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venerdì 23 settembre 2016

#MOSQUITO / Buone ragioni per vergognarci (Primo Levi)

Accade sovente, in questi tempi, di ascoltare gente che dice di vergognarsi di essere italiana. In realtà abbiamo buone ragioni di vergognarci: prima fra tutte, il non essere stati capaci di esprimere una classe politica che ci rappresenti, e di tollerarne da trent'anni invece una che non ci rappresenta.

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore, poeta, chimico, partigiano, La storia di Avrom, in Lilit e altri racconti, Einaudi, 1981


In Mixtura altri 5 contributi di Primo Levi qui

mercoledì 3 febbraio 2016

#MOSQUITO / Lavoro, siamo anche così (Gian Luca Rana)

Per far partire la produzione, ho portato da Verona una squadra di 20 persone, tra operai volontari e dirigenti. L’avvio è stato più complicato del previsto: ma loro hanno voluto fare, con me, turni di 20 ore di fila... Dall’altra parte, però, ho scoperto che gli italiani fanno fatica ad allargare la prospettiva. L’avventura negli States significa una città come Chicago, con il telefono pagato, la palestra - a cui ho iscritto tutti subito -, stipendio da trasferta. E l’emozione di una cosa nuova. Beh, su 1.200 dipendenti, non ho avuto la fila ma ho quasi dovuto spingere per trovarne 20... Certo, non posso dire che tutti gli italiani siano così, ci sono persone arrampicate sulle torri che dicono: vogliamo lavorare. Ma mi sarei aspettato un’esplosione di richieste.

[D: Come se lo spiega?]
Con un episodio avvenuto qualche giorno fa al mio direttore di stabilimento. «Mi ha chiamato una signora», mi ha raccontato. «Sono la mamma di Tizio: volevo dirle che non potete continuare a far lavorare mio figlio il venerdì sera. Questi ragazzi hanno la compagnia, devono socializzare... È stato giovane anche lei». 
Ho avuto anche un dirigente, assunto per fare l’esperienza Usa. Dopo aver fatto per un po’ il pendolare Verona-Bartlett, mi ha detto: non ce la faccio a star lontano da casa, cambio lavoro. 
C’è chi potrebbe dire: senti questo veronese strafottente, figlio di papà! Tutto vero, ma ricordo che in India ci sono milioni di persone che hanno fame, studiano come pazzi per diventare ingegneri, parlano un inglese perfetto, e arriveranno in Italia. Fra 20 anni faremo i conti. E non ce la caveremo perché siamo più ‘furbi’. 

*** Gian Luca RANA, imprenditore, ad del gruppo Rana, colloquio con Edoardo Vigna, Un tortellino veronese alla conquista del West, ‘Sette’, 19 ottobre 2012.

domenica 6 dicembre 2015

#MOSQUITO / Italiani, quelli fatti diversamente (Gaetano Salvemini)

E quand’anche gl’italiani, che sono fatti diversamente, fossero non centomila, ma appena mille, cento, dieci, uno solo, quell’uomo solo dovrebbe tener duro e non mollare. E sarebbe dovere approvarlo, incoraggiarlo, sostenerlo, e non dirgli: pensa alla salute. 

*** Gaetano SALVEMINI, 1873-1957, storico, politico e anti-fascista, citato da David Bidussa, Siamo italiani, Chiarelettere, 2011


lunedì 2 novembre 2015

#SENZA_TAGLI / Corruzione, i politici e noi (Peter Gomez)

Alla fine bisogna dirlo chiaro: è soprattutto colpa nostra. È sbagliato pensare, come in molti hanno fatto per anni, che questo Paese sia stato messo in ginocchio solo da una classe politica generalmente incapace e a volte corrotta, da imprenditori trasformati in prenditori o che i cittadini onesti abbiano assistito inermi a una sorta di lotta tra i buoni e i cattivi, in cui i secondi hanno avuto sempre la meglio. Nella prezzoliniana terra dei furbi e dei fessi idee del genere possono servire per farci sentire tutti bene, tutti a posto con le nostre coscienze. Per farci credere di stare dalla parte giusta. Ma se solo si analizza la cronaca si comprende come queste convinzioni siano (in gran parte) false. E la storia degli ultimi 25 anni sta lì a dimostrarlo.

