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martedì 4 ottobre 2016

#SENZA_TAGLI / Case di proprietà, togliercele per renderci più flessibili (Diego Fusaro)

Così disse espressamente Monti la mattina del 28 luglio 2015, nel corso della trasmissione Agorà in onda su RaiTre: «Quando c’è la casa di proprietà, c’è meno mobilità nel Paese, il mercato del lavoro è meno mobile [...] e se noi vogliamo continuare ad avere una scarsa mobilità e giovani che vivono a lungo con i genitori e le caratteristiche che fanno dell’Italia un Paese poco competitivo, allora andiamo avanti a dare un trattamento privilegiato sulla casa». 
Più chiaro di così! Vogliono toglierci la casa di proprietà per renderci ancora più flessibili e disponibili per le dinamiche del capitalismo deeticizzato.

*** Diego FUSARO, filosofo, 'facebook', 3 ottobre 2016, qui


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venerdì 26 febbraio 2016

#MOSQUITO / Fretta, e solo oggi (Diego Fusaro)

Viviamo nell'epoca della fretta, un "tempo senza tempo" in cui tutto corre scompostamente, impedendoci non soltanto di vivere pienamente gli istanti presenti, ma anche di riflettere serenamente su quanto accade intorno a noi. L'endiadi di essere e tempo a cui Martin Heidegger aveva consacrato il suo capolavoro del '27 sembra oggi riconfigurarsi nell'inquietante forma di un perenne essere senza tempo. Figlio legittimo dell'accelerazione della storia inaugurala dalla Rivoluzione industriale e da quella francese, il fenomeno della fretta fu promosso dalla passione illuministica per il futuro come luogo di realizzazione di progetti di emancipazione e di perfezionamento, la nostra epoca "postmoderna", che pure ha smesso di credere nell'avvenire, non ha per questo cessato di affrettarsi, dando vita a una versione del tutto autoreferenziale della fretta: una versione nichilistica, perché svuotata dai progetti di emancipazione universale e dalle promesse di colonizzazione del futuro. Nella cornice dell'eternizzazione dell'oggi resa possibile dalla glaciale desertificazione dell'avvenire determinata dal capitalismo globale, il motto dell'uomo contemporaneo - mi affretto, dunque sono - sembra accompagnarsi a una assoluta mancanza di consapevolezza dei fini e delle destinazioni verso cui accelerare il processo di trascendimento del presente.

*** Diego FUSARO, filosofo, 'facebook', 22 febbraio 2016, qui

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lunedì 22 febbraio 2016

#LINK / Utero in affitto, Veronesi sbaglia a elogiarlo (Diego Fusaro)

Ha recentemente detto Umberto Veronesi che “l’utero in affitto è un gesto nobile, è una donazione” (sic!).

Sappiamo che il nostro è il tempo della teologia scientifica: l’epoca in cui gli scienziati spodestano il vecchio clero e divengono essi stesso il nuovo clero. “Siate scientifici!” è il nuovo imperativo che rioccupa lo spazio del precedente “credete in Dio!”. Ecco, allora, che gli scienziati vengono interpellati come portatori di un sapere assoluto, valido in ogni ambito: la scienza, di per sé fondamentale nel suo ambito, diventa “superstizione scientifica” (Karl Jaspers) allorché pretende di innalzarsi a sapere assoluto, tale da spodestare teologia e filosofia, storia e arte.

La pretesa assolutistica della scienza è, ipso facto, antiscientifica. Guai a quell’ideazione umana che pretendesse di porsi come unica valida: così ci aveva già allertati Husserl. E la scienza questo è divenuto oggi, assolutismo che delegittima e deride ogni altra sorgente di senso, ogni altra forma di sapere.

Ed ecco, così, gli scienziati che pretendono di sostituire l’etica con la scienza. Ripeto: nel suo ambito specifico, la scienza è fondamentale e insostituibile. Guai, però, quando pretende di ergersi a sapere assoluto. Questo il punto. (...)

