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martedì 28 luglio 2020

#SENZA_TAGLI / Sempre sulla felicità (Simone Perotti)

Io combatto una mia piccola personale battaglia contro la felicità. Sentir parlare di "felicità" mi fa sempre tornare alla mente una velina, una soubrettina bella e scema, che interpellata su quel che desidera risponde: "la pace nel mondo". Parole vuote, senza sostanza, appoggiate su un tavolo che non ha una gamba. Accanto a una pistola quasi sempre fumante.

Posizionare in una parola senza significato, per di più eventualmente utopistica, qualcosa di importante, significa imboccare una via senza destinazione. Qualunque sforzo fatto su quella strada non porterà altro che dove porterebbe se percorsa senza alcun impegno: da nessuna parte. Camminare male o di buon passo su un sentiero senza meta non fa apparire prima o dopo la meta.

Ecco un buon obiettivo: abbandonare le parole vuote. Accorgersi che l'errore è fondativo, parte dalla prima frase. Felicità non esiste, inutile cercarla. Chi la vende è un truffatore. Chi la cerca è un imbecille. Chi ne piange l'assenza è un malato. 

Come considereremmo un velocista che si allenasse per correre i 100 metri in 2 secondi? E un allenatore che promettesse questo ai suoi allievi? E chi si struggesse per non riuscirci?

Buon obiettivo: fare quei cento metri in qualche centesimo in meno del proprio record, semmai. Tradotto: cercare di non patire la causa abituale dei propri dolori; sorvolare se si è troppo coinvolti; impegnarsi se si è lassisti; guardare a se stessi con la dovuta obiettività, senza raccontarsela perché ci fa comodo; prendere ogni cosa che non va, smontarla, rimontarla facendola funzionare; svincolarsi per chi si sente schiavo, ascoltare per chi non è attento; misurare per chi fa tutto a occhio; familiarizzare con l'acqua per chi teme il mare. 

Ecco alcuni dei possibili centesimi da rosicchiare. Roba faticosa, per gente coraggiosa, che non si è seduta, che sta andando, che si sarà meritata la meta.

In poche, sane, belle e giuste parole: mettersi in progressivo equilibrio, cercare una forma di armonia col mondo. Spietatamente accettare, ad esempio, che ogni nostra lamentela è dovuta a un lavoro ancora non fatto in quella direzione. Ogni volta che "è colpa del lavoro" o "della famiglia" o "della crisi" o "del governo" o "di quello stronzo che mi ha fatto soffrire" o "di mia madre" o "della sfortuna". Trovare il coraggio e la forza di cambiare la risposta che diamo, da sempre, in automatico (eterodiretti dalla nostra natura) alla stessa domanda.

Cioè evolvere. Che infatti è: e/ex-volvĕre, voltarsi da ciò che si sta guardando, verso qualcos'altro. Guardare (se stessi e il mondo) da un altro punto di vista, vedendo nuove cose. 
Altrove.

*** Simone PEROTTI, scrittore, Sempre sulla felicità, facebook26 luglio 2020, qui


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mercoledì 20 maggio 2020

#MOSQUITO / Solo gli ignoranti (Simone Perotti)

Solo gli ignoranti hanno un Dio che chiede loro di uccidere in suo nome. Se hai una patria devi combattere per essa, se hai un Dio devi fare una jiahd. Se studi invece sei libero. La tua devozione è al sapere, alla vita, non all’ignoranza, e la guerra la fa solo la gente ignorante, marinaio o fante che sia…

*** Simone PEROTTI, 1965, scrittore, Rais, Frassinelli, 2016


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giovedì 5 marzo 2020

#MOSQUITO / I Greci e il 'segreto del tempo' (Simone Perotti)

I greci sanno qualcosa sul tempo che agli altri sfugge. Nessuno come loro sa stare seduto ore su una sediolina azzurra, col gomito su un tavolo bianco, di fronte al mare, senza fare niente. Ma senza annoiarsi. Dote che manca tragicamente a tutte le altre popolazioni.
Chi li invidia non sa di cosa parla. È tutt’altro che semplice senza allenamento. Ma in Grecia lo sa fare chiunque dalla nascita.

