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lunedì 11 gennaio 2016

#RITAGLI / Religione, come risposta a tutto, ma è fascismo (Hanif Kureishi)

«La generazione di mio padre è cresciuta in una società coloniale, in cui i “bianchi” erano l’ideale da imitare. E noi pachistani o indiani imitavamo ciecamente quel modello: eravamo in fondo soltanto dei bianchi malriusciti. Questo paradigma ora non esiste più: i giovani di origine non europea non desiderano essere bianchi o identificarsi con gli occidentali. A un certo punto è nato un movimento chiamato “Back to the roots”, una riflessione sulla questione dell’identità. Si chiedevano chi, come dovessero essere gli individui di origine straniera che vivevano in Occidente. Non si trattava nemmeno di trovare un’identità, ma piuttosto di costruirne una».

[D: E l’unica identità che sono riusciti a costruire è stata l’adesione all’integralismo religioso?]
«Diciamo che si è trattato in realtà di una reinvenzione dell’identità religiosa. Per fare un esempio, nel momento in cui questo passaggio avveniva le mie zie a Karachi indossavano la minigonna e bevevano cocktail. È stata la reinvenzione di una religione idealizzata, un concetto che ha occupato il posto lasciato vacante dal colonialismo e dal fallimento dell’ideologia marxista. In ultima analisi, si tratta sempre di una forma di fascismo: cioè di voglia di risposte pronte, di autoritarismo, di bisogno di colmare un vuoto».

[D: Che genere di vuoto?]
«Un vuoto di significato. Il neoliberismo non ha etica, tutto ciò che devi fare è lavorare e diventare ricco, trasformarti in una macchina da soldi per ottenere status symbol. Senza risposte ma, soprattutto, senza domande. Rifugiarsi nella religione significa avere una risposta a tutto: devi soltanto seguire le regole, seguire il Signore, e tutto andrà bene, tutto acquista un senso. È una soluzione non priva di una sua terrificante bellezza, ma alla fine si tratta sempre di fascismo, di fascismo con un substrato religioso estremamente pericoloso per tutti».

*** Hanif KUREISHI, 1954, drammaturgo, sceneggiatore, scrittore e saggista britannico, figlio di padre pakistano e madre inglese, intervistato da Francesca Marino, Hanif Kureishi: 'Stiamo attenti allo scontro tra due fascismi', 'L'Espresso', 23 novembre 2015

LINK intervista integrale qui



In Mixtura altri 2 contributi di Hanif Kureishi qui

martedì 17 novembre 2015

#RITAGLI / Occidente, senza valori perderà (Hanif Kureishi)

Un artista deve essere un artista. Deve soddisfare il proprio ruolo usando l'arte per manifestare le proprie idee senza limiti. Ma il suo ruolo si lega a ciò che accade nel mondo, per cui un intellettuale non deve mai chiudere gli occhi rispetto alle situazioni socio-politiche spinose, siano esse in Occidente o in Medio-Oriente. Soprattutto l'intellettuale deve essere in grado di spiegare la bellezza degli ideali democratici con le proprie parole, con i propri gesti concreti. Quanti lo fanno?

[D: Lei afferma che nella nostra società contano solo i soldi. Non ci sono più valori nel nostro mondo occidentale]
Ci siamo concentrati sul valore del denaro che finisce per essere una vera ossessione egocentrica e il successo non è più frutto del lavoro ma della visibilità mediatica, magari per un reality. Oggi i valori sono ormai delle vere illusioni ed è per questo che i giovani islamici sono attirati dall'Is. Non si rendono conto che il Califfato è solo un'illusione ma la società occidentale cos'ha fatto per scongiurare queste derive ideologiche?

*** Hanif KUREISHI, 1954, drammaturgo, sceneggiatore, scrittore e saggista britannico, figlio di padre pakistano e madre inglese, "Senza valori, l'Occidente non vincerà", intervistato da Francesco Musolino, 'Il Fatto Quotidiano', 16 novembre 2015.



In Mixtura 1 altro contributo di Hanif Kureishi qui

lunedì 27 luglio 2015

#MOSQUITO / Fondamentalismo, e noi (Hanif Kureishi)

Il fondamentalismo – lo vedo anche in Pakistan – ha enormi energie. Questa è gente che ci crede davvero, sono veri idealisti e rivoluzionari, vogliono costruire uno Stato. Si guardi l’Is e poi si guardi uno Stato stagnante come l’Italia: come farà quest’ultima a salvarsi? Perché da questa parte dell’Occidente l’atmosfera è sonnolenta. Come si può sperare di combattere la follia di questo fondamentalismo, di questo fascismo? Il liberalismo è certo impotente davanti alla ferocia di questo fondamentalismo. Cosa potrà svegliare i giovani italiani e portarli a creare lo Stato che vogliono? Come resistere al fascismo europeo e al fondamentalismo fascista dell’Is, che si vede anche in Pakistan? Berlusconi ha fatto addormentare l’Italia creando una cultura volgare, la cultura dello spettacolo, stile Las Vegas. Questo è scioccante: come si spiega una cosa del genere in un paese industriale moderno? Lo vedi nella musica e anche nel cinema; e pensare che l’Italia ha avuto un cinema e una cultura così importanti! Ogni volta che vengo in Italia mi chiedo quando si sveglieranno i suoi giovani, quando si renderanno conto che il fondamentalismo sta per fotterli? (...)

Un fattore positivo è l’immigrazione, perché crea energia. Londra è piena di vita perché è multiculturale: da lì le viene una grande energia. Dove non c’è multiculturalismo, c’è un monoculturalismo morto. In città come Londra e New York c’è vita, perché c’è un pluralismo culturale. C’è bisogno di società aperte per creare una nuova cultura. Il neoliberismo invece crea il multiculturalismo con le sue enclave. Ma sarebbe un disastro pensare per esempio a un sistema giuridico organizzato secondo la provenienza etnico-culturale. Sarebbe ridicolo: pura idiozia. Immaginiamo cosa accadrebbe se ogni culto, ogni quartiere avesse una sua versione della legge. Quello di cui abbiamo bisogno è maggiore universalità, non più singolarità. Abbiamo bisogno di ideali e leggi universali. Questa teoria si basa sull’idea assurda di collegare la legge all’identità. Vogliamo una legge che si applica agli omosessuali musulmani ma non a quelli rastafariani o a quelli cattolici? È uno scherzo?

*** Hanif KUREISHI, 1954, drammaturgo, sceneggiatore, scrittore e saggista britannico, di padre pakistano e madre inglese, Nuovi fascismi crescono, testo raccolto da Giorgio Cesarale, 'MicroMega', 4, 2015