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lunedì 31 luglio 2017

#VIDEO / Pedagogia, cos'è? (Paolo Mottana e Duccio Demetrio)


Che cos'è la pedagogia?
Paolo MOTTANA
docente ordinario di filosofia dell'educazione all'università di Milano Bicocca
saggista
Duccio DEMETRIO, 1945
docente ordinario di filosofia dell'educazione
https://it.wikipedia.org/wiki/Duccio_Demetrio
Intervento del 2016
pubblicato su youtube, Mimesis, 13 luglio 2017
video 53min45

Paolo Mottana (0-36min)
Come siamo diventati ciò che siamo? 
Infiniti sono i fattori che hanno agito su di noi. 
La scuola è senz'altro un luogo chiave del processo di educazione. Ma l'educazione va oltre: comprende tutti gli elementi che costruiscono la particolare storia individuale.
"Noi tutti siamo educati e educatori. Nessuno è innocente. Ognuno è responsabile."
Una riflessione provocante e appassionata, come è nello stile del relatore: utile per farci ripensare, al passato e al presente: a noi e agli altri, ai comportamenti nostri e altrui.

Duccio Demetrio (36min-fine)
"La risposta alla domanda su cos'è la pedagogia non sta tanto nelle definizioni, ma sta dentro noi stessi."
L'autoeducazione è una dimensione possibile (e il riferimento, tra l'altro, è a un libro di parecchi anni fa: Enrico Brizzi, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Transeuropa, 1995)
Un'altra parola chiave è 'interiorità': un termine che 'indica, ma non definisce'. (mf)



In Mixtura altri contributi di Paolo Mottana qui

giovedì 7 maggio 2015

#EXLIBRIS #PEDAGOGIA / Fascismo e razzismo all'italiana

Gli indo-iranici, detti anche Ari o Ariani, erano un popolo forte, laborioso e guerriero, che in tempi lontanissimi si era stabilito alle sorgenti dell' Indo, (1) sopra uno dei più vasti altipiani (2) del mondo.
Quando la terra dov'esso abitava non bastò più ai bisogni alimentari dell'accresciuta popolazione, gli Ariani cominciarono a dilagare verso ovest, nelle ricche zone temperate del Mar Caspio e del Caucaso, dando origine alle razze bianche o caucasiche.

Emigrazioni
Una parte di questi popoli si spinse verso il Baltico ed il Mare del Nord, popolando le selvose e montane regioni Carpatiche, Sudetiche, Germaniche, Scandinave, formando così le razze teutoniche e anglo-sassoni, dette anche indo-germaniche.
Ma gli Ariani che si volsero verso gli Appennini, affacciandosi al Mediterraneo, si incontrarono con popoli intelligentissimi, cornei i Liguri, gli Umbri, i Tirreni, i Sanniti, i Sìculi, ai quali infusero il loro spirito ardimentoso, dando luogo ad antiche civiltà di cui rimangono ancora tracce e avanzi gloriosi.

Razza latina
Una sola però di queste civiltà poté resistere ai secoli: quella mediterranea o latina; formata e modellata da Roma, si può considerare come la più gloriosa della terra, perché ebbe dominio sulle altre razze. Dal Mediterraneo partirono i primi grandi navigatori: gli italiani Caboto, Colombo, Vespucci, Pigafetta e Pancaldo; i portoghesi Magellano, Bartolomeo Diaz, Vasco de Gama; gli spagnoli Cortez, Pizzarro, Mendoza ed altri. E soprattutto italiani furono i grandi esploratori terrestri come Niccolo, Maffeo e Marco Polo. Solamente più tardi, ammaestrati dall'esperienza latina, si mossero gli inglesi, i francesi e gli olandesi, armando le loro flotte e conquistando immensi imperi coloniali.

