giovedì 12 dicembre 2019

#PROVERBI / Il cuore conserva (proverbio maliano)


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#FILASTROCCHE / Magiche sfere di Natale (Germana Bruno)

Dal mio albero pendono magiche sfere
e hanno dentro le cose più vere.
C’è la sfera dell’amicizia
che è un po’ come la liquirizia:
tiene dentro il dolce e l’amaro
ma è davvero un bene assai raro.
C’è la sfera dell’uguaglianza
e ci sta dentro la differenza
che nel mondo esiste ed è bello:
pur chi è diverso è mio fratello.
C’è la sfera della pace
che diffonde la più grande luce
colpisce gli occhi, entra nel cuore
ed esce fuori sotto forma di amore.
C’è la sfera della libertà,
povero l’essere che non ce l’ha;
la libertà di vivere a modo mio
senza mai offendere né uomo, né Dio.
Dal mio albero pendono magiche sfere
che scintillando rendono calde le sere,
magiche sfere di Natale
tengono dentro tutto ciò che vale!

*** Germana BRUNO, insegnante e scrittrice, Magiche sfere di Natale, facebook, 10 dicembre 2019, qui


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#HUMOR / Comunque è inutile girarci intorno

Scazzolina, via facebook, 9 dicembre 2019, qui

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#VIGNETTE / L'ineffabile Di Maio (Natangelo)

NATANGELO, 1985
'Il Fatto Quotidiano', 12 dicembre 2019, qui

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#SGUARDI POIETICI / La coltivazione degli alberi di Natale (Thomas Stearns Eliot)

Vari gli atteggiamenti verso il Natale,
e possiamo alcuni trascurarne:
il mondano, l’apatico e quello commerciale,
il triviale (le bettole aperte tutta la notte),
e il bambinesco – ma non quello del bambino
per cui la candelina è una stella e l’angelo
dorato ad ali tese in cima all’albero
non è ornamento soltanto, ma è un angelo.
Guarda il bambino all’albero di Natale:
fate che in lui continui questo spirito
del Prodigio, evento e non pretesto;
sicché il fulgente rapimento, il fascino
di quando lo scoprì la prima volta,
le sorprese, delizia dei suoi nuovi
possessi (ognuno col suo proprio odore).
l’attesa dell’anatra e del tacchino
e il previsto stupore quando apparvero,
sicché la deferenza e la gaiezza
non dimentichi nell’età adulta
nella grigia abitudine, nel logorio, nel tedio,
nel sapere la morte, nel conoscere
d’esser fallito,
o nella devozione del convertito
che può guastarsi d’una vanità
che spiace a Dio e offende i bambini
(e qui io ricordo pure con dolcezza
Santa Lucia, la sua canzone e la corona di fuoco);
sicché prima della fine, al Natale ottantesimo
(intendendo per tale quello ultimo)
l’emozione degli anni accumulata
nella memoria si raccolga in una
grande gioia che sia grande timore, 
come nell’occasione che discese
il timore nell’anima di tutti:
perché il principio ci farà ricordare della fine
e il primo avvento del secondo avvento.

*** Thomas Stearns ELIOT, 1888-1965, poeta, saggista, critico letterario, drammaturgo statunitense naturalizzato inglese, premio Nobel per la letteratura  nel 1948, La coltivazione degli alberi di Natale, da Antologia dei poeti del 900, traduzione di Giovanni Giudici, in 'GraphoMania', 25 dicembre 2013, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/T._S._Eliot


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#MOSQUITO / Usa, i fanatici del 'disegno intelligente' (Yuval Noah Harari)

