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lunedì 24 gennaio 2022

#MOSQUITO / 'Contento', non 'felice' (Tiziano Terzani)

Oggi l’economia è fatta per costringere tanta gente a lavorare a ritmi spaventosi per produrre delle cose, per lo più inutili, che altri lavorano a ritmi spaventosi, per poter comprare, perché questo è ciò che dà soldi alle società multinazionali, alle grandi aziende, ma non dà felicità alla gente. Io trovo che c’è una bella parola in italiano che è molto più calzante della parola "felice", ed è "contento", accontentarsi. Uno che si accontenta è un uomo felice. 

*** Tiziano TERZANI, 1938-2004, scrittore e giornalista, Anam, il Senzanome. L’ultima intervista a Tiziano Terzani, 2005, facebook, 21 gennaio 2022, qui


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lunedì 28 dicembre 2020

giovedì 26 dicembre 2019

#MOSQUITO / Natale a New York (Tiziano Terzani)

Non sopportavo i due chili di inserti pubblicitari che dovevo buttar via dalla edizione domenicale del New York Times e l’invito standard di tutti i camerieri in tutti i ristoranti e in tutte le caffetterie a «Enjoy it», a godere, qualunque cosa fosse quell’it. Sotto Natale alla normale cacofonia della città si aggiunse il suono della banale canzoncina "Jingle Bells": per le strade, nei negozi, negli ascensori.

Dopo una lunga camminata ero entrato in una libreria, ma non riuscii a starci che pochi minuti. "Jingle Bells" mi perseguitava. Anche lì soffiava, pioveva da ogni soffitto, aleggiava in ogni angolo: Jingle Bells... Jingle Bells. Insopportabile, ossessivo. Uscii di corsa e, sul marciapiede, c’era un uomo infreddolito, che, appena riparato da un telo di plastica appeso al suo barroccino, vendeva hot dog.

«Dov’è la prossima stazione della metropolitana?» gli chiesi.
«Alla fine di questo blocco, a sinistra.»
Dall’accento capii che era uno di quei miei cari ebrei russi coi quali anni prima, scrivendo "Buonanotte, signor Lenin", avevo tanto discusso e riso e bevuto tè nell’Asia centrale.
«Spassiba», risposi.
Mi guardò come fossi un’apparizione. Con un calore che non avevo sentito in tutta la giornata, quasi titubante, ribatté:
«Pagialsta».
E, come rincuorati da un qualche riconoscerci, col sorriso sulle labbra, continuammo le nostre ugualmente strane vite in quel campo profughi, quella fornace umana, quel porto di salvezza, quel gulag dall’ottimo cibo che per tutti e due era New York.

*** Tiziano TERZANI, Un altro giro di giostra, Longanesi, 2004, in facebook, 25 dicembre 2019, qui


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giovedì 7 febbraio 2019

#MOSQUITO / E' come se avessero perso di vista l'uomo (Tiziano Terzani)

Ma i robot renderanno gli uomini più felici? A guardare la gente che li sta producendo ai piedi del monte Fuji si direbbe di no. Lo stesso dottor Inaba sente che la felicità è ancora di là da venire. Alla fine di una serata a casa sua, su un pezzo di carta, con un pennello, butta giù gli ideogrammi di una vecchia poesia: "Una volta avevamo il tempo di cercare la pace. Oggi non più". Mi dice che fu scritta da un generale durante un periodo di guerra. Lui è imbevuto di questo spirito di guerra e, come lui, lo sono molti giapponesi. È come se avessero perso di vista l’uomo. 

*** Tiziano TERZANI, 1938-2004, scrittore e giornalista, Il robot e l’imperatore, 1986, da In Asia, 1998, in facebook, 22 dicembre 2018, qui


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domenica 20 agosto 2017

#RACCONTId'AUTORE / Indra capì (Tiziano Terzani)

Indra su incarico degli altri dèi aveva ammazzato il drago gigante che nel suo ventre teneva imprigionate le acque del mondo. 
Così facendo Indra aveva ridato vita alla terra e felicità agli uomini, ma, fiero di essere riuscito in quell'impresa, si era montato la testa e aveva chiesto all'architetto, dio delle arti, di costruirgli un grande palazzo adatto a un eroe. 

