lunedì 31 ottobre 2016

#VIGNETTE / Terremoto (Emilio Giannelli)

Emilio GIANNELLI
'Corriere della Sera', 31 ottobre 2016

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#SPOT / L'asino (Marco Careddu)

Marco CAREDDU
(via facebook)

#CIT / Amore (Barbara Alberti)

Barbara ALBERTI, 1943
scrittrice, giornalista, sceneggiatrice
da La donna è un animale stravagante davvero, Frontiera, 1998
anche in 'aforismario.net', qui

#HUMOR / Gatto, la mamma

(via facebook)

#LIBRI PIACIUTI / "L'estate fredda", di Gianrico Carofiglio (recensione di M. Ferrario)

Gianrico CAROFIGLIO, "L'estate fredda"
Einaudi, 2016
pagine 340, € 18,50, ebook € 9,99

Un nuovo maresciallo
Cresce senza sussulti, tirandoti dentro passo dopo passo, il nuovo noir di Gianrico Carofiglio: senza interruzioni, divagazioni, flashback, piani paralleli e tutti quegli effetti speciali cui ci hanno abituato molti romanzi odierni, specie polizieschi.

Una storia raccontata in modo 'classico', con un taglio pacato, chiaro, semplice: che procede con il passo giusto, né troppo lento né troppo veloce, dandoti il tempo, capitolo dopo capitolo, non solo di seguire il filo della trama, che si dipana comunque senza arzigogoli, ma soprattutto di assorbire le emozioni e di cogliere fino in fondo lo spessore dei personaggi.
Sì perché, senza nulla togliere alla attrattività della vicenda in sé, che ci ributta nell'atmosfera cupa e tragica degli anni in cui in Italia la mafia spadroneggiava con le armi, uccidendo i magistrati Falcone e Borsellino, colpisce l'abilità di intaglio psicologico di ogni figura del romanzo, anche delle minori. Questo non sarà una sorpresa per il lettore affezionato di Carofiglio: e tuttavia, forse, stavolta la padronanza di scrittura è ancora più evidente.

Certo, il protagonista, il maresciallo Pietro Fenoglio, è destinato a restare impresso, per i suoi tratti caratteriali un po' introversi, e proprio per questo quanto mai umani; i suoi atteggiamenti sostanzialmente disallineati rispetto al formalismo dell'Arma; la sua etica problematica, e perciò mai moralistica; e la sua tendenza a fare riflessioni solo apparentemente banali sul 'male' contro cui si trova a combattere. Ma l'occhio, leggero e profondo insieme, di Carofiglio sa restituire consistenza, con poche notazioni mai secondarie, a ogni personaggio, dandogli colore e specificità. Ed è anche questo che produce la sensazione in chi legge di 'essere entrato' nel racconto e di poter assistere, come in presa diretta, a ciò che accade.

Siamo a Bari, nel 1992: un'estate dal clima freddo, e per questo assunta come titolo del libro e come nome in codice dell'inchiesta in cui si vede coinvolto Fenoglio insieme con il pubblico ministero Gemma D'Angelo. Un bambino, figlio del boss mafioso Nicola Grimaldi, è stato rapito: il pagamento del riscatto non ha evitato la morte. Ci sono elementi per pensare che si tratti di una guerra interna ai clan: nell'ambiente si punta il dito contro un giovane rivale di Grimaldi, Vito Lopez. Ma così pare non essere. Anzi, Lopez chiede di poter collaborare, si autodenuncia per numerosi omicidi mai rilevati e commessi durante la sua appartenenza al clan di Grimaldi, ma nega di essere implicato nel rapimento del bambino; e, con le sue accuse, provoca l'arresto del suo ex-boss.
L'assassinio del bambino diventa il rovello di Fenoglio: la sua ostinazione intelligente, unita all'intuito di un suo appuntato, Pellecchia, dal passato 'inquieto', risolverà il caso.

Si possono immaginare altre puntate future: sarebbe infatti un peccato non avere più notizie del maresciallo Fenoglio, della magistrata D'Angelo e dell'appuntato Pellecchia.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

https://it.wikipedia.org/wiki/Gianrico_Carofiglio

«
Il confine che separa i matti dai normali ci sembra netto, consistente, difficile da valicare. Invece è sottilissimo e in alcuni punti – in alcuni momenti – sfuma senza che ce ne accorgiamo. Ci troviamo nel territorio dei pazzi senza capire com’è successo – e del resto i pazzi lo sanno di essere da quelle parti? (Gianrico Carofiglio, "L'estate fredda", Einaudi, 2016)

Era civilizzato, si disse Fenoglio. Un pluriomicida civilizzato. E sembrava anche simpatico. Una parola assurda – simpatico – riferita a un uomo che aveva trascorso la vita rubando, trafficando, estorcendo e uccidendo senza pietà. Non era la prima volta che Fenoglio faceva questo tipo di riflessione. C’erano criminali stupidi, brutali, cattivi e odiosi. Erano come dovrebbero essere i criminali per corrispondere a una visione semplice e tranquillizzante del mondo. Siete diversi da noi. Voi i cattivi, noi i buoni. Tutto chiaro e decifrabile. 
Però poi c’erano – ne aveva incontrati tanti – spacciatori intelligenti; rapinatori simpatici; assassini capaci di inattesi e gratuiti gesti di umanità. Loro complicavano le cose, rendevano meno facili le classificazioni.  (Gianrico Carofiglio, "L'estate fredda", Einaudi, 2016)

- Non credo che sarò un ufficiale dei carabinieri per tutta la vita. Mi ci sono trovato, ma sin dall’inizio ho pensato di non essere adatto. 
- Forse questa è filosofia a buon mercato, ma io credo che certi lavori dovrebbero essere fatti da quelli che non si sentono adatti, per usare la sua espressione. Sentirsi un po’ fuori posto aiuta, rende piú vigili. Uno che si sente molto adatto, per esempio, non nota l’assurdità del modo in cui scriviamo i verbali. Non nota i particolari importanti.
- Non avevo mai pensato alla cosa in questi termini.  (Gianrico Carofiglio, "L'estate fredda", Einaudi, 2016)

