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lunedì 7 dicembre 2020

#MOSQUITO / Lei mi chiede, prof, se Socrate doveva scappare? (Roberto Vecchioni)

Lei mi chiede, prof, se Socrate doveva scappare? Io sarei scappato, lei pure forse, perché siamo tutti bravi a trovar scuse e a rappezzare la vita. Socrate no: «Oὐδϵὶς ἐλϵύθϵρoς ἑαυτoῦ μὴ κρατῶν», nessuno è libero se non è padrone di se stesso, e qui sta la differenza. Noi siamo servi di noi stessi per convenienza, per abitudine, necessità, paura, calcolo o semplicemente istinto di conservazione, ma comunque servi.

*** Roberto VECCHIONI, 1943, cantautore, scrittore, insegnante, Lezioni di volo e di atterraggio, Einaudi, 2020

Jacques-Louis David, Morte di Socrate, 1787 (dettaglio)

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sabato 7 novembre 2020

#MOSQUITO / Giriamo in una stanza al buio (Roberto Vecchioni)

Prometeo dice «Io ho tolto agli uomini la paura della morte». E al corifeo che gli domanda come, risponde: «Ho messo nel loro cuore speranze cieche», che mi par di vederle, queste τυϕλὰς ἐλπίδας, non illusioni, che un dio mica scherza, noi abbiamo gli occhi bendati, non sappiamo di un futuro, né quando sarà la fine, ma è proprio questo che ci riempie la vita di ogni immaginario possibile. Giriamo in una stanza al buio, sfioriamo, tocchiamo, rompiamo, ritroviamo oggetti, scivoliamo. Ma sappiamo che la porta c’è.

*** Roberto VECCHIONI, 1943, cantautore, scrittore, insegnante, Lezioni di volo e di atterraggio, Einaudi, 2020


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giovedì 7 marzo 2019

#MUSICHE & TESTI / Ti insegnerò a volare (Roberto Vecchioni, Francesco Guccini)


Roberto VECCHIONI, 1943
Francesco GUCCINI, 1940
Ti insegnerò a volare, 2018
youtube, 8 novembre 2018, qui
video 4min37

La stanza ad Indianapolis 
è buia ma ricordo 
ricordo il tuono e il pubblico 
e un universo sordo 
poi che mi vien da ridere 
e faccio per alzarmi 
che oggi devo correre 
e sto facendo tardi 
poi che mi guardo e vedo ma 
ci son le stelle fuori
e un mare di colori 

E se non potrò correre 
e nemmeno camminare 
imparerò a volare 
imparerò a volare 

Se partirai per Itaca 
ti aspetta un lungo viaggio 
un mare che ti spazza via 
i remi del coraggio 
la vela che si strappa e il cielo 
in tutto il suo furore 
però per navigare solo 
ragazzo, basta il cuore 
qui si tratta di vivere 
non di arrivare primo 
e al diavolo il destino 

E se non potrai correre
e nemmeno camminare 
ti insegnerò a volare 
ti insegnerò a volare 

Mica si dice inverno se 
vien giù quel po' di neve 
mica finisce il giorno se 
di notte il sogno è breve 
questa vita è una donna che 
ti ama come sei 
questa vita è un amore che 
non ti tradisce mai 
questo venire al mondo è stato 
un gran colpo di culo 
pensa se non nascevi 

E se non potrai correre 
e nemmeno camminare 
ti insegnerò a volare 
ti insegnerò a volare 
Mica son le stelle a farlo 
e i santi men che meno 
te lo fai tu il destino 
e se non potrai correre 
e nemmeno camminare 
ti insegnerò a volare 
ti insegnerò a volare

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mercoledì 28 novembre 2018

#MUSICHE & TESTI / Porta Romana Bella (Lucio Dalla, Francesco Gucccini, Roberto Vecchioni)


PORTA ROMANA BELLA
Dalla, Guccini, Vecchioni 
live in osteria, 1977
video 2min59
Lucio DALLA , 1943-2012
Francesco GUCCINI, 1940
Roberto VECCHIONI, 1943