Quando penso ai greci mi viene una parola: “diluire”. Si corre dalla fanciullezza all’età adulta, immersi in chissà quale occupazione, e quando la pensione o l’invecchiamento costringono a rallentare, è dura accettare la nuova condizione. Per questo molte persone si deprimono: non sono abituate.
Il “segreto del tempo” dei greci forse è proprio qui: diluire la frenata finale della vita in una miriade di rallentamenti sparsi lungo i decenni precedenti. Un po’ come faceva Rasputin, il famoso mistico, che per paura di essere avvelenato sorbiva ogni giorno una goccia di veleno abituando il suo corpo gradualmente. Si chiama “mitridatismo”, perché il primo a praticarlo fu Mitridate VI re del Ponto, ossessionato dall’idea di essere ucciso.

Mi sono convinto che i greci facciano altrettanto col tempo, solo che invece del veleno si bevono un buon caffè.

*** Simone PEROTTI, 1965, scrittore, Rapsodia mediterranea, Mondadori, 2019


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lunedì 16 settembre 2019

#SENZA_TAGLI / Il 'famoso giorno' (Simone Perotti)

Parli, parli, parli.
Poi arriva un giorno in cui stai lì, guardi le colline rosse di sole che tramonta, proprio dove sorgerà tra poco la luna piena... E ti accorgi che dopo tutte quelle parole è arrivato il giorno fatale, il "famoso giorno", quello di cui, appunto, hai parlato e ascoltato tanto.

L'aria è immobile. I colori sono più brillanti del solito. C'è una strana atmosfera, sospesa, in attesa. C'è un silenzio assoluto, fa quasi rumore.
È tutto così uguale al solito, eppure diverso, lieve, ispirato.

Tra poco arriverà. Con la sua macchinina, partita da lontano. Quattro straccetti nel bagagliaio. Le ultime cose. Il resto è stato già portato con un furgone, pochi giorni fa.
Solo che stavolta non viene due giorni, o tre. Questa non è una visita, non è un weekend. Non è un'esercitazione. Stavolta viene per restare...

Ma si usa ancora fare queste cose? Non sarà assurdo, folle, nell'epoca della temporaneità, dei cicli brevi, delle solitudini? Incontrata su un'isola, come si trova un tesoro... E ora lasciare tutto e andare... Arrivare... Restare...?

Chissà.

*** Simone PEROTTI, facebook, 13 settembre 2019, qui


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domenica 30 dicembre 2018

#SENZA_TAGLI / Prevedere, imparare a giocare senza palla (Simone Perotti)

Una persona, tra i commenti, mi chiede: "Ma tu ti senti mai solo e triste? E in questi casi che si fa?". Premesso che non ho idea del perché mai dovrei avere le risposte giuste a domande così difficili... Tuttavia ho provato a dirle cosa ne penso. 
Ecco la risposta:

"Si tiene duro. si sente. Si razionalizza. Sai, quando si naviga, anche se ci si sta attenti, ogni tanto si deve soffrire. E allora si incassa la testa nelle spalle, si chiude bene la cerata, e si tiene duro. Poi, passa. La vita non l'ho fatta io, io l'avrei fatta un po' meglio... Ma è così.

Però... Quando si prende la burrasca, viene fuori tutto quello che hai fatto prima, come ti sei preparato, come hai fatto esperienza, come hai imparato, cosa sei diventato. Una burrasca presa avendo fatto finta di niente fino a quel momento, avendo "evitato di imparare", o di studiare, fino a quel momento, è ogni volta una "burrasca daccapo". Io invece credo sempre molto in quello che Arrigo Sacchi (un vero filosofo contemporaneo) chiamava con enfasi il "gioco senza palla". Pre-figurare, pre-vedere, immaginare cosa accadrebbe quando ci fosse la palla, come muoversi prima che arrivi, cioè quando giungesse la burrasca. La barca terrebbe? Oggi la burrasca non c'è ancora, è un giorno buono per lavorare, per rinforzare, per manutenere, per aggiustare.

Nei corsi di vela spegnevo il motore in porto mentre i miei allievi entravano al timone tutti gongolanti. Mi guardavano senza capire. Io dicevo loro: "Ecco, è capitato quello che voi pensate che non capiti mai. C'è corrente, c'è vento, e il motore è andato giù. Che fate ora?". In questo modo li preparavo ad affrontare qualcosa di serio. Il giorno che fosse capitato, non sarebbe stato per loro la prima volta, ma almeno la seconda.
E sai una cosa? A tutti veniva in mente di aprire le vele, di fare questo, di fare quello... Mentre in quel caso, la cosa più semplice e importante da fare, è buttare l'ancora. Fermarsi, al sicuro. Poi, dopo, si vede.