Gli ebrei
Ma fra i nuovi conquistatori si era mescolata la razza giudaica, disseminata lungo le rive del Golfo Persico e sulle coste dell'Arabia, dispersa poi lontano dalla patria d'origine, quasi per maledizione di Dio, e astutamente infiltratasi nelle patrie degli Ariani. Essa aveva inoculato nei popoli nordici uno spirito nuovo fatto di mercantilismo e di sete di guadagno, uno spirito che mirava unicamente ad accaparrarsi le maggiori ricchezze della terra.
L'Italia di Mussolini, erede della gloriosa civiltà romana, non poteva rimanere inerte davanti a questa associazione di interessi affaristici, seminatrice di discordie, nemica di ogni idealità. 
Roma reagì con prontezza e provvide a preservare la nobile stirpe italiana da ogni pericolo di contaminazione ebraica e di altre razze inferiori.
Dopo la conquista dell'Impero venne bandita, ad esempio, una severa crociata contro il pericolo della mescolanza fra la nostra razza e quella africana (meticciato). I popoli superiori non debbono avere vincoli di sangue con i popoli assoggettati, per non venir meno a un'alta missione di civiltà, per non subire menomazioni di prestigio e per non porre in pericolo la purezza della propria razza.

*** Luigi Rinaldi, Il libro della quinta classe. Letture, La Libreria dello Stato, 1940, XVIII era fascista, con illustrazioni di Bepi Fabiano, ristampa anastatica con introduzione di Mario Isnenghi, supplemento a 'Storia Illustrata', settembre 1985. - (1) Fiume dell'Asia meridionale; nasce nell'altipiano del Tibet a 6500 metri d'altezza. - (2) L'altipiano del Tibet è lungo 2600 chilometri e largo 1250.

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Ovviamente, il testo, essendo obbligatorio e rivolto a tutte le quinte classi del Regno, «è rimasto per mesi nelle cartelle e sui banchi di scuola di tutti gli italiani che sono andati a scuola fra il 1930 e il 1945» (M. Isnenghi).
Cioè: per 15 anni questa è stata la pedagogia razzista 'inculcata' agli italiani. (mf)



Bepi FABIANO, 1883-1962
illustratore, disegnatore, caricaturista, pittore

lunedì 2 marzo 2015

#EX LIBRIS #PEDAGOGIA / Fascismo, Lui

Pallido del pallor delle cime.
La fronte presa al testo dell'elmetto.
Gli occhi d'ombra armoniosi come rime...

Quadrato il mento e - più - quadrato il petto.
Il passo di colonna che cammini.
La voce morde come l'acqua il getto.

Vien di tugurio, nido di Destini.
Roma gli aperse la Casa sublime.
E le stelle gli schiudono i confini

*** Paolo BUZZI, 1874-1956, poeta e scrittore di impronta futurista, Il Duce

° ° °
Dieci minuti dopo l'arrivo del treno proveniente da Roma, l'avvocato Cario Santoro entrava in casa propria, accolto da grida, e da cento domande rivoltegli tutte in una volta:
- Come è andata ? ... Quanti eravate ?... Hai visto il Duce?... L'hai sentito parlare?... Chi c'era?... Con chi ... Babbo, racconta... Avanti, Carlo, racconta... La moglie, i figli, il dottor Ravasio, il colonnello Benedetti mutilato di guerra e altri amici, lo avevano addirittura assediato.
-  Prima di tutto - fece Santoro alla moglie, togliendosi il fez - portami un caffè.
- Sei stanco ?
- Macché stanco.
- Macché stanco — ripeté il dottor Ravasio. - Non vedete che sembra un avanguardista?
- Si capisce! — ribatté sorridendo Santoro. - Vestiti così - e si toccò le decorazioni che scintillavano sulla camicia - dopo essere stati vicino a Lui e aver udito la sua voce, si è giovani come vent'anni fa. Il fascista vero non invecchia perché è il suo cuore che non invecchia. Dovreste vedere Mussolini! Di che cosa sia fatto quell'uomo, parola d'onore, non riuscirò mai a capirlo. Trova tempo per ogni cosa, pensa a tutto, vede tutto, lavora quattordici o quindici ore al giorno, porta sulle spalle il destino dell'Europa; eppure è fresco, possente, saldo come una colonna, gli occhi fiammeggianti e il passo agile, elastico come quello di un leone che sia lì lì per il balzo. E un fenomeno!
*** Luigi Rinaldi, Ventennale dei Fasci. Il ritorno dello squadrista

