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mercoledì 11 novembre 2020

#SENZA_TAGLI / E il cane (Adriano Sofri)

Ieri. Il titolo diceva: “Spara a moglie, ai due figli e al cane e poi si uccide”. 
La reazione immediata è di orrore, non occorre dirlo. Ma la reazione involontaria, precosciente, per così dire, riguarda il cane: “Anche il cane!” Ha ucciso la moglie, uno dei due figli gemelli di due anni, la sorellina è in condizioni disperate. Il cane era innocente, uno pensa, prima di pensare. I gemelli di due anni erano innocenti, uno pensa subito dopo, vergognandosi di sé. E infine pensa che la moglie – la moglie aveva deciso di separarsi dall’uomo - era innocente. Dei cani, siamo ancora abituati a dire che gli umani sono i padroni. Dei figli e della moglie o della compagna non lo diciamo. Diciamo anche meno di un tempo “il capofamiglia”. E’ in crisi, il padrone. Può riguadagnare il titolo solo per una volta, l’ultima volta. “Poi si uccide”. In questo caso non c’è il disgusto in più che provocano le notizie così frequenti sull’uomo che uccide la (sua) donna e poi tenta (invano) di uccidersi. Un’aggravante. “E poi si uccide” sembra dunque un’attenuante. Non lo è. 
L’attenuante sarebbe, forse, in un titolo che dica: “Si uccide, lascia moglie, due figli e un cane”.

*** Adriano SOFRI,  1942, giornalista, saggista, ex leader di Lotta Continua, condannato per l'omicidio di Luigi Calabresi, E il cane,  facebook, 10 novembre 2020, qui


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lunedì 17 febbraio 2020

#BREVITER / Ferocie, passate e successive (Adriano Sofri)

Adriano SOFRI, 1942
giornalista, saggista, ex leader di Lotta Continua, 
condannato per l'omicidio di Luigi Calabresi
facebook, 14 febbraio 2020, qui 

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sabato 24 agosto 2019

#SENZA_TAGLI / Groenlandia, la pelle dell'orso (Adriano Sofri)

Ieri volevo mandare la testa in vacanza e mi sono fermato in Groenlandia, perché mi aveva messo di buonumore la notizia su Trump che ha cancellato la visita ufficiale in Danimarca, fissata al 2 settembre. Sarebbe solo una perdita di tempo, ha detto Trump, visto che la Danimarca non vuole vendergli la Groenlandia. Sì, so che sotto c’è una questione seria, che la Groenlandia è piena di gas e petrolio e minerali strategici, e che le ronzano attorno in tanti, a cominciare dai cinesi, e che già un paio di volte negli ultimi secoli la compravendita stava per realizzarsi. Ma Trump è un’altra cosa. Chiede di vendergli la Groenlandia – la più grande isola del mondo – come io chiederei in cartoleria un temperamatite con lo sconto. I reali di Danimarca ridono nel loro modo temperato, la premier danese spiega che la Danimarca è dei groenlandesi e non è in vendita, i groenlandesi, compreso il sudtirolese Robert Peroni che vive là da decennii, gli chiedono: “Ma sei scemo?”, e lui pubblica un tweet con una colossale Trump Tower sulla Groenlandia. A quel punto tutti pensano: il solito mattacchione. E lui cancella la visita di stato in Danimarca. Salvini, che ha appena annunciato il suo programmino da 50 miliardi, potrebbe partecipare alla gara. 

Sulla scia del buonumore, sono andato a guardarmi le notizie sulla Groenlandia. Ne so pochissimo, ha 60 mila abitanti, il cambiamento climatico che incombe, nove modi, o novanta, per chiamare la neve, secondo il senso di Smilla (secondo altri è una bufala), i cacciatori che mettono le salme in salamoia nei romanzi di Jørn Riel per Iperborea – scrittori bravi ma danesi. E trovo una serie di reportage bellissimi e tremendi sulla solitudine degli inuit e i suicidi dei loro giovani. Di gran lunga il più alto tasso di suicidi nel mondo. Non c’entrano il freddo e il buio dell’estremo nord e l’alcool, o almeno non con questo record. E’ moderno il contagio dei suicidi. Ha a che fare con la fine chirurgica di un modo di vita e con l’ansia di alcuni di venderlo a buon prezzo. Un affare.