Porta Romana bella, porta Romana,
ci stan le ragazzine che te la danno,
ci stan le ragazzine che te la danno:
prima la buonasera e poi la mano.
E gettami giù la giacca ed il coltello
che voglio vendicare il mio fratello,
e voglio vendicare il mio fratello,
e gettami giù la giacca ed il coltello.
La via a San Vittore l'è tuta sasi,
l'ho fatta l'altra sera a pugni e schiaffi.
L'ho fatta l'altra sera a pugni e schiaffi.
la via a San Vittore l'è tuta sasi.
La via Filangeri l'è un gran serraglio,
la bestia più feroce l'è 'l commissario.
La bestia più feroce l'è 'l commissario,
la via Filangeri l'è un gran serraglio.
In via Filangeri gh'é una campana:
'gni volta che la sona l'è 'na cundana.
'Gni volta che la sona l'è 'na cundana,
in via Filangeri gh'é una campana.
Prima faceva il ladro e poi la spia,
e adesso è delegato di Polizia.
E adesso è delegato di Polizia,
prima faceva il ladro e poi la spia.
O luna che rischiari le quattro mura:
rischiara la mia cella ch'è tanto scura,
rischiara la mia cella ch'è tetra e nera;
la gioventù più bella morì in galera.
O luna, luna, luna che fai la spia:
bacia la donna d'altri, ma non la mia.
Amore, amore, amore, amore un corno,
di giorno mangio e bevo, di notte dormo.
Ci sono tre parole in fondo al cuore:
la gioventù, la mamma ed il primo amore.
La gioventù la passa, la mamma muore
e restet cume un pirla col primo amore.
Porta Romana bella, porta Romana,
ci stan le ragazzine che te la danno,
ci stan le ragazzine che te la danno:
prima la buonasera e poi la mano.

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lunedì 1 gennaio 2018

#MOSQUITO / 2018, quattro vorrei (Michela Murgia, Roberto Vecchioni, Antonio Manzini, Valeria Parrella)

VORREI un 2018 antifascista, intendendo per fascista tutto quello che banalizza la realtà con la pretesa di semplificarla, che preferisce il capo che comanda al leader che ispira, che crede che nemico e avversario siano la stessa cosa e che pensa che l'identità sia una cosa che non cambia più.
*** Michela MURGIA, scrittrice, 'Robinson', 31 dicembre 2017

° ° °
VORREI che gli ignoranti fossero additati, quelli 'chissenefrea' e, peggio del peggio, quelli 'ho trovato me stesso', che era meglio se lo perdevano. Vorrei che i ciclisti dei marciapiedi la smettessero di sentirsi minoranza perseguitata. Che i perdenti una volta vincessero Che la tecnologia fosse presa per ciò che è: un barlume che rischiara ombre di verità irraggiungibili.
*** Roberto VECCHIONI, cantautore, insegnante, scrittore, 'Robinson', 31 dicembre 2017

° ° °
PER L'ANNO NUOVO non voglio fare auguri solenni, mi basterebbero due cose molto semplici: che il profitto non sia il fine delle azioni degli esseri umani e che la gente la smetta di rompere i coglioni. E' tutto lì. Guerre, carestie, ingiustizie, malaffare, criminalità, possesso di armi, tutto ciò nasce da queste due inclinazioni umane, eliminate le quali si vivrebbe meglio.
*** Antonio MANZINI, scrittore,  'Robinson', 31 dicembre 2017

° ° °
L'AUGURIO E' che l'anno che verrà sia più dolce ai bambini: che quei 220 mila minori in Italia per cui la mensa scolastica è l'unico pasto della giornata siano sollevati dalla povertà, che quelli che partono da terre lontane arrivino sicuri nei nostri porti attraverso i corridoi umanitari, che quelli nati sul nostro suolo siano automaticamente (non temperatamente) italiani. Sono tre cose facili facili, basta votarle.
*** Valeria PARRELLA, scrittrice,  'Robinson', 31 dicembre 2017


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mercoledì 8 marzo 2017

#MUSICHE & TESTI / Voglio una donna (Roberto Vecchioni)


Roberto VECCHIONI, 1943
cantautore, scrittore, insegnante
Voglio una donna, 1992
video 2min50
Una canzone di Natale
che le prenda la pelle
E come tetto
solo un cielo di stelle;
abbiamo un mare di figli
da pulirgli il culo:
Che la piantasse un po'
di andarsene in giro

La voglio come Biancaneve
coi sette nani,
noiosa come una canzone
degli "Intillimani"
Voglio una donna "donna",
donna "donna" donna
con la gonna,
gonna gonna
Voglio una donna donna
donna donna donna
con la gonna
gonna gonna

Prendila te quella col cervello,
che s'innamori di te
quella che fa carriera,
quella col pisello e la bandiera nera
la cantatrice calva
e la barricadera
che non c'è mai la sera.....