– E le piace fare il carabiniere? 
– Ci sono tante cose che non mi piacciono. Però ce ne sono alcune che mi piacciono. 
– Cosa non le piace? 
– Non mi piace la brutalità. Non mi piacciono i soprusi, soprattutto quelli in nome di una presunta giustizia. Non mi piacciono certi suoi colleghi, non mi piacciono molti avvocati – ma in compenso alcuni mi piacciono molto – non mi piace la gerarchia, non mi piacciono certi ufficiali. Ovviamente non mi piacciono i delinquenti. Alcuni sono davvero ripugnanti. 
– Ci deve essere qualcosa che le piace molto per compensare tutto questo. 
– Mi piace scoprire cosa è successo. Nei limiti del possibile. Mi piace che la gente si fidi di me e decida di raccontarmi quello che sa, anche nelle situazioni più inattese. Mi piace se quello che faccio – a volte capita – restituisce un po’ di dignità a chi l’ha perduta. Dà senso al caos. Poi mi piacciono alcune persone con cui mi capita di lavorare. Qualche suo collega, qualche mio collega, anche qualche pregiudicato. Taluni sono persone gradevoli. 
Fece una pausa, stupito di quello che aveva appena detto. 
– Ho fatto una bella sparata patetica. 
– No. Direi proprio di no. È bella l’idea di dare senso al caos.  (Gianrico Carofiglio, "L'estate fredda", Einaudi, 2016)
»

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#SGUARDI POIETICI / La natura talvolta fa seccare (Emily Dickinson)

La natura talvolta fa seccare
un arbusto, talvolta scalpa un albero -
il suo popolo verde lo ricorda
nel caso in cui non muoia.

Foglie stremate alle nuove stagioni
testimoniano mute -
e noi che abbiamo un'anima moriamo
più sovente, e non così vitalmente.


*** Emily DICKINSON, 1830-1886, poetessa statunitense, senza titolo, n. 314 (La natura talvolta fa seccare), da Poesie, traduzione di Alessandro Quattrone, Giunti Demetra, 2000-2006



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#SENZA_TAGLI / Paesi mediterranei, a rischio se aumenta la temperatura (Claudia Grisanti)

Il cambiamento climatico può stravolgere gli ecosistemi dei paesi mediterranei. Uno studio mostra che se le emissioni di gas serra continueranno ad aumentare senza limiti, alla fine di questo secolo parte di Marocco, Algeria, Tunisia, Portogallo e Spagna potrebbero trasformarsi in deserto. Anche alcune aree di Italia e Grecia, soprattutto Sicilia e Creta, potrebbero diventare parzialmente desertiche. Solo se le emissioni verranno mantenute in un valore tale da limitare l’aumento di temperatura a 1,5 gradi, un obiettivo considerato ambizioso, non ci saranno cambiamenti negli ecosistemi.

Joel Guiot e Wolfgang Cramer hanno realizzato un modello per valutare i possibili effetti di un aumento di temperatura nel bacino del Mediterraneo. Hanno anche valutato la variabilità climatica degli ultimi diecimila anni, basandosi sullo studio dei pollini. Secondo i ricercatori, senza alcun intervento sulle emissioni di gas serra l’aumento di temperatura potrebbe cambiare profondamente la vegetazione. Oltre all’estensione delle aree desertiche, si potrebbe assistere alla scomparsa della vegetazione alpina e delle foreste di conifere in gran parte delle Alpi e dei Balcani. In Turchia orientale potrebbero scomparire le steppe, mentre in gran parte dell’Europa mediterranea si avrebbe un’espansione delle foreste decidue e della macchia mediterranea.

Se si limitassero le emissioni, ottenendo un aumento della temperatura di 1,5 gradi, gli effetti sulla vegetazione non sarebbero superiori a quelli osservati negli ultimi diecimila anni a causa della variabilità del clima. Uno scenario intermedio, con un aumento di temperatura tra due e tre gradi, mostra cambiamenti nella vegetazione non avvenuti in precedenza. L’accordo di Parigi ha posto come obiettivo un contenimento dell’aumento di temperatura a due gradi, con l’obiettivo ideale di 1,5 gradi.

*** Claudia GRISANTI, giornalista, L’aumento delle temperature mette a rischio i paesi del Mediterraneo, 'internazionale.it', 30 ottobre 2016, qui

Sud Spagna, maggio 2016
foto di Marcelo del Pozo, Reuters-Contrasto

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#MOSQUITO / Sapere, vivere (Carl Gustav Jung)

Sai quello che c'è da sapere, ma non vivi tutto quello che c'è da vivere, che si esprime soltanto nella trasformazione delle relazioni umane, le quali non possono essere sostituite nemmeno dalle più profonde conoscenze.

*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico e psicoanalista svizzero, fondatore della psicologia analitica, Il Libro Rosso, scritto nel corso degli anni 1913-1930, 2009, Bollati Boringhieri, 2012-2014.
Anche in 'jungitalia', 'facebook', 9 ottobre 2016, qui



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domenica 30 ottobre 2016

#SCRITTE / In questo negozio

(via facebook)

#SPOT / Quarto stato aggiornato (Stark+Abk)

Stark+Abk 
spinoza.it
(via facebook)

#VIGNETTE / "Casa nostra" (Mauro Biani)

Mauro BIANI
'il manifesto', 30 ottobre 2016

#VIDEO / Condividere, potremmo imparare


Gatti che condividono il latte
'facebook', 25 ottobre 2016
video 0min19
Potremmo imparare... (mf)

#SPILLI / Zoo umani, una vergogna in più (M. Ferrario)

Non ci sarebbe bisogno di andare indietro negli anni per trovare motivi di possibile vergogna per gli esseri umani che noi (non) siamo.

Il presente straborda di odio, violenza, xenofobia, razzismo.
Per non dire delle guerre.
Per non parlare - un riferimento a caso tra i tanti - di ciò che sta accadendo in Siria da mesi.
Ad Aleppo e dintorni: un'agonia che avviene nell'indifferenza generale.

Ad esempio.
Provate a leggere questa 'notiziola' diffusa in rete il 27 ottobre 2016: 22 bambini e 6 insegnanti bombardati e uccisi a scuola da un raid aereo e ridotti in 6-righe-6 di informazione dispersa nel grande mare di internet (qui). 
Ed è già tanto che la notizia sia stata data.

Comunque, staccando gli occhi dall'oggi e cercando nefandezze, magari più 'sottili' ma altrettanto oscene, nell'altro secolo - il secolo dell'Olocausto, peraltro seguìto al secolo del genocidio dei 'nativi americani' (qui) e ai secoli dello schiavismo (qui), - informo chi non lo sapesse, e magari continuasse a vantarsi della nostra 'civiltà bianca superiore', che sono esistiti anche gli 'zoo umani'. 

