giovedì 30 giugno 2016

#CIT / Potere e forza (Hannah Arendt)

citazione del gennaio 1952
in Diari, a cura di Chantal Marazia, Neri Pozza, 2007, 
riprodotta anche in ‘Domenica di Repubblica’, 16 settembre 2007
https://it.wikipedia.org/wiki/Hannah_Arendt

In Mixtura altri 6 contributi di Hannah Arendt qui

#FOTO / Napoli


'facebook', 30 giugno 2016

#VIDEO / Danza in strada, di una ragazza araba


'facebook', 18 giugno 2016
video 1min36

#HUMOR / Colpa al caldo

(via facebook)

#SPOT / Brexit, "and get pissed"

(via facebook)

#SGUARDI POIETICI / Come fai a spiegarlo (Beppe il Pezzente)

Come fai a spiegarlo
Che noi siamo vecchi compagni libertari indolenti lassisti
Non lo spieghiamo

C'abbiamo mica più voglia di far discussioni inutili
Adesso curiamo benessere spirituale. Hom.

Camminiamo campagna.
Con o senza cane
Con o senza amiche

Oggi c'avevo sta musica 
Andavo quasi svelto. Quasi.
A volte sento ciabre lentissime
Allora cammino stracco

Quello dice Dovreste raccontare cos'erano quegli anni
Le vostre speranze, quelle idee che giravano

Mah

E' andata così
Che ti devo dire 
E' andata così

C'e' da farsi ridere dietro ancora di più
a fare certi discorsi

Sembrava dovesse essere diversa
Ma non importa
La prossima volta

Te l'ho già detto
Camminiamo, ridiamo con gli amici
Aspettiamo demenza senza fretta

Tirava il vento oggi
c'era profumo di Normandia
Ci son stato tanti anni fa
In Normandia intendo

Quegli anni lì
La palue de S.Anne
quei posti lì

E' andata così

Si sta fin bene
Senza prendersi pensieri storti
Hom

*** BEPPE IL PEZZENTE, Come fai a spiegarlo, 'facebook', 19 aprile 2016, qui


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#MOSQUITO / Costituzione, o corruzione (Joseph Pulitzer)

Sapremo salvaguardare il primato della Costituzione, l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e l’incorruttibilità della giustizia, oppure avremo un governo del denaro o dei disonesti? (...) 
La nostra  repubblica e la sua stampa progrediranno o cadranno insieme. 

*** Joseph PULITZER, 1847-1911, giornalista ed editore ungherese naturalizzato statunitense, citato in ‘MicroMega’, frontespizio, n. 6, novembre 2009

#SENZA_TAGLI / Lettera ai figli (Ernesto 'Che' Guevara)

Ai miei bambini
Cari Hildita, Aleidita, Camilo, Celia ed Ernesto,
se mai leggerete questa lettera, sarà perché non sono più con voi. Non vi ricorderete quasi più di me, e i più piccoli non mi ricorderanno affatto.
Vostro padre è stato un uomo che si è comportato secondo il suo credo, ed è stato pienamente fedele alle sue convinzioni.
Crescete da bravi rivoluzionari. Studiate tanto e imparate a usare la tecnologia, che ci permette di dominare la natura. Ricordatevi che la rivoluzione è quello che conta, e che ognuno di noi, da solo, non conta niente.
Ma più di ogni cosa, imparate a sentire profondamente tutte le ingiustizie compiute contro chiunque, in qualunque posto al mondo. Questa è la qualità più importante di un rivoluzionario.
Per sempre, bambini miei. Spero comunque di rivedervi.
Un grosso bacio e un grande abbraccio, Papà

*** Ernesto CHE GUEVARA, 1928-1967, rivoluzionario, medico e guerrigliero argentino, Lettera ai figli, 1965. Testo consegnato alla moglie nel suo ritorno clandestin oa Cuba per incontrare Fidel Catro e prima di ripartire per la Bolivia, dove sarà ucciso per ordine del presidente René Barrientos, il 9 ottobre del 1967. Vedi 'il post', 21 giugno 2013, La lettera di Che Guevara ai suoi figli, scritta nel caso venisse ucciso, qui


In Mixtura altri 2 contributi di Ernesto 'Che' Guevara qui

#LINK / 5S, lontano da Farage (Pierfranco Pellizzetti)

(...) Per compiere definitivamente la loro legittimazione i 5S non possono che assumere con chiarezza la posizione eurodemocrat; liberandosi dagli inciampi creati dalla demagogia di Beppe Grillo e dal destrismo della Casaleggio Spa, che hanno portato all’abbraccio (mortale) con faccia di pongo Farage.

Operazione certo non facile, come traspare dell’imbarazzo di Alessandro Di Battista quando reclama lo spirito di Ventotene ma non osa prendere le distanze da chi tuttora viene considerato il gestore del bacino elettorale con cui si è eletti. Anche se dovrebbe far riflettere al riguardo il successo alle amministrative ottenuto senza la presenza ingombrante del fondatore; ormai calato sempre più nella parte del “vecchio zio scapestrato”, di cui i nipoti si affannano a contenere le mattane.

*** Pierfranco PELLIZZETTI, saggista, Brexit, 5S state lontano da Farge, 'ilfattoquotidiano.it', 29 giugno 2016

LINK articolo integrale qui


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#SENZA_TAGLI / Psicoanalisi, un sapere che non è della scienza (Egidio T. Errico)

Il sapere psicoanalitico non è il sapere della scienza, ma del soggetto, è quel sapere cui conduce, come ha dimostrato Freud, non la scienza, ma l’isterica, quell’isterica che egli ha saputo ascoltare mettendo da parte il sapere della Scienza del suo tempo. 
Per questo il sapere della psicoanalisi non può che sfuggire alla possibilità di costituirsi come un sapere compiuto, e definito in un discorso che abbia il rigore delle Scienze così come le conosciamo. 

