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lunedì 22 marzo 2021

#MOSQUITO / Cosa ho imparato dall'esperienza della malattia (Papa Francesco)

Quando a ventun anni ho contratto una grave malattia, ho avuto la mia prima esperienza del limite, del dolore e della solitudine. Mi ha cambiato le coordinate. Per mesi non ho saputo chi ero, se sarei morto o vissuto. Nemmeno i medici sapevano se ce l’avrei fatta. Ricordo che un giorno chiesi a mia madre, abbracciandola, di dirmi se stavo per morire. Frequentavo il secondo anno del seminario dioce­sano a Buenos Aires.

Ricordo la data: era il 13 agosto 1957. A portarmi in ospedale fu un prefetto, accortosi che non avevo il tipo di influenza che si cura con l’aspirina. Per prima cosa mi estrassero un litro e mezzo di acqua da un polmone, poi restai a lottare tra la vita e la morte. A novembre mi ope­rarono per togliermi il lobo superiore destro del polmone. So per esperienza come si sentono i malati di coronavirus che combattono per respirare attaccati a un ventilatore.

Di quei giorni ricordo in particolare due infermiere. Una era la caposala, una suora domenicana che prima di essere inviata a Buenos Aires era stata docente ad Atene. Ho sa­puto in seguito come, dopo che il medico se ne andò una volta concluso il primo esame, sia stata lei a dire alle infer­miere di raddoppiare la dose del trattamento che lui aveva prescritto – a base di penicillina e di streptomicina – per­ché la sua esperienza le diceva che stavo morendo. Suor Cornelia Caraglio mi salvò la vita. Grazie al suo contatto abituale con i malati, conosceva meglio del medico ciò di cui avevano bisogno i pazienti, ed ebbe il coraggio di usare quell’esperienza.

Un’altra infermiera, Micaela, fece la stessa cosa quando ero straziato dal dolore. Mi dava in segreto dosi extra di cal­manti, fuori dell’orario previsto. Cornelia e Micaela ormai sono in cielo, ma sarò sempre in debito con loro. Si sono battute per me fino alla fine, finché non mi sono ripreso. Mi hanno insegnato che cosa significa usare la scienza e sapere andare anche oltre, per rispondere alle necessità specifiche.

Da quella esperienza ho imparato un’altra cosa: quanto sia importante evitare la consolazione a buon mercato. Le persone mi venivano a trovare e mi dicevano che sarei stato bene, che non avrei mai più provato tutto quel do­lore: sciocchezze, parole vuote dette con buone intenzioni, ma che non mi sono mai arrivate al cuore. La persona che più mi ha toccato nell’intimo, con il suo silenzio, è stata una delle donne che mi hanno segnato la vita: suor María Dolores Tortolo, mia insegnante da piccolo, che mi aveva preparato per la Prima Comunione. Venne a vedermi, mi prese per mano, mi diede un bacio e se ne stette zitta per un bel po’. Poi mi disse: «Stai imitando Gesù». Non c’era bisogno che aggiungesse altro. La sua presenza, il suo si­lenzio, mi donarono una profonda consolazione.

Dopo quell’esperienza presi la decisione di parlare il meno possibile quando visito malati. Mi limito a prender­gli la mano...

*** Papa FRANCESCO, 1936, Ritorniamo a sognare, Piemme, 2020, segnalato da Stefano Facheris, facebook, 20 marzo 2021, qui


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lunedì 5 ottobre 2020

#MOSQUITO / Non lo si dirà mai, però in pratica (Papa Francesco)

Non si dirà mai che non sono umani, però in pratica, con le decisioni e il modo di trattarli, si manifesta che li si considera di minor valore, meno importanti, meno umani. È inaccettabile che i cristiani condividano questa mentalità e questi atteggiamenti, facendo a volte prevalere certe preferenze politiche piuttosto che profonde convinzioni della propria fede: l’inalienabile dignità di ogni persona umana al di là dell’origine, del colore o della religione, e la legge suprema dell’amore fraterno.

*** PAPA FRANCESCO,  1936, Enciclica Fratelli tutti, 2020


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mercoledì 11 settembre 2019

#CIT / Ma i muri (Papa Francesco)

Papa Francesco, 1936
intervistato da Paolo Rodari 
Non temo lo scisma, ma prego perché non ci sia
'la Repubblica', 11 settembre 2019, qui

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sabato 10 agosto 2019

#RITAGLI / Sovranismo e populismo, 'si sentono discorsi simili a quelli di Hitler' (Papa Francesco)

Il sovranismo è un atteggiamento di isolamento. Sono preoccupato perché si sentono discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel 1934. “Prima noi. Noi… noi…”: sono pensieri che fanno paura. Il sovranismo è chiusura. Un paese deve essere sovrano, ma non chiuso. La sovranità va difesa, ma vanno protetti e promossi anche i rapporti con gli altri paesi, con la Comunità europea. Il sovranismo è un’esagerazione che finisce male sempre: porta alle guerre.

