lunedì 22 maggio 2017

#PIN / Meglio somigliare (MasFerrario)


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#SPOT / Nuovi pinocchi (Dariusz Dabrowski)

Dariusz DABROWSKI
disegnatore polacco
'cartoonmovement.com', qui

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#COSE_PASSATE / Rullino foto Kodak, Macchinette distributrici caramelle


° ° °


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#CIT / L'abitudine (Mark Twain)


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#SGUARDI POIETICI / Discorsi (Umberto Fiori)

Parlare con la gente
è fatica:
sempre spiegarsi, ripetere,
mettersi nei suoi panni.
E comunque alla fine
cosa si ottiene?
È dura, la gente.
Tocca sempre riprendere da capo,
chiarire, chiedere, rispondere,
senza mai essere sicuri
se quello che si vuol dire
è veramente arrivato.

Arrivato poi – dove?
Dentro le teste
è buio, non lo sappiamo.
Uno di fronte all’altro
siamo affacciati a un pozzo senza fondo.

Ogni volta ci chiama, tutto quel vuoto,
ci vuole. E noi, giù frasi.

Dirsi quelle due cose,
con le persone,
più ci si tiene più
sembra impossibile.

A volte si sta lì davanti a loro
come i parenti al cimitero
coi fiori in mano
davanti ai marmi, alle foto.

*** Umberto FIORI, 1949, Discorsi, insegnante, scrittore, poeta, musicista, da Poesie 1986-2014. Mondadori, 2014, in 'ipoetisonovivi.com', 6 giugno 2015, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Fiori


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#LINK / Intercettazioni, no ai divieti (Vladimiro Zagrebelsky)

[D: La telefonata tra i Renzi padre e figlio ha riaperto lo scontro sulle intercettazioni. Ritiene che andasse pubblicata?]
"Credo che si debba fare un discorso sui principi. Il magistrato accerta reati, segue le regole del processo, e non si occupa d'altro. Il giornalista fa un mestiere completamente diverso, deve informare l'opinione pubblica su tutto ciò che è importante per la vita democratica. E per questo la Corte di Strasburgo definisce i giornalisti "cani da guardia della democrazia". E i cani da guardia sono lì per mordere, qualche volta".

[D: Arriviamo alla "separazione dei doveri", il dovere del magistrato di indagare, quello del giornalista d'informare. Pensa che uno di noi debba cercare e pubblicare tutte le notizie che trova, no?]
"Il giornalista deve pubblicare le notizie che sono di interesse pubblico, non quelle che soddisfano solo la curiosità del pubblico. La distinzione tra penalmente rilevante e penalmente irrilevante per il giornalista, mi si passi il gioco di parole, non ha nessuna rilevanza. La pretesa per cui sarebbero pubblicabili solo le notizie penalmente rilevanti è priva di senso. E non acquista senso ripetendola all'infinito".

[D: Forse, anche in stagioni politiche diverse, è utile alla politica tentare di imporla.]
"Il "potere", qualunque ne sia il colore, cerca di difendersi dai morsi che vengono da un'informazione non condizionata. Si tratta del pendant, sul piano dell'informazione, dell'altra regola che si è affermata in Italia: non solo le notizie, ma anche i fatti che non sono penalmente rilevanti, è come se non esistessero. Fino al punto di pretendere una sentenza penale definitiva per prenderli in considerazione. E tanto meglio se la sentenza non arriva mai".

[D: Ammetterà che, in questi giorni, c'è stata una ricerca ossessiva delle fonti. Non si rischia andando avanti così una sorta di attentato alla stampa?]
"La protezione delle fonti del giornalista è affermata sia dalla giurisprudenza nazionale sia da quella europea, ed è un principio sacrosanto che dimostra come vi sia tensione, e qualche volta contraddizione, tra le esigenze del segreto, e quella di informare l'opinione pubblica. Conflitti simili sono ben noti nei regimi liberali. La libertà di stampa è fondamentale, ma può incontrare limiti, non solo quelli che riguardano la vita privata dei singoli. Anche altri interessi pubblici possono richiedere tutela".

[D: L'annunciata legge sulle intercettazioni ha innescato l'autocensura dei procuratori che con le circolari l'hanno anticipata, mettendo paletti stretti alle telefonate. Già ora decidono cosa può uscire e cosa no.]
"Secondo me non è così, nel senso che quelle circolari specificano le regole che sono già nel codice di procedura penale e che riguardano l'uso o l'eliminazione di intercettazioni ai fini del processo penale. E la selezione vien fatta da un giudice, nel contraddittorio del pubblico ministero e dei difensori. Ma adesso parlavamo del lavoro del giornalista".

[D: Eh sì, ma una volta che la toga ha etichettato come irrilevante una conversazione, che magari, come per i Renzi, è giornalisticamente interessante, va a finire che se la si pubblica si scatena il putiferio.]
"È la prova che tra i doveri interni al processo e i doveri fuori dal processo, che riguardano i giornalisti, vi è una competizione che va composta tenendo conto degli interessi legittimi che sono in ballo e del valore fondamentale della libertà del giornalista, in primo luogo di cercare le notizie significative e poi di pubblicarle".

