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mercoledì 6 settembre 2017

#PAROLE_DESUETE / Sicumera (M. Ferrario)

Sicumera

Atteggiamento scostante di presuntuosa susseguosa superiorità: tipico di chi mostra un'estrema sicurezza di sé, per lo più immotivata e ostentatamente arrogante.

Voce di etimologia incerta, secondo alcuni di origine meridionale, forse di derivazione ironica dal 'sicut erat' della preghiera cristiana "Gloria Patri", il cui testo dice: "Sicut erat in principio, / et nunc, et semper, / et in saecula saeculorum." (Così era in principio, / e ora e sempre, / e nei secoli dei secoli").

*** Massimo Ferrario, per Mixtura


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giovedì 23 marzo 2017

#PAROLE_DESUETE / Sacripante (M. Ferrario)

Sacripante

uomo grande e grosso, di grande destrezza, che esibisce la propria forza e si mostra fiero e temibile

(a) - In senso spregiativo: gradasso, spaccone, smargiasso, furbo
(b) - In senso scherzoso: briccone, birbante

dal nome di un personaggio dell'“Orlando innamorato” di Matteo Maria Boiardo (1483) e dell'“Orlando furioso” di Ludovico Ariosto (1532).


*** Massimo Ferrario, per Mixtura


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mercoledì 18 gennaio 2017

#PAROLE_DESUETE / Bazurlone (e non solo) (M. Ferrario)

Bazurlone

Termine soprattutto di uso regionale emiliano, quasi da 'slang' bolognese: stupido, sciocco, balordo, sventato, babbeo, persona grossolana nei modi di fare e di parlare.

Usato anche da Riccardo Bacchelli (1891-1985, scrittore e drammaturgo), per significare persona sbadata (qui)

Secondo Stefano Bartezzaghi, che riprende Beppe Varaldo, sono 56 i sinonimi di stupido che incominciano per B. (Non sono mica un bazurlone, 'la Repubblica', 11 febbraio 2011, qui)

«Babbaccio, babbaccione, babbaleo, babbalocco, babbano, babbeo, babbignocco, babbio, babbione, babbo, babbuasso, babbuino, baccello, baccellone, baciocco, badalone, baderlo, baggeo, baggiano, baldovino, balengo, balordo, bamba, bambagione, bambo, barbagianni, bardo, barlaccio, bazurlone, beccone, beco, bedano, belinone, beota, beòtico, bergolo, bernardone, besso, bestia, besugo, bietolone, bìgolo, bocco, bòmbero, bonaccione, bonario, boto, bozo, brachicéfalo, bretto, bròccolo, brogio, bue, burba, busbano, buso».


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martedì 17 gennaio 2017

#PAROLE_DESUETE / Gabbadeo (M. Ferrario)

Gabbadeo

Da 'gabbare', derivato di 'gabbo' (beffa, burla): imbrogliare, raggirare, truffare; ma anche farsi beffe, deridere, burlare, burlarsi + 'deo' (dio) (ma anche 'gabbacristiani').

(a) - In senso letterale: chi vive gabbando il prossimo, gabbamondo, imbroglione, ingannatore, truffatore.

(b) - In senso esteso, ma ancora meno comune: persona falsa, ipocrita, bacchettona

Secondo 'dizio.org', il termine 'gabbadeo' è di uso rarissimo e occupa la posizione 99.638 dell'elenco di termini più utilizzati del dizionario di italiano (qui)


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giovedì 5 gennaio 2017

#PAROLE_DESUETE / Vafro (M. Ferrario)

Vafro

aggettivo: astuto, furbo, accorto, scaltro, malizioso.

Dal latino vafer.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura


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martedì 3 gennaio 2017

#PAROLE_DESUETE / Venia (M. Ferrario)

Venia
sostantivo femminile

Dal lat. venia, sentimento benevolo, compiacenza, indulgenza, dalla radice sanscrita van (desiderare, amare, da venerareVenere): favore, grazia (concessa dagli dèi).

Perdono, con riferimento a una colpa abbastanza leggera, a una mancanza lieve, o a un piccolo torto.

Oggi quasi esclusivamente nella locuzione, spesso usata per inciso in un discorso ampio, chiedere venia, domandare scusa (in un linguaggio d'intonazione elevata: chiedere, ottenere, concedere venia; oppure in tono scherzoso: chiedo venia, anche nel significato di grazia.