Ecco, forse questo può esserci utile. Quando butta male, se non siamo in fondali eccessivamente elevati, basta buttare l'ancora. Poi, con calma, si affronta l'avaria. Ma soprattutto, quando tutto va bene, bisogna immaginare come sarebbe se andasse male. Cosa ci manca. Cosa ci serve. Come reagiremmo. Io, riguardo malattia, morte, e altre simpatiche amenità della nostra vita, lo faccio tutti i giorni."

*** Simone PEROTTI, 1965, scrittore, facebook, 15 dicembre 2018, qui


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lunedì 15 ottobre 2018

#SENZA_TAGLI / Riace, la linea di demarcazione definitiva (Simone Perotti)

Non avverrà. Non può avvenire. Certamente il Paese si solleverà contro la decisione del Viminale di deportare come schiavi gli stranieri che a Riace hanno trovato una nuova vita dopo indicibili sofferenze, migrazioni, privazioni. Certamente interverrà il Presidente della Repubblica, interverranno le istituzioni, per evitare che il beneficio di una comunità nuova, che ha ridato vita a un Paese morto, venga azzerato. E che si ritorni ad avere persone che non sanno dove andare e paesi morenti che invece di ospitarle si estinguono.

E non c'entra niente che Lucano abbia fatto errori o debba pagare il fio di distrazioni o infrazioni. Se avesse frodato per arricchirsi, o per generare per sé o la sua famiglia vantaggi di potere, sarei tra gli inflessibili. La legge va salvaguardata, sempre, e rispettata. E deve fare il suo corso senza ottusità ma anche senza sconti. 
Ma Mimmo Lucano ha generato benefici per il territorio abitualmente devastato della Locride 'ndranghetista, per tante persone che hanno sofferto, per il suo paese morente. Ha dimostrato che una via di integrazione c'è. E ha soprattutto testimoniato che se vuoi fare davvero qualcosa devi rischiare, devi giocartici tutto. Se c'è una cosa che distrugge la nostra comunità sono quelli che se ne stanno seduti al tavolino tutto il tempo, i "pesi morti", e poi giudicano chi invece si adopera. 
Per questo è naturale stare dalla parte del Sindaco di Riace e della sua visione di integrazione e benessere. Almeno per quelli che vogliono restare degli esseri umani.

Dunque questo è un confine. Una linea di demarcazione definitiva.
Se la superiamo sarà discesa libera verso la decadenza definitiva. Se restiamo al di qua abbiamo ancora speranze di farcela.

*** Simone PEROTTI, scrittore, facebook, 14 ottobre 2018, qui


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lunedì 16 gennaio 2017

#MOSQUITO / Guida, una ricerca che suscita pena e disprezzo (Simone Perotti)

Quando cercano una guida, gli uomini suscitano pena e disprezzo. Rinunciano a condursi da soli, e si condannano alla schiavitù. In questo sta il potere del comandante, in questo risiede la loro fragilità. Senza di essa nessuno potrebbe governarli. Di lei si ciba la fiducia del nemico, che a sua volta spera in un altro comandante, candidandosi perciò ala sconfitta. Le guerre sono sempre un congresso di disperati.

*** Simone PEROTTI, 1965, scrittore, Rais, Frassinelli, 2016.


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martedì 27 dicembre 2016

#SENZA_TAGLI / Silenzio, incapacità (Simone Perotti)

Una delle maggiori cause del degrado della società, più del malaffare e della cattiva politica, è l'incapacità delle persone a restare in silenzio. Meno hanno da dire, più parlano. 
L'effetto sulla società di questa diffusa menomazione psico-attitudinale, un disordine dell'identità e della relazione col mondo, è tragico.

*** Simone PEROTTI, scrittore, 'facebook', 22 dicembre 2016, qui



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lunedì 28 novembre 2016

#LINK / Fidel Castro, anche una lezione di dignità (Simone Perotti)

Non ne avrei scritto. Troppo lungo e complesso. Poi ho letto alcuni articoli di colleghi, su altri giornali, solo preoccupati di dire una frase polemica, qualcosa che riesca a “bucare” l’indifferenza in cui spesso precipitano i loro articoli. Allora dirò solo due parole.

