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lunedì 31 maggio 2021

#MOSQUITO / La Costituzione è una polemica (Piero Calamandrei)

È stato detto giustamente che le Costituzioni sono delle polemiche, che negli articoli delle Costituzioni c’è sempre – anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni – una polemica. Questa polemica, di solito, è una polemica contro il passato. Contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime. Se voi leggete la parte della Costituzione che si riferisce ai rapporti civili e politici, ai diritti di libertà, voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà che oggi sono elencate e riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute, quindi polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino contro il passato. Ma c’è una parte della nostra Costituzione che è una polemica contro il presente, contro la società presente, perché quando l’Art. 3 vi dice: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana», riconosce con questo che questi ostacoli oggi ci sono di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la Costituzione. Un giudizio polemico, un giudizio negativo contro l’ordinamento sociale attuale.

*** Piero CALAMANDREI, 1889-1956, politico, avvocato, accademico, discorso agli studenti universitari di Milano, 1955, citato da Tomaso Montanari, Eretici, PaperFirst, 2020 e diffuso in youtube, qui


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domenica 16 giugno 2019

#MOSQUITO / Costituzione, il combustibile (Piero Calamandrei)

La Costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica.

*** Piero CALAMANDREI, discorso al salone degli Affreschi della Società Umanitaria, 26 gennaio 1955, citato da Martina Di Pirro, 'ilsalto.net', 2 giugno 2018, qui


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lunedì 1 ottobre 2018

#MOSQUITO / Resistenza, i ragazzi non sanno (Piero Calamandrei)

I ragazzi delle scuole imparano chi fu Muzio Scevola o Orazio Coclite, ma non sanno chi furono i fratelli Cervi. Non sanno chi fu quel giovanetto della Lunigiana che, crocifisso ad una pianta perché non voleva rivelare i nomi dei compagni, rispose: «Li conoscerete quando verranno a vendicarmi», e altro non disse. Non sanno chi fu quel vecchio contadino che, vedendo dal suo campo i tedeschi che si preparavano a fucilare un gruppo di giovani partigiani trovati nascosti in un fienile, lasciò la sua vanga tra le zolle e si fece avanti dicendo: «Sono io che li ho nascosti (e non era vero), fucilate me che sono vecchio e lasciate la vita a questi ragazzi».

Non sanno come si chiama colui che, imprigionato, temendo di non resistere alle torture, si tagliò con una lametta da rasoio le corde vocali per non parlare. E non parlò. Non sanno come si chiama quell’adolescente che, condannato alla fucilazione, si rivolse all’improvviso verso uno dei soldati tedeschi che stavano per fucilarlo, lo baciò sorridente dicendogli: «Muoio anche per te… viva la Germania libera!». Tutto questo i ragazzi non lo sanno: o forse imparano, su ignobili testi di storia messi in giro da vecchi arnesi tornati in cattedra, esaltazione del fascismo ed oltraggi alla Resistenza.

*** Piero CALAMANDREI, 1889-1956, politico, avvocato, accademico,  Il compito degli uomini della Resistenza non è ancora finito, “Patria Indipendente“, n.5, 7 marzo 1954, citato in 'gruppolaico.it', 24 aprile 2016, qui


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giovedì 27 settembre 2018

#MOSQUITO / Diritti di libertà, diritti supercostituzionali (Piero Calamandrei)

Il testo è un estratto dal libro di Piero Calamandrei "L’avvenire dei diritti di libertà", che uscirà in libreria per Galaad edizioni il 27 settembre. 
Come spiega Enzo Di Salvatore nell’approfondita introduzione, si tratta di un saggio scritto nel 1946 dal giurista per la riedizione del libro "Diritti di libertà" di Francesco Ruffini, a sua volta nome celebre del diritto, tra i pochi docenti universitari a non prestare giuramento al fascismo, scomparso nel 1934 (qui)

Non possiamo terminare questo troppo lungo discorso sui diritti di libertà senza ricordare l’avvertenza del Ruffini: «quello che più importa, in fatto di diritti di libertà, non è tanto la loro solenne proclamazione teorica, al modo dei famosi testi francesi, quanto la concreta determinazione dei mezzi pratici più adatti ad assicurarne l’osservanza».

