sul numero degli over 65, che sono 13 milioni e mezzo, il 22,3% della popolazione.

Nella dorsale dei lavori meno cercati dagli italiani abbiamo già una preponderanza di immigrati stranieri, e in totale gli abitanti non italiani sono 5 milioni 29mila su 60 milioni 579mila. 
E' un paese che sta lentamente appassendo, attratto dalla sua altissima aspettativa di vita, arrivata al record europeo di 80,6 per gli uomini e 85,1 delle donne. L'età media dei residenti è di 44,9 anni, ma in realtà è più alta, perché sconta l'abbassamento dovuto agli immigrati.

Care forze politiche, che volete fare?

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore TgLa7, 'facebook', 6 marzo 2017


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#VIDEO #LAVORO / Disoccupazione da automazione (Riccardo Staglianò)


Riccardo STAGLIANO'
giornalista
Disoccupazione da automazione
La Costituente delle Idee, 24-26 febbraio 2017
pubblicato su youtube, da 'possibile', 4 marzo 2017
video 31min40

Economia, lavoro e impresa. E reddito, robot, paradisi fiscali.
Pensieri e numeri su un futuro sempre più prossimo. E inquietante: nonostante gli ottimisti a oltranza che ci raccontano un'altra realtà o per ignoranza o per malafede....
Una mezz'ora da non perdere. (mf)



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domenica 6 novembre 2016

#LINK / Crescita, ripartire dalle risorse umane (Francesco Ferrante)

L’Italia è cresciuta ben poco negli ultimi venti anni. Tra le tante cause, è rimasta in secondo piano la questione di come gli imprenditori italiani selezionano e gestiscono le risorse umane. La meritocrazia latita, nel settore pubblico e in quello privato. Inutile intervenire solo sulla scuola.

La bassissima crescita italiana degli ultimi venti anni è stata attribuita a varie cause: il peso della fiscalità, l’inefficienza del settore pubblico, gli effetti dell’euro, l’eccesso di regolazione dei mercati, la scarsa qualità del sistema formativo e la conseguente mancanza di capitale umano qualificato. Poca attenzione è stata dedicata agli effetti che sulla produttività hanno le pratiche di reclutamento e gestione delle risorse umane da parte del sistema imprenditoriale. Eppure, la letteratura economica recente ha evidenziato come sia proprio questo uno dei fattori più importanti nel determinare le differenze tra paesi. (...)

*** Francesco FERRANTE, docente ordinario di economia politica, Per la crescita ripartire dalle risorse umane, 'lavoce.info', 4 novembre 2016

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sabato 5 novembre 2016

#LINK / Capi, meglio se maschi (Irene Consigliere)

(...) secondo quanto rileva l’ultimo Randstad Workmonitor, indagine trimestrale condotta in 33 Paesi su un campione di 400 lavoratori tra i 18 e i 65 anni, il 64% dei nostri connazionali preferisce ancora un amministratore delegato uomo e il 75% dei dipendenti ammette di avere un superiore uomo. Infatti anche se per i lavoratori italiani in azienda si garantisce parità di trattamento tra i generi e la grande maggioranza dichiara di voler lavorare in ambienti e team caratterizzati dalla diversità di genere, l’80% del campione evidenzia che al momento della promozione, a parità di competenze, i maschi sono preferiti e godono ancora di un trattamento privilegiato nel caso di un avanzamento di carriera. (...)

*** Irene CONSIGLIERE, giornalista, Il capo? Per il 64% dei lavoratori italiani è meglio che sia uomo, 'corriere.it', 4 novembre 2016

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giovedì 3 novembre 2016

#LINK / Foodora, due euro e settanta (Rossella Nocca)

Due euro e settanta. È la paga percepita per ogni consegna dai rider ormai più famosi d’Italia, i fattorini della multinazionale tedesca del cibo Foodora. E se è vero che “a tutto c’è un limite”, il loro limite – quello tra lavoro e dignità – è racchiuso in questa cifra. Partendo dalla protesta delle biciclette rosa, ci siamo chiesti fin dove si è disposti a spingersi oggi pur di lavorare, quanto si è alzata la soglia della sopportazione, quanti i compromessi e le rinunce che si possono arrivare ad accettare. (...)

