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mercoledì 23 settembre 2020

#MOSQUITO / Duro ma adulto sarebbe riconoscere (Rossana Rossanda)

Duro, ma adulto sarebbe riconoscere che la condizione dell’uomo, appeso tra vita e morte, questo suo dato biologico, astorico, il residuo indistruttibile di individualità della sua sofferenza, è il limite oscuro che incontra, al limite del suo cammino, una emancipazione politica: la cui forma e missione non sta nel restituire l’uomo alla felicità, ma soltanto (soltanto!) liberarlo dalla intollerabilità della ingiustizia.

*** Rossana ROSSANDA,  1924-2020, politica, co-fondatrice di 'il manifesto', da Anche per me, Feltrinelli, 1987, citata da Lea Melandri, Cara Rossana, ti dico addio con le tue parole, 'il manifesto', 22 settembre 2020, qui


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martedì 22 settembre 2020

#MOSQUITO / Le scelte prima le facciamo poi ci fanno (Rossana Rossanda)

Non sono mai stata populista: non lo può essere chi è venuto alla politica dal rifiuto del fascismo. Avevo visto il poveraccio fascista, quello che si era messo nelle milizie nel 1944 perché non sapeva dove andare. Conoscevo al sud chi si faceva carabiniere o seminarista per necessità ma diventava poi molto carabiniere e molto seminarista. Le scelte prima le facciamo poi ci fanno.

*** Rossana ROSSANDA, 1924-2020, politica, co-fondatrice di 'il manifesto', La ragazza del secolo scorso, Einaudi, 2010
https://it.wikipedia.org/wiki/Rossana_Rossanda


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domenica 26 aprile 2020

#MOSQUITO / Diritti, vanno difesi metro per metro (Rossana Rossanda)

Non ci sono nei rapporti fra le classi diritti inalienabili. Essi vanno difesi metro per metro dalla possibilità di un arretramento, del quale nel recente passato lo strumento fondamentale è stata la utilizzazione esclusivamente padronale della tecnologia, e oggi la più volgare riduzione dell’economia a una contabilità dello stato.

*** Rossana ROSSANDA, 1924, politica, co-fondatrice di 'il manifesto', citazione da 'il manifesto', 2012, qui


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lunedì 15 maggio 2017

#RITAGLI / Macron e il mondo oggi (Rossana Rossanda)

Queste elezioni hanno disintegrato la scena politica tradizionale, cancellando i due partiti che sono stati il fondamento della quinta Repubblica, cioè i socialisti e i gaullisti. Che dovranno dimostrare di essere in grado di ricostruirsi.

[D: A sinistra, molti guardano con ammirazione a Macron]
Macron è un uomo di centro-destra, non ha nulla della cultura di sinistra, non è neppure un timido social-democratico. È totalmente allineato all'austerità dell'Europa di Bruxelles.

[D: Altiero Spinelli scriveva che destra e sinistra, un giorno, si sarebbero distinte dal ripudio o dal favore che avrebbero accordato all'Europa. Non è quello che è successo in Francia?]
Dubito che in Francia conoscano Altiero Spinelli, che era un federalista convinto, non un marxista come me. Marxista ortodossa, per la precisione. (...)

[D: Gli operai sono ancora i lavoratori più sfruttati?]
Gli sfruttati, in senso proprio, sono soltanto loro. Gli altri sono poveri. La lotta di classe è ferocissima, anche in questo momento. Forse, addirittura più di quanto non lo fosse dieci, vent'anni fa. L'attacco della classe dominante agli operai è stato spaventoso. Li stanno facendo a pezzi.

[Ci sono persone che lavorano con la partita Iva che guadagnano di meno e hanno la metà delle loro garanzie.]
Sono lavoratori ridotti a uno stato di miseria. Ma essere o non essere operai non è questione di reddito, dipende dai rapporti di produzione. I lavoratori di cui lei parla o ce la fanno, e allora si arricchiscono; oppure vengono spazzati via. Sono ridotti a una condizione simile a quella del proletariato, ma non sono il nuovo proletariato.