[D: Ma la legge che si vuole fare non comporta il bavaglio e il rischio di incriminazioni?]
"Intanto si tratta di una legge delega e molto dipenderà da come il governo la eserciterà, e poi i divieti di pubblicazione esistono già...".

*** Vladimiro ZAGREBELSKY, 1940, magistrato, ex giudice della Corte europea, intervistato da Liana Milella"Intercettazioni, no ai divieti, il compito del giornalismo è fare la guardia al potere", 'la Repubblica', 21 maggio 2017

LINK intervista qui

#MOSQUITO / Profeti, e discepoli (Carl Gustav Jung)

Non nego in generale che possano comparire veri profeti, ma per prudenza vorrei cominciare col mettere in dubbio ogni singolo caso, prima di decidermi a ritenerlo senz'altro per genuino. Ogni vero profeta si difende dapprima virilmente contro la pretesa, che l'inconscio gli pone, di rappresentar questa parte. Dove un profeta sorge in un batter d'occhio, è meglio pensare a una perdita dell'equilibrio psichico.
Accanto alla possibilità di diventare profeta, ce n'è un'altra che permette gioie più sottili e in apparenza più legittime, quella cioè di diventare discepolo di un profeta. Per molta gente è questa una tecnica addirittura ideale. Eccone i vantaggi. L'odium dignitatis, cioè l'impegno sovraumano del profeta, diventa un molto più dolce otium indignitatis; ci si siede, modestamente indegni, ai piedi del Maestro e ci si guarda bene dall'avere Pensieri propri. La pigrizia mentale diventa virtù, ci si può riscaldare al sole di un essere almeno semidivino. L'arcaismo e l'infantilismo della fantasia inconscia sono soddisfatti senza che ci si rimetta del proprio, perché ogni obbligo è addossato al Maestro. Grazie alla sua divinizzazione ci si innalza senza nemmeno accorgersene, e inoltre, senza averla scoperta, si riceve già pronta dalle mani del Maestro la grane verità. Naturalmente i discepoli si stringono sempre insieme, non già per amore, ma nel ben inteso interesse di essere rafforzati senza fatica nel proprio convincimento mediante produzione di un consenso collettivo.
Ecco un'identificazione con la psiche collettiva che sembra molto più raccomandabile; un altro ha l'onore, e quindi anche la pericolosa responsabilità, di essere profeta. Per conto proprio si è soltanto discepoli, ma coamministratori con ciò del grande tesoro scoperto dal Maestro. Si sente tutto il peso e la dignità di un simile ufficio e si giudica supremo dovere e morale necessità il diffamare chiunque pensi diversamente, il far proseliti e l'illuminare l'umanità, proprio come se si fosse il profeta. E sono appunto coloro che si erano rannicchiati dietro una Persona apparentemente modesta quelli che, rigonfiati da una identificazione con la psiche collettiva, compaiono all'improvviso alla superficie del mondo. Poiché, come il profeta, anche il suo discepolo è un'immagine primordiale della Psiche collettiva.

*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico e psicoanalista svizzero, fondatore della psicologia analitica, L'io e l'inconscio, (1928), in Due testi di psicologia analitica, Opere, vol. 7^, Bollati Boringhieri.
https://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Gustav_Jung


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domenica 21 maggio 2017

#SPOT / Stampa complice (Tomas)

TOMAS
disegnatore italiano
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#PUBBLICITA' VINTAGE / Esso, liquore Strega, Riccadonna


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#HUMOR / Un momento magico


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#QUADRI / Joseph Lorusso, Martin Dricoll, Ruskin Spear

Joseph LORUSSO
artista statunitense
(via pinterest)

° ° °

Martin DRISCOLL
artista irlandese
(via pinterest)

° ° °

Ruskin SPEAR, 1911-1990
pittore inglese
(via pinterest)

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#RACCONTId'AUTORE / La rana del pozzo (Tiziano Terzani)

Un giorno, nel piccolo pozzo in cui una rana è vissuta tutta la sua vita, salta una rana che dice di venire dall’oceano.
«L’oceano? E cos’è?» chiede la rana del pozzo.
«Un posto grande, grandissimo», dice la nuova arrivata.
«Grande come?»
«Molto, molto grande.»
La rana del pozzo traccia con la zampa un piccolo cerchio sulla superficie dell’acqua:
«Grande così?»
«No. Molto più grande.»
La rana traccia un cerchio più largo.
«Grande così?»
«No. Più grande.»
La rana allora fa un cerchio grande quanto tutto il pozzo che è il mondo da lei conosciuto.
«Così?
«No. Molto, molto più grande», dice la rana venuta dall’oceano.
«Bugiarda!» urla Kup Manduk, la rana del pozzo, all’altra. E non le parla più. 

*** Tiziano TERZANI, 1938-2004, scrittore e giornalista, da Un altro giro di giostra, Longanesi, Milano, 2004.


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#SGUARDI POIETICI / Il cacciatore (Callimaco)

Il cacciatore sui monti bracca tutte le lepri
e cerca le impronte, in mezzo alla neve e alla brina,
di tutte le gazzelle, Epicide. Ma se gli dicono
“guarda, una bestia ferita”, quella non la cattura.
Così è il mio amore: sa inseguire chi fugge,
sorvola su chi giace disteso davanti.

