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mercoledì 24 giugno 2020

#MOSQUITO / Gli Stati e la pandemia (Ezio Mauro)

Con la “democrazia illiberale” battezzata da Orbán sta prendendo corpo un’inedita teoria monocratica dello Stato, con un potere sovraordinato che considera illegittime le interferenze di tutte le potestà concorrenti. Nella teoria politica il potere che fuoriesce dall’equilibrio istituzionale si chiama assolutismo, il potere che cancella i suoi limiti, autoritarismo, il potere che si trasforma in arbitrio, dispotismo, moderna forma di usurpazione. Oggi, qui siamo.  
Il messaggio per la nostra epoca è che in tempi speciali serve una forma di governo speciale, capace di istituzionalizzare il dominio e di purificare il comando, liberandolo dall’impaccio delle regole e dei bilanciamenti e affidando il nuovo equilibrio del sistema all’inerzia cieca della necessità, nutrita dalla paura. La conseguenza di questo meccanismo psicopolitico è evidente: la democrazia, dice la lezione di Budapest e delle altre capitali della svolta, non è adatta a governare l’emergenza, funziona solo se deformata e ridotta a guscio vuoto, innervato dalla forzatura autocratica: che aspettiamo? Siamo dunque davanti a un triplice confronto, nella sfida tra gli Stati e la pandemia. La risposta del sistema totalitario cinese, quella autoritaria dei nazionalismi illiberali e quella apparentemente disarmata delle democrazie occidentali. Prendendo l’Italia come campione-pilota di quest’ultimo campo, dobbiamo ammettere che il sistema sanitario ha tenuto faticosamente, il welfare ha dato un’altra prova di civiltà, la risorsa civile di generosità e di solidarietà di medici e infermieri ha fatto il resto. Il governo ha compiuto errori, soprattutto all’inizio. Ma vediamo giorno per giorno che li hanno commessi pressoché tutti i leader democratici, e noi eravamo la cavia occidentale.

*** Ezio MAURO, giornalista e saggista, già direttore di 'la Repubblica', Liberi dal male. Il virus e l'infezione della democrazia, Feltrinelli, 2020


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mercoledì 24 ottobre 2018

#VIDEO / Dialogo sul Razzismo (Ezio Mauro, Aboubakar Soumahoro)


Dialogo sul razzismo
Ezio MAURO, 1948
già direttore di 'la Repubblica', giornalista, saggista
Aboubakar SOUMAHORO, 1980 
sindacalista Usb italoivoriano
tvRep, 17 ottobre 2018
video 3min43

Dalla mano armata di Luca Traini che lo scorso febbraio a Macerata ha aperto il fuoco su un gruppo di migranti, ai recenti casi di Lodi e Riace. 
La presentazione del nuovo libro di Ezio Mauro, L'uomo bianco, a Roma, è diventata l'occasione per un dialogo su razzismo e episodi di discriminazione, anche amministrativi, tra l'autore e il sindacalista Usb Aboubakar Soumahoro. 
"Il nostro Paese viaggia verso una deriva che se fossimo stati in Sudafrica avremmo chiamato apartheid", ha detto Soumahoro
"L'obiettivo è discriminare, distinguere, scegliere, separare lo straniero dell'italiano - ha aggiunto Mauro -, questo è il problema a cui siamo davanti".
(dalla presentazione)


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mercoledì 17 ottobre 2018

#MOSQUITO / Ricchi e poveri (Ezio Mauro)

La questione vera è a un passo, ed è composta da due elementi, entrambi inediti: la povertà sta diventando una colpa, introiettata nella coscienza collettiva e nel codice politico dominante; nello stesso tempo il ricco è ormai sciolto da ogni vincolo di società nei confronti del povero, è “libero” nei suoi riguardi, in tutti i sensi. Anche politicamente non ne ha più paura, perché il povero non ha un partito che agiti i suoi interessi, una classe che lo rappresenti, una visibilità sociale. La stessa parola fa ancora parte di un vocabolario antico, in cui agiva in coppia con il “ricco”. Da solo, dovrebbe trovare una nuova definizione, che lo fotografi dov’è e com’è oggi, più che povero ormai fuori scala, espulso, tagliato fuori. 