Non dico tutte:
me ne basterebbe solo una,
tanti auguri alle altre
di più fortuna
Voglio una donna, mi basta che non legga Freud,
dammi una donna così
che l'assicuro ai "Lloyd"
preghierina preghierina
fammela trovare,
Madonnina Madonnina
non mi abbandonare;

Voglio una donna "Donna"
donna "donna" donna
con la gonna
gonna gonna
voglio una donna "donna"
donna donna donna
con la gonna
gonna gonna

Prendila te la signorina Rambo
che s'innamori di te
'sta specie di canguro
che fa l'amore a tempo
che fa la corsa all'oro
veloce come il lampo
tenera come un muro
padrona del futuro....

Prendila te quella che fa il "leasing"
che s'innamori di te
la Capitana Nemo,
quella che va al "Briefing"
perché lei e' del ramo,
e viene via dal Meeting
stronza come un uomo
sola come un uomo.



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giovedì 26 maggio 2016

#VIDEO / La vita che si ama (Roberto Vecchioni)


Roberto VECCHIONI, 1943
cantautore, scrittore, insegnante
Intervista sul suo ultimo libro La vita che si ama, Einaudi, 2016
video 6min57

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martedì 3 maggio 2016

#MUSICHE & TESTI / La bellezza (Roberto Vecchioni)


La bellezza, 2002
dall'album Il lanciatore di coltelli
video 3min26
Roberto VECCHIONI, 1943
già insegnante, cantautore, scrittore, poeta


Passa la bellezza nei tuoi occhi neri, 
scende sui tuoi fianchi e sono sogni i tuoi pensieri... 
Venezia inverosimile più di ogni altra città 
è un canto di sirene, l'ultima opportunità 
ho la morte e la vita tra le mani coi miei trucchi da vecchio senza dignità: 
se avessi vent'anni ti verrei a cercare, se ne avessi quaranta, ragazzo, ti potrei comprare, 
a cinquanta, come invece ne ho ti sto solo a guardare ... 
Passa la bellezza nei tuoi occhi neri 
e stravolge il canto della vita mia di ieri; 
tutta la bellezza, l'allegria del pianto che mi fa tremare 
quando tu mi passi accanto... 
Venezia in questa luce del lido prima del tramonto 
ha la forma del tuo corpo che mi ruba lo sfondo, 
la tua leggerezza danzante come al centro del tempo e dell'eternità: 
ho paura della fine non ho più voglia di un inizio; 
ho paura che gli altri pensino a questo amore come a un vizio; 
ho paura di non vederti più, di averla persa... 
tutta la bellezza che mi fugge via e mi lascia in cambio i segni di una malattia. 
Tutta la bellezza che non ho mai colto, 
tutta la bellezza immaginata che c'era sul tuo volto, 
tutta la bellezza se ne va in un canto, 
questa tua bellezza che è la mia muore dentro un canto.



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mercoledì 27 aprile 2016

#MOSQUITO / Felicità, addosso come una febbre (Roberto Vecchioni)

La felicità, mi dicevo, non è un momento in cui ti estranei da tutto: non è una passeggiata sul lungomare, sapendo una donna là con te, ad ascoltare tra mille palle la storia della tua vita. Questo e altro si chiama pace, serenità, ed è una debole, miserabile copia della felicità. La felicità è la sfida, la battaglia, sa dio se vinco o perdo: sta a mezzo tra chi eri e chi sei, e tu a roderti l’anima, a domandarti risposte, non trovare, cercare, non trovare, cercare, cercare, fino all’accordo che fa la canzone che vuoi, come la vuoi, e che per carità non sia l’ultima. La felicità è la paura che ti fa forte; cosa credi, di farmi paura? Io gioco a carte con te fino allo sfinimento e non cerco di chiudere il mazzo e riporlo. Io le ridò, le carte, fino all’alba del giorno dopo e di quello dopo ancora. E non pensare di farmi vincere una mano per piantarla lì. Io non voglio una mano, voglio la partita. Ah, morire, e che credi, di sbrigartela così? Io me ne impippo della fine e dei brillanti che semini qua e là per farmi chinare. Io la felicità la voglio addosso come una febbre, un innamoramento che non si spegne, la lunga onda di una mareggiata d’inverno con tutti gli scogli e i rifiuti possibili e insieme il corpo di una donna bellissima che esce dal mare e mi manda da lontano la vela di un bacio. Eccola, la felicità.