[D: E i populismi?]
Stesso discorso. All’inizio faticavo a comprenderlo perché studiando Teologia ho approfondito il popolarismo, cioè la cultura del popolo: ma una cosa è che il popolo si esprima, un’altra è imporre al popolo l’atteggiamento populista. Il popolo è sovrano (ha un modo di pensare, di esprimersi e di sentire, di valutare), invece i populismi ci portano a sovranismi: quel suffisso, “ismi”, non fa mai bene.

*** Papa FRANCESCO, intervistato da Domenico Agasso jr, Papa Francesco: “Il sovranismo mi spaventa, porta alle guerre”, 'La Stampa', 9 agosto 2019, qui


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giovedì 3 gennaio 2019

domenica 28 maggio 2017

#RITAGLI / Imprenditori e speculatori (Papa Francesco)

 Il vero imprenditore – io cercherò di fare il profilo del buon imprenditore – il vero imprenditore conosce i suoi lavoratori, perché lavora accanto a loro, lavora con loro. Non dimentichiamo che l’imprenditore dev’essere prima di tutto un lavoratore. Se lui non ha questa esperienza della dignità del lavoro, non sarà un buon imprenditore. Condivide le fatiche dei lavoratori e condivide le gioie del lavoro, di risolvere insieme problemi, di creare qualcosa insieme. Se e quando deve licenziare qualcuno è sempre una scelta dolorosa e non lo farebbe, se potesse. Nessun buon imprenditore ama licenziare la sua gente – no, chi pensa di risolvere il problema della sua impresa licenziando la gente, non è un buon imprenditore, è un commerciante, oggi vende la sua gente, domani vende la propria dignità –, ci soffre sempre, e qualche volta da questa sofferenza nascono nuove idee per evitare il licenziamento. Questo è il buon imprenditore. Io ricordo, quasi un anno fa, un po’ di meno, alla Messa a Santa Marta alle 7 del mattino, all’uscita io saluto la gente che è lì, e si è avvicinato un uomo. Piangeva. Disse: “Sono venuto a chiedere una grazia: io sono al limite e devo fare una dichiarazione di fallimento. Questo significherebbe licenziare una sessantina di lavoratori, e non voglio, perché sento che licenzio me stesso”. E quell’uomo piangeva. Quello è un bravo imprenditore. Lottava e pregava per la sua gente, perché era “sua”: “E’ la mia famiglia”. Sono attaccati…

Una malattia dell’economia è la progressiva trasformazione degli imprenditori in speculatori. L’imprenditore non va assolutamente confuso con lo speculatore: sono due tipi diversi. L’imprenditore non deve confondersi con lo speculatore: lo speculatore è una figura simile a quella che Gesù nel Vangelo chiama “mercenario”, per contrapporlo al Buon Pastore. Lo speculatore non ama la sua azienda, non ama i lavoratori, ma vede azienda e lavoratori solo come mezzi per fare profitto. Usa, usa azienda e lavoratori per fare profitto. Licenziare, chiudere, spostare l’azienda non gli crea alcun problema, perché lo speculatore usa, strumentalizza, “mangia” persone e mezzi per i suoi obiettivi di profitto. Quando l’economia è abitata invece da buoni imprenditori, le imprese sono amiche della gente e anche dei poveri. Quando passa nelle mani degli speculatori, tutto si rovina. Con lo speculatore, l’economia perde volto e perde i volti. E’ un’economia senza volti. Un’economia astratta. Dietro le decisioni dello speculatore non ci sono persone e quindi non si vedono le persone da licenziare e da tagliare. Quando l’economia perde contatto con i volti delle persone concrete, essa stessa diventa un’economia senza volto e quindi un’economia spietata. Bisogna temere gli speculatori, non gli imprenditori; no, non temere gli imprenditori perché ce ne sono tanti bravi! 

*** Papa FRANCESCO, estratto dal discorso per la visita pastorale allo Stabilimento Ilva di Genova, 27 maggio 2017, 'w2.vatican.va', qui


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giovedì 7 luglio 2016

#LINK / Papa, contro il neoliberismo renziano (Marco Politi)

Se il Papa, il cardinale di Milano e l’Avvenire mostrano apertamente grande attenzione al Movimento 5 Stelle, le cose non si mettono bene per Matteo Renzi.