*** CALLIMACO, 310 circa-235 circa a. C, poeta e filologo greco antico, Il cacciatore, da Antologia Palatina, Libro XII, traduzione di Filippo Maria Pontani, 'la recherche.it', proposto da Loredana Savelli, qui


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#VIDEO / Crisi generazionale, crisi maschile, crisi italiana (Luigi Zoja)


Crisi generazionale, crisi maschile, crisi italiana
Luigi ZOJA, 1943
psicoanalista di matrice junghiana, saggista
Festival della Mente, 2014
video 67min07

Un affresco chiaro, pacato e intelligentemente critico dello scenario attuale dal punto di vista degli atteggiamenti psicologici e dei principali comportamenti sociali.
Il riferimento di Luigi Zoja al testo preparato in occasione di questo intervento è leggibile qui


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#SENZA_TAGLI / Liberisti, e giustizia sociale (Francesco Erspamer)

I liberisti detestano essere chiamati liberisti: ancora vogliono far credere che la libertà di fare soldi ai danni dei più deboli sia appunto la Libertà (con la maiuscola) e dunque un diritto inalienabile, come sancì la Dichiarazione d'indipendenza del paese liberista per eccellenza. E allora si vendicano, i liberisti, chamando chi vuole la giustizia un giustizialista. Va bene: 1 a 1. Da una parte i liberisti, dall'altra i giustizialisti. E se proprio lo volete, da una parte il primato della libertà individuale, dall'altro il primato della giustizia sociale. Io sto decisamente dalla seconda parte.

*** Francesco ERSPAMER, docente di studi italiani e romanzi ad Harvard, saggista, 'facebook', 19 maggio 2017, qui


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sabato 20 maggio 2017

#FAVOLE & RACCONTI / Il lavavetri al semaforo (M. Ferrario)

L'auto, una berlina lussuosa, arrivò piano e si fermò qualche metro prima del semaforo rosso.
L'immigrato attendeva all'incrocio. 
Conosceva la tecnica: lui si sarebbe avvicinato, cortese e sorridente, facendo capire che avrebbe pulito il parabrezza, e il guidatore, sempre con il finestrino ermeticamente chiuso, avrebbe fatto avanzare di poco le ruote per sfuggirgli, scuotendo la testa e già pronto a inveire, urlando il suo no e accompagnandolo con il dito minaccioso.
E pure stavolta addio centesimi: sempre pochi, ma preziosi.

Invece, a differenza del solito, il finestrino dalla parte del guidatore era completamente abbassato. 
Al volante, un signore distinto, con giacca e cravatta: serio, ma all'apparenza non scontroso. 
Non fece il giochino di spostare avanti la macchina e non rialzò il finestrino.

L'immigrato notò che il parabrezza era perfettamente pulito. Tutta l'auto brillava, come fosse stata appena lavata e incerata: neppure un granello di polvere sugli almeno duecentomila euro viaggianti.

Allora tranquillizzò il signore ponendo subito a terra, visibilmente, la bottiglietta del liquido e la canna pulivetro. Poi passò davanti all'auto e rimase ritto in piedi, a mani vuote e a debita distanza, di fronte al finestrino abbassato, osservando il guidatore. Il signore aveva gli occhi fissi innanzi a sé: forse per escluderlo alla vista o forse, più probabilmente, perché era preso dai suoi pensieri.

L'immigrato non mangiava da due giorni.
Teneva alla sua dignità: si piegava a chiedere la carità proprio quando non ce la faceva più a resistere ai morsi della fame e almeno finora si era sempre rifiutato di rubare.
Sentì la sua voce parlare quasi in automatico.
Senza quel birignao lamentoso e supplichevole di tanti suoi colleghi, si trovò a dire: «Ho fame, signore. Se mi dà qualcosa per un panino, le dico grazie».

Il signore volse gli occhi sull'immigrato: aveva una camicia sporca e un paio di pantaloni consunti e slabbrati, il corpo magro, le occhiaie su una faccia smunta.
Qualche volta si sentiva in colpa per l'incredibile quantità di denaro di cui disponeva: aveva sempre lavorato sodo, ma riconosceva che il successo ottenuto l'aveva pagato con continui cedimenti, compromessi, intrallazzi.
Ogni tanto ci pensava: poi scacciava subito il pensiero.

L'immigrato aspettava. Ma senza trasmettere insistenza.

«Ma 'davvero' hai fame?», chiese il signore. La domanda era sincera: non voleva essere sfottente e faceva immaginare il desiderio di instaurare un mini-dialogo, pur nei tempi stretti di un semaforo.
«Sì, signore. So che è spesso una scusa per impietosire. Ma non mangio da due giorni».