«Non possiamo immaginare la psicoanalisi come una disciplina che possa essere insegnata e appresa come la fisica, la chimica o l’agronomia, tanto per fare qualche esempio, cioè come un complesso di nozioni definite, suscettibili di essere trasmesse mediante l’ausilio del pensiero logico che, una volta apprese, possano essere, più o meno prontamente e correttamente, utilizzate; detto altrimenti, non pensiamo che la psicoanalisi sia assimilabile ad una qualsiasi disciplina scientifica e professionale che prepari uno studente all’esercizio di un mestiere o di una professione. In realtà, sebbene sia anche una professione che dà da vivere a chi la esercita - il caso del suo inventore è emblematico al riguardo - rimane portatrice di una specificità epistemica che la rende non assimilabile del tutto né alle altre professioni né alle altre discipline scientifiche o umanistiche. È per questo motivo che la sua trasmissione, anche al livello dell’insegnamento della teoria, non può effettuarsi nella forma di un’esposizione conclusa della dottrina ma abbisogna di una continua riflessione che implica una riscoperta di qualcosa che ogni volta deve avvenire di nuovo.» (Conrotto, 2000)

Questa particolare posizione della psicoanalisi attiene soprattutto alla cura nel senso che è proprio questo che fa dell’analisi una cura, una cura non solo del tutto singolare, ma anche paradossalmente una cura molto efficace, in quanto non è nella standardizzazione secondo i canoni precostituiti della scienza e dei modelli di salute previsti che essa poggia la sua efficacia, quanto sul fatto che essa, al contrario, è una cura “fuori-canone” in quanto, disponendosi ad essere risposta alla domanda del soggetto, lo ascolta, tant’è che è solo la psicoanalisi ad aver potuto permettere di recuperare il valore del sintomo, da disturbo da eliminare, a discorso soggettivo da ascoltare e decifrare.

*** Egidio T. ERRICO, psicoanalista, Il sapere della psicoanalisi non è il sapere della scienza, 'facebook', 28 giugno 2016, qui


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#VIDEO / Brexit, conseguenze, procedure, incognite (Claudio Martinelli)


Claudio MARTINELLI
docente di diritto pubblico comparato Università Bicocca
Cosa accadrà dopo Brexit? Conseguenza, procedure, incognite
Università Bicocca, 28 giugno 2016
video 3min26

Il Leave vince il referendum sulla Brexit, quali saranno i tempi tecnici per l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea? Ci saranno delle conseguenze per il Regno Unito? 
Ne parla Claudio Martinelli, docente di Diritto Pubblico comparato dell'Università di Milano-Bicocca.
(dalla presentazione)

mercoledì 29 giugno 2016

#FUMETTI / Tra colleghi (Scott Adams)

Scott ADAMS, 1957
fumettista statunitense

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#CIT / Noi vivremo in eterno (Salvador Allende)

Salvador ALLENDE, 1908-1973
politico cileno
1^ Presidente marxista democraticamente eletto nelle Americhe
e, secondo alcuni, al mondo

#SCRITTE / Maledizione

(dalla rete)

#HUMOR / L'Idiota (pellescura)

(via facebook)

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#VIDEO / Un arpista del vetro (Petr Spatina)


Petr SPATINA
artista ceco
Hallelujah
pubblicato da MusicOff, 'facebook', giugno 2016
video 3min47

Petr Spatina, un famoso arpista del vetro, interpreta Hallelujah di Leonard Cohen con dei calici di cristallo. 
Tecnica e suono davvero sbalorditivi.
(dalla presentazione)

#LIBRI PREZIOSI / Tra me e il mondo, di Ta-Nehisi Coates (recensione di M. Ferrario)

Ta-Nehisi COATES, "Tra me e il mondo"
Traduzione di Chiara Stangalino
2015, Codice Edizioni, 2016
pagine 207, € 16,00, ebook € 4,99

Colpisce duro
Una lettera al figlio quindicenne: affettuosa, appassionata, protettiva. 
E' l'occasione per ricapitolare la propria vita svelando se stessi senza infingimenti e senza sconti, ma anche e soprattutto per aggredire, con la durezza che è supportata dai fatti, l'intera società americana in cui i neri sono costretti a vivere, minacciati e uccisi solo perché il loro corpo non è dello stesso colore di «quelli che si credono bianchi». Nello stesso tempo è un modo, questo scelto dall'autore, per rendere consapevole il figlio del rischio quotidiano che corre per la pelle che ha avuto in eredità: un pericolo che ha origine nelle fondamenta stesse della nazione americana, costruita sull'orrore della schiavitù.

E' una lettera che non dà tregua: commuove, strattona, colpisce duro. 

Lo scrittore, Ta-Nehisi Coates, un nero americano considerato oggi tra i 100 intellettuali più influenti degli Stati Uniti,  mostra un'abilità di scavo e una efficacia espressiva davvero stupefacenti e la sua denuncia va al cuore di chi legge. 
Sono ricordati episodi, recenti e lontani, di una violenza razzista diffusa e connaturata nella società americana, anche quando si esprime attraverso un potere istituzionale ingiudicabile e sempre giustificato. Ma soprattutto erompe qui, quasi ossessivo, il vissuto personale dell'autore, solidificatosi nell'infanzia e mai superato neppure con l'età adulta, della paura della 'perdita del proprio corpo' in quanto nero. 

Sembrerebbe impossibile riuscire a comunicare un vissuto tanto specifico a chi non ha abitato l'America degli anni in cui lo scrittore è cresciuto e per giunta ha la pelle bianca di chi non ha mai dovuto sperimentare dentro di sé il terrore della violenza razzista, ma Coates ci riesce in modo mirabile, alternando emozione e ragionamento, con un linguaggio potente, che sa essere pacato e duro insieme, tagliente, rigorosamente accusatorio, spesso esplosivo, sempre profondamente umano.