Chiuso nel suo ombelico, il premer non si accorge del lento smottamento che avviene nel mondo cattolico. Non lo ha capito al tempo del referendum sulle trivelle, non lo ha percepito – intossicato dalla sua idea personale di potere – nel corso della campagna elettorale per le amministrative.

Credendo che il mondo si esaurisca nelle sue scorribande sui social media e che il mormorio irritato proveniente dagli strati inferiori della società possa essere tacitato con qualche slogan come avviene nelle ripetitive riunioni della direzione del Pd, il premier-segretario non coglie (o non vuole cogliere) il movimento molecolare di una parte del mondo cattolico, che per ragioni sociali e valori ha cominciato ad abbandonare il Pd visto come Partito di Renzi.

“Inclusione” è la parola chiave su cui Matteo Renzi è stato battuto alle recenti elezioni. (...)

*** Marco POLITI, giornalista e saggista, La chiesa apre alle istanze sociali del M5S (e isola il neoliberismo renziano), 'ilfattoquotidiano.it', 5 luglio 2016

LINK articolo integrale qui

venerdì 20 maggio 2016

#RITAGLI / Sfruttatori, sanguisughe (papa Francesco)

Quando le ricchezze si fanno con lo sfruttamento della gente, quei ricchi che sfruttano, sfruttano il lavoro della gente e quella povera gente diviene schiava. “Voglio lavorare” – “Bene: ti fanno un contratto. Da settembre a giugno”. Senza possibilità di pensione, senza assicurazione sanitaria… A giugno lo sospendono e luglio e agosto deve mangiare aria. E a settembre te lo ridanno. Questi che fanno questo sono vere sanguisughe e vivono dei salassi del sangue della gente che rendono schiavi del lavoro».  (...)
«Pensavamo che gli schiavi non esistessero più»: esistono. È vero, la gente non va a prenderli in Africa per venderli in America: no. Ma è nelle nostre città. E ci sono questi trafficanti, questi che trattano la gente con il lavoro senza giustizia». 

*** Papa FRANCESCO, omelia nella messa di Santa Marta, Roma, 10 maggio 2016, citato da Domenico Agasso jr, Lavoro, il Papa: “Chi sfrutta i dipendenti è una sanguisuga!”, 'lastampa.it', 18 maggio 2016

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martedì 12 gennaio 2016

#EXLIBRIS / Corruzione, corrotti e pentiti (Papa Francesco)

LA corruzione è il peccato che invece di essere riconosciuto come tale e di renderci umili, viene elevato a sistema, diventa un abito mentale, un modo di vivere. Non ci sentiamo più bisognosi di perdono e di misericordia, ma giustifichiamo noi stessi e i nostri comportamenti. Gesù dice ai suoi discepoli: se anche un tuo fratello ti offende sette volte al giorno e sette volte al giorno torna da tè a chiederti perdono, tu perdonalo. Il peccatore pentito, che poi cade e ricade nel peccato a motivo della sua debolezza, trova nuovamente perdono, se si riconosce bisognoso di misericordia. Il corrotto, invece, è colui che pecca e non si pente, colui che pecca e finge di essere cristiano, e con la sua doppia vita da scandalo. Il corrotto non conosce l'umiltà, non si ritiene bisognoso di aiuto, conduce una doppia vita. Nel 1991 avevo dedicato a questo tema un lungo articolo, pubblicato come piccolo libro Corrupción y pecado [nella versione italiana Guarire dalla corruzione, N.d.R]. 
Non bisogna accettare lo stato di corruzione come se fosse soltanto un peccato in più: anche se spesso si identifica la corruzione con il peccato, in realtà si tratta di due realtà distinte, seppure legate tra loro. Il peccato, soprattutto se reiterato, può portare alla corruzione, non però quantitativamente - nel senso che un certo numero di peccati fanno un corrotto - quanto piuttosto qualitativamente: si generano abitudini che limitano la capacità di amare e portano all'autosufficienza. Il corrotto si stanca di chiedere perdono e finisce per credere di non doverlo più chiedere. Non ci si trasforma di colpo in corrotti, c'è un declino lungo, nel quale si scivola e che non si identifica semplicemente con una serie di peccati. Uno può essere un grande peccatore e ciononostante può non essere caduto nella corruzione. Guardando al Vangelo penso ad esempio alle figure di Zaccheo, di Matteo, della samaritana, di Nicodemo, del buon ladrone: nel loro cuore peccatore tutti avevano qualcosa che li salvava dalla corruzione. Erano aperti al perdono, il loro cuore avvertiva la propria debolezza, e questo è stato lo spiraglio che ha fatto entrare la forza di Dio. Il peccatore, nel riconoscersi tale, in qualche modo ammette che ciò a cui ha aderito, o aderisce, è falso. Il corrotto, invece, nasconde ciò che considera il suo vero tesoro, ciò che lo rende schiavo, e maschera il suo vizio con la buona educazione, facendo sempre in modo di salvare le apparenze.