Come è documentato qui, in wikipedia:
« Gli zoo umani, chiamati anche esposizioni etnologiche, erano esposizioni pubbliche del XIX e XX secolo di esseri umani, solitamente in un cosiddetto stato naturale o primitivo. 
Le mostre spesso enfatizzavano le differenze culturali tra gli europei occidentali e altri popoli europei o non europei, con uno stile di vita considerato primitivo. 
Gli zoo etnografici erano spesso basati sull'unilinealismo, il razzismo scientifico e il darwinismo sociale. Alcune di queste teorie collocano gli indigeni in una scala evolutiva a metà tra le grandi scimmie e gli umani di discendenza europea. »

Cioè: noi uomini abbiamo esposto al pubblico (ludibrio), come bestie negli zoo, altri esseri umani. 
Pudicamente (ipocritamente, impudentemente) chiamati 'esposizioni etnologiche'.

Del resto, anche in questo non siamo mutati.
Non abbiamo forse imparato a nascondere il termine 'guerra' sotto l'espressione di 'azione di polizia internazionale'?
Neppure il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, abbiamo.

*** Massimo Ferrario, Zoo umani, una vergogna in più, per Mixtura


Nella foto: Ota Benga, un uomo in esposizione nel 1906, di 23 anni, alto 150 cm e di 47 kg di peso. Portato dal fiume Kasai, Congo, Sud Africa Centrale, da Dr. Samuel P. Verner. Esposto ogni pomeriggio nel mese di settembre. - un cartello all'esterno della casa del primate nel Bronx Zoo, settembre 1906. (qui)

#SGUARDI POIETICI / Alla finestra aperta (Ajahn Bikkhu Abhinando)

come ogni notte

la luna di domani si nasconde
dietro le nuvole
di ieri

poi
una fresca brezza
solleva l’ombra del pensiero

le emozioni si affollano
in attesa di una direzione
pronte a partire
o ad arrendersi

mentre
il crescente silenzio
ti mangia

vivo

*** Ajahn Bikkhu ABHINANDO, 1966, monaco buddista tedesco della tradizione theravada, Alla finestra aperta, da Ajahn Bikku Abinando, Quando tutto è detto, traduzione e prefazione di Livia Candiani, Milano, La Biblioteca di Vivarium, 2007. 
Anche in Francesco Marotta, Quando tutto è detto, blog ‘La dimora del tempo sospeso’, 23 giugno 2008, qui

#LINK / Top manager, giocano troppo a nascondino (Marco Scippa)

In un mercato come quello attuale dove le organizzazioni sono diventate “liquide” e dove la velocità del cambiamento è dieci volte più grande rispetto a quanto eravamo abituati a vedere sino alla fine degli anni Novanta, è del tutto evidente che la differenza competitiva di un’azienda non è data semplicemente dal know-how (che può essere copiato e/o migliorato) ma dalle persone che vi lavorano e dalla loro capacità di saper prevedere, interpretare e governare questo immenso frullatore globale.
In Italia, in questi ultimi anni, abbiamo assistito alla scomparsa o alla trasformazione di grandi aziende storiche: Indesit o Esselunga, per citare le più eclatanti, oggi non esistono più per come le abbiamo conosciute e tutto questo è coinciso con la scomparsa dei loro leader storici che, in molti casi, ne sono stati anche i fondatori.

Ma come è potuto accadere tutto questo? La risposta è da ricercarsi nella miopia dei board aziendali che, preoccupati a difendere rendite di posizione, non hanno pensato a coltivare le giuste competenze manageriali che gli avrebbero permesso un corretto passaggio generazionale: sì, proprio le famigerate competenze. (...)

Se i top manager del sistema industriale italiano smetteranno di pronunciare slogan e si focalizzeranno sul serio su una gestione corretta delle competenze personali e dei propri collaboratori, allora riusciremo a vincere la sfida della competitività. In caso contrario ci toccherà fare come il filosofo greco Diogene, girando con una lanterna al buio alla ricerca di un leader.

*** Marco SCIPPA, esperto di gestione e sviluppo del personale e Hr director, I top manager giocano troppo a nascondino, 'senzafiltro', 26 ottobre 2016

LINK articolo integrale qui

#SENZA_TAGLI / Leader, cattivi (Stefano Greco)

I cattivi leader spaccano, dividono, discriminano. Nelle organizzazioni come nel governo di uno Stato. Invece di unire, fare squadra, rendere coese le comunità, provocano fratture e scissioni. In azienda, sono i capi che distinguono i simpatici dagli antipatici, gli adulatori da chi non adula, premiando (anche economicamente) il presenzialismo a discapito del merito. 
Nella politica, gli attuali esempi della Brexit, del nostro referendum costituzionale e delle presidenziali USA con le peggiori alternative della loro storia. 
Il problema per il mondo intero è che i cattivi leader, una volta raggiunto il loro obiettivo, possono diventare leader cattivi. E allora la Storia non farà altro che ripetersi, rimanendo, come sempre, inascoltata.

*** Stefano GRECO, consulente, formatore, saggista, 'facebook', 29 ottobre 2016, qui


In Mixtura altri 13 contributi di Stefano Greco qui

#LINK / Gorino, 4 ipocrisie da sfatare (Girolamo De Michele)

Diamo il giusto peso a cose e parole. Si trattava di dare alloggio (cinque stanze su trenta di un ostello) per quattro mesi – cioè per l’inverno, quando l’attività turistica è inesistente – a dodici donne, una delle quali incinta. Di tutte le parole dette per giustificare l’ostilità della comunità di Gorino, le più disumane, e perciò più rappresentative, sono state: “Queste donne avranno pure degli uomini. E noi donne di Gorino siamo per molte ore sole in casa, perché i nostri uomini fanno i pescatori”.

Tradotto: non è possibile che siano donne dotate di capacità di discernimento perché sono cose, di proprietà di migranti maschi, quindi stupratori. In realtà gli uomini di queste donne fuggite dalla Sierra Leone e dalla Nigeria sono detenuti e torturati nelle carceri, oppure ormai cadaveri sulla strada della fuga nel deserto. Ma tant’è: ai presidianti è bastato far balenare questo argomento, accanto all’altro, quello dell’esproprio delle seconde case, cioè della minaccia alla roba, agli sghei – si sente la cadenza gretta nella parlata di questi valligiani che antepongono la roba alla vita umana. E allora la prima ipocrisia da rimuovere è quella del “non siamo razzisti (ma…)”: razzismo e fascismo non sono etichette vuote, ma conseguenze di comportamenti concreti, e quello che è successo a Gorino è razzismo e fascismo. (...)