Questo è il punto che, anche nella prossima costituente italiana, richiederà la maggiore attenzione.
Si è già osservato che l’inclusione dei diritti di libertà nella costituzione, in conseguenza della quale essi assumono il carattere di diritti costituzionali, importa un impegno dello Stato a non servirsi del potere legislativo per sopprimerli o per restringerli. Difesa dei diritti di libertà significa sopra tutto difesa contro il potere legislativo; ma perché questa difesa sia effettiva, occorrerà che le norme concernenti i diritti di libertà, al pari di tutte le altre norme costituzionali, siano sottratte alla disposizione degli organi legislativi ordinari, e siano salvaguardate da un sistema «rigido» nel quale l’esercizio del potere costituente, solo competente a modificarle, sia affidato a speciali organi e a speciali maggioranze.
Eppure neanche questo potrebbe esser sufficiente a difenderli da ogni attentato: e si potrebbe pensare che di tutte le norme costituzionali, la cui modificazione fosse riservata alla competenza di speciali organi costituenti, i diritti di libertà, come quelli che rappresentano la base intangibile d’ogni democrazia, siano considerati come diritti supercostituzionali, e come tali debbano essere…

*** Piero CALAMANDREI, 1889-1956, politico, avvocato, accademico, da L'avvenire dei diritti di libertà, Galaad, 2018, estratto dal saggio di Piero Calamandrei  del 1946 per la riedizione del libro di Francesco Ruffini, Diritti di libertà, citato in 'left', 22 settembre 2018, qui

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martedì 10 luglio 2018

#MOSQUITO / Politica e libertà (Piero Calamandrei)

È così bello, è così comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altro da fare che interessarsi alla politica. E lo so anch’io! Il mondo è così bello, ci sono tante cose belle da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica. La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare…

*** Piero CALAMANDREI, 1889-1956, politico, avvocato, accademico, discorso sulla Costituzione agli studenti della università Cattolica, gennaio 1955, citato da Peolo Berizzi, NazItalia, Baldini+Castoldi, 2018.


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martedì 15 maggio 2018

giovedì 29 marzo 2018

#MOSQUITO / Cosa fu il ventennio fascista (Piero Calamandrei)

Ma fino da allora cominciò la Resistenza: contro l’oppressione fascista che voleva ridurre l’uomo a cosa, l’antifascismo significò la Resistenza della persona umana che si rifiutava di diventare cosa e voleva restare persona: e voleva che tutti gli uomini restassero persone: e sentiva che bastava offendere in un uomo questa dignità della persona, perché nello stesso tempo in tutti gli altri uomini questa stessa dignità rimanesse umiliata e ferita. Cominciò così, quando il fascismo si fu impadronito dello Stato, la Resistenza che durò venti anni. Il ventennio fascista non fu, come oggi qualche sciagurato immemore figura di credere, un ventennio di ordine e di grandezza nazionale: fu un ventennio di sconcio illegalismo, di umiliazione, di corrosione morale, di soffocazione quotidiana, di sorda e sotterranea disgregazione civile.

*** Piero CALAMANDREI, 1889-1956, politico, avvocato, accademico, Passato e avvenire della Resistenza, discorso tenuto il 28 febbraio 1954 al Teatro Lirico di Milano, citato in 'minima&moralia', 25 aprile 2014, qui


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giovedì 15 dicembre 2016

#MOSQUITO / Guerre, nessuno è innocente (Piero Calamandrei)

Ma chi è che semina le guerre? Se tra uno o tra dieci anni una nuova guerra mondiale scoppierà, dove troveremo il responsabile? Nell'ultima guerra la identificazione parve facile: bastò il gesto di due folli che avevano in mano le leve dell'ordigno infernale, per decretare il sacrificio dei popoli innocenti. Ma oggi quelle dittature sono cadute: oggi le sorti della guerra e della pace sono rimesse al popolo. Questo vuol dire, infatti, democrazia: rendere ogni cittadino, anche il più umile, corresponsabile della guerra e della pace del mondo: toglier di mano queste fatali leve ai dittatori paranoici che mandano gli umili a morire, e lasciare agli umili, a coloro ai quali nelle guerre era riservato finora l'ufficio di morire, la scelta tra la morte e la vita.