° ° °
La giornata di Mussolini è una delle più fulgide manifestazioni di che cosa siano capaci la forza e la volontà umane. Ovunque essa si svolga, a Roma come in Sicilia, in Lombardia come nell'Agro Pontino o in Libia, nelle miniere siciliane come in quelle dell'Arsa, sul mare come nel ciclo, la giornata del Duce è sempre un trionfo luminoso di fresca e virile giovinezza. Dominatore della Storia, Mussolini è anche dominatore del proprio organismo, che risponde ai suoi ordini come un sicuro e perfetto motore. Dai più importanti e delicati affari dello Stato, la giovinezza di Mussolini passa alle più multiformi manifestazioni di sana e gioviale attività sportiva. Dal nuoto allo sci, dall'aeroplano al canottaggio, alla scherma, all'equitazione.
Sempre fresco, sempre agile, con una vivacità sorprendente. E pensare che il suo lavoro dura spesso sedici ore al giorno! Tuttavia il Duce trova il tempo di ricevere a Palazzo Venezia personalità e delegazioni di tutto il mondo, e di essere presente in qualunque punto d'Italia ove Egli ritenga ciò necessario.
*** Luigi Rinaldi, La giornata di Mussolini


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I tre testi sono tratti da  Luigi Rinaldi, Il libro della quinta classe. Letture, La Libreria dello Stato, 1940, XVIII era fascista, con illustrazioni di Bepi Fabiano, ristampa anastatica con introduzione di Mario Isnenghi, supplemento a 'Storia Illustrata', settembre 1985.

Ovviamente, il testo, essendo obbligatorio e rivolto a tutte le quinte classi del Regno, «è rimasto per mesi nelle cartelle e sui banchi di scuola di tutti gli italiani che sono andati a scuola fra il 1930 e il 1945» (M. Isnenghi). 
Cioè: per 15 anni questa è stata la pedagogia 'inculcata' agli italiani.
E alcuni di essi sono tuttora viventi.

Del resto, basta cambiare il protagonista dell'epoca e mettere al suo posto qualche potente più o meno governativo o istituzionale di oggi, magari descritto sulle pagine di certa stampa 'indipendente' (dove l'aggettivo 'indipendente' si riferisce  a 'indipendente da qualunque spirito critico'), e il prodotto cambia poco.
Nel nostro dna culturale è iscritta la sudditanza. E i mass media la alimentano.
L'unica speranza sarebbe un colpo di resipiscenza. Che segua alla consapevolezza.
Che ognuno di noi, volendo, potrebbe acquisire.
Se solo esercitasse il pensiero.
Suo. (mf)



Bepi FABIANO, 1883-1962
illustratore, disegnatore, caricaturista, pittore

giovedì 26 febbraio 2015

#EXLIBRIS #PEDAGOGIA / Fascismo, Preghiera della 'Piccola Italiana' (L. Rinaldi)

Ave, Maria, piena di grazia...
° ° °
Dolce Madonna, Sposa e Madre Santissima, prega il Signore perché benedica le mie aspirazioni di fanciulla cristiana e italiana.

Che io possa crescere buona, forte e operosa.

Fa che in un lieto domani la casa sia il mio regno, la chiesa il mio conforto, la scuola il mio sorridente ricordo.

Benedici i miei genitori e tutti coloro che mi educano.

Benedici la mia divisa.

Prega per le Famiglie dei Sovrani e dei principi d'Italia: Famiglie dove gli uomini sono soldati, e le donne madri.

Proteggi il Duce, che in me, mamma di domani, vede la fonte e la certezza della Patria.

*** La preghiera della "Piccola Italiana", da Luigi Rinaldi, Il libro della quinta classe. Letture, La Libreria dello Stato, 1940, XVIII era fascista, con illustrazioni di Bepi Fabiano, ristampa anastatica con introduzione di Mario Isnenghi, supplemento a 'Storia Illustrata', settembre 1985.

Ovviamente, il testo, essendo obbligatorio e rivolto a tutte le quinte classi del Regno, «è rimasto per mesi nelle cartelle e sui banchi di scuola di tutti gli italiani che sono andati a scuola fra il 1930 e il 1945» (M. Isnenghi). 
Cioè: per 15 anni questa è stata la pedagogia 'inculcata' agli italiani.
E alcuni di essi sono tuttora viventi. (mf)

giovedì 5 febbraio 2015

#RITAGLI #PEDAGOGIA / I rischi che corriamo

«Quando si usano le tecnologie non sappiamo quale sia l’effetto sull’educazione perché nel giro di due o tre anni cambiano, mentre l’effetto di un libro lo sappiamo. Se ci concentriamo solo su quello che attrae l’attenzione rischiamo di creare nei ragazzi il vuoto reale».