*** Girolamo DE MICHELE, insegnante e scrittore, Quattro ipocrisie da sfatare sui fatti di Gorino, 'internazionale.it', 28 ottobre 2016

LINK articolo integrale qui

foto di Sandro Rizzo, Lapresse, 'internazionale.it'

sabato 29 ottobre 2016

#NOI TRA DI NOI / Mixtura, 10 post più letti (settimana 22-29 ottobre 2016)

Mixtura
Top 10 post più letti
settimana 22 ottobre-29 ottobre 2016

#HUMOR / Congiuntivo

(via pinterest)

#CIT / Le bandiere (Arundhati Roy)

Arundhati ROY, 1959
scrittrice e attivista indiana
citazione da Guida all'impero per la gente comune, Guanda, 2003

SPOT / Bambini, quando?

(via pinterest)

#SCRITTE / Le persone che non impazziscono mai

(via pinterest)

#FAVOLE & RACCONTI / Il ragazzo timido (M. Ferrario)

Un giovane molto timido, una sera, si reca al bar di un paese vicino al suo: è un locale che ha aperto da qualche mese e lui non c'era ancora stato.

In genere esce con pochi amici, che conoscono le sue paure e lo incitano sempre a vincere la timidezza, a darsi da fare, a conoscere gente, ad avviare nuove relazioni, specie con le donne.
Ma quella sera tutti avevano impegni vari e lui si è ritrovato solo: non aveva voglia di stare chiuso in casa e si è deciso ad andarsene fuori anche senza l'appoggio del solito gruppo.

Si accomoda ad un tavolo, ordina una birra e un panino. 
Beve e mangia con calma, mentre osserva gli altri clienti: qualche coppia, molti ragazzi, quattro vecchi che giocano a carte.

In un angolo, sola, una ragazza legge un libro: ogni tanto si gusta la coca-cola che ha davanti.
Non è particolarmente attraente, ma non è neppure brutta: ha un’aria pulita, fresca, accattivante.

Il giovane mantiene gli occhi su di lei, cercando di non farsene accorgere. 
Trascorre almeno un quarto d'ora.
Alla fine si decide.
Trova un coraggio che non credeva di possedere, si alza e si avvicina al tavolo della ragazza. 

Lei alza gli occhi dalle pagine del libro, continuando a tenerlo in mano.
Lui, con fatica e inciampando nelle parole, riesce a sussurrarle: 
«Scusami, mi presento: sono Marco. Magari mi dirai di no... ma stasera sono solo... E vedo che anche tu non hai compagnia. Non ti voglio importunare, ma ti va di fare due chiacchiere...? Se vuoi puoi venire al mio tavolo, oppure mi siedo io al tuo. Che ne dici?». 

La ragazza pare pensarci.
Poi, all'improvviso, come una furia, getta con violenza sul tavolo il libro che aveva in mano, immediatamente si alza in piedi, allontana la sedia con fracasso e fa un passo indietro: ha gli occhi fiammeggianti. 
In modo teatrale, urla al giovane in modo che tutti sentano: 
«Ma per chi mi hai preso? Stai scherzando? Sono una ragazza seria, io. No, non voglio venire a letto con te, lasciami in pace!». 

In sala cessa il parlottare delle persone.
Tutti si voltano, in direzione dei due.
E in particolare fissano il ragazzo.

Lei non si accontenta.
Come rispondendo allo sguardo sorpreso degli avventori, commenta a voce alta:
«Ma tu guarda... Siamo ancora in una società in cui una donna sola non può stare seduta in un bar senza essere presa per una prostituta... Robe da pazzi...».

Lui è sbigottito.
Vorrebbe scomparire, si guarda in giro, si sente trafitto dagli occhi di tutti.

Il barista gli si è fatto vicino: con una mano lo accompagna al tavolo in cui era seduto, allontanandolo dalla ragazza.

Lei, a quel punto soddisfatta, si siede: gustandosi la scena, mentre beve l'ultimo sorso di coca-cola.

Il ragazzo cerca di tranquillizzare il barista.
«Non ho fatto niente, glielo assicuro. Non so cosa sia preso a quella tipa. E' tutta matta. Davvero, mi deve credere: le ho solo chiesto se potevo fare due chiacchiere con lei. Nient'altro. Non volevo altro, glielo giuro».

Il padrone del locale guarda il giovane: è rosso in viso, esterrefatto per l'accaduto.
«D'accordo, ora si sieda. Se vuole le porto un'altra birra: questa gliela offro io. E poi, forse, le farà bene farsi un giro fuori: c'è un'aria frizzante che le calmerà certi pensieri».

Il ragazzo obbedisce e si siede: vorrebbe ribattere che non ha nessun bisogno di calmarsi e che le sue intenzioni erano semplicemente quelle dichiarate. Ma rinuncia: capisce che non c'è il clima giusto. 
Il cameriere gli porta la seconda birra promessa dal proprietario.
Il giovane se la beve in due lunghi sorsi.
Poi si prende la testa tra le mani, come per meditare su quanto è accaduto.
La gente ha già dimenticato l'episodio e ha ripreso a chiacchierare, ma lui continua a sentirsi osservato: la cosa migliore è tornarsene a casa.
La serata è rovinata: ha il panino sullo stomaco.

La ragazza, da lontano, ha seguito il colloquio tra il ragazzo e il barista: prevede che, tra qualche secondo, il ragazzo lascerà il locale.

Allora si decide.
Attraversa tutta la sala in direzione del tavolo del ragazzo: lo fa lentamente e non passa inosservata.
Ancora una volta la clientela si zittisce e punta gli occhi sui due giovani, curiosa di seguire quel che avverrà.
Anche i quattro vecchi hanno sospeso il gioco delle carte. 
Il proprietario segue i movimenti della ragazza: ha smesso la preparazione di un cocktail, è uscito dal bancone e si maniene in un angolo, pronto a intervenire.

La ragazza ha raggiunto il tavolo del giovane: ora è ferma, ritta in piedi, silenziosa, mentre lui continua a mantenere la testa tra le mani.
Lei pensa che lui si sia accorto della sua vicinanza: anche se insiste a coprirsi gli occhi.
Lui in effetti si sente lo sguardo vicino di qualcuno addosso e immagina che sia quello di lei.
Ma decide di far finta di nulla.