Secondo una ricerca Gallup del 2012, soltanto il 15% degli americani pensa che Homo sapiens si sia evoluto unicamente attraverso la selezione naturale, senza alcun intervento divino; il 32% ritiene che gli uomini possano essersi evoluti da precedenti forme di vita in un processo che è durato milioni di anni, ma Dio ha orchestrato l’intero spettacolo; il 46% crede che Dio abbia creato gli uomini con le loro attuali sembianze in un qualche momento degli ultimi 10.000 anni, proprio come tramanda la Bibbia. Tre anni di scuola secondaria non riescono neppure a scalfire queste concezioni. La stessa inchiesta ha rilevato che tra i laureati con laurea breve il 46% crede nella storia della creazione biblica, mentre soltanto il 14% pensa che gli uomini si siano evoluti senza alcuna supervisione divina. Anche fra i possessori di una laurea magistrale e di un dottorato di ricerca, il 25% crede alla Bibbia, mentre soltanto il 29% attribuisce interamente alla selezione naturale la creazione della nostra specie. Benché sia evidente il fallimento del sistema educativo nell’insegnamento della teoria dell’evoluzione, i fanatici religiosi insistono ancora sul fatto che non dovrebbe essere insegnata affatto. In alternativa, chiedono che ai bambini sia insegnata anche la teoria del disegno intelligente, per la quale tutti gli organismi sono stati creati in base al disegno di una qualche intelligenza superiore (altrimenti detta Dio). “Insegnate loro entrambe le teorie,” dicono i fanatici, “e lasciate che i ragazzi scelgano autonomamente.”

*** Yuval Noah HARARI, 1976, storico e saggista israeliano, Homo deus. Breve storia del futuro, Bompiani, 2018


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#BREVITER / Un italiano su due vuole (Dario Clemente)

via facebopok, 8 dicembre 2019, qui

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#VIGNETTE / Rispettare i diritti umani (Passepartout)

PASSEPARTOUT
 facebook, 10 dicembre 2019, qui

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mercoledì 11 dicembre 2019

#PROVERBI / Per educare un bambino (proverbio keniano)



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#HUMOR / Cos'è che non ti piace?

via pinterest

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#VIGNETTE / Preparativi di Natale (Natangelo)

NATANGELO,  1985
https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Natangelo
'Il Fatto Quotidiano', 10 dicembre 2019, via facebook, qui

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#SGUARDI POIETICI / Natale (Miquel Martí i Pol)

Abbiamo costruito il presepe in un angolo
della sala da pranzo, su un vecchio tavolo,
lo stesso presepe di ogni anno
con l’asino e il bue e il bambino
i Re magi e la stella.

Abbiamo tracciato innumerevoli sentieri,
tutti diretti alla grotta,
in corrispondenza di vecchi pellegrini
- tutti noi – attenti all’austero percorso della prova.

E nella notte del mistero abbiamo cantato
gli antichi canti
dell’asino e del bue del bambino e dei Re Magi e della stella.

E abbiamo offerto la notte con gli occhi e le mani.
E cantavamo a voce bassa, con la vergogna forse di saperci fratelli
del bambino e di tutti nella notte della grande meraviglia.

*** Miquel Martí i POL, 1929-2003, poeta catalano, Natale, in 'cantodellesirene', 25 dicembre 2016, qui 
https://en.wikipedia.org/wiki/Miquel_Mart%C3%AD_i_Pol



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#VIDEO / Il fascismo ha fatto anche cose buone? (Luca Iavarone)


Il fascismo ha fatto anche cose buone?
Le peggiori bufale del ventennio
Luca IAVARONE
'fanpage.it', 25 aprile 2019
video, 5min53

Dalla presentazione:
Quando c’era lui…” quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase, senza un vero e proprio fondo di verità storica? In un periodo di incertezza politica, per il 25 aprile abbiamo elencato e smascherato le più grandi bufale del ventennio fascista, dalle pensioni alla costruzione delle strade e via dicendo. Le risposte di molti cittadini vi spiazzeranno. Un video che fa riflettere sulla veridicità degli avvenimenti storici e che ci aiuta a distinguere con consapevolezza bufale e verità. Celebriamo così il 25 Aprile, la Festa della Liberazione dal fascismo, uno dei periodi storici più brutali della nostra Nazione. 
Una produzione Fanpage.it 
video di Luca Iavarone 
riprese Raffaello Durso 
autori: Luca Iavarone, Luna Esposito, Dario Volpe 
sottotitoli: Danilo Zanghi  


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#SENZA_TAGLI / Dipende (Enrico Finzi)

Due giovani ebrei ortodossi studiano in una jeshivà, una scuola rabbinica. Dopo ore e ore di approfondimento della Torah vien loro voglia di fumare. Chiedono preventivamente al rabbi se ciò è consentito dalla Legge. Il primo, perciò, gli si rivolge: “Rav Abraham, possiamo fumare mentre preghiamo?”. La risposta del saggio è netta: “Ovviamente no!”. Il secondo gli pone un altro interrogativo: “Rav Abraham, possiamo pregare mentre fumiamo?”. E il rabbino: “Naturalmente sì”.

