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martedì 25 maggio 2021

#SENZA_TAGLI / L'emozione di vaccinarsi (Selvaggia Lucarelli)

Tra le tante emozioni nuove in questo anno di pandemia c'è questa cosa di scoprire la data in cui sarai vaccinato. Alcuni amici che sono stati già vaccinati mi hanno raccontato di essersi commossi, di aver pianto mentre l'infermiere bucava il braccio. Perché quell'iniezione è l'iniezione di tante cose. Non è solo un farmaco, quello che viene trasfuso. É fiducia, esultanza, sollievo. É sentirsi dei sopravvissuti, quando finalmente appare la terra all'orizzonte. Ed è davvero una festa commovente questo inviarsi le date della vaccinazione tra amici, leggere sui social "io il 20, io il 17, io il 2!", assistere a questa lotteria felice in cui vinciamo un po' tutti, dopo un anno in cui tutti abbiamo perso qualcosa. 

Chi l'avrebbe mai detto. E invece.

*** Selvaggia LUCARELLI, giornalista, scrittrice, facebook, 21 maggio 2021, qui


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mercoledì 30 dicembre 2020

#SENZA_TAGLI / Vaccino anti-Covid, lasciate stare le campagne emozionanti (Selvaggia Lucarelli)

Leggo che si sta preparando una campagna mediatica “molto emozionante” per il vaccino col coinvolgimento di nomi importanti. Vorrei capire cosa ci sarebbe di più emozionante e convincente di quello che è accaduto nel 2020, dalle bare di Bergamo in poi. La verità è che i beoti rimarranno tali perché non temono il vaccino, temono l’invisibilita, l’irrilevanza delle loro posizioni, proprio ora che forti della loro terza media o della laurea presa per accenderci le candele del centrotavola, hanno trovato un posto nel mondo. 

Questi non li convinci con una campagna, li convinci dicendo che i poteri forti non vogliono che ci vacciniamo e che ai non vaccinati, con l’esposizione al 5g, spunterà una coda preistorica.

Lasciate stare le campagne emozionanti. Quelli che si emozionano sono già persuasi da un pezzo.

*** Selvaggia LUCARELLI, giornalista, scrittrice, facebook, 27 dicembre 2020, qui


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giovedì 3 dicembre 2020

#SENZA_TAGLI / E magari lo skipass (Selvaggia Lucarelli)

Tutti quelli che hanno il problema del dove, quando, come andare a sciare con 700 morti al giorno meriterebbero di finire un paio di minuti sotto la neve, magari venuta giù da una grondaia molto grande. Di sperimentare l’inebriante sensazione della fatica nel respirare, del non sapere come andrà a finire, del provare il fiato corto e la claustrofobia di chi resta sotto un casco per giorni, col Covid. 
Per due minuti, mica di più, poi arriva un soccorritore o un San Bernardo e lo tira fuori. 
E magari lo skipass smette di essere la priorità di fine anno.

*** Selvaggia LUCARELLI, giornalista e scrittrice, facebook, 1 dicembre 2020, qui


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martedì 24 dicembre 2019

#SENZA_TAGLI / Natale, come le droghe (Selvaggia Lucarelli)

Il Natale è l'unica festa che amplifica tutto, come le droghe. I conflitti familiari diventano guerre, le mancanze diventano vuoti giganteschi, la serenità diventa felicità assoluta. Non puoi ignorare niente a Natale. Ed è per questo che non mi sono mai piaciuti ne' il Natale nè le droghe. Perché per chi sente già troppo tutto, sono una condanna.

*** Selvaggia LUCARELLI, gironalissta e scrittrice, qui 21 dicembre 2019, qui


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giovedì 12 settembre 2019

#SENZA_TAGLI / Il figlio, l'adolescenza, un'ecografia (Selvaggia Lucarelli)

Insomma, la storia è questa. Ero al bar sotto casa con mio figlio. Non ci siamo visti per un mese e lui mi stava raccontando delle cose, io pensavo “madre santa, in un mese si è fatto ancora più uomo, mi parla con la voce di Platinette dopo due pacchetti di Marlboro” e insomma avevo tutte quelle sensazioni di stupore misto a paura mista a nostalgia mista a “non può tornare a gattonare anche solo per un paio d’ore, fare finta per me?”.