*** Diego FUSARO, filosofo, Utero in affitto, Umberto Veronesi sbaglia a elogiarlo. Non confondiamo etica e scienza, blog 'ilfattoquotidiano.it', 21 febbraio 2016

LINK articolo integrale qui


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venerdì 19 febbraio 2016

#VIDEO / Social network, una dura critica (Diego Fusaro)


Diego FUSARO, filosofo
Critica dei social network
pubblicato da Diego Fusaro, dicembre 2015
video 6min35

Una critica ai social network (facebook, twitter, instagram...) che riprende temi noti, ma sui quali può essere sempre utile rimeditare. (mf)

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giovedì 11 febbraio 2016

#VIDEO / Padre, evaporato (Diego Fusaro)


Diego FUSARO, 1983 
filosofo e docente di storia della filosofia
pubblicato da Diego Fusaro, 9 febbraio 2016
L'epoca dell'evaporazione del Padre
video 9min18

Condivisibile o meno, un punto di vista interessante.
Al di là di una certa ripetitività (peraltro spesso presente anche nei suoi libri), Fusaro, agganciandosi a Lacan, spiega qui perché l'attacco al Padre sia intrinseco al capitalismo trionfante di oggi. (mf)

In Mixtura altri 8 contributi di Diego Fusaro (compresa una mia recensione al suo libro, ''Antonio Gramsci. La passione di essere nel mondo'', Feltrinelli, 201),  qui

mercoledì 27 gennaio 2016

#SENZA_TAGLI / Utero in affitto, e il corpo diventa merce (Diego Fusaro)

Meno di vent’anni fa sarebbe parso impossibile. Oggi appare invece impossibile che vi sia chi si opponga a tale pratica: subito è bersagliato dal coro virtuoso dei benpensanti come retrogrado, oltranzista, antimoderno e, naturalmente, “omofobo”, l’etichetta più in voga nel tempo della neolingua e della polizia dei costumi.

Alludo alla nuova pratica dell’“utero in affitto”, che l’ipocrisia del pensiero unico e l’astuzia della neolingua hanno scelto di chiamare, con discrezione, “maternità surrogata”. A un primo sguardo, sembrerebbe una pratica emancipativa, da salutarsi con gioia: “La maternità surrogata – si legge su ad esempio sul sito maternitasurrogata.info – permette di diventare genitore anche a chi non riesce a portare a termine una gravidanza, grazie ad una donna che accetta di affrontare gestazione e parto per altri”.

Sembra, a tutti gli effetti, una pratica emancipativa: che permette di diventare mamma anche a chi, per vari motivi, non potrebbe diventarlo. Se non fosse che, nel tempo dell’ipocrisia universale, si omette – guarda caso – di specificare l’aspetto fondamentale e cioè che a regolare questo passaggio, per cui una donna cede il proprio utero a un’altra, è la fredda logica del do ut des liberoscambista. Utero in affitto, appunto. Mercificazione del corpo.

Il capitale, che un tempo si arrestava ai cancelli delle fabbriche, oggi si è impadronito della nuda vita: utero compreso. L’economia si è impadronita della vita, facendosi bioeconomia: ha rimosso il confine tra ciò che è merce e ciò che non lo è né può esserlo.
Il vecchio slogan femminista “l’utero è mio, me lo gestisco io”, frutto di una stagione di lotte e di benemerite rivendicazioni dell’emancipazione femminile, è oggi stato riadattato dal capitale in funzione della sua sola norma, la valorizzazione del valore: l’utero è tuo e “puoi” affittarlo a chi vuoi.

Nessun vincolo, nessun limite, nessuna religione: puoi farne ciò che vuoi. Sei libera da Dio e dalle vecchie morali borghesi. Ma il “puoi” in questione è sempre quello della società di mercato: “puoi”, in realtà “dovrai”. “Puoi”, perché nessuno te lo impone, né te lo vieta. “Dovrai”, perché sarà la tua condizione socio-economica a importi di farlo per poter sopravvivere, per poter arrivare a fine mese. Le donne indigenti diventeranno – non è difficile prevederlo – i luoghi futuri della maternità, di quella pratica che richiede troppa responsabilità e fatica per la società di mercato, per i suoi ritmi e le sue carriere di manager rampanti. Vivranno mettendo in affitto il loro corpo. La logica del capitale è, in fondo, questa: abbattere ogni limite etico, morale e religioso, per poi imporre ovunque, senza barriere residue che possano frenarla, la legge dell’onnimercificazione e del valore di scambio. Tutto diventa merce, aveva avvertito Marx nel 1847, in Miseria della filosofia. Perfino l’utero, dobbiamo riscontrare noi.

E così la pratica dell’utero in affitto rivela l’usuale sporcizia di cui gronda il capitale: mercificazione dei corpi, offesa della dignità umana, riduzione della generazione della vita a mercimonio. E tutto questo verrà definito progressivo ed emancipativo: oltre al danno, la beffa, con la piena connivenza da parte delle usuali forze passate armi e bagagli dalla lotto contro il capitale alla lotta per il capitale.