[D: Cosa intende?]
«Vent’anni fa bisognava imparare a programmare, poi si doveva studiare la nuova cultura alfabetica degli sms che adesso però sono diventati vocali. Voglio dire che la tecnologia è importante, ma si supera velocemente e non può diventare la priorità».

[D: Gli adolescenti però sono dei nativi digitali]
«Sì, ma la società dei consumi sta erodendo la loro capacità di fare e di scrivere, sta minando la loro memoria. La scuola invece deve opporsi a tutto questo. La perdita della scrittura, ad esempio, è un fenomeno gravissimo. Possiamo davvero dire che la poesia non serve, l’arte non serve ma solo l’inglese è utile per i rapporti commerciali o il computer per fare grafici sull’andamento degli incassi? È questo il nuovo profilo di cittadino che vogliamo?». 
*** Benedetto VERTECCHI, 1944, pedagogo e saggista, intervistato da Laura Serloni, la.ser.,  "Basta modelli stranieri, i contenuti sono più importanti", 'la Repubblica', 4 febbraio 2015

martedì 3 febbraio 2015

#VIDEO #PEDAGOGIA / Lorenzo Milani



Lorenzo MILANI (1923-1967)
prete, educatore
Lorenzo Milani, di Alberto Melloni, 'Progetto Rai Educational-Treccani'
video, 5min14

Don Lorenzo Milani nasce nel 1923. 
E' il rampollo di una famiglia ebrea molto ricca e di straordinaria cultura. La sua mamma studia inglese con James Joyce; per far ripetizioni a lui interverrà niente di meno che Giorgio Pasquali, il padre della filologia italiana. 
Ha uno spirito artistico molto pronunciato: dopo un periodo di vita a Milano, andrà a bottega da un artista tedesco, Hans-Joachim Staude, per diventare un pittore. 
In quel momento della sua esistenza incontra un prete fiorentino, Don Raffaele Bensi, e con lui matura la scelta di una conversione cristiana radicale. Una conversione che serve non solo a strapparlo ad un ambiente borghese, ma anche in qualche modo ad inverare quello che era stato un battesimo fatto per motivi razziali dai genitori durante il periodo della persecuzione fascista. 
Questo giovane giudeo-cristiano rappresenta all'interno del suo seminario e all'interno del clero fiorentino una voce di grande radicalità. Lo si vedrà quando viene mandato a Calenzano, nella periferia di Firenze, dove il suo amore per la classe operaia diventerà la ragione di un modo stesso di vivere il sacerdozio, non solo e prima di tutto come un annuncio pio in quanto tale, ma come un annuncio educativo, la formazione alla cultura, il consegnare la parola in tutti i sensi che può avere. E a Calenzano Don Lorenzo Milani si fa dei nemici, talmente tanti che l'Arcivescovo di Firenze per punirlo gli offre di mandarlo parroco e priore a Barbiana, una parrocchietta sul crinale dell'Appennino dove non arriva né la strada, né la luce. 
Don Milani accetta questa sfida e farà di Barbiana il centro di una irradiazione culturale, spirituale e teologica di grande rilevanza. Ed è lì che pubblicherà Esperienze pastorali, un libro sulla sua riflessione fatta a Calenzano che verrà messo fuori commercio dal Sant'Ufficio. Ed è lì che formerà una piccola scuola per i figli dei contadini che diventerà un modello di grande innovatività e creatività pedagogica. 
Una scuola alla quale prenderanno parte anche grandi figure della cultura italiana, fotografi come Oliviero Toscani, grandi giuristi che si lasciano coinvolgere in questa esperienza di emancipazione delle classi subalterne attraverso la cultura. 
Si ammalerà di un linfoma molto giovane (muore nel 1967 a giugno) ma prima di morire farà in tempo ad essere rinviato in giudizio per aver difeso l'obiezione di coscienza ed essere diventato famoso in tutta Italia per la sua difesa appunto della vita di questi ragazzini delle classi subalterne che nella scuola trovavano grazie a lui un momento di emancipazione e non di esclusione. 
La sua figura è una figura complessa perché ridurla ad un pedagogista vorrebbe dire perdere quella che è stata la sua grande passione bruciante di un figlio di Israele innamorato della parola che diventando cristiano porta nella sua fede quello stesso amore e quello stesso fuoco. (Alberto Melloni, da Treccani Channel, 17 luglio 2013)

