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venerdì 16 agosto 2019

#MOSQUITO / Questa idea dell'umano (Pietro Ingrao)

Ho imparato in questo secolo l’indicibile dell’umano, di ognuno di noi e della relazione con l’altro che non possiamo mai afferrare fino in fondo. La mia paura è che mi venga tolto non tanto il pane e nemmeno la Costituzione, ma questa idea dell’umano. Vi prego, non permettete che la domanda sull’essere umano venga cancellata.

*** Pietro INGRAO, 1915-2015, politico e militante comunista, intellettuale, poeta, in occasione della festa per i novant'anni, 30 marzo 2005, Auditorium di Roma, in Pietro Ingrao con Maria Luisa Boccia e Alberto Olivetti, Indignarsi non basta, Aliberti editore,  2015


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sabato 30 giugno 2018

#MOSQUITO / Capire, una prassi (Pietro Ingrao)

Capire non è solo condannare. La condanna è importante, ma se resta solo condanna per me è una conoscenza povera: importante sul terreno etico, ma povera, magra, sul terreno politico dove contano molto le conseguenze che si traggono dalla conoscenza. Per me, per il mio comunismo, conoscere significa prassi: significa sforzarsi di penetrate nella trama delle cose per intervenire e – se possibile – per trasformarle.

*** Pietro INGRAO, 1915-2015, politico e militante comunista, intellettuale, poeta, citato in 'strisciarossa', via facebook, 26 giugno 2018, qui


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giovedì 26 aprile 2018

#SGUARDI POIETICI / Bilanci (Pietro Ingrao)

Non c'è rumore di lacrime.
State quieti. Nessun
chiasso fa il pianto.

*** Pietro INGRAO, 1915-2015, politico e militante comunista, intellettuale, poeta, Bilanci, da Cinque poesie inedite di Pietro Ingrao (anni 2001-2008), in 'centro riforma dello Stato', 29 marzo 2018, qui


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sabato 7 aprile 2018

#SGUARDI POIETICI / Esistenze (Pietro Ingrao)

Che vale
un lamento? Nulla
è un lamento
nello stormire del mondo,
ombra imbelle
rispetto all'ape operosa.

Solo un lamento
che c'è. 

*** Pietro INGRAO, 1915-2015, politico e militante comunista, intellettuale, poeta, Esistenze, da Cinque poesie inedite di Pietro Ingrao (anni 2001-2008), in 'centro riforma dello Stato', 29 marzo 2018, qui


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domenica 22 ottobre 2017

#MOSQUITO / Lentezza, contemplazione (Pietro Ingrao)

Ho smesso di considerare la lentezza sempre in maniera negativa e ho cominciato a riflettere su come essa possa iscriversi in una visione più complessa e più sfumata dell’esperienza umana. Lentezza intesa come gironzolare, sostare, procedere esitando, considerati non più come disvalori, come segni di fannullaggine, come perdite di tempo – espressioni che oggi invece usiamo tanto spesso. Lentezza che diventa sempre più occasione di scoprire diverse forme di temporalità, conoscenze che altrimenti, nell’agitazione, non possono essere visibili. La lentezza che insomma si riempie: non più ritardo, ma possibilità di sviluppare esperienze che altrimenti andrebbero perdute. Dunque vagare, esitare, muoversi lentamente, non come fatto negativo, ma come sperimentazione di spazi ricchi di vita, quasi un accostarsi più aperto alle cose, un indugio che schiude sentieri, vie, luoghi altrimenti inaccessibili. 
Non più soltanto, allora, la classica rivendicazione operaia del tempo libero, ma la nuova rivendicazione di momenti che possano contenere una modulazione più ricca dell’esperire. Quasi che i campi della vita potessero essere conosciuti, direi assaporati, solo attraverso scansioni più lente e forse proprio per questo più ricche. Ecco perché ho parlato con insistenza di elogio della lentezza. Ho cercato di riflettere su una diversa nozione dell’utilità del tempo e delle sue cadenze. (...)

