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giovedì 10 settembre 2020

#SENZA_TAGLI / Oggi è uno di quei giorni (Cecilia Sarti Strada)

Chi ammazza di botte un ragazzo e poi va a bersi una birra.

Chi deve sottolineare che la vittima, un ragazzo nato in Italia, era "bene integrato"; insomma era una brava persona anche se non era bianco, ecco.

Chi pensa sia giusto augurare agli assassini morte, violenza, stupro in galera. Chi auspica la legge del taglione.

L'assessora che strappa e butta la coperta di una persona senza fissa dimora. 

Chi passa le giornate a seminare odio, gioisce per i naufragi o l'incendio nel campo di Moria. 

Chi usa le parole come un'arma. 

Io non so come ne usciamo. A volte non so proprio se ne usciamo. Oggi è uno di quei giorni.

*** Cecilia SARTI STRADA, sociologa, già presidente di Emergency, facebook, 9 settembre 2020, qui


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domenica 10 maggio 2020

#SENZA_TAGLI / Milano, se i contagli riprenderanno (Cecilia Sarti Strada)

Se i contagi a Milano ripartiranno alla grande non dipenderà da venti pirla seduti sul muretto dei Navigli, dipenderà da venti incompetenti seduti in Regione Lombardia.

Questo deve essere molto chiaro. La Lombardia ha aperto la fase due con tantissimi malati, evidentemente non conteggiati perché qui i tamponi e i test sono una chimera. Che cosa succede nella fase 2 se non si è in grado di testare, tracciare, trattare in isolamento i malati? Succede che si torna più veloce della luce al calendario di marzo. È colpa della birra sui Navigli? No, è responsabilità di chi governa le politiche della Regione.

A questi ultimi, ai responsabili del disastro, fa sicuramente molto piacere potersi nascondere dietro le foto dei Navigli. Cerchiamo di non farci distrarre.

Ciò detto, noi milanesi evitiamo di ricominciare a comportarci da stronzi irresponsabili, per favore, perché qui butta maluccio e se non ci proteggiamo da soli non ci protegge nessuno.

*** Cecilia SARTI STRADA, sociologa, già presidente di Emergenzy, facebook, 8 maggio 2020, qui


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venerdì 26 luglio 2019

#SENZA_TAGLI / Ma come fate a dormire la notte? (Cecilia Sarti Strada)

Fatti: nei primi sei mesi di quest'anno è morta in mare una persona per ogni sei che sono arrivate in Italia. Nello stesso periodo dell'anno scorso erano 1 su 18.

Fatti: i dati - i dati, non le chiacchiere di mio cugino Gigi - mostrano che le persone partono indipendentemente dalla presenza delle navi di soccorso. Volontariamente o obbligate, partono lo stesso. Non partono "perché ci sono in mare le Ong". Partono perché la politica ha fallito. Perché la politica non ha eliminato (al contrario, ha agevolato) il traffico di esseri umani. Partono perché la politica non crea canali di accesso sicuri e legali. Non partono "per causa nostra", caro Governo: partono per causa vostra.

Fatto: oggi sono morte 150 persone in mare. Contare fino a centocinquanta, prego, usando nomi di persone che conoscete. Matteo, Luigi, Francesca, eccetera. Una strage. Altrettante, pare, sono state riportate in Libia a farsi violentare, rapinare, picchiare, e poi farsi rimettere in mare. Contare fino a centocinquanta, possibilmente così: Giovanni, corrente elettrica e bruciature di sigarette. Maria, violentata trenta volte. Andrea, bastonate sulla pianta dei piedi. E tornati in Libia si ricomincia.

Fatto: oggi in mare c'è stata una strage. 
Fatto: il nostro governo fa di tutto per ostacolare il soccorso in mare.

Domanda: ma come fate a dormire la notte? Pronto, ministro Di Maio? Pronto, ministro Salvini? Come diavolo dormite la notte? Almeno ditelo, "ci va bene così". Non nascondetevi dietro le balle, le calunnie, gli insulti, le supercazzole. Dite: "La gente crepa, lo sappiamo, e ci va benissimo così".

Centocinquanta persone vi stanno guardando dal fondo del mare. 

*** Cecilia SARTI STRADA, sociologa, già presidente di Emergency, facebook, 25 luglio 2019, qui


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sabato 30 marzo 2019

#SENZA_TAGLI / Essere famiglia (Cecilia Sarti Strada)

Famiglia, per me, è quel posto dove ci si scambia pane, amore e cultura. "Essere una famiglia" non ha niente a che fare con il genere o l'orientamento sessuale dei suoi componenti, né con la biologia. Ha molto a che fare con il rispetto, la solidarietà, il prendersi cura, il chiedere "Hai mangiato?". 
Così, a occhio, penso che a Verona ci sarà molta più "famiglia" fuori, alla manifestazione, che dentro le sale del congresso. E buon fine settimana, con tanto pane, amore e cultura.