Pasolini è passato invano in questo Paese, che pure continua ipocriticamente a celebrarlo come una “star”. Pasolini aveva pienamente compreso i dilemmi della modernizzazione capitalistica, il falso mito del progresso come cavallo di Troia con cui il capitale si sarebbe preso tutto, compreso la nuda vita e gli uteri, oltre che, naturalmente, le nostre teste.
Ed ecco, allora, la “maternità surrogata”: un’altra categoria della neolingua orwelliana per non dire “utero in affitto”, ossia mercificazione dell’umano e profitto ai danni della nuda vita. E’ progresso? Sì, per l’economia di mercato. A uscirne offesa, umiliata, svilita e mortificata è, una volta di più, l’essenza dell’essere umano, che non ha prezzo ma solo dignità.

E dopo l’utero in affitto, presto avremo il cervello in prestito, il rene in comodato d’uso, il polmone in comproprietà: per non tacere, poi, dei neuroni, che sono in saldo già da un pezzo.

*** Diego FUSARO, 1983, filosofo e docente di storia della filosofia, Utero in affitto, il corpo che diventa merce, blog 'ilfattoquotidiano.it', 15 gennaio 2016, qui


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giovedì 27 agosto 2015

#LINK / La neolingua di oggi (Diego Fusaro)

Siamo ormai in una situazione a tutti gli effetti orwelliana. I bombardamenti sono detti “missioni di pace”, le distruzioni dei diritti sono pudicamente chiamate “riforme”, la dittatura dei mercati è ipocritamente salutata come “democrazia”, il dominio delle banche e la violenza economica sono definite “Unione Europea”: e, dulcis in fundo, la devastazione della cultura e della scuola è detta “la buona scuola”.

*** Diego FUSARO, filosofo, saggista, La #buonascuola e la neolingua di Orwell, blog 'ilfattoquotidiano.it', 22 agosto 2015

LINK, articolo integrale qui

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martedì 7 luglio 2015

#LINK / Grecia, cosa ci insegna (Diego Fusaro)

(...)
(1) L’opposizione ferma e risoluta contro il sistema europeo dell’egemonia dell’economia spoliticizzata e della Banca Centrale è di già riconosciuto come potenza da tutte le potenze europee. È la prova di quel che già Spinoza diceva nel “Trattato teologico-politico”: l’oppressione e l’asservimento possono essere condotti solo fino a un certo grado; superato il quale, i popoli reagiscono, sentendo calpestato il proprio orgoglio e la propria dignità. È quanto sta avvenendo in Grecia: i Greci ci insegnarono la democrazia più di duemila anni fa. E stanno riprendendo a insegnarcela.

2) La Grecia di Tsipras, con il referendum, ha segnalato chiaramente che è pronta a reagire. Il referendum è sogno uno dei “signa prognostica”: il futuro è aperto, occorre vedere cosa seguirà in concreto dal referendum. Per intanto, constatiamo che c’è stato un segnale forte e chiaro: l’oppressione comincia a essere percepita chiaramente connessa con l’Unione Europea in quanto tale. Frasi fatte come “ce lo chiede l’Europa” e “ci vuole più Europa” si rivelano, allora, per ciò che realmente sono: strumenti di deresponsabilizzazione usati per giustificare l’intensificarsi ogni giorno crescente dell’ordine neoliberista con primato assoluto del mercato sovrano.

È ormai tempo che i partiti d’opposizione al regime neoliberista d’Europa espongano apertamente in faccia a tutto il mondo il loro modo di vedere, i loro fini, le loro tendenze, e che contrappongano alla favola dello spettro del populismo un manifesto del partito stesso, una piattaforma programmatica che – Tsipras sembra averlo colto benissimo – intrecci tra loro i due momenti della lotta per l’emancipazione (la lotta che fu di Marx e di Gramsci) e della sovranità nazionale democratica.
La lotta contro il sistema neoliberista non può non passare, oggi, dalla sovranità nazionale democratica, contro l’internazionale liberal-finanziaria del mercato transnazionale che supera la politica, la democrazia e le decisioni sovrane dei popoli. Quel che è avvenuto in Grecia può costituire un punto di partenza per una svolta epocale. Occorre vedere quali sviluppi ne seguiranno. Il futuro è aperto. Il dogma dell’irreversibilità dell’euro e dell’Unione Europea inizia a scricchiolare. La civiltà europea nacque in Grecia: e dalla Grecia pare poter oggi risorgere.