L’avventura di Fidel Castro e della rivoluzione cubana è una storia unica per la nostra vicenda umana. Cuba è stata il confine tra mondi, modelli, impostazioni. Una sutura e una ferita, in cui i lembi irritati non hanno mai smesso di guarire e riaprirsi. Un’isola a poche miglia dal più grande colosso mondiale che ha deciso di ribellarsi alla sua influenza e tentare una via propria. Giovani laureati che avevano un ottimo futuro personale decisero di stravolgere il proprio destino e quello delle loro famiglie per ribellarsi a un tiranno eterodiretto che aveva reso puttane le loro madri e le loro sorelle, e fatto merce dei loro cuori e delle loro speranze. (...)

*** Simone PEROTTI, scrittore, Fidel Castro, la lezione di dignità e il giudizio sbilanciato su di lui, 'ilfattoquotidiano.it', 27 novembre 2016

LINK articolo integrale qui


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lunedì 18 aprile 2016

#SENZA_TAGLI / Trivelle, 32 per cento (Simone Perotti)

32. Per cento. Uno su tre. Due su tre gli irresponsabili distratti di questo Paese in disfacimento morale. Ci fosse stato da commentare un plebiscito a favore della salvaguardia dell'ambiente, avrei attaccato la natura del quesito, la sua ambiguità, ma non avrò questo problema. Perché due italiani su tre non hanno ritenuto rilevante la questione, tanto da non prendere neppure parola.
Fosse stato per sfiducia nel suffragio, li comprenderei. Neanche io voto ormai, neghittoso e insofferente alla presa in giro del finto consenso. Ma qui, come troppo raramente accade nel Paese bello distrutto a morsi dai cani, c'era da contarsi, da misurare un sentimento collettivo verso ciò che di più caro abbiamo: l'ambiente dove viviamo. Ormai facciamo file chilometriche per comprare un nuovo oggetto, ma non sentiamo alcun richiamo per il nostro mare.
Perduta gente, spreconi di salute e di occasioni, italiani che non siamo più brava genìa, distratti, sciatti, votiamo come andiamo in spiaggia, lasciamo carte sporche sulle rive dove si arena l'orda dei migranti, con la scheda elettorale ci puliamo il sugo sulla bocca, e pare che nulla più valga la nostra attenzione. Per meritare quello che si invoca bisogna prima sentirlo, poi desiderarlo, o sarà sempre impossibile goderne. 
Italiani irresponsabili, che dalle Terre dei Fuochi non traggono insegnamento, che delle Seveso, Acna, Tav non traggono indignazione. L'occasione per fare fronte, mandare un messaggio chiaro: "il Paese va difeso", l'abbiamo perduta. Non sarebbe servito a molto, lo so, per chi difende, ma sarebbe stato un ostacolo almeno simbolico per chi attacca, che dominava già, e ora ha un motivo in più per dilagare.
Brutta pagina della nostra storia. Sempre più vicini all'ultima.

*** Simone PEROTTI, scrittore, navigatore, 'facebook', 17 aprile 2016, qui


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martedì 17 novembre 2015

#SENZA_TAGLI / Oriana Fallaci, perché dovresti scusarti (Simone Perotti)

Se fosse viva le scriverei: “Scusati, Oriana…”.
Lo farei col garbo e il rispetto che un piccolo scrittore deve a una grande autrice, ma con la convinzione che un uomo del Mediterraneo ha raggiunto studiando, viaggiando, vivendo e maturando una propria salda opinione, da riferire senza mezzi termini o false reverenze, come faceva lei.

“Scusati, Oriana…” perché la tesi che questa sia una guerra di religione è troppo superficiale per una intellettuale raffinata come te. Perché uno scrittore letto da tante persone ha la responsabilità di smontare sempre la soluzione più semplice, non sostenerla. Perché nella complessità occorre cautela e profondità, se si vuole partecipare al processo lento e vitale della formazione di una coscienza critica civile diffusa. Perché sostenere che vi sia in atto una crociata all’incontrario è scorretto dal punto di vista storico, giacché non vi è alcuna Terra Santa da conquistare in Occidente, né ricchi e potenti mercanti mediorientali interessati ai nostri mercati, come era, appunto, all’incontrario. Perché non ricordare la nostra Santa Inquisizione, assai più longeva e istituzionale dei fanatismi islamisti, sbilancia ogni valutazione proprio in seno al processo storico.