L'uomo distinto notò la pronuncia e la proprietà di linguaggio.
«Sembri uno che ha studiato. Da dove vieni?»
«Dal Senegal. Sono laureato. Ho lasciato la famiglia al mio paese. Non ho un lavoro»

Il signore ricordò le prediche domenicali del parroco.
Volle accertarsi di che tipo fosse l'immigrato.
«Ma se io ti do qualche soldo, non te li vai a bere?»
«No, signore. Ho smesso da tempo. Sia perché ho deciso di essere un bravo musulmano osservante e sia perché sono sempre a corto di soldi.»
«E non li spenderai in sigarette?»
«No signore. Non fumo più. Le sigarette costano.»
«E giocare... Hai il vizio di fare scommesse? O di buttare i soldi alle macchinette?»
«Da ragazzo qualche volta. Ora non più. Ho capito che si perde sempre».
«E donne...? Non vai a donne?»
«Ne avrei voglia. Sono in Italia da oltre un anno. Ma resto fedele a mia moglie. Non la tradirei mai.»

Il semaforo era passato al verde. Un colpo di clacson fece capire che qualcuno si era spazientito e voleva che si procedesse.

Il signore ordinò all'immigrato di prendere posto in macchina.
«Subito, dai. Gira dall'altra parte e salta su».

L'immigrato obbedì senza capire. 
Aprì la portiera e si accomodò di fianco al signore.

«Intanto eccoti cinquanta euro. Poi ti porto a casa mia. E' ora di pranzo: così ti fai un pasto come si deve e conosci mia moglie»
L'immigrato era confuso.
«Ma veramente...».
«Che c'è, non ti va? In casa abbiamo una cuoca: alta cucina. Vedrai, ti farai una grande mangiata e ti toglierai la voglia per un po'.»
«Sì, lo immagino. Anzi, non so come ringraziarla. Non me lo aspettavo... E' solo che...»
«E' solo che...?»
«Lei vede come sono vestito: sporco, stracciato, con la barba sfatta da giorni, i capelli arruffati... Costretto a pulire i vetri agli incroci per pochi centesimi. E spesso a subire gli insulti degli automobilisti. Cosa dirà sua moglie nel vedere che lei si porta in casa una persona così conciata?»
«Francamente non lo so».
«Ecco, vede, appunto. Guardi, mi lasci qui, al prossimo semaforo».
«Niente affatto. E' deciso. E tu non ti preoccupare. Non mi capita spesso di fare delle buone azioni. E poi, prima di sederti a tavola, basta che ti dai una lavata in bagno. Ne abbiamo tre: avrai solo l'imbarazzo della scelta...».

Così avvenne. 
L'immigrato sedette a tavola con il signore e la moglie e si fece una mangiata che si sarebbe ricordato a lungo.

Quando si congedò non finiva più di ringraziare.

La moglie per la verità non aveva capito questa strana generosità del marito e cercò di indagare.
«Non mi dirai che ti sono venuti degli scrupoli di coscienza: metteresti a repentaglio il lavoro che fai e dovremmo cominciare a pensare di cambiare tenore di vita».
Il marito finse indignazione.
«Perché? Anch'io, in fondo, ho un cuore».
Lei proruppe in una risata.
«Sì, come tutti. Solo che il tuo è pure malato e non te lo curi. Non me la fai. Dimmi perché mi hai fatto conoscere quella persona».
«Lo vuoi proprio sapere?»
«Non mi dirai che è un tuo amico d'affari travestito...»
«No di certo. E' quello che è. Uno che non ha in tasca un centesimo e pulisce i vetri al semaforo».
«Quindi?».
«A tavola l'ha detto. Non beve, non fuma, non gioca ed è fedele a sua moglie».

La donna cominciava ad esasperarsi.
«Continuo a non capire».
Il marito sorrise.
«Semplice, mi pare. Io non sono un barbone. E grazie a questo, come anche tu un minuto fa hai gentilmente ricordato, abbiamo una vita agiata che ci permette di soddisfare ogni capriccio».
La moglie alzò gli occhi al cielo.
«E c'era bisogno di portarmi a casa quell'uomo per dirmi una cosa tanto stupida? Certo che non sei un barbone. Ci mancherebbe pure questa...»
«Eppure...» commentò lui, lasciando il pensiero in sospeso.
Lei strabuzzò gli occhi.
«Eppure cosa? Sei uscito di testa, per caso?».
L'uomo fece passare alcuni secondi perché la donna lo incalzasse.
E infatti lei perse la pazienza.
«Per l'ultima volta ti vuoi decidere a smettere di fare il misterioso e spiegarmi perché mi hai portato a pranzo quell'uomo?»
Lui fece cenno che le avrebbe svelato l'arcano.
Prima però prese dal mobile una bottiglia pregiata di un rum pressoché introvabile in Italia e se ne versò un bicchiere abbondante, poi si accese un magnifico sigaro cubano, aspirandolo con voluttà e lasciandosi cadere nella sua poltrona preferita.
Quindi fissò la moglie negli occhi, con sguardo malizioso.
«Non sei forse tu che mi fai sempre scenate impossibili perché bevo, fumo, vado al casinò e ogni tanto mi lascio andare a qualche innocente scappatella? E non sei sempre tu che ogni tanto mi prendi in giro, più o meno bonariamente, per i miei modi spicci e non sempre cristallini di fare affari?».
«Sì, sono io. E ti risparmio la scenata che ti meriteresti anche adesso solo perché sono curiosa di capire dove vuoi arrivare: con tutti i problemi di cuore che sai di avere, ti stai facendo fuori l'ennesima bottiglia di alcol e l'ennesima scatola di sigari...».