La storiella illustra bene la relatività di molte questioni e soluzioni: sì, quella relatività che faceva impazzire il papa tedesco, tutto preso dalla lotta contro il relativismo, a suo dire vero cancro del mondo contemporaneo.

Ora, che piaccia o meno, noi umani dipendiamo dal nostro punto di vista, cambiando il quale percepiamo noi stessi e la realtà esterna in modo diverso. Poi, certo, la scienza fissa certezze provvisorie, sulla base di evidenze sperimentate e ri-sperimentabili da chiunque. Ma nell’ambito morale il dubbio è più diffuso, come dimostra la barzelletta citata.

A proposito di etica e fumo: ma è vero che il vecchio Dio fuma la pipa?

*** Enrico FINZI, ricercatore sociale e saggista, fondatore e direttore di 'Sòno human tuning, Dipende, 'enricofinzi.it', blog, 6 dicembre 2019, qui


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#VIGNETTE / Ti piace l'uomo forte? (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967
'la Repubblica', 10 dicembre 2019, via facebook, qui

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martedì 10 dicembre 2019

#RILEGGERE / Il Natale di Mixtura (Aa.Vv.)


Alcuni degli stimoli sul Natale pubblicati in Mixtura...

1. #SGUARDI POIETICI / Franco Arminio, Poesia di Natale, 27dic18, qui
2. #SGUARDI POIETICI / Giovanni Raboni, Versi di Natale, 24dic15, qui
3. #SGUARDI POIETICI / Vivian Lamarque, Regali di Natale, 18dic15, qui
4. #SGUARDI POIETICI / SaraFerraglia, Il mio Natale, 13dic17, qui
5. #SGUARDI POIETICI / Sara Ferraglia, Ridatemi il Natale, 24dic16, qui
6. #SGUARDI POIETICI / Clement Clarke Moore, Era la notte prima di Natale, 24dic17, qui
7. #SGUARDI POIETICI / Maria Luisa Spaziani, Lettera di Natale, 20dic14, qui
8. #SGUARDI POIETICI / Giuseppe Ungaretti, Natale, 16dic15, qui

1. #FILASTROCCHE / Massimo Ferrario, Filastrocca di Natale: proviamoci, 13dic14qui
2. #FILASTROCCHE / Gianni Rodari, Il mago di Natale, 24dic17, qui
3. #FILASTROCCHE / Erminia Dell'Oro, L'alberello di Natale, 25dic17, qui
4. #FILASTROCCHE / Germana Bruno, Per questo Natale, 27dic18, qui
5. #FILASTROCCHE / Stefano Benni, Amanti natalizi, 21dic17, qui

1. #RACCONTID'AUTORE / Gio Evan, Natale, papà e le noci, 29 dic18, qui
2. #RACCONTID'AUTORE / Stefano Benni, Natale, SìBab contro NoBab, 24dic18, qui

# FAVOLINE / MasFerrario, Natale, il nonno e la bambina, 24dic16, qui

# PIN, MasFerrario, Vero Natale, 23dic16, qui

#SPOT / Stupro, dipende

via facebook, 23 ottobre 2019, qui
autore e fonte non identificati

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#ANIMALI / Tenerezza

dalla rete

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#VIGNETTE / Pascale con le Sardine (Stefano Rolli)

Stefano ROLLI
'Il Secolo XIX', 8 dicembre 2019, via facebook, qui

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#SGUARDI POIETICI / La sirena copriva la città col sacrificio (Antonio Riccardi)

La sirena copriva la città col sacrificio.
A lungo ho sentito solo sentito
la voce della sirena.
Saliva regolando la vita della pianura
e limava ogni cosa al dovere
voltando da sotto la città satellite.

*** Antonio RICCARDI, 1962, da Gli impianti del dovere e della guerra, Garzanti, 2004, in 'ipoetisonovivi.com', 2 dicembre 2019, qui


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#RACCONTId'AUTORE / Il sole e la nuvola (Gianni Rodari)

Il sole viaggiava in cielo, allegro e glorioso sul suo carro di fuoco, gettando i suoi raggi in tutte le direzioni, con grande rabbia di una nuvola di umore temporalesco, che borbottava:
– Sciupone, mano bucata, butta via, butta via i tuoi raggi, vedrai quanti te ne rimangono.

