Visualizzazione post con etichetta _Judt Tony. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta _Judt Tony. Mostra tutti i post

lunedì 27 marzo 2017

#MOSQUITO / Ma non vogliamo tutti le stesse cose (Tony Judt)

Perché, negli ultimi tre decenni, è stato così facile per chi era al potere convincere i propri elettori della saggezza (e comunque della necessità) delle politiche che voleva portare avanti? Perché non c'era a disposizione nessuna alternativa coerente. Anche quando esistono differenze marcate nei programmi dei principali partiti, queste vengono presentate come versioni diverse di un unico obiettivo. È diventato un luogo comune dire che vogliamo tutti la stessa cosa e abbiamo solo modi leggermente diversi per giungere a essa. Ma è semplicemente falso. I ricchi non vogliono le stesse cose che vogliono i poveri. Chi dipende dal posto di lavoro per la propria sussistenza non vuole le stesse cose di chi vive di investimenti e dividendi. Chi non ha bisogno di servizi pubblici (perché può comprare trasporti, istruzione, e protezione sul mercato privato) non cerca le stesse cose di chi dipende esclusivamente dal settore pubblico. ... Le società sono organismi complessi, composti da interessi in conflitto fra di loro. Dire il contrario (negare le distinzioni di classe, di ricchezza, o di influenza) è solo un modo per favorire un insieme di interessi a discapito di un altro. Un tempo una simile affermazione era scontata: oggi ci incoraggiano a liquidarla come un incitamento irresponsabile all'odio di classe. 

*** Tony JUDT, 1948-2010, storico britannico, Guasto è il mondo, 2010, Laterza, 2011, citato da Tomaso Montanari, Si può ancora credere a Matteo Renzi?, 'L'Huffington Post', 11 marzo 2017, qui


In Mixtura 1 altro contributo di Tony Judt qui

martedì 20 dicembre 2016

#MOSQUITO / Domande, reimparare a farcele (Tony Judt)

C’è qualcosa di profondamente sbagliato nel nostro modo di vivere, oggi.
Per trent’anni abbiamo trasformato in virtù il perseguimento dell’interesse materiale personale: anzi, ormai questo è l’unico scopo collettivo che ancora ci rimane.
Sappiamo quanto costano le cose, ma non quanto valgono. Non ci chiediamo più, di una sentenza di tribunale o di una legge, se sia buona, se sia equa, se sia corretta, se contribuirà a rendere migliore la società, o il mondo. Erano queste un tempo le domande politiche per eccellenza, anche se non era facile dare una risposta: dobbiamo reimparare a porci queste domande. Dobbiamo sottoporre a critica radicale l’ammirazione per mercati liberi da lacci e laccioli, il disprezzo per il settore pubblico, l’illusione di una crescita senza fine. Non possiamo continuare a vivere così. (...)

Oggi nel campo della politica economica i cittadini delle democrazie hanno appreso la modestia. Ci hanno detto che queste sono faccende da lasciare agli esperti, che l’economia e le sue implicazioni politiche sono troppo complicate per essere capite da un uomo della strada: una visione corroborata dal linguaggio sempre più arcano e matematico della economia. È difficile trovare gente della strada disposta, su questi argomenti, a sfidare le affermazioni del ministro del Tesoro e dei suoi consulenti. Ma dobbiamo reimparare a farlo. Dobbiamo reimparare a criticare chi ci governa. Ma per farlo in modo credibile dobbiamo liberarci dal cerchio di conformismo in cui, noi come loro, siamo intrappolati. Non possiamo sperare di ricostruire il nostro disastrato dibattito pubblico fino a quando non saremo arrabbiati a sufficienza per la condizione in cui ci troviamo.

*** Tony JUDT, 1948-2010, storico britannico, Guasto è il mondo, 2010, Laterza, 2011. Citato da Tomaso Montanari, storico dell'arte, vicepresidente di 'Libertà e Giustizia', messaggio all’assemblea di Ricominciamo da NO(i), 11 dicembre 2016, 'rifondazione.it', 15 dicembre 2016, qui.