*** Cecilia SARTI STRADA, sociologa, già presidente di Emergency,  facebook, 29 marzo 2019, qui


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domenica 3 febbraio 2019

#SENZA_TAGLI / Che cosa vi è successo, ragazzi? (Cecilia Strada)

Comunque lo devo ammettere, politici a cinque stelle: all'inizio eravate carini. Non abbastanza da votarvi, almeno per i miei gusti, ma all'inizio sembravate anche interessanti: l'onestà, la solidarietà, la verità, il blablabla. Com'è che siete finiti a sputare sulla solidarietà? Com'è che siete finiti a trattare le Ong (le Ong, santo cielo, non le mafie) come se fossero dei criminali? Com'è che siete finiti a ripetere balle su balle per giustificare il vostro operato e i vostri alleati? Mi spiace, per voi. Che cosa vi è successo, ragazzi? O siete sempre stati così, e avete imbrogliato tutti fin dall'inizio?

*** Cecilia STRADA, sociologa, già presidente di Emergency, facebook, 2 febbraio 2019, qui


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lunedì 28 gennaio 2019

#SENZA_TAGLI / 9 anni e l'ha capito (Cecilia Strada)

Mio figlio ha nove anni e ha perfettamente compreso una lezione abbastanza semplice. Fa così: "Siamo tutti il terrone di qualcun altro". Si articola: nella vita capiterà a tutti, prima o poi. Di essere guardati male, di subire un pregiudizio o un'ingiustizia, di essere in difficoltà, di avere bisogno di una mano. Siamo tutti esseri umani. Meglio saperlo da subito, e darsi una mano a vicenda, senza aspettare che qualcuno si faccia male.

Oh raga' lui ha nove anni e l'ha capito. Noi siamo grandi e votiamo, dai, su.

*** Cecilia STRADA, sociologa, già Presidente di Emergency, facebook, 21 gennaio 2019, qui


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martedì 7 agosto 2018

#SENZA_TAGLI / Vaccini e comunità scientifica (Cecilia Strada)

Oggi, qui su Facebook, ho letto un papà “no vax” raccontare con grande orgoglio che suo figlio piccolo non vaccinato si era ferito, ma lui era riuscito ad evitare che i medici del pronto soccorso gli facessero un’antitetanica. Ha raccolto gli applausi e le congratulazioni degli amici. A me veniva da piangere. Ragazzi, le case farmaceutiche hanno interessi economici, vero (peraltro guadagnano di più sulle malattie che sui vaccini, peraltro guadagnano di più su mille cose che prendete tutti i giorni senza stare a pensarci su, peraltro ci guadagnano esattamente come ci guadagnano quelli che vendono acqua e zucchero sotto forma di ‘preparato omeopatico’ - anzi, questi ultimi guadagnano forse di più, perché non devono investire in ricerca). Ma la scienza - la comunità scientifica tutta da una parte, pochi medici che non hanno mai pubblicato se non su YouTube dall’altra - ci dice che i vaccini sono più sicuri delle malattie contro le quali ci si vaccina. Quando prendete un aereo vi fidate del pilota e del suo brevetto, e non fareste mai guidare l’aereo a me che di solito siedo nella fila 19, posto finestrino, che sono laureata in sociologia però ho guardato tanti video su YouTube su come si pilota un aereo. Allo stesso modo non dovreste fidarvi di chi “l’ha detto su YouTube”, ma di tutto il resto della comunità scientifica. Un pensiero a quel bambino, e a tutti gli altri.

*** Cecilia SARTI STRADA, 1979, sociologa, già presidente di Emergency, facebook, 5 agosto 2018, qui


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mercoledì 16 maggio 2018

#SENZA_TAGLI / Israele, e palestinesi (Cecilia Strada)

Proiettili veri contro persone che non erano una minaccia immediata. Decine di morti, vittime colpite alla testa e al torace. Migliaia di feriti: e ricordiamo che qui "ferito" può significare avere le articolazioni colpite e distrutte da un proiettile ad alta velocità, per fare un solo concreto esempio; ferito, in guerra, spesso vuol dire che non guarirai mai più.

"Siamo di fronte una violazione degli standard internazionali e, in alcuni casi, a quelle che paiono uccisioni intenzionali che costituiscono crimini di guerra" dice Amnesty International, rinnovando l'invito alla comunità internazionale a sospendere la fornitura di armi a Israele.

