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domenica 8 gennaio 2017

#VIDEO / Formazione e apprendimento (Gian Piero Quaglino)


Gian Piero QUAGLINO
psicologo, esperto di formazione e consulente, saggista
già docente di psicologia della formazione all'università di Torino
Formazione e apprendimento
Accademia Nazionale della Formazione, Milano, 2014
pubblicato in youtube, 27 novembre 2015 
video 2min20

«Per me la questione principale oggi è che c'è un modello di formazione prevalente che ha dato l'impronta a un modello di apprendimento prevalente che ha circoscritto la formazione stessa. Non è sufficiente una formazione che prepara alle competenze e che considera le persone cui si rivolge dei contenitori di queste competenze. Abbiamo bisogno, al di là del 'sapere, saper fare e saper essere' che sempre citiamo, di guardare le cose in modo diverso, potremmo dire che abbiamo bisogno di un 'saper pensare': pensieri lucidi in un contesto di grande incertezza, di oscurità, di nebbia... un pensiero meno deterministico, che sfrutta tutte le potenzialità dell'intuizione, un pensiero che abbia il piacere di pensare, un pensiero che non esegua soltanto...» (Gian Piero Quaglino)

In Mixtura altri 2 contributi di Gian Piero Quaglino qui

giovedì 5 gennaio 2017

#RITAGLI / Istruzione, ma non è formazione (Gian Piero Quaglino)

On-line possiamo fare istruzione ma non facciamo formazione. Se poi si vuole parlare di formazione anche nel caso dell’istruzione, ciascuno è legittimato ad usare le parole come meglio crede ma, a stretto rigor di termini,  non ci si forma on-line, al massimo ci si istruisce. Se intendiamo la formazione come esperienza di apprendimento, la tecnologia non è di nessun aiuto.

[D: Se pensiamo al fatto che l’humus nel quale ci muoviamo adesso è ipertecnologico, anche nelle organizzazioni contemporanee si ha l’impressione paradossale che dietro alle vision futuribili delle varie “Nuove Formazioni”, dietro il “moloch” della tecnologia e del web, dietro la categoria 2.0, se parliamo di formazione, per come l’abbiamo intesa fin qui, si siano fatti metodologicamente mille passi indietro]
Certamente la tecnologia permette e consente passi avanti, ma anche passi indietro. Dal punto di vista strettamente della formazione, non della informazione o della istruzione, i passi indietro sono certamente maggiori dei passi avanti, come infiniti sono i passi dal punto di vista dell’informazione. Poi è chiaro che l’informazione non è governata anche se produce conoscenza., con il rischi di rimanere superficiale.

[D: Perché questo?]
Ma perché tutta l’informazione, la conoscenza, il dato o la nozione che circola in rete, non ha nessuna qualità di approfondimento, di spessore, di rilievo critico, che sia capace di costruire il pensiero. Prevalentemente costruisce suggestioni, spunti, cenni, ma generalmente costruisce una falsa idea di sapere.

*** Gian Piero QUAGLINO, psicologo, esperto di formazione e consulente, già docente di psicologia della formazione all'università di Torino, saggista, intervistato da Alessandro Lombardo, 'altrapsicologia'.it, 4 dicembre 2012, qui


In Mixtura altri 2 contributi di Gian Piero Quaglino qui

giovedì 24 settembre 2015

#LINK / Scuola, il computer non sostituisce l'insegnante (Annamaria Testa)

[Gli scritti di Annamaria Testa sono sempre stimolanti e intelligenti, e consiglio di non farveli sfuggire.
Questo non fa eccezione: lo segnalo, oltre che per il merito di quanto riportato, per la ricchezza e la qualità dei link cui fa riferimento.
Tra questi link, al termine del suo pezzo lei segnala un suo articolo dal titolo Fare ricerca in rete: 10 dritte su come riuscirci: per dargli più risalto, lo evidenzio anch'io qui(mf)]


° ° °

La bacchetta magica tecnologica, in aula, non sta funzionando, e la presenza del computer a scuola non basta a migliorare le prestazioni degli studenti nella lettura e nella comprensione dei testi, in matematica o nelle scienze.