*** Rossella NOCCA, giornalista, Foodora: troppo bassa l’asticella a due e settanta. Lo sciopero dei rider della multinazionale tedesca spinge a interrogarsi sul confine tra negoziabile e non nel panorama lavorativo internazionale, 'senzafiltro', 26 ottobre 2016

LINK articolo integrale qui

mercoledì 26 ottobre 2016

#VIDEO / Crisi lavorativa, come fronteggiarla (Cesare Kaneklin)


Cesare KANEKLIN
psicologo del lavoro
docente ordinario all'università Cattolica di Milano
Crisi lavorativa: come fronteggiarla
Intervista di Luca Mazzucchelli
youtube 29 aprile 2016
video 18min

Come fronteggiare la crisi lavorativa? Tema molto attuale che approfondisco con Cesare Kaneklin, Professore ordinario di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni in Cattolica, a Milano.

Questi gli argomenti affrontati con relativo minutaggio:
1:10 - La crisi lavorativa è reale? E' vero che non c'è lavoro?
3:17 - Quali aspetti di opportunità nel contesto odierno?
3:59 - La cooperazione: significato e perchè è difficile cooperare
7:42 - Meglio competere o collaborare?
8:20 - Come le nuove tecnologie cambieranno il panorama lavorativo futuro?
11:54 - Se non si lavora è colpa dell'individuo o dello stato sociale?
14:30 - Un consiglio per chi oggi non trova lavoro
(dalla presentazione)

mercoledì 21 settembre 2016

#LINK / Post-Vacanze, rientro al lavoro partendo dai Peanuts (Alessandro Cravera)

Il rientro al lavoro dopo le vacanze estive è per me, da sempre, uno dei momenti più critici.

Quando pochi giorni fa sono stato invitato a scrivere un articolo su come rendere più facile il ritorno alla quotidianità lavorativa, non vi nascondo che sono stato fortemente tentato di declinare l’invito. Prima di rispondere mi sono però preso del tempo: un pomeriggio in spiaggia, una cena con amici, un sonno riposante e la mattina successiva ho accettato l’invito, anzi la sfida.

La definisco tale per due ragioni: la prima è che ho deciso di alzare l’asticella. Il web è pieno di articoli di esperti che danno consigli su come alleviare lo stress del rientro al lavoro. Cambiano i suggerimenti, ma alla base tutti presentano una visione del lavoro che si limita all’etimologia del termine. Lavoro proviene infatti dal latino labor che ha il significato di fatica, sforzo, pena e addirittura disgrazia. Anche nelle altre lingue europee il significato è lo stesso. Travail in francese, trabajo in spagnolo, trabalho in portoghese riportano al nostro termine “travaglio”, ovvero sofferenza.

Questa visione negativa del lavoro non mi piaceva. Non mi sarei accontentato di dare consigli su come limitare i danni. Avrei provato con un obiettivo molto più sfidante: è possibile trasformare il rientro al lavoro in un’esperienza autotelica, ovvero un’esperienza di per se’ autogratificante? (...)

*** Alessandro CRAVERA, consulente, saggista, Il rientro al lavoro partendo dai Peanuts, 'senzafiltro', 14 settembre 2016

LINK articolo integrale qui


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#LINK / Aziende, 1 Ad su 5 è psicopatico (Lara Martino)

Secondo uno studio condotto da Nathan Brooks della Bond University i dirigenti di azienda si dimostrano poco inclini all’empatia, egocentrici, con la tendenza a mentire. Tutte caratteristiche tipiche di un disagio mentale che non aiuta le relazioni sociali

Quando si sentono insieme le parole «dirigente» e «psicopatico» non si può fare a meno di pensare al film American Psycho: uno yuppie in carriera nella Wall Street degli anni Ottanta che era in realtà un feroce assassino. Ma pare che non sia necessario scomodare Christian Bale e la sua interpretazione cinematografica per rendersi conto di un fenomeno che è tutt’altro che finzione: una ricerca dello psicologo forense Nathan Brooks riportata dal The Independent è arrivata alla conclusione che su cinque Ceo di aziende corporate, uno ha degli evidenti tratti psicopatici. Come ogni ricerca è da prendere con le dovute cautele, ma in alcuni tratti pare davvero verosimile. (...)

*** Lara MARTINO, giornalista, Un amministratore di un’azienda su cinque è psicopatico. Una ricerca, 'startupitalia', 19 settembre 2016



LINK articolo integrale qui

lunedì 12 settembre 2016

#VIDEO / Essere freelance (Osvaldo Danzi)


Essere freelance
Osvaldo DANZI
 esperto di risorse umane, recruiter
fondatore della Business Community FiordiRisorsedi,
pubblicato da Digital Update, 10 settembre 2016
video 20min11

Sono 20 minuti di video ben spesi.
In modo pacato e chiaro, alcuni suggerimenti, che vengono dall'esperienza diretta, su come essere freelance.