Sento che quando affrontiamo l’esperienza della contemplazione, che pure sembra tanto assurda, tanto pacata, tanto silenziosa, mandiamo a schiantare con forza tanti modi di essere della società in cui viviamo. Introduciamo differenze e rotture, mettiamo in luce nuove scale di valori. 
Ho vissuto per affermare il peso, la presenza, il diritto del lavoro, il valore che si esprime nel fare, contro la mortificazione operata dal dominio capitalistico. In questo tempo ultimo della mia vita, però, sono portato a una visione più problematica. Oltre a ragionare su chi fa, sa fare e si esprime nel fare, tendo a ragionare anche su altre forme di soggettività, su altri modi di essere – sui deboli e sugli incapaci, per esempio – chiedendomi se non si debba dilatare più imperiosamente questa scala di valori. Se non si debba, per lo meno, incominciare a sviluppare un discorso che non riguardi soltanto la riscossa dei proletari – e sapete quanto questa mi abbia coinvolto – ma anche, più ampiamente, i valori dei deboli, degli incompiuti, addirittura, degli incapaci. 
Mi domando se davvero si debba restare legati a una visione svalutativa, o se essi non dicano invece qualcosa a cui tutti noi, anche noi comunisti, dovremmo schiuderci. Siamo troppo onnilavoristi, troppo presi dalla qualità e dal tempo del lavoro e dell’atto lavorativo, immersi in questa nostra società così difficile, trascinata alla corsa.

*** Pietro INGRAO, 1915-2015, politico e militante comunista, intellettuale, poeta, Il valore della contemplazione, Castelvecchi, 2017


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lunedì 11 aprile 2016

#SGUARDI POIETICI / Per Gaza (Pietro Ingrao)

Guarda: 
vedi come ostinate 
tornano dal cielo le bombe fiorenti, e furenti 
calano sulle strade, spezzano corpi, 
ardono case, testarde inseguono
gli stupiti fanciulli, 
gridano 
cantano l’inno alla morte 
senza stancarsi mai … 
Chi siete, 
perché illuminate le notti, 
insanguinate le vie: 
perché siete in ansia 
perché vi serve la strage degli innocenti 
e forse disperate sull’esistere 
tornate a cantare la gloria 
dell’uccidere di massa, 
affidate la pace alla morte … Voi 
così senza speranza 
se soltanto 
l’assassinio di massa può assicurarvi la vita 
e solo le maledizioni e le lacrime 
possono difendervi. 
E non vedete, non sperate 
altra salvezza 
per l’uomo e per il figlio dell’uomo 
che la morte corale. 
Voi che venite da un cammino di lagrime 
e ora senza lume di tregua 
seminate nuovo pianto innocente.
Da lontano 
vi scrutiamo impotenti: 
e null’altro sappiamo 
che invocare da voi l’elemosina della pace. 
Noi che veniamo da lotte di secoli 
condotte per tutte le terre infinite di questo globo rotondo 
in cui dato a noi 
fu di vivere, 
e sembriamo ora 
solo capaci 
di educarci all’indifferenza. 
O scrutare allibiti. 

*** Pietro INGRAO, 1915-2015, politico e militante comunista, intellettuale, poeta, Per Gaza, ‘l’Unità’, 9 gennaio 2009



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giovedì 1 ottobre 2015

#LINK / Dialogo sulle istituzioni (Norberto Bobbio e Pietro Ingrao)

'MicroMega' ricorda Pietro Ingrao, storico dirigente comunista scomparso il 27 settembre 2015 all'età di 100 anni, ripubblicando il suo dialogo con Norberto Bobbio uscito sul numero 1/1986 di MicroMega.

DIALOGO SULLE ISTITUZIONI

di Norberto Bobbio e Pietro Ingrao, da 'MicroMega' 1/1986

Il dirigente comunista spiega come è possibile e perché è necessario formare il governo costituente. 
Le obiezioni del filosofo socialista, e la sua radicale critica delle categorie marxiste di egemonia e massa, inconciliabili con la democrazia occidentale.