Passano alcuni secondi.
Poi lei, chinandosi su di lui, gli borbotta qualcosa all’orecchio: 
«Ti chiedo scusa per la chiassata di poco fa. Lo so, sono stata violenta e ti ho fatto fare una figuraccia terribile in pubblico. Ma in qualche modo ho dovuto farlo: sai, ho colto l'occasione. E non è la prima volta. Vedi, io sono una studentessa di psicologia e sto osservando le reazioni delle persone alle situazioni fortemente imbarazzanti. Sono esperimenti che mi servono per la tesi: sto per laurearmi».

Il giovane resta immobile, gli occhi nascosti, la testa tra le mani.

Sempre sottovoce, la ragazza insiste: 
«Ti chiami Marco, mi pare. Bene, Marco, mi hai sentito? Ti chiedo scusa… Mi spiace... Non è che non volevo chiacchierare con te. Anzi, adesso, se ti va, possiamo fare conoscenza. Vuoi che mi sieda qui al tuo tavolo? Oppure possiamo fare due passi fuori e trovarci un altro bar...».

Nessuno è riuscito a cogliere le parole della ragazza, ma tutta la sala è in attesa di vedere cosa accadrà.
Il bar è piombato in un silenzio assoluto.
Il proprietario è sempre più preoccupato.
Al bancone, i camerieri hanno smesso di spillare le birre e preparare i panini: anche loro guardano.
Tutti sono in attesa del finale del film.

Il giovane continua a non dare segni di vita: le mani sempre in faccia, a coprisi gli occhi.
La ragazza, paziente, attende.
Poi, timidamente, riprova:
«Allora, che mi dici?»

All'improvviso, il giovane si scopre il viso, si alza in piedi di scatto, getta la sedia a terra con violenza, provocando un rumore assordante.
Ha la faccia alterata. 
Grida alla ragazza, ma in modo che nessuno in sala si perda una parola: 
«Cosa? 500 euro? Vuoi 500 euro? Ma sei matta? Ma chi ti credi di essere? Ti sei montata la testa. Piuttosto mi arrangio da solo».

*** Massimo Ferrario, Il ragazzo timido, 2013-2016, per Mixtura - Riscrittura di una storiella famosa, diffusa anche in internet.


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#SGUARDI POIETICI / Guarda su questa carrozza in movimento (Daniele Mencarelli)

Guarda su questa carrozza in movimento
le facce chiuse nel sonno,
le mani incrociate, le tempie sudate,
l’oro vivo di quel bambino napoletano,
il controllore che mi restituisce il mio dialetto,
mia famiglia, mia terra mi viene incontro.
Quanto è duro vegliare il mio vagone,
fare attenzione alla solitudine di un vecchio
l’impazienza del guaglione senza pace
il saluto del padre al figlio risvegliato,
quei ragazzi stremati dalla vacanza riminese.
Che paura quando una galleria ci prende
azzera gli occhi allontana le parole,
ma che gioia, che respiro di sollievo,
la luce, rivedervi tutti.


*** Daniele MENCARELLI, 1974, poeta, da Bambino Gesù, Nottetempo, 2010. Anche in 'ipoetisonovivi.com', 31 maggio 2013, qui

#LINK / Sempre in ritardo, perché? (Ilaria Betti)

(...) Un nuovo studio offre una spiegazione scientifica ai nostri dubbi e ci solleva dalle nostre responsabilità: se spesso siamo in ritardo quando siamo diretti al lavoro o verso un luogo familiare è perché la nostra mente sottostima la quantità di tempo che occorre per percorrere tali distanze. I ritardatari, dunque, potranno dire di avere un'ottima scusa: tutta colpa, a detta dei ricercatori, di uno "scherzetto" del nostro cervello. (...)

*** Ilaria BETTI, giornalista, "Se siamo sempre in ritardo è perché la nostra mente ci gioca uno scherzetto": una ricerca "giustifica" i ritardatari, 'huffingtonpost.it', 28 ottobre 2016

LINK articolo integrale qui


In Mixtura altri 6 contributi di Ilaria Betti qui

#MOSQUITO / Adulatori, l'odio per l'adulato (Elias Canetti)

Gli adulatori appassionati sono i più infelici degli uomini. Di tanto in tanto li coglie un odio selvaggio e imprevedibile per la creatura che hanno a lungo adulato. Quest’odio, non possono padroneggiarlo; a nessun prezzo riescono a domarlo; vi cedono come la tigre alla sete di sangue. È uno spettacolo sconcertante: l’uomo che prima aveva per la sua vittima solo parole della più cieca adorazione, revoca ciascuna di esse con altrettanto esagerate ingiurie. Non dimentica nulla di quanto potrebbe aver fatto piacere all'altro. Nella sua collera frenetica ripercorre l’elenco delle sue precedenti dolcezze e le traduce con precisione nella lingua dell’odio.

*** Elias CANETTI, 1905-1994, scrittore e aforista bulgaro, premio Nobel per la letteratura nel 1981, La provincia dell'uomo. Quaderni di appunti 1942-1972, Adelphi, 1972.
Anche in 'aforismario.net', qui 



In Mixtura 1 altro contributo di Elias Canetti qui

#LINK / McDonald's, alternanza scuola-lavoro (Alex Corlazzoli)

Il ministero dell'Istruzione ha siglato il programma con 16 organizzazioni, tra cui il colosso americano del fast food: a disposizione10mila percorsi per gli studenti delle superiori. Scelta che fa discutere. Moige: "Siamo convinti e vogliamo credere che questo non sia l’escamotage per avere persone che lavorano gratuitamente in cucina"

(...) l’alternanza scuola-lavoro con la recente riforma della “Buona Scuola” è diventata obbligatoria nell’ultimo triennio della scuola secondaria di secondo grado per ogni tipologia di indirizzo. A dare un “quattro” alla Giannini è invece Mimmo Pantaleo, il segretario nazionale della Flc Cgil: “Questo accordo con McDonald’s dimostra che l’esperienza dell’alternanza ha bisogno di un tagliando. Qualcuno mi deve spiegare che coerenza ci sarebbe tra il piano formativo di un liceo, di un tecnico e McDonald’s? Non mi risulta che vi sia chissà quale sistema di relazione nei loro ristoranti a parte la vendita dei panini. Si è perso il connotato didattico di questo aspetto della formazione; pur di trovare una collocazione ai ragazzi li si manda dal colosso americano”.  (...)

