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sabato 27 maggio 2017

#MOSQUITO / Diventare adulti (Toni Morrison)

Diventare adulti non è un processo inevitabile, è una conquista, una bellezza difficile, la gloria di una dura vittoria. Non permettete che gli interessi commerciali e una cultura fatua vi privino di questa soddisfazione. 

*** Toni MORRISON, 1931, scrittrice statunitense contemporanea, premio Nobel per la letteratura nel 1993, discorso ai giovani di un college Usa, ‘la Repubblica’, 16 giugno 2001.


In Mixtura altri contributi di Toni Morrison qui

giovedì 13 agosto 2015

#RITAGLI / Droghe, sballi, giovani e adulti (Michele Serra)

Una ragazza di sedici anni viene trovata morta su una spiaggia siciliana, di notte. I due amici che ne avevano segnalato il malore si sono poi dileguati.
Si collega a questa vicenda a quelle, recentissime, di due ragazzi stroncati da imprecisati intrugli chimici, o chimico-alcolici, in Romagna e in Puglia.
In realtà di queste morti sappiamo poco, così come sappiamo poco delle vite che le hanno precedute. E continuiamo a saperne poco anche quando l’autopsia o le indagini certificano che sì, è stata una morte per droga. C’è un momento della vita - l’adolescenza - illeggibile da chiunque non ne sia protagonista. Non che la lettura che ne danno gli stessi adolescenti sia molto più chiara o autorevole o credibile. (...)

Nell'impossibilità concreta di dire e di fare, in quattro e quattr'otto, qualcosa di sensato (ci sono terapeuti e psicologi che passano la vita a occuparsi di queste cose; e sono i primi a dire che non esistono ricette da spacciare), varrebbe forse la pena di farsi qualche domanda, più che sulle tare dell'adolescenza, su quelle della nostra vita sociale nel suo complesso. Per esempio sul dilagare pauroso delle dipendenze, tutte quante, ovvero l'incontrollata delega del proprio benessere, spesso anche della propria identità di persone, a sostanze o abitudini che diventano padrone incontrastate di milioni di vite: e non stiamo parlando solo dei ragazzini.
Le porcherie che girano ovunque, così capillarmente che parlare di "spacciatori" è una imprecisa scorciatoia giudiziaria per definire un traffico oramai anche del tutto amichevole, perfino di cortesia, dicono che l'argine della diffidenza verso gli eccessi è travolto da tempo. La misura e la cura di sé sono le sole possibilità di scampo e di guarigione che la società adulta potrebbe offrire ai più giovani, se non come valore assoluto, almeno come metodo alternativo all'ingordigia e all'indigestione (di tutto) come regola. Il bagordo è una tentazione di tutte le giovinezze, un rito di iniziazione. Se diventa diffusa abitudine di tutte le sere, o quasi, di tutti i locali, o quasi, il bagordo è solo imitazione del consumo compulsivo di qualunque cosa, a qualunque scopo, in qualunque situazione, che segna il ritmo della vita quotidiana.
Imparare a bastarsi, a stare bene con se stessi e magari stare bene con poco: anche questo significa diventare grandi. I famosi "no" che fanno crescere non sono tanto quelli che i genitori dicono, o dovrebbero dire, ai figli; sono quelli che ognuno di noi deve imparare a dire a se stesso per essere più libero e autonomo. Difficile avvicinarsi alla morte di questi poveri figlioli con le parole giuste, se già nella propria vita di adulto sfugge la giusta misura, l'indipendenza da sostanze, abitudini, ossessioni.

*** Michele SERRA, giornalista e scrittore, estratto da Gli sconosciuti, 'la Repubblica', 11 agosto 2015.

Sempre in Mixtura, altri 9 contributi di Michele Serra qui 

domenica 18 gennaio 2015

#VIDEO #FORMAZIONE / Scuola e adulti uccidono la creatività dei bambini



Sir Ken ROBINSON, 1950, educatore britannico, saggista, esperto di creatività
La scuola uccide la creatività, Ted, 2006
(oltre 30milioni di visulizzazioni)
video, 19min24

Un intervento 'famoso', che risale a quasi una decina d'anni fa. E che mi è capitato più volte di segnalare ad amici e colleghi.
L'obiettivo è far riflettere su come scuola e adulti continuino a diseducare i giovani, uccidendo la creatività 'naturalmente' insita nei bambini.
Una provocazione intelligente, condotta con una insuperabile capacità di comunicare: un'ironia sapiente e 'colta' e uno stile vivace, direi quasi 'guizzante'.
Ken Robinson è bravissimo nel riproporre all'attenzione delle verità che dovrebbero essere scontate, ma che sono ancora rivoluzionarie e attendono di essere tradotte in pratica. 
Oggi come ieri.
Si ride e si riflette. Un ottimo mix.  (mf)

° ° °
« Sono convinto che tutti i bambini hanno enormi talenti. E noi li sprechiamo, senza pietà. Quindi voglio parlare di educazione e voglio parlare di creatività. Il mio argomento è che la creatività è tanto importante quanto l'alfabetizzazione e le dovremmo trattare alla pari. (...)
Recentemente ho sentito una bella storia – amo raccontarla – di una ragazzina durante una lezione di disegno. Aveva 6 anni, era seduta in fondo e disegnava. L'insegnante diceva che questa ragazzina di solito non stava attenta, ma in questa lezione invece sì. L'insegnante era affascinata, andò da lei e le chiese: "Che cosa stai disegnando?". E la ragazzina rispose: "Sto disegnando Dio". E l'insegnante disse: "Ma nessuno sa che aspetto abbia". E la ragazzina: "Lo sapranno tra poco". (...)