Un libro che può apparirci lontano e che invece ci è sempre più vicino: se solo, ogni tanto, osassimo riflettere sulla violenza che è negli esseri umani che tutti siamo, abbandonando l'ottica, comoda e già di per sé violenta, dei 'vincenti' e provando, con un minimo di sforzo empatico, a guardare il mondo dalla parte dei 'perdenti'.
I quali spesso hanno perso perché noi li abbiamo 'messi sotto'. E così continuiamo.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

«
Forse c’è stato, in qualche momento della storia, un grande potere la cui affermazione è stata esente dallo sfruttamento violento di altri corpi umani. Se c’è stato, io non l’ho ancora trovato. Ma la banalità della violenza non può scusare l’America, perché l’America non fa proclama di alcuna banalità. L’America si crede eccezionale, la più grande e nobile delle nazioni mai esistita, un campione solitario che si erge tra la bianca città della democrazia e i terroristi, i despoti, i barbari e gli altri nemici della civiltà. Non si può sostenere di essere supereroi ma poi chiedere venia per i propri errori umani. Ti invito a prendere sul serio queste dichiarazioni sulla straordinarietà dell’America, in altre parole ti chiedo di valutare il nostro Paese secondo i più alti standard di moralità. È difficile, perché tutto intorno a noi esiste un apparato che ci spinge ad accettare l’innocenza dell’America come un fatto assodato, e a non fare troppe domande. Ed è così facile distogliere lo sguardo, convivere con i frutti della nostra storia e ignorare il male immenso commesso nel nome di tutti noi. Ma tu e io non abbiamo mai davvero goduto di questo lusso. Penso che tu lo sappia bene. (Ta-Nehisi Coates, Tra me e il mondo, 2015, Codice Edizioni, 2016)

Il mio compito è trasmettere a te ciò che so del mio unico e particolare cammino, e nello stesso tempo lasciare che tu percorra il tuo. Per te non è più possibile essere nero nel modo in cui lo sono io, proprio come per me è stato diverso essere nero rispetto a mio nonno. E tuttavia credo fermamente che persino per un ragazzo cosmopolita come te ci sia qualcosa da cercare lì, una base, anche in questi tempi moderni, un porto sicuro nella tempesta americana. (Ta-Nehisi Coates, Tra me e il mondo, 2015, Codice Edizioni, 2016)

Ecco quello che vorrei che tu sapessi. In America la distruzione del corpo nero è una tradizione, un retaggio culturale. La schiavitù non è stata soltanto l’asettica presa in prestito di forza lavoro: non è così facile convincere un essere umano a impegnare il proprio corpo in qualcosa che va contro ogni suo interesse più elementare. Per questo la schiavitù deve necessariamente prevedere la collera e le torture casuali, teste spaccate e cervelli che si spengono nell’acqua del fiume quando il corpo cerca di fuggire. Dev’essere uno stupro così sistematico da diventare una sorta di automatismo su scala industriale. Non esiste un modo più edificante per dirlo. Non conosco inni di lode e neppure i vecchi spiritual degli schiavi. Lo spirito e l’anima sono il corpo e il cervello, che sono distruttibili, e proprio per questo così preziosi. E l’anima non è riuscita a fuggire. Lo spirito non ha saputo librarsi sulle ali del gospel. L’anima era il corpo che nutriva il tabacco, lo spirito era il sangue che innaffiava il cotone, e insieme diedero vita ai primi frutti del giardino d’America. Ci si garantiva quei frutti picchiando i bambini con i ceppi della legna da ardere, o con ferri arroventati mentre la loro pelle si staccava accartocciandosi come gli involucri delle pannocchie. 
Dovevano essere sangue e unghie conficcate nella lingua e orecchie mozzate. «Una disubbidienza», scriveva una padrona del Sud, «pigrizia, scontrosità, sciatteria: tirate fuori la frusta». Si dovevano punire a bastonate gli sguatteri nelle cucine per il crimine di non aver mescolato di buona lena il burro. E qualche donna andava «rimessa in riga […] con almeno trenta frustate al sabato, e altrettante al martedì». Non si poteva che ricorrere a fruste da cavallo, pinze, attizzatoi, seghetti, pietre, fermacarte o qualsiasi altra cosa capitasse a tiro per spezzare il corpo nero, la famiglia nera, la comunità nera, la nazione nera. I corpi venivano separati in greggi, e marchiati per sicurezza, una sorta di polizza di assicurazione. E i corpi erano un bene cui molti aspiravano, rappresentavano una rendita cospicua, come i territori degli indiani, un’ambizione paragonabile a quella di possedere una veranda, una bella moglie, o una casa delle vacanze in montagna. Per gli uomini che sentivano il bisogno di credersi bianchi, i corpi erano la chiave d’accesso a un circolo esclusivo, e il diritto di spezzare quei corpi segno di civiltà. «Il vero grande discrimine all’interno della società non è quello tra i ricchi e i poveri, bensì tra i bianchi e i neri», dichiarò John C. Calhoun, senatore del South Carolina. «I primi, i ricchi tanto quanto i poveri, rientrano nella classe superiore, e vengono rispettati e trattati come uguali». (Ta-Nehisi Coates, Tra me e il mondo, 2015, Codice Edizioni, 2016)
»

#LINK / Rifugiati, nel mondo (UNHCR)


UNHCR - Agenzia Onu per i Rifugiati
'facebook', 27 giugno 2016

#SGUARDI POIETICI / Mi manca una bambina (Sara Ferraglia)

Mi manca una bambina
che saltella fra i fiori,
che trova eccezionale anche un disegno
su un rotolo normale
di carta da cucina,
che trova divertente una partita
a baseball con un tubo di cartone. 
E immagina un picnic sul prato sotto casa 
con acqua, pane e frutta
e un tiglio che le fa da ombrellone.
E quando salta sul tappeto elastico
vuole acchiappar le stelle,
salta sempre più in alto,
ad una ad una le piglia,
conta e riconta le più belle
finché ne ha per tutta la famiglia.
E se vogliamo proprio dirla tutta
vorrei, per amor della rima, 
che ripartisse tutto dal prima,
perché mi manca anche sua madre
quand’era come lei.

***  Sara FERRAGLIA, Mi manca una bambina, 'facebook', 28 giugno 2016, qui


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#LINK / 10 competenze chiave, per il mondo del lavoro (Monica D'Ascenzo)

Come posso prepararmi all’ingresso nel mondo del lavoro o a fare carriera? Le aziende cambiano e l’onda lunga della crisi sta cambiando i parametri, come star dietro a questa evoluzione? Dando per scontate le competenze tecniche, sono altri tipi di “skill” che fanno davvero la differenza nel momento in cui ci si presenta sul mercato del lavoro e il World Economic Forum ha voluto semplificare con un video la top10 delle capacità richieste a tendere. Scorriamo la classifica dal fondo:

*** Monica D'ASCENZO, giornalista, Le 10 competenze vincenti sul lavoro nel 2020, 'Alley Oop', 28 giugno 2016

LINK articolo integrale qui

#LINK / Maturità scolastica, perché abolirla (Alex Corlazzoli)

“La maturità in Italia valorizza ancora le conoscenze; è indubbio che, però, abbia bisogno di un tagliando. Lo stiamo facendo; l’anno prossimo ci saranno delle sorprese. Per dare agli studenti un esame sempre più aggiornato, che apra verso il futuro; sia esso all’università o nel mondo del lavoro”. Sono le parole del ministro dell’istruzione Stefania Giannini. L’inquilina di viale Trastevere parla di tagliando ma a lei che fa parte del governo del rottamatore vale la pena porre una domanda: non è arrivata l’ora di abolire questo inutile esame?