Piuttosto comune è anche l'aggettivo veniale, nel senso di ciò che merita venia (vedi l'espressione di uso cattolico di "peccati veniali": peccati lievi per cui si può facilmente ottenere il perdono).

Anticamente anche atto formale, penitenza, con cui si domanda perdono.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura


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lunedì 2 gennaio 2017

#PAROLE_DESUETE / Chiotto (M. Ferrario)

Chiotto

Aggettivo di etimologia incerta, forse dal latino quietus. 

Significa: quieto, silenzioso, ritirato, raccolto in se stesso, con la voglia (o il bisogno) di non mostrarsi, di procedere in modo dimesso, per malizia o per prudenza o per paura.

Spesso usato in forma raddoppiata: chiotto chiotto (andarsene, o starsene, chiotto chiotto...), ma anche zitto e chiotto (espressione simile a quatto quatto, o anche a alla chetichella). 

Usato in senso esteso: sornione.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura


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giovedì 22 settembre 2016

#PAROLE_DESUETE / Lecchetto (M. Ferrario)

Lecchetto

(a) sostantivo maschile, diminutivo di lecco, derivato di leccaredono con cui si mira ad allettare o corrompere; prospettiva rosea

In senso letterale: bocconcino ghiotto/appetitoso, leccornia

In senso figurato: allettamento, esca, zimbello, attrattiva 
Es: «... con la vaghezza delle finzioni e co' lecchetti del dire incantano l'udito e l'animo degli uomini» (Gregorio Nazianzeno, teologo e vescovo, 329-390)

E' parola molto poco usata: occupa la posizione 86.598 dell'elenco dei termini più utilizzati del dizionario. (qui)

(b) aggettivo: gentile, delicato; anche leccato, ritoccato con cura
Es: «... e se vuoi rimangano i tuoi disegni un poco più lecchetti, davvi un poco d'acquerella» (Cennino Cennini, Trattato della pittura, 1821)

*** Massimo Ferrario, per Mixtura


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sabato 30 aprile 2016

#PAROLE DESUETE / Caccabaldola (M. Ferrario)

Caccabaldola
sostantivo femminile, usato soprattutto al plurale, di origine toscana: moina, coccola, smanceria, gesto lezioso.

Di etimologia incerta; forse da cabala e dal tema del fiorentino camaldolare, che sta per litigare (dizionario Tullio De Mauro).
Esempio:
«feciongli mille carezze e caccabaldole» (Anton Francesco Grazzini detto il Lasca, 1503-1584, poeta, scrittore e commediografo)

*** Massimo Ferrario, per Mixtura


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mercoledì 30 marzo 2016

#PAROLE DESUETE / Tignoso (M. Ferrario)

Tignoso
aggettivo maschile, dal tardo latino tineosus o tiniosus: 'verminoso' (sec. XIII)

(1) - Nel significato letterale (medico): affetto da tigna.

(2) - In un certo uso molto antico: cosa o persona da tenere in poco conto

(3) - Nell'uso popolare: persona 
a) estremamente avara, spilorcia, tirchia.
b) pignola, fastidiosa, rognosa, importuna
c) molesta, spregevole

(4) - Nell'uso regionale, specie romano: persona testarda, ostinata, irremovibile, cocciuta (come un mulo)

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

sabato 14 novembre 2015

#PAROLE DESUETE / Sani, Mandi (Ciao) (M. Ferrario)

Sani, Mandi (Ciao)

Tre espressioni di saluto, originarie del Nord Italia: la terza certo non 'desueta'...

(1) - Sani - Voce contratta dell'espressione 'stiamo sani', usata come augurio e saluto nel NordEst, specie nel bellunese

(2) - Mandi - Formula di origine friulana usata come benvenuto/bentrovato, ma soprattutto come commiato. 
Nel Friuli medievale, si usava dire anche: 'che Deu vi conservi in sanitat' (che Dio vi conservi in salute) e 'Deu vi conservi san' (Dio vi conservi sano)'.
Sono state avanzate diverse ipotesi circa l'etimologia dell'espressione. La più antica sostiene che derivi da 'm'arcomandi' (mi raccomando) oppure anche 'mi racomandi a Diu' (mi raccomando a Dio).
Vedi anche qui

(3) - Ciao - Di origine veneto-veneziana, anche se ormai diffuso in tutto il mondo, il saluto 'ciao' ha una origine tutta diversa dalla formule precedenti, perché indicava sottomissione da parte di chi salutava: 'sciao' ('schiavo vostro').