Ora, non voglio dire che sbagliare è uguale a essere creativi. Ciò che sappiamo è che se non sei preparato a sbagliare, non ti verrà mai in mente qualcosa di originale. Se non sei preparato a sbagliare. E quando diventano adulti la maggior parte di loro ha perso quella capacità. Sono diventati terrorizzati di sbagliare. E noi gestiamo le nostre aziende in quel modo, stigmatizziamo errori. E abbiamo sistemi nazionali d'istruzione dove gli errori sono la cosa più grave che puoi fare. E il risultato è che stiamo educando le persone escludendole dalla loro capacità creativa. Picasso una volta disse che tutti i bambini nascono artisti. Il problema è rimanerlo anche da adulti. Io sono convinto che non diventiamo creativi, ma che disimpariamo ad esserlo. O piuttosto, ci insegnano a non esserlo. (...)

Picasso una volta disse che tutti i bambini nascono artisti. Il problema è rimanerlo anche da adulti. Io sono convinto che non diventiamo creativi, ma che disimpariamo ad esserlo. O piuttosto, ci insegnano a non esserlo. (...)

 Sto scrivendo un nuovo libro chiamato "Epiphany", che si basa su una serie di interviste di persone su come hanno scoperto il loro talento. Mi affascina come le persone ci sono arrivate. Nasce da una conversazione che ho avuto con una donna meravigliosa, che tante persone non conoscono, si chiama Gillian Lynne, ne avete sentito parlare? Alcuni sì. È una coreografa e tutti conoscono i suoi lavori. Ha fatto "Cats" e "Phantom of the Opera". Lei è meravigliosa. Sono stato tra i dirigenti del Royal Ballet, in Inghilterra, come potete vedere. Comunque, abbiamo pranzato insieme un giorno e ho detto "Gillian, come sei diventata ballerina?". E lei disse, era interessante, quando lei era a scuola era davvero senza speranza. E la sua scuola, negli anni 30, scrisse ai genitori e disse, "Crediamo che Gillian abbia problemi di apprendimento". Non era capace di concentrarsi, diventava nervosa. Oggi direbbero che ha l'ADHD [Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività]. Non credete? Ma siamo attorno al 1930 e l'ADHD non l'avevano ancora inventata. Non era una condizione disponibile allora. (Risate) La gente non sapeva che poteva averla.
Comunque, andò a farsi vedere da questo specialista. Stanza in legno di rovere ... Ed era là con sua madre, era stata accompagnata e fatta accomodare su una sedia e alla fine stette seduta sulle sue mani per 20 minuti, mentre quell'uomo parlò con la madre di tutti i problemi che Gillian aveva a scuola. E alla fine – perché disturbava la gente, portava il compito in ritardo e così via, era una bambina di appena 8 anni – alla fine, il medico si sedette vicino a Gillian e disse: "Gillian, ho ascoltato tutte quelle cose che tua madre mi ha detto e le devo parlare a quattr'occhi". Le disse: "Aspettaci qua, non ci metteremo molto". E se ne andarono. Ma quando lasciarono la stanza egli accese la radio appoggiata sulla scrivania. E quando erano fuori dalla stanza disse alla madre, "Ora la guardi". E appena se n'erano andati, lei disse, lei era in piedi e si muoveva con la musica. E la guardarono per qualche minuto ed egli disse a sua madre, "Signora Lynne, Gilian non è malata, è una danzatrice. La porti a una scuola di danza".
Io chiesi "E poi?" e lei mi disse: "Lo fece. Non ti puoi immaginare quanto era bello. Entravamo in quella stanza ed era piena di gente come me. Gente incapace di stare ferma. Gente che si doveva muovere per pensare". Ballavano balletto, tap, jazz danza moderna e contemporanea. Alla fine fece un'audizione per il Royal Ballet School, diventò una solista ed ebbe una splendida carriera al Royal Ballet. E infine si diplomò alla Royal Ballet School, fondò una sua company, la Gillian Lynne Dance Company, e conobbe Andrew Llozd Weber. Lei è stata responsabile di alcune tra le più famose produzioni del teatro musicale della storia, ha portato diletto a milioni di persone ed è multi-milionaria. Un altro le avrebbe somministrato qualche farmaco e detto di calmarsi.» (Ken Robinson, dal video)

Un libro di riferimento tradotto in italiano:
*** Ken Robinson, The Element: Trova il tuo elemento cambia la tua vita, Mondadori, 2012 (anche in ebook, 2013)