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giovedì 20 maggio 2021

#RITAGLI / L'ipotesi di Meloni e Salvini al governo (Tomaso Montanari)

Il partito della Meloni è un punto di riferimento del vecchio fascismo storico in questo Paese. Il presidente della Regione Marche e il sindaco di Ascoli, che sono di Fratelli d’Italia, hanno organizzato una cena di celebrazione per l’anniversario della marcia su Roma. Ora accanto a questo, che non può essere derubricato a goliardia, ci sono i nuovi fascismi, l’odio per il diverso, l’omofobia.
Ci sono i fascismi al governo in molti paesi d’Europa come l’Ungheria, con cui la Meloni è in contatto. Il problema non è se la Meloni sia fascista o no… ma esiste un problema. Esiste un giornalista di “Repubblica” sotto scorta perché minacciato dai fascisti. 
Francamente avere al governo Meloni e Salvini non mi lascerebbe tranquillo. Ricordo che dopo aver detto qui in trasmissione che ho dei dubbi sulla compatibilità del programma della Lega e la Costituzione (che è un mio giudizio politico e può essere giusto o sbagliato), la Lega ha chiesto alla mia Università di prendere provvedimenti disciplinari verso di me. Io non so se si vuol tornare a un giuramento di fedeltà dei professori. Dico che delle forze che hanno queste visioni della democrazia hanno dei problemi seri e io non le vorrei vedere alla guida del Paese.

*** Tomaso MONTANARI, storico dell'arte, dichiarazione a 'Otto e e mezzo', La7, 18 maggio 2021, citato da Lorenzo Tosa, 'facebook', 19 maggio 2021, qui



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martedì 13 aprile 2021

#RITAGLI / L'importanza del tempio di Ise (Renzo Piano)

 [D: E lei cosa vuol fare, quando tutto questo finirà?]
«Dedicare ancora più tempo e impegno ai giovani. Tra poco mi collegherò con i ragazzi del Senato, dodici architetti che seguono tre progetti per tre spazi pubblici a Padova, Modena, Palermo. Quando ho compiuto sessant’anni, ormai molto tempo fa, con mia moglie feci un viaggio in Giappone, e visitai il tempio di Ise. Sa perché è importante il tempio di Ise?».

[D: Non ne ho idea.]
«Viene distrutto e rifatto ogni vent’anni. In Oriente l’eternità non è costruire per sempre, ma di continuo. I giovani arrivano al tempio a vent’anni, vedono come si fa, a quaranta lo ricostruiscono, poi rimangono a spiegare ai ventenni. È una buona metafora della vita: prima impari, poi fai, quindi insegni. Sono i giovani che salveranno la terra. I giovani sono i messaggi che mandiamo a un mondo che non vedremo mai. Non sono loro a salire sulle nostre spalle, siamo noi a salire sulle loro, per intravedere le cose che non potremo vivere».

*** Renzo PIANO, 1937, architetto, intervistato da Aldo Cazzullo, Coronavirus, Renzo Piano: «Soffro al pensiero delle mie opere vuote. Mia moglie Milly non mi fa uscire», 'Corriere della Sera', 2 aprile 2021, qui


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giovedì 1 aprile 2021

#RITAGLI / Lettura, neppure si vergognano di fingere (Marino Sinibaldi)

[D: Gli italiani che rapporto hanno col libro?]
"Difficile, per ragioni storiche. Quando nel 1964 si compie quella che Tullio De Mauro definì l'unificazione linguistica del Paese, c'era già potente la tv. Negli altri Paesi il processo di alfabetizzazione si era realizzato trent'anni prima. Questo spiega l'enorme importanza della tv da noi".

[D: Leggiamo poco perché scontiamo ancora quel ritardo?]
"Per leggere bisogna alzare gli occhi da terra, devi avere un desiderio di altre storie, di conoscenza, e pure di evasione, ma se la tua vita è già dura questo desiderio di vivere le vite degli altri non ti sorge dentro".  

[D: Perché da noi non legge nemmeno la classe dirigente?]
"Non leggono molti dirigenti, i politici, i professionisti. Tutte le statistiche dicono che lo fanno in misura minore rispetto ai loro parigrado degli altri Paesi, e con differenze più marcate in confronto alle rispettive classi popolari. Una volta lo feci notare all'ambasciatore francese. E lui mi disse: "Da noi dicono di leggere, in realtà non lo fanno". "Da noi non si vergognano nemmeno di fingere", gli ho risposto. Il che mi sembra quasi peggio".