Nel 1993, l’inchiesta Mani Pulite, proprio come racconta da anni agli studenti l’ex magistrato Gherardo Colombo, comincia a finire quando le indagini passano dall’alto al basso. Prima, quando gli avvisi di garanzia e le manette riguardavano i sindaci, i parlamentari, i segretari di partito, gli italiani si ritrovano indignati e soddisfatti in piazza per inneggiare ai giudici. Chiedevano pulizia e rigore. In decine di migliaia gridavano “Di Pietro, Colombo andate fino in fondo”. Ed era facile e liberatorio farlo: intanto, toccava a loro, alla casta, a quelli che stavano sopra. Poi quando si comincia a capire che gli altri cattivi erano gli imprenditori, non vittime, ma complici dei politici a cui versavano tangenti per poter fornire servizi scarsi alla collettività a prezzi enormemente gonfiati, ecco comparire nei giornali i primi distinguo. I dubbi, le incertezze si moltiplicavano. E veri o falsi che fossero, servivano per far carriera in media controllati da editori ormai noti alle procure.

Infine l’ultimo salto. All’indietro. Le indagini arrivano in basso: colpiscono il vigile che in cambio della spesa gratis chiude un occhio sulla tara della bilancia. Il commercialista che per farti pagare un po’ meno di tasse allunga una mini mazzetta al funzionario di turno. A volte arrivano a chi ha chiesto un favore o una spintarella per ottenere qualcosa che non gli spettava. E allora tutto cambia.
Un giovane cronista, oggi molto conosciuto, Gianluigi Nuzzi scopre per esempio l’elenco di tutti gli affittuari a prezzi scandalosamente bassi nelle case di un ente milanese controllato dal Partito socialista. Telefona alle cronache cittadine di vari giornali, ma nessuno gli risponde. Poi alla fine un caporedattore spiega: “Bravo Gigi, notizia bomba. Ma non la pubblichiamo. Non hai visto che nell’elenco c’è il mio nome e quello del mio vice?”. Anche i giornalisti, si sa, sono italiani.

Ecco perché oggi se si leggono i post su Facebook in cui alcuni degli arrestati per assenteismo al Comune di Sanremo scaricano tutta la loro rabbia sui politici ladri, viene da pensare che il problema siamo noi. I figli del Belpaese. Un posto strano che ha inventato Cosa Nostra, ma pure cresciuto Falcone e Borsellino. Un posto dove ci si può ergere a paladini della legalità, come facevano i costruttori catanesi Costanzo e Bosco, e poi versare, secondo l’accusa, tangenti per vincere appalti Anas. Un posto dove indignarsi non serve. O almeno non basta più. Dove ai molti, ma minoritari eroi della fatica quotidiana, si devono sostituire milioni di cittadini normali. Gente abituata a pensare che, come scriveva Gandhi, “ciascuno di noi deve essere il cambiamento che vuol vedere realizzato nel mondo”. Dandone prova ogni giorno.

*** Peter GOMEZ, giornalista e saggista, direttore de 'ilfoglioquotidiano.it', Corruzione, dàgli al politico: prima guardiamoci allo specchio, 'ilfattoqyotidiano.it', 1 novembre 2015, qui

In Mixtura altri 4 contributi di Peter Gomez qui

domenica 23 agosto 2015

#RITAGLI / Italiani, sempre fregati dal senso di appartenenza (Tim Parks)

