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martedì 19 luglio 2016

#LINK / Gramellini, e i musulmani (Corrado Giustiniani)

Può capitare anche ai giornalisti più bravi e più stimati di perdere le staffe, sull’onda dell’emozione da un lato, e della necessità quotidiana di scrivere ai lettori qualcosa di coinvolgente dall’altro. E’ quello che è accaduto a Massimo Gramellini nel suo Buongiorno, seguitissimo appuntamento di prima pagina de “La Stampa", nell’edizione del 16 luglio. Ha parlato, Massimo, dei gravissimi fatti di Nizza, non per descrivere la tragicomica defaillance della polizia francese, che ha lasciato tranquillamente entrare un tir in un’area pedonale, per consegnare un'improbabile e gigantesca montagna di gelati. No, i destinatari di quel Buongiorno, a dir poco aggressivo, erano le persone di fede islamica che vivono in Italia. (...)

*** Corrado GIUSTINIANI, giornalista e blogger, Caro Gramellini, stavolta hai sbagliato, 'blog 'L'Espresso', 18 luglio 2016

LINK articolo integrale qui


L'articolo di Massimo Gramellini è stato pubblicato anche in Mixtura qui

sabato 16 luglio 2016

#SENZA_TAGLI / Caro musulmano (Massimo Gramellini)

Caro musulmano non integralista che vivi in Occidente, esci fuori. Lo so che esisti, ti ho conosciuto. In privato mi hai confidato tante volte il tuo sgomento per l’eresia wahabita che ha deformato il Corano, trasformando il suicidio in un atto eroico, e la tua rabbia verso la corte saudita che si atteggia a nostra alleata e invece finanzia quell’eresia dai tempi di Bin Laden. Il piano degli aspiranti califfi è piuttosto chiaro: utilizzano ragazzotti viziati come gli stragisti del Bataclan e relitti umani come il camionista che ha seminato la morte sulla promenade di Nizza per alimentare la paura e l’odio verso l’Islam, così da portare i razzisti al potere in Occidente e creare le condizioni per innescare una guerra di civiltà. È la trama dei fanatici di ogni epoca, la conosciamo bene. Negli Anni Settanta del secolo scorso il terrorismo di sinistra insanguinò le nostre strade con altri metodi (bersagli simbolici e non indiscriminati) ma identici obiettivi: scatenare la rivoluzione. Fallì quando l’operaio comunista che credeva suo alleato gli fece il vuoto intorno. E l’operaio gli si rivoltò contro perché aveva qualcosa da perdere: una casa, uno stipendio, un pallido benessere. Nessuno, credimi, fa la rivoluzione se ha qualcosa da perdere. Il simbolo di quel cambio di stagione fu il sindacalista Guido Rossa, che pagò con la vita la rottura dell’omertà in fabbrica.  

Oggi Guido Rossa sei tu. Ti auguro lunga vita, ma è da te che ci aspettiamo il gesto che può cambiare la trama di questa storia. I farabutti che sgozzano in nome dell’Islam non vengono dal deserto: sono cresciuti in Occidente e quasi sempre ci sono anche nati. Frequentano i tuoi negozi e le tue moschee, parlano la tua lingua, credono (a modo loro) nella tua religione. Hanno figli che vanno a scuola con i tuoi, mogli che chiacchierano con la tua. Per troppo tempo li hai guardati come dei fratelli che sbagliavano, ma che non andavano traditi. Non condividevi i loro comportamenti, ma non te la sentivi di denunciarli: in qualche caso per paura, ma più spesso per una forma perversa di solidarietà religiosa e razziale. 

Adesso però il gioco si è fatto troppo duro e non puoi più restare sull’uscio a osservarlo. Adesso anche tu, come l’operaio comunista di quarant’anni fa, hai qualcosa da perdere. Bene o male l’Occidente ti ha accolto, offrendoti la possibilità di una vita più dignitosa di quella che ti era consentita nella terra da cui sei scappato. Ora sei uno di noi. Tuo fratello non è più il camionista di Nizza, ma il bambino che le sue ruote hanno stritolato sul selciato. Non puoi continuare a negare l’evidenza o a girarti dall’altra parte. Hai oltrepassato quel confine sottile che separa il menefreghismo dalla complicità.  

Facciamo un patto. Noi cercheremo di tenere i nostri razzisti lontani dal governo e di migliorare il livello della sicurezza, anche se è impossibile proteggere ermeticamente ogni assembramento umano. Tu però devi passare all’azione. Devi prendere le distanze dagli invasati che si sentono invasori e dagli imam che li fomentano. Denunciarli, sbugiardarli, controbattere punto su punto le loro idee distorte. Pretendendo, tanto per cominciare, che nella tua moschea si parli la lingua che a scuola parlano i tuoi figli: francese in Francia, italiano in Italia. Senza di te perderemmo la partita. Ma vorrei ti fosse chiaro che fra gli sconfitti ci saresti anche tu.  

