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sabato 21 novembre 2020

#SENZA_TAGLI / Cosa tiene insieme un uomo e una donna? (Egidio T. Errico)

Partiamo da qui: l'uomo è, in genere, maggiormente attratto dall'anatomia femminile, di conseguenza deve fare una certa fatica - inconscia sicuramente, spesso anche conscia - per realizzare che i diversi "pezzi anatomici" che tanto lo attirano appartengono ad un intero, ad una persona detta donna.
Una donna, invece, dal canto suo, in genere, tende a vedere nell'uomo un intero, un tutto, e quindi a volere, più che il pezzo anatomico, un tutto che chiama amore, di conseguenza anche lei - e per ragioni opposte a quelle dell'uomo - deve fare una certa fatica, molta fatica, a sopportarsi come "un pezzo" per il proprio uomo, o, addirittura, a fargli credere - talvolta fino al punto di crederlo anche lei - che anche lei adori fino allo svenimento quel "pezzo" di lui di cui lui sembra andare particolarmente fiero, vale a dire il suo pene. 

Da questo equivoco, da questo punto di non incontro di partenza, un uomo e una donna che dicono di amarsi devono ruscire a trovare un modo possibile e sopportabile per poter stare insieme, dal momento che, come abbiamo visto, e come dice Lacan, "l'uomo cerca nella donna quello che non ha  la donna vuole che l'uomo sia quello che non è". 
Occorre in altri termini che entrambi siano disposti ad un compromesso - spesso da dover essere continuamente rinnovato - su cui costruire, e portare avanti, un legame, un rapporto, una vita insieme, una famiglia, dei figli eccetera eccetera. 

E' solo l'amore che può permettere un tale compromesso, un tale "miracolo": in questo caso un rapporto tra un uomo e una donna può essere anche una delizia, altre volte, meno frequentemente, no, ed è una tragedia.

*** Egidio T. ERRICO, psicoanalista, Cosa tiene insieme un uomo e una donna?, facebook, 19 novembre 2020, qui


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martedì 10 novembre 2020

#SENZA_TAGLI / Il perdono (Egidio T. Errico)

In psicoanalisi il perdono - il saper perdonare, o meglio, il poter perdonare - non va confuso con il perdono cristiano.

Il perdono non può essere l'effetto di un "Comandamento" stabilito dall'Altro della Religione: non sarebbe autentico. Né, per la stessa ragione, può essere un precetto morale.

Piuttosto, Il vero perdono può essere solo incondizionato: non si può "perdonare" per un tornaconto personale, per esempio quello di "essere buono" in modo da ottenere così il premio del Paradiso che promettono le religioni.

Non è neanche, il perdono, qualcosa che possa essere esibita pubblicamente per dar prova di magnanimità d'animo. In questo caso si tratterebbe piuttosto di un gesto puramente simbolico, probabilmente anche utile dal punto di vista sociale, ma che non direbbe nulla sulla reale posizione soggettiva nei confronti di colui che si ritiene in tal modo di perdonare.

Il perdono di cui si interessa la psicoanalisi è invece il perdono in quanto puro atto del soggetto, un atto etico incondizionato: una scelta libera e unilaterale, che non presuppone alcun premio o riconoscimento che possa provenire dal "perdonato" - o comunque dall'altro- se non da se stesso.

Un atto che è fondamentalmente - per questo non è affatto facile -  atto di separazione o, per meglio dire, di "se-partizione" dall'altro, in quanto si tratta di lasciare che cada qualcosa che ci appartiene in termini di offesa, di "parte offesa", come si dice.

Il perdono è dunque lasciar "cadere l'altro del risarcimento", un atto di liberazione che può passare solo attraverso la rinuncia ad una parte di sé.

Non c'è nulla che imbriglia e opprime la libertà soggettiva più della incapacità di perdonare, in quanto pone il soggetto nella condizione della rivendicazione infinita, e soprattutto nella posizione di "effetto" irrimediabile dell'altro, come vediamo avvenire spesso nei nostri pazienti.

L'impossibilità del perdono è una figura disperata della dipendenza  dall'altro, una figura generatrice di rabbia e ostilità, purtroppo molto diffusa nel nostro tempo.