Ma ecco, si vede con terrore che, anche cadute le dittature, nuove guerre si preparano, nuove armi si affilano, nuovi schieramenti si formano. Chi è il responsabile di questi preparativi? Si dice che gli uomini, che oggi sono al potere, sono stati scelti dal voto degli elettori: si deve dunque concludere che le anonime folle degli elettori sono anch'esse per le nuove carneficine?

Questa è oggi la terribile verità. La salvezza è solo nelle nostre mani; ma ognuno di noi, se la nuova guerra verrà, sarà colpevole per non averla impedita. [...]

Se domani la guerra verrà, ciascuno di noi l'avrà preparata. Non potremo nascondere la nostra innocenza dietro l'ombra dei dittatori: quando c'è la libertà, tutti sono responsabili, nessuno è innocente.

*** Piero CALAMANDREI, 1889-1956, politico, avvocato, accademico, da  'Il ponte', dicembre 1946, citato in wikipedia, qui


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sabato 3 dicembre 2016

#MOSQUITO / Maggioranza, perché funzioni a dovere (Piero Calamandrei)

Per far funzionare un Parlamento, bisogna essere in due, una maggioranza e una opposizione. [...]

La maggioranza, affinché il parlamento funzioni a dovere, bisogna che sia una libera intesa di uomini pensanti, tenuti insieme da ragionate convinzioni, non solo tolleranti, ma desiderosi della discussione e pronti a rifare alla fine di ogni giorno il loro esame di coscienza, per verificare se le ragioni sulle quali fino a ieri si son trovati d'accordo continuino a resistere di fronte alle confutazioni degli oppositori. 

Se la maggioranza si crede infallibile solo perché ha per sé l'argomento schiacciante del numero e pensa che basti l'aritmetica a darle il diritto di seppellire l'opposizione sotto la pietra tombale del voto con accompagnamento funebre di ululati, questa non è più una maggioranza parlamentare, ma si avvia a diventare una pia congregazione, se non addirittura una società corale, del tipo di quella che durante il fatidico ventennio dava i suoi concerti nell'aula di Montecitorio.

*** Piero CALAMANDREI, 1889-1956, politico, avvocato, accademico, da  'Il ponte', luglio 1948, citato in wikipedia, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Calamandrei



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sabato 1 ottobre 2016

#MOSQUITO / Libertà, 'giuridica negativa' ma soprattutto 'economica positiva' (Piero Calamandrei)

La solita accusa ai liberali: vi preoccupate soltanto di ristabilire le libertà giuridiche che sono uno strumento per perpetuare la servitù economica: viceversa fin da principio si devono stabilire garanzie che evitino il solito pericolo che le libertà giuridiche servano ai ricchi per asservire i poveri. Questo problema del prius della forma sulla sostanza è il punto cruciale di ogni movimento. Io credo che si debba francamente affermare che la libertà non vuol dire soltanto libertà giuridica negativa (di coscienza, di stampa, di riunione, di religione ecc.), ma vuol dire anche libertà economica positiva (diritto al lavoro, diritto alla casa, diritto all'assistenza medica, diritto all'assistenza di vecchiaia, diritto alla scuola). Bisogna considerare come i nemici della libertà, come partiti non permessi, quelli che negano queste libertà positive, senza le quali quelle negative non hanno senso. Tutte le altre questioni - come si deve organizzare la produzione, la proprietà ecc. - devono essere risolte in funzione di queste libertà positive in modo da garantirle.

