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giovedì 7 luglio 2022

#SGUARDI POIETICI / Per lei (Giorgio Caproni)

Per lei voglio rime chiare,
usuali: in -are.
Rime magari vietate,
ma aperte: ventilate.
Rime coi suoni fini
(di mare) dei suoi orecchini.
O che abbiano, coralline,
le tinte delle sue collanine.
Rime che a distanza
(Annina era così schietta)
conservino l'eleganza
povera, ma altrettanto netta.
Rime che non siano labili,
anche se orecchiabili.
Rime non crepuscolari,
ma verdi, elementari.

*** Giorgio CAPRONI, 1912-1990, poeta, critico letterario, Per lei, da 'Il muro della terra, 1975in 'il canto delle sirene', 7 gennaio 2012, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Caproni


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venerdì 18 marzo 2022

#SGUARDI POIETICI / Condizione (Giorgio Caproni)

Un uomo solo,
chiuso nella sua stanza.
Con tutte le sue ragioni.
Tutti i suoi torti.
Solo in una stanza vuota,
a parlare. Ai morti.

*** Giorgio CAPRONI, 1912-1990, poeta, critico letterario, Condizione, in 'larecherche.it', 21 febbraio 2022, qui


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mercoledì 1 settembre 2021

#SGUARDI POIETICI / Altri versi a Rina (Giorgio Caproni)

Nei tuoi occhi è il settembre
degli ulivi della tua cara
terra, la tua Liguria
di rupi e di dolcissimi
frutti.

Sopra i monti spaziosi
le poche case disperse
invidiano il colore caldo
della tua pelle, all’ora
che fa nostra ancora per poco
la terra.

*** Giorgio CAPRONI, 1912-1990, poeta, critico letterario, Altri versi a Rina, da da Ballo a Fontanigorda, Degli Orfini, 1938, in 'il canto delle sirene', 1 settembre 2021, qui


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martedì 12 maggio 2020

#SGUARDI POIETICI / Ricordo (Giorgio Caproni)

Ricordo una chiesa antica,
romita,
nell’ora in cui l’aria s’arancia
e si scheggia ogni voce
sotto l’arcata del cielo.
Eri stanca,
e ci sedemmo sopra un gradino
come due mendicanti.
Invece il sangue ferveva
di meraviglia, a vedere
ogni uccello mutarsi in stella
nel cielo.

*** Giogrio CAPRONI, Ricordo, da Come un’allegoria, 1936, in 'il canto delle sirene', 13 novembre 2016, qui


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sabato 22 febbraio 2020

#SGUARDI POIETICI / L'ultimo borgo (Giorgio Caproni)

  S'erano fermati a un tavolo
d'osteria.
               La strada
era stata lunga.
                          I sassi.
le crepe dell'asfalto.
                                  I ponti
più d'una volta rotti
o barcollanti.

                       Avevano
le ossa a pezzi.
                         E zitti
dalla partenza, cenavano
a fronte bassa, ciascuno
avvolto nella nube vuota
dei suoi pensieri.

                            Che dire.

Avevano frugato fratte
e serpeti.
              Avevano
fermato gente - chiesto
agli abitanti.

                    Ovunque
solo tracce elusive
e vaghi indizi - ragguagli
reticenti o comunque
inattendibili.

                    Ora
sapevano che quello era
l'ultimo borgo.
                       Un tratto
ancora, poi la frontiera
e l'altra terra: i luoghi
non giurisdizionali.

                                L'ora
era tra l'ultima rondine
e la prima nottola.
                               Un'ora
già umida d'erba e quasi
(se ne udiva la frana
giù nel vallone) d'acqua
diroccata e lontana.

*** Giorgio CAPRONI, 1912-1990, poeta, critico letterario, L'ultimo borgo, da Il franco cacciatore, 1982, Garzanti, 1995, anche in 'Poesia', n. 356, febbraio 2020


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martedì 18 febbraio 2020

#SGUARDI POIETICI / Il fuor di senno (Giorgio Caproni)

   "Non si passa!", quasi
urlava. E teneva
 - ritto in mezzo alla strada -
le braccia aperte, quasi
bastasse quella barriera
a bloccare l'irrompere
- fulmineo - della sera.

*** Giorgio CAPRONI, 1912-1990, poeta, critico letterario, Il fuor di senno, da Il franco cacciatore, 1982, Garzanti, 1995, anche in 'Poesia', n. 356, febbraio 2020


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domenica 9 febbraio 2020

#SGUARDI POIETICI / Concessione (Giorgio Caproni)

Buttate pure via
ogni opera in versi o in prosa.
Nessuno è mai riuscito a dire
cos’è, nella sua essenza, una rosa.

*** Giorgio CAPRONI, 1912-1990, poeta, critico letterario, Concessione, da Res amissa, Editore Giorgio Agamben, 1991, anche in 'Poesia', n. 356, febbraio 2020


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mercoledì 5 febbraio 2020

#SGUARDI POIETICI / Donna che apre riviere (Giorgio Caproni)

   Sei donna di marine,
donna che apre riviere.
L'aria delle mattine
bianche è la tua aria
di sale e sono vele
al vento, sono bandiere
spiegate a bordo l'ampie
vesti tue così chiare.