In quel momento il marito era il ritratto della benevolenza.
Aveva gli occhi fiammeggianti: con pacatezza scandì le parole.
«Cara, quell'uomo non beve, non fuma, non gioca ed è fedele a sua moglie che non vede da anni. Non solo: ci ha detto che non ha mai rubato un euro, neppure quando ha avuto fame e nessuno gli faceva la carità.»
Fece una pausa, studiata.
La moglie ebbe un moto di fastidio.
«Caro, invecchi: ti ripeti e io non sono sorda. L'ha detto lui a tavola e me l'hai ripetuto tu un secondo fa. D'accordo, abbiamo conosciuto la virtù in persona. E con questo? Fatti suoi, mi pare.»
«Certo, fatti suoi. Però, cara, io mi preoccupo per te».
La donna strabuzzò gli occhi.
«Ti preoccupi per me? E io che c'entro, scusa?».
«Quest'attico, le case di St Moritz e di Santa, i vestiti firmati, le carte di credito senza limite... Sarebbe un peccato rinunciarvi.»
«E perché dovremmo rinunciarvi?»
«Appunto».
Lui attese qualche secondo.
Lei lo fissava, sempre più infastidita per i suoi arzigogoli.

Finalmente lui concluse:
«E' che... sì, insomma, ti ho fatto conoscere uno che ha tutti i requisiti virtuosi di cui tu in me lamenti la mancanza. Per carità, è un esempio, un caso: non voglio generalizzare e trarre conclusioni automatiche. Ma ti sottopongo un dubbio che sono sicuro può interessare anche te, almeno finché decidiamo di stare insieme e di condividere i ricchi e abbondanti agi di cui godiamo: perché correre il rischio, se pur minimo, che io, diventando come tu ogni giorno mi dici di volere, possa ritrovarmi a fare il lavavetri agli incroci?».

*** Massimo Ferrario, Il lavavetri al semaforo, per Mixtura, 2016-2017. Riscrittura di una storiella diffusa in internet.


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#SGUARDI POIETICI / Gli anni si accavallano a riccioli di spuma (Maria Luisa Spaziani)

Gli anni si accavallano a riccioli di spuma
e a intermittenti ondate nere.
Mi divide dal mare una spiaggia che cresce
nel cuore della notte e mi ributta
relitti di naufragi.

Bel museo in disordine. Gli oggetti
non sono compatibili. Fra i libri
della mia adolescenza vigoreggiano
i balocchi dei figli, ed a brandelli
sfilacciati il mio abito da sposa.

Non si riposa il mare. E mi pretende
vigile a contemplare quanto resta
sul campo di battaglia. In prospettiva
si inazzurra il passato. E benedico
i miei e altrui peccati.

*** Maria Luisa SPAZIANI, poetessa, 1923-2014, Gli anni si accavallano a riccioli di spuma da 'Poesia', n,. 296, settembre 2014, proposta da Loredanna Savelli, 'la recherche.it', qui


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#LINK / Social network e benessere, Instagram fa più male (Simone Cosimi)

I social network fanno male? Ci risiamo. Stavolta è niente meno che la Royal Society for Public Health britannica, insieme allo Young Health Movement, a sondare il terreno e piazzare sul banco degli imputati Instagram. Secondo un'indagine svolta su 1.479 giovani fra i 14 e i 24 anni (ma solo nel Regno Unito) la piattaforma di condivisione foto e video, arricchitasi negli ultimi mesi di numerose funzioni come le Storie, sarebbe la peggiore per quello che riguarda la salute mentale. E d'altronde, a dirla tutta, non è neanche una novità visto che da anni finisce ciclicamente sotto accusa per la sua natura, in grado di costruire con gli hashtag più diversi e criptici nicchie di contenuti problematici e disturbanti, da quelli proanoressia fino ai più complessi fenomeni giovanili di autolesionismo.

Stavolta però la faccenda sembra diversa. Fra le cinque piattaforme sottoposte alla valutazione del campione (le altre erano Facebook, Twitter, Snapchat e YouTube) quella fondata da Kevin Systrom è stata indicata come la peggiore in termini di effetti sulla salute e sul benessere psicologico. Il giudizio è in realtà più sfumato e per certi versi appare perfino contraddittorio: mentre Instagram ha raccolto punteggi elevati in termini di promozione della propria identità, quindi un'app positiva per l'espressività, è anche percepita negativamente per quanto riguarda ansia, depressione e per la celebre Fomo, la "fear of missing out", la sindrome da esclusione che getta le persone nel panico quando sono disconnesse e non possono seguire costantemente gli aggiornamenti in bacheca. (...)