Nelle vigne ogni acino d’uva che maturava sui tralci rubava un raggio al minuto, o anche due; e non c’era filo d’erba, o ragno, o fiore, o goccia d’acqua, che non si prendesse la sua parte.

– Lascia, lascia che tutti ti derubino: vedrai come ti ringrazieranno, quando non avrai più niente da farti rubare.

Il sole continuava allegramente il suo viaggio, regalando raggi a milioni, a miliardi, senza contarli.

Solo al tramonto contò i raggi che gli rimanevano: e guarda un po’, non gliene mancava nemmeno uno. La nuvola per la sorpresa si sciolse in grandine.

Il sole si tuffò allegramente nel mare.

*** Gianni RODARI, 1920-1980, scrittore, pedagogista, giornalista e poeta, Il sole e la nuvola, da Favole al telefono, Einaudi, 1962 

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#VIGNETTE / Intanto Andreotti (Natangelo)

NATANGELO, 1985
'Il Fatto Quotidiano', 6 dicembre 2019, via facebook, qui

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lunedì 9 dicembre 2019

#FILASTROCCHE / L'alberello che mi piace (Germana Bruno)

L’alberello che mi piace,
dona i frutti della pace;
non lucine a intermittenza,
ma bagliori di speranza,
niente nastri colorati,
ma legami ritrovati.
L’alberello di Natale
così vado ad addobbare:
con la fede, dentro al cuore,
in un mondo assai migliore,
con le mani nelle mani
per non stare mai lontani.

*** Germana BRUNO, insegnante e scrittrice, L'alberello che mi piace, facebook, 8 dicembre 2019, qui


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#SPOT / Zeitgeist (Pepe Sanmartín)

Pepe SANMARTÍN
disegnatore peruviano
facebook, 4 novembre 2019, qui

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#VIGNETTE / Il mio psicoanalista mi ha detto (Chiara Rapaccini)

Chiara RAPACCINI, 1954
artista e scrittrice
facebook, 29 novembre 2019, qui

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#SGUARDI POIETICI / A mo' di poetica (Antonio Colinas)

Vorrei soltanto
scrivere le mie parole con i silenzi:
scrivere la poesia senza parole.
Vorrei soltanto
sussurrare la poesia
come una preghiera di silenzio
nel silenzio.

*** Antonio COLINAS, 1946, poeta, scrittore, traduttore spagnolo, A mo' di poetica, da Canzoni per una musica silenziosa, 2014, in 'ilcantodellesirene', 22 novembre 2019, qui


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#SENZA_TAGLI / Bella Ciao e i sovranisti (Leonardo Cecchi)

Sapete qual è la cosa più divertente e paradossale di tutti questi sovranisti che si stanno scatenando contro “Bella ciao”? Di loro, che si ammantano con il Tricolore e si dicono pronti a sacrificarsi per la Patria?

Che non hanno capito che quella è una canzone che cantavano proprio i patrioti che combattevano contro l’invasore della Patria, a cui la sovranità era stata tolta con le armi. La stessa Patria e la stessa sovranità che loro, oggi, giurano di voler difendere. Di più: a coronamento del paradosso, quell'invasore contro cui nasce "Bella ciao" era, per giunta, tedesco. Lo stesso tedesco che oggi i sovranisti accusano proprio di volerci dominare economicamente e politicamente.

Avessero dunque studiato storia e fossero capaci di ragionare, “Bella ciao” la canterebbero anche loro. Ma il paradosso della destra sovranista è lì: finché si tratta di urlare e fare slogan, tutti in prima linea. Ma quando si tratta di aprire un libro di storia si corre in fondo alla classe. A gambe levate.

*** Leonardo CECCHI, facebook, 5 dicembre 2019, qui


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#VIGNETTE / Christmas Carol (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967
'la Repubblica', 7 dicembre 2019, via facebook, qui

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domenica 8 dicembre 2019

#SPILLI / Per ora, un sano e positivo movimento 'pre-politico' (Massimo Ferrario)

Torno sulla 'questione Sardine' perché infastidito da chi continua a tirarle in campo: continuando a chiedere loro cosa vogliono e come si collocano su questioni e temi precisi, per poi attaccarle perché 'non prendono posizione'. 
Chi insiste nel porre queste domande o è in malafede, o non ha capito il fenomeno.