*** Marino SINIBALDI, direttore di Rai3, intervistato da Concetto Vecchio, Rai, Marino Sinibaldi lascia Radio 3: "Una vita tra i libri, ma in questo Paese le classi dirigenti non leggono", 'la Repubblica', 31 marzo 2021, qui


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giovedì 24 dicembre 2020

#RITAGLI / Caro Gesù Bambino, ecco la mia richiesta (Susanna Tamaro)

(...) La nostra società intontita dal benessere, inebriata dal più folle dei narcisismi, ha eliminato dal suo orizzonte l’infanzia. Abbiamo smesso di fare figli e quei pochi che vengono al mondo, da subito li trattiamo come adulti onniscienti. Abbiamo smesso di educare e, smettendo di farlo, abbiamo rinunciato alla nostra umanità. Per educare bisogna essere convinti che ci sia una direzione verso la quale andare; se questa direzione è assente, se la nostra vita altro non è che un pascolo errabondo, il mondo sarà sempre più sotto il dominio di ciò che sonnecchia nel fondo di tutti noi: la ferinità. È bello battere le mani, è bello cantare dai balconi dicendosi che andrà tutto bene, ma un bene senza una radice nel Bene viene spazzato via come una foglia secca al primo refolo di vento. Senza il bene, non c’è il male; senza il male, non c’è limite. E senza limite, scivoliamo inesorabilmente verso l’Homo homini lupus. (...) 

Caro Gesù Bambino, invidiosi di non essere gli artefici e i padroni della vita, abbiamo ridicolizzato l’esistenza dell’anima, del mistero che comunque avvolge l’essere umano nel momento in cui viene al mondo; abbiamo privato i bambini di questa dimensione, abbiamo dato loro scandalo negando l’innocenza, lo stupore, negando l’inquietudine che ci porta a interrogarci; li abbiamo consegnati senza alcun rimorso alla perpetua infelicità insoddisfatta dell’avere, li abbiamo resi fruitori inesausti dell’intrattenimento, trasformandoli in piccoli tiranni senza regno.

La claustrofobica cupezza di un mondo senza etica ci serra il cuore di angoscia. Tutto sembrerebbe perduto, ma tutto perduto non è perché ogni anno tu vieni al mondo e al mondo spalanchi le braccia offrendo a noi la possibilità di un nuovo cammino. Non è così forse per ogni bambino che nasce? La vita porta sempre con sé altra vita mentre la sua negazione ci spinge nei vicoli angusti della morte interiore.

E adesso, caro Gesù Bambino, ecco la mia richiesta. Quello che ti chiedo non è più bontà — il bene è già presente in maniera solenne nel mondo — ma ti chiedo la capacità di riconoscerlo. Per fare questo non abbiamo bisogno che ti carichi un sacco sulle spalle e che trascini il peso di improbabili doni, ma semplicemente che tu benedica i nostri occhi donando loro la gioia liberatoria delle lacrime.

Sì, dovremmo piangere a lungo per tutto quello che abbiamo sprecato, per tutto quello che abbiamo perduto, per le nostre vite di adulti infantili e per quelle degli infanti che, grazie alla nostra immaturità, non potranno mai diventare adulti, per il nostro cuore corazzato dal cinismo in cui la misericordia da troppo tempo non riesce ad aprirsi un varco, per la nostra incapacità di vedere il bello e il bene sparsi ovunque a piene mani, per la nostra cecità predatoria nei confronti del Creato. (...)

*** Susanna TAMARO,  1957, scrittrice, Sotto l’albero vorrei ritrovare l’innocenza, 'Corriere della Sera', 21 dicembre 2020, qui


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sabato 25 luglio 2020

#RITAGLI / La divisione giovani-anziani e i romanzi (Elizabeth Strout)

C’è una divisione in questo momento tra i ragazzi e gli anziani. I più giovani sembrano non capire che in ballo non ci sono solo loro e che possono infettare anche altre persone».

[D: Non è un tema solo americano. Manca l’empatia?]
Temo sia piuttosto una diffusa difficoltà a usare l’immaginazione. Se un evento non capita a te in prima persona, non riesci a immaginarlo ed è come se non esistesse. È anche per questo che servono i romanzi, aiutano a immaginare qualcosa che va oltre sé stessi.