*** Diego FUSARO, filosofo, Referendum anti-austerità: la Grecia, lo spettro che si aggira per l’Europa, blog 'ilfattoquotidiano.it', 6 luglio 2015

LINK, articolo integrale qui

Sempre sul blog, altri 5 contributi di Diego Fusaro qui

venerdì 3 luglio 2015

#LINK / Grecia e Tsipras, il bivio (Diego Fusaro)

(...) La vicenda della Grecia e della proposta di referendum ci insegna che il sistema eurocratico sta crollando. Certo, faranno di tutto per impedire l’uscita della Grecia dall’Eurozona: non tanto per ragioni economiche (ché la Grecia, in fondo, è poca cosa rispetto ad altri Paesi economicamente più importanti), quanto piuttosto per ragioni simboliche. Se la Grecia uscisse, ciò costituirebbe un esempio per gli altri popoli della sventurata Europa. Sarebbe, di più, la prova che la retorica dell’irreversibilità dell’euro e dell’Unione Europea è solo un’ideologia che dichiara intrasformabile l’esistente al solo scopo di renderlo tale. (...)

Giova ricordare ciò che di per sé è arcinoto (con Voltaire, occorrerà ripetersi finché non si sarà capiti): l’Unione Europea segna la provvisoria vittoria del neoliberismo e dei dominanti nella lotta di classe (oggi riconfigurata come massacro di classe, in cui i dominati subiscono in silenzio), come peraltro limpidamente emerge da quelle che, con diritto, possono essere considerate le sue tre principali tendenze economico-politiche: a) l’abbassamento del debito tramite drastiche privatizzazioni e continui tagli alla spesa pubblica; b) la lotta in nome della competitività esterna, in senso globalista e mercatista, con annesso abbassamento dei costi del lavoro e dei salari per poter reggere il confronto con le altre realtà e con i Paesi emergenti; c) l’incessante ricorso a “manovre” (Renzi è uno specialista in ciò), “aggiustamenti strutturali” e “riforme”, praticate sulla carne viva della popolazione agonizzante e sempre a vantaggio del “finanzcapitalismo” (Luciano Gallino).(...) 

“Spezzeremo le reni alla Grecia!”, esclamò a suo tempo Benito Mussolini. Per una imprevedibile e beffarda ironia della storia, lui non ce la fece: vi è, invece, riuscito in pieno il mercato finanziario oggi pudicamente chiamato Europa. È bene, di tanto in tanto, tornare a volgere lo sguardo alla Grecia, alle “tragedie nell’etico” (Hegel) che lì si consumano grazie alla giunta militare di tipo economico della Troika. Ed è bene farlo, perché la Grecia rappresenta la verità dell’Europa, il futuro che attende, presto o tardi a seconda dei casi, gli sventurati Paesi che hanno firmato la loro condanna a morte entrando nella dittatura della moneta unica e di un’unione che, dimentica dei valori europei, ha come unici valori di riferimento la crescita dei profitti e il “fiscal compact”.

*** Diego FUSARO, filosofo e saggista, La Grecia di Tsipras al bivio, 'ilfattoquotidiano', 30 giugno 2015

LINK, articolo integrale qui

Sempre nel blog, altri 4 contributi di Diego Fusaro qui e 1 mia recensione al suo libro su Gramsci qui

martedì 24 marzo 2015

#LIBRI PREZIOSI / Diego Fusaro, Antonio Gramsci. La passione di essere nel mondo

Diego FUSARO, "Antonio Gramsci. 
La passione di essere nel mondo", Feltrinelli, 2015
pagine 174, € 14,00, ebook € 9,99

Sicuramente una lettura non conformista. Come peraltro ci si aspetta dall'autore: un giovane ricercatore di filosofia, brillante e sempre più presente nel dibattito culturale, che ha fatto del pensiero critico e fortemente in dissenso rispetto al coro dominante, la cifra del suo operare.
Gramsci è uno dei pensatori di riferimento cruciali di Diego Fusaro: lo accomunano la visione politico-ideologica (dove per 'ideologia' qui si intende il semplice significato etimologico di 'sistema di idee e valori) e, molto, la passione e la 'partigianeria', che hanno in 'odio gli indifferenti' e vogliono, ancora, nonostante tutto, cambiare, in modo profondo, alternativo e non fittizio, lo stato presente delle cose.