Difficile non essere d'accordo. Quella di ieri è stata una strage. E le violazioni dei diritti umani commesse dai cosiddetti Stati democratici non riguardano solo le vittime dirette, le migliaia di famiglie che piangono i morti e i feriti di ieri. Con tutto quello che si portano dietro - la svalutazione della vita umana, la segnaletica "dagli al civile, tutto è permesso e nessuno paga mai!", la generazione di sofferenza e odio - questi crimini ci riguardano tutti, sono una minaccia alla pace a alla sicurezza di tutti.

*** Cecilia STRADA, sociologa, saggista, già presidente di Emergency, facebook, 15 maggio 2018, qui
Vedi articolo di Nicolò Canonico, Israele spara e uccide decine di palestinesi nel giorno dell'ambasciata Usa a Gerusalemme, 'L'Espresso', 14 maggio 2018, qui


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sabato 21 aprile 2018

#SENZA_TAGLI / Spese militari (Cecilia Strada)

Settori che non sembrano soffrire la crisi: i bilanci della difesa. 
"Nel 2018 le spese militari in Italia sfioreranno i 25 miliardi di euro", si legge nel rapporto dell'Osservatorio Mil€x. Una crescita del 5% dal 2014, un aumento della spesa per gli armamenti del 7% rispetto all'anno passato. (vedi qui)
Buon appetito.

*** Cecilia STRADA, sociologa, già presidente di Emergency, facebook, 19 aprile 2018, qui


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domenica 1 aprile 2018

#SENZA_TAGLI / Israele-Palestina, tra le vittime anche le parole e la verità (Cecilia Strada)

Oggi molti giornali italiani parlavano dei “morti negli scontri tra israeliani e palestinesi”. 
Morti, non uccisi; e negli scontri: che si sa, negli scontri un po’ le si prende e un po’ le si dà, e poi si “muore”, succede. 
Poi guardi le immagini e vedi qualcosa di diverso, vedi i cecchini dell’esercito israeliano che hanno sparato sui manifestanti. I manifestanti disarmati che sono stati uccisi, più che essere genericamente morti. Colpiti da cecchini, non negli scontri. Le immagini dei soldati israeliani che puntano il fucile in faccia ai paramedici, impedendo di soccorrere le vittime. Sedici persone uccise, un migliaio di feriti: la guerra è. E tra le vittime, al solito, ci sono anche le parole e la verità.

*** Cecilia STRADA, sociologa, già presidente di Emergency, facebook, 31 marzo 2018, qui


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venerdì 9 marzo 2018

#SENZA_TAGLI / Il nemico degli sfruttati (Cecilia Strada)

“Se voi però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri”.

È don Lorenzo Milani, da L’obbedienza non è più una virtù. Che non significa, lo specifico pensando ai commenti che ricevo quando periodicamente lo ripubblico, “privilegiare gli stranieri rispetto a qualcun altro”, o “non voler bene agli italiani”. Significa diritti per tutti, significa amare tutti, a partire dai più poveri: perché è troppo facile abbandonare i malati e curare i sani, e una società è giusta quando garantisce i diritti degli ultimi, non dei primi. Significa pure che il nemico degli sfruttati non dovrebbero essere altri sfruttati, ma lo sfruttamento e gli sfruttatori. E una buona giornata, compatibilmente con.

*** Cecilia STRADA, sociologa, già presidente di Emergency, facebook, 7 marzo 2018, qui


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lunedì 19 febbraio 2018

#SENZA_TAGLI / Due minuti a mezzanotte (Cecilia Strada)

Mancano due minuti a mezzanotte. Lo dice il Bulletin of the Atomic Scientists, che dal 1947 calcola quanto la specie umana possa essere vicina alla propria estinzione a causa delle tecnologie create dall’uomo, a partire dalle armi nucleari. Erano due minuti e mezzo lo scorso anno, ora sono due. 
L’altra sera mio figlio era con me a un incontro pubblico ed è venuto fuori questo discorso e l’orologio; più tardi, mentre si addormentava, ha chiesto “Ma è vero quel che hai detto prima? Se passano quei due minuti moriremo tutti?”. 
L’ho abbracciato e gli ho detto di no, non moriremo per questo, mentre mi si stringeva il cuore. “Come fai a dirlo?”. Ho risposto “Perché riusciremo a mettere al bando le armi nucleari, tanto per cominciare”. 
Ecco. Diamoci una mano, per tutti i nostri figli e per quelli degli altri. Facciamolo.