Le Sardine, ad oggi, sono un movimento 'pre-politico': accomunato da un atteggiamento rigorosamente e finalmente 'pro-politica'. 
E' inutile pretendere da loro, in questa fase, risposte e scelte specifiche. 

Il loro contributo, per ora, è cruciale, ma è ad un altro livello. Stanno ricordando, a sé stesse e a tutti noi, i fondamentali del 'con-vivere': di una relazionalità 'umana', anche dialettico-conflittuale, ma mai razzista, xenofoba, aggressivamente 'cattivista'. Che sia 'contenuta', se non spurgata e liberata, da pulsioni fascistoidi: da troppi coltivate con meticolosa cura per fini di potere da campagna elettorale permanente.

Se questi nuovi 'pesci' diventeranno politica (anzi Politica) lo vedremo: dovranno volerlo loro (lo vogliono?) e dovranno saperlo saperlo fare.
Intanto hanno trasformato una sana 'emozione' in un 'sentimento' condiviso: forte, largo, trasversale, sostenuto da decine di piazze d'Italia.

Poi, per fare Politica, oltre a una leadership competente e autorevole (non necessariamente personalizzata), serviranno visione, organizzazione, strategia, contenuti. 
Allora sì che il posizionamento dovrà essere chiaro, netto, radicale: non elettoral-propagandistico, ma concretamente progettuale. 
Allora non basteranno i principi e i valori: ci vorranno proposte e azioni. 

Non è detto siano le Sardine a doverlo fare. O a saperlo fare. 

Quel che è certo è che se questo passaggio non sarà fatto (presto: dalla Sardine o da altri), sarà l'ennesima occasione sprecata: l'ennesima delusione di chi ha creduto di vedere qualcosa che poteva nascere e non è nata. 

*** Massimo Ferrario, Per ora, un sano e positivo movimento 'pre-politico', per Mixtura


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#ANIMALI / Abbraccio di sicurezza

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#HUMOR / Amore, abbiamo problemi di comunicazione

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#VIGNETTE / Non siamo obbligati a essere eroi (Passepartout)

PASSEPARTOUT
(Pietro Gorini e Gianfranco Tartaglia)
 facebook, 4 dicembre 2019, qui

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#SGUARDI POIETICI / Poesia (Claribel Alegría)

A Juan Ramón Jiménez
Inconfondibile
è la voce
che mi insegue
che non si scolla da me
che tesse insonnie.
Come la pioggia
cade
come il vento
solo questa voce ascolto
mi possiede
lascia cadere avanzi di pane
e fugge via.

*** Claribel ALEGRÍA, 1924-2018, giornalista, scrittrice, poetessa nicaraguense, Poesia, da Voci, Samuele Editore, 2015, traduzione di Zingonia Zingone, in 'ilcantodellesirene', 24 novembre 2019, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Claribel_Alegr%C3%ADa


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#PIN / Dilettante, professionista, vocazione (MasFerrario)


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#CARTONI / Float (Bobby Rubio)


FLOAT, 2019
cortometraggio Pixar scritto e diretto da  Bobby RUBIO
video 5min37

Bellissimo.
Cinque minuti di vero godimento... (mf)

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#VIGNETTE / Gli italiani vogliono l'uomo forte (Stefano Rolli)

Stefano ROLLI
facebook, 6 dicembre 2019, qui

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sabato 7 dicembre 2019

#HUMOR / Nella vita si supera tutto tranne (@Masse78)

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#QUADRI / Annunciazione a Maria (Tintoretto)

TINTORETTO (Jacopo Robusti), 1518-1594
Annunciazione a Maria

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#FUMETTI / Tu non hai mai dubbi su te stessa, vero? (Charles M. Schulz)

Charles M. SCHULZ, 1920-2000
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#VIGNETTE / In tutti questi anni (Chiara Rapaccini)

Chiara RAPACCINI, 1954
artista e scrittrice
facebook, 6 dicembre 2019, qui

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#SGUARDI POIETICI / Poesia di libertà (Walt Whitman)

Coraggio, fratello o sorella mia! Va avanti! 
La libertà deve essere servita, qualunque cosa accada; 
Non vale nulla chi si lascia abbattere da uno, due o da molti fallimenti, 
O dall’indifferenza o dall’ingratitudine del popolo, 
O dallo spettacolo degli orrori del potere – soldati, cannoni e codici penali.   