Mentre penso queste cose simulando allegria, mi cade l’occhio sulla coppia seduta a un tavolo dietro di lui.
Sono due ragazzi sui 30 anni, lui le bacia la testa, lei è distratta da qualcosa che sta sfogliando col sorriso. Provo a focalizzare meglio e capisco. Riconosco le immagini inequivocabili di un’ecografia. Di quel primo album di foto dei nostri figli, quando sono una diapositiva sbavata, informe, galleggiante. Quando sono la nostra attesa. Quando in quelle foto ci ostiniamo a immaginare un sorriso.
Guardano e riguardano le immagini, lei le fotografa, le manda a qualcuno, forse a sua mamma, a un’amica, alla sorella.
Lui le bacia la testa. Di nuovo. Poi brindano, lei con un caffè e lui con un succo di frutta. Si baciano.
Io riguardo mio figlio. Vedo i 14 anni che sono passati, il presente tra noi e quel pezzo di futuro lì dietro, sullo sfondo, e penso che la vita sia una cosa bellissima, nonostante tutto.

Nonostante l’adolescenza, perfino.
Auguri ragazzi, chiunque voi siate.

*** Selvaggia LUCARELLI, giornalista e scrittrice, facebook, 8 settembre 2019, qui


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sabato 12 gennaio 2019

#SENZA_TAGLI / Che c'è di strano? (Selvaggia Lucarelli)

Qualche giorno prima di Natale Leon non è andato a scuola e la mattina è uscito con me e Lorenzo in zona Marghera, a Milano. 
Quando siamo arrivati all'altezza di Mondadori Store vedo un tizio - adulto - che lo saluta con entusiasmo. Alza il braccio sorridendo, gli dice "Ehi amico!". Io non so chi sia il tizio. Leon gli sorride con una familiarità poco praticata nella sua fase adolescenziale. Il tizio, di colore, è seduto per terra, ha una coperta addosso, un piattino per l'elemosina. E' giovane. E' allegro. Leon gli stringe la mano, si dicono come stai, bene, anche io bene, grazie. 
Poi Leon mi chiede se ho qualcosa da dargli, io gli do qualcosa. Si salutano dandosi il cinque. Ciao amico, ciao amico.

Andando via gli chiedo basita come si conoscano.
Leon sembra sorpreso dalla mia domanda.
Mi dice che ogni tanto fa quella strada tornando verso casa con un amico, che lo incontrano sempre, gli regalano spesso qualcosa e allora ormai parlano e sono diventati amici.
"Che c'è di strano?", mi chiede.

Di strano non c'era niente in effetti.
So però che un po' dopo, mentre mangiavamo tutti insieme, il futuro di mio figlio e il suo posto nel mondo mi preoccupavano un po' di meno.

*** Selvaggia LUCARELLI, giornalista e scrittrice, facebook, 10 gennaio 2019, qui


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mercoledì 9 gennaio 2019

#SENZA_TAGLI / L'energumeno sul sedile posteriore (Selvaggia Lucarelli)

Questa cosa di aver votato 5 stelle e di essermi ritrovata Salvini mi evoca costantemente un'immagine. Quella del tizio che guida tranquillo e vede una ragazza giovane, bellissima, in shorts, che fa l'autostop. Accosta per farla salire, e dal cespuglio sbuca fuori un energumeno peloso, nerboruto, che le cinge le spalle, sorride beffardo e si aggrega.

Il guidatore non ha il coraggio di dire nulla, li fa salire e riparte ma a quel punto ha di fianco la ragazza carina e pure il tizio che beve e rutta sul sedile di dietro. Davanti a sé invece ha 1000 km di strada da fare.
Mentre guida si domanda se stia stato lui fesso a fidarsi, se la ragazza carina, dopo tanti rifiuti, non avesse altra scelta che quella dell'escamotage per non rimanere per strada, se i due fossero d'accordo per fregarlo.

E mentre ci pensa il tizio dietro fa il dito medio alle macchine più lente, urla ai pedoni di togliersi dalla strada, buca il sedile con una cicca di sigaretta. 
La ragazza carina continua a sorridere, talvolta si vede che è imbarazzata, ma non gli dirà mai di comportarsi da persona perbene. 
Il tizio che guida pensa che è buio, tanto buio, è pieno di tornanti e la strada è troppo lunga per farla con qualcuno che non ti piace stravaccato sul sedile posteriore.