*** Papa Francesco, Il vizio dei corrotti incapaci di pentirsi, estratto da  Il nome di Dio è misericordia, scritto con Andrea Tornielli, Piemme, 2016, pubblicato in 'la Repubblica', 10 gennaio 2016.


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lunedì 14 settembre 2015

#MOSQUITO / Economia, che uccide (Papa Francesco)

Così come il comandamento “non uccidere” pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della inequità”. Questa economia uccide. (…) 
Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole. Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita. Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto” che, addirittura, viene promossa

*** Papa FRANCESCO, Evangelii gaudium, 24 novembre 2013, n. 53, citato da Aldo Antonelli, Il cantiere di Francesco e le nostre responsabilità, presbitero, parroco ad Antrosano, L'Aquila, coordiinatore di Libera e della Casa per la Pace nella provincia di L'Aquila, 'MicroMega', 6, 2015

mercoledì 15 luglio 2015

#RITAGLI / Crocefisso con falce e martello (Papa Francesco)

[D: Lei ha detto che questo sistema economico spesso impone profitto a tutti i costi. Ciò è percepito dagli statunitensi come una critica al loro modo di vivere. Come risponde?]
Che questa economia uccide l'ho detto nella esortazione apostolica Evangelii gaudium e nell'enciclica Laudato si'. Ho sentito le critiche arrivate dagli Stati Uniti: ogni critica deve essere recepita e studiata e poi bisogna fare un dialogo. Adesso andrò negli Usa, devo studiare.

[D: Che cosa ha provato quando il presidente Morales le ha regalato il Crocifisso con la falce e martello?] 
Curioso, io non sapevo che padre Luis Espinal (il gesuita torturato e ucciso in Bolivia nel 1980) fosse scultore. Si può qualificare il genere nell'arte di protesta. Espinal era un entusiasta dell'analisi marxista, gli è venuta questa opera, era un uomo speciale con tanta genialità. Quest'opera per me non è stata un'offesa. Ho lasciato le decorazioni che il presidente Morales ha voluto darmi. Invece il Cristo di legno lo porto con me.

*** Papa FRANCESCO, intervistato da Marco Ansaldo, Più sorveglianza per questa economia capace di uccidere,  'la Repubblica', 14 luglio 2015

LINK, intervista integrale qui

giovedì 18 giugno 2015

#SGUARDI POIETICI / Preghiera per la nostra terra (Papa Francesco)

[Da ateo sempre più convinto, pubblico questa preghiera, contenuta nell'enciclica appena diffusa di papa Francesco (intitolata 'Laudato si') e collocata al termine del documento.
Credo che se riuscissimo a fare nostri, pure soltanto in parte, almeno alcuni degli atteggiamenti e dei comportamenti qui anche poeticamente evocati, riusciremmo non solo a vivere e convivere con maggiore felicità su questa terra, ma preserveremmo noi stessi dal rischio dell'incivilimento, sempre più sguaiato e volgare, e la terra stessa dal rischio, sempre più incombente, della distruzione. 
Potremmo diventare più umani. 
Tutti. 
Credenti e atei. (mf)]

° ° °

Altissimo Signore,
che sei presente in tutto l’universo
e nella più piccola delle tue creature,
Tu che circondi con la tua tenerezza
tutto quanto esiste,
riversa in noi la forza del tuo amore
affinché ci prendiamo cura
della vita e della bellezza.
Inondaci di pace,
perché viviamo come fratelli e sorelle
senza nuocere a nessuno.
Padre dei poveri,
aiutaci a riscattare gli abbandonati
e i dimenticati di questa terra
che tanto valgono ai tuoi occhi.
Risana la nostra vita,
affinché proteggiamo il mondo
e non lo deprediamo,
affinché seminiamo bellezza
e non inquinamento e distruzione.
Tocca i cuori
di quanti cercano solo vantaggi
a spese dei poveri e della terra.
Insegnaci a scoprire il valore di ogni cosa,
a contemplare con stupore,
a riconoscere che siamo profondamente uniti
con tutte le creature
nel nostro cammino verso la tua luce infinita.
Grazie perché sei con noi tutti i giorni.
Sostienici, per favore, nella nostra lotta
per la giustizia, l’amore e la pace.

*** Papa Francesco, Preghiera per la nostra terra, dall'enciclica Laudato si' , 24 maggio 2015

#LINK / Laudato si', mi' Signore (l'enciclica di Papa Francesco)


Il testo integrale dell'Enciclica di Papa Bergoglio