LINK, articolo integrale qui



° ° °


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martedì 29 settembre 2015

MOSQUITO / Utopista, essere (Pietro Ingrao, Pier Paolo Pasolini)

[Utopista] Fosse vero! La ritengo una definizione molto nobile perché credo che, in tanti suoi corsi, il mondo abbia proceduto per grandi squarci utopici. Se ho un rammarico, non è di essere stato un utopista, ma di esserlo stato troppo poco. 

*** Pietro INGRAO, 1915-2015, politico e militante comunista, intellettuale, poeta,  intervistato da Corrado Stajano, giornalista e scrittore, ‘Corriere della Sera’, 9 dicembre 1989, citato da Corrado Stajano, Maestri e Infedeli. Ritratti del Novecento, Garzanti, Milano, 2008.

° ° °
Parlo da utopista, lo so. Ma o essere utopisti o sparire. 

*** Pier Paolo PASOLINI, 1922-1975, scrittore, poeta e regista, 9 agosto 1969, in Il caos, a cura di G.C. Ferretti, Editori Riuniti, Roma, 1979.



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lunedì 28 settembre 2015

#MOSQUITO / Mitezza, è radicalità (Pietro Ingrao)

Vorrei capire bene che cosa si intende con “mitezza”. 
La parola è troppo grande per farne un uso ambiguo o sommario. Se il riferimento è al libro Il diritto mite di Gustavo Zagrebelsky, il concetto di mitezza sembra assai vicino alla nozione di moderazione, di contemperamento, di “medietà”. E questo stride con l’idea che io mi faccio della mitezza. 
Mi spiego, la parola è alta. Sta pure nel “Discorso della Montagna”. 
Ma oggi per me è una parola conflittuale, e in fondo lo è anche nel Vangelo. La mitezza mi pare del tutto estranea al mondo che ho di fronte. Il simbolo incarnato di questo mondo è la violenza. In tre quarti della fiction che vedo, la pistola è il principale mezzo di comunicazione con l’altro. E’ l’ideologia di questo mondo: è la forza, l’osanna per chi vince. 
Essere “miti” significa essere in discordia profonda con questo mondo: e dunque domanda una radicalità, non un contemperamento e una moderazione. Non una “normalità”, ma un sentirsi acutamente anormali rispetto a questo ordine così violento e selvaggio, in cui impera la supremazia onnivora del profitto.

*** Pietro INGRAO, politico, militante, intellettuale e poeta, 1915-2015, dichiarazione del 30 marzo 1915, dal web (anche qui)


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#SGUARDI POIETICI / Distanze (Pietro Ingrao)

[Se ne è andato uno dei protagonisti della storia del comunismo italiano. 
Un politico e un intellettuale con cuore, testa e pancia ben piantati nel 900.
Ma che ha sempre cercato di pensare con la propria testa.] (mf)

° ° °
Eppure siamo lontani, dispersi,
non ci saldano
le folli corse nostre
nell’agire,
il sussurro del video, la sete
di comando, il desolato desiderio
di stringerci nella parola.

*** Pietro INGRAO, 1915-27 settembre 2015, politico e poeta, Distanze, da L’alta febbre del fare, Mondadori, 1994



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mercoledì 22 aprile 2015

#EX LIBRIS / Apprendere (P. Ingrao)

La questione più aspra era nel fatto che quei saperi restavano «materie»: anche nell'agire dell'insegnante. Difatti quei maestri tenevano lezione rigidamente (e naturalmente...) l'uno separato dall'altro. Mai tenevano una lezione comune; quasi mai si incontravano per discutere e delucidare - insieme con gli alunni - un punto chiave della riflessione educativa. O anche per vagliare o prospettare insieme, e con gli alunni, una controversia interpretativa, un progetto di ricerca. Insomma non stimolavano mai un 'cercare collettivo'. 