*** Alex CORLAZZOLI, maestro e giornalista, Alternanza scuola-lavoro, accordo tra Miur e McDonald’s. Cgil: ‘Perso connotato didattico di questo aspetto formativo’, 'ilfattoquotidiano.it', 28 ottobre 2016

LINK articolo integrale qui


In Mixtura altri 9 contributi di Alex Corlazzoli qui

venerdì 28 ottobre 2016

#CIT / Ingegno (Enrico Mattei)

Enrico MATTEI, 1906-1962
dirigente pubblico

#SCRITTE / Cornetti vuoti

(via pinterest)

#SPOT / Migranti, morti (Jena)

JENA (Riccardo Barenghi, 1957)
giornalista
'La Stampa', 27 ottobre 2016

#HUMOR / Drogati

(via pinterest)

#BRICIOLE / Proverbi, ci lasciano liberi (M. Ferrario)

“Chi lascia la via vecchia per la nuova, male si ritrova”. 
Ma anche: “Chi non risica non rosica”. 

"Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino". 
Ma anche: "Ciò che semini, raccogli". 
Oppure: "La fortuna aiuta gli audaci".

"Chi si contenta gode". 
Ma anche: "Chi dorme non piglia pesci". 
Oppure: "Tentar non nuoce".

"La curiosità uccise il gatto". 
Ma anche: "Chi cerca trova".

"Poco è sempre meglio che niente". 
Ma anche: "Quando si chiude una porta si apre un portone". 
Oppure: "Chi la dura la vince"

I proverbi sono la saggezza dei popoli perché, come tutti i documenti di vera sapienza, dicono tutto e il contrario di tutto. 
O, per dirla in modo più 'prezioso', tendono all'ossimoro: offrono polarità.
Non scelgono per noi: ci lasciano liberi.
Li possiamo ridurre ad un 'aut-aut'. O possiamo abbracciarli con un 'et-et'.

Naturalmente, il secondo atteggiamento è sempre più ricco e generativo. Ma 'loro', saggiamente, non ce lo dicono.

*** Massimo Ferrario, Proverbi, ci lasciano liberi, per Mixtura

#SGUARDI POIETICI / Pietre (Erri De Luca)

So le pietre da lanciare, in pochi contro molti 
e ho visto pietre contro armi da fuoco. 
Ho maneggiato pietre sui cantieri 
ho abbattuto pareti, costruito case. 
Ci sono stati giorni per lanciare pietre 
e gli anni per rinchiuderle nei muri. 
Ma non conosco le pietre di lapidazione 
scagliate all’indifeso. 
Chi è senza errore, tiri lui la prima, 
disse lo sconosciuto accovacciato in terra. 
Chi è senza errore: non chi si è dato autorità di legge. 
Chi è senza errore ha diritto di alzarsi per colpire. 
Chi è senza errore: perché non lo farà. 
Chi lancia pietre di lapidazione profana il regno minerale,
la materia di vulcani e stelle, 
il letto dei fiumi e i frantumi dei fulmini. 
Chi lancia pietre di lapidazione 
possa il suo braccio irrigidirsi in pietra 
e lui sia maledetto di rimbalzo. 

*** Erri DE LUCA, 1950, scrittore e poeta, Pietre, ‘Poesia’, settembre 2009
https://it.wikipedia.org/wiki/Erri_De_Luca



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#SENZA_TAGLI / Darwin, e le falene (Gian Maria Zapelli)

E’ ancora ben salda la teoria evoluzionistica di Darwin, che attribuisce al bisogno di sopravvivenza l’egemonia nelle strategie di adattamento ambientale. Eppure vi sono le falene. Farfalle che per mimetizzarsi cercano di apparire una foglia. E lo fanno in modo straordinario. Non solo riproducono magnificamente tutti i dettagli della foglia, riproducono anche i fori dei parassiti. Realizzando un mimetismo che va bel al di là della sola necessità di difendersi da un predatore. Quindi poco giustificabile attraverso la sola logica della selezione naturale darwiniana. La coincidenza stupefacente dell’imitazione della farfalla ha un lusso che eccede il solo bisogno di difesa dalle ostilità. Questa precisione del dettaglio ricorda il valore indispensabile della bellezza. Perché non vi è sopravvivenza che merita di durare senza la cura della bellezza.

*** Gian Maria ZAPELLI, consulente, specialista di sviluppo e cambiamento, Darwin e le falene, 'linkedin.com/pulse', 21 ottobre 2016, qui



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#VIDEO / Madagascar, la poesia aiuta le donne in difficoltà (afp)

La poesia aiuta le donne del Madagascar in difficoltà
Afp-'internazionale.it'. 26 ottobre 2016
video 2min37

“Il messaggio che voglio inviare è che anche se sono una donna, non significa che sono debole e che possono picchiarmi”. 
Caylah, una poeta del Madagascar che si dedica al genere slam, aiuta le giovani madri a esprimersi e ad accettarsi per quello che sono. 
Per queste donne lo slam è un modo per parlare di tutto: religione, violenza domestica, denaro e sesso. 
(dalla presentazione)

giovedì 27 ottobre 2016

#CIT / La vera misura (Samuel Johnson)

Samuel JOHNSON, 1709-1789
critico letterario, poeta, saggista

#SPOT / Bambini, gelosia (Elisabetta Rossini, Elena Urso)

(via facebook)

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#SCRITTE / Tempi andati

(stawalls.it, via pinterest)

#HUMOR / Vuoi che glielo dica io alla gazzella?

#SGUARDI POIETICI / Il cane che ai miei piedi guarda l'alba (Isabella Leardini)

Il cane che ai miei piedi guarda l’alba
si prende il mio calore e chiude gli occhi.
Di nuovo sola fino a questa soglia.
I desideri fragili che allungano
le mani dell’estate sono ancora
nascosti come i nidi tra le foglie
sono rimasti in alto e senza voli.
Via dalle luci d’acqua e dai frastuoni
delle strade che filano sul mare
via dall’aria che prende alla schiena.
Ma noi restiamo qui come le radio
dimenticate accese in piena notte
come le insegne che hanno perso qualche luce
ma cercano lo stesso di brillare.


*** Isabella LEARDINI, 1978, poetessa, Il cane che ai miei piedi guarda l'alba, da Una stagione d'aria, in Nuovi poeti italiani 6, Einaudi, 2012. Anche in 'parcopoesia', qui

#LIBRI PREZIOSI / "E' normale... lo fanno tutti", di Michele Corradino (recensione di M. Ferrario)

Michele CORRADINO, "E' normale... lo fanno tutti.
Storie dal vivo di affaristi, corrotti e corruttori"
Chiarelettere, 2016
pagine 157, € 13,00, ebook € 8,99

La speranza è che non sia il primo di una serie 
Nelle ultime pagine si apre qualche spiraglio: forse la battaglia non è persa. Alcune proposte dell'autore, Michele Corradino, già consigliere di Stato ed esperto della materia anche per essere commissario dell'Autorità nazionale anticorruzione, e quindi collaboratore diretto di Raffaele Cantone, in questi anni diventato simbolo della lotta alla criminalità organizzata nel mondo degli affari, sembrano indicare qualche strada quanto meno per arginare il fenomeno. 
Per tutto il libro, però, l'intreccio di conversazioni registrate tra corrotti e corruttori, in ogni campo della vita pubblica, offre uno spaccato deprimente di come la corruzione, in Italia, sia diventata un fatto 'normale': non più sanzionata socialmente, ma anzi considerata fatto scontato, addirittura necessario per chi vuole fare affari, così come il pesce ha bisogno di acqua per vivere. 