*** Ezio MAURO, giornalista e saggista, già direttore di 'la Repubblcia', L'uomo bianco, Feltrinelli, 2018


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mercoledì 22 giugno 2016

#LINK / La storia rottamata (Ezio Mauro)

Con tutto il vento seminato in questi ultimi anni, il Pd non può certo stupirsi della tempesta che ha raccolto domenica sera nelle urne. Quando la sorte e le circostanze trasformano un partito da forza di maggioranza relativa in perno del sistema politico-istituzionale e questa occasione storica viene dissipata, la politica si vendica, l'opinione pubblica si ribella e il voto lo certifica. Da ieri il perno non c'è più, il sistema gira su se stesso, imballato, e l'energia politica residua prende l'unica via di fuga rimasta dopo il fallimento parallelo di destra e sinistra, trasformando il voto comunale in un certificato nazionale di protesta, e chiedendo alla protesta di governare, cambiando. (...)

*** Ezio MAURO, giornalista e saggista, già direttore di 'la Repubblica', La storia rottamata, 'la Repubblica', 21 giugno 2016

LINK articolo integrale qui


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martedì 7 giugno 2016

#LINK #VIDEO / La solitudine di Pilato, dialogo Ezio Mauro-Gustavo Zagrebelsky (Viola Giannoli)

L'ex direttore di "Repubblica", Ezio Mauro, e l'ex presidente della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, si interrogano a partire dalla figura del prefetto della Giudea sul potere e la democrazia

Un dialogo a due voci su "La solitudine di Pilato" e il processo a Gesù. L'ex direttore di "Repubblica", Ezio Mauro, e l'ex presidente della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, introdotti da Giulia Santerini si interrogano al Maxxi per "RepIdee" sulla figura del prefetto della Giudea che, secondo quanto testimoniano i Vangeli, fu giudice del processo di Cristo e ne ordinò la flagellazione. Ma perché occuparsi di un evento che risale a duemila anni fa? Perché quel processo, sostiene Mauro, rappresenta uno degli atti di inizio della modernità. E, secondo alcune interpretazioni, segna anche il primo esempio di democrazia nell'appello al popolo di Pilato. Una democrazia, ragiona però Zagrebelsky, che si fonda su un popolo non libero, ma sobillato, manipolato.

*** Viola GINNOLI, giornalista, Mauro-Zagrebelsky: la solitudine di Pilato, il potere e la democraziaRepIdee, Mauro-Zagrebelsky: la solitudine di Pilato, il potere e la democrazia, 'repubblica.it'. 5 giugno 2016

LINK articolo e VIDEO del dialogo qui

venerdì 7 agosto 2015

#SENZA_TAGLI, Renzi, impaludato (Ezio Mauro)

Se è vero che la Rai è il termometro del tempo politico che farà, allora si prepara un clima grigio e spento per la parte che resta della legislatura. Semplicemente, la governance della più grande azienda culturale del Paese è al di sotto di ogni aspettativa. Non c'è azienda, nei profili che sono stati scelti, e non c'è cultura. Piuttosto, solo una lottizzazione asfittica, che imprigiona quel che può della televisione pubblica, rinunciando a governarla.

Quel che stupisce è infatti la rinuncia ad ogni ambizione di cambiamento. Partito per liberare la Rai dalla politica, Renzi ha riprodotto a viale Mazzini la controfigura rimpicciolita e deformata di un sistema politico allo sbando, con i partiti  -  ad eccezione dei grillini  -  capaci soltanto di riprodurre se stessi replicandosi al peggio. Domina l'intesa con Berlusconi, che tratta da capo politico della destra con una mano, mentre con l'altra negozia da capo di Mediaset, continuando così a tenere la Rai sotto l'abituale doppio guinzaglio, dei partiti e del duopolio.

Nessuno si aspettava rivoluzioni: ma almeno il tentativo di restituire la televisione al mercato, alla concorrenza, a se stessa, attraverso l'indipendenza e l'autonomia. In tutta evidenza è ciò che la politica non vuole. Impaurita e impotente, preferisce occupare con i suoi segnaposto una delle aziende cruciali per quel futuro di cui parla continuamente a vuoto. Il futuro era questo, ed è un'occasione peggio che perduta: confiscata, da un quadro politico che giorno dopo giorno si sta sfarinando.