*** Piero CALAMANDREI, 1889-1956, politico, avvocato, accademico, Diari, 2 volumi, 1939-1941 e 1942-1945, Edizioni di Storia e Letteratura, 2015, citato da Gian Enrico Rusconi, Il senso di Calamandrei per la religione civile, 'La Stampa', 26 settembre 2016, qui


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mercoledì 28 settembre 2016

#RITAGLI / Costituzione, una religione civile (Gian Enrico Rusconi, Piero Calamandrei)

C'è un episodio poco noto nel contesto del dibattito alla Costituente, quando Giorgio La Pira propone di inserire in un preambolo la frase «In nome di Dio il popolo italiano si dà la presente Costituzione». Per molti costituenti è in gioco la laicità dello Stato.
Memorabile l'intervento di Togliatti che dichiara di «non capire» come si possa votare Dio a maggioranza.
Calamandrei propone di menzionare eventualmente in un preambolo i «morti per la libertà e la democrazia». «Nella nostra Costituzione c'è qualcosa che va al di là delle nostre persone, un'idea che ci collega al passato e all'avvenire, un'idea religiosa perché tutto è religione quello che dimostra la transitorietà dell'uomo ma la perpetuità dei suoi ideali». 
Le sue parole ci suonano oggi forse un po' enfatiche, ma vanno nel senso di quella che chiameremmo «una religione civile».
Erano altri tempi.

*** Gian Enrico RUSCONI, 1938, storico, politologo, saggista, Il senso di Calamandrei per la religione civile, 'La Stampa', 26 settembre 2016
https://it.wikipedia.org/wiki/Gian_Enrico_Rusconi

LINK articolo integrale qui

lunedì 18 aprile 2016

#VIDEO / Indifferentismo alla politica, una storiella (Piero Calamandrei)


Piero CALAMANDREI, 1889-1956
politico, avvocato, accademico
L'indifferentismo alla politica
tratto dal Discorso sulla Costituzione agli studenti di Milano, 26 gennaio 1955

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giovedì 29 ottobre 2015

#MOSQUITO / Maggioranza, e opposizione (Piero Calamandrei)

Per far funzionare un parlamento, bisogna essere in due, una maggioranza e una opposizione. (...) 
La maggioranza non deve essere un ventricolo pronto a trangugiare l’opposizione, né un pugno per strangolarla, né un piede per schiacciarla come si schiaccia un tafano sotto il tallone. (...)
La maggioranza, affinché il parlamento funzioni a dovere, bisogna che sia una libera intesa di uomini pensanti, tenuti insieme da ragionate convinzioni, non solo tolleranti, ma desiderosi della discussione (...). 
Chi dice che la maggioranza ha sempre ragione, dice una frase di cattivo augurio, che solleva intorno lugubri risonanze; il regime parlamentare, a volerlo definire con una formula, non è quello dove la maggioranza ha sempre ragione, ma quello dove sempre hanno diritto di essere discusse le ragioni della minoranza.

*** Piero CALAMANDREI, 1889-1956, politico, avvocato, accademico, Maggioranza e opposizione, 'Il Ponte', luglio 1948, ora in Mimmo Franzinelli, a cura di, Oltre la guerra fredda. L'Italia del 'Ponte' (1948-1953), Laterza, 2010, citato da Marco Revelli, Dentro e contro. Quandoi l populismo è di governo, Laterza, 2015


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venerdì 11 settembre 2015

#MOSQUITO / Desistenza, 1946 (Piero Calamandrei)