A dirlo è l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, con uno studio intitolato Students, computers and learning: making the connection. La notizia non è così sorprendente: dopotutto le bacchette magiche, ce lo ricorda la saga di Harry Potter, funzionano solo se chi le possiede ha imparato a usarle in modo appropriato.

La notizia vera, se mai è un’altra, ed è quella evidenziata anche nella bella infografica di sintesi: gli studenti che usano troppo il computer (anche più di sei ore al giorno!) hanno prestazioni peggiori di quelli che lo usano meno. Lo studio dice che sono anche più assenteisti e hanno altri comportamenti indesiderabili: la bacchetta magica tecnologica, insomma può anche fare incantesimi al contrario. (...)

In sostanza: non sono i computer a insegnare ai ragazzi, ma gli insegnanti, ed è ancora così. Il puro atto di comprare e portare i computer a scuola in sé è poco rilevante (aggiungo: così come è poco rilevante comprare un libro e tenerlo sotto il cuscino, o sfogliarlo per guardare le figure, o limitarsi a copiarne dei frammenti, o usare le pagine per farci barchette di carta). (...)

*** Annamaria TESTA, pubblicitaria, Il computer a scuola non sostituisce l'insegnante, 'internazionale', 21 settembre 2015

LINK, articolo integrale qui

Sempre in Mixtura, altri 8 contributi di Annamaria Testa qui

martedì 22 settembre 2015

#VIDEO / Istruzione, come sfuggire alla Valle della Morte (Ken Robinson)

Sir Ken ROBINSON, 1950
educatore britannico, saggista, esperto di creatività
Come sfuggire alla Valle della Morte dell'istruzione
aprile 2013, Ted
video, 19min11
(quasi 5 milioni di visualizzazioni)

Sir Ken Robinson mette in evidenza tre principi fondamentali per far prosperare la mente umana, e come la cultura dell'istruzione attuale vada contro tutto questo. In un divertente e appassionante discorso ci racconta come uscire della "valle della morte" educativa che dobbiamo fronteggiare oggi e come nutrire le nostre generazioni più giovani in un clima di possibilità. (dalla presentazione Ted)

Un intervento che avevo segnalato ad amici già diversi anni fa.
Da non perdere. 
Contenuti su cui meditare. Stile espositivo più che accattivante, per l'ironia arguta e il linguaggio facile, semplice. 
Dedicato a chi si occupa di formazione, scolastica e non. 
E a chi continua a 'subirla'. 
Perché chi dovrebbe facilitare l'apprendimento, anziché facilitarlo, lo spegne: con la burocrazia e il conformismo. Non sapendo, o non volendo, creare quel 'clima di possibilità' che è l'unico clima che è essenziale per imparare. (mf)

«
L’istruzione in *No Child Left Behind* non è basata sulla diversità, ma sulla conformità. Quello che le scuole sono incoraggiate a fare è di scoprire cosa possono fare i ragazzi attraverso uno spettro molto stretto di risultati. Uno degli effetti della legge *No Child Left Behind* è stato quello di limitare l’attenzione sulle cosiddette discipline scientifiche (STEM), che sono molto importanti. Non sono qui a voler sminuire l’importanza della scienza e la matematica. Al contrario, sono necessarie ma non sono sufficienti. Una educazione efficace deve dare lo stesso peso alle discipline artistiche, umanistiche e corporali. Un sacco di ragazzi, scusate, grazie... (Applausi) Si stima che in America, attualmente più o meno al 10% dei ragazzi sia stata diagnosticata una qualche forma di "disturbo da deficit di attenzione”. ADHD. Non voglio dire che non esista. Ma non credo che ci sia un'epidemia del genere. Se fate stare seduti dei ragazzini, per ore e ore, a fare lavori d’ufficio di basso livello, non stupitevi se cominciano ad agitarsi. (Risate) (Applausi) La maggior parte dei bambini non soffre di alcun disturbo psicologico. Soffrono d’infanzia. (Risate) (...)