*** Massimo Ferrario, per Mixtura
(su suggerimento di Luciano Chenet)


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venerdì 13 novembre 2015

#PAROLE DESUETE / Ronco (M. Ferrario)

Ronco

Sostantivo maschile dai significati plurimi

Dal latino runcare, nel senso stretto di sarchiare, disboscare, dissodare, falciare, tagliare, mietere; in senso figurato depilare, radere.

(a) - Per i latini, strumento tagliente, appuntito e ricurvo, per sarchiare, svellere, levar via gli sterpi dalle messi (oggi anche roncone)

(b) - Dalla forma ricurva dello strumento, in senso figurato: viottolo curvo; da qui successivamente via a fondo cieco, senza uscita.
Dal significato di viottolo cieco deriva anche anche la metafora 'essere/trovarsi nel ronco': cioè essere in una situazione complicata, più o meno senza via d'uscita

(c) - Sempre dal latino runcus (sostantivo) e runcare (verbo), oggi il sostantivo ronco, sta ad indicare un podere terrazzato o terreno dissodato in collina: anche se sembra che il termine, nell'accezione di campo coltivato, sia ormai davvero poco diffuso e sia soprattutto presente, almeno nel Nord Italia, nel nome di agriturismi ('ronco del gelso', 'ronco della sera'...), oppure di siti 'storici' particolari alla periferia di comuni.
Ad esempio, a proposito della località di Ronco del Todeschino, nel comune di Salvirola, in provincia di Cremona, si dice che il «il toponimo Ronco risale alla voce latina medievale runcus/roncus "roveto, luogo incolto coperto di rovi", deverbale del latino runcare "disserpare; ripulire da sterpi e rovi un terreno", passato poi nel significato di "dissodare, diboscare un terreno" solo nei secoli medievali e continuato nel medesimo valore anche nell'italiano» (qui).

Altro significato, che non ha nulla in comune con i precedenti, è quello, in campo medico, di rumore accessorio del respiro, di tonalità bassa e sonora, udibile all'auscultazione del torace nelle infiammazioni dell'albero bronchiale

*** Massimo Ferrario, per Mixtura
(parola suggerita da Luciano Chenet)

Ronco del Todeschino, Salvirola, Cremona (qui)

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giovedì 12 novembre 2015

#PAROLE DESUETE / Sicofante (M. Ferrario)

Sicofante

dal greco sykon (fico) e fainein (indicare): in origine chi addita i (ladri di) fichi. 

Nell'antica Grecia chi denunciava gli esportatori di fichi dall'Attica (o anche chi rubava i fichi sacri): esportare fichi voleva dire sottrarre l'alimento principale della gente particolarmente povera, e perciò era un'attività vietata dalle leggi annonarie. 
(Vedi anche Ugo Enrico Paoli, voce 'sicofante', enciclopedia Treccani, qui

In senso esteso: delatore, calunniatore, spia. 
E quindi anche mentitore, imbroglione.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

mercoledì 11 novembre 2015

#PAROLE DESUETE / Mignotta (M. Ferrario)

Mignotta

Non è tanto un termine desueto, ma piuttosto di origine romanesca: sta per chi vende il proprio corpo (prostituta, sgualdrina, puttana), ma soprattutto la propria dignità per ingraziarsi qualcuno anche a scapito di altri (favorita, mantenuta).

L'etimologia è discussa.
(a) - dal francese mignotte, femminile di mignot, favorito, da cui anche mignon, grazioso, e dal verbo mignoter (carezzare, vezzeggiare). 

(b) - dall'espressione latina matris ignotae (di madre ignota): annotazione spesso sintetizzata sui registri di stato civile come m.ignotae o m. ignota, per indicare figli abbandonati, e lasciati negli orfanotrofi, da donne (si riteneva) di facili costumi ('figli della colpa'). Ai piccoli veniva posto al braccio un braccialetto di stoffa con la dicitura filius m. ignotae che letto di seguito risultava filius mignotae, da cui deriverebbe il termine romanesco fijo de mignotta (appunto, figlio di madre ignota), poi reso nella lingua italiana con figlio di mignotta.

(c) - dall'espressione latina 'mihi ignota' (a me ignota): per indicare il fatto che la prostituta con cui ci si accompagnava era una sconosciuta (però tale opzione contraddirebbe l'assunto che mignotta, più che sinonimo di prostituta, richiamerebbe il significato di favorita (donna che non offre il corpo in cambio di denaro, ma per altri fini (piacere sessuale, ottenere favori, farsi mantenere, ecc.).

