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domenica 18 dicembre 2016

#MOSQUITO / Caino e Abele, dentro noi (Ermanno Olmi)

In Principio-Genesi 4.1. 
Caino, col sudore della fronte, coltivava il suolo da cui ricavava i frutti del suo lavoro. Abele era pastore e trascorreva tutto il suo tempo nel piacere della contemplazione. Caino intanto faticava e si accaniva nel produrre raccolti sempre più abbondanti. Abele prendeva diletto nel soffiare dentro una canna per ottenere suoni melodiosi. Finché un giorno Caino - giustamente - ‘s’incazzò’ e andò a finire come tutti sappiamo. 
Mi domando: sarebbe cambiata la storia dell’umanità se Caino invece di farsi accecare dalla furia dell’ira si fosse disposto a una tregua del suo lavoro per ascoltare in tranquilla distensione la musica di Abele? Se avesse rinunciato a un po’ del suo ‘guadagno’ in cambio di rasserenanti melodie? Peccato, è andata come è andata e Caino è diventato un reietto. 
Ma soltanto Lui è il colpevole del crimine per cui il suo delitto pesa ancora su di noi? 
O forse Abele, appagato dall’esaltazione del suo nobile spirito creativo, non ha avuto considerazione della fatica di Caino e dell’umiltà che è nel lavoro delle mani? 
Nessuno dei due si è posto all’ascolto dell’altro e da quel giorno è andata quasi sempre così. Ora non domandiamoci chi sono oggi i Caini e gli Abeli, chi i colpevoli e chi le vittime. Potremmo commettere ancora lo stesso errore. 
Sarebbe meglio provare a capire chi è, dentro di noi, che ci fa agire. Caino o Abele? E se avremo qualche indizio sul prevalere dell’Uno sull’Altro, proviamo a farli dialogare fra di loro. Chissà se diventeremo migliori.

*** Ermanno OLMI, 1931, autore e regista di cinema, Se Caino e Abele..., ‘tuttolibri’, 9 maggio 2009.


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venerdì 21 agosto 2015

#RITAGLI / Dipendenti come servitori (Ermanno Olmi)

[D: Il mito del posto fisso è tramontato?]
«A parte il fatto che, salvo gli apparati industriali e la burocrazia dello stato il posto fisso oggi è comunque precario, è un tradimento, serve soprattutto al mondo industriale che ha bisogno di mano d'opera da gestire dall'alto. E con il passare del tempo molti lavoratori rinunciano, capiscono che il posto fisso è una fregatura».

[D: Come gli insegnanti che hanno rifiutato di trasferirsi?]
«Dopo Il posto ho fatto I fidanzati, in cui il protagonista, che a Milano aveva la sua vita e la sua compagna, veniva mandato a lavorare in Sicilia, avrebbe avuto soldi in più. Così fanno le industrie, lusingano i lavoratori, un aumento di stipendio o il passaggio ad una categoria superiore, cosi li spingono a vendere l'anima, creando una società malata di solitudine, che è la tragedia del nostre tempo». (...)

[D: Se dovesse fare un film sul lavoro oggi?]
«Racconterei la solitudine di chi, avendo venduto l'anima alla certezza del posto, si sente più servo che persona con la sua individualità. È ciò di cui ha bisogno il grande sistema industriale, dipendenti come servitori. La speranza? Credo che le crisi che stiamo vivendo siano un segnale da prendere come nuova speranza. Molti giovani capiscono che il posto fisso può significare la rinuncia alla propria anima».

*** Ermanno OLMI, 1931, regista cinematografico, intervistato da Maria Pia Fusco, "Il posto fisso a scapito dell'anima salva", 'la Repubblica', 220 agosto 2015

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lunedì 20 luglio 2015

#MOSQUITO / Perdere, il mito del vincere (Ermanno Olmi)

Qualche volta pensi che la condizione di perdente la assumi nell’attimo in cui vieni al mondo. 
Ma c’è uno spazio per essere vincenti. Nel riuscire a concedere qualche attimo di più a un momento cordiale, a una generazione perché abbia l’idea, per lo meno il profumo di una vita armonica. La poesia, frammenti di vittoria sulla stupidità, sull’opacità. Cristo dice questo, non aver paura di perdere perché puoi comunque essere vincente. 
Ho letto di un’inchiesta fra i bambini di Palermo: dicono di Falcone e Borsellino "due stupidi perché hanno perso". Terribile. 

*** Ermanno OLMI, 1931, autore e regista cinematografico, intervistato da Paolo d’Agostini, ‘la Repubblica’, 3 giugno 2004.



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domenica 17 maggio 2015

#MOSQUITO / Conformismo, un modello di obesità intellettuale (Ermanno Olmi)

Quale modello di comportamento riceve oggi un giovane dagli apparati che fanno informazione, intrattenimento, cultura? Un modello asservito, conformista, che mette a rischio la libertà creativa, con forme di coercizione che non hanno solo l’aspetto violento della prepotenza, ma anche quello velato delle lusinghe che non ci fanno accorgere di quello che stiamo subendo. Ci hanno gonfiato alterando il nostro metabolismo e provocando una sorta di obesità intellettuale, proprio come succede ai bambini che diventano obesi a furia di mangiare davanti alla tv. 

*** Ermanno OLMI, 1931, regista cinematografico, sceneggiatore, intervistato da Andrea Carugati, ‘l’Unità’, 23 dicembre 2003.

Di Ermanno Olmi, in questo blog:
#Video, Torneranno i prati, qui

giovedì 15 gennaio 2015

#VIDEO / Torneranno i prati


Ermanno OLMI, 1931, regista cinematografico, sceneggiatore
intervistato da Fabio Falzone
video, 20min01


L'intervista si è svolta in occasione dell'uscita del nuovo film di Ermanno Olmi, Torneranno i prati (2014), sulla 1^ Guerra mondiale.
Lo speciale è arricchito da immagini inedite e coinvolgenti dal set del film, girato in condizioni ambientali e climatiche estreme.