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martedì 26 aprile 2016

#MOSQUITO / Leadership, deve essere emozionale (Walter Passerini, Gianni Dell'Orto)

Le imprese sono cresciute al culto della razionalità e hanno spesso considerato la gestione dei sentimenti come qualcosa di ingombrante, come un fastidio. Una gestione organizzativa per persone e per culture, invece, assegna grande importanza al valore dei sentimenti in azienda.

I modelli culturali dominanti sulla leadership hanno mutuato largamente dalle culture militari. Del resto il management nasce lì, ma sono passati più di cent’anni. Ciononostante, l’archetipo del manager è molto vicino, ancora oggi, a quello del comandante. 

Si sono allevate generazioni di dirigenti alla rimozione dei sentimenti, attribuendo loro una sorta di qualità negativa. Essere ‘sentimentali’ in azienda ha significato essere ‘donnicciole’, estendendo allo stereotipo tutto il repertorio iconografico della peggior specie (lacrimucce, buonismo, incapacità di prendere decisioni anche dolorose, ‘machismo aziendale’).

Il modello su cui si è basata questa tipologia di manager vincenti è stata quella del manager ‘alessitimico’, cioè privo di emozioni, tutto d’un pezzo, seguace fedele ed esclusivo delle regole della razionalità. Un manager che non esiste, se non negli immaginari collettivi, nelle rappresentazioni letterarie e nella ‘fiction’. I veri manager, infatti, hanno sempre fatto i conti con i sentimenti in azienda, i propri e quelli dei propri collaboratori. 

Nessuno è mai riuscito ad essere coinvolgente con le proprie persone sulla base di una gestione squisitamente razionale, quantitativa, economica. La gestione algida dei numeri non ha mai trascinato a dare il meglio di sé. La ‘sensibilità in azienda’ è stata comunque più praticata che teorizzata. Anche le ricerche sulla creatività nell’impresa hanno sempre dimostrato come sia la creatività come processo collettivo, anche se animato e guidato da un leader riconosciuto, sia la creatività come empatia, come capacità d’accendere entusiasmi ed emozioni.

È questa una dote che viene esaltata nell’era dei servizi e nell’impresa degli intangibili.

L’impresa del futuro sarà un’impresa capace di gestire le ‘sensitività organizzative’ e la ‘polisensualità organizzativa’, lasciando spazio e non comprimendo le emozioni e i valori. Gestire le sensitività organizzative significa ripensare all’organizzazione, oltre che alla creazione del clima organizzativo. Creare ‘sensori d’impresa’. Equilibrare l’uso di tutti i sensi dentro l’organizzazione, letterali e metaforici. 

Questo è il significato più profondo di una ‘leadership emozionale’, che cerca non nella rimozione, ma nella gestione intelligente ed equilibrata dei sentimenti un suo stile e una sua efficacia. Così come l’uso equilibrato di tutti i cinque sensi si chiama ‘sinestesia’, è possibile coniare il termine di ‘sinestesia aziendale e organizzativa’, che può essere anche definita come il tanto ricercato e vero ‘sesto senso’ delle organizzazioni. 

*** Walter PASSERINI, giornalista economico, e Gianni DELL’ORTO, consulente di direzione, Neo-management. L’azienda e l’anima. Leader e talenti nell’era dell’incertezza, FrancoAngeli, Milano, 2004


In Mixtura altri 2 contributi di Walter Passerini qui

venerdì 31 luglio 2015

#RITAGLI / Stipendio, e il merito dov'è? (Walter Passerini)

Salary Satisfaction Report, Jobpricing, 2015
da 'La Stampa', 13 luglio 2015

Pochi, complicati e senza criterio. E’ la sintesi che i lavoratori italiani fanno sui soldi che entrano nelle loro buste paga a fine mese. 
In una scala da 1 a 10, i dipendenti privati danno un voto negativo alle aziende: 3,9, nemmeno un 4. Ma non è solo un problema di quantità degli stipendi: con questa risposta di pancia gli italiani si dichiarano insoddisfatti sull’intero pacchetto retributivo, fatto di elementi monetari, ma non solo. 
Solo 1 lavoratore su 3 esprime un giudizio di media soddisfazione; solo il 3% dichiara di essere pienamente soddisfatto del proprio pacchetto retributivo. (...) 