La ragazza, intanto, sorride.

*** Selvaggia LUCARELLI, giornalista, facebook, 7 gennaio 2019, qui


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venerdì 26 ottobre 2018

#SENZA_TAGLI / Tossici, doppia morale (Selvaggia Lucarelli)

Quindi Cucchi che spacciava e si drogava vittima delle forze dell’ordine italiane era un tossico di merda, Desiree che era stata denunciata per spaccio e si drogava vittima di stranieri era un angelo volato in cielo. La doppia morale di tanti italiani.

*** Selvaggia LUCARELLI, giornalista, facebook, 25 ottobre 2018, qui


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giovedì 2 agosto 2018

#SENZA_TAGLI / L'odore cattivo di un'aria strana (Selvaggia Lucarelli)

Ieri ero ferma con altre persone ad un semaforo pedonale e parlavo al telefono con il mio fidanzato di vacanze e di quello che dovevamo fare prima di partire. Scatta il verde. Comincio a camminare. 
Davanti a me c’è una signora di colore che tiene per mano, a sinistra, una bambina di tre anni circa e a destra una di più o meno sei. Nel senso opposto c’è gente che attraversa come noi. “Guarda che c’è da anticipare l’hotel perché arriviamo un giorno prima non ti dimentic...”.

Poi un micro-flash di quelli che arrivano pure se stai facendo e pensando altro. Un signore anziano nel senso opposto con la moglie accanto - stempiato, leggermente curvo, camicia azzurra bella linda e inamidata - nel passare accanto alla ragazzina che tiene la mano alla signora di colore, urla una frase secca: “Fate spazio alla gente, dobbiamo attraversare anche noi!”.

Io interrompo la conversazione col mio fidanzato. Per un attimo mi domando se per caso abbia sentito male. Vedo la signora che si gira a guardare il tizio ormai dietro di lei che ancora agita le mani. Scuote la testa. Le bambine procedono dritte, non hanno capito nulla. Lei sì. Le dico “Ma che vuole?”, lei non risponde. La guardo di profilo mentre si allontana. 
Non è successo nulla. Non è nulla che sia degno di nota o che abbia una qualche rilevanza mediatica. Nessun lancio di uova, nessuna pistola. 
C’era però un umore. Qualcosa di più di una lite. Di una frase di troppo. Era un fastidio epidermico, quello che ho percepito. Era “fatti più il là”, era “lascia la strada libera all’uomo bianco”.

Poi ognuno è andato per la sua strada. 
Il signore al suo centro commerciale, io dalla tizia che mi avrebbe tagliato i capelli, la signora e le bambine forse a casa, era ora di pranzo. 
Abbiamo condiviso per tre/quattro secondi lo spazio di poche strisce pedonali. 
Per qualcuno si stava stretti.

Pochi minuti dopo, mentre la ragazza mi lavava i capelli, ripensavo a quello che era successo pochi minuti prima. Mentre ci pensavo ho sentito l’odore cattivo di questa strana aria che tira da un po’. 
E no, non era tinta per i capelli.

*** Selvaggia LUCARELLI, giornalista, scrittrice, facebook, 31 luglio 2018, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Selvaggia_Lucarelli


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venerdì 8 dicembre 2017

#SENZA_TAGLI / Telefonare, potrebbe funzionare (Selvaggia Lucarelli)

Oggi mi è capitato di parlare con una persona con cui c'era un'ostilità fumosa da anni (una roba di 15 anni). Un persona con cui non avevo neppure mai più parlato, in questi 15 anni, ma con cui ormai quello dello starsi sui coglioni era una specie di fatto assodato pure se non ti ricordi più il perché, il come, la scintilla che ha appiccato l'incendio nel palazzo. 
Ci sono delle ostilità che sono un po' come quelle ballerine di ceramica su un mobile in salotto che in realtà non hanno nessuna ragione al mondo per stare lì - sono patacche di una bomboniera dell'89 - ma tu ormai le vedi tutti i giorni impolverate e non le butti perché fanno parte del tuo orizzonte visivo. 