*** Cecilia STRADA, sociologa, già presidente di Eemergency, facebook, 17 febbraio 2018, qui

Bulletin of the Atomic Scientists

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venerdì 23 giugno 2017

#SENZA_TAGLI / Lashkar-gah, Afghanistan, non esiste (Cecilia Strada)

Oggi in Afghanistan c'è stato un altro bagno di sangue. Apro la posta: è Roberto, dall'ospedale di Emergency a Lashkar-gah.

"Chissà se qualcuno dalle nostre parti saprebbe localizzare in una mappa la cittadina di Lashkar-gah? No, non credo onestamente.
Eppure Lashkar-gah esiste, ed è pure una città importante qua. Ha circa 250mila abitanti ed è il capoluogo della regione. Come Bologna o Firenze. Solo che non è Firenze e neanche Kabul. Nessuno la conosce. E se nessuno la conosce nessuno ne parla. E se nessuno ne parla, per la nostra gente non esiste.
Invece oggi qua, nella città fantasma, a mezzogiorno è esplosa un'autobomba alla Kabul bank, a 150 metri dal nostro ospedale.
Prima si è sentito lo spostamento d'aria, poi un sacco di polvere, poi sono cominciati a piovere detriti, pure il parafango di una macchina nel nostro giardino. È saltata qualche finestra, un pezzo di controsoffitto del corridoio delle corsie è venuto giù.
Poi, i soliti minuti interminabili di silenzio, il nostro, e di spari serrati, fuori dal cancello.
Poi il fiume di gente. Prima uno alla volta, poi un'onda di sangue e ossa.
Una settantina ne sono arrivati. Una quindicina ne sono morti, molti prima dell'arrivo in ospedale.
Stiamo finendo adesso di sistemare le cose, qualcuno attende ancora la sala operatoria, i chirurghi, gli anestesisti e gli infermieri sono dentro da stamattina.
Fuori dal cancello è pieno di gente che piange, li si sente da dentro il pronto soccorso.
Ma è successo a Lashkar-gah, come succede da 15 anni di continuo.
E Lashkar-gah non esiste".

La guerra è. Buon lavoro, ragazzi.

*** Cecilia STRADA, presidente di Emergency, 'facebook', 22 giugno 2017, qui


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venerdì 16 giugno 2017

#SENZA_TAGLI / 'Ius soli', stranieri, bambini (Cecilia Strada)

«Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri», diceva don Lorenzo Milani.

E per quelli che si prendono il diritto di dividere i bambini in italiani e stranieri, di dividere le classi di bambini uguali - bambini che parlano la stessa lingua, giocano agli stessi giochi, sono nati nella stessa città e si sentono parte dello stesso Paese - tra chi è italiano e chi potrà solo sperare di diventarlo forse un giorno, per loro aggiungo: questi bambini sono la mia Patria, voi siete i miei stranieri.

*** Cecilia STRADA, presidente di Emergency, A proposito di ius soli,  'facebook', 15 giugno 2017, qui

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mercoledì 10 maggio 2017

#SENZA_TAGLI / Migranti, 2013, 268 morti (Cecilia Strada)

"Dall'aereo vediamo che la barca si è ribaltata. Le persone sono in acqua". C'erano 60 bambini. Da ore i naufraghi stavano chiedendo aiuto all'Italia, era più vicina a Lampedusa che a Malta, ma l'Italia risponde di chiamare Malta. Il medico siriano che sta chiedendo aiuto dice che ci sono tanti bambini. "Dovete chiamare Malta". 
Il pattugliatore della Marina italiana è la nave più vicina, ma non riceve ordini. Per ore. Poi il barcone si ribalta. 268 morti, tra cui 60 bambini. Era l'11 ottobre 2013. Fabrizio Gatti oggi ha ricostruito la storia, ci sono le telefonate. 

Istruzioni per capire di che cosa stiamo parlando quando parliamo di salvataggio in mare: pensare alla faccia del proprio figlio sopra al corpo di uno di questi bambini. Per me è tutto qui.

*** Cecilia STRADA, presidente di Emergency, 'facebook', 8 maggio 2017, qui


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giovedì 4 maggio 2017

martedì 2 maggio 2017

#SENZA_TAGLI / Soccorsi in mare e fango in terra, su Emergency (Cecilia Strada)

Risultato del calderone di fango di questi giorni sul soccorso in mare: gente che mi scrive per insultarmi e invitarmi a "vergognarmi" perché "portate qui quelli muscolosi e ve ne fregate dei bambini che muoiono di fame in Africa". 