Certo, non è una verità ormai capace di sconvolgerci: i casi quotidiani di malaffare, le retate, le indagini che occupano ogni giorno paginate di carta stampata e fotogrammi di servizi televisivi ci hanno assuefatto. Impossibile ignorare le dimensioni e la pericolosità del fenomeno. 
Eppure la lettura di questo volume, dal titolo che ben sintetizza il clima in cui viviamo (E' normale... così fan tutti), non lascia indifferenti: e l'effetto è disarmante, quasi disperato. Perché più che i dati sociologici e le statistiche che di solito si citano quando si descrive la corruzione, qui parlano gli interessati: nei colloqui intercettati, mentre corrompono o vengono corrotti, diciamo in tempo reale. E sono parole scoraggianti.

E' tutto materiale autentico: legittimamente raccolto da conversazioni registrate, tratte da inchieste giudiziarie e depositate in tribunale. Al posto dei nomi e cognomi, una pudica censura evita giustamente la gogna dei soggetti: ma ciò che è riportato è quanto basta per dare conto del punto basso cui siamo arrivati.
Solo per dare un'idea del quadro che viene tracciato, può essere utile citare dal sommario i titoli di alcuni capitoli: Corruzione in famiglia; Malaffare e burocrazia. La corruzione 2.0; Il gergo del malaffare; Corruzione e sport; Corruzione e sanità; Corruzione, appalti e concorsi pubblici.

Come già dicevamo, ciò che dovrebbe rianimare il lettore, consegnandogli qualche speranza, nelle intenzioni dell'autore è la parte finale, in cui viene proposta una ricognizione critica sui tanti strumenti che potrebbero combattere la corruzione.
La riflessione 'cattiva', tuttavia, non può essere evitata: i tecnici ci assicurano che gli strumenti potenzialmente efficaci esistono, e questo è un elemento che può, in parte, tranquillizzarci. 
Ma la domanda che non ci tranquillizza riguarda la politica (i nostri rappresentanti) e la società (tutti noi): esiste davvero, fuori dai comizi e dai convegni in cui da sempre si vendono proclami retorici che non costano nulla, la volontà concreta, forte e decisa, di mettere in campo e usare questi strumenti? 
Perché anche la norma migliore, approntata dai migliori esperti, per avere effetti, deve essere prima varata e poi applicata. E non solo: se noi per primi (tutti) non compiamo quel salto etico che solo può indurci a (re)imparare a stigmatizzare e sanzionare, anche a livello sociale, i comportamenti corrotti, questa raccolta di registrazioni, con il suo squarcio delinquenziale sui colletti bianchi sempre più sporchi, potrà solo essere l'inaugurazione di una prima, lunga (e inutile) serie di volumi analoghi.

Il pregio di questo libro sta proprio nell'offrire un contributo, serio e convincente, perché la serie non si avvii. 
Non chiediamogli, però, di riuscirci, senza il concorso di una società intera: chiamata a un 'cambio culturale' per il quale il termine 'rivoluzione' non è per nulla sprecato.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura
«
È certamente falso e ingiusto dire che gli italiani siano un popolo antropologicamente dedito alla corruzione; è purtroppo vero, però, che rispetto a comportamenti di piccola o grande disonestà, essi siano abituati a chiudere un occhio, giustificandoli o persino ritenendoli espressione di quella furbizia di cui molti si fanno gran vanto. (Michele Corradino, "E' normale... lo fanno tutti. Storie dal vivo di affaristi, corrotti e corruttori", Chiarelettere, 2016)

Forse si sta bene solo in questo paese qua... perché nei paesi dove ci sono le regole secondo me si sta molto peggio... io ti dico la verità [...] nessuno mi può dire un cazzo... anche se qualche compromesso l’ho fatto anche io, naturalmente come tutti... però i soldi che ho guadagnato in questo paese di merda deregolarizzato non li avrei mai guadagnati in Inghilterra o in America. 
Parla così un amministratore pubblico in un’intercettazione. E forse sì, ha proprio ragione: l’Italia, nonostante l’infinito numero di leggi, norme e divieti, resta un paese «deregolarizzato» e i compromessi si fanno «naturalmente» perché la sensazione è che li facciano tutti. È proprio la normalizzazione del malaffare e della corruzione il tratto più difficile da accettare del nostro paese. (Michele Corradino, "E' normale... lo fanno tutti. Storie dal vivo di affaristi, corrotti e corruttori", Chiarelettere, 2016)

«L’hai capita o no? Io lo faccio. Mi vergogno?» si chiede retoricamente parlando con un amico, un imprenditore, in merito alle tangenti che, secondo l’accusa, paga a un amministratore pubblico. La risposta è tranchant e dà il senso della normalità della condotta: «No vaffanculo, lo fanno tutti e io devo lavorare». (Michele Corradino, "E' normale... lo fanno tutti. Storie dal vivo di affaristi, corrotti e corruttori", Chiarelettere, 2016)

Un imprenditore legge il fenomeno in chiave a suo modo internazionale e, discutendo di una tangente che secondo l’accusa sarebbe stata pagata per un lavoro all’estero, afferma: «In tutti i paesi normali è così, da Abu Dhabi all’America, all’Albania. Solo che qui le vogliono cambiare». E aggiunge una considerazione che, nella sua dimensione storico-religiosa e involontariamente umoristica, rivela la sconvolgente banalizzazione del malaffare amministrativo: «Guarda, io faccio sempre questo esempio: se quando è nato il Signore si sono presentati tre Re Magi con oro, incenso e mirra, mah... Vuol dire che quanto meno i rapporti personali contano, no?». (Michele Corradino, "E' normale... lo fanno tutti. Storie dal vivo di affaristi, corrotti e corruttori", Chiarelettere, 2016)
»

#MOSQUITO / La ragione umana, e il dubbio (Giacomo Leopardi)

Il mio sistema introduce non solo uno scetticismo ragionato e dimostrato, ma tale che, secondo il mio sistema, la ragione umana, per qualsivoglia progresso possibile, non potrà mai spogliarsi di questo scetticismo; anzi esso contiene il vero, e si dimostra che la nostra ragione non può assolutamente trovare il vero se non dubitando; ch’ella si allontana dal vero ogni volta che giudica con certezza; e che non solo il dubbio giova a scoprire il vero (secondo il principio di Cartesio (...), ma il vero consiste essenzialmente nel dubbio, e chi dubita sa, e sa il più che si possa sapere. 