La Finlandia è stabilmente in cima in matematica, scienze e lettura. Sappiamo soltanto che è quello che gli riesce bene perché è quello che viene testato regolarmente. Questo è uno dei problemi dei test. Non indagano su altre cose altrettanto importanti. La cosa che rende diversa la Finlandia è questa: non c’è l’ossessione per quelle discipline. Adottano un approccio molto ampio all'istruzione che comprende scienze umanistiche, educazione fisica, discipline artistiche.
Secondo, non ci sono test standardizzati in Finlandia. Voglio dire, ce ne sono alcuni, ma non è il motivo per cui ci si sveglia la mattina. Non è per quello che tutti siedono al loro banco.
Ed infine, mi sono trovato di recente ad un incontro con alcune persone dalla Finlandia, dei veri finlandesi, e qualcuno del sistema americano chiedeva ai finlandesi: "Cosa fate riguardo al tasso di abbandono scolastico in Finlandia?"
E un po’ perplessi, hanno risposto: "Beh, non ne abbiamo. Perché mai dovrebbero abbandonare? Se le persone hanno un problema, gli andiamo incontro abbastanza velocemente e le aiutiamo a superarlo”.
La gente dice sempre: “Beh, sai, non puoi paragonare la Finlandia all'America".
No. Penso che ci sia una popolazione di circa cinque milioni in Finlandia. Ma si può paragonare ad uno stato americano. Molti stati americani hanno una popolazione molto più piccola di quella. (...)

Il ruolo dell'insegnante è quello di facilitare l'apprendimento. Tutto qui. E parte del problema, secondo me, è che la cultura dominante dell' istruzione si è concentrata non sull'insegnamento e sull'apprendimento, ma sulla valutazione. Ora, la valutazione è importante. I test standardizzati hanno il loro posto. Ma non dovrebbero essere la cultura dominante dell'istruzione. Dovrebbero fornire una diagnosi. Dovrebbero aiutare. (Applausi) Se vado a fare una visita medica, voglio dei test standardizzati. Davvero. Voglio sapere qual è il mio livello di colesterolo rispetto a quello degli altri su una scala standard. Non voglio che il mio dottore mi dica che l'ha fatto su una scala appena inventata da lui.
"Il suo colesterolo è in quello che io chiamo Livello Arancione".
"Davvero? E questo è buono? "Non lo sappiamo".
Tutto questo dovrebbe sostenere l'apprendimento. Non dovrebbe ostacolarlo, cosa che, certamente, accade spesso. Al posto della curiosità, quello che abbiamo è una cultura della compiacenza. I nostri ragazzi e i loro insegnanti sono incoraggiati a seguire algoritmi di routine, invece di stimolare il potere dell'immaginazione e la curiosità. (...)

I grandi leader lo sanno. Il vero ruolo della leadership nella formazione -- e penso che sia vero a livello nazionale, a livello statale e a livello scolastico - non è e non dovrebbe essere di comando e di controllo. Il vero ruolo della leadership è il controllo del clima, per creare un clima di possibilità. E se si fa, le persone ci arriveranno da sole e faranno cose che non sarebbe stato possibile anticipare e prevedere.
»

Sempre in Mixtura 1 altro contributo video di Ken Robinson qui

martedì 4 agosto 2015

#RITAGLI / Mediocrità, l'elogio (Pina Lalli)

(...) Nello scenario in cui si trovano i giovani, la quotidianità ordinaria fa apparire lontani i miti imposti dalla legge del liberismo ideologico, ma si resta intrappolati nell’immaginario che tende a sminuire e stigmatizzare il mediocre per esaltare il trionfo individuale dei (pochi) meritevoli. Persino nei reality show in cui l’ordinario dovrebbe essere protagonista, tende a prevalere il palcoscenico iperrealistico delle competizioni con tanto d’incitazione al voto, alla lode come alla denigrazione più bieca, fino alla messa in scena trionfale del vincitore (e alla gogna del perdente).