*** Elizabeth STROUT, 1956, scrittr5ice statunitense, intervistata da Alessia Rastelli, Elizabeth Strout: «Negli Usa il Covid ha diviso i ragazzi dagli anziani», '7', 24 luglio 2020, qui


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martedì 16 giugno 2020

#RITAGLI / Montanelli e la statua imbrattata (Stefano Feltri)

Indro Montanelli è stato un grande giornalista, milioni di italiani si sono formati sulle pagine della sua Storia d’Italia e sulle sue cronache, spesso più ricche di dettagli della realtà che raccontava. 

Chi ha imbrattato la statua nei giardini a lui intitolati a Milano non pensa che Montanelli scrivesse male o che fosse noioso, ma contesta la trasformazione dell’uomo, inevitabilmente complesso e fallace, in un simbolo nel quale tutti sono chiamati a riconoscersi.

I fatti. Durante la guerra d’Etiopia, tra il 1935 e il 1936, una orribile guerra coloniale durante la quale tutti facevano cose orribili, Montanelli si trova in Africa e “sposa” una ragazzina di 12 o 14 anni. 

La Fondazione Montanelli riassume così la vicenda: " Montanelli sposò sì la giovane Destà com’era usanza della popolazione locale, ma, per quanto oggi possa apparirci riprovevole, quel tipo di matrimonio era addirittura un contratto pubblico, sollecitato dal responsabile del battaglione eritreo guidato da Indro.
Si tratta di un episodio della sua vita, non imposto né attuato con violenza, che mai nascose. "

Montanelli a 26 anni era un giovane uomo, non un ragazzino incapace di valutare le proprie azioni. Ma i tempi e il contesto erano quelli che erano, dicono i suoi difensori.

Qualcuno smette forse di leggere Socrate e Platone perché predicavano le virtù dell’amore per i fanciulli? 

Poi però i tempi sono cambiati parecchio, Montanelli meno. Ancora nel 1972 Montanelli parla con disinvoltura dell’episodio, “in Africa usa così”, dice. In una trasmissione tv non ha argomenti per replicare alla femminista Elvira Banotti che gli contesta come, dal punto di vista psicologico e fisico, i danni sulla ragazzina non siano stati diversi da quelli che avrebbe subito una dodicenne europea. 

Ma accettiamo pure l’assoluto relativismo culturale di Montanelli - che oggi impedirebbe ogni critica alle pratiche più umilianti cui le donne sono sottoposte in certi regimi islamici - e restiamo al contesto del quale condividiamo le coordinate etiche e morali, cioè l’Italia e l’Occidente. 

Ancora nel 2000, nella risposta a una lettrice oggi pubblicata sempre sul sito della Fondazione Montanelli (giudicata accettabile anche dai custodi della memoria del giornalista), Montanelli racconta le sue difficoltà a entrare in intimità con la ragazzina etiope per via del suo “odore” e perché “era infibulata fin dalla nascita”. Sorvoliamo sulla palese assurdità del concetto, ma Montanelli non si fa scrupolo alcuno neanche a posteriori, anzi racconta - senza traccia di empatia o comprensione - quanta fatica avesse fatto per “demolire” quella che per lui era “una barriera insormontabile”. Aggiunge anche che ci volle “il brutale intervento della madre” per appagare la sua italica virilità. Ripeto: siamo nel 2000, non nel 1935 durante la guerra coloniale di un regime dittatoriale. 

Tutto questo rende Montanelli un cattivo giornalista? Secondo la maggioranza, inclusi anche alcuni suoi critici, no.  

La questione che la vernice sulla statua pone è diversa: possiamo celebrare un grande giornalista anche se per tutta la vita è rimasto indifferente a una simile violenza, pure quando aveva perso ormai ogni alibi di contesto? 

Si può perdonare l’imperfezione dell’uomo, ma questo non obbliga a trasformarlo in simbolo, è il messaggio del vandalismo di Rete Studenti e LuMe.

*** Stefano FELTRI, direttore di 'Domani', estratto da Le statue e la memoria di Domani, 15 giugno 2020, qui


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domenica 14 giugno 2020

#RITAGLI / Smart Working, effetti collaterali (Jared Spataro)

[D: Microsoft assieme a Cisco è stata fra le prime ad adottare anni fa il lavoro agile, lo smart working. I benefici sono grosso modo noti, meno forse gli effetti collaterali.]

