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mercoledì 18 maggio 2016

#RITAGLI / Democrazia e Islam, c'è compatibilità? (Shirin Ebadi)

[D: C'è una domanda che molti, in Occidente, si fanno fin dall'11 settembre: democrazia e Islam possono convivere?]
Io sono una musulmana praticante. Ma politicamente sono secolarizzata e penso che potere politico e religione debbano essere separati. Tuttavia, come ogni altra religione, l'Islam ha varie interpretazioni: così come c'è una chiesa che è favorevole al matrimonio di una coppia gay e un'altra del tutto contraria, c'è chi accetta l'aborto e chi no. Nell'Islam è la stessa cosa. I musulmani progressisti hanno una visione del mondo totalmente compatibile con la difesa dei diritti umani. Il vero problema è che questi progressisti non sono ai vertici del potere e la loro visione non è ascoltata nel mondo. Dobbiamo dare loro voce e si capirà che democrazia e Islam sono in sé compatibili. 

*** Shirin EBADI, 1947, avvocato e pacifista iraniana in esilio, premio Nobel per la pace nel 2003 (autrice di Finché non saremo liberi, Bompiani, 2016), intervistata da Edoardo Vigna, 'Sette', 13 maggio 2016.

mercoledì 13 gennaio 2016

#MOSQUITO / Islam, non vogliono essere come noi (Tiziano Terzani)

A torto o a ragione, molti percepiscono la globalizzazione come uno strumento della nostra «civiltà atea e materialistica» che, appunto attraverso l’espansione dei mercati, diventa sempre più ricca e più forte a scapito del loro mondo. Con una certa paranoia anche i musulmani più colti di questo paese vedono in ogni mossa dell’Occidente, compreso il conferimento del premio Nobel della letteratura a V.S. Naipaul, un attacco all’Islam. 
Da qui la reazione difensiva e il ricorrere all’Islam come a un rifugio. La religione diventa l’arma ideologica contro la modernità, vista come occidentalizzazione. Per questo anche i moderati come i tablighi, senza voler essere jihadi, finiscono per simpatizzare con i talebani e con Osama, invece che con l’Occidente. 
Questo è il problema che abbiamo dinanzi: un problema che non si risolve con le bombe, che non si risolve andando a giro per il mondo a rovesciare regimi che non ci piacciono per rimpiazzarli con vecchi re in esilio o coalizioni di convenienza messe assieme in qualche lontana capitale. Osama può anche venir stanato dall’Afghanistan; i talebani possono anche essere sgominati e ridotti a una forza annidata nelle montagne ad alimentare una nuova guerriglia, ma il problema di fondo resta. Le bombe non fanno che renderlo più virulento. 
A noi può parere strano, ma c’è oggi nel mondo un crescente numero di persone che non aspira ad essere come noi, che non insegue i nostri sogni, che non ha le nostre aspettative e i nostri desideri. Un commerciante di tessuti di 60 anni, incontrato al raduno dei missionari tablighi, me lo ha detto con grande semplicità: «Non vogliamo vivere come voi, non vogliamo vedere la vostra televisione, i vostri film. Non vogliamo la vostra libertà. Vogliamo che la nostra società sia retta dalla sharya, la legge coranica, che la nostra economia non sia determinata dalla legge del profitto. Quando io alla fine di una giornata ho già venduto abbastanza per il mio fabbisogno, il prossimo cliente che viene da me lo mando a comprare dal mio vicino che ho visto non ha venduto nulla», mi ha detto. Mi son guardato attorno. E se tutta quella enorme massa di uomini – l’ultimo giorno si dice fossero un milione e mezzo – la pensasse davvero come lui?

*** Tiziano TERZANI, 1938-2004, giornalista e scrittore, Lettera da Quetta. Il talebano col computer, 14 novembre 2001, in Lettere contro la guerra, Longanesi, 2002.