*** Simone COSIMI, Ansia e depressione: gli effetti dei social sui giovani. ''Instagram è il peggiore'', 'repubblica.it', 19 maggio 2017

LINK articolo integrale qui

#VIDEO / Religioni e democrazia (Paolo Flores d'Arcais e Tariq Ramadan)


Religioni e democrazia
Paolo FLORES D'ARCAIS
filosofo e direttore di MicroMega
Tariq RAMADAN
teologo e saggista musulmano svizzero 
Torini, Biennale Demcrazia, 2 aprile 2017
video 95min02

Un confronto, anche duro e senza sconti, su temi cruciali riguardanti laicità e religioni, in Europa e nel mondo, e, soprattutto, sul concetto di laicità.
Fino a che punto il Dio di qualunque fede può e deve essere tenuto fuori dal dibattito pubblico nella costruzione e gestione di una vera democrazia in cui la sovranità sia del cittadino in quanto cittadino e non in quanto credente? 
Consonanze di posizioni, ma anche una contrapposizione sostanziale sulla questione principale: difficilmente conciliabile (mf)


* In Mixtura altri contributi di Paolo Flores d'Arcais qui
* In Mixtura il precedente confronto tra Paolo Flores d'Arcais e l'arvivescovo Giuseppe Betori (14 aprile 2016) qui
* In Mixtura il precedente confronto tra Paolo Flores d'Arcais e l'allora cardinale Josph Ratzinger (21 settembre 2000) qui

#MOSQUITO / Regola, l'altra faccia della convivenza (Gherardo Colombo)

La regola è l’altra faccia della convivenza, sono due lati della stessa medaglia. Lo si può verificare empiricamente: non possiamo incontrarci se non applichiamo regole comuni sulla misurazione del tempo; non possiamo comunicare se non applichiamo regole condivise di linguaggio; spesso, se non sempre, i contatti tra le persone hanno regole specifiche (per fare qualche esempio, stare a tavola, assistere a una conferenza, frequentare la scuola sono tutte attività che hanno le proprie regole). Allo stesso modo si può constatare che qualsiasi tipo di associazione, comunità o consorteria – un ordine religioso, una bocciofila, un cineclub, la mafia... – si basa su regole.

*** Gherardo COLOMBO, 1946, ex magistrato, Sulle regole, Feltrinelli, 2010


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venerdì 19 maggio 2017

#PIN / Uomini, umani (MasFerrario)


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#CIT / Donne e madri (Simone de Beauvoir)

da 'Il secondo sesso', 1949
anche in wikiquote.it, qui

In Mixtura altri contributi di Simone de Beauvoir qui

#SPOT / Selfie

(via facebook, autore non identificato)

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#SGUARDI POIETICI / Non era niente (Franco Arminio)

Non era niente,
pensa che alla fine di tutto potrai dire
questa frase
perché la vita in fondo
è un falso allarme.
Intanto considera 
che quasi mai la realtà congiura,
più spesso gira via per conto suo.
Considera che i tuoi amici
non possono occuparsi solo di te,
considera che aiutare è più saggio
che chiedere aiuto.
È vero, chi non spinge
ti respinge, chi non ti ama
non merita nulla, ma allora
ogni attimo sia devoto e santo,
squarcia il tuo tempo
coi lampi dell’offerta, 
non chiedere, non mendicare.
Segui la terra, regala le tue vertebre
ai passanti.
Alla fine dei tuoi giorni
resteranno le tue imprudenze,
più che i calcoli e gli indugi 
resteranno i canti.

*** Franco ARMINIO, 1960, poeta, scrittore, paesologo, Non era niente, 'facebook', 17 maggio 2017, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Arminio


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#VIGNETTE / Clima sereno in casa Renzi (Natangelo)

NATANGELO
'Il Fatto Quotidiano', 18 maggio 2017

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#MOSQUITO / Odisseo, la saggezza conquistata (Eugenio Scalfari)

Quando Circe e poi Calipso offrirono a Odisseo l’immortalità purché rinunciasse a tornare ad Itaca e restasse con loro, l’eroe del viaggio rifiutò in entrambi i casi. La spiegazione del perché di questo rifiuto lui non la dà, dice soltanto che non può rinunciare al ritorno. Atena, che lo protegge dalle vette dell’Olimpo e vuole che ritorni dalla moglie e dal figlio, si appella al volere del Fato, che dev’esser rispettato anche dagli dei. Ma nessuno, né Odisseo, né Atena, né Circe o Calipso, rivela la vera ragione: Odisseo sa che l’Immortale è ripetitivo, la sua potenza è ripetitiva, da questo punto di vista è piú simile all’animale che all’uomo. Questo è il motivo del suo rifiuto: Odisseo ama il mutamento, ama l’avventura, si cimenta con il rischio, combatte per vincere sapendo che può essere sconfitto. La sua morale è quella degli eroi, ma l’esperienza acquistata in un viaggio durato dieci anni lo ha trasformato. A Troia lo chiamavano maestro d’inganni; ora l’esperienza gli ha dato saggezza. L’Ulisse di Dante ricorda ai suoi compagni dell’ultimo viaggio senza ritorno: «fatti non foste a viver come bruti, | ma per seguir virtute e canoscenza». Questa è la motivazione e chi a questo riesce ad arrivare ha vinto la partita della sua vita.