“Scusati, Oriana…”, soprattutto, perché sei stata a fianco dei potenti e dei poteri, hai lavorato per i loro giornali, li hai intervistati, dunque non potevi non sapere che le guerre di religione non sono mai esistite. La religione, come tutte le pratiche irrazionali, può essere usata dal potere, dall’economia, dalla guerra, e non il contrario. Non potevi non capire che quando lanci bombe generi un nemico, anche se lo sconfiggi. Non potevi ignorare, tu che vivevi a New York, che quando trasformi il mondo in un mostro vorace di mercati da conquistare, senza alcun freno o controllo, non puoi non attenderti squilibri e mancanza di scrupoli in ogni periferia del mondo. Proprio tu, che hai visto la guerra, hai visto l’odio degli uomini, dovevi sapere che gli sforzi per mitigarne e controllarne gli istinti feroci non bastano mai, andrebbero moltiplicati, non interrotti, e pagano sempre.

“Scusati, Oriana…” per non aver usato la tua popolarità per disinnescare, portare a più miti consigli, gettare le basi, favorire il dialogo, come ogni intellettuale dovrebbe fare, condannando i potenti, non il pensiero della gente, riducendo la loro impunità, non inveendo contro chi richiama le parti a un mutuo raziocinio. Il risultato, qualcuno dice, di non averti capita lo vediamo oggi nelle stragi. A me pare che il risultato di averti capita (gli Stati non hanno applicato alla lettera le tue ricette?) lo vediamo nel peggioramento della situazione mondiale, ma soprattutto nell’intolleranza crescente e nell’assenza sempre più tangibile di spirito critico e misura.
Effetti che genereranno altra violenza.

Ecco perché dovresti scusarti.

*** Simone PEROTTI, saggista, scrittore, già manager e consulente nell’area delle pubbliche relazioni, Attentati a Parigi, alla Fallaci scriverei: "scusati tu, Oriana", blog 'ilfattoquotidiano.it', 16 novembre 2015, qui

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martedì 10 novembre 2015

#MOSQUITO / Cantieri, vederli ovunque (Simone Perotti)

Cosa ci dice che un lavoro è terminato? Chi ci assicura che non è possibile fare ancora un passo, inventare ancora una soluzione? Perché, a parte la nostra stanchezza, dovremmo fermarci? Ogni volta che si osserva una realizzazione dovremmo vedere in essa un cantiere ancora aperto, se non vogliamo farla morire.

*** Simone PEROTTI, saggista, scrittore, già manager e consulente nell’area delle pubbliche relazioni, oggi downshifter, Stojan Decu. L’Altro uomo, romanzo, Bompiani, 2005, citato in apertura a Simone Perotti, Avanti tutta, Chiarelettere, 2011.


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domenica 26 luglio 2015

SENZA_TAGLI / L'imprenditore-eroe (Simone Perotti)

Lui si chiama Antonio Picascia, casertano. La camorra gli ha incendiato l’azienda all’indomani di un convegno dove aveva parlato insieme a Cantone. Ed è il mio eroe per tutto agosto (almeno…). Io eleggo sempre un eroe della settimana, a cui penso, a cui mi ispiro, ma questo signore lo eleggo eroe per un mese. Per un numero enorme di ragioni, soprattutto tre:

La prima è che mentre parla alla telecamera la sua espressione tradisce un vago sorriso, un’espressione dolce ma incrollabile. I suoi occhi sono determinati fino a far venire un brivido lungo la schiena. La sua voce è calma, salda, ferma. Ha già denunciato estorsori e camorristi nel 1997, dunque sa esattamente ciò di cui parla, non è un ingenuo. Ma la sua espressione vagamente serena, nonostante l’accaduto, ha un grande significato. Quando vedi qualcuno con quella espressione è meglio che ti metti dalla sua parte, altrimenti sei spacciato. E in questa epoca di decadenza abbiamo un enorme, spasmodico bisogno di gente dura, che sorride.

La seconda è che l’intervista all’indomani di un rogo che ha distrutto la sua azienda, lui la inizia dicendo tre volte “Io sono felice…”. Se tenti di fare un danno a un uomo e invece lo rendi felice, devi portargli rispetto. Il rispetto che si deve a chi è più forte di te. E in questa epoca abbiamo un urgente bisogno non di parlare di felicità in modo inconcludente, ma di persone forti felici, che non ti insegnano niente. Lo fanno.

