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martedì 11 giugno 2019

#RITAGLI / Enrico Berlinguer e Pietro Ingrao, politici perbene (Enzo Biagi, Eugenio Scalfari)

Enrico BERLINGUER, 1922-1984
Pietro INGRAO, 1915-2015

Mi ripeté un vecchio discorso, sulle dittature che si sono instaurate nell'Est: "Non esiste nessun partito che, per definizione, sia alieno dal prendere tutto il potere. Noi chiediamo una leale intesa con gli altri, e non posso dire Dio sa che sono sincero". 
Obiettai: "Perché no?". 
"Perché non sono credente". 
"Sua moglie lo è?". 
"Sì, lei crede". 
"E i suoi quattro figli sono battezzati?". 
"Non mi va di parlare di loro, che devono restar fuori, devono poter fare, liberamente, le loro scelte, senza alcun pregiudizio". 
Queste cose Enrico Berlinguer me le disse nell'ottobre del 1972. Ha rispettato quei fatti e quelle parole. Non mi è capitato molte volte di riscontrarlo in altri.

*** Enzo BIAGI, 1920-2007, giornalista, saggista, 'la Repubblica', 14 giugno 1984, qui

* * *
Intervistai Berlinguer cinque volte: un’intervista, quella uscita il 28 luglio 1981, era sulla “questione morale”. Dopo questi cinque incontri eravamo ormai diventati amici, tanto che lui mi invitò una sera a casa sua e io ricambiai. Ormai ci davamo del tu. Berlinguer mi diceva: «Ci stai aiutando molto». Poi lui morì. E ricordo che gran parte della direzione del Pci partì subito per Padova. A Roma era rimasto un gruppo guidato da Pietro Ingrao per preparare i funerali. Io andai nella sede della direzione: Ingrao mi venne incontro. Gli dissi che ero estremamente desolato perché condividevo lo stesso pensiero di Berlinguer. Tanto che avevo finito per votare per il Pci. Mentre stavo andando via, a metà del salone, Ingrao mi abbracciò. Il gesto mi commosse profondamente. Sentendo che piangevo, anche Ingrao iniziò a singhiozzare, cercando di consolarmi. Più lui provava a consolarmi, più il mio pianto aumentava. Passarono cinque o sei minuti. Poi sciogliemmo l’abbraccio.

*** Eugenio SCALFARI, 1924, giornalista, saggista, scrittore, Io, il compagno Berlinguer e le mie lacrime con Ingrao, 'la Repubblica', 10 giugno 2019, qui

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giovedì 3 dicembre 2015

#MOSQUITO / Serenità, spendere utilmente la giornata (Enzo Biagi)


Ho conosciuto un uomo felice che viveva solo in un villaggio, Pekola, tra i boschi della Finlandia, con un cane al quale aveva insegnato, per divertire i bambini, il salto mortale, e un cavallo orbo, scartato dall’esercito. Il suo nome era Robert De Caluwè, ma i ragazzi lo chiamavano Padre Robert. Parlava otto lingue e sapeva adoperare anche l’accetta e il piccone. La sua casa era fatta con i tronchi d’albero, e anche la piccola chiesa.

Appena si faceva giorno, Padre Robert faceva squillare la campanella, la civetta smetteva di cantare e attaccavano i merli e le ghiandaie.

Lui andava in cappella a celebrare la gloria del Signore. Nei paesi vicini vivevano quattro o cinque cattolici: li vedeva, qualche volta, la domenica e la notte di Natale. Quando Padre Robert diceva: «Andate, la messa è finita», il cagnetto si allontanava scodinzolando. 

Gli piaceva pensare che forse un giorno sarebbe stato possibile andare nel Paese dei comunisti a predicare il Vangelo. È arrivato, ma io non so più nulla di Padre Robert, di quello che è stato di lui. 

Al momento in cui ci congedammo, mi disse: «Vorrei essere sereno come l’operaio che ha speso utilmente la sua giornata, sereno senza orgoglio. Lei conosce Bernanos: “La grazia consiste nel dimenticarsi”».

*** Enzo BIAGI, 1920-2007, scrittore e giornalista, Odore di cipria, Rai-Eri Rizzoli, 1999