*** Eugenio SCALFARI, 1924, giornalista, saggista, scrittore, fondatore di ‘La Repubblica’, L'amore, la sfida, il destino, Einaudi, 2013


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#VIDEO / Cosa significa insegnare (Christian Raimo, Marco Balzamo)


Cosa vuol dire insegnare
Christian RAIMO, 1975
insegnante, scrittore, traduttore
Marco BALZAMO
insegnante
youtube, 'viaggio nello scriptorium', 4 dicembre 2016
video 15min03

Il senso della scuola e dell'insegnare: un'intervista a due insegnanti che testimoniano la loro esperienza.
Stimoli importanti per una riflessione critica sulla scuola e, più in generale, sulla letteratura.


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giovedì 18 maggio 2017

#VIGNETTE / Disuguaglianze (Mauro Biani)

Mauro BIANI
'il manifesto', 18 maggio 2017

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#CIT / Stare a guardare (Richard P. Feynman)

anche in 'wikiquote'

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#HUMOR / Buone madri

(via facebook)

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#SGUARDI POIETICI / Il polpo e il pescatore (Spyros Aravanìs)

Non temere le parole
sbattile come il polpo sulla pietra
fino a che non si arrendano,
fino a guadagnarne tutto l’inchiostro
fino a tingertene le mani.

Stupido,
per questo non sarai mai poeta

perché non sei diventato polpo

ma solo e soltanto
ostinato pescatore.

*** Spyros ARAVANÌS, 1979, poeta greco, Il polpo e il pescatore, in 'la dimora del tempo sospeso', 15 gennaio 2015, qui, traduzione di Massimiliano Di Maggio


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Testo originale (Το χταπόδι και ο ψαράς)

Μη φοβάσαι τις λέξεις
χτύπα τες σαν χταπόδι στην πέτρα
μέχρι να σου παραδοθούν,
μέχρι να κερδίσεις όλο το μελάνι τους
μέχρι να νοτίσεις τα χέρια.

Ανόητε,
γι’ αυτό δεν θα γίνεις ποτέ ποιητής

γιατί δεν έγινες χταπόδι

παρά μονάχα
ένας επίμονος ψαράς.

#SENZA_TAGLI / Migranti e 'ndrangheta (Anna Mallamo)

Pensavo a questa orrenda cosa calabrese: ai migranti - proprio quelli che qualcuno passa ai raggi X, e accusa di vivere da parassiti alle nostre spalle (o li fotografa mentre giocano a calcetto, per documentare la loro "bella vita" a nostre spese) - a cui veniva dato poco cibo, "quello per i maiali", mentre mafiosi e collusi intascavano tutto e giravano in Ferrari. (qui)

Sappiate che la 'ndrangheta e la mafia da sempre fanno esattamente questo ai nostri territori: impoveriscono tutti, e soprattutto i più poveri, lucrano su tutto quello che esiste, cercano di monopolizzare (e spesso ci riescono) tutte le risorse e le attività. Tanto, i poveri sono abituati a essere poveri, a non avere pretese. Come i migranti (che qualche volta, quando hanno protestato per il cibo o il trattamento, sono stati severamente tacciati d'ingratitudine). 

Sappiate che le mafie ingrassano così, grazie a reti di collusione e connivenza gigantesche, che arrivano ovunque: dentro gli uffici, dentro le chiese. 

Sappiate che i migranti, in questa orrenda cosa, sono vittime due volte (come vittime siamo noi che viviamo in queste terre dove il confine tra lecito e illecito è talora così sottile che non basterebbe un muro, per proteggerlo). 

Sappiate che io, come tanti cittadini del Sud, mi vergogno profondamente di questo. Di questa rapina sistematica che coinvolge tutti noi, e oggi anche loro, che hanno la colpa di stare persino più in basso dei nostri poveri. 

Sappiate che sono grata ai magistrati che hanno reso possibile smascherare almeno questa banda (perché ci sono magistrati che lanciano ipotesi e magistrati che eseguono arresti; ci sono magistrati che dicono "forse" ed esprimono pareri personali sui giornali e magistrati che firmano indagini).

Sappiate che mi vergogno a pensare che abbiamo chiamato "accoglienza" - e per qualcuno è già troppo, è indebita, è eccessiva, è da "buonisti" - mettere quei disgraziati in mano alle nostre mafie: renderli, sì, in questo uguali a noi. Nel peggio di noi.

*** Anna MALLAMO, blogger, 'facebook, 16 maggio 2017, qui


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#VIDEO / Quelli che odiano su internet (Kyrre Lien)

Quelli che odiano su intenet
Kyrre LIEN
documentarista norvegese
'The Guardian', internazionale.it', 17 maggio 2017
video 21min21

Chi sono le persone che usano la rete per attaccare e insultare gli altri? Di persona sono arrabbiati quanto lo sono online? Il documentarista norvegese Kyrre Lien ha cercato di capire perché su internet le discussioni possono diventare molto violente.

Negli ultimi tre anni Lien è andato nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Norvegia, in Libano e in Russia dove ha incontrato un uomo che minaccia di uccidere gli immigrati, un elettore di Trump che vuole Hillary Clinton in carcere, una ragazza molto arrabbiata con Lady Gaga e una cittadina russa convinta che i gay vogliano conquistare il mondo. Il video del Guardian.