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

venerdì 16 ottobre 2015

#PAROLE DESUETE / Mostoso, Malmostoso (M. Ferrario)

Mostoso / Malmostoso

Aggettivo

(a) - In senso letterale: che produce molto mosto (uva mostosa), che ha profumo o sapore di mosto, che ha o dà sugo

(b) - In senso figurato, soprattutto pensando al suo contrario malmostoso: persona che 'mette sugo' nei rapporti, disponibile, benevola (poco usato, diffuso in alcune zone lombarde)

Malmostoso: termine soprattutto diffuso in Lombardia, sta per scorbutico, scontroso; ingrugnato, con la luna per traverso; che fa o dà poco sugo; musone, poco trattabile, sgarbato
Esempio: "Viene da tre giorni; puntuale, rispettosa, ma con un fare da malmostosa che pare qui per castigo" (Castellaneta); una persona dall’aria malmostosa.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura
(su suggerimento di Luciano Chenet)


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giovedì 8 ottobre 2015

#PAROLE_DESUETE #VIDEO / Ruzzola (M. Ferrario)

Ruzzola

Dal latino rota, diminutivo rotula, alterato in rotiula, rotiola: ruota

Disco di legno spesso che si lancia con forza con l'ausilio di una corda e si fa ruzzolare sulla strada, per gioco, facendo a gara a chi la manda più lontano (gioco della ruzzola; gara di ruzzola).

Il lancio della ruzzola o ruzzolone è un gioco itinerante con rotelle di legno.
È uno sport popolare e un gioco tradizionale italiano di antichissime origini, praticato in varie parti della penisola italica, diffusissimo e radicato tra le classi popolari fino alla fine dell'Ottocento.


*** Massimo Ferrario, per Mixtura




Ruzzola del Formaggio di Pontelandolfo, Benevento
video, 3min38

mercoledì 7 ottobre 2015

#PAROLE_DESUETE / Pistagna (M. Ferrario)

Pistagna

Sostantivo femminile, dallo spagnolo pestaña, dal portoghese pestana, cioè ciglio: un pezzo di stoffa imbottita, utilizzata come copertura per il colletto di un vestito, di un soprabito; bavero. (tipica del pastrano).
Esempio: «imbacuccato fino agli occhi, col solo naso infuocato ... fuori la pistagna». (Guerrazzi). 

Anche: bordo, passamano, guarnizione decorativa applicata in vari punti di una divisa.
In particolare, il filetto di stoffa applicata, a guisa di passamano, lungo la cucitura laterale dei pantaloni e ai bordi dei polsini e delle spalline nelle divise militari. 

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

martedì 15 settembre 2015

#PAROLE DESUETE / Espletivo (M. Ferrario)

Espletivo


Aggettivo, dal latino tardo expletivus, derivato di explere, riempire: riempitivo, pleonastico.

In linguistica, particelle espletive sono quelle che servono a dar forza o ritmo alla frase, oppure maggiore efficacia e chiarezza
Esempio: la negazione nelle frasi 'più che non occorra'; 'più che non sia necessario', oppure il 'ti' di 'eccoti' in frasi come 'eccoti che arriva lui' e simili

*** Massimo Ferrario, per Mixtura


lunedì 14 settembre 2015

#PAROLE DESUETE / Esculento (M. Ferrario)

Esculento

Aggettivo, derivante da esca (cibo, nutrimento) + terminazione di ulentus, indicante abbondanza, come op-ulentus , succ-ulentus: commestibile, buono a mangiarsi, specialmente riferito a vegetali

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

Funghi porcini, quindi commestibili 
(dal web)

domenica 13 settembre 2015

#PAROLE DESUETE / Brancicare (M. Ferrario)

Brancicare

Verbo derivato da
branca, zampa anteriore di animale con unghie per ferire, e, per similitudine, mano che afferra e, in senso figurato, braccio

(a) - Come verbo intransitivo: muoversi a tentoni, senza vederci; muovere le mani cercando di orientarsi col tatto; andare a tentoni, brancolare nel buio

(b) - Come verbo transitivo: palpare, tastare qualcuno o qualcosa con insistenza, stringendo e allentando la mano.
Esempio: "non brancicare così la frutta".

*** Massimo Ferrario, per Mixtura