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venerdì 19 marzo 2021

#SGUARDI POIETICI / Insegnavo alle mie parole ad amare (Nichita Stănescu)

Insegnavo alle mie parole ad amare,
mostravo loro il cuore
e non desistevo finché le loro sillabe
non cominciavano a battere.

Mostravo loro gli alberi
e quelle che non volevano stormire
le impiccavo senza pietà, ai rami.

Alla fine, le parole
hanno dovuto assomigliare a me
e al mondo.

Poi
ho preso me stesso,
mi sono appoggiato alle due rive
del fiume,
per mostrar loro un ponte,
un ponte tra il corno del toro e l’erba,
tra le stelle nere della luce e la terra,
tra la tempia della donna e la tempia dell’uomo,
lasciando circolare le parole sopra di me,
come auto da corsa, come treni elettrici,
solo perché arrivassero prima a destinazione,
soltanto per insegnare loro come si trasporta il mondo,
da se stesso,
a se stesso.

*** Nichita STĂNESCU, 1933-1983, saggista e e poeta rumeno, da Il diritto al tempo, 1965, in La guerra delle parole, Le Lettere, Firenze, 1999, traduzione di Fulvio del Fabbro e Alessia Tondini, in 'poesia in rete', 16 marzo 2021, qui


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mercoledì 28 novembre 2018

#SGUARDI POIETICI / Canto senza risposta (Nichita Stănescu)

Perché mai ti amerò, donna sognatrice,
che ti avvolgi intorno a me come fumo, come una vite
intorno al mio petto, alle mie tempie,
sempre tenera, sempre ondeggiante?

Perché mai ti amerò, donna delicata
come un filo d’erba che taglia in due
la luna estiva, gettandola in acqua,
divisa da se stessa
come due innamorati dopo un abbraccio?…

Perché mai ti amerò, occhio malinconico,
sole castano che sorgi dalla mia spalla,
trascinando dietro di te un cielo di profumi
con nubi sottili, senza ombra?

Perché mai ti amerò, ora indimenticabile,
che invece dei suoni
metti in fuga intorno al mio cuore
una mandria di puledri dalle criniere ribelli?

Perché mai ti amerò tanto, amore,
vortice di stagioni che colorano un cielo
(sempre diverso, sempre vicino)
come una foglia cadente. Come un respiro appannato dal gelo.

*** Nichita STĂNESCU, 1933-1983, saggista e e poeta rumeno, Canto senza risposta, traduzione di Fulvio del Fabbro e Alessia Tondini, da Una visione dei sentimenti, 1964,  in Nichita Stanescu, La guerra delle parole, Le Lettere, Firenze, 1999, segnalato in 'bibliotecafondazionebo', 6 novembre 2015,  qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Nichita_St%C4%83nescu


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sabato 24 novembre 2018

#SGUARDI POIETICI / Dimmi, se ti prendessi un giorno (Nichita Stănescu)

Dimmi, se ti prendessi un giorno
e ti baciassi la pianta del piede
non zoppicheresti un poco, dopo tutto,
per paura di schiacciare quel bacio?

*** Nichita STĂNESCU, 1933-1983, saggista e e poeta rumeno, in più siti internet e anche in 'bibliotecafondazionebo', Una "poesia della poesia", Nichita Stanescu, 6 novembre 2015, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Nichita_St%C4%83nescu


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martedì 20 novembre 2018

#SGUARDI POIETICI / Ars poetica (Nichita Stănescu)

Insegnavo alle mie parole ad amare,
mostravo loro il cuore
e non desistevo finché le loro sillabe
non cominciavano a battere.

Mostravo loro gli alberi
e quelle che non volevano stormire
le impiccavo senza pietà, ai rami.
Alla fine, le parole
hanno dovuto somigliare a me
e al mondo.

Poi
ho preso me stesso,
mi sono appoggiato alle due rive
del fiume,
per mostrar loro un ponte,
un ponte tra il corno del toro e l’erba,
tra le stelle nere della luce e la terra,
tra la tempia della donna e la tempia dell’uomo,
lasciando circolare le parole sopra di me,
come auto da corsa, come treni elettrici,
solo perché arrivassero prima a destinazione,
solo per insegnare loro come si trasporta il mondo,
da se stesso
a se stesso.

*** Nichita STĂNESCU, 1933-1983, saggista e e poeta rumeno, Ars poetica, traduzione di Fulvio del Fabbro e Alessia Tondini, da Il diritto al tempo, 1965,  in Nichita Stanescu, La guerra delle parole, Le Lettere, Firenze, 1999, segnalato in 'bibliotecafondazionebo', 6 novembre 2015,  qui


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venerdì 27 ottobre 2017

#SGUARDI POIETICI / Le non parole (Nichita Stănescu)

Lui ha teso verso di me una foglia come una mano con le dita.
Io ho teso verso di lui una mano come una foglia con i denti.
Lui ha teso verso di me un ramo come un braccio.
Io ho teso verso di lui il braccio come un ramo.
Lui ha piegato verso di me il suo tronco
come un melo.
Io ho piegato verso di lui la spalla 
come un tronco nodoso.
Sentivo la sua linfa accelerare pulsando
come il sangue.
Sentiva il mio sangue rallentare salendo come la linfa.
Io sono passato attraverso di lui.
Lui è passato attraverso di me.
Io sono rimasto un albero solo.
Lui
un uomo solo.

*** Nichita STĂNESCU, 1933-1983, poeta e saggista romeno, Le non parole, 1969, traduzione di Fulvio del Fabbro e Alessia Tondini, in Nichita Stănescu, La guerra delle parole, Le Lettere, Firenze, 1999. Segnalato in 'poesiainrete', 20 ottobre 2017, qui


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Testo originale (Necuvintele)
El a întins spre mine o frunză ca o mână cu degete.
Eu am întins spre el o mână ca o frunză cu dinţi.
El a întins spre mine o ramură ca un braţ.
Eu am întins spre el braţul ca o ramură.
El şi-a înclinat spre mine trunchiul
ca un măr.
Eu am inclinat spre el umărul
ca un trunchi noduros.
Auzeam cum se-nţeteşte seva lui bătând
ca sângele.
Auzea cum se încetineşte sângele meu suind ca seva.
Eu am trecut prin el.
El a trecut prin mine.
Eu am rămas un pom singur.
El
un om singur.
Nichita Stănescu, da Necuvintele, Editura Tineretului, Bucureşti, 1969