L'architetto gliene fece uno bellissimo, ma Indra voleva sempre più stanze e più giardini. 
L'architetto andò da Brahma a lamentarsi. 
Questi ne parlò con Vishnu il quale decise di intervenire. 

Nelle spoglie di un bambino si presentò alle porte della città di Indra e chiese di essere ricevuto dal re. 
Indra dapprima rise dell'impertinenza di questo piccolo questuante, ma alla fine lo fece venire e dall'alto del suo scanno gli chiese cosa voleva. 
Il bambino avvicinandosi si mise a ridere perché dietro di lui era comparso un esercito di formiche che stava invadendo la sala del trono.

«E quelle chi sono?» chiese Indra, preoccupato.
«Quelle?» rispose il bambino. «Quelle sono tutte state Indra nelle loro vite precedenti.»

Indra capì. 

*** Tiziano TERZANI, 1938-2004, scrittore e giornalista, Indra capì, da Un altro giro di giostra, Longanesi, Milano, 2004


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sabato 22 luglio 2017

#RACCONTId'AUTORE / La libertà e le gambe (Tiziano Terzani)

Un uomo va dal suo re che ha grande fama di saggezza e gli chiede: «Sire, dimmi, esiste la libertà nella vita?».
«Certo», gli risponde quello. «Quante gambe hai?»
L’uomo si guarda, sorpreso della domanda.

«Due, mio Signore.»
«E tu, sei capace di stare su una?»
«Certo.»
«Prova allora. Decidi su quale.»

L’uomo pensa un po’, poi tira su la sinistra, appoggiando tutto il proprio peso sulla gamba destra.
«Bene», dice il re. «E ora tira su anche quell’altra.»
«Come? È impossibile, mio Signore!»
«Vedi? Questa è la libertà. Sei libero, ma solo di prendere la prima decisione. Poi non più.»

*** Tiziano TERZANI, 1938-2004, scrittore e giornalista, da Un altro giro di giostra, Longanesi, Milano, 2004.
https://it.wikipedia.org/wiki/Tiziano_Terzani


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lunedì 29 maggio 2017

#MOSQUITO / Manager, tutti uguali (Tiziano Terzani)

Io li vedo: si vestono tutti uguali, hanno comportamenti tutti uguali; questa povera gente è costretta a comportamenti che impediscono loro l’esercizio della più bella cosa che anche un manager dovrebbe avere: la fantasia. (...) Anche i manager devono riscoprire i colori dell’arcobaleno. 

*** Tiziano TERZANI, 1938-2004, scrittore e giornalista, intervistato da Francesco Bertolini, rubrica ‘Manager allo specchio’, ‘Economia & Management’, n. 6, dicembre 2002.


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domenica 21 maggio 2017

#RACCONTId'AUTORE / La rana del pozzo (Tiziano Terzani)

Un giorno, nel piccolo pozzo in cui una rana è vissuta tutta la sua vita, salta una rana che dice di venire dall’oceano.
«L’oceano? E cos’è?» chiede la rana del pozzo.
«Un posto grande, grandissimo», dice la nuova arrivata.
«Grande come?»
«Molto, molto grande.»
La rana del pozzo traccia con la zampa un piccolo cerchio sulla superficie dell’acqua:
«Grande così?»
«No. Molto più grande.»
La rana traccia un cerchio più largo.
«Grande così?»
«No. Più grande.»
La rana allora fa un cerchio grande quanto tutto il pozzo che è il mondo da lei conosciuto.
«Così?
«No. Molto, molto più grande», dice la rana venuta dall’oceano.
«Bugiarda!» urla Kup Manduk, la rana del pozzo, all’altra. E non le parla più. 

