domenica 30 aprile 2017

#RACCONTId'AUTORE / Grande Bufalo M'bogo (Manfred F.R. Kets De Vries)

C’era una volta una mandria di bufali guidata da un animale molto forte, chiamato M’bogo. 

Un giorno, M’bogo, sdraiato su un prato erboso vicino a un ruscello mentre ruminava, urlò ai suoi seguaci: «Come sta andando laggiù?» e aspettò che gli dessero delle buone notizie. 
A poca distanza, il bufalo più giovane era incerto su cosa dire. Le cose non andavano bene. La fornitura di erba verde stava diminuendo rapidamente e non cera molto da mangiare.
Ma nessuno aveva il coraggio di dare la notizia a M’bogo poiché sapevano fin troppo bene che cosa poteva accadere se lui si arrabbiava. Molti portavano addosso le cicatrici che lo dimostravano e l’ultima cosa che volevano era metterlo di cattivo umore. 

«Che cosa devo dirgli?» chiese agli altri Syncerus. Il moto di rabbia di M’bogo quando un altro branco si era trasferito nel loro miglior pascolo era ancora un vivido ricordo. Come la maggior parte degli altri, Syncerus sapeva che era giunto il momento di andare avanti e cercare pascoli migliori. La maggior parte dell’erba era stata mangiata fino alle radici, a parte il luogo in cui si trovava ora M’bogo. 

Syncerus si chiedeva se aveva il coraggio di dire a M’bogo che il branco rischiava di morire di fame. Beh, si rese conto che la risposta era no.

Infine, Syncerus si avvicinò a M’bogo: «Le cose stanno andando abbastanza bene, capo - disse - C’è abbastanza erba per tutti. Naturalmente, la pioggia sarebbe utile, ma ce la stiamo cavando in qualche modo».
M’bogo grugnì e disse: «Sono felice di sentire che le cose stanno andando bene». 

Chiuse gli occhi e continuò a ruminare. Il giorno seguente non prometteva nulla di buono. Un nuovo branco di bufali si era trasferito nella zona in cui cera ancora un po’ di erba verde. Questo arrivo inaspettato era stato catastrofico. 

Syncerus lentamente si diresse verso M’bogo e, dopo aver fatto alcune chiacchiere, disse: «Oh, a proposito, boss, un nuovo branco si è spostato nel nostro territorio». 
M’bogo aprì gli occhi di scatto ed era pronto a colpire con le proprie corna Syncerus. 
Rendendosi conto di quello che stava per succedere, Syncerus si affrettò ad aggiungere: «Ma non è un grosso problema. Da quello che ho sentito, sono solo di passaggio». 

M’bogo si calmò subito e disse: «Bene. Non ha senso agitarsi per nulla, vero?

Ma col passare dei giorni, la situazione andava peggiorando. 
Un giorno, guardando dall’alto del suo posto sulla collina, M’bogo notò che erano rimasti pochi bufali nel suo gregge. Convocando Syncerus, chiese irritato: «Che cosa sta succedendo? Dove sono tutti?». 
Syncerus non riusciva a riferire che la maggior parte del branco si era unita ai nuovi arrivati per cercare pascoli migliori. Con molta esitazione disse: «Boss, prima delle piogge, ho pensato che fosse un buon momento per fare ordine nella mandria e sbarazzarsi dei pesi morti, sai, quelli che non possono difendere i nostri ragazzi contro i leoni e le iene».

«Molto bene - disse M’bogo - Ottima idea. Liberarci degli scansafatiche ci darà un po’ più di margine di manovra. I bufali hanno bisogno di una leadership forte. Sono contento di sentire che ti stai muovendo nella giusta direzione».

Non passò molto tempo prima che Syncerus e M’bogo rimanessero gli ultimi bufali. 

Il momento della verità era arrivato. Syncerus non poteva più rimandare, doveva dire a M’bogo cosa stava succedendo. 
Si mosse pesantemente verso di lui e disse: «Boss, ho una notizia terribile. Siamo gli ultimi rimasti. Tutti gli altri bufali se ne sono andati».

M’bogo era così sorpreso che dimenticò di colpire con le corna Syncerus. 
«Tutti mi hanno lasciato? - gridò - Per quale ragione? Cosa è andato storto?»
Syncerus fissava timidamente per terra. 
«Non riesco a capire - disse M’bogo - mi hanno lasciato, e proprio quando tutto stava andando così bene». 