Per esempio, qual è la percezione di equità interna dei lavoratori italiani? In altri termini, esiste una giustizia retributiva all’interno delle aziende a parità di ruolo ricoperto? L’indice 4.9 rivela che i dipendenti italiani non prendono una posizione netta (negativa o positiva). 
Il 52% si trova d’accordo con questa affermazione, mentre il 48% dà un giudizio negativo. 
Anche nella equità esterna non si sbilanciano troppo: il voto complessivo è 4,7. Chi ritiene di essere retribuito equamente rispetto al mercato è il 48% dei rispondenti, il 52% dà un giudizio negativo. Pessimo è il voto registrato sul rapporto tra retribuzione e contributo personale. Solo 1 lavoratore su 3 ritiene di essere retribuito in maniera adeguata al contributo fornito, mentre una percentuale elevatissima di lavoratori 
(il 30,9%) si dimostra in totale disaccordo. 
Il mancato riconoscimento economico è un tarlo che mina le motivazioni, una delle prime ragioni per dare le dimissioni. 
Nelle aziende in cui vi è un sistema di incentivazione trasparente e formalizzato individuale, la percezione di un collegamento tra contributo e retribuzione è molto alta. La sola presenza di un elemento variabile del pacchetto retributivo aumenta la percezione di allineamento tra prestazione lavorativa e retribuzione. 

Infine, si è chiesta la percezione sulla meritocrazia in azienda. L’opinione è piuttosto negativa (indice a 3.8). Solo il 7,8% ritiene che vi sia vera meritocrazia nella propria azienda, mentre il 32,0% ritiene che non sia per nulla applicata. La presenza di un sistema di incentivazione individuale determina una maggior percezione di meritocrazia da parte dei lavoratori, in quanto collegata a obiettivi. 
La presenza di un sistema di contrattazione aziendale abbassa il livello di percezione di meritocrazia: un sistema che garantisce una quota fissa per tutti, non riconosce le situazioni dove il merito dei singoli possa essere premiato. Escludendo la retribuzione fissa (che è la leva principale dichiarata dai lavoratori), le principali voci ambite non monetarie sono: lo sviluppo di carriera, l’aspetto formativo e la relazione positiva con i colleghi. La flessibilità degli orari e il bilanciamento tra vita lavorativa e vita privata sono aspetti fondamentali nella scelta di un posto di lavoro.

*** Walter PASSERINI, w.p., giornalista, "Lo stipendio non ripaga il merito": italiani insoddisfatti  e demotivati, 'La Stampa', 13 luglio 2015

Sempre in Mixtura, 1 altro contributo (segnalato) di Walter Passerini qui

martedì 5 maggio 2015

#TAVOLE #LINK / Gli italiani e il lavoro (AstraRicerche-Manageritalia)


AstraRicerche-Manageritalia, aprile 2015

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AstraRicerche-Manageritalia, aprile 2015

Patrizia CAPUA, Più della metà degli italiani guarda ancora al 'posto fisso', 'Affari & Finanza', 4 maggio 2015
LINK, articolo integrale qui

Vedi anche, sempre sulla ricerca AstraRicerche:
(1) - Manageritalia, Il 56% degli italiani andrebbe all'estero, qui
(2) - Walter PASSERINI, Gli italiani alla vigilia del Primo maggio: il lavoro è importante, il Jobs act è rischioso. Nel sondaggio Manageritalia e AstraRicerche segnalati pericoli e opportunità, 'La Stampa', 29 aprile 2015, qui