L’esigenza di posizionarsi bene nei rankings che sostengono l’impalcatura dei parametri di valutazione spinge gli stessi docenti, insieme alle loro scuole ed università, a dare sempre maggiore enfasi, da un lato, al merito e, dall’altro, alle customer statisfactions dei loro “clienti”, generando un circolo vizioso di conferma reciproca di percorsi sempre più standardizzati, e quindi di varie profezie che si auto-avverano.

Sempre più lontana appare l’affermazione secondo cui, ad esempio, il compito primario di un sistema di formazione pubblico sarebbe fornire ad ogni studente l'opportunità di sperimentare un percorso in cui gli/le sia possibile diventare una persona migliore nell’ambito di ciò che effettivamente può fare
«Colleges sell much more than just an education these days; they sell experiences. They provide students with countless resources and opportunities, all with the goal of shaping these students to be the best people that they can be» (Kasey Warner). 
«Una scuola che seleziona distrugge la cultura. Ai poveri toglie il mezzo d’espressione. Ai ricchi toglie la conoscenza delle cose» (Lorenzo Milani, Lettera a una professoressa).

Non varrebbe la pena fermarsi un attimo a riflettere? Anche solo per chiedersi come mai dovremmo inseguire soltanto le correnti della concorrenza competitiva in cui pochi riescono e molti cercano di farlo, dimenticando le radici di esistenza (e sussistenza) all'interno di una collettività, e dunque il diritto di tutti e non solo dei supposti meritevoli (o potenti)?

Le arene contemporanee sono forse diventate simili al circo dei gladiatori? L’imperium del parametro di merito prende il posto del pollice verso dell’imperatore romano? Una giostra infinita con ruoli scambievoli in cui non c’è più spazio per il pane ordinario, ma solo incessante e rinnovato gioco delle parti… (...)

*** Pina LALLI, docente dell'università di Bologna, dipartimento di Scienze politiche e sociali,  Elogio della mediocrità, 'linkedin.com/pulse', 1 agosto 2015

LINK, articolo integrale qui

martedì 12 maggio 2015

#RITAGLI #LINK / Scuola, «sono indignata» (Amalia Sigorelli)

(...) Sono indignata, anzi un po’ più che indignata. La scuola italiana ha mille pecche e difetti. Ma la presunzione, l’ignorante saccenteria, l’approssimazione velleitaria, il disprezzo per le competenze altrui con cui costoro che pretendono di governarci, parlano della scuola, non ha a che fare in prima battuta con i problemi della scuola stessa, ma con loro. Con la loro superbia e la loro maleducazione.
Vorrei che provassero ad andare a insegnare per un inverno in una scuola media della borgata romana di Tor Bella Monaca o in quella napoletana di Scampia; vorrei che mettessero piede in un istituto professionale e tentassero di catturare l’attenzione e tenerla per un’ora, di sedicenni abulici e senza speranze; vorrei che spiegassero a quindicenni del terzo millennio la storia del pentimento dell’Innominato. (...)

Vi piace dire che la scuola è di tutti. Ebbene, no. La scuola è prima di tutto degli insegnanti perché sono loro che la fanno funzionare, sono loro che bene o male l’hanno tenuta e la tengono in piedi, sono loro che l’hanno mandata avanti tra tagli finanziari scellerati e ‘innovazioni’ e ‘riforme’ scriteriate. Sono loro che hanno sopportato la mancanza di risorse, di rispetto e di attenzione; la petulanza di genitori semianalfabeti che pretendono di sapere quanto è bravo il loro figlio (per definizione unico, meraviglioso, mitico); le accuse all’ingrosso del primo esperto che trova da qualche parte statistiche che ‘dimostrano’ quanto è arretrata la nostra scuola. E sono loro, gli insegnanti, che anche quando sono (ed è raro) incompetenti e oziosi, fanno comunque qualcosa che è sempre, almeno un pochino, utile alla società; e sono loro che sono stati ridotti a livelli ignobili di precariato e di bassa retribuzione. (...)