*** Massimo GRAMELLINI, giornalista e scrittore, Caro musulmano, i tuoi fratelli adesso siamo noi, 'La Stampa', 16 luglio 2016, qui


In Mixtura altri 19 contributi di Massimo Gramellini qui

lunedì 30 novembre 2015

#RITAGLI / Musulmani, prendere posizione contro gli attentati? (Dalia Mogahed)

Giustificare l’uccisione di civili è, per me , la cosa più mostruosa che si possa fare. Ed essere sospettati di fare qualcosa di così mostruoso, semplicemente a causa della propria fede, mi sembra molto ingiusto. La maggior parte degli attacchi terroristici compiuti negli Stati Uniti, secondo l’Fbi, sono opera di bianchi, cristiani di sesso maschile. Ma davanti a simili eventi noi non sospettiamo le persone che condividono la loro fede e le loro origini di giustificare questi atti. Partiamo dal presupposto che queste cose suscitino il loro sdegno, così come accade a tutti gli altri. Questa stessa presunzione di innocenza deve valere anche per i musulmani.

*** Dalia MOGAHED, 1974, consulente per i rapporti con il mondo musulmano del presidente Obama, intervista a Mnsbc, canale televisivo statunitense, citata da Catherine Cornet, giornalista e ricercatrice, I musulmani devono prendere posizione contro gli attentati?, 'internazionale.it', 26 novembre 2015, qui

venerdì 27 novembre 2015

#LINK / Islam, le 72 vergini del Paradiso (wikiislam)

(...) Nell'islam, il concetto di 72 vergini (houri) si riferisce ad un aspetto del Jannah (Paradiso). 
Questo concetto si trova nel testo del Corano che descrive un paradiso sensuale dove gli uomini credenti sono premiati avendo in sposa le vergini con dei seni "cresciuti", "gonfi" o "a forma di pera". 
Al contrario, le donne avranno un solo uomo, e "saranno soddisfatte con lui". (...)

*** wikiislam.net, Le 72 vergini)

LINK, 'wikiislam.net', qui

(da wikiislam.net)

giovedì 19 novembre 2015

#RITAGLI / Musulmani, e noi (Cinzia Sciuto)

(...) Che “i musulmani non sono tutti fondamentalisti” è un'affermazione tanto vera quanto vuota. Perché il fatto che la stragrande maggioranza dei musulmani non sia fondamentalista non può essere argomento sufficiente per sollevare la comunità islamica dal prendere parte attiva alla lotta contro il fondamentalismo. La frase retorica “non tutti i siciliani sono mafiosi” – tecnicamente verissima – troppo spesso è usata per scrollarsi di dosso la responsabilità dei siciliani nella lotta alla mafia. Responsabilità che invece è anche (ovviamente non solo) di quei siciliani non mafiosi, che però con la loro indifferenza contribuiscono a creare il terreno favorevole per la diffusione del fenomeno mafioso. E lo dico da siciliana. Ecco, che i musulmani siano per la stragrande maggioranza pacifici e tolleranti non può costituire un alibi per l'inazione. Perché è comunque dentro la grande e frammentata e complessa e irriducibile comunità islamica che il fondamentalismo islamista trova in qualche angolo terreno fertile e spetta anche (ovviamente non solo) a quella grande e frammentata e complessa e irriducibile comunità prosciugargli il terreno intorno.

E veniamo infine a “noi”. È una guerra – si dice – ai “nostri” valori, al “nostro” stile di vita. Ma “nostri” di chi? Io e Salvini non abbiamo in comune nessun valore, nessuno stile di vita. Quali valori sono minacciati, i miei o quelli di Salvini? Sono in tanti, infatti, anche tra di “noi” che dei valori della democrazia (presa sul serio), della laicità, della libertà di pensiero, dell'autonomia dell'individuo, della sovranità di ciascuno sul proprio corpo, dei diritti dei lavoratori, dell'eguaglianza radicale di tutti i cittadini e via elencando farebbero volentieri carta straccia. E di fatti ogni giorno ci troviamo a dover condurre battaglie – in casa nostra – contro omofobi, clericali, iperliberisti, misogini e chi più ne ha più ne metta. E poiché la battaglia è costante anche appunto “in casa nostra”, non c'è alcun dubbio che l'accoglienza e l'integrazione non possono essere incondizionate – come vorrebbe un certo approccio multiculturalista – ma al contrario rigidamente ancorate ai valori costituzionali dell'eguaglianza, dell'autonomia, della libertà, la cui conquista – sempre instabile e precaria – così tanto ci è costata. 

*** Cinzia SCIUTO, giornalista, saggista Tutte le fallacie dopo il 13 novembre, 15 novembre 2015, 'MicroMega on line'

LINK articolo integrale qui