Ci sono almeno quattro buoni motivi per provare a rispondere a questa domanda. (...)

*** Alex CORLAZZOLI, maestro e giornalista, Maturità? Inutile e costosa. Da abolire, 'ilfattoquotidiano.it', 27 giugno 2016

LINK articolo integrale qui


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#LINK / Brexit, la democrazia della menzogna (Stefano Feltri)

La democrazia non può fondarsi sulle bugie, soprattutto quando prova a essere diretta e non rappresentativa. Il voto in Gran Bretagna sta dimostrando quanto è pericoloso chiedere il parere degli elettori su questioni complesse come il rapporto tra Stati e Unione europea senza dare loro gli elementi per formarsi un’opinione completa e indipendente.

Il fronte del “leave” ha vinto: la Gran Bretagna uscirà dall’Ue. Ma ha vinto con le menzogne e ora si scontra con l’inevitabile contraccolpo. (...)

*** Stefano FELTRI, giornalista e saggista, Brexit, Boris Johnson e la democrazia della menzogna, 'ilfattoquotidiano.it', 27 giugno 2016

LINK articolo integrale qui


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#MOSQUITO / Rinunce, purché siano consapevoli (Stefano Bolognini)

Alcune rinunce a un’affermata carriera sono riconducibili a quella che in gergo chiamiamo ‘ferita nasci-sistica’. Come Foreman, che demolito da Cassius Clay si fece predicatore religioso per sopportare la sua caduta dal cielo della boxe. Più spesso, però, è la sensazione di aver raggiunto il proprio limite, di non poter andare oltre. Paura di fallire la prossima prova, di deludere aspettative e contraddire la propria immagine di successo. Come se si dicessero: “finora m’è andata bene, ma la prossima volta potrei fallire, non sopporto questa suspense, allora mi butto da solo”. (...) Aspirazioni legittime, purché siano consapevoli che nessuno può rinunciare con letizia a una parte di sé, e se s’illude che sia solo un guadagno pagherà un prezzo duro. 

*** Stefano BOLOGNINI, 1949, psicoanalista, presidente della Società psicoanalitica italiana, dichiarazione a Michele Smargiassi, Quelli che preferiscono la vita al successo, ‘la Repubblica’, 2 agosto 2010

martedì 28 giugno 2016

#PIN / Non ci sono più idee (MasFerrario)

#CIT / E' nell'ombra (Paul Géraldy)

#HUMOR / Quando ti accorgi che hai 1% di batteria

(via pinterest)

#SCRITTE /Marijuana

(dal web)

#GIF / Caldo


Facebook, 27 giugno 2016
Per vedere il movimento, 
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oppure sul link qui sotto

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#SGUARDI POIETICI / Manuale della buona vita (Joseph Beujs)

Fatti cadere, impara ad osservare i serpenti.
Pianta giardini impossibili.
Invita qualcuno di pericoloso a bere un tè.
Fai piccoli segni che dicono di si
e distribuiscili per tutta la casa.
Fai amicizia con la libertà e l’insicurezza.
Rallegrati dei sogni.
Piangi al cinema.
Al chiaro di luna, vai sull’altalena più in alto che puoi.
Coltiva stati d’animi diversi.
Rifiutati di sentirti “responsabile”, fallo per amore!
Non dimenticare di fare il pisolino.
Regala soldi. Fallo subito. Ritorneranno.
Credi nella magia, sii pronto a ridere.
Fai un bagno nel chiaro di luna.
Sogna sogni selvaggi, fantasiosi.
Dipingi su tutti i muri.
Leggi ogni giorno.
Immagina di essere incantato.
Ridi insieme ai bambini, ascolta i vecchi.
Apriti, immergiti. Sii libero. Fai le lodi di te stesso.
Fai cadere la paura, gioca con tutto.
Intrattieni il bambino in te.
Sei inocente.
Costruisci un castello di coperte.
Bagnati.
Abbraccia gli alberi.
Scrivi lettere d’amore.


*** Joseph BEUJS, 1921-1986, pittore, scultore, artista tedesco, Manuale della buona vita, traduzione di Stefanie Golisch, 'la poesia e lo spirito, 30 novembre 2013, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Beuys


Testo originale
Anleitung zum guten Leben

Lass dich fallen, lerne Schlangen zu beobachten.
Pflanze unmögliche Gärten.
Lade jemanden Gefährlichen zum Tee ein.
Mache kleine Zeichen, die “ja” sagen
und verteile sie überall in deinem Haus.
Werde ein Freund von Freiheit und Unsicherheit.
Freue dich auf Träume.
Weine bei Kinofilmen.
Schaukle so hoch du kannst mit einer Schaukel bei Mondlicht.
Pflege verschiedene Stimmungen.
Verweigere dich,’ verantwortlich zu sein’ – tu es aus Liebe!
Mache eine Menge Nickerchen.
Gib Geld weiter. Mach es jetzt. Es wird folgen.
Glaube an Zauberei, lache eine Menge.
Bade im Mondschein.
Träume wilde, fantasievolle Träume.
Zeichne auf Wände.
Lies jeden Tag.
Stell dir vor, du wärst verzaubert.
Kichere mit Kindern, höre alten Leuten zu.
Öffne dich, tauche ein. Sei frei. Preise dich selbst.
Lass die Angst fallen, spiele mit allem.
Unterhalte das Kind in dir. Du bist unschuldig.
Baue eine Burg aus Decken. Werde nass. Umarme Bäume.
Schreibe Liebesbriefe.

#VIDEO / Musica di strada, chitarra e cimbalom


Musica di strada a Copenhagen
pubblicato da MusicOff, facebook, maggio 2016
video 4min37


Un duo chitarra e ‎cimbalom‬ ungherese dal vivo per le strade di ‪#‎Copenhagen‬.