*** Giacomo LEOPARDI, 1798-1837, filosofo e poeta, Zibaldone di pensieri, scritto dal luglio 1817 al dicembre 1832, pensiero datato 8 settembre 1821.


In Mixtura altri 2 contributi di Giacomo Leopardi qui

#SENZA_TAGLI / Gorino, barricate contro i profughi (Selvaggia Lucarelli)

Quando uno di quegli abitanti di Goro e Gorino avrà bisogno di una di quelle donne per assistere il papà anziano o di un senegalese per potargli le siepi a 2 euro al giorno, ricordiamoci di darci appuntamento nel ferrarese per fare barricate e non far passare lo straniero. Ah, e già che ci siamo: per non farli passare non fate piramidi umane. Tirate su un bel muro. Magari senza chiamare il romeno a cui dare 20 euro in nero, eh.

*** Selvaggia LUCARELLI, giornalista, 'facebook', 26 ottobre 2016, qui

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per informazioni vedi articolo di Marco Imarisio, Gorino, barricate contro 12 migranti. «Dicono 11 donne, poi diventa un’invasione», 'corriere.it', 25 ottobre 2016


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#VIDEO / Globalizzazione, nessuno si è opposto (Massimo Fini)


Massimo FINI, 1943
giornalista, saggista
Nessuno si è opposto a questa globalizzazione
youtube, 'La7', 24 ottobre 2016
video 2min08

«Bisogna riportare al centro l'uomo mentre l'economia e la tecnologia devono avere quella parte marginale che per molti secoli hanno avuto».

In Mixtura altri 5 contributi di Massimo Fini qui

mercoledì 26 ottobre 2016

#SPOT / Vino come farnaco

(via facebook)

#CIT / Esageri l'ipocrisia degli uomini (Marguerite Yourcenar)

(anche in 'aforismario.net', qui)

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#STREET_ART / Manca aria (Banksy)

Banksy
(via facebook)

In Mixtura altri contributi di Banksy qui

#HUMOR / Bipolare

(via pinterest)

#SGUARDI POIETICI / Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale (Eugenio Montale)

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

*** Eugenio MONTALE, 1896-1981, poeta e scrittore, premio Nobel per la letteratura nel 1975, poesia senza titolo (Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale), Xenia II, 5 (1964-1966), in Satura (1962-1970), ora in Tutte le poesie, a cura di Giorgio Zampa, Mondadori, 1984, citato da Vito Mancuso, Io amo. Piccola filosofia dell'amore, Garzanti, 2014


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#SENZA_TAGLI / Referendum costituzionale, ma la credibilità è un fatto (Giulio Cavalli)

Ci vuole un gran fegato nel proporre una riforma costituzionale: significa essere convinti di avere lo spessore politico e morale di impugnare la penna in un testo che è costato sangue e richiede la convinzione di essere legittimati a un’operazione che avrebbe il dovere di unire un Paese che è sempre più diviso, crepato finanche nelle istituzioni e rabbioso. Questo non significa che la Costituzione sia sacra, no: la Carta Costituzionale è la legge madre delle leggi dello Stato e in quanto tale può essere migliorata. Di più: deve essere migliorata poiché il compito della politica, quella vera, è di alimentare e sintetizzare un continuo dibattito che tenda al meglio, alla limatura continua al passo dei tempi e delle esigenze.

La contrapposizione tra riformisti e conservatori nel prossimo referendum sulla riforma costituzionale Renzi-Boschi è un falso: qui c’è uno schieramento innamorato del feticcio del cambiamento per il cambiamento da una parte e chi invece crede che sia meglio il niente (ora, così) piuttosto che un “peggio di niente”. Poi di contorno ci sono di resto coloro che cavalcano il referendum per zuffe di partito o per spodestare il governo di turno ma questi ora non ci interessano.

Però nel minestrone del populismo e della strumentalizzazione la credibilità non c’entra. La credibilità di chi propone questa riforma è un fatto politico. La compagine di chi ha tessuto le trame di questa proposta di riforma (oltre che il modo) è un elemento caratterizzante e indicativo: in una democrazia parlamentare così tanto interferita dall’Europa finanziaria, un governo non è legittimato semplicemente dai banchi che si trova ad occupare. Troppo facile, no. Se una maggioranza si propone come elemento riformatore (se non addirittura stravolgente) in tema di Costituzione ha il dovere di farsi giudicare nella sua composizione.

Renzi e Verdini (ma anche Alfano ministro dell’Interno e la Pinotti ministra della guerra e la Lorenzin ministra alla riproduzione) sono connotazioni importanti: è la differenza tra chi vota no alla riforma “come” e questi che scrivono la riforma “con”. Per questo non dobbiamo avere remore nel giudicare la credibilità di questa strampalata ciurma: la credibilità è un fatto. Di merito. E va discussa dappertutto: nei banchetti, negli incontri, casa per casa.

*** Giulio CAVALLI, scrittore, giornalista, Ma la credibilità è un fatto, 'possibile', 24 ottobre 2016, qui


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#MOSQUITO / Ottimismo, e lo sputo (Liz Jensen)

«Metti la speranza su un piatto della bilancia e un bello sputo sull’altro», replicava mio padre, danese, a ogni manifestazione di ottimismo. «Poi guarda cosa pesa di più. Pensaci! Ah-ah! Lo sputo, naturalmente!». 

*** Liz JENSEN, 1959, scrittrice britannica di origine danese-marocchina, Beati scettici, ‘Internazionale’, 27 febbraio 2009

#SENZA_TAGLI / Potere, cos'è (Stefano Greco)

Cos'è il potere? Di per sé, nulla. Ciò che veramente conta in un essere umano che lo detiene, è il potere che ha sul potere, ovvero la capacità di usarlo a vantaggio prima degli altri (compreso l'ambiente) e poi di se stesso.

*** Stefano GRECO, consulente, formatore, saggista, 'facebook', 15 ottobre 2016, qui


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