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martedì 7 febbraio 2017

#SENZA_TAGLI / Opposizione, scendere in piazza (Francesco Erspamer)

Come si combatte la corruzione? Scendendo in piazza in centinaia di migliaia (bastano centinaia di migliaia, non serve il 40%) e tornandoci ogni giorno finché il governo non cede. Come in Romania.
Come ci si riprende un partito di sinistra diventato liberista? Opponendo nelle strade, in decine di migliaia e per settimane, la sua Loi Travail (in italiano: Jobs Act), costringendo i suoi dirigenti a sputtanarsi. Come in Francia.

In Italia, niente. Neanche il tentativo di stravolgere la Costituzione portò la gente per strada; ovvio che malgrado il risultato del referendum niente sia cambiato. I liberisti e i corrotti sanno benissimo che, qualunque cosa facciano, gli italiani si piegheranno. Oh, certo, lamentandosi molto; ma di tutti indifferentemente, ossia di nessuno, e preferibilmente a telecomando, ossia per ciò che i media gli propongono quel giorno (quasi sempre le malefatte di Virginia Raggi e della sua giunta; se non ci fossero loro l'Italia evidentemente sarebbe un paradiso).

Disoccupazione? Precariato? Favoritismi? Sprechi e ruberie? Privatizzazioni selvagge? Evasione fiscale dei ricchi e delle multinazionali e accanimento fiscale contro il piccolo commercio e le piccole imprese? Malasanità? Dissesto del territorio? Non scompariranno per conto loro ma neppure sono inevitabili. Votare contro non si può o comunque non basterebbe; ma basterebbe un mese di lotta dura e di massa, nelle strade e nelle piazze, non sui social. Contro il governo, i partiti di governo, la casta, i centri di potere, finché non mollano. 
Non vi va? Comprensibile; ma smettetela di credere che la colpa sia degli altri.

*** Francesco ERSPAMER, docente di studi italiani e romanzi ad Harvard, saggista, 'facebook', 5 febbraio 2017


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giovedì 29 ottobre 2015

#MOSQUITO / Maggioranza, e opposizione (Piero Calamandrei)

Per far funzionare un parlamento, bisogna essere in due, una maggioranza e una opposizione. (...) 
La maggioranza non deve essere un ventricolo pronto a trangugiare l’opposizione, né un pugno per strangolarla, né un piede per schiacciarla come si schiaccia un tafano sotto il tallone. (...)
La maggioranza, affinché il parlamento funzioni a dovere, bisogna che sia una libera intesa di uomini pensanti, tenuti insieme da ragionate convinzioni, non solo tolleranti, ma desiderosi della discussione (...). 
Chi dice che la maggioranza ha sempre ragione, dice una frase di cattivo augurio, che solleva intorno lugubri risonanze; il regime parlamentare, a volerlo definire con una formula, non è quello dove la maggioranza ha sempre ragione, ma quello dove sempre hanno diritto di essere discusse le ragioni della minoranza.

*** Piero CALAMANDREI, 1889-1956, politico, avvocato, accademico, Maggioranza e opposizione, 'Il Ponte', luglio 1948, ora in Mimmo Franzinelli, a cura di, Oltre la guerra fredda. L'Italia del 'Ponte' (1948-1953), Laterza, 2010, citato da Marco Revelli, Dentro e contro. Quandoi l populismo è di governo, Laterza, 2015


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