Perché si ripete sempre lo stesso problema In Italia? La difficoltà nel fare sistema; gli albergatori piccoli che non vanno d'accordo con quelli grandi, tutti e due che non s'intendono con i tour operator. Per lo straniero è un mistero. Nel piccolo il Paese funziona benissimo. Il bar dove chi viaggia va a fare colazione è una meraviglia di organizzazione e efficienza. Idem l'albergo che trova su Booking.com. Talento e preparazione non mancano. Ma se per caso il turista si mette a parlare con i protagonisti di queste realtà virtuose, gli diranno che raggiungono i loro obiettivi non grazie alle infrastrutture statali ma loro malgrado, lottando contro ogni tipo di ottusità, sorvolando su qualche regola. Poi trova il museo chiuso, lo sciopero dei mezzi, in generale una grande difficoltà a combinare visite e percorsi. E magari gli viene da pensare che questa sarà la sua ultima vacanza italiana. (...)
Ecco l'ipotesi che dopo trentatré anni in Italia sono giunto faticosamente a elaborare.
Nella stragrande maggioranza dei casi, il primo valore per l'italiano è l'appartenenza. Fare parte di una famiglia, un gruppo di amici, una categoria, essere accettati e rispettati dagli altri è il bene supremo. Più importante di essere buoni, o indipendenti e coraggiosi, più importante ancora di essere vincenti e avere successo, conta essere ben integrati nel proprio gruppo di riferimento. L'esclusione da quel gruppo verrà vissuta come un incubo, così come, all'inverso, la minaccia di abbandonare famiglia o amici è una carta pesantissima da giocare. (...) 
La situazione ha il suo lato positivo. Gli italiani fanno di tutto per sostenere chi del loro gruppo rischia di finire in mezzo a una strada. Quasi non è permesso fallire. Qualche lavoretto comunque ti troveranno. O una pensione d'invalidità. In questo l'Italia è lontana anni luce dall'America, dove sia il successo plateale, come pure il fallimento rovinoso, il morire da mendicante nel gelo newyorkese, fanno parte della narrativa collettiva più consueta, essendo gli americani più attaccati al sogno di vincere, di riuscire personalmente, che non all'appartenenza. Si parla molto dell'individualismo italiano, ed effettivamente molti italiani se ne infischiano allegramente delle regole della vita civile. Ma lo fanno perché forti della loro appartenenza a una famiglia o a un gruppo che non tradiranno mai. Non esiste, in Italia, la figura del "whistlebiower", che denuncia le malefatte del gruppo in favore del bene collettivo. Non esiste perché non solo sarà escluso dal proprio di gruppo, ma anche da ogni gruppo che si rispetti. È questo il guaio italiano. L'appartenenza è il valore dominante, ma il gruppo di riferimento non corrisponde mai alla nazione. (...)

*** Tim PARKS, 1954, giornalista e saggista inglese, Ma il senso di appartenenza vi fregherà sempre, 'L'Espresso', 10 luglio 2015

LINK, articolo integrale qui

martedì 18 agosto 2015

#VIDEO / Italiani, nel 2050 (Gian Carlo Blangiardo)


Gian Carlo BLANGIARDO, 1948, docente di demografia
Gli italiani del 2050
Science Corner Università Bicocca Milano, luglio 2015
video 2min41


Ci saranno più donne, aumenteranno gli stranieri e ci saranno più nonni rispetto ai nipoti. 
E' la fotografia dell'Italia del 2050. (dalla presentazione del video)

domenica 5 luglio 2015

#RITAGLI / Grecia, la democrazia e noi (Marco Travaglio)

(...) Il fatto è che nessuno sa cosa accadrà alla Grecia e all’Europa se vincerà il Sì o il No, e neppure se Atene uscirà dall’area euro o se vi resterà nelle condizioni date. Chi dice di saperlo è un impostore, perché una sola cosa è certa sulla crisi greca, anzi europea: che nessuno sa nulla con certezza. Ed è molto più onesto riconoscerlo socraticamente: so di non sapere. Quel poco che sappiamo, però, è che il referendum – per quanto controverso possa essere su una materia così incandescente – è una lezione di democrazia. Antidemocratico è chi pretende di impedirlo, o addirittura di usarlo per cambiare da migliaia di chilometri di distanza gli assetti politici della Grecia usciti pochi mesi fa da elezioni democratiche. Ne dovremmo sapere qualcosa noi italiani, che dal 2011 siamo governati da premier che mai si sono candidati a quella carica (Monti, Letta e Renzi) e due anni fa abbiamo votato contro le larghe intese.

