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mercoledì 9 settembre 2020

martedì 3 marzo 2020

#MOSQUITO / Le cose che ci spaventano e quelle che ci fanno davvero male (Lucio Anneo Seneca)

Sono più, o Lucilio, le cose che spaventano, che quelle che ci fanno effettivamente male; e noi siamo più spesso in angustie per le apparenze che per fatti reali. Uso con te un linguaggio più dimesso di quello stoico. Noi stoici diremmo che tutte queste contrarietà che ci strappano sospiri e gemiti sono assolutamente cose inconsistenti: lasciamo pure questo linguaggio troppo elevato, ma vero, vivaddio! Ti raccomando di non renderti infelice prima del tempo, perché i mali che hai temuto imminenti forse non verranno mai, in ogni caso non sono venuti. Per alcune cose noi ci angustiamo più di quello che dovremmo, altre ci crucciano prima del necessario, altre senza alcuna necessità. O ci aumentiamo noi stessi il dolore, o lo anticipiamo, o lo creiamo con la nostra immaginazione.

*** Lucio Anneo SENECA,  4 a.C-65, filosofo, drammaturgo, politico romano, Lettere a Lucilio, Libro II. Lettera 13, Il saggio non si preoccupa del futuro, traduzione di Giuseppe Monti, in Seneca, Opere Morali, Bur, edizione digitale 2013


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venerdì 15 marzo 2019

#MOSQUITO / Coerenza fatti/parole (Lucio Anneo Seneca)

I fatti debbono provare la bontà delle parole. Ben altro si propongono coloro che declamano per ottenere l’applauso degli uditori, e, passando da un argomento all’altro, cercano di attrarre l’attenzione dei giovani e degli oziosi. La filosofia insegna ad agire, non a parlare; ed esige che si viva secondo le sue norme, così che le parole non siano in contraddizione con la vita, né questa con se stessa, e ci sia piena coerenza in tutto il nostro operare. Il segno che distingue la saggezza e il suo principale compito è quello di mettere d’accordo i fatti con le parole, in modo che l’uomo in ogni momento sia uguale e coerente a se stesso. «C’è qualcuno che vive con tale coerenza?» Pochi, ma ci sono; poiché non è cosa facile.

*** Lucio Anneo SENECA, 4 a.C-65, filosofo, drammaturgo, politico romano, Lettere a Lucilio, 20, traduzione di Giuseppe Monti, in Seneca, Opere Morali, Bur, edizione digitale 2013


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venerdì 23 novembre 2018

#MOSQUITO / La nostra stupidità, non si paga solo con il denaro (Lucio Anneo Seneca)

La nostra stupidità appare da questo fatto: crediamo di spendere solo per quegli oggetti che paghiamo col denaro, mentre consideriamo gratuiti quelli che paghiamo a spese della nostra stessa persona. Non vorremmo comprarli se, per acquistarli, dovessimo dare in cambio la nostra casa, o un ameno e fertile terreno; ma siamo prontissimi a ottenerli a prezzo di ansietà e pericoli, e perdendo tempo, libertà e dignità: niente noi teniamo così a vile come noi stessi. Nel decidere ogni nostra azione comportiamoci come quando andiamo da un commerciante. Se desideriamo un oggetto, chiediamone il prezzo. Spesso una cosa per cui non abbiamo pagato niente, in realtà ci è costata carissima.

*** Lucio Anneo SENECA, 4 a.C-65, filosofo, drammaturgo, politico romano, Lettere a Lucilo, Lettera 42, La disonestà rimane talvolta nascosta, Libro V, in Seneca, Opere morali,  Bur, edizione digitale 2013

Aureo di 7,64 grammi (pre riforma) coniato a Lugdunum o a Roma nel 55. 
Al diritto busti accollati di Nerone e della madre Agrippina
(con la legenda: NERO CLAUD DIVI F CAES AUG GERM IMP TR P COS). 
Al rovescio quadriga trainata da elefanti, sulla quale vi sono le statue di Augusto e Claudio
(con la legenda: AGRIPP AUG DIVI CLAUD NERONIS CAES MATER)