*** Amalia SIGNORELLI, antropologa, La scuola e gli insegnanti secondo il Pd, blog 'ilfattoquotidiano.it', 12 maggio 2015

LINK, articolo integrale qui

mercoledì 6 maggio 2015

#LINK #FORMAZIONE / Gli insegnanti che avremo (Carlo Mazza Galanti)

(...) Intanto la Buona scuola promette molte assunzioni: s’è detto 150mila, poi centomila insegnanti, ora che è stata pubblicato il disegno di legge definitivo con la sua “nota tecnica” pare che il primo anno saranno solo la metà di questa cifra e i restanti l’anno dopo. Anche in questo caso nessuno sa che succederà. (...)

Per chi vive sulla sua pelle questa situazione non resta che navigare a vista, sperare di cavarsela in qualche modo: l’unica etica adottabile sembrerebbe quella di mors tua vita mea. Fare i furbi, mantenere un profilo basso, infilarsi nel posto giusto al momento giusto. Partecipare a una class action come quelle di cui si parla in questi giorni porterà difficilmente a risultati concreti dal momento che quella dei professori è una classe sociale frammentata, composta da situazioni e interessi troppo diversi e conflittuali, determinati dai pasticci che le diverse riforme hanno prodotto nel corso degli anni.

Quel che è più probabile è che alla fine di questo annus horibilis arriveranno degli individui con un’immagine completamente degradata della cosa pubblica e della propria funzione, con una fiducia nelle istituzioni pari a zero. Persone umiliate, passive, iperburocratizzate, logorate da anni di precariato della peggior specie. Questo rischiamo di diventare noi insegnanti. Queste potrebbero essere (e in qualche misura già sono) le persone che si prenderanno cura dei vostri figli.

*** Carlo MAZZA GALANTI, critico letterario, Come farsi passare la voglia di diventare insegnanti, 'internazionale.it', 5 maggio 2015

LINK, articolo integrale qui

martedì 14 aprile 2015

#LINK #FORMAZIONE / Imparare per temi (Tullio De Mauro)

(...)
Non più materie separate, geografia e storia, scienze ed economia o matematica, ma topics, temi: “l’Unione europea”, per esempio, e quindi ciò che storia, geografia, lingue, scienze insegnano in proposito; oppure nelle scuole professionali “bar e caffè” (economia, materie prime, macchine, lingue che servono per gestirle). Gli insegnanti delle diverse discipline dovranno praticare il co-teaching. (...)

*** Tullio De Mauro, linguista, Imparare per temi, 'Internazionale.it', 9 aprile 2015, (qui)

martedì 10 marzo 2015

#VIDEO #FORMAZIONE / Maghi-Formatori, realizzare l'impossibile (W. Rolfo)



Walter ROLFO, 1972, illusionista e formatore
L'arte di realizzare l'impossibile
TedxTrastevere, 16ottobre 2013
video, 14min52


Un mago-illusionista abile e accattivante: che vuole esportare i principi della magia dal palcoscenico degli show sulla realtà, per cambiarla 'davvero'.
Un intervento che mescola brevi e raffinati giochi di prestigio con argomenti, ed esempi anche storici, di 'azioni illusionistiche' condotte sulla realtà. 
Lo si segue con simpatia, sedotti dal fascino 'pacato' e 'razionale' che emana.