Osvaldo Danzi è un (collaudato) attivatore e organizzatore di network professionali di successo. 
Ha idee, passione e intelligenza creativa: qualità sempre invocate, ma che troppo spesso restano sul piano delle teoria. 
In questo suo intervento, lancia qualche spunto operativo, anche utilmente provocatorio, per 'darsi una mossa' e non subire soltanto la crisi di mercato. 
La storia, sua e di molti freelance con cui collabora, dimostra che è possibile, pur in un momento difficile, trovare spazio per un posizionamento, personale e professionale, che possa fare la differenza... (mf)

In Mixtura altri 7 contributi di Osvaldo Danzi qui

giovedì 21 luglio 2016

#VIDEO / E se lavorassimo tutti solo 15 ore a settimana? (Rutger Bregman)

Se lavorassimo tutti solo 15 ore a settimana?
Rutger Bregman
giornalista e saggista olandese
The Guardian, 'internazionale.it', 18 luglio 2016
video 2min33

“Potremmo lavorare 15 ore la settimana e non avere problemi”, dice il giornalista Rutger Bregman.
“Se smettessimo di svolgere lavori inutili e concedessimo a tutti un reddito di base potremmo recuperare molte ore e cambiare il modo in cui viviamo”. 
Rutger Bregman scrive per il giornale online olandese De Correspondent. 
È autore del libro Utopia for realists: the case for a universal basic income, open borders and a 15-hour workweek (2016).

mercoledì 13 luglio 2016

#SENZA_TAGLI / Lavoro, ti pago solo con i buoni pasto (Alessandro Gilioli)

Il taglio minimo dei buoni pasto cartacei è di 5,29 euro, mentre il voucher costa 10 euro l’ora, per un salario netto di 7,50 euro.

È anche per questo, probabilmente, che alcuni individui (mi rifiuto perfino di chiamarli imprenditori, per rispetto di quelli che lo sono veramente) hanno deciso di usarli come stipendio. No, non oltre allo stipendio: proprio come paga, senza nient'altro. Niente soldi. Ovviamente, niente contributi. Solo buoni per mangiare.

È l'ultimo, grottesco, effetto del dumping salariale e di diritti a cui assistiamo da alcuni decenni. Si è iniziato con i Co.co.co. e gli interinali (pacchetto Treu, 1997), si è passati ai somministrati, agli intermittenti, ai co.co.pro e ai primi voucher (legge Biagi, 2003), si sono quindi ampliati a dismisura i contratti a termine (decreto Poletti, 2014) e quindi estesi all'infinito i voucher stessi, rendendo nel contempo tutti gli altri licenziabili, demansionabili e telecontrollabili (Jobs Act, 2015).

A proposito di voucher, è interessante quello che sta succedendo: sintetizzato dall'head hunter Osvaldo Danzi quando dice: «Si licenzia con il Jobs Act per assumere con i voucher». In Emilia Al Carrefour di Massa i dipendenti a termine hanno appena ricevuto la lettera in cui si spiega loro che il contratto non verrà rinnovato, ma potranno continuare a lavorare all'ora: senza ferie, senza malattia, senza alcun congedo di gravidanza né altro. Quest'estate in Liguria uno stagionale su due sarà pagato a voucher. In Veneto l'edilizia ormai assume quasi solo così.

I difensori del voucher sostengono che, d'accordo, nei voucher non ci sono ferie o malattia, ma almeno si pagano i contributi Inps: peccato che, in media, un lavoratore voucher per avere un assegno pensionistico da 673 euro mensili dovrebbe farsi 126 anni di prestazioni a chiamata, a circa 150 anni d'età.

Non è strano che con un percorso così si sia arrivati a pagare la gente in buoni pasto. Del resto, in Asia ho visto fabbriche tessili in cui lo stipendio consiste in un piatto di riso a pranzo e a cena più la branda accanto al telaio, per dormire: direi che siamo sulla buona strada.

Il meccanismo è, semplicemente, quello descritto da un vecchio proverbio popolare: l'erba cattiva scaccia quella buona.