° ° °

Su una parete della nostra scuola c'è scritto grande: I CARE. È il motto intraducibile dei giovani americani migliori. Me ne importa, mi sta a cuore. È il contrario esatto del motto fascista «Me ne frego». (da Lettera ai giudici, 1965)

In quanto alla loro vita di giovani di domani, non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo di amare la legge è di obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando non sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate. (da Lettera ai giudici, 1965)

Spero che in tutto il mondo i miei colleghi preti e maestri d'ogni religione e d'ogni scuola insegneranno come me. Poi forse qualche generale troverà ugualmente il meschino che obbedisce e così non riusciremo a salvare l'umanità. Non è un motivo per non fare fino in fondo il nostro dovere di maestri. Se non potremo salvare l'umanità ci salveremo almeno l'anima. (da Lettera ai giudici, 1965)

Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali. (da Lettera a una professoressa, 1967)

Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia. (da Lettera ad una professoressa, 1967)

Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia. (da Lettera ad una professoressa, 1967)

Il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, installato la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordati Pipetta, quel giorno ti tradirò, quel giorno finalmente potrò cantare l'unico grido di vittoria degno di un sacerdote di Cristo, beati i poveri perché il regno dei cieli è loro. Quel giorno io non resterò con te, io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso. (da Lettera a Pipetta, scritta a un giovane comunista, 1950)

Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri miei stranieri. (da L'obbedienza non è più una virtù, 1965)

sabato 24 gennaio 2015

#VIDEO #PEDAGOGIA / Controeducazione



Paolo MOTTANA, docente di filosofia dell'educazione, Università Bicocca Milano,
Controeducazione, conversazione,
video, 15min27

«Nel tempo dominato dal grande fallo dell'economia, occorre diffondere una controcultura dell'educazione, che aiuti a percepire la mortificazione e la deprivazione sistematica dei nostri luoghi, dei nostri tempi, della nostra vita ad opera di un sistema lanciato a folle corsa verso la propria autodistruzione. La 'controeducazione' è un richiamo vitale, una pioggia di idee, di proposte, di provocazioni per riempire ancora di piacere e di senso le strade, le case, le città, le scuole e le università.» (Paolo Mottana)

Libro di riferimento:

* Paolo MottanaPiccolo manuale di controeducazione, Mimesis, 2012

mercoledì 21 gennaio 2015

#VIDEO #PEDAGOGIA #EXLIBRIS / Un maestro 'speciale', un'avventura pedagogica



Franco LORENZONI, 1953, maestro elementare
autore di I bambini pensano grande. Cronaca di un'avventura pedagogica, 
Sellerio, 2014
colloquio con Concita De Gregorio, 'Pane quotidiano'
Raitre, 23 ottobre 2014
video, 24min35

Un video che è davvero una preziosità.
Per farci conoscere un maestro 'speciale': la sua filosofia educativa, tutta concreta ma intrisa di 'conoscenze sapienti' (anche di matrice classica) e di vera 'cultura', digerita in anni di riflessione critica.
Una cultura che viene anche dal Movimento di Educazione Cooperativa (*), per il quale è il bambino, e non l'insegnante, il protagonista dell'apprendimento.
A lui, al bambino, vanno 'restituiti', insieme con la sua capacità di pensare, i pensieri che pensa.
E a lui, attraverso l'ascolto costante, vanno 'dati valore' (come suggerisce il verbo 'valutare', di cui abbiamo dimenticato il senso) e dignità.
Il video comprende un frammento di un documentario girato sul campo: mentre i bambini stanno apprendendo.
Inoltre, sempre nel video (che riprende integralmente la trasmissione tv 'Pane quotidiano'), sono presenti giovani studenti delle magistrali che pongono domande e consentono a Franco Lorenzoni di precisare la sua visione pedagogica, anche con esempi concreti di casi accaduti in classe.
Incredibili i fotogrammi in cui i bambini sperimentano il mito della caverna di Platone...
O cercano di 'definire', dal loro punto di vista, cos'è il teatro.
Penso sia davvero un video da non perdere.
Credo che finché avremo insegnanti come questo maestro, avremo futuro.
Senza retorica. (mf)