Abbiamo fatto molte ricerche in questo campo, specie nell'ultimo periodo. E i vantaggi di poter gestire al meglio il proprio tempo sono ovviamente enormi. Il problema è che spesso mancano delle capacità. Per esser più precisi abbiamo notato che molti dipendenti tendono a lavorare troppo a lungo. La perdita di tempo di doversi recare in ufficio e di dover tornare a casa serve in realtà anche a dividere in maniera netta la vita privata da quella lavorativa. Bisogna quindi imparare ad usare la tecnologia lavorando in remoto altrimenti si rischia l'effetto contrario. Anche le organizzazioni devono apprendere come gestire questo tempo allungato che si mischia con la quotidianità della nostra casa, in manager devono quindi saper gestire una modalità simile con adeguata attenzione. In passato si tendeva a spremere le persone il più possibile sul posto di lavoro. Ma in un mercato molto competitivo nel quale è necessario essere efficienti, sta diventando fondamentale garantire una qualità del tempo elevata ai dipendenti se si vuole da loro il meglio. Insomma, c'è ancora molta strada da fare e non si tratta di una corsa di velocità ma di una maratona.   

*** Jared SPATARO, corporate vice president di Microsoft, intervistato da Jaime D'Alessandro, “Vi racconto il prossimo sistema operativo che dominerà le nostre esistenze”, 'repubblica.it', 9 giugno 2020, qui


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domenica 31 maggio 2020

#RITAGLI / Per un hamburger 2.500 litri di acqua (Will_ita)


Il 28 maggio è la giornata mondiale dell'hamburger. Per molti è uno dei semplici piaceri della vita, accompagnato da verdure e pane di ogni tipo: l'hamburger è uno dei cibi preferiti al mondo. Ma, come la maggior parte dei cibi che consumiamo ogni giorno, ha un costo nascosto: la sua produzione richiede molte risorse e soprattutto una quantità sorprendente di acqua. Secondo l’UNEP (il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) per produrre un hamburger sono necessari 2.500 litri di acqua.
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In molte parti del mondo, la mancanza d’acqua sta diventando un problema sempre più importante. Secondo i dati delle Nazioni Unite, circa 1 miliardo di persone nel mondo non ha accesso all'acqua potabile e circa 2 miliardi e mezzo non dispone di acqua a sufficienza per le comuni pratiche igieniche e alimentari. Non solo la produzione di carne bovina richiede grandi quantità di acqua, ma richiede anche un accesso stabile a questo bene.⁣⁠
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Gli hamburger di proteine vegetali offrono processi di produzione più sostenibili ed ecologici. Con queste carni alternative saremmo in grado di sostenere i bisogni della popolazione globale che secondo il World Economic Forum nel 2050 sarà di 10 miliardi di persone. E ancora secondo studi del Water Footprint Assessment l’assenza di prodotti di origine animale dalla dieta occidentale porterebbe a un risparmio giornaliero di circa 4.100 litri di acqua per persona. ⁣⁠

*** WILL_ita, instagram, 29 maggio 2020, qui

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venerdì 29 maggio 2020

#RITAGLI / Via 800 computer al secondo (Will_ita)


Secondo la E-Waste Coalition delle Nazioni Unite, generiamo nel mondo 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici all’anno, per darvi un’idea, parliamo di circa 800 computer portatili buttati via ogni secondo. Di queste 50 milioni di tonnellate di rifiuti, ne ricicliamo soltanto il 20%. Contando che produrremo più del doppio dei rifiuti elettronici nei prossimi trent’anni, servono misure più decise adesso per risolvere il problema.⁣⁠
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Molte delle componenti di queste apparecchiature si possono infatti riciclare, evitando che finiscano in discariche abusive o nel recupero illegale delle materie prime come invece succede ai due terzi dei 9 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici generati in Europa ogni anno. Questo provoca danni alla salute e all’ambiente, oltre che un inutile spreco di materiali di valore. In Italia, abbiamo un buon sistema di gestione dei rifiuti elettronici gestito dal Centro di Coordinamento della raccolta dei rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE) e registriamo numeri di raccolta in continua crescita, ma ancora ben distanti dai progressi fatti da altri paesi europei nell’economia circolare. Nel 2019 gli italiani hanno raccolto solo 5,1 kg di RAEE per abitante, la metà dei francesi e tedeschi e meno del Regno Unito e Spagna.⁣⁠
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In Italia nel 2018 sono state ritirate e avviate a trattamento più di 310mila tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici, mentre quest’anno l’Unione Europea ha proposto un nuovo Piano per l’Economia Circolare che mira a disincentivare la cultura «usa e getta». È importante fare la nostra parte e assicurarci che i nostri rifiuti vengano portati presso impianti specifici per il trattamento, il recupero ed il riciclaggio tramite centri di raccolta nel tuo comune o direttamente dai rivenditori. ⁣⁠