*** Ezio MAURO, giornalista, saggista, direttore di 'la Repubblica', La palude, 6 agosto 2015, qui

Sempre in Mixtura, 1 altro contributo di Ezio Mauro e una mia recensione al suo ultimo libro, qui (Babel, con Zygmunt Bauman, Laterza)

martedì 2 giugno 2015

#SPILLI / Playstation e vincenti, per default (M. Ferrario)


Elezioni Regionali 1 giugno 2015
Renzi gioca alla playstation con Orfini


Mentre il Pd perde milioni di votanti (oltre 2 milioni rispetto al 2014 e 1 milione rispetto al 2013: vedi tavola qui sotto), ottenendo un risultato peggiore di quello dell'epoca dei rottamandi (poi rottamati) della ditta Bersani, Lui gioca alla playstation (*) col Presidente Orfini, un tempo critico 'da sinistra' della politica del partito e oggi, ovviamente, supporter del nuovo corso.

Per chi si chiedesse chi ha vinto, alla playstation, ma anche alle elezioni, la risposta è per default.
E infatti Renzi ha dichiarato, almeno con riferimento alle elezioni: «Ottimo risultato, avanti così, con determinazione».

Del resto un altro si è sempre comportato nello stesso modo. 
Si chiama Berlusconi.
Anche in questo, tra i due, non c'è differenza. (mf)
---
(*) 
«... altro che fotografarsi davanti alla Playstation dopo la lettura dei risultati, per trasmettere agli elettori un segnale di tranquillità da oratorio, che è invece un segnale del nulla, senza significato e dunque inquietante come tutte le false sicurezze. Bisognava forse pensare, l'altra sera, che c'era un popolo disperso che davanti ai siti e alle tv si interrogava sul destino di questo Paese alla fine di una transizione eterna, e persino sul destino della sinistra, ritenendola lo strumento politico più adatto a gestire la fuoruscita dalla crisi, coniugando opportunità e equità. (...)» 
*** Ezio MAURO, Per chi suonano le due campane, 'la Repubblica', 2 giugno 2015
LINK, articolo integrale qui


° ° °

Istituto Cattaneo e Ansa, 2 giugno 2015

(...) 
L'Istituto Cattaneo di Bologna ha fatto un raffronto tra i voti ottenuti dai quattro principali partiti (Pd, M5s, Lega e Fi) rispetto alle Politiche del 2013 e alle Europee del 2014: ebbene, solo il Carroccio avanza, e gli altri tre arretrano. 
Il Pd ha perso in tutto 2.143.003 voti sul 2014 e 1.083.557 sul 2013. 
M5s cala del 60% rispetto alle politiche del 2013, ma anche rispetto alle europee del 2014 (-40,4%): in valore assoluto, meno 1.956.613 voti e meno 893.541. 
In calo anche Fi che sul 2013 e sul 2014 cede 1.929.827 voti e 840.148. 
La Lega ha un vero balzo di 402.584 rispetto a due anni fa, e di 256.803 sull'anno scorso. 
(...)
LINK, Ansa, 2 giugno 2015, qui

venerdì 29 maggio 2015

#LIBRI PREZIOSI / Babel, di Zygmunt Bauman e Ezio Mauro (recensione di M. Ferrario)

Zygmunt BAUMAN e Ezio MAURO, "Babel", Laterza, 2015
160 pagine, € 16,00, ebook € 9,99

Uno scambio a due sui temi di fondo della società attuale: da una parte uno dei massimi sociologi dei nostri tempi, Zygmunt Bauman; dall'altra, il direttore di 'Repubblica', che dimostra di saper maneggiare alla pari con l'interlocutore, con competenza e vivacità di stile espressivo, la complessità dei problemi.

Una conversazione di alto livello, approfondita, ampia e senza pietà: che lancia domande sulla nostra democrazia all'epoca della globalizzazione e della internettizzazione invadente, dell'indebolimento delle sovranità nazionali, della de-responsabilizzazione crescente dei cittadini, del ruolo della stampa nel cercare di restituire al flusso informativo in cui siamo immersi un quadro interpretativo che collochi i fatti nel contesto, dando loro un 'senso': nella duplice accezione di 'significato' e 'direzione'.
Due punti di vista che si integrano, rilanciandosi con abilità la palla e rinforzando i reciproci pensieri. Riferimenti storici puntuali, rimandi concettuali frequenti a sociologi e politologi, presenti e passati, citazioni note e meno note: tutto serve per scavare il presente, problematizzando le questioni che toccano l'esigenza di un nuovo 'con-vivere', meno passivo, rassegnato e assente, ma finalmente padroneggiato da tutti noi, singoli e gruppi, non più sudditi.