Ciò in cui noi crediamo attende, sempre latente, in Asia, Africa, Europa, America, Australia, Cuba, e in tutte le isole e gli arcipelaghi del mare; 
Ciò in cui noi crediamo non invita nessuno, non promette nulla, siede calmo e luminoso, è positivo, composto, ignora ogni sconforto, 
Attende paziente il suo momento – un anno – un secolo – cento secoli.   

Infuria la battaglia con mille allarmi assordanti e continue avanzate e ritirate, 
L’infedele trionfa – o crede di trionfare, 
La prigione, il patibolo, la garrotta, le manette, il collare e la cavigliera di ferro, le palle di piombo, fanno il loro dovere, 
Gli eroi, famosi e sconosciuti, passano ad altre sfere, 
I grandi oratori e scrittori sono in esilio – e vivono infelici in terre lontane, 
La causa langue – le gole più forti si soffocano nel loro stesso sangue, 
I giovani abbassano lo sguardo a terra quando s’incontrano, 
Ma, malgrado tutto, la libertà non ha lasciato il suo posto, né l’infedele domina incontrastato.   

Quando la libertà se ne va, non è la prima ad andarsene, né la seconda o la terza ad andarsene, 
Ma aspetta che tutti se ne siano andati – e resta l’ultima. 
  
E quando non ci saranno più i ricordi di chi ha amato l’insieme delle nazioni della terra, 
E i nomi loro ripudiati nelle assemblee pubbliche dalle labbra degli oratori, 
E i bimbi non più battezzati con i loro nomi, ma con quelli invece di traditori e assassini, 
E gradite alla gente le leggi sugli schiavi – e legalizzata la caccia allo schiavo, 
E tu o io ce ne andremo in giro sulla terra, euforici alla vista di schiavi, incuranti di chi siano, 
E quando tutta la vita e tutte le anime di uomini e donne saranno scacciate da ogni parte della terra, 
Solo allora sarà scacciato l’istinto della libertà da quella parte della terra, 
Solo allora l’infedele e il tiranno domineranno incontrastati.

*** Walt WHITMAN, 1819-1892, giornalista, scrittore, poeta statunitense, Poesia di libertà per Asia, Africa, Europa, America, Australia, Cuba e per tutti gli arcipelaghi del mare, in Foglie d'erba,  1855, Newton Compton, 2011, traduzione di Igina Tattoni  


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(testo originale)
Courage! my brother or my sister! Keep on!
Liberty is to be subserved, whatever occurs;
That is nothing, that is quelled by one or two failures, or any number of failures,
Or by the indifference or ingratitude of the people,
Or the show of the tushes of power – soldiers, cannon, penal statutes. 
What we believe in waits latent forever through Asia, Africa, Europe, America, Australia, Cuba, and all the islands and archipelagoes of the sea;
What we believe in invites no one, promises nothing, sits in calmness and light, is positive and composed, knows no discouragement,
Waits patiently its time – a year – a century – a hundred centuries. 

The battle rages with many a loud alarm and frequent advance and retreat,
The infidel triumphs – or supposes he triumphs,
The prison, scaffold, garrote, hand-cuffs, iron necklace and anklet, lead-balls, do their work,
The named and unnamed heroes pass to other spheres,
The great speakers and writers are exiled – they lie sick in distant lands,
The cause is asleep – the strong throats are choked with their own blood,
The young men drop their eye-lashes toward the ground when they meet,
But for all this, liberty has not gone out of the place, nor the infidel entered into possession. 

When liberty goes out of a place, it is not the first to go, nor the second or third to go,
It waits for all the rest to go – it is the last. 

When there are no more memories of the lovers of the whole of the nations of the world,
The lovers’ names scouted in the public gatherings by the lips of the orators,
Boys not christened after them, but christened after traitors and murderers instead,
Laws for slaves sweet to the taste of people – the slave-hunt acknowledged,
You or I walking abroad upon the earth, elated at the sight of slaves, no matter who they are,
And when all life and all the souls of men and women are discharged from any part of the earth,
Then shall the instinct of liberty be discharged from that part of the earth,
Then shall the infidel and the tyrant come into possession.