*** Roberto VECCHIONI, 1943, già insegnante, cantautore, scrittore, poeta, La vita che si ama. Storie di felicità, Einaudi, 2016


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lunedì 28 dicembre 2015

#MUSICHE & TESTI / Sogna, ragazzo, sogna (Roberto Vecchioni)


Roberto VECCHIONI, 1943
già insegnante, cantautore, scrittore, poeta 
Sogna, ragazzo, sogna

E ti diranno parole rosse come il sangue, 
nere come la notte; 
ma non è vero, ragazzo, 
che la ragione sta sempre col più forte 
io conosco poeti 
che spostano i fiumi con il pensiero, 
e naviganti infiniti 
che sanno parlare con il cielo. 
Chiudi gli occhi, ragazzo, 
e credi solo a quel che vedi dentro 
stringi i pugni, ragazzo, 
non lasciargliela vinta neanche un momento 
copri l'amore, ragazzo, 
ma non nasconderlo sotto il mantello 
a volte passa qualcuno, 
a volte c'è qualcuno che deve vederlo. 

Sogna, ragazzo sogna 
quando sale il vento 
nelle vie del cuore, 
quando un uomo vive 
per le sue parole 
o non vive più; 
sogna, ragazzo sogna, 
non lasciarlo solo contro questo mondo 
non lasciarlo andare sogna fino in fondo, 
fallo pure te.. 
Sogna, ragazzo sogna 
quando cade il vento ma non è finita 
quando muore un uomo per la stessa vita 
che sognavi tu 
Sogna, ragazzo sogna 
non cambiare un verso della tua canzone, 
non lasciare un treno fermo alla stazione, 
non fermarti tu... 

Lasciali dire che al mondo 
quelli come te perderanno sempre 
perchè hai già vinto, lo giuro, 
e non ti possono fare più niente 
passa ogni tanto la mano 
su un viso di donna, passaci le dita 
nessun regno è più grande 
di questa piccola cosa che è la vita 

E la vita è così forte 
che attraversa i muri per farsi vedere 
la vita è così vera 
che sembra impossibile doverla lasciare 
la vita è così grande 
che quando sarai sul punto di morire, 
pianterai un ulivo, 
convinto ancora di vederlo fiorire 

Sogna, ragazzo sogna, 
quando lei si volta, 
quando lei non torna, 
quando il solo passo 
che fermava il cuore 
non lo senti più 
sogna, ragazzo, sogna, 
passeranno i giorni, 
passerrà l'amore, 
passeran le notti, 
finirà il dolore, 
sarai sempre tu... 

Sogna, ragazzo sogna, 
piccolo ragazzo 
nella mia memoria, 
tante volte tanti 
dentro questa storia: 
non vi conto più; 
sogna, ragazzo, sogna, 
ti ho lasciato un foglio 
sulla scrivania, 
manca solo un verso 
a quella poesia, 
puoi finirla tu. 

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martedì 16 giugno 2015

#MOSQUITO / Segno, non bava di lumaca (Roberto Vecchioni)

Noi nasciamo per lasciare un segno, il nostro, quale che sia, Ilaria; un segno, non bava di lumaca. Se questo segno è contrario agli altri, illeggibile ai più, poco importa: noi stiamo con i nostri, con quelli che hanno gli occhiali giusti e non gli occhi degli altri. 

*** Roberto VECCHIONI, 1943, già insegnante, cantautore, scrittore, poeta Le parole non le portano le cicogne, Einaudi, Torino, 2000.


giovedì 7 maggio 2015

#RITAGLI #LINK / Politica, il degrado (Roberto Vecchioni)

(...) Siamo fatti di tante ferite, di milioni di ferite. Quando sbatti contro le persone che non hanno capito niente. Ma le amicizie mi hanno lasciato le ferite più laceranti. Non gli amori. Gli amici. Perché la donna la ami e puoi anche non essere corrisposto, con gli amici è una scelta assolutamente alla pari. Non so se riesco a rendere bene l’idea. E quando finisce, per mille motivi, resta la ferita non più rimarginabile. Riesci a darle un motivo, ma non una spiegazione. Il contrario di quello che avviene quando finisce l’amore. (...)