In Mixtura altri 7 contributi di Tiziano Terzani qui

domenica 29 novembre 2015

#SENZA_TAGLI / Islam, 5 idee sbagliate (M. Zerrouky, M. Damgé, S. Laurent, W. Audureau

Dopo gli attentati del 13 novembre rivendicati dallo Stato islamico circolano molti pregiudizi o stereotipi sull’islam. Ecco come evitare i cinque pregiudizi più diffusi:

1) Un salafita non è necessariamente un terrorista in potenza
Negli ultimi giorni si parla molto del salafismo, una corrente tradizionalista che mira al ritorno all’islam delle origini. In Francia ha preso piede negli anni novanta, soprattutto grazie al proselitismo di studenti che avevano seguito una formazione in studi religiosi in Arabia Saudita. Questa corrente è associata a una visione dell’islam che in Francia è accettata con difficoltà: prevede pratiche molto rigorose e l’uso del velo o di un abito specifico per le donne, della barba per gli uomini.
Tuttavia, è sbagliato pensare che il salafismo in quanto tale sia uno strumento del terrorismo. La maggior parte dei salafiti non si riconosce nel jihadismo e appartiene a una corrente non violenta che rifiuta qualunque impegno politico, fonte di fitna (divisione), e si concentra sulla pratica religiosa.
Esiste un ramo “rivoluzionario” del salafismo, il takfirismo, che mira a instaurare con la forza uno stato governato secondo le regole dell’islam radicale. Se però si osserva il profilo dei terroristi jihadisti che hanno colpito la Francia, da Mohamed Merah ad Abdelhamid Abaaoud, si può constatare che non corrispondono al modello classico del “salafita” barbuto che per anni ha studiato l’islam. Si tratta per lo più di giovani criminali, spesso radicalizzati nel corso di soggiorni in carcere, che sono stati in Siria ma non hanno un passato di religiosi ferventi.

2) L’islam non è un criterio etnico ma una pratica religiosa
“I musulmani devono sconfessare i terroristi”, “i musulmani non devono cedere al senso di appartenenza”. Da molti anni si osserva nelle discussioni una semplificazione dell’islam: i musulmani sono spesso considerati come un “blocco” unico, si rimprovera loro il senso di appartenenza, considerandoli di fatto come un’unica comunità. A tal punto da far credere che tutte le persone di cultura musulmana siano dei credenti.
Ma questo è falso. Da un lato l’islam, come il cristianesimo o il buddismo, è una religione: non si nasce musulmani, lo si diventa. Si può essere maghrebini e atei, siriani e cristiani. E anche se si afferma di essere credenti, la pratica può essere più o meno regolare, così come l’osservazione dei dogmi e delle regole. Inoltre non esiste un’unica pratica, ma diverse pratiche: gli sciiti e i sunniti non osservano gli stessi riti, e da una moschea all’altra le prediche e la visione dell’islam possono cambiare molto, come del resto in tutte le religioni.

3) Non tutti i musulmani sono arabi e viceversa
A causa della sua eredità coloniale e dell’importante numero di francesi di origine marocchina, algerina e tunisina presenti sul territorio nazionale, in Francia si assimilano spesso musulmani e arabi. Ma questa idea è del tutto sbagliata per tre motivi.
Prima di tutto, da un punto di vista geografico il termine “arabo” rimanda alle popolazioni originarie della penisola arabica (Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, eccetera) ed è quindi impreciso utilizzarlo per le popolazioni di origine maghrebina.
In secondo luogo la confessione religiosa e l’origine geografica non dipendono l’una dall’altra. Così come esistono dei marocchini ebrei e cristiani, ci sono anche dei musulmani francesi.
Infine, il volto dell’islam cambia considerevolmente da un paese all’altro, a seconda della sua storia. Nel Regno Unito, per esempio, la maggior parte della popolazione musulmana è di origine pachistana; in Germania è di origine turca. A livello mondiale il paese musulmano più popolato si trova in Asia ed è l’Indonesia, con più di 200 milioni di fedeli, davanti all’India e al Pakistan.