*** Will_ita, instagram, 27 maggio 2020, qui

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giovedì 16 aprile 2020

#RITAGLI / Regno Unito, terapie intensive a punti (Sabrina Provenzani)

... il 20 marzo sono state introdotte linee guida ufficiali basate sulla Clinical Frailty Scale, una “valutazione di vulnerabilità” a punti. Lunedì sono state inserite delle specifiche: un punto per il diabete, uno per l’ipertensione, con l’età fra i fattori determinanti. Gli ultra-sessantacinquenni, per esempio, sono considerati a rischio e se hanno altre patologie, in terapia intensiva spesso neanche ci arrivano. Restano nei reparti. L’Italia l’ha pagata cara, ma è stata molto più generosa nel tentativo di salvare tutti.

*** Sabrina PROVENZANI, giornalista, “Qui terapie intensive a punti: fuori anziani e chi ha altre malattie”, intervista a un operatore sanitario di un grosso gruppo ospedaliero del servizio sanitario pubblico britannico (Nhs), diventato punto di riferimento per centinaia di colleghi italiani impegnati in prima linea nel contrasto al Covid-19 in tutto il Regno Unito, 'il Fatto Quotidiano', 16 aprile 2020, qui


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venerdì 3 aprile 2020

#RITAGLI / Smart working esperimento interessante? (Renzo Piano)

Inutile raccontare bugie. Lo smart working è un esperimento interessante? Col piffero. Se non vai in giro, se non trai ispirazione dalla realtà, come fai a lavorare, a creare? Il contatto con la realtà mi manca profondamente. Questa malattia è diabolica perché ti impedisce il contatto con le cose, con la gente. Nel mio lavoro le idee vengono da un gigantesco ping-pong che si gioca con venti palline: una persona — un ingegnere, un costruttore, un caposquadra, un operaio — dice un cosa, che diventa un’idea quando un altro la acchiappa, la rimanda, torna a riceverla con un effetto diverso. La creatività è sempre condivisa. Poi magari ti siedi da solo al tavolo e ti metti a disegnare, o a scrivere, o a pensare.

*** Renzo PIANO, 1937, architetto e senatore a vita, architetto, intervistato da Aldo Cazzullo, Coronavirus, Renzo Piano: «Soffro al pensiero delle mie opere vuote. Mia moglie Milly non mi fa uscire», 'Corriere della Sera', 2 aprile 2020, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Renzo_Piano


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martedì 10 marzo 2020

#RITAGLI / Bambini e Nonni, attenzione (Maria Rita Gismondo)

Attenzione a far stare i  bambini con i nonni.
I bambini sono il veicolo privilegiato
 usato dal virus per raggiungere i nonni. (...)
E' vero che i bambini non si ammalano, 
ma possono essere infettati dal Sars-CoV2 
e avere solo sintomi banali, simil-influenzali.
In questo caso si trasformano in bombe biologiche 
di diffusione del virus.

*** Maria Rita GISMONDO, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze, Ospedale Luigi Sacco Milano, Antivirus, 'il Fatto Quotidiano', 10 marzo 2020


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#RITAGLI / Coronavirus, i giovani e i nonni (Maria Rita Gismondo, Massimo Galli)

(1) - Attenzione, ragazzi: voi giovani non vi ammalate gravemente, ma potete essere “paucisintomatici” (con sintomi lievi) e trasformarvi in vettori inconsapevoli del virus sugli adulti e soprattutto sugli anziani. State a casa, se potete, anche voi.

*** Maria Rita GISMONDO, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze, Ospedale Luigi Sacco Milano, Antivirus, "ì' il Fatto Quotidiano', 9 marzo 2020, qui

* * *

(2) - Se i giovani reagiscono così non c'è che un modo, chiudere i locali. Si devono rendere conto che la situazione è tale che un giovane se la piglia, la passa al nonno e rischia di ammazzarlo. Questo va fatto comprendere con una certa chiarezza.

*** Massimo GALLI, direttore responsabile malattie infettive Ospedale Luigi Sacco Milano, intervistato a 'Mezz'ora in più', Rai3, 8 marzo 2020, qui).