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giovedì 1 novembre 2018

#MOSQUITO / La stima che hai di te stesso vale più della stima altrui (Lucio Anneo Seneca)

«Non ho mai cercato di piacere alla folla, poiché la folla non gradisce ciò che so, né io so ciò che la folla gradisce.» «Chi ha detto questo?» chiederai; come se ti fosse ignota la persona a cui ordino di pagare: Epicuro. La stessa cosa ti diranno a gran voce tutti i filosofi di ogni scuola, peripatetici, accademici, stoici, cinici. Come, infatti, può piacere alla folla chi ama la virtù? Per acquistare il favore della folla si richiedono mezzi disonesti. Devi farti simile ad essa. Non ti approverà se non ti riconoscerà uno dei suoi. Ma è molto più importante della stima altrui quella che tu hai di te stesso; l’amore dei disonesti può ottenersi solo con mezzi disonesti. Che vantaggio, dunque, ti darà quella filosofia tanto lodata e preferita a tutte le arti e a tutti i beni terreni? Ti insegnerà ad anteporre la tua stima a quella che di te ha la gente; a considerare i giudizi nel loro valore e non nel loro numero; a vivere senza paura degli dèi e degli uomini; a vincere i tuoi mali, o a porre loro un termine. D’altra parte, se ti vedrò celebre per favore popolare, se al tuo ingresso si sentirà lo strepito e il plauso e simili onoranze da pantomimi, se per tutta la città ti loderanno donne e bambini, perché non dovrei provare un senso di compassione per te, sapendo quale via porti a tale popolarità? Addio.

*** Lucio Anneo SENECA, 4 a.C-65, filosofo, drammaturgo e politico romano, da Lettere a Lucilio, 29, 10, traduzione di Giuseppe Monti, in Seneca, Opere Morali, Bur, edizione digitale 2013
https://it.wikipedia.org/wiki/Lucio_Anneo_Seneca


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lunedì 5 marzo 2018

#MOSQUITO / Chi ama la virtù e la folla (Lucio Anneo Seneca)

Come può piacere alla folla chi ama la virtù? Per acquistare il favore della folla si richiedono mezzi disonesti. Devi farti simile ad essa. Non ti approverà se non ti riconoscerà uno dei suoi. Ma è molto più importante della stima altrui quella che tu hai di te stesso; l’amore dei disonesti può ottenersi solo con mezzi disonesti.

*** Lucio Anneo SENECA, 4 a.C-65, filosofo, drammaturgo e politico romano, da Lettere a Lucilio, 62/65, citato in 'aforismario', qui


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martedì 11 luglio 2017

#MOSQUITO / La lettura che giova (Lucio Anneo Seneca)

Cerca ogni giorno nella lettura un aiuto per sopportare la povertà e per affrontare la morte e tutte le altre sventure umane. Dopo aver letto molto, scegli un pensiero che tu possa assimilare in quel giorno. Anch’io faccio così: del molto che leggo, prendo sempre qualcosa. Questa, ad esempio, è la massima di oggi, che ho trovato in Epicuro (ho, infatti, l’abitudine di passare in campo altrui, ma come esploratore, non come disertore): «È una bella cosa» egli dice «la povertà accettata con animo lieto». Ma, se è bene accolta, non è più povertà. È povero non chi possiede poco, ma chi brama avere di più. Che conta quanto uno abbia nella cassaforte o nei granai, quanti armenti abbia al pascolo o quanto gli rendano i crediti, se pensa sempre alla ricchezza altrui e fa calcoli, non su quello che possiede, ma su quello che vorrebbe acquistare? Mi chiedi quale sia il giusto limite della ricchezza. Avere anzitutto l’indispensabile, poi ciò che basta. Addio.