4) La Francia non è “invasa” dalle moschee
Al contrario di quello che affermano diverse personalità o mezzi d’informazione, la Francia non è “invasa” dalle moschee. Il numero dei luoghi di culto non è facile da quantificare, in particolare a causa della mancanza di centralizzazione dell’islam: al contrario del cattolicesimo, che dispone di un’organizzazione chiara e strutturata, è poco gerarchizzato.
Nel 2012 il ministero dell’interno francese ha stimato che nel paese ci sono 2.449 luoghi di culto musulmano, di cui solo il 2,5 per cento rappresentato da moschee con minareto. Nell’ultimo decennio il numero di moschee è aumentato: il precedente censimento, nel 2000, aveva registrato 1.536 luoghi di culto.
Ma rispetto al numero di fedeli, questa cifra rimane molto inferiore ai luoghi di culto cattolici. Se si stima che in Francia ci siano due milioni di praticanti musulmani, si arriva a un rapporto di un luogo di culto per 816 fedeli. Se si prende invece il dato di tre milioni di cattolici praticanti, cioè che partecipano a una messa almeno una volta al mese, e lo si rapporta alle 40mila chiese consacrate, si arriva a un rapporto di una chiesa per 75 fedeli.

5) Il Corano non lancia un appello esplicito al jihad armato
Dopo gli attentati del 13 novembre, così come dopo quelli di gennaio, le vendite del Corano sono molto aumentate (nella classifica dei 20 libri religiosi più venduti su Amazon Francia sette riguardano l’islam, e il Corano è al primo posto), come se si volesse cercare in questo libro l’origine dell’appello alla violenza.
Sull’esempio della Bibbia e della Torah, il Corano contiene concezioni molto datate sulla giustizia e alcune sure incitano alla violenza contro le altre confessioni, così come altre fanno appello alla tolleranza. Per esempio nella sura 47, detta la sura di Maometto, è scritto: "Quando [in combattimento] incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati".
Ma nella sura 3, detta la sura della famiglia Imran, è scritto: "Tu non hai nessuna parte in ciò, sia che [Allah] accetti il loro pentimento sia che li castighi, ché certamente sono degli iniqui. Ad Allah appartiene tutto quello che è nei cieli e sulla terra. Egli perdona chi vuole e castiga chi vuole. Allah è perdonatore, misericordioso."
In ogni modo il jihad non è mai citato come uno dei pilastri dell’islam. Il concetto di “jihad” (letteralmente “lo sforzo”) si applica prima di tutto al lavoro del praticante per conformarsi alle regole dettate dalla sua credenza. Non è quindi un appello alla lotta armata.
“Nessun libro sacro oggi è invocato così spesso per appoggiare forme di violenza o di oppressione”, affermano il professore di filosofia Faker Korchane e Sophie Gherardi, fondatrice del sito d’informazione fait-religieux.com, ora chiuso. “A tal punto che ci si può legittimamente chiedere quello che nei suoi versetti o nel suo statuto può prestarsi a una tale strumentalizzazione politica e religiosa”.
L’alternanza tra chiarezza e ambiguità all’interno di questo libro autorizza molte interpretazioni. Per Korchane e Sophie Gherardi nell’islam l’interpretazione è una vera e propria “passione”, e citano spesso Youssef Seddik, filosofo e antropologo: “Il corano ha abolito qualunque interpretazione imposta da una chiesa. Nell’islam ognuno può interpretare secondo gli strumenti a propria disposizione, anche il più semplice dei credenti. Conta solo l’intenzione”.

*** Madjid ZERROUKY, Mathilde DAMGE', Samuel LAURENT, William AURDUREAU, gionralisti di Le Monde, traduzione di Andrea De Ritis, 'internazionale.it', 27 novembre 2015, qui

venerdì 27 novembre 2015

#RITAGLI / Terrorismo, un piano Marshall per l'Islam moderato (Amos Oz)

Ho sempre rifiutato in cuor mio e apertamente le teorie del cosiddetto “scontro di civiltà” per il semplice fatto che anche nelle mie esperienze personali e pubbliche ho generalmente trovato che per ogni musulmano violento e fanatico ce ne sono migliaia, anzi, decine di migliaia che non lo sono. Magari sono arrabbiati, offesi, frustrati, ma non sono fanatici e rifiutano la violenza. (...)