Ora:
- non stiamo lavorando nel soccorso in mare (purtroppo, aggiungerei, avessimo soldi a sufficienza avremmo probabilmente preso anche una nave);
- da circa 23 anni Emergency aiuta la gente "a casa loro", compresi questi famosi bambini affamati (chi ci critica ne ha mai visto uno? Ne ha mai aiutato uno? Mah!) per un totale di 8 milioni di persone;
- da 10 anni Emergency lavora anche in Italia, con ambulatori fissi e mobili aperti a chiunque ne abbia bisogno (chi ci critica ne ha mai visto uno? Ne ha mai aperto uno?);
- se metà del tempo buttato per scrivere insulti e ingiurie fosse impiegato per fare qualcosa di positivo per l'Italia, probabilmente diventerebbe un Paese bellissimo in un paio di mesi, ma evidentemente è più facile e comodo sfogare la frustrazione dietro una tastiera che non darsi da fare. 
Alla luce di tutto questo, semplicemente: io non mi vergogno. Nemmeno un po'. Chi ci insulta può dire lo stesso? E buona giornata a tutti.

*** Cecilia STRADA, presidente di Emergency, 'facebook', 30 aprile 2017, qui


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lunedì 10 aprile 2017

#SENZA_TAGLI / Guerra 'giusta', il suo ombrello velenoso (Cecilia Strada)

Dire che un attacco missilistico è "una reazione a un crimine di guerra" è, a mio avviso, un'uscita piuttosto infelice che contiene due generi di problemi. 
Il primo problema è di tipo logistico, o di buon senso: è tutto da dimostrare che sganciare un centinaio di milioni di dollari di missili in una notte abbia prodotto un qualche effetto positivo per la sicurezza dei cittadini siriani; in genere - la storia di questi anni lo dimostra - lo strumento guerra ci porta solo a un aumento della stessa violenza. 
Il secondo problema è di genere filosofico e riguarda l'ambito "giustificatorio" in cui, volenti o nolenti, un'affermazione del genere ci spinge, l'ambito della "comprensibile reazione". 
Il problema qui è che, se si sdoganano le "comprensibili reazioni", allora vale per tutti: chi è testimone o vittima di un crimine di guerra "a casa loro" (il bombardamento di un ospedale? di un villaggio pieno di civili? di una festa di matrimonio o di un qualsiasi "danno collaterale"?) o chi ritiene di esserne vittima potrebbe o dovrebbe legittimamente "reagire" - con le armi a sua disposizione, che non saranno missili ma magari autobombe - contro lo Stato che di quei crimini è responsabile? 
Ecco, io preferirei di no. Quindi cerco di tenermi ben lontana da ogni affermazione che rischia di portare il discorso sotto l'ombrello velenoso della "guerra giusta".

*** Cecilia STRADA, presidente di Emergency, 'facebook', 8 aprile 2017, qui


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lunedì 27 marzo 2017

#SENZA_TAGLI / Il bravo campeggiatore (Cecilia Strada)

Chi è il bravo campeggiatore? È quello che lascia un posto migliore di come l'ha trovato. La regola del buon campeggiatore si può applicare a qualsiasi cosa - un bosco, lo spazio pubblico, i rapporti umani, l'azione politica o la relazione intima, qualunque cosa - e basterebbe questa a cambiare il Pianeta. Se lo facessimo tutti, non vivremmo in un postaccio e non ci sarebbe bisogno di eroi, angeli e salvatori da invocare e ringraziare; basterebbe comportarsi da buoni campeggiatori, e si può fare.

*** Cecilia STRADA, presidente di Emergency, 'facebook', 25 marzo 2017, qui


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martedì 31 gennaio 2017

#SENZA_TAGLI / Pietà, solo una storia di pietà (Cecilia Strada)

Senza motivo mi è tornata in mente questa storia, che vorrei condividere. 
Piazzale Loreto, 29 aprile 1945, arrivano i corpi di Mussolini, Claretta Petacci e alcuni gerarchi fascisti. 
A un certo punto vengono appesi, a quanto pare per evitare che una folla (comprensibilmente) inferocita facesse altro scempio dei cadaveri. La gonna della Petacci scivola, mostrandone quelle che allora si definivano "le pudenda". Una donna, Piera Barale, partigiana, si toglie la spilla da balia e la usa per fermarle la gonna, per coprirla. 
Questa storia l'ho sentita dalla voce della figlia di Piera, Silvana, un'amica che non c'è più. 
Ecco, a me quel gesto di pietà piace tantissimo. Mostrare pietà anche verso chi pietà non ha o non aveva, per me, è una lezione.
"E quindi, che cosa vorresti dimostrare?". 
Niente, è solo una storia. Una storia di pietà.

*** Cecilia STRADA, presidente di Emergency, 'facebook', 21 gennaio 2017, qui


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