Non riuscire a perdonare è dunque un sintomo, il sintomo dell'assoggettamento masochistico all'altro, e della incapacità a rimediare.
Il perdono è ciò che, liberando, libera.

*** Egidio T. ERRICO, psicoanalista, Il perdono, facebook, 8 novembre 2020, qui


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giovedì 22 ottobre 2020

#SENZA_TAGLI / Didattica a distanza (Egidio T. Errico)

- Dottore, ieri mio figlio di 6 anni, quando ha saputo di non poter di nuovo andare a scuola, si è messo a piangere e mi ha chiesto: "ma perché? Le mascherine le portiamo, nei banchi siamo da soli e non giochiamo più troppo vicini. Perché non posso andare a scuola?".
 
Io credo che ogni qual volta un bambino chieda - smarrito - ad un genitore il perché di un'azione di un adulto nei suoi confronti è perché sta subendo un abuso.
La Scuola non è un luogo che può ridursi ad una "didattica" che possa indifferentemente avvenire "in presenza" oppure "a distanza" senza che non ci siano conseguenze, soprattutto nei più piccoli.
la Scuola è una palestra formativa in cui sono proprio gli scambi, le relazioni sociali, il confronto e il contato diretto a far sì che la trasmissione del sapere da parte di un insegnante (che non corrisponde ad una mera e asettica attività didattica) produca altro sapere negli alunni. 

Stiamo vivendo e subendo un sacrificio di salute (perdite enorme di screening preventivi e salvavita per altre importanti malattie più o meno gravi), di sapere (perdita enorme di ore scolastiche), di legame sociale (perdita enorme di scambi e confronti interpersonali), nonché economiche, di portata immane e di cui nessuno sembra preoccuparsi e minimamente calcolare, ma che possiamo realisticamente ipotizzare ben superiore ai supposti guadagni nei confronti di un epidemia che annovera, dall'inizio ad oggi una, percentuali di negatività al tampone del 95% (dati ISS).
Penso che di questo modo folle, impulsivo e sconsiderato di affrontare una emergenza sanitaria ne pagheremo le conseguenze in un futuro non molto in là a venire.

*** Egidio T. ERRICO, psicoanalista, Didattica a distanza, facebook, 21 ottobre 2020, qui


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venerdì 25 settembre 2020

#SENZA_TAGLI / Mediocrità (Egidio T. Errico)

Sembra che mai sia esistita un'epoca, come quella attuale, in cui nulla sembri essere più rassicurante della mediocrità: tra le persone, nei gruppi, nelle Istituzioni pubbliche e private, quelle psicoanalitiche comprese.

Sempre di più - dovunque si guardi - possiamo renderci conto, se appena ci prestiamo attenzione, di come siano proprio i mediocri ad avere oggi - tranne qualche rara eccezione - maggiori possibilità di affermazione, di successo e di folgoranti carriere, e in ragione direttamente proporzionale alla loro piatta mediocrità.

La mediocrità sembra essere oggi il rimedio più efficace nei confronti dell'angoscia di potersi misurare con quello che effettivamente è il valore dell'essere, proprio e dell'altro.

La mediocrità e ciò che sembra maggiormente garantire il riparo dall'inquietudine di poter farei conti con le differenze tra sé e l'altro. 

La mediocrità ci rassicura dal rischio che l'altro possa casomai arrivare finanche a sorprenderci.

La mediocrità è la religione dell'uguale e del prevedibile, assunti a rassicurante mito collettivo.

*** Egidio T. ERRICO, psicoanalista, Mediocrità, facebook, 22 settembre 2020, qui


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mercoledì 1 gennaio 2020

#SENZA_TAGLI / Fare esperienza della mancanza (Egidio T. Errico)

La psicoanalisi ha dimostrato che non vi è nulla di più strutturante, di più favorevole alla salute mentale e maggiormente in grado di proteggere dal vuoto e dalla psicosi che una buona esperienza, nel bambino, della mancanza di qualcosa.
Che un genitore, piuttosto che affannarsi per non far mancare nulla al suo bambino, riesca a fare in modo che egli possa adeguatamente fare anche una buona esperienza della mancanza di qualcosa, è ciò che farebbe di lui un buon genitore.