Non sono un pacifista, non lo sono mai stato e certo non lo sono ora di fronte agli ultimi avvenimenti. Non sono mai stato contrario alla necessità che, quando serve, occorre utilizzare il bastone. Però sono profondamente convinto che l’ unica forza al mondo davvero capace di combattere e sconfiggere i fanatici musulmani, oltreché aiutare l’ Occidente a trovare le difese necessarie, siano i musulmani moderati. Sono loro, prima di tutti, che dovrebbero fare un passo avanti, alzare la voce, scoprire, denunciare i fanatici nei loro quartieri e impugnare il bastone quando necessario.

[D: Anche contro questa ondata di integralismo che va dall’ estremo Oriente, al mondo arabo, al cuore delle nostre città in Europa?] 
Posso rispondere con una storia personale, la ritengo rilevante, anche se forse l’ ho già raccontata?

[D: Certo] 
Circa un anno fa ero ricoverato all’ospedale per un’operazione. Una sera venne al mio letto un’infermiera, un’araba-palestinese di cittadinanza israeliana. Aveva appena terminato il suo turno di lavoro. Mi chiese se poteva parlarmi. Io le risposi che ne sarei stato ben felice e così lei raccontò qualche cosa che non dimenticherò mai. Mi disse: “Tutto il mondo quasi ogni giorno vede sugli schermi delle televisioni le manifestazioni delle masse arabe che inneggiano alla guerra santa, agitano i pugni lanciando slogan di sfida e violenza, glorificano i kamikaze contro gli infedeli negli Stati Uniti, Israele ed Europa. Vogliono essere gli unici rappresentanti dell’ universo islamico. Ma, chiunque osservi con attenzione, noterà che sono praticamente solo uomini, per lo più giovani di età compresa tra i sedici e trent’nni. Sono solo una piccola parte della popolazione. Gli altri, la maggioranza, se ne restano chiusi in casa, passivi, impauriti, dietro le finestre serrate. Non li vedi mai per il semplice fatto che non sono visibili. Però, per favore, ricordati di loro, perché loro sono la vera maggioranza”. 
Così mi disse quell’ infermiera. E da allora io spero che proprio loro scendano in piazza a manifestare contro gli altri». (...)

[D: Che fare? Al momento tra Russia e America si discute se il presidente siriano Bashar Assad debba essere parte della soluzione o meno]
La questione non è “che fare” contro l’Islam, ma contro i fanatici islamici, che non è la stessa cosa. Io non sono abbastanza esperto sulla Siria. Non so giudicare se Assad debba restare, almeno temporaneamente, oppure venire dimesso subito. Però in questi giorni pochi ricordano il caso di un piccolo Paese arabo del Nord Africa come la Tunisia. Sarebbe invece bene tenere a mente che in Tunisia la parte moderata religiosa e laica della popolazione in ben tre tornate elettorali ha sconfitto il fronte estremista islamico. Perché l’Europa non fa uno sforzo per aiutare economicamente, politicamente e in ogni altro modo a fare della Tunisia un grande modello? Perché non farne un esempio di Islam illuminato che sia ammirato e invidiato dai Paesi vicini? Lo stesso si potrebbe dire della Giordania, dove, lo so bene, la democrazia è meno avanzata, però resta un polo di moderazione. (...)