#LINK / Brexit, populisti o democratici a chi? (Luisella Costamagna)

Comunque la si pensi, la Brexit un merito lo ha di sicuro: imporci un cambio di prospettiva, farci vedere le cose da un altro, spiazzante punto di vista. (...)

*** Luisella COSTAMAGNA, giornalista, Brexit, populisti o democratici a chi?, 'ilfattoquotidiano.it', 27 giugno 2016

LINK articolo integrale qui


In Mixtura 1 altro contributo di Lusiella Costamagna qui

#LINK / Brexit, in 10 punti (Carmela Adinolfi)

(...) La Brexit – va detto – non arriverà in tempi rapidi. A Bruxelles serviranno almeno due anni per terminare tutte le procedure. Almeno altri otto - se non dieci - affinché Londra possa rinegoziare con ogni singolo paese tutti gli accordi commerciali finora stretti nel consesso europeo. Ecco le in 10 tappe le procedure che potrebbero portare all'uscita di Londra dall'Unione Europea. (...)

*** Carmela ADINOLFI, giornalista, La Brexit in 10 punti, 'L'Espresso', 24 giugno 2016

LINK articolo integrale qui

#MOSQUITO / Il tempo della corruzione generale (Karl Marx)

Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate - virtù, amore, opinione, scienza, coscienza ecc...- tutto divenne commercio. E' il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale e fisica, divenuta valore venale, viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore.

*** Karl MARX, 1818-1883, filosofo, economista, storico, sociologo, giornalista tedesco, da Miseria della filosofia, 1847, citato da Marina Terragni, 'facebook', 23 giugno 2016, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Karl_Marx


In Mixtura altri 4 contributi di Karl Marx qui

lunedì 27 giugno 2016

#VIGNETTE / Che fare (Mauro Biani)

Mauro BIANI
Che fare, 'il manifesto', 27 giugno 2016

#SPILLI / Brexit, giovani e vecchi (M. Ferrario)

Si è detto e commentato, anche con editoriali di direttori e opinionisti che vanno per la maggiore: i giovani hanno votato 'contro' la Brexit, mentre gli anziani hanno votato 'per' la Brexit.
Dunque, secondo il 'mood' che prevale (c'è qualcuno che addirittura penserebbe di proibire in futuro il voto ai vecchi): giovani bravi e intelligenti e vecchi cattivi e ignoranti.

Però.

Vero che i giovani 18-24 che hanno votato per il 'remain' sono stati il 75%. (fonte YouGov).


Ma altrettanto vero che i giovani 18-24 che sono andati al voto sono stati solo il 36% contro l'81% dei vecchi over 55 (fonte SkyData)
Forse la retorica dei giovani così interessati a restare in EU va rivista.

*** Massimo Ferrario, Brexit, giovani e vecchi, per Mixtura (anche in facebook, 27 giugno 2016), qui


#SPOT / Voti scolastici

#VIDEO / Musica di strada, xilofono di bottiglie (Feodor Grigorev)


Feodor Grigorev
artista di strada
pubblicato da MusicOff, facebook, maggio 2016
video 1min18

Un'esibizione di Feodor Grigorev a  ‎Helsinki‬ con uno ‎xilofono‬ fatto di bottiglie di vetro.

#GIF / Il problema dei problemi


Facebook, 26 giugno 2016
Per vedere il movimento, 
cliccare in alto su 'f' di facebook 
oppure sul link qui sotto

In Mixtura altre #GIF qui

#CIT / Gambe terrestri (John Keats)

https://it.wikipedia.org/wiki/John_Keats
citato da Alessandro D'Avenia, L'ultimo rito di passaggio che ci resta, 
'La Stampa', 24 giugno 2016

#SENZA_TAGLI / Aboliamo il suffragio universale? (Matteo Saudino)

Aboliamo il suffragio universale!
Secondo la gran parte degli illuminati analisti liberali, democratici ed europeisti, la causa della Brexit sarebbe il voto inconsapevole, ignorante, emotivo degli inutili pensionati, dei pigri disoccupati, degli abitanti delle periferie e delle campagne, dei bifolchi gallesi, degli ubriachi operai e delle impaurite vedove.

Che disamina onesta e lungimirante. E io che stupidamente pensavo che le cause fossero da ricercare nei tagli al welfare state, nei salari bassi, nella disoccupazione crescente, nella precarizzazione del lavoro, nelle guerre che destabilizzano il Medioriente e producono profughi, nell'impoverimento dell'istruzione pubblica e nelle politiche economiche monetarie liberiste e recessive della UE. Non avevo capito nulla! Una soluzione, facile ed immediata, allora ci sarebbe: abolire il suffragio universale, rifare il referendum e concedere il diritto di voto solo agli under 45, agli abitanti dei quartieri più ricchi delle città, ai pluri-laureati, a coloro che conoscono almeno 3 lingue, a chi lavora nella City, a chi ha fondato una start up, a chi è andato in Erasmus, a chi opera in banca e nei gruppi finanziari e a tutti coloro che prima di votare annunciano pubblicamente che sceglieranno il REMAIN. Questa sarebbe una democrazia intelligente, dotta, colta, prospera e razionale al servizio del capitale finanziario, cioè del nuovo bene comune.

Personalmente non avrei mai voluto una crisi dell'Unione europea da destra, ma queste sono le drammatiche conseguenze delle scelte politiche della sedicente sinistra riformista che negli ultimi vent'anni ha deciso di costruire non più una società fondata sui diritti delle persone, dei lavoratori e dell'ambiente, ma spazi di mercato al servizio di banche, imprese, corporation, multinazionali.
Ora ricostruire un'Europa sociale, fondata su lavoro, pace, diritti, sviluppo, ambiente e solidarietà sarà molto difficile, ma è l'unica strada che abbiamo da percorrere per evitare di cadere dalla padella dei mercanti e tecnocrati della UE alla brace degli xenofobi e razzisti come Le Pen e Salvini. Carichiamoci il masso sulle spalle e come Sisifo cominciamo a salire la montagna.

*** Matteo SAUDINO, insegnante, Aboliamo il suffragio universale, 'facebook', 25 giugno 2016, qui

#SPILLI / Post-Brexit, stop al diritto di voto? (M. Ferrario)

Non votano come vorremmo?
Semplice: la prossima volta niente diritto di voto. 
Oppure un bel test: per capire, anticipatamente, se la pensano come noi. 
E se non la pensano come noi, sono vecchi, ignoranti e populisti. Che non capiscono le 'magnifiche e progressive sorti del futuro'. Le quali sono, naturalmente, solo quelle che vanno bene a noi e per noi. 

Dunque, la prossima volta, nessun diritto di voto.
Perché è inutile: sono materie troppo delicate. 
Da riservare a intellettuali acculturati. Che hanno studiato, conoscono, capiscono.

E la democrazia?
Per carità, va bene: chi la mette in discussione? Siamo democratici, figuriamoci. 
Però la democrazia funziona se, e solo se, sancisce ciò che pensiamo noi.

Ma informare e convincere, con argomenti e non con manipolazione, chi non la pensa come noi?
E magari cambiare la realtà e le politiche che producono sofferenza e sano rifiuto a quegli 'ignoranti brutti-e-cattivi' che non capiscono e non votano come noi?
Troppo difficile. Lungo e complicato. Un processo che richiede troppo tempo e fatica. Ci vuole pazienza. E intelligenza. 
Sì, si chiama politica. 
Ma siamo nell'epoca dell'agire, mica del riflettere e far riflettere.

La prossima volta limitiamo il diritto di voto. 
Votano solo gli intelligenti che la pensano come noi. E gli altri?
Non ci saranno più gli altri.

*** Massimo Ferrario, Post-Brexit, stop al diritto di voto?, 'facebook', 26 giugno 2016, qui

#SENZA_TAGLI / Brexit, per un'Europa libera e unita (Roberto Saviano)

Brexit: ha vinto il Popolo.

Me lo ricordo il Popolo, nel 1938, acclamare Hitler e Mussolini a Roma affacciati insieme al balcone di Piazza Venezia. Me lo ricordo il Popolo inebriato, esaltato, per la dichiarazione di guerra. Me lo ricordo il Popolo asservito, quasi isterico, al cospetto di ogni malfattore che abbia condotto l'Europa sull'orlo baratro.

Me lo ricordo poi il Popolo che plaudiva quando al confino nel 1941 veniva mandato Altiero Spinelli, perché antifascista. A Ventotene, Spinelli, detenuto insieme a Ernesto Rossi e a Eugenio Colorni scrisse "Per un'Europa libera e unita. Progetto d'un manifesto". Quindi, a ben vedere, siamo sicuri che oggi il Popolo abbia vinto davvero? 

Io sono europeista, genuinamente europeista.
L'Unione europea è prima di tutto un progetto politico, nato per scongiurare conflitti, poi culturale. Poi ancora è un progetto necessario perché vengano create leggi condivise su materie sensibili, quali la criminalità organizzata, l'immigrazione, la sicurezza. L'unione economica viene per ultima.

Gli euroscettici accusano l'Europa di vivere unicamente come unione economica nella protezione dei privilegi di classi agiate e dei paesi più ricchi. Questa è in parte una semplificazione, ma evidentemente le istituzioni europee poco hanno fatto perché l'euroscetticismo perdesse le sue argomentazioni più forti e più populiste.

All'esito del voto sulla Brexit ha contribuito in maniera drammatica la gestione europea fallimentare dei flussi migratori. Fallimentare non perché le frontiere fossero "un colabrodo" e non perché gli immigrati fossero "liberi di scegliere dove vivere", ma fallimentare perché ha tradito il principio cardine su cui si basa l'idea stessa di Europa, ovvero integrazione culturale e accoglienza.

L'Europa ha fallito e il Regno Unito ha assecondato la pancia e un cuore avvelenato, più che interesse reale. Mi augurerei un moto di orgoglio da parte delle istituzioni europee, ma sono fatte di uomini, di uomini con i loro miseri e privatissimi interessi. Quindi nessun orgoglio per risollevare l'Europa, ovvero l'unica garanzia di pace che abbiamo, ma solo il timore che, sull'esempio del Regno Unito, altri paesi possano scegliere di abbandonare la nave. Una nave imperfetta, ma che pure ci ha protetti. Una nave che deve essere migliorata, ma che innegabilmente ci ha reso cittadini più consapevoli.

Io resto fedele alla dichiarazione di Ventotene del 1941, resto fedele a un'idea di Europa che, con la buona volontà, potrebbe ancora compiersi.

*** Roberto SAVIANO, scrittore, Per un'Europa libera e unita, 'robertosaviano.com', 24 giugno 2016, qui


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#SGUARDI POIETICI / Quando dietro le nuvole sbaglia (Luciano Erba)

Quando dietro le nuvole sbaglia il sole
(ma non sarà stato il vento a fargli strada?) 
quella luce inattesa 
non sperata improvvisa 
non vorrà dire qualcosa?  
una cosa in attesa? 
ma quale? di fatto 
a qualcuno viene voglia di vivere 
a un altro di morire. 

*** Luciano ERBA, 1922-2010, poeta, Quando dietro le nuvole sbaglia, da Poesie. 1951-2001, a cura di Stefano Prandi, Mondadori, Milano 2002. Anche in 'la poesia e lo spirito', qui

#MOSQUITO / Bellezza, consigli testati da tempo (Sam Levenson)

Per avere labbra attraenti, pronuncia parole gentili.
Per avere begli occhi, cerca il buono nelle persone.
Per mantenere una figura snella, condividi il tuo cibo con gli affamati.
Per avere bei capelli, lascia che le dita di un bambino li accarezzino una volta al giorno.
Per avere portamento, cammina consapevole che non camminerai mai sola.
La gente, anche più delle cose, ha bisogno di essere restaurata, rinnovata, rianimata, recuperata e redenta: non allontanare nessuno.
Ricorda che, se hai bisogno di una mano che ti aiuti, la trovi alla fine del tuo braccio (Confucio).
Invecchiando scoprirai che hai due mani, una per aiutare te stessa e una per aiutare gli altri.
La bellezza di una donna non è nei vestiti che indossa, nel portamento o nell’acconciatura dei capelli.
La bellezza di una donna va cercata nei suoi occhi, perché quelli sono la porta del suo cuore, il luogo dove risiede l’amore.
La bellezza di una donna non è in un certo tipo di viso, la vera bellezza di una donna si riflette nella sua anima. E’ il suo amorevole prendersi cura, è la passione che dimostra. La bellezza di una donna, col passare degli anni, aumenta.

*** Sam LEVENSON, 1911-1980, giornalista, scrittore, umorista statunitense, Consigli di bellezza testati da tempo, qui
Il testo in rete è attribuito, in Italia, a Audrey Hepburn, ma è dell'autore qui indicato e fu composto per suo nipote. All'attrice americana piacque tanto che pare sia stato letto ai suoi funerali. 
Testo originale inglese di Sam Levenson qui

domenica 26 giugno 2016

#PIN / Democrazia (MasFerrario)

#CIT / Non essere ambizioso (Jorge Luis Borges)

Jorge Luìs BORGES, 1899-1986
scrittore, poeta, accademico srgentino
https://it.wikipedia.org/wiki/Jorge_Luis_Borges

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#SPOT / Extracomunitari

(dalla rete)

° ° °

(dalla rete)

#HUMOR / Signori si nasce

(via pinterest)

#SCRITTE / Chiedere alla signora di sotto

(dalla rete)

#SENZA_TAGLI / Brexit, potrebbe salvare Europa e mondo (Francesco Erspamer)

È possibile che nel breve termine Brexit abbia conseguenze negative. Ma nel lungo termine potrebbe salvare l’Europa e il mondo. Perché il suo messaggio è chiaro: a tirare troppo la corda, si spezza. E non importa che una corda spezzata possa essere peggiore di una corda troppo tesa: il punto è far capire a chi ha il potere che deve moderare la sua arroganza e avidità oppure rischiare la catastrofe, di tutti magari ma anche sua. 
Rottamate la storia e la morale dopo il crollo dell’Unione Sovietica, i liberisti si sono convinti di potersi permettere qualsiasi abuso e idiozia: tanto a rincoglionire la gente e farle chinare la testa ci pensavano i media, la pubblicità, il consumismo. Pensate alla crisi economica del 2008: banche e speculatori non hanno imparato nulla dalla grande paura: salvati dai soldi pubblici, hanno ripreso a fare esattamente quello che facevano prima. Se in Gran Bretagna avessero vinto i “remain” la globalizzazione dell’Europa sarebbe continuata, del tutto indifferente alle sofferenze di una classe media impoverita e privata di speranze per il futuro e sorda ai segnali di una possibile rivolta.
È che a comandarci è la più inetta e ignorante classe dirigente mai esistita: altrimenti altroché se sarebbe stato possibile tenere il Regno Unito nell’Unione; e sarebbe anche stato possibile far sì che tutti gli europei si innamorassero dell’Europa. Invece hanno distrutto un grande ideale per incrementare i profitti delle multinazionali e di faccendieri senza qualità oltre che per incompetenza; né avrebbero mai smesso, privi come sono di scrupoli e di intelligenza. Per fortuna gli inglesi gli hanno fatto capire, e ci hanno fatto capire, che per loro la pacchia può anche finire; che sta per finire.

*** Francesco ERSPAMER, docente di studi italiani e romanzi ad Harvard, saggista, 'facebook', 24 giugno, 2016, qui


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#SGUARDI POIETICI / C'è gente (Beppe il Pezzente)

C'è gente che se fossero catatonici sarebbero più felici.
Gente che, belin, il cervello lo usa solo per stare male.

Hanno questo gusto da tragedia. Una voluttà, una vanità di essere i più disgraziati del mondo.
E niente, la vita non insegna niente.
Ferocemente, tenacemente avvolti da foulard viola e rasi beige tutta l'esistenza nella speranza di morire.

Ora, di mio, confesso una qualche maledetta attrazione per le ragazze col tavor in borsa l'ho sempre avuta. Ma belin, c'è un limite.

Niente. Cosi' fieri della loro emotività lugubre trascinano le loro gambe tremolanti verso l'ineluttabile rovina.

Io avevo una. Mi diceva Mi ami? Io dicevo Sì
Poi un'ora dopo mi diceva Mi ami? Io dicevo Sì
Poi mezz'ora dopo mi diceva Mi ami? Io dicevo Mah.
Lei diceva Ecco non mi ami.

E cazzo.

*** BEPPE IL PEZZENTE, 'facebook', 23 maggio 2016, qui


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#LINK / Brexit, farà vincere Trump? (Federico Rampini)

Brexit può avere un impatto sull’elezione presidenziale americana? Gli Stati Uniti si considerano l’ombelico del mondo e difficilmente ammetterebbero di seguire tendenze nate altrove, tantomeno in una piccola isola dalla quale proclamarono l’indipendenza 240 anni fa (il 4 luglio 1776). C’è però una cinghia di trasmissione che passa dalla finanza e dall’economia reale. Lo shock di Brexit attraverso questa via può influire. Con quale esito? A caldo, ecco i miei due scenari. Diametralmente opposti. Tirateli pure ai dati: è sempre meglio che fidarsi dei sondaggi. (...)

*** Federico RAMPINI, giornalista e saggista, Brexit farà vincere Trump?, blog 'estremo occidente', 24 giugno 2016

LINK articolo integrale qui


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#SENZA_TAGLI / Brexit, al Regno Unito conveniva restare (Domenico De Masi)

Secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale, rielaborati dal Financial Times e dal McKinsey Global Institute, nel quinquennio 1982-1987 la crescita dell’economia mondiale era dovuta per il 29,8% agli Stati Uniti. Tra i primi dieci Paesi che contribuivano alla crescita ve ne erano tre europei: il Regno Unito con il 4.2%; la Germania con il 3.5%; l’Italia con il 2.9%.  Secondo gli stessi dati, nel quinquennio 2012-2017 la crescita sarà dovuta per il 33,6% alla Cina; per il 13,9% agli Stati Uniti. Nessun Paese europeo sarà compreso nei primi dieci. Già oggi, infatti, gli Stati Uniti contribuiscono solo per il 16% al Pil mondiale; i Paesi dell’Eurozona vi contribuiscono per il 12%; la Germania per il 4%; il Regno Unito e la Francia per il 3%; l’Italia per il 2%.