[D: C’è anche il tema della politica da affrontare, non mi pare che le interessi, vero?]
Non me ne frega proprio niente. E lo dico da ex comunista e soprattutto da democratico. Il degrado ormai è dilagante. Io, per fortuna, sono rimasto a Pericle, alla democrazia che non è la maggioranza, ma il consenso del dissenso. Andrebbe scolpita nelle pietre questa frase, ovunque. Il concetto di democrazia degli italiani è avere favori da chi ha il potere e cambiare per averne altri ancora quando il potere cambia direzione. Lo trovo un atteggiamento meschino. Gli italiani, in questo, sono meschini e voltagabbana, davanti alla politica esprimono davvero il loro peggio. E posso solo dire che allora non me ne frega un cazzo della politica. E’ la conclusione alla quale ormai sono arrivato da tempo. (...)

*** Roberto VECCHIONI, 1943, cantautore, insegnante, scrittore, da Emiliano Liuzzi, Roberto Vecchioni, tra musica, insegnamento e attualità: “Gli italiani? Davanti alla politica esprimono il loro peggio”, 'ilfattoquotidiano.it', 'Magazine 2', 5 maggio 2015

LINK, intervista integrale qui

mercoledì 8 aprile 2015

#MUSICHE & TESTI / Wislawa Szymborska (R. Vecchioni)



Roberto VECCHIONI, 1943 
Wislawa Szymborska, dall'album Io non appartengo più, 2013
video, 4min51


Per notizie su Wislawa Szymborska


E quando canti sento 
l'inconsistenza amica, 
la sorpresa del mondo 
come una perla antica.

E quando canti chiedo 
ma chi le ha dato il cuore, 
la legge del sospiro, 
per scrivere parole? 

E quando canti il mondo 
mi svela il suo motivo 
casuale ed inspiegabile 
magia d'essere vivo.

E quando canti, canti 
e sfilano i sorrisi 
fra i denti di Wislawa bella 
ad occhi semichiusi. 

E quando canti vedo 
le strade di Cracovia, 
l'innamorato amato 
come veleggiando l'aria. 
E quando canti aspetto 
che il verso sia finito 
e la gioia di vivere 
mi prenda all'infinito. 

E quando canti imparo 
che siamo nella storia 
come un'anomalia 
costretti alla memoria. 

E quando canti, canti, 
si snuvola la sera 
davanti a quel miracolo 
che siamo e che non c'era. 

E quando canti, canti 
le maglie del destino 
l'assurdità del tempo 
fra le corde di un violino. 

E quando canti, canti 
e il giorno mi si perde, 
ha un senso anche il dolore 
in questo sterminato verde. 

E quando canti, canti, 
e lo diresti amore, 
e "senti come batte forte 

dentro me il tuo cuore".

giovedì 8 gennaio 2015

#MUSICHE & TESTI / Io non appartengo più



Roberto VECCHIONI (1943) 
cantautore, scrittore, poeta, insegnante
Io non appartengo più, 2013,
video, live, 5min16


Io non appartengo più 
alle cose del mio tempo, 
non mi riconosco più, 
lì nascosto dietro un canto. 

Non mi basta nemmeno il cuore 
per giustificare, capire, sentire, immaginare, 
non mi basta la forza degli occhi 
per voltarmi e non guardare.

Io non appartengo più 
quando un uomo è clandestino, 
in una nave senza rotta
già segnata dal destino.

Io non appartengo più 
ai borghesi, agli inciuciai, alle banche, ai cazzinculo 
e mi scuso, ma c'ho pure il dubbio che 
sia perfino Dio un refuso. 

Sono sveglio dentro un sonno
di totale indifferenza, 
che persino tra le gambe 
mi si è persa la pazienza. 

Io non appartengo al tempo
del delirio digitale, 
del pensiero orizzontale, 
di democrazia totale. 

Appartengo a un altro tempo
scritto sopra le mie dita, 
con i segni di chitarra 
che mi rigano la vita. 

Io l'ho vista la bellezza 
e ce l'ho stampata in cuore, 
imbranata giovinezza 
a ogni antico nuovo amore. 

Io non appartengo più, 
mi fa ridere lo ammetto, 
ma vi giuro non lo faccio 
per malinconia o dispetto. 