Quasi settant’anni fa un presidente americano poco carismatico e molto modesto quale era Harry Truman decise che sarebbe stato importante donare una cifra pari a circa il venti per cento del prodotto nazionale lordo del suo Paese per la ricostruzione dell’Europa devastata dalla guerra. Poi passò alla storia come “piano Marshall”, dal nome del suo segretario di Stato. Ma fu lui il motore primo. Truman fece il miglior investimento di tutti i tempi: la Guerra fredda è stata vinta dagli Usa grazie ad esso. Lui non visse tanto a lungo per vedere il suo trionfo. Però, garantì la democrazia, salvò l’Europa dai comunisti, dagli estremisti, ne fece un modello di sviluppo invidiato in tutto il mondo, creò un grande mercato utile anche all’ industria americana. A noi oggi serve un gigante di generosità e capacità di guardare avanti come fu Truman. Ci vorrebbe un piano Truman-Marshall per il mondo islamico che dia forza e coraggio ai moderati. Solo così il bastone della guerra ai fanatici potrà avere prospettive di successo.

*** Amos OZ, scrittore israeliano, Ci vuole un piano Marshall. Ma l'Islam moderato si muova, intervistato da Lorenzo Cremonesi, 'Corriere della Sera', 18 novembre 2015

LINK, articolo integrale qui

In Mixtura altri 3 contributi di Amos Oz qui

#LINK / Islam, le 72 vergini del Paradiso (wikiislam)

(...) Nell'islam, il concetto di 72 vergini (houri) si riferisce ad un aspetto del Jannah (Paradiso). 
Questo concetto si trova nel testo del Corano che descrive un paradiso sensuale dove gli uomini credenti sono premiati avendo in sposa le vergini con dei seni "cresciuti", "gonfi" o "a forma di pera". 
Al contrario, le donne avranno un solo uomo, e "saranno soddisfatte con lui". (...)

*** wikiislam.net, Le 72 vergini)

LINK, 'wikiislam.net', qui

(da wikiislam.net)

lunedì 16 novembre 2015

#SENZA_TAGLI / E l'Islam moderato? (Amos Oz)

Ritengo che l'unico potere forte al mondo in grado oggi di contenere e soprattutto battere l'Islam fanatico sia l'Islam moderato. È giunto il momento per i musulmani moderati ovunque risiedano sul nostro pianeta di fare un passo avanti, di alzare la voce, farsi sentire e anche agire concretamente.

*** Amoz OZ, scrittore israeliano, L'islam moderato ora alzi la voce, dichiarazione a Lorenzo Cremonesi, 'Corriere della Sera', 15 novembre 2015

In Mixtura altri 2 contributi di Amos Oz qui

giovedì 20 agosto 2015

#MOSQUITO / Islam, incompatibile con la democrazia (Hamid Zanaz)

Contesto invece le tesi dei riformisti, di quelli che cercano di venderci un «islam moderato» catalogando sotto l’etichetta di islamico quel che sta bene a loro e sotto quella di integralismo ciò che li disturba, come il jihad, il niqab, la poligamia, la lapidazione. 
Questi riformisti sono tanto più pericolosi in quanto diffondono l’illusione che ci sia una differenza intrinseca tra un islam duro e puro e un islam più morbido. Lo ripeto: l’integralismo è il figlio legittimo dell’islam, che non è possibile riformare senza andare a toccare qualche elemento fondamentale di questa religione. Un islam riformato è la fine dell’islam. Chi, tra i musulmani moderati, oserebbe invocare l’abrogazione dei versetti ostili agli ebrei, agli atei e ai cristiani e tanti altri che oggi non hanno niente di sensato? 
Dire che l’integralismo è una deviazione dell’islam, e che gli islamisti non hanno capito l’islam, non ha senso. L’islam non è altro che la «passatizzazione» del presente. Il musulmano di oggi è animato solo da un’incessante volontà di tornare all’islam primigenio, all’islam delle origini. 
Con le loro analisi apologetiche e surrealiste, i «nuovi pensatori dell’islam», come li chiama certa stampa francese, ingannano la vigilanza laica degli occidentali e confortano i musulmani nel loro sonno dogmatico. (...)