*** Tiziano TERZANI, 1938-2004, scrittore e giornalista, da Un altro giro di giostra, Longanesi, Milano, 2004.


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venerdì 3 febbraio 2017

domenica 2 ottobre 2016

#CIT / Non insegnate ai vostri figli (Tiziano Terzani)

Tiziano TERZANI, 1938-2004
giornalista e scrittore
discorso per il matrimonio di Saskia e Christopher
Un'idea di destino, Longanesi, 2014

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giovedì 21 luglio 2016

#VIDEO / Terrorismo, e noi (Tiziano Terzani)


Tiziano TERZANI, 1938-2004
giornalista e scrittore
Terrorismo e noi: dove va il mondo
facebook, 16 luglio 2016
video, 2min32

Parole preveggenti.
Ovviamente...  (mf)

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sabato 13 febbraio 2016

#MOSQUITO / Dubitare, e parlare di pace (Tiziano Terzani)

Dubitare è una funzione essenziale del pensiero; il dubbio è il fondo della nostra cultura. Voler togliere il dubbio dalle nostre teste è come volere togliere l’aria ai nostri polmoni. Io non pretendo affatto d’aver risposte chiare e precise ai problemi del mondo (per questo non faccio il politico), ma penso sia utile che mi si lasci dubitare delle risposte altrui e mi si lasci porre delle oneste domande. In questi tempi di guerra non deve essere un crimine parlare di pace.

*** Tiziano TERZANI, 1938-2004, giornalista e scrittore, Lettera da Firenze. Il sultano e san Francesco, Firenze, 4 ottobre 2001, in Lettere contro la guerra, Longanesi, 2002


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mercoledì 13 gennaio 2016

#MOSQUITO / Islam, non vogliono essere come noi (Tiziano Terzani)

A torto o a ragione, molti percepiscono la globalizzazione come uno strumento della nostra «civiltà atea e materialistica» che, appunto attraverso l’espansione dei mercati, diventa sempre più ricca e più forte a scapito del loro mondo. Con una certa paranoia anche i musulmani più colti di questo paese vedono in ogni mossa dell’Occidente, compreso il conferimento del premio Nobel della letteratura a V.S. Naipaul, un attacco all’Islam. 
Da qui la reazione difensiva e il ricorrere all’Islam come a un rifugio. La religione diventa l’arma ideologica contro la modernità, vista come occidentalizzazione. Per questo anche i moderati come i tablighi, senza voler essere jihadi, finiscono per simpatizzare con i talebani e con Osama, invece che con l’Occidente. 
Questo è il problema che abbiamo dinanzi: un problema che non si risolve con le bombe, che non si risolve andando a giro per il mondo a rovesciare regimi che non ci piacciono per rimpiazzarli con vecchi re in esilio o coalizioni di convenienza messe assieme in qualche lontana capitale. Osama può anche venir stanato dall’Afghanistan; i talebani possono anche essere sgominati e ridotti a una forza annidata nelle montagne ad alimentare una nuova guerriglia, ma il problema di fondo resta. Le bombe non fanno che renderlo più virulento. 
A noi può parere strano, ma c’è oggi nel mondo un crescente numero di persone che non aspira ad essere come noi, che non insegue i nostri sogni, che non ha le nostre aspettative e i nostri desideri. Un commerciante di tessuti di 60 anni, incontrato al raduno dei missionari tablighi, me lo ha detto con grande semplicità: «Non vogliamo vivere come voi, non vogliamo vedere la vostra televisione, i vostri film. Non vogliamo la vostra libertà. Vogliamo che la nostra società sia retta dalla sharya, la legge coranica, che la nostra economia non sia determinata dalla legge del profitto. Quando io alla fine di una giornata ho già venduto abbastanza per il mio fabbisogno, il prossimo cliente che viene da me lo mando a comprare dal mio vicino che ho visto non ha venduto nulla», mi ha detto. Mi son guardato attorno. E se tutta quella enorme massa di uomini – l’ultimo giorno si dice fossero un milione e mezzo – la pensasse davvero come lui?