Il libro è un'approfondita, colta e partecipe disamina della 'filosofia della praxis' di Antonio Gramsci, il Marx italiano, in particolare alla luce dell'opera fondamentale del pensatore sardo: i Quaderni del carcere. Non è una 'passeggiata' leggera, sia per i concetti esposti che per il linguaggio dotto e in alcuni punti 'ardito', ma se si ha voglia di investire tempo e attenzione per 'capire', si viene ripagati: naturalmente in misura maggiore o minore a seconda della conoscenza che si ha in partenza della visione gramsciana e di quanto si sia più o meno specialisti della materia. Ma per tutti credo sia garantita una riflessione non scontata e sempre illuminante, che costringe a confrontarsi anche con l'oggi e spinge ad amare considerazioni sul deserto, valoriale e di politica, attuale.

Forse un neo è, qui e là, una certa ripetitività nella sottolineatura di alcuni pensieri 'forti', sia di Gramsci che dell'autore; ma questa ridondanza può aiutare a fissare meglio concetti, valori e orientamenti di entrambi.

Utile per cogliere alcuni tratti-chiave della visione di Fusaro, che cerca di attualizzare Gramsci, può essere un frammento tratto dal capitolo finale: 
«Ereditare Gramsci e ripartire dal suo sentiero interrotto significa, allora, riscoprire la passione durevole del conflitto contro il capitale e in difesa dell’umanità offesa, assumendo come telos del pensiero e dell’azione l’emancipazione del genere umano, universalisticamente inteso, dalla dittatura dell’economia e dai rapporti di forza classisti. Significa, di conseguenza, riscoprire il senso della dissidenza e dell’indocilità ragionata, affinché lo “spirito di scissione” torni a costituire una prassi condivisa in grado di porre in essere un nuovo campo di lotta per attuare una vera “riforma intellettuale e morale” e creare un’egemonia alternativa rispetto a quella, sempre più opprimente, del pensiero unico planetario e del nuovo ordine mondiale.»

*** Massimo Ferrario, per Mixtura



Di Diego Fusaro si possono vedere, in questo blog:

#Video #Politica #Ritagli, Odio gli indifferenti, 27 gennaio 2015

#Video #Società, Giovani e futuro (con U. Galimberti), 5 febbraio 2015

#Video #Politica, Il fenomeno Renzi e la sinistra, 21 gennaio 2015

giovedì 5 febbraio 2015

#VIDEO #SOCIETÀ / Giovani e futuro


Umberto GALIMBERTI, 1942, filosofo, psicoanalista, saggista
Diego FUSARO, 1983, filosofo, saggista
Giovani e Futuro, 12 settembre 2014
video, 15min22

Una breve ma significativa conversazione a due sul tema dei giovani, la società in cui viviamo e il futuro.
Sia Galimberti che Fusaro sono voci dissonanti e critiche rispetto ai valori dominanti.
Molto interessanti le considerazioni, convergenti, sulla figura di 'maestro', oggi praticamente assente. (mf)

«Dal futuro come promessa siamo al futuro come minaccia. Invece il futuro va preso: non va aspettato.  (...)
Una citazione di Charles Bukowsky. "Il capitalismo ha soppresso il comunismo. Bene. Adesso il capitalismo divora se stesso. Ma noi non ce ne accorgiamo". (...)
Il denaro è diventato l'unico generatore simbolico di tutti i valori. (...) 
Non ci sono più maestri, ci sono solo professori. I maestri danno forma, i professori danno contenuti. (Umberto Galimberti, dal video)

«Il futuro è nostro se sapremo appropriarcene, agendo con l'ottimismo della volontà. Siamo ad un'epoca di eterno presente. Oggi i giovani sono costretti a vivere in una dimensione di assenza totale di futuro. (...)
Mai nella storia si era creato un conflitto così insanabile tra giovani e vecchi come oggi. (...)
I veri maestri sono quelli che ti danno un modus di pensare, la capacità di ragionare criticamente sulle cose. » (Diego Fusaro, dal video)

martedì 27 gennaio 2015

#VIDEO #POLITICA # RITAGLI / Antonio Gramsci: "Odio gli indifferenti"




Diego FUSARO, 1983, filosofo e saggista 
ricercatore al'università San Raffaele Vita-Salute
Intervento su: Antonio Gramsci, Odio gli indifferenti, 
Ritratti d'autore, Misano Adriatico, 7 marzo 2014
video, 1h44min23

In apertura (per una decina di minuti), viene presentato il progetto di Ritratti d'autore di cui questo intervento è il primo della serie.
E l'ultima mezz'ora del video registra un breve scambio con il pubblico.
L'intervento di Diego Fusaro è dunque di un'ora scarsa.