Auguro a tutti un 2020 ricco di ogni bene, e anche però di qualche sana esperienza di mancanza.

*** Egidio T. ERRICO, psicoanalista, facebook, 30 dicembre 2019, qui


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venerdì 2 agosto 2019

#MOSQUITO / Il matrimonio, liberato dalla funzione impossibile di 'suggello' di eterno amore (Egidio T. Errico)

Il matrimonio dovrebbe essere restituito alla sua antica funzione, come nel Medio Evo (epoca tutt'altro che oscura) di "contratto" tra famiglie per interessi per lo più economici o per motivi "dinastici", e liberato dalla funzione, impossibile, di "suggello" di eterno amore tra un uomo e una donna.

Pura follia: come può l'amore - che, appartenendo all'ordine del discorso, è ciò che non si scrive - essere garantito da un contratto, senza essere al contempo piuttosto trasformarto in una condanna?

Attraverso l'atto del matrimonio è infatti un vincolo che si costituisce.

L'esperienza ce lo insegna: un uomo e una donna che si amano, se uniti nel "vincolo del matrimonio", possono salvare il loro amore solo se riescono a continuare ad immaginarsi comunque liberi da quel vincolo: l'amore tutto cerca tranne che vincoli, che sarebbero solo il sembiante di una certezza.

L'amore si tiene vivo invece nell'incertezza: se ne serve per alimentare il desiderio.

Il desiderio infatti, che è il carburante dell'amore ("un amore senza desiderio è un amore morto" dice Lacan), si nutre del dubbio, non della certezza, vuole continuamente essere messo in causa, vuole sempre la sua causa: non è un caso che gli amanti non smettono di chiedersi: "mi ami?" "Dimmelo ancora". Ancora è l'avverbio dell'amore. Come a cercare, nella iterazione della domanda, e dell'ancora, una certezza che gli amanti non vogliono, o meglio, una certezza che vogliono, ma per metterla di nuovo in discussione e così causare nuovamente il desiderio, ancora.

Forse per questo il termine di amanti è riservato alle coppie extra-coniugali: è fuori del vincolo del matrimonio che il dubbio che serve all'amore può riprendere il suo giro e il desiderio rilanciato all'infinito.

Insomma, rispetto anche al più sacro dei suoi vincoli, l'amore lo si trova sempre altrove.

Per questo, se l'amore non può essere garantito dal matrimonio, ne è invece piuttosto la sua complicazione. E' l'amore che mette in crisi il matrimonio, perché, semplicemente, non vuole saperne. Questo non vuol dire che non ci siano matrimoni che vanno, ma che ci vuole una bella energia, un bell'impegno e tanta fantasia.

Gli uomini del Medioevo ebbero l'intelligenza di rendere le cose più semplici: capirono che se volevano salvare amore e matrimonio dovevano tenere separate le le due cose, riuscendo così ad impedire che l'amore complicasse il matrimonio, e, d'altra parte, il matrimonio soffocasse l'amore.

Dante per esempio si unì in matrimonio con Gemma Donati dalla quale ebbe figli, ma amò invece alla luce del sole Beatrice, facendo andare quest'ultima in Paradiso e non la moglie.

Poi il potere temporale passò alla Chiesa cattolica che propose e impose di fare in altro modo.

Le conseguenze le conosciamo e le paghiamo ancora!

*** Egidio T. ERRICO, Il matrimonio, facebook, 27 luglio 2019, qui



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martedì 9 luglio 2019

#SENZA_TAGLI / Stamane al bar (Egidio T. Errico)

Sentito stamane al bar da un "raffinato" signore mentre rilassato, ben nutrito e idratato, ingurgitando un cornetto alla crema sfogliava il giornale: "Azz' e pure ann fatt scenne sti muccius' e merd'. Chille è rimasto solo Salvini a ce protegge: forz' accussì, vai annanze!" 
Traduzione: "Caspita, eppure li hanno fatti scendere questi mocciosi di merda. Quello è rimasto solo Salvini a proteggerci: forza così, vai avanti!"