Non lo dico per stanchezza, 
al calar del sipario 
su spettatori immaginari 
sono gli uomini la stizza, 
sono i loro stupidari. 

Così corrono ad Oriente 
e non c'è stella cometa 
e moltiplicano il niente 
per chiamarlo ancora vita, 

come chi ha dimenticato, 
come chi non ha provato, 
come chi si è sorpassato, 
non si è visto e ha continuato. 

Io non appartengo a un tempo 
che non mi ha insegnato niente 
tranne che puoi esser uomo 
ma non diventare gente.

Io volevo ed erano voli 
di uno sparso, antico sogno, 
per non rimanere soli, 
accecati nell'abbaglio. 

Io non appartengo e lascio 
lo spiraglio alla mia porta, 
solo, quando vieni, fallo 
con l'amore di una volta.

mercoledì 31 dicembre 2014

#LIBRI PREZIOSI / Un mercante controcorrente

Roberto VECCHIONI, Il mercante di luce, romanzo, p. 123, Einaudi, 2014, € 15.00, ebook, € 9.99

Nel momento in cui è di moda squalificare gli studi classici, e in generale umanistici, accusati di ‘inutilità’ perché troppo lontani dal quel ‘fare produttivo’, miope e asfittico, che solo sembra servire al mondo del lavoro (il quale infatti è costretto ad arrabattarsi, sempre più cieco e senz’anima, dentro una crisi che non è solo economica), una voce entusiasta difende la bellezza, e l’’utilità inutile’, dei poeti e dei tragici greci: riprende e reinterpreta il loro messaggio, in uno scambio emozionato, a tratti lirico e struggente, con un giovane figlio condannato da una malattia incurabile.

Da ogni pagina fuoriesce, incontenibile, la passione, raffinata e colta, del Vecchioni-insegnante.
Basti questo dialogo, verso la fine, tra il protagonista e il ragazzo, a confermare il taglio infiammato e ispirato che percorre il romanzo:
«… La poesia mi porta fuori da me; se io morissi domani con l’Antigone sul petto, non chiederei altro, avrei sentito, avrei avuto tutto.»
«Sì, papà, ma io voglio cose, non letteratura.»
«Hai ragione. Ma io non sono capace, non sono in grado di darti tutte quelle meravigliose cose che vorresti avere. Sto provando a darti la letteratura come cosa: là dove non puoi avere, cerco di farti sognare. La poesia è un sapore, un odore, una visione… Io, in fretta, di corsa, nel tempo che ho e che abbiamo, ti voglio passare non quel che vedi o credi di vedere, non quel che ami o credi di amare, ma la bellezza di vedere, di amare: non avrò modo, e lo sappiamo, di dirtelo esempio dopo esempio nella tua vita; non ci è concesso, non è possibile. Devo farlo subito, ammassando tutti i languori e i deliri di anni e anni in un attimo che li concentri e te li renda vivi, come vissuti».

Aggiungo due annotazioni a commento del titolo.
* La prima allude al bell’ossimoro che pare marcare il libro: da una parte, il ‘mercante’, che richiama ovviamente il ‘fare affari’ di chi bada ai risultati monetari e non ha tempo per le elucubrazioni di anima e intelletto; dall’altra, l’accostamento al termine ‘luce’, usato come immagine ricca di valenze ‘aeree’ e decisamente poco materialistiche.

* La seconda suggerisce un dubbio. Forse il ‘mercante di luce’, se per buona parte del racconto è impersonato dal padre, ‘ammalato’ di poesia e classicità, prima assume le sembianze del figlio, che sembra cercare di ‘bonificare’ la sua malattia con la malattia trasmessagli dal padre; e alla fine, ancor più verosimilmente, pare sciogliersi nella coppia padre-figlio. Del resto, la chiusa del capoverso sopra riportato, con il ‘noi’ quasi ‘inciso’ proprio nelle ultime pagine del romanzo, sembra dichiararlo: «Noi, Marco, stiamo tentando di cantare un poema in una strofa. Una lirica in un verso».

Un bel libro. Per chi voglia essere ‘toccato dentro’.

Una scelta che, almeno ogni tanto, sarebbe bene venisse compiuta. Da chi apprezza la ‘luce’. E magari anche da quei ‘mercanti’ che vorrebbero riuscire ad essere ‘meno’ mercanti. Cioè ‘meglio’.
(mf)