Abbiamo punito i partiti che le avevano sostenute (-6,5 milioni di voti al Pdl, -3,5 milioni al Pd, un misero 9% alla Lista Monti, i 5Stelle dallo 0 al 25%) e ce le siamo ritrovate tali e quali, prima col governo Letta poi col Patto del Nazareno, con la benedizione di Napolitano incredibilmente rieletto con la kryptonite di superpoteri extraparlamentari ed extranazionali. Invece ci siamo abituati, se non rassegnati, all’idea che la democrazia sia un lusso che non possiamo più permetterci. E ci lasciamo fare di tutto da un governo di minoranza che nessuno immaginava nel 2013 e sta in piedi solo grazie alla coalizione Pd-Sel subito sciolta,ma servita a fare scattare il premio di maggioranza poi cancellato dalla Consulta perché incostituzionale;e che,ciò malgrado,si permette addirittura di riformare la Costituzione, la legge elettorale,lo Statuto dei lavoratori e la scuola. (...) 

*** Marco TRAVAGLIO, giornalista e saggista, Via via la democrazia, 'Il Fattor Quotidiano', 3 luglio 2015

martedì 16 giugno 2015

#TAVOLE #LINK / Italiani, i più razzisti d'Europa (Chiara Saraceno)



Sondaggio Pew Reasearch Center
da 'la Repubblica', 14 giugno 2015

Gli zingari sembrano concentrare su di sé il massimo dell'ostilità e diffidenza in Europa. Sono considerati, come emerge da un sondaggio dell'istituto americano Pew, un corpo estraneo nel cuore dell'Europa da una forte minoranza, superiore al 30%, di inglesi, tedeschi e spagnoli, dal 48% dei polacchi, dal 60% dei francesi e dall'86% degli italiani.
All'estremo opposto sta l'altra minoranza pure tradizionalmente europea e oggetto di storiche persecuzioni, gli ebrei. Anche loro, tuttavia, in Paesi come Polonia e Italia sono considerati con diffidenza e ostilità da minoranze non trascurabili, rispettivamente dal 28 e 21% della popolazione.

I musulmani occupano una posizione intermedia nella sfiducia suscitata tra gli autoctoni, ma con fortissime differenze da Paese a Paese. Come per gli zingari, sono gli italiani a manifestare in maggiore misura ostilità e diffidenza, seguiti dai polacchi. In entrambi i Paesi l'ostilità è ampiamente maggioritaria. Viceversa i tedeschi, che pure ospitano la piú ampia popolazione musulmana in Europa fuori dalla Turchia, presentano, con i francesi (che pure avevano sperimentato l'assassinio dei giornalisti di Charlie Hebdo poco prima dello svolgimento dell'indagine Pew), percentuali molto più contenute di ostilità: 24%, anche se piú ampie di quella, 19%, riscontrata tra gli inglesi.

Dall'indagine Pew gli italiani emergono di gran lunga piú ostili alle minoranze dei cittadini degli altri 5 Paesi oggetto di indagine. (...)

Possiamo allora chiederci se, accanto all'esistenza di partiti politici che hanno cavalcato e cavalcano il disagio enfatizzando il ruolo di capro espiatorio di alcune minoranze particolarmente visibili, non ci sia la responsabilità di una contro-narrazione che si salva la coscienza denunciando il razzismo piú bieco e insopportabile (facendogli da cassa di risonanza), ma non entra in merito alle condizioni di disagio in cui questo si genera. L'esasperazione degli abitanti delle periferie è l'esito della concentrazione di disagi  -  abitativi, nei trasporti, nei servizi, nella semplice sicurezza  -  ad opera sia di politiche intenzionali che dell'assenza di politiche. Mentre alcuni partiti e gruppi sono molto bravi a soffiare sul fuoco e a trovare nei rom piuttosto che negli immigrati musulmani la causa di tutto, chi grida al razzismo spesso ha chiuso gli occhi
sul degrado, e usa la denuncia di razzismo per nascondere le proprie responsabilità. (...)