[D: Perché no?]
Perché non avvertono un desiderio di conflitto, tendono ad adattarsi, ad andare ciascuno per la propria strada. Il proletariato non è solo una condizione economica: è anche un modo di percepirsi uguali, fratelli, uniti.

[D: È per questo che nessuno si rivolta più?]
Quando Renzi ha approvato quell'ignobile legge chiamata Jobs Act non c'è stata nemmeno una sollevazione contro. E posso capirlo: se mi dicono di scegliere tra il crepare e il sopravvivere, scelgo di tirare avanti. Capisco meno l'assenza di un'opposizione del ceto politico.

[D: Lei perché ha lottato?]
Perché vivere per accettare il mondo così com'è non vale la pena.

[D: È davvero così male il mondo di oggi?]
Una vita che è invasa anche nella sfera più intima dalla competitività e dal mercato, per me, è insopportabile. Non accetto nulla di questo mondo. Rispetto le culture orientali, l'idea di conciliarsi con il tutto. Ma nella cultura occidentale la politica è conflitto e lotta. (...)

*** Rossana ROSSANDA, 1942, giornalista, saggista, militante politica, ex dirigente Pci, fondatrice de 'il manifesto', intervistata da Nicola Mirenzi, "Macron non ha nulla di sinistra", 'Huffpost', 14 maggio 2017

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lunedì 16 novembre 2015

#RITAGLI / Non sono i dannati della terra (Rossana Rossanda)

[D: ... vede un rischio di cortocircuito tra integralismo islamico e razzismo?]
Sì, di un cortocircuito tra fondamentalismo, razzismo e disagio sociale. Non abbiamo ancora capito bene e del tutto da dove vengano quelli che hanno sparato. Esiste comunque a Parigi e altrove un disagio sociale forte. E per ragazzi scombussolati, avviliti, forse è più facile sentire le predicazioni di un imam, elementari, ma chiare, piuttosto che quelle della destra atea.

[D: Lei ha vissuto passaggi anche brutali della storia. Da «ragazza del secolo scorso», per usare la definizione data di sé nella sua autobiografia, quali le evocano le stragi di venerdì?]
Non i tedeschi o la guerra. Con lo Stato Islamico siamo davanti a un fenomeno del tutto nuovo. Non era il modo di operare dei tedeschi in guerra. Qui c'è un gruppo, non si sa quanto consistente, di persone decise a morire. Non le spaventi. Hanno messo la morte nel conto. Quelli che fanno esplodere le cinture sono tagliati in due. (...)

[D: ... le sembrano «i dannati della terra», oppressi in cerca di giusto riscatto?]
No, non sono i dannati della terra. A giudicare dai casi passati non sono neppure i più poveri. Ci sono tracce di disperazione vendicativa: perché un ragazzo si faccia ammazzare serve una decisione. Non posso pensare che siano tutti musulmani integralisti che si fanno uccidere perché sarebbero accolti da bellissime vergini. È un fenomeno che nel '900 non c'era, e c'è la necessità di capire come e perché avviene.

[D: Rossanda, dunque non ha una linea? Al di là della condanna, naturalmente]
Una linea non ce l'ho. Se non osservare che l'Occidente finora non ha fatto altro che alimentare questo furore, questa disperazione. La Libia oggi è incontrollabile e per una scelta di Nicolas Sarkozy. Abitanti di alcuni Paesi sono stati profondamente offesi, non si poteva fare operazione più cretina di quella fatta da Bush in Iraq. (...)

*** Rossana ROSSANDA, giornalista, saggista, militante politica, ex dirigente Pci, fondatrice de 'il manifesto', estratto da "A uccidere non sono i dannati della terra", intervistata da Maurizio Caprara, 'Corriere della Sera',15 novembre 2015.