*** Egidio T. ERRICO, psicoanalista, Stamane al bar, facebook, 7 luglio 2019, qui


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sabato 23 marzo 2019

#SENZA_TAGLI / Psicoanalisi e guarigione (Egidio T. Errico)

Perché in psicoanalisi, per quanto riguarda il suo esito, non si può parlare di guarigione, anche se essa può esser comunque considerata una cura vera e propria?

Perché, mentre attraverso qualsiasi altra terapia si spera che, dopo, tutto ritornerà come prima di ammalarsi - è questo il concetto di guarigione - attraverso una terapia psicoanalitica invece, dopo, niente sarà più come prima: accadrà cioè sempre qualcosa di nuovo, e di inedito.

Per questo, mentre tutte le altre terapie sussistono già prestabilite sulla base del risultato che devono conseguire, la guarigione appunto, la psicoanalisi non può prestabilire in partenza alcun obiettivo, se non sapere che dopo non sarà come prima.

L'obiettivo di un'analisi non si può sapere in anticipo: questo si arriverà a conoscere solo dopo che essa sarà giunta alla sua conclusione.

*** Egidio T. ERRICO, psicoanalista, Psicoanalisi e guarigione, facebook, 22 marzo 2019, qui

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domenica 26 novembre 2017

#SENZA_TAGLI / Femminicidio, non è un omicidio come un altro (Egidio T. Errico)

Alcuni sostengono che il "femminicidio" non esista: esiste l'omicidio, tanto di una donna, quanto di un uomo, tanto è vero che il codice punisce entrambi allo stesso modo, dunque perché questa discriminazione? Dicono.
In verità, il termine femminicidio, che magari suona pure brutto, non è un termine giuridico, ma un termine significante.
Si intende cioè, con questa espressione, un omicidio mosso contro una donna sempre e solo da parte di un uomo, per lo più il suo uomo, il cui movente è, unicamente, il fatto stesso che si tratta di una donna - e questo suona ancora più brutto del termine che lo designa.
In altre parole, "femminicidio" significa che una donna viene uccisa dal suo uomo per il sol fatto di essere una donna, di essere una donna che non ha altro torto se non quello di "fare la donna". Esistono di conseguenza omicidi di soggetti di sesso femminile che non possono essere considerati dei "femminicidi", anche se sono comunque delle donne ad essere state uccise, e questi sì che possono e devono essere considerati omicidi qualsiasi.
Il "femminicidio" invece è una donna che paga con la vita il fatto di essersi comportata con il suo uomo, semplicemente, come donna.
E' molto raro, mi sembra, che, al contrario, un uomo paghi con la sua vita il fatto di comportarsi con la sua donna come uomo, perché, in questo caso, l'unico "rischio" che un uomo corre è piuttosto quello di ricevere l'amore, e non la morte, da parte della sua donna.
Per questo il "femminicidio" non è un omicidio come un altro.

*** Egidio T. ERRICO, psicoanalista, Femminicidio, non è un omicidio come un altro, 'facebook', 25 novembre 2017, qui



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domenica 11 settembre 2016

#SENZA_TAGLI / Stupidità, è solo umana (Egidio T. Errico)

La stupidità è una condizione possibile soltanto negli esseri umani. Gli animali ne sono assolutamente privi perché essa è una diretta conseguenza della parola. La stupidità infatti si serve della parola per costruire quel sapere insulso che è il sapere privo di conoscenza.

Gli animali invece, come sappiamo, non parlano e al posto della parola si servono dell'istinto che è, come dice Lacan, una conoscenza che ha il grande pregio di non aver bisogno di alcun sapere. 

Per questo gli animali, che conoscono senza sapere, non possono essere stupidi, mentre lo sono invece gli uomini quando, non avendo nessuna conoscenza, credono di sapere.

*** Egidio T. ERRICO, psicoanalista, 'facebook', 8 settembre 2016, qui


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giovedì 30 giugno 2016

#SENZA_TAGLI / Psicoanalisi, un sapere che non è della scienza (Egidio T. Errico)

Il sapere psicoanalitico non è il sapere della scienza, ma del soggetto, è quel sapere cui conduce, come ha dimostrato Freud, non la scienza, ma l’isterica, quell’isterica che egli ha saputo ascoltare mettendo da parte il sapere della Scienza del suo tempo. 
Per questo il sapere della psicoanalisi non può che sfuggire alla possibilità di costituirsi come un sapere compiuto, e definito in un discorso che abbia il rigore delle Scienze così come le conosciamo. 