Vale a dire che ogni cambiamento dei rapporti di forza a danno del più debole ne porta altri con sé, di conseguenza. Mentre è falso - storicamente falso - il principio che hanno cercato di farci bere in questi anni, cioè che togliere diritti ad alcuni serva per darne di più ad altri. È il contrario, esattamente il contrario: togliere diritti agli uni - chiunque siano - è funzionale per toglierli agli altri. Rendere licenziabili gli operai non avvantaggia i pony express, ma rende solo più forti chi stipendia gli uni e gli altri. Pagare a voucher i camerieri non avvantaggia i raccoglitori di pomodoro. E così via all'infinito.

Un paio di settimane fa Matteo Renzi ha ribadito la sua contrarietà a qualsiasi forma di reddito minimo, in particolare riferendosi alle due proposte di legge fatte dalla sinistra e dai Cinque Stelle.

Immaginandolo in buona fede, suppongo che questo suo convincimento sia frutto di una cultura competitiva e lavorista - molto anni '80 del Novecento, per la verità: ma insomma non deliberatamente finalizzata a difendere gli interessi dei più forti a danno dei più deboli, a difendere il dumping, la corsa verso il basso di salari e diritti.

L'effetto concreto di questo rifiuto, tuttavia, è proprio quello: assecondare il dumping.

Perché in un contesto strutturale e tecnologico in cui il lavoro è rarefatto, esternalizzato e molecolarizzato, solo un reddito minimo metterebbe la società in grado di fermare questa corsa verso il basso di salari e diritti. Perché metterebbe le persone più deboli in condizione di rifiutare di essere sottostipendiati, salariati a voucher, pagati in buoni mensa, privati di ogni diritto.

Insomma, costringerebbe a fermare una deriva anche per gli altri, anche per chi il reddito minimo non lo riceve.

Ah, probabilmente contribuirebbe anche a dare una svolta sociale in un momento in cui mezza Europa si sta rivoltando contro le élite e l'establishment. Ma forse chi ne fa parte è troppo stupido - o troppo avido - per capirlo.

*** Alessandro GILIOLI, giornalista, Dove porta la corsa verso il basso, blog 'piovono rane', 13 luglio 2016, qui


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domenica 3 aprile 2016

#LINK / Lavoro, in Italia scarsa qualità (Paolo Falco, Andrea Garnero, Stefano Scarpetta)

Ocse, Qualità ambiente lavoro

Un’indagine Ocse permette di delineare un quadro della qualità del lavoro nei vari paesi. L’Italia è vicina alla media nelle remunerazioni, debole nelle condizioni dell’ambiente lavorativo e agli ultimi posti per la protezione nel mercato del lavoro. Miglioramenti possibili.

*** Paolo FALCO, Andrea GARNERO e Stefano SCARPETTA, Lavoro senza qualità. Per l’Ocse l’Italia è tra gli ultimi della classe, blog 'lavoce.info', 'ilfatto quotidiano.it', 1 aprile 2016

LINK articolo integrale qui

martedì 15 marzo 2016

#LINK / Lavoro, donne e Nord-Sud (Linda Laura Sabbadini)

Negli ultimi venti anni le donne hanno rappresentato la componente più dinamica e innovativa della società, quella che è cambiata di più, modificando la società stessa. Ma per decenni, insieme ad anziani e bambini, sono state invisibili nelle statistiche ufficiali. Invisibili, perché gli Istituti nazionali di statistica sono stati tradizionalmente economicocentrici. Se, infatti, il focus delle politiche era unicamente circoscritto a quelle economiche, analogamente, poco spazio veniva dato alle statistiche sociali e all’approccio di genere. L’attenzione era concentrata essenzialmente sul Pil, sulla popolazione attiva, soprattutto quella inserita nel mercato del lavoro, e costituita da uomini adulti; i bambini erano analizzati solamente in quanto nati e studenti, gli anziani come percettori di pensione, le donne come maggioranza della popolazione inattiva. Per molto tempo insomma, è stato dato poco spazio ai soggetti in quanto tali, come portatori di bisogni specifici, e alla qualità della loro vita.

Svolta
Nel quadro di una grande svolta a favore dello sviluppo delle statistiche sociali, a partire dagli anni 90, l’Istat ha investito sulle statistiche di genere, mettendo a disposizione un patrimonio informativo sempre più ricco e fondamentale per la progettazione di politiche di genere che ha fatto del nostro Paese una punta avanzata nell’applicazione della Piattaforma di Pechino. È proprio alla Conferenza mondiale delle donne di Pechino che, nel 1995, l’Italia si presenta con il volume Istat «Tempi diversi». Seguito nel 2004 da un nuovo rapporto e al quale si aggiunge oggi il nuovo volume «Come cambia la vita delle donne». (...)