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martedì 17 settembre 2019

#RITAGLI / Il fascista felice è un controsenso (Makkox)

Credo che le cose siano più complicate di come, in maniera manichea, le rappresentiamo. Non ci sono i fascisti da una parte e i buoni dall’altra. È chiaro che quando vedo i fascisti in piazza che strillano a braccia tese provo ribrezzo. Però, non penso che vadano eliminati dalla faccia della Terra. Penso che siano vittime di un incubo, schiavi di una rabbia incontrollata. Se dentro di te non è accesa la collera, il fascismo non fa presa. Un fascista felice e in pace col mondo è un controsenso.

[D: Anche lei poteva diventare fascista?]
Sì, perché l’organizzazione fascista dà un ordine esterno allo sbandamento che hai dentro. Le regole ferree, una certa idea di giustizia, la fede nel merito, ti illudono di poter rappresentare un risarcimento per quello ti viene tolto fuori, nel mondo. 

[D: Lei come ha lenito la sua rabbia?]
Non lo so dire esattamente. So che man mano che ho fatto qualcosa che desideravo – lo studio di grafica prima, il disegno per lavoro poi – sono diventato sempre più comprensivo, e il livore si è affievolito.

[D: Ma è mai stato, anche per un attimo, fascista?]
Ho fatto dei pensieri fascisti. A volte li faccio ancora. Poi, mi dissocio immediatamente da me stesso. Credo che sia un istinto radicato in ciascuno di noi. La forza del fascismo è proprio questa: si innesta su un pensiero primitivo. Per esempio: delitto, punizione. È una logica che capiscono tutti. È elementare. Invece, la civiltà giuridica dice: delitto, recupero. È un processo assolutamente controintuitivo, anzi: controistintivo.

*** Marco DAMBROSIO (Makkox), intervistato da Nicola Mirenzi, estratto da "Per quella vignetta mi chiamò Mattarella". Intervista a Makkox, 'Huffington Post', 15 settembre 2019, qui
LINK intervista integrale qui


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lunedì 2 settembre 2019

#RITAGLI / La scuola vista dai ragazzini (Enrico Galiano)

Vi siete mai chiesti come può viverla, un ragazzino di prima media, che dopo un mese insieme a un prof magari valido e capace deve dirgli addio, ricominciare tutto daccapo, nuovo metodo di studio, nuovo rapporto, nuovo tutto?
Ve lo dico io: male, molto male. È come sperare di costruire una casa che stia in piedi cambiando ogni due giorni fondamenta, materiali e progetto. Dura eh?
Oppure: cosa penserà della scuola un altro che si vede fino a dicembre solo supplenti di altre materie, che giocoforza ovviamente dopo un po’ si ritrovano a fare essenzialmente i baby-sitter più che gli insegnanti?
O, infine – ed è uno dei problemi più gravi – come andranno le cose in quelle classi dove ci sarà bisogno dell’insegnante di sostegno che proprio non ci sarà, e non fino a dicembre ma per tutto l’anno, visti gli ultimi tagli?

Pensate forse che siano stupidi? Che non le vedano certe cose? Cosa possono mai pensare della scuola, se vedono che fin dall’inizio manca proprio l’aspetto più importante, cioè gli insegnanti?

Ma come pretendiamo che credano ancora in questa istituzione, se i primi a non crederci, a non investire fondi ed energie, non dico per migliorarla ma per farla stare quantomeno in piedi, sono gli stessi che la dirigono?
Dappertutto si parla di disaffezione dei nostri ragazzi verso lo studio, di quanto non vedano più nella scuola un modo per realizzare sé stessi: be’ io credo che loro siano esattamente il riflesso di come la vedono quelli che da lassù la guidano.

Da qui, soprattutto da qui, si vede quanto ci tengono al nostro futuro.

*** Enrico GALIANO, insegnante e scrittore, estratto da Come possono i ragazzi credere nella scuola, se ovunque vedono cattedre vuote?, 'illibraio.it', 1 settembre 2019, qui e anche facebook, 1 settembre 2019, qui


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sabato 10 agosto 2019

#RITAGLI / Sovranismo e populismo, 'si sentono discorsi simili a quelli di Hitler' (Papa Francesco)

Il sovranismo è un atteggiamento di isolamento. Sono preoccupato perché si sentono discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel 1934. “Prima noi. Noi… noi…”: sono pensieri che fanno paura. Il sovranismo è chiusura. Un paese deve essere sovrano, ma non chiuso. La sovranità va difesa, ma vanno protetti e promossi anche i rapporti con gli altri paesi, con la Comunità europea. Il sovranismo è un’esagerazione che finisce male sempre: porta alle guerre.