Ciò che ci turba non è il veder circolare di nuovo per le piazze queste facce note: il pericolo non è lì; non saranno i vecchi fascisti che rifaranno il fascismo. Che tornino in libertà i torturatori e i collaborazionisti e i razziatori può essere una incresciosa necessità di pacificazione che non cancella il disgusto: talvolta il perdono è una forma superiore di disprezzo. 
No, il pericolo non è in loro: è negli altri, è in noi: in questa facilità di oblio, in questo rifiuto di trarre le conseguenze logiche della esperienza sofferta, in questo riattaccarsi con pigra nostalgia alle comode e cieche viltà del passato. 
Oggi le persone benpensanti, questa classe intelligente così sprovvista di intelligenza, cambiano discorso infastidite quando sentono parlar di antifascismo: e se qualcuno ricorda che i tedeschi non erano agnelli, fanno una smorfia di tedio, come a sentir vecchi motivi di propaganda a cui nessuno più crede. I partigiani? Una forma di banditismo. I comitati di liberazione? Un trucco dell’esarchia. I processi dei generali collaborazionisti si risolvono in trionfi degli imputati. I grandi giornali si affrettano a riaprire le terze pagine alle grandi firme, care ai lettori borghesi: dieci anni fa celebravano l’impero e la guerra a fianco della grande alleata, oggi scrivono collo stesso stile requisitorie contro la pace spietata; e il pubblico si compiace di questi elzeviri ritrovati e non si accorge che questa pace è la conseguenza di quella guerra. Finita e dimenticata la resistenza, tornano di moda gli «scrittori della desistenza»: e tra poco reclameranno a buon diritto cattedre e accademie. 
Sono questi i segni dell’antica malattia. E nei migliori, di fronte a questo rigurgito, rinasce il disgusto: la sfiducia nella libertà, il desiderio di appartarsi, di lasciare la politica ai politicanti. Questo è il pericoloso stato d’animo che ognuno di noi deve sorvegliare e combattere, prima che negli altri, in se stesso: se io mi sorprendo a dubitare che i morti siano morti invano, che gli ideali per cui son morti fossero stolte illusioni, io porto con questo dubbio il mio contributo alla rinascita del fascismo.

*** Piero CALAMANDREI, 1889-1956, politico, avvocato, accademico, 'Desistenza', 'Il Ponte', ottobre 1946 in Piero Calamandrei, Lo Stato siamo noi, Chiarelettere, 2011.

martedì 8 settembre 2015

#MOSQUITO / Lo Spirito della Costituzione, 1947 (Piero Calamandrei)

... se il punto al quale siamo arrivati nei nostri lavori non ce lo avesse vietato, avrei anch’io desiderato che all’inizio della nostra Costituzione si trovasse qualche parola che volesse significare un richiamo allo Spirito. Perché, colleghi, alla fine dei nostri lavori, talvolta difficili e perfino incresciosi, talvolta immiseriti, diciamo, in questioni grettamente politiche, alla fine dei nostri lavori vi è però nella nostra coscienza la sensazione di aver partecipato in questa nostra opera a una ispirazione solenne e sacra. E sarebbe stato opportuno e confortante esprimere anche in una sola frase questa nostra coscienza, che nella nostra Costituzione c’è qualcosa che va al di là delle nostre persone, un’idea che ci ricollega al passato e all’avvenire, un’idea religiosa, perché tutto è religione quello che dimostra la transitorietà dell’uomo ma la perpetuità dei suoi ideali. 
Io avevo pensato – e ve lo dico unicamente perché desidero che questo rimanga agli atti della nostra Assemblea – proporvi che questa invocazione allo Spirito e all’eternità fosse consacrato in un richiamo sul quale credo che tutti noi ci saremmo trovati concordi; in un richiamo cioè ai nostri Morti, a coloro che si sono sacrificati, affinché la grande idea per la quale hanno dato la vita si potesse praticamente trasfondere in questa nostra Costituzione che assicura la libertà e la Repubblica. Forse, questa nostra Costituzione in pratica, per taluni aspetti, è inferiore alla grandezza della loro idea; ma tuttavia a essa ha voluto ispirarsi. Per questo io avevo in animo di proporre che la nostra Costituzione incominciasse con queste parole: «Il popolo italiano consacra alla memoria dei fratelli caduti per restituire all’Italia libertà e onore la presente Costituzione». Questo non si può più fare, ha detto il Presidente, per ragioni di procedura. Ma tuttavia la nostra intenzione e il nostro proposito, e il fatto che nel chiudere i nostri lavori noi abbiamo pensato a coloro senza il sacrificio dei quali noi non saremmo qui, questo io spero che rimarrà scritto negli atti della nostra Assemblea.

*** Piero CALAMANDREI, 1889-1956, politico, avvocato, accademico, discorso in Assemblea costituente, seduta del 22 dicembre 1947, in Piero Calamandrei, Lo Stato siamo noi, Chiarelettere, 2011.


lunedì 7 settembre 2015

#LIBRI PREZIOSI / Lo Stato siamo noi, di Piero Calamandrei (recensione di M. Ferrario)

Piero CALAMANDREI, "Lo Stato siamo noi", Chiarelettere, 2011
pagine 156, € 7,00, ebook € 4,99

Imperdibili questi pensieri di Piero Calamandrei, uno dei grandi padri della Repubblica e della nostra Costituzione. 