Ecco, ci sono inimicizie che non sono una scelta. Sono un'abitudine. Un orizzonte visivo.
A queste inimicizie basta solo una cosa per sciogliersi come un sorbetto al sole: un pretesto. Una telefonata, un incrocio fortuito al bar, una comunicazione di servizio, un cenno dalla finestra. Arrivato quello, ti rendi conto che era solo ostinazione. Pigrizia. Sciatteria. Succede spesso tra parenti, ma non solo. Il problema è che il pretesto arriva magari dopo anni (per esempio il mio) e nel frattempo c'è una vita che ci passa in mezzo. Che tu a quel punto pensi: porca vacca, la soluzione era una parola e io nel frattempo c'ho fatto tre figli, tra una chiusura e un chiarimento. 

Tutto questo per dire che quando si ha a che fare con l'irrisolto, la cosa migliore da fare non è aspettare l'occasione, lasciar maturare i tempi, cercare mediatori, aspettare un segnale, vedere che succede, confidare nel tempo e nella buona stella.
E' sempre e solo alzare-quel-cazzo-di-telefono.
Fatelo. Potrebbe funzionare.

*** Selvaggia LUCARELLI, 1974, giornalista e scrittrice, facebook, 21 novembre 2017, qui


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venerdì 8 settembre 2017

#SENZA_TAGLI / Stupri e giornali (Selvaggia Lucarelli)

Ci sono due povere ragazze che hanno subito uno stupro particolarmente efferato per le modalità, le minacce di morte che l'hanno accompagnato, perché c'era il branco. 
Queste due povere ragazze, ancora in stato di shock, hanno collaborato perché i colpevoli fossero trovati. Hanno dovuto testimoniare e ricostruire l'accaduto. 
Immaginate, con ancora i segni e la paura di morire addosso, lo sfregio, il dolore, l'umiliazione, quanto debba essere stato difficile e mortificante raccontare quello che avevano subito a degli sconosciuti. Rivivere il terrore, fornire dettagli della violenza sessuale, parlare di come è avvenuta, di dove e come tu sia stata abusata, di quante volte e in che modo tu sia stata penetrata. 
Immaginate quanto sia devastante e doloroso. Però ti fidi. Ti dicono che ti puoi fidare. Che dire tutto è necessario perché questa gente paghi il giusto prezzo. 
Poi la mattina apri i giornali, e quello che tu hai detto, hai raccontato, hai confessato tra dolore e vergogna, è tutto lì, spiattellato nero su bianco con titoloni ad effetto il cui unico scopo non è far sapere quanto hai sofferto, ma a quale partito credere. 
Ora, io non so chi abbia consegnato i verbali ai giornali (e non lo poteva fare, in questa fase), ma voglio che gli sia chiara una cosa: la violenza ha varie sfumature. Questa - la violazione dell'intimità di una donna stuprata - è una delle tante. 
E pure se non include mutande abbassate e mano sulla bocca, fa un po' schifo lo stesso.

***Selvaggia LUCARELLI, giornalista, facebook, 7 settembre 2017, qui


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giovedì 11 maggio 2017

#SENZA_TAGLI / Social network (Selvaggia Lucarelli)

"Oggi c'è una bella temperatura. Quasi quasi vado al parco a fare un giro in bicicletta con mio figlio".

Commenti previsti:

A) che ne sai tu di temperature, sei un meteorologo!? Non hai le competenze, taci.
B) è mercoledì e vai al parco. Lavorare mai?
C) tuo figlio va al parco. Non ha la scuola? E i compiti?
D) "quasi quasi" è un'espressione da terza elementare, del resto non sei giornalista, al massimo una giornalaia. 
E) eh, la bicicletta ce l'hai perché te la puoi permettere. Noi comuni mortali andiamo a piedi. 
F) beata te che puoi fare figli, io fatico a mantenere me stesso figuriamoci un figlio. 
G) sciacquati la bocca prima di parlare di ciclisti e piste ciclabili.
H) prima gli italiani.