[D: E i populismi?]
Stesso discorso. All’inizio faticavo a comprenderlo perché studiando Teologia ho approfondito il popolarismo, cioè la cultura del popolo: ma una cosa è che il popolo si esprima, un’altra è imporre al popolo l’atteggiamento populista. Il popolo è sovrano (ha un modo di pensare, di esprimersi e di sentire, di valutare), invece i populismi ci portano a sovranismi: quel suffisso, “ismi”, non fa mai bene.

*** Papa FRANCESCO, intervistato da Domenico Agasso jr, Papa Francesco: “Il sovranismo mi spaventa, porta alle guerre”, 'La Stampa', 9 agosto 2019, qui


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lunedì 1 luglio 2019

#RITAGLI / SeaWatch e la manovra ostruttiva di Gdf (Giorgia Linardi)

Noi crediamo che sia irresponsabile che anche nel momento in cui è stato violato un alt si faccia questo tipo di manovra ostruttiva nei confronti di una nave che non voleva certamente minacciare o bombardare. 
La Guardia di Finanza ha deciso di infilarsi nello spazio già ridotto tra la nave e la banchina nel momento in cui la nave stava già attraccando. La Gdf era già davanti alla banchina e faceva avanti e indietro mentre la Sea Watch proseguiva con la sua manovra. E’ rimasta in quello spazio che inevitabilmente si sarebbe chiuso. E’ stata una manovra molto difficile che non si aspettava di dover fare. 
Carola si è effettivamente scusata con la Guardia di Finanza ma non per essere entrata in porto. Mi ha detto che non aveva scelta perché non poteva fare un’altra notte in mare. 
Carola si è sacrificata per  portare a portare a terra i 40 naufraghi a bordo. Anche dopo l’arresto ha chiesto solo una cosa: se sono state sbarcate le persone. 

*** Giorgia LINARDI, portavoce dell SeaWatch, 'HuffPost', 30 giugno 2019, qui (con video)


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martedì 11 giugno 2019

#RITAGLI / Enrico Berlinguer e Pietro Ingrao, politici perbene (Enzo Biagi, Eugenio Scalfari)

Enrico BERLINGUER, 1922-1984
Pietro INGRAO, 1915-2015

Mi ripeté un vecchio discorso, sulle dittature che si sono instaurate nell'Est: "Non esiste nessun partito che, per definizione, sia alieno dal prendere tutto il potere. Noi chiediamo una leale intesa con gli altri, e non posso dire Dio sa che sono sincero". 
Obiettai: "Perché no?". 
"Perché non sono credente". 
"Sua moglie lo è?". 
"Sì, lei crede". 
"E i suoi quattro figli sono battezzati?". 
"Non mi va di parlare di loro, che devono restar fuori, devono poter fare, liberamente, le loro scelte, senza alcun pregiudizio". 
Queste cose Enrico Berlinguer me le disse nell'ottobre del 1972. Ha rispettato quei fatti e quelle parole. Non mi è capitato molte volte di riscontrarlo in altri.

*** Enzo BIAGI, 1920-2007, giornalista, saggista, 'la Repubblica', 14 giugno 1984, qui

* * *
Intervistai Berlinguer cinque volte: un’intervista, quella uscita il 28 luglio 1981, era sulla “questione morale”. Dopo questi cinque incontri eravamo ormai diventati amici, tanto che lui mi invitò una sera a casa sua e io ricambiai. Ormai ci davamo del tu. Berlinguer mi diceva: «Ci stai aiutando molto». Poi lui morì. E ricordo che gran parte della direzione del Pci partì subito per Padova. A Roma era rimasto un gruppo guidato da Pietro Ingrao per preparare i funerali. Io andai nella sede della direzione: Ingrao mi venne incontro. Gli dissi che ero estremamente desolato perché condividevo lo stesso pensiero di Berlinguer. Tanto che avevo finito per votare per il Pci. Mentre stavo andando via, a metà del salone, Ingrao mi abbracciò. Il gesto mi commosse profondamente. Sentendo che piangevo, anche Ingrao iniziò a singhiozzare, cercando di consolarmi. Più lui provava a consolarmi, più il mio pianto aumentava. Passarono cinque o sei minuti. Poi sciogliemmo l’abbraccio.

