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venerdì 27 novembre 2020

#SGUARDI POIETICI / Le migrazioni notturne (Louise Glück)

Questo è il momento in cui vedi di nuovo
le bacche rosse del sorbo selvatico
e nel cielo scuro
le migrazioni notturne degli uccelli.

Mi addolora pensare
che i morti non le vedranno –
queste cose su cui facciamo affidamento,
esse svaniscono.

Allora cosa farà l’anima per rinfrancarsi?
Mi dico che forse non avrà più bisogno
di questi piaceri;
forse già non essere basta del tutto,
per quanto sia difficile da immaginare.

*** Louise GLUCK, 1943, poetessa, saggista, accademica statunitense, premio Nobel per la letteratura nel 2020, Le migrazioni notturne, da Scoprire Averno, a cura di Massimo Bacigalupo, edizioni Dante&Descartes e Editorial Parténope, traduzione di Massimo Bacigalupo, in 'Poesia', marzo 2021, qui


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lunedì 26 ottobre 2020

#SGUARDI POIETICI / Lago-cratere (Louise Glück)

C'era una guerra tra il bene e il male.
Decidemmo di chiamare il corpo bene.

Ciò fece della morte il male.
Rivolse l'anima
completamente contro la morte.

Come uno scudiero che vuole
servire un grande guerriero, l'anima
voleva parteggiare per il corpo.

Si rivolse contro il buio,
contro le forme di morte
che riconosceva.

Da dove viene la voce
che dice supponiamo che la guerra
sia male, che dice

supponiamo che il corpo ci abbia fatto questo,
ci abbia resi paurosi di amare -

*** Louise GLÜCK, 1943, poetessa, saggista, accademica statunitense, premio Nobel per la letteratura nel 2020, Lago-cratere, da Averno, edizioni Dante&Descartes e Editorial Parténope, traduzione di Massimo Bacigalupo, riportata in 'Corriere della Sera', 9 ottobre 2020


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sabato 17 ottobre 2020

#SGUARDI POIETICI / Canto di Penelope (Louise Glück)

Animuccia, piccoletta perpetuamente svestita, 
ora fa' come ti dico, monta
i rami scalati dell'abete;
aspetta in cima, attenta, come
una sentinella o vedetta. Lui sarà presto a casa;
ti conviene essere
generosa. Non sei stata completamente
perfetta nemmeno tu; col tuo corpo assillante
hai fatto cose che non si dovrebbe 
discutere in poesia. Pertanto
chiamalo sulla distesa dell'acqua, sulla luminosa
acqua
con la tua canzone scura, con la tua canzone rapace,
innaturale: appassionata,
come Maria Callas. Chi
non ti vorrebbe? A quale demoniaco appetito
saresti mai incapace di rispondere? Presto
lui tornerà da dovunque vada nel 
frattempo,
abbronzato dalla lontananza, reclamando
il suo pollo arrosto. Ah, devi salutarlo,
devi scuotere i rami dell'albero
per ottenere la sua attenzione,
ma attentamente, attentamente, caso mai
la sua bella faccia sia guastata 
da troppi aghi cadenti.

*** Louise GLÜCK, 1943, poetessa, saggista, accademica statunitense, premio Nobel per la letteratura nel 2020, Canto di Penelope, da Meadowlands, in 'Poesia', n. 170, 2003, traduzione di Massimo Bacigalupo, riportata in 'la Repubblica', 9 ottobre 2020


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