Negli ultimi tempi, Walter Rolfo si è trasformato in consulente che svolge attività di formazione manageriale anche in molte aziende multinazionali: come è ricordato nell'articolo qui segnalato (Franco Giubilei, Un mago insegna ai manager a «superare l'impossibile», 'La Stampa', 9 marzo 2015), di cui consiglio la lettura:

Certo, almeno a chi ha un po' di anni sulle spalle di militanza 'seria' nella professione di consulente nello sviluppo di persone e organizzazioni e di  'formatore', l'avvicinamento di questo ruolo alla professione di 'mago' suggerisce pensieri alquanto sconfortanti.  
Ma queste sembrano essere le tendenze. E io, essendo vetero e poco mago, sono abituato a prendere atto della realtà, pur non rinunciando alle mie valutazioni. 
Comunque, se questo avviene, c'è una riflessione per tutti: in generale, per la società in cui siamo e, più in particolare, per il mondo delle imprese e per i consulenti. 
Anche per quelli sedicenti seri: che forse non hanno fatto abbastanza illusionismo. 
Oppure ne hanno fatto anche troppo. 
E allora, come sempre giustamente accade, l'originale viene preferito alla copia. (mf)

° ° °
«La parola impossibile non esiste. (...)
Cambiare le premesse per essere felici. »  (Walter Rolfo, dal video) 

domenica 18 gennaio 2015

#VIDEO #FORMAZIONE / Scuola e adulti uccidono la creatività dei bambini



Sir Ken ROBINSON, 1950, educatore britannico, saggista, esperto di creatività
La scuola uccide la creatività, Ted, 2006
(oltre 30milioni di visulizzazioni)
video, 19min24

Un intervento 'famoso', che risale a quasi una decina d'anni fa. E che mi è capitato più volte di segnalare ad amici e colleghi.
L'obiettivo è far riflettere su come scuola e adulti continuino a diseducare i giovani, uccidendo la creatività 'naturalmente' insita nei bambini.
Una provocazione intelligente, condotta con una insuperabile capacità di comunicare: un'ironia sapiente e 'colta' e uno stile vivace, direi quasi 'guizzante'.
Ken Robinson è bravissimo nel riproporre all'attenzione delle verità che dovrebbero essere scontate, ma che sono ancora rivoluzionarie e attendono di essere tradotte in pratica. 
Oggi come ieri.
Si ride e si riflette. Un ottimo mix.  (mf)

° ° °
« Sono convinto che tutti i bambini hanno enormi talenti. E noi li sprechiamo, senza pietà. Quindi voglio parlare di educazione e voglio parlare di creatività. Il mio argomento è che la creatività è tanto importante quanto l'alfabetizzazione e le dovremmo trattare alla pari. (...)
Recentemente ho sentito una bella storia – amo raccontarla – di una ragazzina durante una lezione di disegno. Aveva 6 anni, era seduta in fondo e disegnava. L'insegnante diceva che questa ragazzina di solito non stava attenta, ma in questa lezione invece sì. L'insegnante era affascinata, andò da lei e le chiese: "Che cosa stai disegnando?". E la ragazzina rispose: "Sto disegnando Dio". E l'insegnante disse: "Ma nessuno sa che aspetto abbia". E la ragazzina: "Lo sapranno tra poco". (...)

Ora, non voglio dire che sbagliare è uguale a essere creativi. Ciò che sappiamo è che se non sei preparato a sbagliare, non ti verrà mai in mente qualcosa di originale. Se non sei preparato a sbagliare. E quando diventano adulti la maggior parte di loro ha perso quella capacità. Sono diventati terrorizzati di sbagliare. E noi gestiamo le nostre aziende in quel modo, stigmatizziamo errori. E abbiamo sistemi nazionali d'istruzione dove gli errori sono la cosa più grave che puoi fare. E il risultato è che stiamo educando le persone escludendole dalla loro capacità creativa. Picasso una volta disse che tutti i bambini nascono artisti. Il problema è rimanerlo anche da adulti. Io sono convinto che non diventiamo creativi, ma che disimpariamo ad esserlo. O piuttosto, ci insegnano a non esserlo. (...)

Picasso una volta disse che tutti i bambini nascono artisti. Il problema è rimanerlo anche da adulti. Io sono convinto che non diventiamo creativi, ma che disimpariamo ad esserlo. O piuttosto, ci insegnano a non esserlo. (...)