*** Tiziano TERZANI, 1938-2004, giornalista e scrittore, Lettera da Quetta. Il talebano col computer, 14 novembre 2001, in Lettere contro la guerra, Longanesi, 2002.


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martedì 12 gennaio 2016

#CIT / Politica, ed etica (Tiziano Terzani)

Tiziano TERZANI, 1938-2004
giornalista e scrittore 
Lettera da Firenze. Il sultano e san Francesco, Firenze, 4 ottobre 2001 
in Lettere contro la guerra, Longanesi, 2002

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domenica 3 gennaio 2016

#MOSQUITO / Amore, una testimonianza e un punto di vista (Tiziano Terzani)

Mi permettete di parlarvi un attimo dell’amore? Quando si nasce, secondo me, si nasce a metà, perché nell’origine si era una cosa insieme, poi ci ha separato il tempo, lo spazio, ma la vita diventa pienezza quando si trova l’altra metà, e io in questo sono stato fortunatissimo, per questo e per tante altre cose.

E così, in mia moglie, ho trovato l’altro pezzo di me molto presto: avevo appena fatto la maturità, e con quest’altro pezzo abbiamo fatto la strada insieme. E questo è bello perché si cresce insieme. Tanto è vero che io non mi vergogno a dire che quel che vedete qui, davanti a voi, è in gran parte il frutto del rapporto con questa mia straordinaria moglie.

Se poi mi chiedete: ma com’è che sei riuscito a stare quarantadue anni con la stessa persona, in questi tempi in cui si consuma tutto: si consumano le scarpe, gli orologi, i telefonini e anche i partner, i mariti, le mogli e perfino i fidanzati?

Debbo dire che ognuno deve trovare la sua formula nell’amore: la mia è stata questa, ma non è ripetibile, vi prego, e non pensate che tutto quello che io vi voglio dire stasera, sia la formula per la vita, o la soluzione per la pace.

Io non ho formule, non ho nemmeno risposte ai problemi del mondo, che sono immensi, ho soltanto delle domande, non ho nemmeno certezze, ho dei dubbi da porre a chi crede di avere certezze e poi non le ha. La formula del mio matrimonio è questa: grandi presenze e grandi assenze. Vi faccio anche l’esempio: io avevo già due figli piccoli, e facevo il corrispondente di guerra in Vietnam, dove non potevo tenerela famiglia perché era pericoloso. Chi di voi lo ha studiato, si ricorderà che, nel 1968, in Vietnam c’erano i vietcong che attaccavano le città, e non si poteva tenere i bambini in una zona di guerra, e così i miei stavano con la madre a Singapore, mentre io facevo il corrispondente di guerra in Vietnam, in Cambogia, nel Laos, e poi nelle guerriglie in Indonesia, in Malesia... ero sempre fuori.

Stavo via due o tre settimane e poi tornavo a casa. Ed era bellissimo tornare, perché ero pieno di piccoli regali per i bambini, e tante esperienze da raccontare a mia moglie, che a sua volta mi raccontava le sue. E questo era bello perché tutt’e due avevamo qualcosa da scambiarci. Tant’è vero che dopo un po’ di giorni mia moglie mi diceva: «Ma non hai qualche altra guerra da andare a raccontare?».

Per cui la mia formula era questa: grandi presenze e grandi distacchi. (...)

L’amore!? Una cosa che ormai è diventata così poco di moda. Chi di voi ha i capelli bianchi come me, si ricorderà che la nostra generazione, diceva «fare all’amore» e non «fare sesso». Io trovo, che se insegnassimo ai nostri figli già queste espressioni, avremmo fatto qualcosa di interessante. Avremmo riportato nella vita quella cosa stupenda e meravigliosa che è l’amore. Qualcosa che è più grande della materia.