*** Eugenio SCALFARI, 1924, giornalista, saggista, scrittore, Io, il compagno Berlinguer e le mie lacrime con Ingrao, 'la Repubblica', 10 giugno 2019, qui

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sabato 16 marzo 2019

#RITAGLI / Ebrei, sionismo, sinistra (Moni Ovadia)

L’argomento mi sembra attualissimo: si parla di gente che è cacciata perché è ebrea, perseguitata e vessata. Oggi questo non riguarda gli ebrei ma molti altri però. Credo che attaccare gli ebrei in maniera sistemica abbia un deterrente di una tale forza che lo vedo difficile.
Ciò non esclude che l'antisemitismo sia una latenza che riemerge. Assistiamo a un fenomeno interessante: si può essere ultra filo-sionisti e al tempo stesso antisemiti. Tutta la feccia antisemita americana vota Trump, che è notoriamente ultra filo-sionista.  La verità è che c'è una latenza antisemita nel sionismo, quando pretende che tutti gli ebrei devono stare in un posto e non dove piace a loro.
Io assolutamente non metto in discussione l'esistenza dello stato di Israele nei suoi confini legittimi che sono quelli della ‘green line’. Ma non sono sionista, ho anzi una ripulsa per il sionismo perché oggi ha rivelato la sua vera natura di nazionalismo fanatico e ultra reazionario: come io posso condividerlo, visto che gli ebrei sono stati sterminati da nazionalismi fanatici e ultra reazionari?

[D: Si avvicinano le elezioni europee: nel 2014, lei fu eletto con oltre 33 mila voti con la lista “L’altra Europa per Tsipras” ma rinunciò al seggio. Non ripeterà l’esperienza?]
È vero, ho avuto un sacco di voti e ho lasciato il mio posto a Curzio Maltese: avevo detto da subito che non sarei andato a Strasburgo, per due ragioni: la prima, perché non voglio fare il politico, e la seconda, perché ho una compagnia di gente, oltre a produzioni e distribuzioni che dipendono da me”.
Mi ero candidato per aiutare un progetto nel quale ho creduto, ancora una volta povero ingenuo illuso: anche in quel caso è stato semplicemente uno strumento perché i partitini della sinistra facessero gli affari loro”.
Ora per me è chiusa perché i partiti hanno rivelato la loro natura: quando tu vivi in un’Europa minacciata dai populismi ultra reazionari fascistoidi e pensi solo alle beghe interne vuol dire che non sei di sinistra. Non muoverò un'unghia finché non nascerà una forza politica degna di questo nome e per me c'è una precondizione: si saltano due elezioni, si studia, si prepara una piattaforma e si punta su una classe dirigente non compromessa.

*** Moni OVADIA,  1946, autore e attore teatrale, scrittore, intervistato da Francesca Venturi, La sinistra mi ha deluso e io me ne sto seduto su un tetto, come un violinista, Agi, 4 marzo 2019, qui


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martedì 12 marzo 2019

#RITAGLI / Usa, ma la letteratura deve creare disagio (Jhumpa Lahiri)

Credo che la letteratura debba creare disagio. Nelle università degli Stati Uniti abbiamo smesso di leggere libri che ci mettono in discussione. Un romanzo come Lolita di Nabokov è stato accantonato. Mi chiedo dove arriveremo di questo passo. Finiremo per bandire Ovidio o Shakespeare?.

[D: Accade anche nel suo ateneo, a Princeton?]
Una volta, stavo tenendo un corso su Primo Levi, un mio studente di origine ebraica si è rifiutato di leggere Se questo è un uomo. Diceva di trovarlo troppo disturbante. Cosa fare?.

[D: Spiegargli il valore di Levi?]
Rimane però il timore che lo studente possa lamentarsi, raccontare di essere stato costretto a leggerlo. Qualche tempo fa avrei voluto tenere un corso su Ágota Kristóf, un mio collega mi ha dissuasa. Pensaci bene - mi ha detto - è roba forte. È questo il clima nelle università americane. La scorsa primavera ho parlato in aula di Hemingway. Grande scrittore, ma con un atteggiamento controverso verso l'universo femminile. In clima post #MeToo la scelta era delicata, tanto più che le lezioni erano seguite da tutte donne.

[D: Si applica all'arte uno schema morale troppo rigido?]
Come la vita, la letteratura è lì per ricordarci che non tutto è sotto controllo, che anche una bestia può essere guardata come un essere umano. Non deve rassicurarci, semmai avere un potere straniante.

***  Jhumpa LAHIRI, 1967, scrittrice statunitense di origine indiana, intervistata da Raffaella De Santis, Jhumpa Lahiri: da noi in America anche Primo Levi rischia la censura, 'la Repubblica', 9 marzo 2019, qui


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