Kyrre Lien è un documentarista che vive a Oslo, in Norvegia. Ha lavorato in Ucraina, nella Striscia di Gaza e in Birmania. Ha collaborato con diversi giornali tra cui il New York Times, il Guardian e Al Jazeera. Nel 2017 Forbes lo ha inserito tra i trenta giovani europei che si sono distinti nel campo dei media. Su Twitter è @Kyrre.
(dalla presentazione)

#MOSQUITO / Pensare, la nostra mente non è adatta (Nassim Nicholas Taleb)

La nostra mente non sembra fatta per pensare e riflettere; se lo fosse, per noi oggi le cose sarebbero più semplici. Ma in tal caso non esisteremmo e io non sarei qui a parlarne: il mio ipotetico antenato riflessivo e introspettivo sarebbe stato mangiato da un leone, mentre il suo cugino non pensante, ma rapido e reattivo, sarebbe corso a cercare riparo. Considerate che pensare richiede tempo e in genere rappresenta un grande spreco di energia, che per più di cento milioni di anni i nostri antenati sono stati mammiferi non pensanti e che nel brevissimo lasso di tempo in cui abbiamo usato il cervello l’abbiamo utilizzato su soggetti troppo marginali. Le prove dimostrano che pensiamo assai meno di quanto crediamo, tranne, naturalmente, quando ci pensiamo.

*** Nassim Nicholas TALEB, 1960, filosofo, saggista e matematico libanese naturalizzato statunitense, esperto di matematica finanziaria, Il cigno nero. Come l'improbabile governa la nostra vita, 2007, Il Saggiatore, 2008, traduzione di Elisabetta Nifosi


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mercoledì 17 maggio 2017

#VIGNETTE / 'Ndrangheta e nostri valori (Ellekappa)

ElleKappa
'la Repubblica', 16 maggio 2017

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#IN_LETTURA / Fred Calleri, Jack Vettriano

Fred CALLERI
artista statunitense

° ° °

Jack VETTRIANO, 1951
pittore scozzese di origini italiane

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#SPOT / Madri

(via facebook, autore non identificato)

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#SGUARDI POIETICI / Il girasole meccanico (Federica Vicino)

dammi una ragione
per non essere più
un bullone stretto nel dado
una puleggia che scatta
nelle centraline

dammi una ragione
per non essere uno stantuffo
che ansima
un pistone che pulsa
nel suo abitacolo

dammi una buona ragione
e io saprò farmi seme
e il seme saprà farsi stelo
e lo stelo
foglia
e la foglia
corolla
e la corolla girasole

*** Federica VICINO, giornalista, scrittrice, Il girasole meccanico, 'carmillaonline.com', 11 agosto 2006, qui


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#LINK / Comunicazione, quando è un problema (Annamaria Testa)

Se qualcosa va storto a un politico, a un imprenditore, a chiunque abbia bisogno di ottenere consenso e gradimento, la scusa più semplice e disponibile sembra questa: “C’è stato un problema di comunicazione”. Come dire “gente, io ce l’ho messa tutta, ma è accaduto qualcosa al di fuori del mio controllo”.

È una scusa. Non funziona così.

Il problema di comunicazione dipende comunque dal contenuto dei messaggi, dalla forma in cui i messaggi sono espressi, dalla relazione tra chi comunica e il suo pubblico e dal fatto che il pubblico “giusto”  (...)

*** Annamaria TESTA, esperta di comunicazione e saggista, Quando la comunicazione è un problema, ìinternazionale.it', 15 maggio 2017

LINK articolo integrale qui


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#MOSQUITO / Conflitti, la soluzione (Jonas Jonasson)

Allan interruppe i fratelli affermando che aveva girato il mondo e di cose ne aveva viste tante, ma una in particolare l’aveva colpito, e cioè che i conflitti più grandi e apparentemente irrisolvibili si basavano sempre sullo stesso presupposto: “Tu sei stupido, no sei tu lo stupido, no sei tu lo stupido.” La soluzione, proseguì Allan, il più delle volte consisteva nello scolarsi insieme una bella bottiglia di acquavite intorno ai settantacinque gradi e guardare al futuro.

*** Jonas JONASSON, 1961, giornalista e scrittore svedese, Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, 2009, Bompiani, 2012
https://it.wikipedia.org/wiki/Jonas_Jonasson


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#LINK #VIDEO / Una questione di prime impressioni (Rob Ludacer, Alberto Marzocchi)

Un’occhiata veloce, una stretta di mano e il giudizio arriva immediato. Siamo talmente bravi a farci un’opinione degli altri, che ci mettiamo un attimo. Valutiamo l’affidabilità di uno sconosciuto in un decimo di secondo; in un ventesimo, invece, il suo orientamento sessuale. Diversi studi hanno messo in luce la rapidità con cui effettuiamo lo screening della personalità di chi abbiamo di fronte: è una persona promiscua? quanti soldi ha? ha un carattere forte o è un debole? Perché possiamo pure non ammetterlo, ma le prime impressioni contano. Eccome

*** Rob LUDACER, Alberto MARZOCCHI, Le prime impressioni contano: 7 cose che penso appena ti incontro, 'Bunsiness Insider italia', 30 dicembre 2016 

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