La terza è verso la fine dell’intervista, quando lui dice “A questi scarafaggi li dobbiamo ringraziare… perché faremo un’azienda più bella di prima”. Ecco fatto. Perfino grazie vuole dire a chi gli ha bruciato il laboratorio. Un grazie sentito, vero, profondo, quasi neppure ironico o polemico. Nessun ammiccamento. E’ davvero così: grazie, faremo meglio di prima. E in questa epoca abbiamo urgente necessità di gente che al danno risponde così, con un grazie che mette paura.

Ecco. Amo la gente che non molla, che non si lamenta, che non dice un mucchio di stupidaggini e se stesso e agli altri, che non aspetta niente da nessuno. Amo la gente forte, salda, che lotta contro l’arroganza e il malaffare, ma lo fa stando anche bene, soffrendo, patendo, senza mentirsi, ma poi cogliendo il senso profondo della sua azione. Dunque niente fregnacce pseudoamericane o filorientali sulla felicità, ma solo energia spirituale, forza, tensione morale, e onestà. Che bello. Grazie lo dico io. A lui.

*** Simone PEROTTI, scrittore, navigatore, Grazie lo dico io. A lui, blog 'Piccolo Cabotaggio II', 25 luglio 2015, qui

° ° °

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martedì 7 luglio 2015

#SENZA_TAGLI / Sul comandare e dintorni (Simone Perotti)

Qui su Mediterranea (*) facciamo così, che i più esperti lasciano il posto a chi deve fare esperienza. Nel primo anno di navigazione la nostra imbarcazione ha richiesto l’umiltà dell’attesa, la cura dei lavori. Chi è venuto a bordo, che avesse tanta o poca esperienza, ha lavato, messo e tolto parabordi, partecipato ai lavori, ascoltato le rotte e le interpretazioni di vento e mare, senza farle.

Chi è venuto, nel primo anno, che fosse schiavo, che fosse Re, ha dovuto chinare il capo a Mediterranea, conoscerla, rispettarla e prendersi cura di lei, imparando a stare a bordo. Il mare non perdona, e comunque non premia, i frettolosi, gli ambiziosi, chi non è umile e non ha pazienza. Per condurre una barca bisogna amarla, prima, e per andar per mare bisogna smettere di non avere paura.

Qui su Mediterranea facciamo così, che in questo secondo anno i Rais fanno a turno il “Secondo in comando“, quello vero. Mestiere indefinito e difficile il Secondo, fatto di servizio, d’intuizione, di previsione, di preparazione. E’ il consigliere privilegiato del Comandante, qualcuno che potrebbe stare al suo posto, che ne ha la sapienza e l’esperienza perché sa leggere il giorno, appena sveglio, capire al primo sorso di caffè se il mattino annuncia gioia o sofferenza, se occorre andare, e rapidamente, o aspettare, anche a lungo. Il Secondo in comando sente la barca, le tasta il ventre, le batte le dita sulla schiena-carena mentre gorgoglia il suo “trentatré”, dunque la ausculta. Il Secondo è anello forte della debole catena di comando, fatta d’un niente significativo, d’indizi, e capisce equipaggio e comandante, guarda la prua e la poppa della barca, del mare, del viaggio. Ho conosciuto pochi veri Comandanti in vita mia, pochissimi veri Secondi, e sulle loro barche si navigava con invisibile ordine, con sovrana e sobria dignità. Questo devono imparare i Rais di Mediterranea, quest’anno, e stavolta devono impararlo per sé.

Qui su Mediterranea facciamo così, che il Comandante fa spesso compiere le manovre al Secondo. Che sia in mare, alla vela, che sia in porto, per l’ormeggio, che sia una passe, che sia un fiordo, che sia un istmo, che sia un capo, discute con lui, decide con lui, spiega, racconta. Con pazienza, con autentico amore per la marineria, insegna. Il Comandante deve imparare ancora dal mare, e se è vero Comandante lo sa. Ma quel che sa ha il dovere di raccontarlo. Quel che sa davvero, tuttavia, non ciò che suppone, non ciò che spera di sapere. In ogni gesto, in un nodo, in un arco di rotta, in mare c’è il tentativo della perfezione, che è sempre e solo interpretazione dell’inesplicabile. Troppe forze concorrono perché un solo uomo, un solo equipaggio, le governi. Per questo il Comandante spiega che navigare è un’operazione intellettuale, prima che fisica, e i suoi ingredienti sono la previsione, la preparazione, l’intuizione, la finzione di qualcosa che ancora non è, perché quando sarà possa essere già vissuto, almeno nell’immaginazione che è maestra dell’esperienza.