È inammissibile che un credente, che in Francia è libero di praticare la propria religione in completa libertà, rimetta in discussione la laicità. Eppure, ribattono fedeli e benpensanti, in che modo alcune manifestazioni come il digiuno del ramadan possono dare fastidio alla società laica? Ecco, in risposta, alcune osservazioni riguardo a questo problema: il digiuno fa bene alla salute? Alzarsi nel cuore della notte per fare il pieno di cibo e non avere troppa fame durante il giorno, e poi tornare a dormire, insomma questo «suhur» è dieteticamente ragionevole? Dimentica ogni altra considerazione e rispondimi sinceramente, da professionista della salute, ho chiesto a un amico medico. Con un sorriso malizioso a fior di labbra, la sua risposta ha riassunto alla perfezione la concezione di tutti i digiunatori musulmani: il digiuno è un obbligo islamico, e tanto basta. Così anche quei paesi dove continuano ad abitare decine di migliaia di non musulmani si trasformano in «Ramadanistan». 
Come si può rivendicare una democrazia politica se si continua a rifiutare categoricamente la diversità nella sfera del pensiero e delle credenze religiose? Com’è possibile modificare gli orari di lavoro dei digiunatori e organizzare tutto attorno a loro, in quel mese, senza minimamente considerare quelli che non digiunano? Esiste una sola autorità araba che non criminalizzi chi non rispetta il digiuno? Esiste un solo governo che non si concepisca come tutore esclusivo della vita metafisica della sua popolazione? 
E quando la smetterà, a sua volta, il popolino di ficcare il naso nelle faccende filosofiche altrui? Di vigilare per individuare gli odori di cibo provenienti da un qualche non-digiunatore barricato nel suo appartamento o in ufficio? Di smascherare un infedele che assapora un caffè alla turca? Per contro, quelli che non digiunano o, più esattamente, quelli che non c’entrano niente con questa pratica irrazionale, si vedono tutti gli anni condannati a vivere in clandestinità, come vivevano i militanti democratici nelle ore più oscure del nazionalismo e del socialismo arabo.

*** Hamid ZANAZ, giornalista, filosofo, saggista algerino, già docente di filosofia all'università di Algeri, esiliato in Francia, La secolarizzazione dell'Islam è possibile?, 'MicroMega', 4, 2015

giovedì 6 agosto 2015

#MOSQUITO / Islam, non può essere democratico (Adonis)

... è molto difficile oggi non sovrapporre islam e civiltà araba, ma soprattutto riguardo a questa questione bisogna stare attenti a fare la differenza. 
Esiste una «civiltà dell’islam» come cultura e come visione che ha cominciato a diffondersi nel VII secolo, ed esistono tutte le culture precedenti nella regione: il cristianesimo, i sumeri, i babilonesi, i fenici… la cultura è una cosa e la religione un’altra. 
In quanto «visione del mondo» l’islam ha le sue leggi e la sua cultura, e la sua visione del mondo non ha nulla a che fare con la democrazia. È profondamente incompatibile con la democrazia. 
L’islam è fondato su tre idee fondamentali: 1) il profeta Maometto è l’ultimo dei profeti: non ci saranno altri profeti; 2) le verità trasmesse da questo profeta sono le verità ultime, dunque non ci saranno altre verità; 3) l’uomo non deve cambiare nulla, non deve modificare nulla rispetto a queste verità: deve semplicemente credere e obbedire. 
Il che significa due cose: l’islam estirpa quello che è stato detto prima, e chi estirpa quello che è stato detto prima estirpa quello che può essere detto dopo. Dunque, è un mondo chiuso, senza possibilità di sviluppo. Forzando un po’ questa logica, si potrebbe dire che nell’islam Dio stesso non ha più nulla da dire, perché ha detto la sua ultima parola al suo ultimo profeta. 
Dunque parlare di democrazia, che è un sistema in continua evoluzione che deve essere capace di rimettersi in discussione, è veramente in contraddizione con l’islam. Se ci sarà democrazia nel futuro del mondo arabo, sarà quando la separazione tra Stato e religione sarà chiara e accettata dai regimi. 
Se si riesce a separare la religione dallo Stato, certo sì: gli arabi come individui sono come gli altri individui del mondo intero, anzi: ci sono tanti arabi eccezionali, che sono molto più avanti degli occidentali. Come individui, gli arabi possono essere democratici, rivoluzionari, liberi, ma le loro istituzioni sono agli antipodi ora. 
Senza separare la religione dallo Stato non ci sarà democrazia nel mondo arabo. L’islam in quanto visione del mondo non può essere democratico. (...)