Qualcuno dirà: «Ma il sesso è importante!».
Lo dite a me che ho 63 anni e ho girato il mondo?
Ma è la cantina, non è l’ultimo piano!
Molti giovani oggi hanno paura a dire: «Sono innamorato, ti amo!»
Perchè pensano che sia una debolezza, una vulnerabilità, uno sdilinquimento che non è una forza. Io trovo che se riparliamo d’amore è bellissimo, e il mio messaggio ai giovani è: vi prego, riscoprite la voce del cuore, la testa è bella, la testa è importante, ma la ragione non è tutto! Dobbiamo ascoltare il cuore e il cuore parla con la voce uguale. Mussulmani, cristiani, ottentotti, il cuore è uguale dappertutto. Non c’è un cuore orientale e un cuore occidentale, non c’è una psiche orientale e una psiche occidentale: noi siamo dentro la psiche che è uguale dappertutto. La vita è una, una! Questa piccola straordinaria vita è parte di una cosa meravigliosa, dell’universo...

E questo, ritornando nella natura, è una cosa che sento molto. Io, ora, me lo sono permesso: ho 63 anni e vivo in mezzo alla natura. Cosa che suggerisco a tutti di fare.(...)

Certi grandi dicono che la miglior forma di comunicazione è il silenzio. E le parole spesso sono trappole.
Vi faccio un esempio con una parola che tutti, tutti, tutti conosciamo. La parola “amore”.

A volte è una cosa meravigliosa, a volte una grande sofferenza, a volte una grande gioia, a volte una grande forza, a volte un fuoco, a volte un senso di insufficienza... amore.

Amore: tutto lì? Tutte queste cose? Tutte lì? In questa scatolina della parola? L’amore è molto di più di quella parola, eppure non troviamo altro modo di esprimerlo che con quella parola. (...)

Io non sono consumista, ho una sola moglie che non ho mai rottamato e con la quale sto insieme da 42 anni.
Quando feci conoscere questa mia moglie ai miei genitori dicendogli che era tedesca, il mi’ babbo la guardò come se ci avesse in testa un elmetto con scritto “ss”, e la mi’ mamma aggiunse: «La ‘un è nemmeno della nostra religione».

Questo voleva dire essere tedesco a Firenze 45 anni fa. Oggi è tutto superato, si può viaggiare in giro con questo euro senza frontiere e senza nemmeno passaporti. È una bella storia.

*** TizianoTERZANI, 1938-2004, giornalista, scrittore, L'amore spiegato da Tiziano Terzani, 'L'Espresso', 4 febbraio 2015, qui. Testo tratto da Mario Bertini, a cura, Le parole ritrovate, Editrice La Scuola, 2015 - Si tratta di 4 interventi fatti a Firenze e dintorni tra il febbraio e il marzo del 2002, accompagnati da una rassegna di fotografie. A stanare il giornalista dal suo rifugio sull’Himalaya e a convincerlo a reimmergersi tra la folla era stato non tanto l’attentato alle Torri Gemelle quanto la rabbiosa risposta di Oriana Fallaci nel volume La rabbia e L’orgoglio. Terzani, sin dai sui esordi come corrispondente per diversi giornali, tra cui “L’Espresso”, coltivò un’instancabile curiosità per il continente asiatico, di cui divenne profondo conoscitore. Per questo dei tragici eventi dell’11 settembre 2001 afferrò subito il pericolo universale: lui, che gli uomini di Bin Laden li aveva incontrati, si fece così «pellegrino di pace», testimoniando davanti a tante platee del Belpaese la sua esperienza: «Ci sono milioni e milioni di persone che oggi, nel mondo, non vogliono vivere come noi […] che non vogliono la nostra libertà. 
Queste persone sono anche tra di noi. Sarà bene ascoltarle, forse» (Enrica Murru).