 Sto scrivendo un nuovo libro chiamato "Epiphany", che si basa su una serie di interviste di persone su come hanno scoperto il loro talento. Mi affascina come le persone ci sono arrivate. Nasce da una conversazione che ho avuto con una donna meravigliosa, che tante persone non conoscono, si chiama Gillian Lynne, ne avete sentito parlare? Alcuni sì. È una coreografa e tutti conoscono i suoi lavori. Ha fatto "Cats" e "Phantom of the Opera". Lei è meravigliosa. Sono stato tra i dirigenti del Royal Ballet, in Inghilterra, come potete vedere. Comunque, abbiamo pranzato insieme un giorno e ho detto "Gillian, come sei diventata ballerina?". E lei disse, era interessante, quando lei era a scuola era davvero senza speranza. E la sua scuola, negli anni 30, scrisse ai genitori e disse, "Crediamo che Gillian abbia problemi di apprendimento". Non era capace di concentrarsi, diventava nervosa. Oggi direbbero che ha l'ADHD [Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività]. Non credete? Ma siamo attorno al 1930 e l'ADHD non l'avevano ancora inventata. Non era una condizione disponibile allora. (Risate) La gente non sapeva che poteva averla.
Comunque, andò a farsi vedere da questo specialista. Stanza in legno di rovere ... Ed era là con sua madre, era stata accompagnata e fatta accomodare su una sedia e alla fine stette seduta sulle sue mani per 20 minuti, mentre quell'uomo parlò con la madre di tutti i problemi che Gillian aveva a scuola. E alla fine – perché disturbava la gente, portava il compito in ritardo e così via, era una bambina di appena 8 anni – alla fine, il medico si sedette vicino a Gillian e disse: "Gillian, ho ascoltato tutte quelle cose che tua madre mi ha detto e le devo parlare a quattr'occhi". Le disse: "Aspettaci qua, non ci metteremo molto". E se ne andarono. Ma quando lasciarono la stanza egli accese la radio appoggiata sulla scrivania. E quando erano fuori dalla stanza disse alla madre, "Ora la guardi". E appena se n'erano andati, lei disse, lei era in piedi e si muoveva con la musica. E la guardarono per qualche minuto ed egli disse a sua madre, "Signora Lynne, Gilian non è malata, è una danzatrice. La porti a una scuola di danza".
Io chiesi "E poi?" e lei mi disse: "Lo fece. Non ti puoi immaginare quanto era bello. Entravamo in quella stanza ed era piena di gente come me. Gente incapace di stare ferma. Gente che si doveva muovere per pensare". Ballavano balletto, tap, jazz danza moderna e contemporanea. Alla fine fece un'audizione per il Royal Ballet School, diventò una solista ed ebbe una splendida carriera al Royal Ballet. E infine si diplomò alla Royal Ballet School, fondò una sua company, la Gillian Lynne Dance Company, e conobbe Andrew Llozd Weber. Lei è stata responsabile di alcune tra le più famose produzioni del teatro musicale della storia, ha portato diletto a milioni di persone ed è multi-milionaria. Un altro le avrebbe somministrato qualche farmaco e detto di calmarsi.» (Ken Robinson, dal video)

Un libro di riferimento tradotto in italiano:
*** Ken Robinson, The Element: Trova il tuo elemento cambia la tua vita, Mondadori, 2012 (anche in ebook, 2013)


mercoledì 14 gennaio 2015

#VIDEO #FORMAZIONE / Insegnare agli insegnanti la magia nell'insegnare



Christopher EMDIN, Education pioneer 
Insegnare agli insegnanti come creare la magia 
Ted@NYC, ottobre 2013, video, 6min54, con sottotitoli in italiano

«Spesso si dice: "Beh, la magia è soltanto magia". 
Ci sono insegnanti che, nonostante tutte le difficoltà, hanno quelle abilità, entrano in classe e sono in grado di coinvolgere chi ascolta. Il preside passa e dice: "Accidenti, quanto è bravo! Magari tutti i miei insegnanti fossero come lui". 
E quando provano a descrivere che cos'è, dicono semplicemente: "Ha qualcosa di magico".» (Christopher Emdin)