Così i Rais di Mediterranea accumulano centinaia, migliaia di miglia. Così imparano che sapere il mare è difficile senza umiltà, senza tempo. Così comprendono che qui, su Mediterranea, cerchiamo di creare quello che di solito non ha nessuno: l’opportunità di vivere il mare, davvero. Perderla o coglierla è questione che riguarda l’individuo, prima del marinaio. Non offrirla, sarebbe un grave problema di Comando.

Qui su Mediterranea facciamo così“.

*** Simone PEROTTI, 1965, scrittore, navigatore, Qui su Mediterranea facciamo così..., blog 'mediterranea', 6 luglio 2015, qui
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(*) Per avere informazioni su cos'è Mediterranea e il relativo Progetto, qui

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sabato 4 luglio 2015

#SENZA_TAGLI / Ottimismo, tempi duri (Simone Perotti)

Tempi duri per gli ottimisti. Per vent’anni non abbiamo potuto dire di esserlo, per non sembrare berlusconiani. Oggi si rischia di sembrare follower di mercanti piemontesi e primi ministri.

E’ possibile essere ottimisti senza vendere “profumi della vita”, o frigoriferi al tartufo, senza promettere milioni di posti di lavoro o supercazzole elettorali? Oppure tentando un ragionamento articolato senza che qualcuno ti dia del disfattista? Per essere ottimisti, oggi, l’unica via è aderire con festante e supino entusiasmo a qualche antica idiozia rimasticata dal ghostwriter di turno?

Abbiamo diritto di poter essere ottimisti tanto quanto loro (purché siamo in grado di interpretarlo meglio di loro). In modo un po’ più concreto, magari, e originale. Soprattutto senza necessariamente tentare di diventare milionari mentre si mostrano i denti in un eterno, inutile, plastificato sorriso paraculo.

*** Simone PEROTTI, 1965, scrittore, navigatore, E' possibile, blog 'Piccolo Cabotaggio II', 4 luglio 2015, qui

Sempre in questo blog, altri 2 contributi di Simone Perotti qui

mercoledì 17 giugno 2015

#LINK / Qua e là (Simone Perotti)

(...) Essere lontani, in un altrove che è davvero più in là, fa parte della vita libera. Non si può stare sempre qua. Qua è qua, dove sei già, dove sei sempre. Sempre qua. Che è come fosse sempre là. Perché è sempre. Invece “a volte”, spesso, quanto basta, è necessario. Là è via, lontano, per qualche istante pare perfino che sia altro “da sé”. Ma non è vero. Però per quell’istante sembra che lo sia. Fingersi là è condizione necessaria e sufficiente per poter, poi, essere qua. Solo chi è là è davvero qua, non il contrario. Provo a spiegarlo, ma non mi riesce molto, ultimamente. Ti prendono per uno instabile, che non sa quello che vuole. (...)

*** Simone PEROTTI, 1965, scrittore, navigatore, Qua e là, blog 'Piccolo CabotaggioII', 17 giugno 2015

LINK, articolo integrale qui 

Sempre in Mixtura, 1 altro contributo-video di Simone Perotti qui

martedì 16 giugno 2015

#VIDEO #SOCIETA' / Cambiare noi per cambiare il mondo (Simone Perotti)


Simone PEROTTI, 1965, scrittore, navigatore
Un uomo che cambia, cambia il mondo, 2013
video, 10min3

La testimonianza di un pensiero e di un comportamento fuori dal coro.
Simone Perotti,  che ha legato se stesso, sul piano pubblico, al movimento del downshifting ci invita a ripensare la nostra vita individuale, per riprendercela in mano e orientarla secondo i nostri bisogni e i nostri 'sogni' più genuini.
Certo, è difficile dare un taglio a come viviamo. E nessuno, tranne noi, può dire se dobbiamo farlo.
Comunque, lui l'ha fatto. E anche se la visione del mondo che l'ha portato a farlo è opinabile (come ogni visione del mondo), vanno apprezzate la forza e la 'capacità di libertà' che hanno reso possibile il cambiamento. (mf)

Su Simone Perotti