Eppure la gara dell'apprendere esercitava su di me una lusinga: con l'astuzia della domanda, ci metteva per qualche momento sul palcoscenico; ci chiamava a sortire da noi, ad assumere la responsabilità di un dire 'pubblico'. Ma questo esigeva un dubitare, e che il maestro avesse lui un dubbio, e anch'egli chiedesse, cercasse una risposta, se mai per verificarla con gli allievi. E in quella scuola quasi mai, o mai, era cosi.

*** Pietro INGRAO, 1915, dirigente politico, scrittore e poeta, Volevo la luna, Einaudi, Torino, 2006

lunedì 30 marzo 2015

#SGUARDI POIETICI / Chiamata (Pietro Ingrao)

C’è un rombo un’armata 
un sordo rullo di tamburo 
che avanza all’alba dal fondo 
delle metropoli;
senza trombe né squilli 
dilaga il lungo 
scalpiccìo; lente, pesanti, 
al suo scuro clamore 
in alto si schiudono 
le palpebre grevi delle serrande:
fugge il notturno sospirando, 
s’alza l’alta febbre 
del fare.

*** Pietro INGRAO, nato nel 1915, politico e poeta, Chiamata, da Pietro Ingrao, L’alta febbre del fare, Mondadori, 1994.
Anche in 'losguardopoIetico', 329, 10 maggio 2014, http://twl.sh/1nr5Ac8


#VIDEO #POLITICA / Non mi avete convinto (Pietro Ingrao)



Pietro INGRAO, 1915, dirigente politico, scrittore e poeta 
Non mi avete convinto - trailer
dal film documentario Non mi avete convinto, di Filippo Vendemmiati, 2012
video, 1min01

«
Noi – quelli della mia generazione – non siamo riusciti a trovare la risposta alla crisi indiscutibile del leninismo-stalinismo. E, prima di tutto per questo, siamo degli sconfitti. Però, da un lato in questo paese ci sono state milioni di persone che sono cresciute anche culturalmente nella lotta politica e che sono state una parte decisiva dell'esperienza democratica italiana; d'altro canto oggi continuo a vedere milioni di oppressi nei drammatici mutamenti della globalizzazione. E, poi, vediamo il riemergere apologetico della guerra come realtà pressante e distruttiva che dilaga nel mondo, mentre è stata cancellata dal vocabolario la parola disarmo: non c'è più nessuno che la pronunci, nemmeno voi sul 'manifesto'. Non ti sembrano buoni motivi per continuare a dirsi comunisti e a lavorare per la costruzione di un soggetto politico su scala necessariamente internazionale? (Pietro INGRAO, intervistato da Gabriele Polo, 'il manifesto', 9 settembre 2006)
»
Oggi Pietro Ingrao compie 100 anni

Una sua poesia è pubblicata in questo blog: 
#SguardiPoietici, Eppure, 26 gennaio 2015, 

lunedì 26 gennaio 2015

#SGUARDI POIETICI / Eppure (Pietro Ingrao)

Per gli incolori
che non hanno canto
neppure il grido,
per chi solo transita
senza nemmeno raccontare il suo respiro,
per i dispersi nelle tane, nei meandri
dove non c’è segno, né nido,
per gli oscurati dal sole altrui,
per la polvere
di cui non si può dire la storia,
per i non nati mai
perché non furono riconosciuti,
per le parole perdute nell’ansia
per gli inni che nessuno canta
essendo solo desiderio spento,
per le grandi solitudini che si affollano
i sentieri persi
gli occhi chiusi
i reclusi nelle carceri d’ombra
per gli innominati,
i semplici deserti:

fiume senza bandiere senza sponde
eppure eterno fiume dell’esistere. 

*** Pietro INGRAO, 1915, politico, giornalista, saggista, poeta, Eppure, da L’alta febbre del fare, Mondadori, Milano, 1994.
Anche in 'losguardopoIetico', 36, 2mar13, http://twl.sh/XgIk2V


Giuseppe PELLIZZA DA VOLPEDO, 1868-1907
Quarto Stato, 1901