*** Chiara SARACENO, sociologa, saggista, Il sondaggio che ci accusa: siamo i più razzisti d'Europa, 'la Repubblica', 14 giugno 2015

LINK, articolo integrale qui

Sempre su 'Mixtura', 1 altro contributo-video di Chiara Saraceno, qui

giovedì 11 giugno 2015

#RITAGLI / Italia, come un toro ma con gli aghi nei coglioni (Fortunato Cerlino)

[D: Da giovane, cosa l'ha resa infelice?]
La povertà. Si vive in uno stato di vergogna continua, si sente di non essere adatti, si abbassano continuamente i propri limiti. La povertà è una casta psicologica, e sono pochi quella che riescono a romperla. Non si ha dignità sociale, è un'onta. 

[D: Cosa le dà fastidio?]
La disonestà, l'incapacità di essere dignitosi. C'è un racconto di Hemingway in cui si descrive come si può truccare una corrida. I toreri infilano spille nei testicoli dei tori. L'Italia è un Paese così: abbiamo capacità straordinarie, circostanze geografiche e culturali meravigliose. Siamo un toro fertile e stupendo, ma con gli aghi nei coglioni.

*** Fortunato CERLINO, 1964, attore, intervistato da Camilla Baresani, «Potevo far fuori un politico (ma poi ho preferito far serie tv)», estratto, 'Style Magazine', giugno 2015

sabato 30 maggio 2015

#MOSQUITO / Italia, ti fregano anche gli slip (Massimo Fini)

Siamo un paese maleducato. Le persone si fanno continuamente sgarbi senza neanche rendersene conto, non esiste il rispetto dell'altro. Vedo molta mancanza di dignità, gente che si vende per niente. Se tu sei in uno stato di necessità e rubi, ti può essere perdonato. Ma non si può sputtanarsi per i cioccolatini o i boxer, e penso agli scandali dei consigli regionali. Una cosa che però si riverbera anche fuori dalla politica per cui se tu vai in piscina, ti fregano un paio di slip. Sporchi. 

*** Massimo FINI, 1943, giornalista e saggista, direttore di ‘La voce del Ribelle on line’, intervistato da Silvia Truzzi, giornalista, «Il calcio con B, il poker con Gardini e l’Italia che ruba anche le mutande», ‘Il Fatto Quotidiano’, 21 dicembre 2014

mercoledì 27 maggio 2015

#SGUARDI POIETICI / Basta (M. Ferrario)

Questo 'sguardo' è del 2011. 
Lo scrissi in un momento di rabbia per il berlusconismo imperante.
Lo ripubblico perché mi sembra più attuale che mai.
L'ultimo sconcio sono gli 'impresentabili' alle elezioni regionali. 
E l'ultima presa in giro è la commissione antimafia che rivelerà i loro nomi 48 ore prima del voto (che si ridurranno a 24, calcolando la giornata di silenzio prima delle votazioni).
2011-2015. Cambiano i governi. Non cambiano i politici. 
Dal berlusconismo al renzismo. Non cambia l'Italia. Non cambiamo noi. (mf)

° ° °

Hai ragione, basta. 
Basta dire basta:
e basta con l’indignazione. 
Che ormai va a ruba,
e tutti scambiamo all’angolo delle strade:
neppure un euro, 
solo il costo di un sopracciglio alzato.

Hai ragione, basta.
Basta dire basta.

Abbassiamo il sopracciglio
e smettiamo di ripeterci 
sconsolati ma consolati 
che questo paese 
(il nostro paese) 
«non è un paese normale».
Impariamolo: 
lo sarebbe 
se noi fossimo normali; 
lo sarà
quando noi saremo normali.

Non è il paese che non ci merita:
siamo noi che ci meritiamo il paese che siamo,
non essendo capaci 
di essere il paese che vorremmo. 

Di noi 
dobbiamo indignarci.

Prima  soffriremo,
allo stomaco e in bocca,
il sapore amaro della consapevolezza,
che sola apre al cambio. 
Poi dichiareremo la vecchia e troppo ripetuta parola,
soltanto allora (finalmente) nuova: 
sì, ancora una volta e per l’ultima volta,
basta.

Ma diremo basta a noi stessi.

E basterà, questa volta,
se questo basta che ci saremo detti, 
oltre a dircelo,
in tutti i modi in cui è possibile farlo,
lo faremo. 