*** Linda Laura SABBADINI, direttrice dipartimento Politiche Sociali Itat, Donne & Lavoro, Nord-Sud sempre più lontani, 'Corriere della Sera', '27^ ora', 14 marzo 2016

LINK articolo integrale qui

giovedì 10 marzo 2016

#LINK / Voucher, per i nuovi schiavi (Alessandro Gilioli)

Anna Zilli, docente di Diritto del Lavoro all'università di Udine, ha lavorato a diverse ricerche sull'uso dei voucher in Italia, di cui l'ultima apparsa nella pubblicazione Lavorare per voucher popo il Jobs Act (Uniud 2015). (...)

I voucher, per chi non lo sapesse, sono dei "buoni" che si possono acquistare anche dal tabaccaio con cui pagare "one shot" forza lavoro di diverso tipo, che così guadagna 7,5 euro all'ora. Il lavoro a voucher non prevede alcuna forma di welfare (ferie, malattia, gravidanza etc) ed è in larghissima espansione in Italia: lavoro liquido e super precario, sostanzialmente braccia e cervelli in affitto, all'ora, usa-e-getta. Pochissimo presente sulle prime pagine dei giornali, il fenomeno dei voucher è poco frequentato anche dalla politica, compresa quella parte che per sua missione dovrebbe battersi per l'emancipazione di chi abita nei gradini più bassi e calpestati della piramide sociale (qui l'inchiesta di Fabrizio Gatti).

Quella che segue è un'intervista in merito alla ricercatrice Anna Zilli, che ringrazio. (...)

*** Alessandro GILIOLI, giornalista, saggista, I nuovi schiavi lavorano a voucher, blog 'piovono rane', 6 marzo 2016

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martedì 1 marzo 2016

#MOSQUITO / Paradigmi, possono far perdere le imprese (Pietro Nico)

Due esempi di paradigmi che hanno indotto all’errore grandi aziende sono: il caso dei transistor e quello degli orologi svizzeri.
Molti non sanno che il brevetto dei transistor è stato inventato negli Stati Uniti (da un’azienda leader nel campo delle tecnologie) in un’epoca dove radio e televisori venivano costruiti con le valvole.
L’industria si era attrezzata e specializzata in queste tecnologie al punto di non prendere in considerazioni eventuali alternative. Alcune industrie giapponesi acquistarono a buon mercato il brevetto dei transistor e, ben presto, invasero il mercato mondiale con radioline e televisori di piccole dimensioni, ovviamente senza valvole.

La storia però non insegna, visto che il brevetto dell’orologio al quarzo fu un’invenzione degli svizzeri.
Le aziende produttrici di orologi, non credevano però che la loro invenzione potesse avere successo visto che il paradigma dell’orologio tradizionale era molto forte, un orologio ricco di ingranaggi e meccanismi di precisione ai quali non si poteva certo rinunciare.
L’industria giapponese colse anche questa opportunità ed invase il mercato mondiale con orologi digitali economici e precisi. 

*** Pietro NICO, formatore, saggista, Le parole dei leader, Franco Angeli, Milano, 2005

#SPILLI #VIDEO / Lavoro, all'asta (M. Ferrario)


LA REALTA' NON E' TANTO DIVERSA DA QUESTA GAG SPIRITOSA
Se non apri la tua mente puo' succedere di subire una cosa del genere ...Riprendi in mano la tua vita
Pubblicato da NON DIRLO a nessuno su Martedì 7 aprile 2015

(da facebook, 7 aprile 2015)
video 1min17

Ma il finale prossimo venturo sarà ancora più incredibilmente credibile: l'asta continua e la vincerà chi sborserà più soldi per ottenere il lavoro messo in palio....

Cioè: non più il datore di lavoro che paga per il tuo lavoro, ma tu che paghi lui.

I tempi sono maturi.
Del resto, il lavoro ti dà esperienza e l'esperienza sempre più vale oro. 

C'è da chiedersi perché simili aste non vengano già tenute.
Pagare un lavoratore per la prestazione che dà è cosa vecchia: da secolo scorso.
Che penalizza il datore di lavoro.

Siamo nel nuovo secolo. Il secolo del cambiamento. 
Aiutiamo le imprese a uscire dalla crisi.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura