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sabato 20 giugno 2020

#EX_LIBRIS / Ma sono fatti anche le idee (Francesco Guccini, Loriano Macchiavelli)

Di queste sue sensazioni, naturalmente, non fa cenno al maresciallo Amadori. Se gli parlasse di suggestioni, o anche solo d’intuito, che nel mestiere dell’investigatore è importante quanto gli indizi, il giovanotto si metterebbe a ridere. «Basiamoci sui fatti» gli direbbe. Come gli hanno insegnato alla scuola sottufficiali. Ma sono fatti anche le idee, quando hanno un riscontro nella realtà.

*** Francesco GUCCINI, 1940, cantautore e scrittore, Loriano MACCHIAVELLI, 1934, scrittore, Tango e gli altri, Mondadori, 2014


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domenica 6 ottobre 2019

#VIDEO / La Fiera di san Lazzaro (Francesco Guccini, Enzo Iacchetti)


La Fiera di san Lazzaro
Porretta Termi, 3 settembre 2016
Francesco GUCCINI, 1940
Enzo IACCHETTI, 1952
video, 10min16

Dieci minuti imperdibili... (mf)

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giovedì 7 marzo 2019

#MUSICHE & TESTI / Ti insegnerò a volare (Roberto Vecchioni, Francesco Guccini)


Roberto VECCHIONI, 1943
Francesco GUCCINI, 1940
Ti insegnerò a volare, 2018
youtube, 8 novembre 2018, qui
video 4min37

La stanza ad Indianapolis 
è buia ma ricordo 
ricordo il tuono e il pubblico 
e un universo sordo 
poi che mi vien da ridere 
e faccio per alzarmi 
che oggi devo correre 
e sto facendo tardi 
poi che mi guardo e vedo ma 
ci son le stelle fuori
e un mare di colori 

E se non potrò correre 
e nemmeno camminare 
imparerò a volare 
imparerò a volare 

Se partirai per Itaca 
ti aspetta un lungo viaggio 
un mare che ti spazza via 
i remi del coraggio 
la vela che si strappa e il cielo 
in tutto il suo furore 
però per navigare solo 
ragazzo, basta il cuore 
qui si tratta di vivere 
non di arrivare primo 
e al diavolo il destino 

E se non potrai correre
e nemmeno camminare 
ti insegnerò a volare 
ti insegnerò a volare 

Mica si dice inverno se 
vien giù quel po' di neve 
mica finisce il giorno se 
di notte il sogno è breve 
questa vita è una donna che 
ti ama come sei 
questa vita è un amore che 
non ti tradisce mai 
questo venire al mondo è stato 
un gran colpo di culo 
pensa se non nascevi 

E se non potrai correre 
e nemmeno camminare 
ti insegnerò a volare 
ti insegnerò a volare 
Mica son le stelle a farlo 
e i santi men che meno 
te lo fai tu il destino 
e se non potrai correre 
e nemmeno camminare 
ti insegnerò a volare 
ti insegnerò a volare

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martedì 5 febbraio 2019

#VIDEO / Sento aria di Weimar (Francesco Guccini)


Francesco GUCCINI, 1940
cantautore e scrittore
Sento aria di Weimar
reptv, 2 febbraio 2019
video, 1min46

"Ho una gran paura, sento aria di Weimar". 
Così il cantautore Francesco Guccini, che ha incontrato il pubblico alla Scuola Normale di Pisa in occasione della presentazione del suo libro "Canzoni", risponde alle domande dei giornalisti sull'attualità politica. 
"Adolfo (Hitler, ndr) fu eletto dal popolo, e quando sento dire la frase 'sono stato eletto da 60 milioni di italiani' mi sembra un po' pericolosa", aggiunge Guccini che lancia anche un appello ai giovani: "Leggete, leggete, leggete". 
(video di Chiara Tarfano)


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mercoledì 28 novembre 2018

#MUSICHE & TESTI / Porta Romana Bella (Lucio Dalla, Francesco Gucccini, Roberto Vecchioni)


PORTA ROMANA BELLA
Dalla, Guccini, Vecchioni 
live in osteria, 1977
video 2min59
Lucio DALLA , 1943-2012
Francesco GUCCINI, 1940
Roberto VECCHIONI, 1943


Porta Romana bella, porta Romana,
ci stan le ragazzine che te la danno,
ci stan le ragazzine che te la danno:
prima la buonasera e poi la mano.
E gettami giù la giacca ed il coltello
che voglio vendicare il mio fratello,
e voglio vendicare il mio fratello,
e gettami giù la giacca ed il coltello.
La via a San Vittore l'è tuta sasi,
l'ho fatta l'altra sera a pugni e schiaffi.
L'ho fatta l'altra sera a pugni e schiaffi.
la via a San Vittore l'è tuta sasi.
La via Filangeri l'è un gran serraglio,
la bestia più feroce l'è 'l commissario.
La bestia più feroce l'è 'l commissario,
la via Filangeri l'è un gran serraglio.
In via Filangeri gh'é una campana:
'gni volta che la sona l'è 'na cundana.
'Gni volta che la sona l'è 'na cundana,
in via Filangeri gh'é una campana.
Prima faceva il ladro e poi la spia,
e adesso è delegato di Polizia.
E adesso è delegato di Polizia,
prima faceva il ladro e poi la spia.
O luna che rischiari le quattro mura:
rischiara la mia cella ch'è tanto scura,
rischiara la mia cella ch'è tetra e nera;
la gioventù più bella morì in galera.
O luna, luna, luna che fai la spia:
bacia la donna d'altri, ma non la mia.
Amore, amore, amore, amore un corno,
di giorno mangio e bevo, di notte dormo.
Ci sono tre parole in fondo al cuore:
la gioventù, la mamma ed il primo amore.
La gioventù la passa, la mamma muore
e restet cume un pirla col primo amore.
Porta Romana bella, porta Romana,
ci stan le ragazzine che te la danno,
ci stan le ragazzine che te la danno:
prima la buonasera e poi la mano.

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domenica 7 gennaio 2018

#MUSICHE & TESTI / Addio (Francesco Guccini)


Francesco GUCCINI, 1940
cantautore e scrittore
Addio, 2000
Vevo Francesco Guccini, 13 marzo 2009
video 4min00

Nell'anno Novantanove di nostra vita
io, Francesco Guccini, eterno studente
perché la materia di studio sarebbe infinita
e soprattutto perché so di non sapere niente,
io, chierico vagante, bandito di strada,
io, non artista, solo piccolo baccelliere,
perché, per colpa d'altri, vada come vada,
a volte mi vergogno di fare il mio mestiere,

io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite,
a riflettori e paillettes delle televisioni,
alle urla scomposte di politicanti professionisti,
a quelle vostre glorie vuote da coglioni...

E dico addio al mondo inventato del villaggio globale,
alle diete per mantenersi in forma smagliante
a chi parla sempre di un futuro trionfale
e ad ogni impresa di questo secolo trionfante,
alle magie di moda delle religioni orientali
che da noi nascondono soltanto vuoti di pensiero,
ai personaggi cicaleggianti dei talk-show
che squittiscono ad ogni ora un nuovo "vero"
alle futilità pettegole sui calciatori miliardari,
alle loro modelle senza umanità
alle sempiterne belle in gara sui calendari,
a chi dimentica o ignora l'umiltà...

Io, figlio d'una casalinga e di un impiegato,
cresciuto fra i saggi ignoranti di montagna
che sapevano Dante a memoria e improvvisavano di poesia,
io, tirato su a castagne ed ad erba spagna,
io, sempre un momento fa campagnolo inurbato,
due soldi d'elementari ed uno d'università,
ma sempre il pensiero a quel paese mai scordato
dove ritrovo anche oggi quattro soldi di civiltà...

Io dico addio a chi si nasconde con protervia dietro a un dito,
a chi non sceglie, non prende parte, non si sbilancia
o sceglie a caso per i tiramenti del momento
curando però sempre di riempirsi la pancia
e dico addio alle commedie tragiche dei sepolcri imbiancati,
ai ceroni ed ai parrucchini per signore,
alle lampade e tinture degli eterni non invecchiati,
al mondo fatto di ruffiani e di puttane a ore,
a chi si dichiara di sinistra e democratico
però è amico di tutti perché non si sa mai,
e poi anche chi è di destra ha i suoi pregi e gli è simpatico
ed è anche fondamentalista per evitare guai
a questo orizzonte di affaristi e d'imbroglioni
fatto di nebbia, pieno di sembrare,
ricolmo di nani, ballerine e canzoni,
di lotterie, l'unica fede il cui sperare...

Nell'anno Novantanove di nostra vita
io, giullare da niente, ma indignato,
anch'io qui canto con parola sfinita,
con un ruggito che diventa belato,
ma a te dedico queste parole da poco
che sottendono solo un vizio antico
sperando però che tu non le prenda come un gioco,
tu, ipocrita uditore, mio simile...
mio amico...



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mercoledì 3 gennaio 2018

#RITAGLI / La locomotiva e il '68 (Francesco Guccini)

[D: Come è nata "La locomotiva"?
Per delle strane combinazioni. Lessi le memorie bolognesi di Romolo Bianconi, un lavoratore che raccontando la sua vita scrisse di un ferroviere anarchico, Pietro Rigosi, cui avevano amputato una gamba che decise di impadronirsi di un treno per farlo saltare. Fu una ballata, contro le ingiustizie sociali, che scrissi in mezz' ora. Arrivai alla fine e mi accorsi che mancava l' ultima e la prima strofa: "Non so che viso avesse e neppure come si chiamava...". In quel periodo cominciai a cantarla alla Osteria delle Dame.

[D: È stata una canzone emblema che ti ha identificato con il Sessantotto. Che giudizio dai di quel momento?]
Per me è stato un periodo positivo. Sono cambiate molte cose, a cominciare nei rapporti tra i due sessi. Penso che il '68 ha trasformato la società.

[D: Migliorandola?]
In certe cose sì, in altre no. Se penso alla scuola e all'università vedo i disastri che la morte del merito ha provocato. Non ci siamo ancora ripresi.


*** Francesco GUCCINI, cantautore, scrittore, intervistato da Antonio Gnoli, "Ho smesso di cantare perché non ho più niente da dire", 'la Repubblica', 29 dicembre 2017, qui


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giovedì 24 novembre 2016

#MUSICHE & TESTI / Don Chisciotte (Francesco Guccini, Juan Carlos Biondini)


Don Chisciotte, 2000
Francesco Guccini
Juan Carlos Biondini
video 6min15

Ho letto millanta storie di cavalieri erranti,
di imprese e di vittorie dei giusti sui prepotenti
per starmene ancora chiuso coi miei libri in questa stanza
come un vigliacco ozioso, sordo ad ogni sofferenza.
Nel mondo oggi più di ieri domina l'ingiustizia,
ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia;
proprio per questo, Sancho, c'è bisogno soprattutto
d'uno slancio generoso, fosse anche un sogno matto:
vammi a prendere la sella, che il mio impegno ardimentoso
l'ho promesso alla mia bella, Dulcinea del Toboso,
e a te Sancho io prometto che guadagnerai un castello,
ma un rifiuto non l'accetto, forza sellami il cavallo !
Tu sarai il mio scudiero, la mia ombra confortante
e con questo cuore puro, col mio scudo e Ronzinante,
colpirò con la mia lancia l'ingiustizia giorno e notte,
com'è vero nella Mancha che mi chiamo Don Chisciotte...

Questo folle non sta bene, ha bisogno di un dottore,
contraddirlo non conviene, non è mai di buon umore...
E' la più triste figura che sia apparsa sulla Terra,
cavalier senza paura di una solitaria guerra
cominciata per amore di una donna conosciuta
dentro a una locanda a ore dove fa la prostituta,
ma credendo di aver visto una vera principessa,
lui ha voluto ad ogni costo farle quella sua promessa.
E così da giorni abbiamo solo calci nel sedere,
non sappiamo dove siamo, senza pane e senza bere
e questo pazzo scatenato che è il più ingenuo dei bambini
proprio ieri si è stroncato fra le pale dei mulini...
E' un testardo, un idealista, troppi sogni ha nel cervello:
io che sono più realista mi accontento di un castello.
Mi farà Governatore e avrò terre in abbondanza,
quant'è vero che anch'io ho un cuore e che mi chiamo Sancho Panza...

Salta in piedi, Sancho, è tardi, non vorrai dormire ancora,
solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora:
per i primi è indifferenza e disprezzo dei valori
e per gli altri è riluttanza nei confronti dei doveri !
L'ingiustizia non è il solo male che divora il mondo,
anche l'anima dell'uomo ha toccato spesso il fondo,
ma dobbiamo fare presto perché più che il tempo passa
il nemico si fà d'ombra e s'ingarbuglia la matassa...

A proposito di questo farsi d'ombra delle cose,
l'altro giorno quando ha visto quelle pecore indifese
le ha attaccate come fossero un esercito di Mori,
ma che alla fine ci mordessero oltre i cani anche i pastori
era chiaro come il giorno, non è vero, mio Signore ?
Io sarò un codardo e dormo, ma non sono un traditore,
credo solo in quel che vedo e la realtà per me rimane
il solo metro che possiedo, com'è vero... che ora ho fame !

Sancho ascoltami, ti prego, sono stato anch'io un realista,
ma ormai oggi me ne frego e, anche se ho una buona vista,
l'apparenza delle cose come vedi non m'inganna,
preferisco le sorprese di quest'anima tiranna
che trasforma coi suoi trucchi la realtà che hai lì davanti,
ma ti apre nuovi occhi e ti accende i sentimenti.
Prima d'oggi mi annoiavo e volevo anche morire,
ma ora sono un uomo nuovo che non teme di soffrire...

Mio Signore, io purtroppo sono un povero ignorante
e del suo discorso astratto ci ho capito poco o niente,
ma anche ammesso che il coraggio mi cancelli la pigrizia,
riusciremo noi da soli a riportare la giustizia ?
In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre,
dove regna il "capitale", oggi più spietatamente,
riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero
al "potere" dare scacco e salvare il mondo intero ?

Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro
perché il "male" ed il "potere" hanno un aspetto così tetro ?
Dovrei anche rinunciare ad un po' di dignità,
farmi umile e accettare che sia questa la realtà ?

Il "potere" è l'immondizia della storia degli umani
e, anche se siamo soltanto due romantici rottami,
sputeremo il cuore in faccia all'ingiustizia giorno e notte:
siamo i "Grandi della Mancha",
Sancho Panza... e Don Chisciotte !

sabato 16 luglio 2016

#MUSICHE & TESTI / Dio è morto (Francesco Guccini)


Francesco GUCCINI, 1940
cantautore e scrittore
Dio è morto, 1965
live, 1982

Ho visto
la gente della mia età andare via
lungo le strade che non portano mai a niente,
cercare il sogno che conduce alla pazzia
nella ricerca di qualcosa che non trovano
nel mondo che hanno già, dentro alle notti che dal vino son bagnate,
lungo le strade da pastiglie trasformate,
dentro alle nuvole di fumo del mondo fatto di città,
essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà
e un dio che è morto,
ai bordi delle strade dio è morto,
nelle auto prese a rate dio è morto,
nei miti dell' estate dio è morto...

Mi han detto
che questa mia generazione ormai non crede
in ciò che spesso han mascherato con la fede,
nei miti eterni della patria o dell' eroe
perchè è venuto ormai il momento di negare
tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura,
una politica che è solo far carriera,
il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto,
l' ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto
e un dio che è morto,
nei campi di sterminio dio è morto,
coi miti della razza dio è morto
con gli odi di partito dio è morto...

Ma penso
che questa mia generazione è preparata
a un mondo nuovo e a una speranza appena nata,
ad un futuro che ha già in mano,
a una rivolta senza armi,
perchè noi tutti ormai sappiamo
che se dio muore è per tre giorni e poi risorge,
in ciò che noi crediamo dio è risorto,
in ciò che noi vogliamo dio è risorto,
nel mondo che faremo dio è risorto...

Per informazioni specifiche (abbondanti e interessanti) sulla canzone, si veda 'Canzoni contro la guerra' qui


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martedì 21 giugno 2016

#MUSICHE & TESTI / Vedi cara (Francesco Guccini)


Francesco GUCCINI, 1940
cantautore, scrittore
Vedi cara, dall' lbum Due anni dopo, 1970
video 4min50

Vedi cara, è difficile a spiegare, 
è difficile parlare dei fantasmi di una mente. 
Vedi cara, tutto quel che posso dire 
è che cambio un po' ogni giorno, è che sono differente. 
Vedi cara, certe volte sono in cielo 
come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà. 
Vedi cara, è difficile a spiegare, 
è difficile capire se non hai capito già... 

Vedi cara, certe crisi son soltanto 
segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire. 
Vedi cara certi giorni sono un anno, 
certe frasi sono un niente che non serve più sentire. 
Vedi cara le stagioni ed i sorrisi 
son denari che van spesi con dovuta proprietà.
Vedi cara è difficile a spiegare, 
è difficile capire se non hai capito già... 

Non capisci quando cerco in una sera 
un mistero d' atmosfera che è difficile afferrare, 
quando rido senza muovere il mio viso, 
quando piango senza un grido, quando invece vorrei urlare, 
quando sogno dietro a frasi di canzoni, 
dietro a libri e ad aquiloni, dietro a ciò che non sarà... 
Vedi cara è difficile a spiegare, 
è difficile capire se non hai capito già... 

Non rimpiango tutto quello che mi hai dato 
che son io che l'ho creato e potrei rifarlo ora, 
anche se tutto il mio tempo con te non dimentico perchè 
questo tempo dura ancora. 
Non cercare in un viso la ragione, 
in un nome la passione che lontano ora mi fa. 
Vedi cara è difficile a spiegare, 
è difficile capire se non hai capito già... 

Tu sei molto, anche se non sei abbastanza, 
e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi, 
tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco, 
tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi. 
Io cerco ancora e così non spaventarti 
quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua! 
Sii contenta della parte che tu hai, 
ti do quello che mi dai, chi ha la colpa non si sa.
Cerca dentro per capir quello che sento, 
per sentir che ciò che cerco non è il nuovo o libertà... 
Vedi cara è difficile a spiegare, 
è difficile capire se non hai capito già...



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martedì 5 aprile 2016

#MOSQUITO / Vecchiaia, quando te ne accorgi (Francesco Guccini)

Ho nostalgia solo per quel che non si può più fare. Cammino bene, ma non come una volta, a quarant’anni sei più agile, me lo concederai? Ascolta: un mio amico più vecchio di me, a settant’anni si sentiva in forma smagliante, era sereno, felice, forte. Vado a fare un giro in centro, dice. In autobus c’era una bella ragazza che lo guardava, lui emozionato. Lei gli fa: “Prego si accomodi” mentre si alza. È crollato. 

*** Francesco GUCCINI, 1940, cantautore e scrittore, intervistato da Tony Jop, ‘l’Unità’, 14 giugno 2010


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martedì 13 gennaio 2015

#MUSICHE & TESTI / La locomotiva



Francesco GUCCINI, 1940
cantautore e scrittore
La locomotiva, 1972, da Radici
video, live, 1^ maggio 1992, 6min28



«La mia è una visione romantica, la canzone nasce da incontri strani. In un diario di ex operai del Bolognese dell’800 avevo trovato la storia di questo Pietro Rigosi che arrivato in officina si impadronisce di una locomotiva e si dirige a velocità folle verso Bologna. Deviata su un binario morto, si schiantò contro carri merci fermi. Sbalzato dall’abitato, Rigosi sopravvisse ma non disse mai i perché. Il mio vicino di casa Mignani mi spiegò che era stato un gesto anarchico. Conoscevo uno del circolo anarchico di Carpi e parlandoci mi è venuta voglia di scrivere una canzone in stile Pietro Gori. Non ho mai scritto così veloce, ci ho messo mezz’ora. Scrivevo e prendevo appunti, e l’inizio mi è venuto per ultimo. Il musicologo Roberto Leydi definì La Locomotiva la più bella canzone popolare del Dopoguerra». 
Uscì nel ‘72, in Radici. 
Guccini che canta quella locomotiva «lanciata a bomba contro l’ingiustizia» ora ricorda: «Ai concerti la cantavo per ultima, ma sei volte più veloce». 
Poi racconta anche, divertito, di certi fans catturati anche a colpi di Locomotiva: «Renzi ha detto che sono il suo cantautore preferito, ma non ne ho colpa» 
(da Marinella Venegoni, Guccini: questa la verità sulla mia “Locomotiva”. Il cantautore alle celebrazioni dei 150 anni della nascita dell’anarchico Gori: «Ne ho dato una visione romantica», 'La Stampa', 11 gennaio 2015)

Non so che viso avesse
neppure come si chiamava
con che voce parlasse
con quale voce poi cantava
quanti anni avesse visto allora
di che colore i suoi capelli
ma nella fantasia
ho l'immagine sua
gli eroi sono tutti giovani e belli.

Conosco invece l'epoca dei fatti
qual era il suo mestiere
i primi anni del secolo
macchinista, ferroviere.
I tempi in cui si cominciava
la guerra santa dei pezzenti
sembrava il treno anch'esso
un mito di progresso
lanciato sopra i continenti.

E la locomotiva sembrava
fosse un mostro strano,
che l'uomo dominava
con il pensiero e con la mano
ruggendo si lasciava indietro
distanze che sembravano infinite
sembrava avesse dentro
un potere tremendo
la stessa forza della dinamite.

Ma un'altra grande forza
spiegava allora le sue ali
parole che dicevano
«Gli uomini sono tutti uguali»
e contro ai re e ai tiranni
scoppiava nella via  
la bomba proletaria
e illuminava l'aria
la fiaccola dell'anarchia.

Un treno tutti i giorni
passava per la sua stazione:
un treno di lusso
con lontana destinazione
Vedeva gente riverita
pensava a quei velluti, agli ori,
pensava al magro giorno
della sua gente attorno
pensava un treno pieno di signori.

Non so che cosa accadde
perché prese la decisione.
Forse una rabbia antica
generazioni senza nome
che urlarono vendetta
gli accecarono il cuore
dimenticò pietà
scordò la sua bontà
la bomba sua la macchina a vapore.

E sul binario stava
la locomotiva
la macchina pulsante sembrava
fosse cosa viva
sembrava un giovane puledro
che appena liberato il freno
mordesse la rotaia
con muscoli d'acciaio
con forza cieca di baleno.

E un giorno come gli altri
ma forse con più rabbia in corpo
pensò che aveva il modo
di riparare a qualche torto
salì sul mostro che dormiva
cercò di mandar via la sua paura
e prima di pensare
a quel che stava a fare
il mostro divorava la pianura.

Correva l'altro treno ignaro
quasi senza fretta
nessuno immaginava
di andare verso la vendetta.
Ma alla stazione di Bologna
arrivò la notizia in un baleno
"Notizia di emergenza
agite con urgenza
un pazzo si è lanciato contro il treno!"

Ma intanto corre, corre, corre
la locomotiva
e sibila il vapore
sembra quasi cosa viva
e sembra dire ai contadini curvi
il fischio che si spande in aria
"Fratello non temere
ché corro al mio dovere
Trionfi la giustizia proletaria!"

E intanto corre corre corre
sempre più forte
e corre, corre, corre, corre
verso la morte
e niente ormai può trattenere
l'immensa forza distruttrice
aspetta sol lo schianto
e poi che giunga il manto
della grande consolatrice.

La storia ci racconta
come finì la corsa
la macchina deviata
lungo una linea morta.
Con l'ultimo suo grido d'animale
la macchina eruttò lapilli e lava
esplose contro il cielo
poi il fumo sparse il velo
lo raccolsero che ancora respirava.

Ma a noi piace pensarlo
ancora dietro al motore
mentre fa correr via
la macchina a vapore
e che ci giunga un giorno
ancora la notizia
di una locomotiva
come una cosa viva
lanciata a bomba contro l'ingiustizia.