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venerdì 11 dicembre 2020

martedì 16 aprile 2019

#SENZA_TAGLI / Cosa può insegnare il dolore (Omar Montecchiani)

La precarietà della vita può aiutare alcune persone ad apprezzare le cose, in quanto esse lasciano emergere, in questo modo, la loro unicità e quindi la loro bellezza.

Tuttavia, non è vero in assoluto, e non è vero per tutti, che per amare la vita e tutto ciò che essa ci può dare, dobbiamo farci venire una malattia per poi sopravvivere scoprendo cosi nuovi orizzonti.

Oppure subire un trauma, cadere in depressione, farci del male in qualche modo, e via di seguito.

Possiamo apprezzare la bellezza, ad esempio, attraverso il piacere.

E questo può accadere in modo spontaneo, cioè naturalmente, in ognuno di noi.

Oppure, alcune persone che ammiriamo e che a loro volta amano la vita con le loro passioni, possono averci educato per imitazione a fare questo.

Comprendo benissimo e condivido il pensiero di chi, nella sofferenza, ha riscoperto modi di emozionarsi che prima gli erano negati (e chi mi conosce sa bene il mio pensiero a tale proposito).

Il dolore ha aperto un varco all'interno dell'anima, riuscendo a farla respirare in sincronia con il respiro del mondo in una maniera mai vissuta prima.

Tuttavia, il rischio che deriva da questa "esclusività", cioè dal concetto per il quale "solo chi ha sofferto può capire certe cose", è quello di generalizzare una esperienza soggettiva estendendola all'intera umanità.

Cioè a esperienze altre, non direttamente implicate con il dolore, alle quali non abbiamo fondamentalmente accesso.

Il dolore non dovrebbe insegnare a mettersi sul piedistallo.

Ma a elevare la persona verso una saggezza che include anche l'essere umili, facendole vivere il sentimento di un'esperienza universale capace di metterci tutti sullo stesso piano.

Il dolore insegna l'uguaglianza e la condivisione nella fragilità.

*** Omar MONTECCHIANI, 1978, counselor, Cosa può insegnare il dolore, facebook, 5 aprile 2019, qui


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domenica 15 luglio 2018

#SENZA_TAGLI / La mente come lago (Omar Montecchiani)

Quando rimaniamo alla superficie delle cose, quando ci impegniamo nelle faccende di tutti i giorni identificandoci totalmente in quello che facciamo, oppure nei nostri ruoli sociali, lavorativi, o nelle cose che acquistiamo, tutto alla fine ci viene a noia e ci pesa.

Diventiamo irritabili, confusi, esausti di noi stessi.

L'uomo come diceva Nietzsche, qualche volta ha bisogno di oblio per potersi ritrovare.

Soprattutto, ha bisogno di scendere in profondità per comprendere quel silenzio dal quale solamente può emergere, e sul quale solamente può poggiare, il frastuono della superficie proveniente dalla realtà che viviamo.

Se vuoi evitare che la tua mente diventi satura di suoni, di rumori, di identificazioni effimere, devi scendere al di sotto delle increspature che si creano sulla superficie di quel lago che è la vita quotidiana.

Finché un giorno non comprenderai che la mente è il lago stesso.

*** Omar MONTECCHIANI, 1978, counselor, facebook, 11 luglio 2018, qui



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mercoledì 17 gennaio 2018

#SENZA_TAGLI / Litigio, il bisogno di rassicurazione (Omar Montecchiani)

Quando ti trovi in una qualsiasi discussione più o meno accesa, nella quale provi un forte ribollimento di pancia e il sangue ti va alla testa, e senti la rabbia e la disperazione raggrumarsi in gola fino a soffocarti, puoi porti un'unica domanda: 
"In questo momento, che cosa sto cercando di dimostrare?"

A volte è possibile percepire di stare semplicemente difendendosi, ed è allora che si può scegliere di proteggersi, di prendere le distanze, e di rassicurarsi, piuttosto che continuare ad attaccare. 
Magari attraverso l'ascolto di ciò che si sente, profondamente e intimamente. L'ascolto profondo infatti è già un prendersi cura, è un accogliere, un fare spazio senza giudizio. E quindi significa dare voce a qualcosa che li sotto urla, ma con le parole sbagliate. 
In quel momento, in quel preciso istante, c'è qualche parte di noi, forse, che vive il presente ma affonda le sue radici in un passato nel quale si è sentita trascurata, ignorata, respinta. In quel momento, qualunque discussione, anche vinta, qualunque ragione tu possa ottenere ora, non potranno mai e poi mai rassicurare quella parte di te che cerca di difendersi attaccando. 
Il bisogno di allora, qualunque esso sia, non è stato colmato da chi nella tua mente avrebbe dovuto farlo. 
Puoi farlo solo tu, ora, adesso, con le tue mani e con le tue capacità, con il tuo sentire, scoprendo che è possibile camminare per il mondo anche da soli, e vedere molte cose. Molte più cose, probabilmente, di quante pensavamo di poter vedere allora quando ci siamo sentiti ignorati e trascurati.

*** Omar MONTECCHIANI, 1978, counselor, facebook, 22 dicembre 2017, qui


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mercoledì 27 dicembre 2017

#SENZA_TAGLI / Se continui a essere disponibile per tutti (Omar Montecchiani)

Se continui ad essere disponibile per tutti, per qualunque cosa e in ogni momento della giornata, anche quando sei in vacanza, alimenterai subdolamente in te l'idea che ogni impegno sia urgente e improcrastinabile, e darai agli altri l'impressione di poterti chiederti qualsiasi piacere ad ogni istante. In altre parole ti sentirai sempre in affanno, avrai la sensazione di non avere mai tempo e di non poterlo impiegare per un ozio creativo, e le persone che avranno a che fare con te si arrogheranno il diritto di pretendere il tuo tempo. Sembrerai ai loro occhi o una persona disponibile oltre misura e generosissima, oppure un fesso. O entrambe le cose. Educarsi al rispetto di se stessi significa educare le proprie relazioni e farsi rispettare. Significa sentirsi in dovere di proteggere se stessi, e riuscire finalmente a dire: "oggi non ci sono per nessuno: oggi voglio stare con me, completamente e incondizionatamente".

*** Omar MONTECCHIANI, 1978, counselor, facebook, 21 dicembre 2017, qui

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