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martedì 12 maggio 2020

#BREVITER, Migranti, quindi se ho capito bene (Pietro Spataro)

Quindi, se ho capito bene, prendiamo 500 mila migranti, li regolarizziamo per sei mesi così ci raccolgono frutta e verdura (altrimenti-signora-mia-come-facciamo-a-raccoglierla-noi) e poi diamo loro un calcio in culo e li rimandiamo nell'oscurità.

*** Pietro SAPATARO,  giornalista, fondatore e coordinatore di 'strisciarossa', facebook, 11 maggio 2020, qui


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mercoledì 7 febbraio 2018

#SENZA_TAGLI / Tragedia, dell'Italia (Pietro Spataro)

La tragedia dell'Italia sta in questo: che un italiano razzista e fascista spara a sei migranti che hanno la pelle nera e il dibattito pubblico non si svolge sul tema "come respingere il pericolo razzista e fascista" ma su "come cacciare più migranti possibile". Come se negli anni Settanta, quando i terroristi sparavano ai politici, invece di pensare a battere i terroristi ci si fosse posti il problema di come liberarsi dei politici. Non accadde. Ma quella era un'altra classe dirigente.

*** Pietro SPATARO, giornalista, fondatore e coordinatore di 'strisciarossa', facebook, 6 febbraio 2018, qui
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martedì 28 novembre 2017

#LINK / Pd, la metamorfosi e la Leopolda 2017 (Pietro Spataro)

Che cosa resterà della Leopolda 2017 nelle maglie della nostra curiosità? Il discorso di Renzi? Forse no: il segretario infatti non ritrova più lo smalto di un tempo e sembra girare su se stesso, ritorna agli 80 euro, dice che bisogna affrontare la sconfitta del referendum ma poi aggiunge, a scanso di equivoci, che se tornasse indietro lo rifarebbe pari pari, se la prende con i rancori e avanti avanti avanti più forti che pria. (...)
Quello che resterà nelle maglie della nostra curiosità è l’intervento del ministro Marco Minniti. Perché ci è parso l’emblema della mutazione antropologica avvenuta nel Pd nel corso degli anni (e non solo gli ultimi, sia inteso) senza che nessuno si sia mai alzato per dire: scusate, ma dove stiamo finendo? Quando abbiamo perso la nostra sobrietà e la misura del nostro agire politico? Come è accaduto che il culto del leader abbia preso il posto della riflessione, del coraggio di dire, della voglia di discutere e di scontrarsi, del tentativo di spostare le opinioni, della forza delle idee? (...)

*** Pietro SPATARO, giornalista, saggista, poeta, La metamorfosi del Pd, la Leopolda diventa un inno a Matteo, 'strisciarossa', 27 novembre 2017

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martedì 18 aprile 2017

#RITAGLI / Quando il lavoro rende schiavi (Pietro Spataro)

(...) Ecco: venghino signori venghino nel rutilante mondo del consumismo. Dove non c’è festa che tenga, non c’è Pasquetta e non c’è persino Primo Maggio a trattenere dall’apertura dei negozi per consentire al capriccio del consumatore di esprimersi liberamente come e quando vuole, senza limiti e senza regole.

Lo so che è così da tempo, che questa in fondo non è una novità. Però, in ogni caso a me non piace. Non ritengo giusto, legittimo, sano che i lavoratori siano considerati alla stregua di una merce e non abbiano nemmeno il diritto di passare la festa con un marito o una moglie, con un fidanzato o una fidanzata, con un figlio, un padre, una madre. Insomma, con chi vogliono, dove vogliono, a fare ciò che vogliono in quel tempo dell’ozio che risana la mente e riconcilia con la vita.

E invece no, la modernità – questa modernità che troppo spesso ha il volto della stupidità e della regressione – ci ha abituato al consumo libero e totale. Se ci scappa di comprare, non devono esserci limiti. E se non ci scappa di comprare, hanno inventato apposta queste cattedrali del consumismo, piazzate lontano dalla città in mezzo alla campagna, dove trascorrere la domenica pomeriggio, il Natale dopo il pranzo, la Pasqua dopo l’agnello e la Pasquetta, il Primo Maggio in una sorta di scampagnata dell’acquisto, in una frenetica corsa tra un negozio e l’altro, in un eterno struscio dove non si conosce quasi nessuno se non la persona che ti accompagna. (...)

*** Pietro SPATARO, giornalista, Quando il lavoro rende schiavi, 'giubberosse', 14 aprile 2016, qui


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martedì 28 febbraio 2017

#LINK / Fabo, la libertà e la vergogna dello Stato (Pietro Spataro)

”Senza l’aiuto del mio Stato”. Colpiscono al cuore le parole che Fabiano Antoniani, conosciuto come dj Fabo, ha pronunciato in una clinica svizzera prima di lasciarsi morire. Quel ragazzo minato nel corpo dopo un incidente stradale ha dovuto emigrare per morire. Perché qui, nell’Italia del terzo millennio, lo Stato è lontano, è un tuo nemico quando si tratta di affrontare il tema del fine vita. Lo abbiamo visto con le drammatiche odissee di Eluana Englaro e di Piergiorgio Welby. Storie che ancora bruciano e che danno l’immagine di un Paese prigioniero di un triste medioevo.