*** Adriano SOFRI, La pelle dell'orso, facebook, 22 agosto 2019, qui


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mercoledì 31 luglio 2019

#SENZA_TAGLI / No, io sto con Roberta (Adriano Sofri)

Ogni tanto, specialmente d’estate, un dettaglio, anche minimo, anche buffo, mi ricorda l’amore. Andavo con Nicola a prendere un gelato, a Testaccio, e Nicola ha suonato al portone di un suo amico. Lui si è affacciato, al secondo piano, si sono scambiati un paio di frasi. Gli ho gridato: “Vieni a prendere un gelato con noi?” E lui, mentre alle sue spalle faceva capolino una ragazza: “No, io sto con Roberta”.

*** Adriano SOFRI, 1942, giornalista, saggista, ex leader di Lotta Continua, condannato per l'omicidio di Luigi Calabresi, facebook, 26 luglio 2018, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Adriano_Sofri


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lunedì 2 aprile 2018

#SENZA_TAGLI / Stare all'opposizione, fare l'opposizione (Adriano Sofri)

Io sono convinto che il Pd, e non solo il Pd ma tutta quella frivola costellazione di associazioni e sigle “di sinistra” che gli sta a lato o a fianco, sopra o sotto, dentro o contro, debbano fare l’opposizione. Ne sono convinto anche nel caso che in parlamento scelgano di astenersi per permettere un governo piuttosto che un altro, uno meno peggiore piuttosto che uno molto peggiore, e perfino uno che prometta in cambio di fare una o due cose buone.

La differenza fra quello di cui io sono convinto e le frasi da sentinelle di niente che parecchi esponenti parlamentari del Pd e della scia alchemica menzionata ripetono si riassume in un verbo: “stare all’opposizione”. Ho scritto qui sopra “fare l’opposizione”. Stare è appunto un verbo di stato in luogo: che si stia in parlamento o sull’Aventino o su un altro dei sette colli, l’opposizione seduce costoro come una sala d’attesa, una stazione dismessa, una panchina ai giardinetti di fronte al colle più alto. La domanda è: che cosa fa l’opposizione? Nemmeno tanto che cosa fa in parlamento, quanto che cosa fa nel resto del mondo – parlamentari compresi. Quella domanda valeva altrettanto quando Pd e strascico erano al governo, e averla ignorata, essersi disabituati a farsela, è stata la causa della rovina. Una sinistra, cioè le persone di sinistra, che non facciano le cose e che non traggano dalle cose che fanno – la “pratica sociale”, si chiamava – la propria esperienza e conoscenza del mondo, è fatta apposta per “stare”. “Hier stehe Ich, Ich kann nicht anders”, disse (forse) Martin Lutero: qui sto, non posso fare altro, ma aveva già fatto tutto. Anche il creatore si riposò il settimo giorno. Fare del Pd, e della sinistra, un partito, o una costellazione (un guazzabuglio) del Settimo Giorno permanente, ecco un ideale da basso impero.

*** Adriano SOFRI, 1942, giornalista, saggista, ex leader di Lotta Continua, condannato per l'omicidio di Luigi Calabresi, Stare all'opposizione e fare l'opposizione, facebook, 31 marzo 2018, qui

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domenica 24 gennaio 2016

#SGUARDI POIETICI / Nei ghetti d'Italia questo non è un uomo (Adriano Sofri)