*** Lucio Anneo SENECA, 4 a.C-65, filosofo, drammaturgo, politico romano, Lettere a Lucilio, 2, traduzione di Giuseppe Monti, in Seneca, Opere Morali, Bur, edizione digitale 2013


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martedì 6 giugno 2017

#MOSQUITO / «Fa' tesoro di tutto il tempo che hai» (Lucio Anneo Seneca)

Fa’ così, caro Lucilio: renditi veramente padrone di te e custodisci con ogni cura quel tempo che finora ti era portato via, o ti sfuggiva. Persuaditi che le cose stanno come io ti scrivo: alcune ore ci vengono sottratte da vane occupazioni, altre ci scappano quasi di mano; ma la perdita per noi più vergognosa è quella che avviene per nostra negligenza. Se badi bene, una gran parte della vita ci sfugge nel fare il male, la maggior parte nel non fare nulla, tutta quanta nel fare altro da quello che dovremmo. Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo e alla sua giornata, e che si renda conto com’egli muoia giorno per giorno? In questo c’inganniamo, nel vedere la morte avanti a noi, come un avvenimento futuro, mentre gran parte di essa è già alle nostre spalle. Ogni ora del nostro passato appartiene al dominio della morte. Dunque, caro Lucilio, fa’ ciò che mi scrivi; fa’ tesoro di tutto il tempo che hai. Sarai meno schiavo del domani, se ti sarai reso padrone dell’oggi. Mentre rinviamo i nostri impegni, la vita passa. Tutto, o Lucilio, dipende dagli altri; solo il tempo è nostro. Abbiamo avuto dalla natura il possesso di questo solo bene sommamente fuggevole, ma ce lo lasciamo togliere dal primo venuto. E l’uomo è tanto stolto che, quando acquista beni di nessun valore, e in ogni caso compensabili, accetta che gli vengano messi in conto; ma nessuno, che abbia cagionato perdita di tempo agli altri, pensa di essere debitore di qualcosa, mentre è questo l’unico bene che l’uomo non può restituire, neppure con tutta la sua buona volontà.

*** Lucio Anneo SENECA, 4 a.C-65, filosofo, drammaturgo, politico romano, Lettere a Lucilio, 1, traduzione di Giuseppe Monti, in Seneca, Opere Morali, Bur, edizione digitale 2013


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domenica 4 dicembre 2016

#MOSQUITO / Vita, brevissima e ansiosissima (Lucio Anneo Seneca)

Brevissima e ansiosissima è la vita di quelli che dimenticano il passato, non curano il presente, temono il futuro: giunti all'ultima ora, tardi comprendono, disgraziati, di essere stati tanto tempo occupati a non far nulla.

*** Lucio Anneo SENECA, 4 a.C-65, La brevità della vita, 49 d.C., trattato filosofico che occupa il X libro dei Dialoghi, 


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giovedì 25 agosto 2016

#MOSQUITO / Galleggiano, sono trasportati (Lucio Anneo Seneca)

Sono pochi quelli che decidono saggiamente su sé stessi e sulle proprie cose. Tutti gli altri, a somiglianza degli oggetti che galleggiano nei fiumi, non vanno da sé, ma sono trasportati. Alcuni, dove la corrente è più lenta, sono spinti mollemente; altri sono travolti dalla corrente più rapida; altri sono depositati vicino alla riva, dove la corrente si affievolisce; altri infine sono scagliati in mare con moto impetuoso. Dunque, dobbiamo stabilire ciò che vogliamo ed essere perseveranti nella decisione presa.

*** Lucio Anneo SENECA, 4 a.C-65, da Lettere a Lucilio, 62/65, citato in 'aforismario', qui


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venerdì 16 ottobre 2015

#CIT / Necessità (Epicuro)

EPICURO, 342-270 a.C., filosofo greco
citato da Lucio Anneo Seneca, Lettere a Lucilio, 12

Citazione riportata anche da Carlo Marx, 1818-1883: 
«È un male vivere in stato di necessità; ma vivere in stato di necessità non è affatto necessario»
tesi dottorale, 1841,in 'timoisyndouloisin',