#EX_LIBRIS / Lo scarto comunicativo (Giovanni Floris)

Lo scarto tra ciò che si vuole intendere quando si parla e ciò che viene inteso da chi ascolta è qualcosa cui non si è mai preparati. Se sei del mestiere, impari con l’esperienza che è meglio non parlare mai e, nel caso, esprimersi per frasi semplici – soggetto, predicato, complemento oggetto – usando parole povere, riducendo al minimo lo spazio di interpretazione. Camilla credeva ancora che le cose dette avessero un unico senso, quello che intende chi le pronuncia. Come se non ci fosse un pensiero, un’intenzione – e a volte una precisa volontà di distorcere – anche in chi ascolta. Follia.

*** Giovanni FLORIS, 1967, giornalista, saggista, scrittore, conduttore tv, L'invisibile, Rizzoli, 2019


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#VIGNETTE / Continua ad apparirmi quel laido buzzurro (Antonio Cabras)

Antonio CABRAS
facebook, 6 dicembre 2019, qui

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venerdì 6 dicembre 2019

#SPILLI #PIN / Ignoranti, ieri e oggi (Massimo Ferrario)

Sarebbe il caso, ogni tanto, che il 'popolo' (che siamo noi) facesse un po' di autocritica. 

Perché se le cose, sul piano sociale e politico, vanno come vanno (cioè: non vanno), certo dipende dai politici che 'non fanno' i Politici (per 'fare', prima di tutto bisognerebbe 'essere'), ma, prima ancora, dipende da noi tutti. Che dovremmo essere cittadini. E, tutti insieme, costituire una società adulta, matura, informata: che sappia stare insieme, anche in uno spirito di sana dialettica, e non sia una maionese impazzita dove ognuno dice e fa ciò che gli passa per la testa. 

Facile a dire. Molto più difficile da realizzare.

Perché lo stato di cittadinanza non è un dato: è una conquista. Specie in un regime di convivenza sociale e politica che voglia essere di democrazia (di fatto e non solo di nome), diventare (e restare) cittadini significa sapere (essere informati, conoscere, usare pensiero critico). Sudditi e boccaloni non hanno (non dovrebbero avere) cittadinanza. Perché distruggono il 'governo del popolo', rendendo inetto il governo e acefalo il popolo: pronto per essere consegnato al primo demagogo in agguato che si improvvisa pifferaio più o meno magico. E tutto finisce con la storia, più volte dimostrata, dell'uomo solo al comando.

Una volta l'ignorante, o stava zitto, o cercava di non essere più ignorante: anche da autodidatta, si dava da fare per informarsi, imparare, sapere. Era ben consapevole che, come gli ripetevano i vecchi, 'non si nasce imparati'. E la complessità del mondo (sempre esistita, ma a partire dall'ultimo secolo in progressione geometrica) gli suggeriva con evidenza che 'neppure si diventa imparati': perché il delta tra ciò che sappiamo e ciò che non sappiamo non si colma. 
E' così che l'ignorante di ieri si impegnava per cancellare la sua ignoranza: era ben consapevole di essere ignorante e, se non se ne vergognava (ma spesso la vergogna era un motorino che lo spingeva a contenere e diminuire la sua ignoranza), comunque sapeva che le sue lacune lo ponevano in una condizione di non 'adeguatezza' rispetto al mondo.

Oggi l'ignorante, o non sa di esserlo, ma non per questo sta zitto (anzi parla e scrive a sproposito su tutto di tutto); oppure, semplicemente e volgarmente, se ne frega. E, applicando orgogliosamente il mantra di "uno vale uno", "apre la bocca e gli dà fiato": tanto (pensa e dice) "è tutto vero perché la verità non esiste" e comunque "il popolo ha diritto sempre di dire la sua", innanzi tutto "perché è il popolo" (una sacralità assegnata a priori e inverificabile) e poi perché "le cazzate non esistono e chi dice che sono cazzate che titolo ha per dirlo?". 

Se non recuperiamo intelligenza, logica, senso di realtà, sapere, competenza, stiamo ponendo le fondamenta per la distruzione di una società. 

A quanto sembra l'impresa è a buon punto.