*** Massimo Ferrario, Basta, testo revisionato per Mixtura. Già in ‘ContrAppunti’, n. 293, 13 maggio 2011, Dia-Logos, Milano.
Anche in 'losguardopoIetico', 200, 3 novembre 2013 (circa 900 visualizzazioni), qui




martedì 5 maggio 2015

#TAVOLE #LINK / Gli italiani e il lavoro (AstraRicerche-Manageritalia)


AstraRicerche-Manageritalia, aprile 2015

° ° °

AstraRicerche-Manageritalia, aprile 2015

Patrizia CAPUA, Più della metà degli italiani guarda ancora al 'posto fisso', 'Affari & Finanza', 4 maggio 2015
LINK, articolo integrale qui

Vedi anche, sempre sulla ricerca AstraRicerche:
(1) - Manageritalia, Il 56% degli italiani andrebbe all'estero, qui
(2) - Walter PASSERINI, Gli italiani alla vigilia del Primo maggio: il lavoro è importante, il Jobs act è rischioso. Nel sondaggio Manageritalia e AstraRicerche segnalati pericoli e opportunità, 'La Stampa', 29 aprile 2015, qui

venerdì 1 maggio 2015

#TAVOLE #LINK / 1985-2015, La vita degli italiani (Censis)


Casa e alimenti, 1985-2013 - fonte: Censis su dati Istat

da: Maria Novella De Luca, Italian Way of Life, 'la Repubblica', 29 aprile 2015
LINK, articolo integrale qui

martedì 6 gennaio 2015

#RITAGLI / Lettura, ricordiamo gli indici

Ricordo per i fortunati che lo avessero dimenticato che, secondo le statistiche attuali, 1 italiano su 2 non legge neanche un libro all’anno. Il 18% di noi ne legge da 4 a 11, e il 6% viene considerato un “lettore forte” perché legge almeno 1 libro al mese. Uno, non due. 
In una celebre intervista di qualche anno fa, Philip Roth disse che il numero di lettori di romanzi nel giro di pochissimo tempo sarebbe diminuito così tanto da essere paragonato all’attuale numero dei lettori di poesia. Pochissimi eccentrici, feticisti dai gusti incomprensibili ai più. I libri, si sgolano gli editori, non si vendono. Le storie, è ormai argomento inoppugnabile, non abitano più tra le pagine, ma nelle serie tv, nelle sceneggiature dei videogiochi. Basta vedere dove va il denaro, segui il successo e scoprirai chi sono oggi i veri raccontatori. Lo predichiamo tutti, e ci strappiamo i capelli.

*** Elena STANCANELLI, scrittrice, «Un superclub per la lettura»: l'ultima sfida di mr Facebook, da 'la Repubblica', 5 gennaio 2015

venerdì 2 gennaio 2015

#TAVOLE / Demos 2014, fiducia nelle istituzioni


* * *



Rapporto annuale 2014 sugli atteggiamenti degli italiani nei confronti delle istituzioni e della politica, realizzato da Demos, su incarico del Gruppo L'Espresso.Vedi altre tabelle, http://bit.ly/1zYSvNw

Vedi l'articolo di Ilvo Diamanti, sociologo, politologo, saggista, Partiti, istituzioni, Europa: la fiducia va a picco, cittadini sempre più soli. Il Papa unica speranza, ‘la Repubblica’, 28 dicembre 2014, http://bit.ly/1ETbPij

martedì 23 dicembre 2014

#RITAGLI / Dovere, e il carattere degli italiani

L'Italia, come tutti i popoli, non potrà divenire nazione... finché ognuno nella sua sfera non faccia il suo dovere... Ma a fare il proprio dovere, il più delle volte fastidioso, volgare, ignorato, ci vuole forza di volontà, e persuasione che il dovere si deve adempiere non perché diverte o frutta, ma perché è dovere; e questa forza di volontà, questa persuasione, è quella preziosa dote che con un solo vocabolo si chiama carattere onde, per dirlo con una parola sola, il primo bisogno d'Italia è che si formino italiani dotati di alti e forti caratteri. 
*** Massimo D'Azeglio, 1798-1866, scrittore, politico, patriota, I miei ricordi, 1867, citato da Corrado Augias, Il carattere degli italiani, rubrica 'lettere', 'la Repubblica', 21 dicembre 2014).