Si tratta di scritti e discorsi del periodo 1946-1956: ci appaiono oggi lontani anni luce e allo stesso tempo vicinissimi. Lontani, per ispirazione etica, tensione ideale e sentire politico. E vicini, per la validità di certe analisi, che potrebbero essere riformulate pari pari, o addirittura in versione peggiorativa, a distanza di oltre cinquant'anni: la caduta degli ideali antifascisti, la sostanziale diffusa irritazione quando si fa riferimento ai valori della Resisistenza, il clima soporifero di 'indifferenza', quando non di rifiuto, verso l'impegno ad affermare e allargare nella società i diritti e i valori di democrazia promossi dalla Carta costituzionale e che di fatto produce quella 'desistenza' che ci spinge alla chiusura individualistica e alla deriva menefreghista. 

Dice Piero Calamandrei in un discorso ai giovani del 1955: «Però, vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è – non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani – una malattia dei giovani.» 

Ovviamente, la provocazione, intelligente, appassionata e civile, di Calamandrei è generalizzata, e il dito puntato va oltre i giovani. Come si legge negli interventi riportati nel volumetto, ce n'è per tutti, politici e cittadini: gli uni e gli altri stigmatizzati nelle loro insufficienze di politici e di cittadini.

Un libro imperdibile, dicevo. Naturalmente, per chi ancora condivide, ma ha bisogno di conforto e vorrebbe rinforzare, una passione e una visione, laica e della vita pubblica, che è stata paragonata ad una 'religione civile'. Ma imperdibile anche per chi desiderasse risvegliare la sua anima timida di cittadino. Sconsigliato invece a chi è testardamente disinteressato alle 'cose di tutti' e ha come orizzonte la visione del proprio ombelico.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

«
Le Costituzioni vivono fino a che le alimenta dal didentro la forza politica: se in qualche parte ristagna questa circolazione vitale, gli istituti costituzionali rimangono formule inerti, come avviene nei tessuti del cuore umano, dove, se il sangue cessa di affluire, si produce quella mortale inerzia che i patologi chiamano infarto. (Piero Calamandrei, Lo Stato siano noi, Chiarelettere, 2011)

Festa della Costituzione? Di quella che volevano i morti della Resistenza, o di quella che fa comodo ai vivi della desistenza? (Piero Calamandrei, Lo Stato siano noi, Chiarelettere, 2011)

Nel macabro cerimoniale in cui gli incamiciati di nero, preceduti dai loro osceni gagliardetti, andavano solennemente a spezzare i denti di un sovversivo o a verniciargli la barba o a somministrargli, tra sconce risa, la purga ammonitrice, c’era già, ostentata come un programma di dominio, la negazione della persona umana. Il primo passo, la rottura di una conquista millenaria, fu quello: il resto doveva fatalmente venire. (Piero Calamandrei, Lo Stato siano noi, Chiarelettere, 2011)
»

Sempre in Mixtura, altri 3 contributi di Piero Calamandrei qui

mercoledì 6 maggio 2015

#RITAGLI / Giustizia e solidarietà (Piero Calamandrei)