*** Selvaggia LUCARELLI, 1974, giornalista, 'facebook', 10 maggio 2017, qui


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giovedì 5 gennaio 2017

#SENZA_TAGLI / Grillo, la sua idea di democrazia (Selvaggia Lucarelli)

Beppe Grillo ha un'idea di democrazia che non partorirebbe neppure un bambino di quinta elementare. 
È vero che i giornali sono (a volte) scorretti e faziosi in maniera ignobile, ma ci scrive gente che a) ci mette la faccia b) risponde delle eventuali cazzate che scrive c) ha una patente per scrivere, che sia un tesserino, un titolo di studio, capacità di scrittura, uno straccio di cultura generale o più banalmente la fiducia di un direttore e di un editore. 
Sulla rete scrivono tutti, indistintamente. Tutti si arrogano il diritto di scrivere di cose che non sanno o che non sanno in un italiano corrente, in molti non ci mettono la faccia ma utilizzano fake, tanti pensano che un commento da bar o da osteria abbia la dignità di un post o di un commento in pagine che meriterebbero altri livelli di discussione. 

Leggevo la pagina di Grillo che vorrebbe vedere gente estratta a sorte giudicare la veridicità di una notizia. Io non lascerei decidere alla sorte neppure il mio vicino di posto al cinema, se potessi, figuriamoci l'onestà di una notizia. 
Ma Grillo legge la media dei commenti sul web? Non gli si accappona la pelle nel leggere di quanta ignoranza, arroganza, approssimazione e sciatteria sia disseminato il web? Mi immagino la scena: un troglodita che passa le giornate a inventare meme con bestemmie annesse o a postare commenti beceri sulla pagina della squadra del cuore o su quella della Boldrini un bel dì viene estratto a sorte per giudicare la veridicità di una notizia di Mentana sulla posizione della Russia nel conflitto siriano. Ecco. Perché è di questo che stiamo parlando. Se Grillo sapesse quante volte i giornalisti inciampano in bufale che arrivano da segnalazioni di quelli che lui vorrebbe giudici delle bufale altrui, cercherebbe altri argomenti. 
E allora mi spiace mio caro Grillo, ma tra le tue ultime boiate e l'onesta, sacrosanta spocchia di un medico (Roberto Burioni) che scrive di vaccini e meningite e non ritiene di essere obbligato alle democrazia quando si discute di scienza perché "non tutti possono discutere di scienza, ma solo chi ha studiato", ecco, io preferisco la spocchia del dottore. Non tutti possono giudicare la veridicità di una notizia. È una questione di mezzi, strumenti e pure di una certa ambiguità di fondo nell'utilizzo del concetto di "verità" come fosse un ritornello di Rovazzi e non una faccenda più complessa. 
E ti dirò. La trovo più vicina alla mia idea di democrazia. Gli scemi hanno i miei stessi diritti, certo. Che però abbiano anche i miei stessi doveri: quello di informarmi e pure quello di tacere se non sono informata.

*** Selvaggia LUCARELLI, giornalista, 'facebook', 3 gennaio 2017, qui


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giovedì 27 ottobre 2016

#SENZA_TAGLI / Gorino, barricate contro i profughi (Selvaggia Lucarelli)

Quando uno di quegli abitanti di Goro e Gorino avrà bisogno di una di quelle donne per assistere il papà anziano o di un senegalese per potargli le siepi a 2 euro al giorno, ricordiamoci di darci appuntamento nel ferrarese per fare barricate e non far passare lo straniero. Ah, e già che ci siamo: per non farli passare non fate piramidi umane. Tirate su un bel muro. Magari senza chiamare il romeno a cui dare 20 euro in nero, eh.

*** Selvaggia LUCARELLI, giornalista, 'facebook', 26 ottobre 2016, qui

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per informazioni vedi articolo di Marco Imarisio, Gorino, barricate contro 12 migranti. «Dicono 11 donne, poi diventa un’invasione», 'corriere.it', 25 ottobre 2016


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sabato 16 aprile 2016

#SENZA_TAGLI / Doina Matei, carcere a vita? (Selvaggia Lucarelli)

Prima di parlare di Doina e sputare sentenze emotive della serie "Carcere a vita" o "Pena di morte", forse bisognerebbe compiere lo sforzo di sapere un po' di più di questa storia. Capisco che si faccia prima a vomitare livore sul web, ma ogni tanto prendersi 5 minuti per documentarsi non sarebbe male. 