° ° °
«Nella scuola elementare avvengono molte cose la prima volta. I bambini incontrano l'arte, la scrittura, la lettura, il teatro, la natura, pensandoci sopra. Questa è una cosa meravigliosa. E spesso lo si dimentica. Spesso siamo così affannati, noi, a dover insegnare tante cose, che non riusciamo a prendere quel respiro che sarebbe necessario per ascoltare cosa succede quando [i bambini] incontrano le cose per la prima volta. 
Tutto quello che si dice in aula deve ritornare. Da qui la registrazione, il diario... (...)

Educare vuol dire portare fuori e non portare dove vogliamo noi. (...)
Noi dobbiamo dare innanzi tutto la possibilità a ciascuno di essere se stesso.» (Franco Lorenzoni, dal video)
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(*) vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Movimento_di_Cooperazione_Educativa


* * *
Sempre sul tema, propongo due splendide citazioni:

(1) - Bambini, essere obbligati ad innalzarsi
«E' faticoso ascoltare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E' piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi fino all'altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli.» 
*** Janusz KORCZAK, 1878-1942, pedagogo, scrittore e medico ebreo polacco, che accompagnò i suoi piccoli allievi nel lager nazista, citato da Franco Lorenzoni, I bambini pensano grande. Cronaca di un'avventura pedagogica, Sellerio, 2014
° ° °
(2) - Ragazzi, soli
«Il ragazzo è solo. Il suo approssimarsi - e poi la caduta, spesso uno scontro con la terra e il mondo cosiddetto reale - avviene così. È un’estasi, e un impatto. Avere, in queste circostanze, mezzi espressivi, essere educati a usare questi mezzi, potrebbe voler dire essere forniti di un paraurti, o di un paracadute. Significherebbe entrare nel mondo - del reale - per il verso giusto e proprio dell’animo dell’uomo che è il fatto creativo. (...) Nella sua educazione, o nascita al mondo, è mancato l’apporto della sua propria creatività. Egli ha trovato tutto già fatto. E il tutto fatto - da altri - lo distruggerà. (...) Quando si accorgerà della sua amputazione fantastica, o creativa, vorrà distruggere. Così ho sempre pensato che il problema massimo del mondo - e della sua pace, anche se relativa - sia avere dei bambini in grado di entrare nel mondo cosiddetto adulto creando, essi stessi, e non, invece, appropriandosi e distruggendo.»
*** Anna Maria ORTESE, 1914-1998, scrittrice, Corpo celeste, Adelphi, 1997, citata da Franco Lorenzoni, autore di I bambini pensano grande. Cronaca di un'avventura pedagogica, Sellerio, 2014, citata durante l'intervista a cura di Gianni Saporetti, Recinti d'ogni sorta, 'una città', dicembre 2012-gennaio 2013, http://bit.ly/1zwwK81

martedì 6 gennaio 2015

#VIDEO #PEDAGOGIA / Educazione, immaginazione e 'immaginale'



Paolo MOTTANA, docente di filosofia dell'educazione, università Bicocca Milano,
fondatore della 'pedagogia immaginale'
intervento al Convegno 'Meditazione e Educazione', 1 dicembre 2012
(con Claudio Naranjo)
video, 29min18

Un intervento provocatorio, appassionato, fortemente critico verso l'attuale modo (istituzionale, ma non solo) di educare e di educarci.
Un linguaggio 'alto' e forbito, ma sempre chiaro: preciso, franco, stimolante. Che non può non 'prenderci'. 
Nessuna concessione retorica: ma l'espressione (sentita) di un'esperienza che 'si vive' e non è solo frutto di teorie e concetti cognitivamente appresi. (mf)

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Per una visione commentata di alcuni dei quadri citati nel video (in particolare di quelli di Paul Delvaux, 1897-1994, pittore belga), vedi Paolo Mottana, Il piacere ignorato: le fasi della luna di Paul Delvaux, blog 'controeducazione', 24 luglio 2012 vedi http://bit.ly/1D6ATRc