*** Manfred F. R. KETS DE VRIES, 1942, consulente manageriale olandese, docente clinico di sviluppo della leadership, Grande Bufalo M'bogo, da Effetto porcospino. Il segreto per costruire team eccellenti, 2011, Edizioni Ferrari Sinibaldi, 2012. 
https://en.wikipedia.org/wiki/Manfred_F.R._Kets_de_Vries


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#SGUARDI POIETICI / Anche oggi (Roberto Marino Masini)

Anche oggi
ho capito l’importanza
di questa casa,
dei suoi respiri
delle ragnatele
di quanto resiste
nella sua memoria.
Teniamo stretto al petto
il ricordo,
teniamolo stretto forte
dà vita e futuro
non ruba nulla a nessuno.

*** Roberto Marino MASINI, 1958, poeta, Anche oggi, da Cercavi tra l’erba le parole, L’arcolaio, 2009, in 'ipoetisonovivi.com', 11maggio 2015, qui


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#LINK / 'Fake News', disinformazione all'italiana in 4 punti (Tiziana Ciavardini)

Sarà pur vero, come riportato dall’annuale rapporto di Reporters sans Frontieres, che il nostro Paese ha migliorato e di molto la propria condizione relativa alla libertà di informazione, balzando dal 77° al 52° posto nella classifica mondiale. Nonostante questo, l’Italia si colloca agli ultimi posti nell’Unione Europea. Il primato, invece, continua ad appartenere alla Finlandia, paese in cui le condizioni di lavoro per i giornalisti sono le migliori al mondo. Sarebbe davvero interessante, poi, stilare una classifica di quali siano i paesi al mondo che continuano, forti della convinzione che la libertà di espressione sia un diritto di tutti, a fare dell’informazione una pratica ‘disinformata’. Proprio così, perché il rischio che all’Italia venga assegnato il primato della disinformazione non è poi così lontano. (...)

*** Tiziana CIAVARDINI, giornalista e antropologa, Fake news e libertà di stampa, la disinformazione all’italiana in quattro punti, 'ilfattoquotidiano.it', 28 aprile 2017

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#SENZA_TAGLI / Carta (Giovanni De Mauro)

Piccola nota a margine delle elezioni francesi. Negli ultimi anni, la vita politica della Francia è stata segnata da due giornali. Uno è Charlie Hebdo, il settimanale satirico, in realtà più vittima che protagonista. L’attentato del 7 gennaio 2015, in cui sono morti otto suoi giornalisti, è stato un punto di svolta. E il primo di una lunga serie di attentati che hanno portato a un clima di paura e insicurezza, all’intensificarsi della repressione, fino all’interminabile stato d’emergenza: un provvedimento senza precedenti nella storia dell’Europa del dopoguerra, deciso dal governo socialista. Prima della strage, Charlie Hebdo era un piccolo settimanale dalla cui redazione erano passati disegnatori geniali e giornalisti brillanti, ed era noto quasi solo in Francia per le sue prime pagine provocatorie e spesso discutibili.

Anche l’altro giornale, il Canard Enchainé, è un settimanale satirico. Alla fine di gennaio ha cominciato a pubblicare una serie di rivelazioni su François Fillon, primo ministro tra il 2007 e il 2012, candidato di centrodestra favorito alle elezioni presidenziali. Lo scoop del Canard Enchainé, secondo cui per dieci anni Fillon avrebbe dato alla moglie uno stipendio come assistente parlamentare, senza che lei lo fosse, ha di fatto messo fine alle aspirazioni del politico conservatore. Fondato nel 1915, oggi il Canard Enchainé vende 400mila copie. Come Charlie Hebdo, riesce a vivere senza pubblicità, sul web ha una presenza quasi simbolica con un sito molto scarno, è poco attivo su Facebook, non ha un canale su Snapchat né su Instagram e non può essere letto su smartphone o su tablet, ma solo su carta e comprandolo in edicola. Eppure tra i lettori ha tanti ventenni, e i suoi giornalisti hanno contribuito a cambiare la storia del paese.

*** Giovanni DE MAURO, giornalista, direttore di 'Internazionale', Carta, 'Internazionale', 27 aprile 2017, qui


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