Questo Stato deve vergognarsi. Deve vergognarsi dei suoi divieti, dei suoi silenzi, della sua indifferenza.

Devono vergognarsi quelli che in nome di una religione impediscono a tutti la libertà di scegliere tra l’accanimento e la morte serena calpestando la dignità umana. E devono vergognarsi quelli che per quieto vivere o chissà per quali altri interessi non si battono per una legge di civiltà e lasciano che il silenzio e l’indifferenza travolgano ogni grido di dolore.

Fabiano parla a noi. A noi tutti. A chi sa per esperienza che cosa vuol dire morire dentro senza alcuna speranza e a chi fa finta di non saperlo in nome di una morale superiore. È il momento di agire. Lo Stato siamo noi. La libertà è la nostra forza e il nostro coraggio e nessuno ha diritto di imprigionarla.

*** Pietro SPATARO, giornalista, Fabo, la libertà e la vergogna di Stato, 'giubberosse', 27 febbraio 2017, qui


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giovedì 7 luglio 2016

#LINK / Vietato toccare un renziano (Pietro Spataro)

Che i renziani fossero particolarmente suscettibili di fronte alle critiche lo sapevo, ma che lo fossero in modo duramente scomposto vi confesso che non lo immaginavo. Eppure è così e lo dimostra questa piccola storia che vi racconto.

Ieri mi sono permesso di scrivere sul mio profilo Facebook (chiunque può consultarlo https://www.facebook.com/pietro.spataro.106) questo post che riporto integralmente:

“Ho sentito uno ieri alla ‪#‎direzionepd‬ esordire così: sono renziano e lo sarò sempre. Gli avrei detto, pacatamente e serenamente, se fossi stato segretario: caro, torna al via, ricomincia da capo, vai al circolo a fare un po’ di sana gavetta militante, diffondi volantini, fai il porta a porta, leggi qualche buon libro. Invece quel tizio è un consigliere regionale.” (...)

*** Pietro SPATARO, giornalista, Vietato toccare un renziano, 'giubberosse', 6 luglio 2016

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mercoledì 8 giugno 2016

#SENZA_TAGLI / Renzi, cinque brevi messaggi (Pietro Spataro)

Cinque brevi ma chiari messaggi per Renzi.

1. La rottura a sinistra e un centrosinistra che guarda al centro sono state scelte fallimentari che hanno allontanato gli elettori tradizionali e non ne hanno conquistati di nuovi.

2. L’alta astensione è la prova che il tutto-va-bene-avanti-con-le-riforme ripetuto fino alla nausea non corrisponde alla realtà. Il paese è sfiduciato, stanco e anche un po’ incazzato.

3. La campagna sfottò contro il M5s, soprattutto contro la Raggi, è stata catastrofica e anche infantile. Visti i risultati dei grillini Renzi dovrebbe licenziare i suoi incapaci comunicatori.

4. Il centrodestra, nonostante tutto, esiste e dove è unito ha ancora una forza temibile, basti vedere il risultato di Parisi a Milano. Ora un M5s forte e un centrodestra potenzialmente agguerrito sono un’insidia per il Pd.

5. In conclusione, dopo due anni di cura Renzi il Pd è più debole, il centrosinistra frantumato, il tasso di astensionismo aumentato. Forse basta per capire che la strada era sbagliata.

*** Pietro SPATARO, giornalista, Cinque brevi messaggi per Renzi, blog 'giubbe rosse', 6 giugno 2016, qui


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martedì 17 maggio 2016

#RITAGLI / Astensionismo, e la politica secondo Berlinguer (Pietro Spataro)

Ma davvero c’è qualcuno che crede di combattere l’astensionismo concedendo qualche ora in più per andare alle urne? Davvero c’è chi crede che il motivo che spinge tanti, troppi, elettori a disertare il voto sia legato al bel tempo, al mare, all’aria di vacanze o di gite fuori porta? A leggere certi commenti sulla proposta del governo di cancellare la norma voluta da Enrico Letta, che prevedeva il voto in un unico giorno come accade in tutti i Paesi europei e in gran parte dei Paesi del mondo, cadono le braccia. (...)

No, non ci sto a essere raggirato con le solite capriole. La politica la salvi se gli restituisci il suo valore, se eviti che diventi comando dall’alto, se impedisci che il signor elettore sia solo le tre dita che afferrano la matita per fare una croce sulla scheda a ogni scadenza elettorale e poi chi s’è visto s’è visto, se pensi che la comunità (di un partito, di un sindacato, di uno Stato) sia più importante del tuo destino personale e magari ci perdi anche tempo a curarla quella comunità, a renderla viva e responsabile, a dargli il potere che è il senso più profondo della politica. Più di trent’anni dopo credo siano ancora drammaticamente attuali queste parole di Enrico Berlinguer: “Certo si può immaginare un mondo nel quale la politica si riduca solo al voto e ai sondaggi, ma questo sarebbe inaccettabile perché significherebbe stravolgere l’essenza della vita democratica”. C’è poco da aggiungere. Tutto il resto, scusate la franchezza, è noia.

*** Pietro SPATARO, giornalista, Astensionismo, non prendiamoci in giro, blog 'giubberosse', 16 maggio 2016.

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