Di nuovo, considerate di nuovo
Se questo è un uomo,
Come un rospo a gennaio,
Che si avvia quando è buio e nebbia
E torna quando è nebbia e buio,
Che stramazza a un ciglio di strada,
Odora di kiwi e arance di Natale,
Conosce tre lingue e non ne parla nessuna, 
Che contende ai topi la sua cena, 
Che ha due ciabatte di scorta, 
Una domanda d´asilo, 
Una laurea in ingegneria, una fotografia, 
E le nasconde sotto i cartoni, 
E dorme sui cartoni della Rognetta, 
Sotto un tetto d´amianto, 
O senza tetto, 
Fa il fuoco con la monnezza, 
Che se ne sta al posto suo, 
In nessun posto, 
E se ne sbuca, dopo il tiro a segno, 
“Ha sbagliato!”, 
Certo che ha sbagliato, 
L´Uomo Nero 
Della miseria nera, 
Del lavoro nero, e da Milano, 
Per l´elemosina di un´attenuante 
Scrivono grande: NEGRO, 
Scartato da un caporale, 
Sputato da un povero cristo locale, 
Picchiato dai suoi padroni, 
Braccato dai loro cani, 
Che invidia i vostri cani, 
Che invidia la galera 
(Un buon posto per impiccarsi) 
Che piscia coi cani, 
Che azzanna i cani senza padrone,
Che vive tra un No e un No,
Tra un Comune commissariato per mafia
E un Centro di Ultima Accoglienza, 
E quando muore, una colletta 
Dei suoi fratelli a un euro all´ora
Lo rimanda oltre il mare, oltre il deserto
Alla sua terra - “A quel paese!” 
Meditate che questo è stato,
Che questo è ora,
Che Stato è questo, 
Rileggete i vostri saggetti sul Problema 
Voi che adottate a distanza 
Di sicurezza, in Congo, in Guatemala,
E scrivete al calduccio, né di qua né di là, 
Né bontà, roba da Caritas, né 
Brutalità, roba da affari interni, 
Tiepidi, come una berretta da notte, 
E distogliete gli occhi da questa
Che non è una donna 
Da questo che non è un uomo 
Che non ha una donna 
E i figli, se ha figli, sono distanti, 
E pregate di nuovo che i vostri nati 
Non torcano il viso da voi. 

*** Adriano SOFRI, scrittore e opinionista, già leader di Lotta Continua, Nei ghetti d’Italia questo non è un uomo,a proposito della violenza di Rosarno tra immigrati e popolazione, ‘la Repubblica’, 10 gennaio 2010.


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venerdì 3 luglio 2015

#FOTO #LINK / Daniel, filippino, 9 anni, studia alla luce di un lampione (Adriano Sofri)

DANIEL, 9 anni, filippino, senza casa e senza papà
si sente fortunato perché studia (alla luce di un lampione)

(...) Il protagonista ha 9 anni, si chiama Daniel Cabrera, il cognome è quello di un padre che la madre non sposò, e si ammalò e morì in galera a Mindanao. La madre, Maria Christina Espinosa, sbriga qualche lavoretto e chiede la mancia alla “carinderia” McDonald’s di Mandaue City (quasi 400 mila abitanti). L’insegna famosa campeggia nella foto — i suoi grandi capi si sono dichiarati orgogliosi dell’aiuto, “anche piccolo”, che il fast-food ha dato alla famiglia. Piuttosto piccolo, finora, in effetti. La signora Espinosa arrotonda facendo la lavandaia. Guadagna il minimo indispensabile, spiega, per tirare avanti con Daniel e il suo fratellino Gabriel, 7 anni, scolaro anche lui: 60 piso, l’equivalente, se ho calcolato bene il cambio, di 1 euro e 20. Altri 4 figli sono rimasti coi parenti a Mindanao. Daniel fa la terza.

Possiede una sola matita, ne aveva un’altra, dice, gliel’ha rubata un compagno, e perciò ha messo nella cartella un rosario, che scongiuri un altro furto. Non gli manca niente, dice, tranne l’album per disegnare. Sua madre glielo comprerà, ha promesso, appena potrà. (...)

*** Adriano SOFRI, Daniel che studia alla luce di un lampione, 'la Repubblica', 3 luglio 2015

LINK, articolo integrale qui