Per chi voglia ricordare, o conoscere, almeno in parte il cuore centrale del pensiero di Antonio Gramsci (1891-1937, politico, filosofo, comunista, incarcerato dal fascismo e morto in seguito alla prigionia), la relazione di Diego Fusaro è quanto mai stimolante.
Il testo da cui prende avvio il giovane filosofo, sempre dissonante rispetto al coro del pensiero dominante, è tratto da 'La città futura', dell'11 febbraio 1917, intitolato Odio gli indifferenti (l'ho riportato qui sotto). 
Si tratta di un discorso lungo, ma chiaro, appassionato, facilmente seguibile, ben argomentato.
Che viene riferito costantemente all'oggi e all'accettazione supina e fatalistica con cui il presente, e i valori oggi prevalenti incarnati nel modello liberal-capitalista, si pone addirittura come stato ovvio: naturale e oggettivo.
Il linguaggio è ricco e suggestivo. 
Unico limite, a mio avviso, in alcuni momenti una certa ridondanza: che se precisa meglio concetti, valori e critiche scolpendo talune convinzioni 'forti' sia di Gramsci che del relatore, talvolta pare eccedere. Credo che un maggior 'controllo' nello sviluppo, comunque affascinante, dei contenuti esposti, avrebbe giovato.

Segnalo il momento del dibattito finale. Perché Diego Fusaro, sganciandosi dal commento a Gramsci, ha modo di affermare la sua personale visione politico-filosofica, anche in contrasto con i pensatori più noti e accreditati del 900 (ad esempio, Popper, Hannah Arendt, Bobbio...). In particolare, in risposta a una domanda, interessante la precisazione della sua 'collocazione' politica: al di fuori dalla coppia antifascismo-anticomunismo. Una polarità, lui dice, 'comoda' e strumentalmente alimentata dal potere dominante proprio per far dimenticare il vero nemico di oggi: che è il capitalismo (mf)

° ° °
«Laddove domina l'indifferenza la storia cessa di essere tale e diventa 'natura'. L'indifferenza è un grande motore della storia. Perché lascia che le cose restino come sono. »(Diego Fusaro, dal video)

Libro di riferimento (in uscita):
* Diego Fusaro, Antonio Gramsci, Feltrinelli, 2015

° ° °

« Non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione [...] vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini » (Antonio Gramsci, lettera alla madre, 10 maggio 1928)

° ° ° 
Riporto qui sotto il testo di Antonio Gramsci commentato da Diego Fusaro:

« Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che «vivere vuol dire essere partigiani» (*). Non possono esistere i solamente ‘uomini’, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. 
L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica. 
L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun con-trollo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano. 
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l’attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti. » 

*** Antonio GRAMSCI, 1891-1937, filosofo e leader politico, Indifferenti, ‘La Città Futura’, numero unico, 11 febbraio 1917, riprodotto da http://www.antoniogramsci.com.
(*) Cfr. Friedrich Hebbel, Diario, Carabba, Lanciano 1912 (‘Cultura dell’anima’), p. 82: «Vivere significa esser partigiani», riflessione n. 2127). 

mercoledì 21 gennaio 2015

#VIDEO #POLITICA / Il fenomeno Renzi e la sinistra



Diego FUSARO, 1983, filosofo e saggista 
ricercatore al'università San Raffaele Vita-Salute
Breve analisi filosofico-politica di Matteo Renzi, 19gen14
video, 6min54

Diego Fusaro, allievo di Costanzo Preve (*), è considerato da molti una giovane e intelligente voce critica del pensiero dominante. 
Il crescente conformismo è talmente cupo che ogni dissenso, se è appunto tale (quindi argomentato e fondato su analisi logiche e non è puro sloganismo), merita attenzione: anche, e soprattutto, se si hanno posizioni diverse. 
In questo spirito propongo questo breve intervento che cerca di analizzare e valutare il fenomeno Renzi.
L'analisi è di un anno fa. 
Ma la visione di Fusaro va al di là del contingente e la critica, dura e serrata, è alla politica di una sinistra che, secondo il suo pensiero, da anni ha abbandonato i propri valori e il campo che le dovrebbe essere proprio, snaturando se stessa.
Sempre di Diego Fusaro, proprio in questo blog, Bruno Carminati ha proposto un video critico verso il 'pensiero unico' (http://bit.ly/1KZRLve)
Era inserito al link qui sotto, a commento di un mio post ('Felicità coatta' e 'pensiero positivo', 18 gennaio 2015): 
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(*) Vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Costanzo_Preve