Io mi domando, onorevoli colleghi, come i nostri posteri tra cento anni giudicheranno questa nostra Assemblea costituente: se la sentiranno alta e solenne come noi sentiamo oggi alta e solenne la Costituente Romana, dove un secolo fa sedeva e parlava Giuseppe Mazzini. 
Io credo di sì: credo che i nostri posteri sentiranno più di noi, tra un secolo, che da questa nostra Costituente è nata veramente una nuova storia: e si immagineranno, come sempre avviene che con l’andar dei secoli la storia si trasfiguri nella leggenda, che in questa nostra Assemblea, mentre si discuteva della nuova Costituzione repubblicana, seduti su questi scranni non siamo stati noi, uomini effimeri di cui i nomi saranno cancellati e dimenticati, ma sia stato tutto un popolo di morti, di quei morti, che noi conosciamo a uno a uno, caduti nelle nostre file, nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci, fino ai giovinetti partigiani, fino al sacrificio di Anna Maria Enriquez e di Tina Lorenzoni, nelle quali l’eroismo è giunto alla soglia della santità. 
Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere: il grande lavoro che occorreva per restituire all’Italia libertà e dignità. 
Di questo lavoro si sono riservata la parte più dura e più difficile: quella di morire, di testimoniare con la resistenza e la morte la fede nella giustizia. 
A noi è rimasto un compito cento volte più agevole: quello di tradurre in leggi chiare, stabili e oneste il loro sogno: di una società più giusta e più umana, di una solidarietà di tutti gli uomini, alleati a debellare il dolore. Assai poco, in verità, chiedono i nostri morti. 
Non dobbiamo tradirli.

*** Piero CALAMANDREI, 1889-1956, politico, avvocato, accademico, intervento all'Assemblea Costituente, 7 marzo 1947, riportato da Roberto Scarpinato, La storia 'lunga' che costituisce l'identità, 'MicroMega', Almanacco di storia, Ora e sempre Resistenza, 3, 2015


mercoledì 15 aprile 2015

#EX LIBRIS / Vera democrazia (Piero Calamandrei)

«
Vera democrazia non si ha là dove, pur essendo di diritto tutti i cittadini ugualmente elettori ed eleggibili, di fatto solo alcune categorie di essi dispongano dell’istruzione sufficiente per essere elementi consapevoli ed attivi nella lotta politica. La democrazia non è, come i suoi critici hanno cercato di raffigurarla deformandola, la tirannia della quantità sulla qualità, (…) della massa analfabeta sui pochi competenti colti; ma deve, per dare i suoi frutti, essere consapevole scelta dei valori individuali operata non in una ristretta cerchia di privilegiati dalla cultura, ma nell’ambito di tutto un popolo reso capace dall’istruzione di giudicare i più degni.
»
*** Piero CALAMANDREI, 1889-1956, giurista e politico, fondatore del Partito d’Azione e padre della Costituzione, Difendiamo la scuola democratica in Per la Scuola, Palermo, Sellerio, 2008

venerdì 13 marzo 2015

#RITAGLI / Scuola pubblica e scuole private (C. Augias, P. Calamandrei)

Tralasciamo i diplomifici dove si ottiene, pagando, il famoso 'pezzo di carta' che non vale niente. Le scuole confessionali, comunque siano sovvenzionate, violano la Costituzione non solo per la famosa questione degli 'oneri' (°) che lo Stato non dovrebbe sopportare. Argomento gravissimo, intendiamoci, se si pensa alle condizioni materiali in cui è ridotta la scuola pubblica, a cominciare per esempio dall'umiliante questione della carta igienica. Esiste un'altra serissima ragione esposta con una certa solennità nei primi due commi del famoso art. 33: «L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. - La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi». Lì è la questione, non solo nei soldi. La Costituzione dice che compito primario dello Stato è dare un indirizzo generale - cioè politico nel senso alto e forte del termine - all'istruzione, garantendo a chi insegna il diritto di poterlo fare liberamente. Già aver mantenuto la religione cattolica nelle scuole pubbliche - con insegnanti scelti dai vescovi - equivale a un catechesi che in uno Stato laico non ha motivo di essere; nelle scuole confessionali si arriva all'obbligo di attenersi ad un'unica possibile verità fissata per dogma. Quando si parla di 'buona scuola' bisognerebbe considerare questi aspetti.
*** Corrado AUGIAS, giornalista, saggista, scrittore, I finanziamenti agli istituti privati, estratto, rubrica 'lettere', 'la Repubblica', 13 marzo 2015 - (°) Art. 33, 3° co., Cost.: «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.»

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... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A 'quelle' scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico». 
*** Piero CALAMANDREI, 1889-1956, giurista e politico, fondatore del Partito d’Azione e padre della Costituzione, Discorso al III Congresso dell’associazione a difesa della scuola nazionale, Roma, 11 febbraio 1950.