Doina Matei, la ragazza rumena a cui è stata sospesa la semilibertà per le foto al mare postate su facebook, ha avuto due figli maschi in Romania a 14 e 17 anni. Era poverissima e conduceva una vita evidentemente borderline. A 18 anni arrivò in Italia con un un'amica minorenne e fu costretta a prostituirsi. Insomma, una discreta vita di merda. Voleva guadagnare abbastanza per comprare una casa in cui riunirsi con i suoi due figli. Tre anni dopo prende la metro con un'amica, su quella metro c'è anche Vanessa con altre amiche. I due gruppi litigano per un posto a sedere. Ci sono delle spinte, Doina alza l'ombrello, lo mette in orizzontale, colpisce l'occhio di Vanessa. Vanessa muore. Una tragica fatalità provocata da un gesto violento, certo, ma di sicuro non pensava di uccidere. 
Doina, a 21 anni, viene condannata a 16 anni per omicidio preterintenzionale (cioè non voluto). Più o meno lo stesso numero di anni che ha vissuto. Schifosamente. Non proprio pochi. Se ne fa 9 in carcere dritti filati senza permessi. E' una detenuta modello. Chiede perdono alla famiglia di Vanessa. Parla di Vanessa. Dice che andrà sulla sua tomba, che è il suo angelo, che non voleva ucciderla. Che le ha strappato la felicità. Scrive un racconto in cui racconta il dolore. 
La famiglia rifiuta (legittimamente) di crederle. Non la perdona. 
Dopo nove anni senza mettere il naso fuori dal carcere le concedono la semilibertà. Può uscire per andare a lavorare in un'associazione per ex detenuti. Pulisce, cucina, lava, lavori umili. La sera deve rientrare in carcere. È sempre puntuale, precisa. In virtù del suo comportamento per la prima volta dopo 9 mesi le concedono un permesso premio. Ha tre ore per svagarsi. Va al mare, al lido. Sorride. Mette due foto su fb. In base alle disposizioni del giudice può utilizzare il cellulare per comunicare con alcuni amici, parenti e persone incaricate di controllarla. Riguardo fb e il suo utilizzo non c'è alcuna indicazione. Non esistono neppure precedenti nella giurisprudenza. 
La gente, i giornali, i social, Gramellini e molti altri gridano allo scandalo. Urla. Forconi. Doina non ha diritto di mostrare la sua felicità. O forse di essere felice e basta. Il giudice decide che tramite fb è entrata in contatto con più persone di quanto non sia stato stabilito e sospende il regime di semilibertà, ma in realtà le ragioni della decisione si attendono per il 2 maggio . Doina torna in galera a tempo pieno. 
Ora, Doina avrà fatto una scemenza. Avrà peccato di insensibilità. Non avrà compreso l'inopportunità di quel bikini e quel sorriso. 
A Doina però la legge non vieta di tornare ad avere tre ore di spensieratezza. Non vieta di tornare a sorridere. 
E noi che non siamo i genitori di Vanessa legittimamente offesi e indignati, abbiamo il dovere di non chiedere il rogo per qualche ora di felicità concesse a una ragazza che ha fatto una vita schifosa, che non ha avuto nessuno ad insegnarle il confine tra il bene e il male, che a 14 anni aveva un bambino attaccato a una tetta e a 18 qualche vecchio bavoso. Una ragazza che ha pagato e sta pagando il suo debito con la giustizia. Una ragazza che ha un figlio di 12 e uno di 15 anni e li puo' sentire al telefono 10 minuti a settimana. 
Certo che viene da pensare a Vanessa e ai bikini che non indosserà più. Certo che viene da chiedere rispetto. Quello però andrebbe chiesto, al massimo, non di togliere la patente per la felicità a qualcuno. E la legge non dovrebbe assecondare l'onda emotiva. La pancia. I forconi. 
Datemi retta. Non mettetevi solo nei panni di Vanessa o dei suoi genitori. Nessuno è fortunato in questa storia, neanche Doina. E quel sorriso non le restituisce i 30 anni di vita buttati nel cesso. E' solo un accenno blando, pallido di una qualche speranza di futuro. Un futuro lontano altri sette anni, per giunta.

*** Selvaggia LUCARELLI, giornalista, 'facebook',  14 aprile 2016, qui