*** Massimo FERRARIO, Ignoranti, ieri e oggi, per Mixtura. - Rielaborazione di un commento a un intervento su facebook, 30 novembre 2019.


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#FUMETTI / Oggi ho controllato il calendario (Charles M. Schulz)

Charles M. SCHULZ, 1920-2000
facebook, 3 dicembre 2019, qui

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#HUMOR / Il cuore e il fegato

via pinterest

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#VIGNETTE / Salvini sempre in tv (Vauro)

VAURO, 1955
vignettista, scrittore, giornalista
https://it.wikipedia.org/wiki/Vauro
'Il Fatto Quotidiano', 5 dicembre 2019, via facebook, qui

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#SGUARDI POIETICI / Sortita (Nikifòros Vrettàkos)

Prendo la mia anima e la porto a spasso
se comincia a irrigidirsi il suo sorriso.
È lei a dirmelo: mi manca la pioggia,
il sole sui monti o tra le nuvole
e il vento che nasce senza posa nei boschi
tutto profumi e essenze, latte e musica.

Come fosse cervo assetato, la guido
al fluente, luminoso seno dell’eternità,
rinnova il sangue-luce dentro di lei e torna
di nuovo alla vita;
nel suo sorriso
un fresco accento di immortalità.

*** Nikifòros VRETTÀKOS, 1911-1991, poeta greco, Sortita, da Girasole vespertino, 1976, traduzione di Gilda Tentorio, in 'ilcantodelle sirene', 28 novembre 2019, qui
http://www.treccani.it/enciclopedia/nikiforos-vrettakos/


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#FILASTROCCHE / Prendi sempre una posizione (Germana Bruno)

Prendila sempre una posizione,
che sia quella giusta però fai attenzione,
ci dovrai stare per molto tempo
e non cambiarla se cambia il vento.
Forse a qualcuno non piacerà,
perché il tuo sguardo è rivolto di là
ed è mutevole la sua posizione,
resisti e fattene una ragione.
Quello che perdi per la tua postura,
che è la tua forza, la tua natura,
vale di certo davvero niente
se di trovare te ti consente.

*** Germana BRUNO, insegnante e scrittrice, Prendi sempre una posizione, facebook, 30 novembre 2019, qui


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#MOSQUITO / Divisivo (Enrico Finzi)

L’aggettivo ‘divisivo’ pare sia stato usato per la prima volta da Giorgio Napolitano, il presidente interventista cui è seguito l’imperturbabile arbitro Mattarella. Ora il termine è diventato di gran moda, se persino il mentecatto sindaco di Schio l’ha utilizzato per spiegare (si fa per dire…) perché il suo comune si è rifiutato di offrire la cittadinanza onoraria alla senatrice Segre.

Ora ‘divisivo’ è una parola di solito usata per deplorare atti o idee che – appunto – vulnerano l’unità, per esempio di una comunità umana. Ai miei occhi invece, indica una caratteristica splendida, propria di ogni democrazia matura: il dividersi, il contrapporsi su scelte-chiave, sulle quali non c’è ed è bene che non ci sia alcun consenso universale (quello che il duce chiamava giustamente ‘totalitario’).

Ha ragione quel miserabile del sindaco di Schio: onorare la Segre è un’opzione divisiva, tra chi scelse e sceglie la lotta al nazi-fascismo e i fascio-leghisti che stanno dall’altra parte, la sua. Io e tanti altri sentiamo di non aver quasi nulla in comune con Salvini (di per sè un diminutivo…) e camerati vari: anzi, ci contrapponiamo a essi. E continueremo a farlo.

Dirò di più: uno dei motivi della crisi della sinistra sta nel cercar sempre le più larghe intese, il massimo consenso possibile. Una cosa sono le necessarie alleanze, un’altra la retorica (perdente) dell’unità del popolo. Quest’ultima lasciamola ai dittatori, ai sovranisti, ai loro fantocci. Noi vogliamo dividere, contrapporre, lottare contro lo sfruttamento, l’ingiustizia, la corruzione, la negazione dei diritti umani, la dilapidazione del pianeta.

*** Erico FINZI, sociologo, già presidente di Astraricerche, fondatore e responsabile di Sòno, Divisivo, 'blog di enricofinzi.it', 4 dicembre 2019, qui


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