In questa frammentazione dell’economia mondiale, composta dalle economie di 196 Paesi, la decisione inglese di correre da soli è autolesionista. La vittoria del Brexit deriva da un gigantesco “cultural gap” per cui la Gran Bretagna è ormai uno Stato di seconda qualità ma si sente ancora padrona del mondo, in possesso di colonie che vanno dall’India al Canada, dall’Africa all’Australia.

Gli inglesi si sentono mortificati se a Bruxelles si ritrovano alla pari con gli altri europei. Tanto più che si discute in inglese. Questo della lingua è il fattore che più di ogni altro li inganna conferendo loro un super-ego non più giustificato dalla realtà.

E’ già accaduto con Roma nei secoli della sua decadenza, quando tutto il mondo parlava latino e i romani si comportavano ancora come padroni dell’Impero benché ormai non contassero più nulla e le grandi decisioni venissero ormai prese ad Alessandria, a Costanza o a Madrid.

Oggi un cittadino del Regno Unito ha un Pil pro-capite inferiore a quello di un cittadino del Quatar, di Macao, e della Nuova Zelanda. Molte sue ex-colonie hanno un Pil pro-capite superiore a quello degli inglesi. In base all’indice di svilippo umano l’Inghilterra è solo al 14° posto. Per saldo attivo nella bilancia dei pagamenti e per riserve ufficiali l’Inghilterra sta molto peggio dell’Italia.

Il suo debito pubblico è molto maggiore di quello della Polonia, della Slovenia e della Slovacchia. Il suo indice di democrazia è inferiore a quello di 12 Paesi. Nel Parlamento inglese la percentuale di donne parlamentari è inferiore a quella del Ruanda, del Senegal e del Nicaragua. Il Regno Unito è solo all’undicesimo posto nella graduatoria dell’industria manifatturiera (l’Italia è al settimo posto); è al 24° posto tra i produttori di energia; è al 31° posto per speranza di vita; ha il 14,2% di Neet; è al 25° posto per spesa in ricerca e sviluppo (dopo Taiwan, la Slovenia, la Repubblica Ceca e l’Irlanda); è all’11° posto per produzione automobilistica (dopo l’India, il Brasile e il Messico); nella spesa per l’istruzione è superata dal Ghana, dalla Thailandia e dal Costa Rica; nella spesa per la sanità è superata dalla Sierra Leone, dal Ruanda e dalla Serbia; per il numero di cellulari è oltre il trentesimo posto.

Quando ieri abbiamo visto in televisione che le urne elettorali venivano portate di corsa da un seggio all’altro; quando questa notte abbiamo dovuto attendere l’alba per conoscere i risultati elettorali, ci siamo ricordati che in Brasile si vota col sistema elettronico e i risultati si sarebbero saputi dieci minuti dopo la chiusura dei seggi.

A conti fatti, dunque, restare in Europa avrebbe fatto più bene all’Inghilterra che al resto del continente.

*** Domenico DE MASI, sociologo, Al Regno Unito conveniva restare, 'linkedin.com/pulse', 24 giugno 2016, qui


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#LINK / Brexit, serve il coraggio degli europeisti (Emanuele Dolce)

La prima reazione di gran parte dei governi europei alla notizia dell’esito del referendum britannico è stata simile a quella espressa dai mercati finanziari: il panico. Al panico hanno fatto seguito le dichiarazioni d’intenti a cui l’establishment europeo e i partiti tradizionali ci hanno ormai abituato: “no al populismo” e “serve più Europa, ma un’Europa dei popoli”.
In queste due risposte – vaghe e destrutturate – si trova l’essenza del fallimento delle governance continentali e della crisi del progetto comune. I cittadini britannici hanno espresso ciò che manifesterebbero anche gli elettori francesi, olandesi o italiani se ne avessero la facoltà: rabbia e delusione per il tradimento della promessa di un benessere diffuso e crescente. Una promessa sconfessata da una crisi economica con radici molto profonde, alla quale finora né i governi nazionali né l’Europa (in ogni sua rappresentazione simbolica o istituzionale) hanno saputo porre rimedio.
In Inghilterra hanno votato “leave” i ceti sociali che più hanno bisogno dell’Europa solidale, a favore del “remain” i più garantiti da questo sistema.
Gran parte di chi ha votato “leave” non lo ha fatto in preda a pulsioni nazionalistiche ma perché ritiene che l’Europa non gli abbia portato né un lavoro, né un reddito, né un modello efficace d’integrazione sociale – ma ulteriori regole e vincoli di bilancio. In un contesto di sfiducia e disaffezione è poi naturale che fioriscano la propaganda razzista e le demagogie nazionaliste delle destre e di un bel pezzo di sinistra “sovranista” – alla Mélenchon o alla Fassina.
Il referendum britannico è la dimostrazione che non serve a niente rispondere a queste sfide come si è fatto fino ad oggi: chi, come noi, sostiene che l’Europa sia in primo luogo foriera di opportunità porta intero sulle spalle l’onere della prova. Ad oggi non siamo stati in grado di produrla. (...)

*** Emanuele DOLCE, Dopo la Brexit serve il coraggio degli europeisti, 'Possibile', 24 giugno 2016, 

LINK articolo integrale qui

#MOSQUITO / Tempo, quando gli anni diventano più lunghi (Hannah Arendt)

La nostra cognizione del tempo si orienta esattamente rispetto al numero di anni che abbiamo vissuto. Più si è giovani, più un anno è lungo, ma anche un’ora o un giorno. Se ho cinque anni, un anno corrisponde a un quinto della mia vita; se ne ho cinquanta, è soltanto un cinquantesimo. Ciò cambia solo quando si diventa vecchi e si inizia a contare partendo dalla morte e non più dalla nascita. Allora gli anni diventano di nuovo impercettibilmente più lunghi. 

*** Hannah ARENDT, 1906-1975, filosofa tedesca, gennaio 1954, Diari, a cura di Chantal Marazia, Neri Pozza, 2007, riprodotta anche in ‘Domenica di Repubblica’, 16 settembre 2007


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sabato 25 giugno 2016

#VIGNETTE / Brexit (Altan, Mauro Biani)

ALTAN
Per voi giovani, Brexit, 'la Repubblica', 25 giugno 2016

° ° °

Mauro BIANI
Independence Day, 'il manifesto', 25 giugno 2016