Spesso l'analisi sembra portare a una conclusione senza scampo. Siamo nelle mani di un mondo che ci sovrasta e determina: sballottolati dalle ondate, possiamo solo attendere un annegamento che sembra ineluttabile. Ma ambedue gli interlocutori mantengono aperto almeno uno spiraglio di speranza, intravvedendo, tutto sommato e ancora, una volontà e una possibilità di autodeterminazione. Come afferma Ezio Mauro, nelle pagine finali: «Vale la pena di rifarsi ad un passaggio fondamentale del Maestro e Margherita, che durante la dittatura sovietica veniva letto in Russia come una profezia, nonostante tutto: nonostante il peso della realtà, i rapporti di forza, il dominio di un potere costruito per resistere nell’eternità: "Tutto può ancora accadere, perché nulla può durare per sempre". Questa frase di Bulgakov basta per schiudere l’orizzonte.»
Anch'io vorrei che questa frase bastasse a 'schiudere l'orizzonte'. Anche se devo confessare che la mia personale 'speranza', se era 'disperante' prima della lettura di questo bel saggio, ha qualche ragione in più per essere al lumicino. Ma forse, dati i tempi, dobbiamo accontentarci del lumicino, pur timido e tremolante. E del resto, finché ci saranno persone che sanno 'pensare' come i due interlocutori del libro e non smettono di farlo, con inquietudine testarda per poter davvero 'intelligere' (secondo l'etimologia che richiama il saper 'cogliere i nessi'), non tutto è perso. 
Almeno ad una condizione, però, ovviamente: che i due non rimangano due.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

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Come Richard Sennett ha suggerito di recente, un dialogo che voglia favorire una coabitazione reciprocamente benefica che aiuti a eludere i trabocchetti della prossimità delle differenze dev’essere, nella sua disposizione di fondo, informale, aperto e cooperativo (come opposto di contestativo o combattivo). Informale: dev’essere avviato senza un’agenda predeterminata e regole procedurali, con la speranza che l’una e le altre emergano nel corso del dialogo stesso. Aperto: dev’essere avviato con la volontà da parte di ognuno di assumere il ruolo di discenti oltre a quello di docenti, accettando così la possibilità di scoprirsi sul versante dell’errore. Cooperativo: dev’essere considerato come un gioco a somma più che zero, poiché il suo scopo non dev’essere di dividere i partecipanti in vincenti e perdenti, ma di permettere a ognuno di venirne fuori arricchito di conoscenza e sapienza. 
La formula di Sennett è una cosa tutt’altro che facile nell’applicazione concreta; non è assicurata contro gli errori di conduzione e il suo successo non è affatto garantito. Ma date le condizioni, che noi non abbiamo scelto, l’opzione di quella formula e il serio tentativo di farla funzionare è ciò che può fare la differenza sul lungo termine fra il sopravvivere insieme e il perire insieme. Ed è anche, comunque, la prima vocazione, dovere e responsabilità di tutti e singoli i cittadini di un paese democratico. (Zygmunt Bauman, Babel)

In realtà anche la parola viene sempre più spesso ridotta a segno, o almeno a segnale: pensa all’abuso di acronimi. Se ieri il medium era il messaggio, ora il medium può fare a meno del messaggio. I ragazzi si scambiano col cellulare segnali vuoti per salutare, sollecitare, confermare, e l’impulso riassume definitivamente la parola e il vuoto, sostituendoli. D’altra parte se la tua identità è quella di un punto in una rete e il tuo sistema è fatto di nodi, la questione vitale diventa quella di pulsare, partecipare al grande battito più che al vecchio dibattito, non perdere il ritmo, non uscire dal cerchio. Sentire è necessario più che capire, è una facoltà e non uno sforzo. Al centro della rete – ognuno è al centro e alla periferia del web – io vivo connesso alle emozioni altrui, alle sensazioni degli amici, alle reazioni di sconosciuti, alle informazioni del flusso, alle selezioni prodotte dai social network, alla «folla delle impressioni vaganti e volatili», come dici tu. Io sento, dunque sono. Io sono in rete, dunque sento. (Ezio Mauro, Babel)
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