«Non possiamo immaginare la psicoanalisi come una disciplina che possa essere insegnata e appresa come la fisica, la chimica o l’agronomia, tanto per fare qualche esempio, cioè come un complesso di nozioni definite, suscettibili di essere trasmesse mediante l’ausilio del pensiero logico che, una volta apprese, possano essere, più o meno prontamente e correttamente, utilizzate; detto altrimenti, non pensiamo che la psicoanalisi sia assimilabile ad una qualsiasi disciplina scientifica e professionale che prepari uno studente all’esercizio di un mestiere o di una professione. In realtà, sebbene sia anche una professione che dà da vivere a chi la esercita - il caso del suo inventore è emblematico al riguardo - rimane portatrice di una specificità epistemica che la rende non assimilabile del tutto né alle altre professioni né alle altre discipline scientifiche o umanistiche. È per questo motivo che la sua trasmissione, anche al livello dell’insegnamento della teoria, non può effettuarsi nella forma di un’esposizione conclusa della dottrina ma abbisogna di una continua riflessione che implica una riscoperta di qualcosa che ogni volta deve avvenire di nuovo.» (Conrotto, 2000)

Questa particolare posizione della psicoanalisi attiene soprattutto alla cura nel senso che è proprio questo che fa dell’analisi una cura, una cura non solo del tutto singolare, ma anche paradossalmente una cura molto efficace, in quanto non è nella standardizzazione secondo i canoni precostituiti della scienza e dei modelli di salute previsti che essa poggia la sua efficacia, quanto sul fatto che essa, al contrario, è una cura “fuori-canone” in quanto, disponendosi ad essere risposta alla domanda del soggetto, lo ascolta, tant’è che è solo la psicoanalisi ad aver potuto permettere di recuperare il valore del sintomo, da disturbo da eliminare, a discorso soggettivo da ascoltare e decifrare.

*** Egidio T. ERRICO, psicoanalista, Il sapere della psicoanalisi non è il sapere della scienza, 'facebook', 28 giugno 2016, qui


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giovedì 21 aprile 2016

#SENZA_TAGLI / Genitori, e insegnanti (Egidio T. Errico)

Molti genitori, per lo più quelli che si lasciano sistematicamente accoppare dai propri figli, confondendo la "democrazia genitoriale" con la caotica confusione di ruoli e funzioni, ritengono di avere il diritto naturale di controllare, supervisionare, sindacare, e imporre il loro punto di vista alla attività dei docenti dei loro figli, ritenendo con supponente arroganza che gli insegnanti e finanche i presidi stiano lì a doversi preoccupare di consultarli prima di assumere qualsiasi decisione in merito al loro lavoro. 

Quando alla direttrice e ad una delle insegnanti di mia figlia dissi che godevano della mia più assoluta fiducia e avevano naturalmente carta bianca nella loro attività didattica e riguardo tutte le azioni che avessero ritenuto adottare nell'interesse scolastico di mia figlia, e non dovevano consultarmi ad ogni piè sospinto, mi accorsi che mi guardavano come si guarda un marziano, che avevano gli occhi lucidi e un leggero tremore delle mani ed ebbi l'impressione che stessero per svenire dalla commozione.

*** Egidio T. ERRICO, medico psichiatra e psicoterapeuta, Genitori e insegnanti, 'facebook', 12 aprile 2016, qui


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mercoledì 13 aprile 2016

#MOSQUITO / Bambini, per sbrogliarsela da grandi (Egidio T. Errico)

Un bambino dovrebbe avere il diritto di potersi accorgere di essere "non tutto" per i propri genitori, perché è solo a partire da questo non tutto che può costituirsi un adulto sufficientemente autonomo e capace di sbrogliarsela alla men peggio nella vita.

*** Egidio T. ERRICO, psichiatra e psicoanalista, 'facebook', 31mar16, qui