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domenica 18 ottobre 2015

#MOSQUITO / Poter dire che ci siamo sbagliati sinceramente (Tiziano Terzani)

Alla fine della vita», gli dico, «parlando di noi sotto una pergola in Toscana, o in una casa con il cortile a Pechino, potremo anche concludere che abbiamo sbagliato tutto, che ci siamo sbagliati su decine di cose. Ma vogliamo poter dire che ci siamo sbagliati sinceramente, per amore, per ingenuità. Non per interesse, per avidità, per tradimento.» (Hong Kong, 18 maggio 1985) 

*** Tiziano TERZANI, giornalista e scrittore, Un'idea di destino. Diari di una vita straordinaria, Longanesi, 2014



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lunedì 22 giugno 2015

#MOSQUITO / Insegnare, chi insegna a chi? (Tiziano Terzani)

Noi mandiamo delegazioni a insegnare agli altri cosa devono fare, convinti che questi abbiano gli stessi nostri desideri. Sarebbe bello se li pagassimo per venire a vedere le conseguenze a lungo ter-mine del nostro modello di sviluppo, perché potrebbero difendersene o quanto meno aggiustare il ti-ro. Io racconto sempre un episodio del 1949, quando la prima delegazione tibetana arrivò a Londra, con pelli di pecora fatte a mantello, e fu portata nella metropolitana dove, rimasti terrorizzati dalla frenesia e dalla gente che correva, senza smettere di leggere il giornale scendendo le scale, i tibetani chiesero ai funzionari inglesi: diteci la verità, cosa possiamo fare per voi? 

*** Tiziano TERZANI, 1938-2004, scrittore e giornalista, intervistato da Francesco Bertolini, rubrica ‘Manager allo specchio’, ‘Economia & Management’, n. 6, dicembre 2002. 

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giovedì 14 maggio 2015

#MOSQUITO / Modernità dell'Olivetti di Adriano (Tiziano Terzani)

Perché era moderna l’Olivetti di Adriano? (...) Certo, anche allora bisognava produrre macchine da scrivere e venderle, ma il processo non era fine a se stesso o funzionale alla crescita; era funzionale a qualcos’altro, un qualcosa che Adriano Olivetti chiamava comunità e che, attraverso l’azienda, cresceva in cultura, in comunicazione, in senso di fratellanza; era, cioè, un progetto culturale e sociale, e questo, secondo me, era un grande aspetto positivo dell’economia. Tu mi dirai che quel progetto è fallito, vista anche la fine dell’Olivetti. Sì, è vero. Però, sai, se non c’è la rivoluzione dovunque, non ci può essere la rivoluzione, per cui anche un’isola come l’Olivetti in un mare che spingeva in altre direzioni non ha resistito, ma l’indicazione di tendenza era positivissima e l’Olivetti ha dato tanto in quegli anni: il clima che si respirava nella fabbrica, il rapporto tra manager e operai, la biblioteca, la cultura. 

*** Tiziano TERZANI, 1938-2004, giornalista e scrittore, intervistato da Francesco Bertolini, rubrica ‘Manager allo specchio’, ‘Economia & Management’, n. 6, dicembre 2002.

° ° °
Su Tiziano Terzani, in questo blog:
#Video #Società, Tiziano Terzani, Tutti i colori di una vita integrale, 2 febbraio 2015
#Video #Società, Tiziano Terzani, L'unica rivoluzione possibile è interiore, 14 gennaio2015

In questo blog, su Adriano Olivetti:
#Link #Impresa&Società, Giuliano Calza, Adriano Olivetti: attualità di un modello, 22 aprile 2015
#Video #Impresa, Adriano Olivetti secondo Furio Colombo, 1 febbraio 2015
#Video #Impresa, Modello d'impresa Adriano Olivetti e realtà attuale(Giuseppe Varchetta), 26 gennaio 2015
#Video #Impresa #Ritagli, Adriano Olivetti e Steve Jobs, 24 gennaio 2015
#Video #Impresa, La forza del sogno (Franco Ferrarotti), 16 gennaio 2015
#LibriPreziosi, Il modello Olivetti: per ridare anima all'impresa, 11 gennaio 2015 (mini-recensione di M. Ferrario del libro di Luciano Gallino, L'impresa responsabile, Einaudi, 2014)
http://masferrario.blogspot.it/2015/01/libri-preziosi-il-modello-olivetti-per.html
#Video #Impresa, Adriano Olivetti, un 'alieno', 7 gennaio 2014