giovedì 14 dicembre 2017

#SGUARDI POIETICI / abbiamo così tanto in comune (Luciano Chenet)

abbiamo così tanto in comune
sarebbe un peccato non vedersi più
anche tu sei cresciuta correndo per le strade
e hai vissuto la gioia dei piccoli doni
aspettavi con ansia di rivedere un film
ed eri pronta a correre per cercare una ragione

abbiamo così tanto in comune
sarebbe peccato non vedersi più
ricordi quando il bene ed il male ci sembravano esistere
entrambi in cima alla loro barriera
correvamo a cercare una giustizia
non pensavamo esistesse un compromesso

abbiamo così tanto in comune
sarebbe peccato non vedersi più
ricordi il tempo in cui tutto doveva accadere
e aspettavi seduta su un muretto
non ti stancavi mai di vedere gente passare
convinta che non fosse ancora il tuo momento

abbiamo così tanto in comune
sarebbe peccato non vedersi più

*** Luciano CHENET, Abbiamo così tanto in comune, 'facebook', 12 dicembre 2017, qui


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#SENZA_TAGLI / Rancore, non c'è più un'agenda sociale condivisa (Giovanni De Mauro)

Sentimento di avversione profonda, di risentimento verso una persona, un ambiente, una situazione, specialmente maturato in seguito a un’offesa o a un torto e non manifestato apertamente: è la definizione della parola “rancore” sul dizionario. Ed è anche la definizione dell’Italia del 2017 secondo l’ultimo rapporto del Censis, l’istituto di ricerca che ogni anno tenta di fotografare la situazione sociale del paese.

“La ripresa economica c’è e l’industria va”, scrive il Censis, ma “non si è distribuito il dividendo sociale di questa ripresa e il blocco della mobilità sociale crea rancore”, coinvolgendo anche il ceto medio, oltre ai gruppi collocati nella parte più bassa della piramide sociale, “con esibizioni di volta in volta indirizzate verso l’alto, attraverso i veementi toni dell’antipolitica, o verso il basso, a caccia di indifesi e marginali capri espiatori, dagli homeless ai rifugiati”.

Alla domanda su come reagirebbero se la figlia sposasse una persona con determinate caratteristiche, il 66,2 per cento dei genitori italiani si opporrebbe a un matrimonio con una persona di religione islamica, il 48,1 per cento con una persona più anziana di almeno vent’anni, il 42,4 con una persona dello stesso sesso, il 41,4 con un immigrato, il 27,2 con una persona di origini asiatiche, il 26,8 con una persona che ha già figli, il 26 con una persona di un livello di istruzione molto più basso, il 25,6 con una persona di origini africane e il 14,1 per cento si opporrebbe al matrimonio della figlia con una persona di una condizione economica molto più bassa.

Nell’Italia del 2017 non c’è più un’agenda sociale condivisa, conclude il rapporto del Censis, e “senza un rinnovato impegno politico e un diverso esercizio del potere pubblico, senza la preparazione di un immaginario potente, resteremo nella trappola del procedere a tentoni”.

*** Giovanni DE MAURO, giornalista, direttore di 'Intrnazionale', Rinnovato, 7 dicembre 2017, qui


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#MOSQUITO / Coincidenze, 'entanglement' (Piergiorgio Odifreddi)

Ci sono due tipi di «coincidenze significative»: quelle che le persone normali sperimentano come «casi strani della vita», e quelle che le persone anormali presentano come «esperienze paranormali». E ci sono due forme di atteggiamenti contrapposti e complementari al proposito: il credulone vedrà sempre all’opera una causalità soprannaturale, e l’incredulone sempre soltanto una pura casualità naturale. 
Inutile dire che il credulone ha sempre torto, ed è dunque soltanto un grande stupido. L’incredulone invece ha quasi sempre ragione, ma a volte sbaglia pure lui, ed è dunque un piccolo stupido. Esistono infatti situazioni per le quali Carl Gustav Jung usava il termine sincronicità, e che definiva come «la relazione che lega due eventi che non sono collegati causalmente, ma neppure casualmente». 
Sorprendentemente, l’esempio più inequivocabile di sincronicità viene dalla meccanica quantistica e si trova nel misterioso fenomeno dell’entanglement, che dimostra che ci sono più cose interconnesse in cielo e in Terra di quante ne sognassimo. Non è proprio la stessa cosa del vudù, che appartiene alla categoria delle scienziaggini, ma certo ci assomiglia vagamente, pur appartenendo alla categoria delle verità scientifiche.

*** Piergiorgio ODIFREDDI, 1950, logico, matematico, saggista, Coincidenze, in Dizionario della stupidità, Bur, 2017


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#VIGNETTE / Vitalizi e ius soli (Mauro Biani)

Mauro BIANI
'il manifesto', 13 dicembre 2017

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