Io non sono credente, ma rispetto la religione come esperienza individuale. Ma sono contro l’islam perché è una religione che impone la sua visione alla società intera. La società non ha religione. La sua religione sono i diritti dell’uomo, la cultura, la creatività. È questo. Quando vedrò nel mondo arabo un movimento sociale che nasce da questi valori e non dall’integralismo, allora sarò disposto a riconoscere una rivoluzione araba.
Ciò che è problematico per me è che la politica occidentale non ha più nessuna etica. Guardi il Qatar o l’Arabia Saudita: paesi dove non c’è la Costituzione, dove non esiste il popolo, non ci sono i diritti fondamentali, e l’Occidente non esita ad allearsi con loro.
Quello che è significativo è che la cultura occidentale è muta su questo. Non c’è nessun messaggio, non c’è una corrente, sì forse c’è qualche individuo, ma la corrente segue il suo corso e la gente non si indigna più del comportamento politico occidentale.
La libertà, i diritti, la creatività, non contano più nulla, è solo l’interesse che conta. I governi europei e in generale occidentali detestano gli arabi. Li disprezzano profondamente. Ne hanno però bisogno per il denaro. Guardate la costruzione di quegli Stati fasulli, i nuovi Emirati, come Dubai o Abu Dhabi. Non c’è nulla di autoctono, tutto è importato dall’Occidente in mezzo al deserto per far crescere cattedrali di umiliazione del mondo arabo. Con la complicità delle élite locali. Ed è incredibile che gli arabi si lascino ridicolizzare in questo modo.

*** ADONIS, 1930, poeta e saggista siriano, La civiltà araba inghiottita dall'Islam. Conversazione con Gloria Origgi, 'MicroMega', 4, 2015

giovedì 28 maggio 2015

#RITAGLI / Islam e cristianesimo, oggi domani (Francesco Semprini)



L'Islam corre a tal punto che ben prima della fine del secolo diventerà la confessione più diffusa del Pianeta. A dirlo è il Pew Research Center, secondo cui entro il 2050 il numero di musulmani sarà all'incirca pari a quello dei cristiani. Mentre nel 2070 potrebbe già avvenire il sorpasso, se i trend manterranno la stessa direziono e la velocità di quelli attuali. 
«Sino al 2010, il cristianesimo era di gran lunga la religione più grande al mondo in termini numerici, con circa 2,2 miliardi di credenti, ovvero circa un terzo dei 6,9 miliardi di persone che popolano il Pianeta», spiega Pew. 
«L'Islam diventava la seconda confessione, - prosegue l'Istituto di ricerca - con 1,6 miliardi di credenti, pari al 23% della cittadinanza globale».
La distribuzione è destinata a mutare nei prossimi decenni, in coincidenza dell'aumento della popolazione mondiale a 9,3 miliardi, entro la metà del secolo XXI. Per allora Pew stima che l'Islam crescerà del 73% rispetto ai valori attuali, mentre il cristianesimo registrerà un incremento più contenuto e pari al 35%. Ciò porterà a una situazione di sostanziale parità con 2,76 miliardi di musulmani e 2,92 miliardi di cristiani. (...)

*** Francesco SEMPRINI, E nel 2070 l'Islam diventerà la prima religione del mondo, 'La Stampa', 4 aprile 2015

° ° °
Personalmente vorrei stare fuori da ogni cerchio... (mf)