*** Giorgio CAPRONI, 1912-1990, poeta, critico letterario, Donna che apre riviere, da Tutte le poesie, Garzanti, 1985, anche in 'Poesia', n. 356, febbraio 2020


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domenica 26 gennaio 2020

#SGUARDI POIETICI / Congedo di un viaggiatore cerimonioso (Giorgio Caproni)

Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.

Vogliatemi perdonare
quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi
per l’ottima compagnia.
Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento
lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.

Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere,
lieve, una costernazione.
Era così bello parlare
insieme, seduti di fronte:
così bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio)’ confidare.

(Scusate. E una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata, e quale
aiuto mi potrà dare
poi, quando l’avrò con me.
Ma pur la debbo portare,
non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare.
Ecco. Ora ch’essa è
nel corridoio, mi sento
più sciolto. Vogliate scusare.)

Dicevo, ch’era bello stare
insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale.
Ci siamo – ed è normale
anche questo – odiati
su più d’un punto, e frenati
soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia
come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l’ottima compagnia.

Congedo a lei, dottore,
e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te, ragazzina
smilza, e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato
sul volto, la cui tinta
mite è sì lieve spinta.
Congedo, o militare
(o marinaio! In terra
come in cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote,
congedo, che m’ha chiesto se io
(scherzava!) ho avuto in dote
di credere al vero Dio.

Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.

Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, sono certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.

Scendo. Buon proseguimento.

*** Giorgio CAPRONI, 1912-1990, poeta, critico letterario, Congedo del viaggiatore cerimonioso,  da G. Caproni, Poesie. 1932-1986, Garzanti, Milano, 1989, in blog di 'enricofinzi.it', 17 gennaio 2020, qui



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lunedì 12 agosto 2019

#SGUARDI POIETICI / Generalizzando (Giorgio Caproni)

Tutti riceviamo un dono.
Poi, non ricordiamo più
né da chi né che sia.
Soltanto ne conserviamo
– pungente e senza condono –
la spina della nostalgia.

*** Giorgio CAPRONI, 1912-1990, poeta, critico letterario, Generalizzando, da Res Amissa, Garzanti, 1991, in 'il canto delle sirene', 21 agosto 2013, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Caproni


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sabato 15 giugno 2019

#SGUARDI POIETICI / Ah, giovinezza (Giorgio Caproni)

Ah, giovinezza,
come fu fragile il vento,
fra i rami, della tua voce.
Le corse, le sassaiole
a picco sulla specchiera
in frantumi dell’acqua – le bocche
trafelate, le risse
per amore, i boschivi
sguardi quasi marini
lampeggianti fra il grano
già biondo. Oh, altezza
mai più raggiunta dal fuoco
del cuore. Ti penso
col mio linguaggio di allora,
ma a freddo, lo sento dal suono
– sul marmo – di moneta falsa.
Oh stanchezza, stanchezza

*** Giorgio CAPRONI, 1912-1990, poeta, critico letterario, Ah, giovinezza, da Poesie disperse postume, in L’opera in versi, Mondadori, 1998, in 'ilcantodellesirene', 9 giugno 2019, qui

Annibale Carracci, Trionfo di Bacco e Ariannna, 1598-1601

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lunedì 24 luglio 2017

#SGUARDI POIETICI / All'alba (Giorgio Caproni)

Eran costretti, tutti, 
a seguir lui, il solo 
che avesse una lanterna.
     Ma all’alba,
tutti, si sono dileguati 
come fa la nebbia. Tutti.
Chi qua, chi là.

     (C’è anche chi ha preso, 
pare, una strada falsa.
Chi è precipitato. È facile.)

    Oh libertà, libertà.

*** Giorgio CAPRONI, 1912-1990, poeta, critico e traduttore, All’alba, 1972, da Il muro della terra, 1975, in G. Caproni, Tutte le poesie, Garzanti, 1983
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giovedì 20 luglio 2017

#SGUARDI POIETICI / Versicoli quasi ecologici (Giorgio Caproni)

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: «Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra.

*** Giorgio CAPRONI, 1912-1990, poeta, critico letterario, Versicoli quasi ecologici, da Res Amissa,
https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Caproni


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giovedì 6 luglio 2017

#SGUARDI POIETICI / Non t'appoggiare al vento (Giorgio Caproni)

Non t’appoggiare al vento.
Lascia le parole e il suono
di vuoto che contengono.
Un nome, un solo nome basta
a mentire. Un colore,
Un aroma.

*** Giorgio CAPRONI1912-1990, poeta, critico letterario, Non t'appoggiare al vento, da Poesie disperse postume, in L’Opera in versi, Meridiani Mondadori, 1998.
Anche in 'ilcantodellesirene', 2 luglio 2017, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Caproni


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