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sabato 25 marzo 2017

#VIDEO / Migranti, sotto accusa le ong che li salvano (Valera Brigida e Mario Poeta)

Valeria Brigida e Mario Poeta
Perché le ong che salvano i migranti nel Mediterraneo sono sotto accusa
'internazionale.it', 15 marzo 2017
video 6min18

Il 15 dicembre 2016 Frontex, l’agenzia europea per le frontiere esterne, ha accusato le organizzazioni umanitarie che operano nel Mediterraneo centrale di essere colluse con i trafficanti di esseri umani, attivi in Libia, e di non collaborare con le attività di polizia e di intelligence nelle aree di ricerca e soccorso (Sar). Secondo il rapporto annuale Risk Analysis for 2017, pubblicato dall’agenzia il 15 febbraio, le operazioni di ricerca e soccorso che sempre più spesso si svolgono vicino alle coste libiche, agiscono da pull factor, ossia da fattore di attrazione che incoraggia i migranti a intraprendere la traversata del mar Mediterraneo. Il rapporto ipotizza anche contatti diretti tra le navi di soccorso e gli scafisti a cui viene affidata la guida delle imbarcazioni dai trafficanti.

Il 17 febbraio la procura di Catania, dove si trova la sede operativa di Frontex in Italia, ha aperto un’indagine conoscitiva sulle ong che svolgono attività di ricerca e soccorso nel canale di Sicilia. La procura ha evidenziato in particolare un aumento di piccole organizzazioni impegnate nel salvataggio di migranti.

Le ong hanno respinto le accuse formulate da Frontex e dalla procura italiana affermando di essere al centro di un processo di criminalizzazione, volto a ostacolare il lavoro di organizzazioni indipendenti che controllano quello che sta succedendo in Libia e nel Mediterraneo centrale, soprattutto dopo il memorandum d’intesa stipulato dall’Italia con Tripoli, con l’appoggio dell’Unione europea. L’accordo prevede che la guardia costiera libica intercetti le imbarcazioni dei migranti, le blocchi e le rimandi indietro, incarcerando i migranti nelle prigioni e nei centri di detenzione libici.
(dalla presentazione)

Rainer HACHFELD, 1939
disegnatore tedesco

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giovedì 24 dicembre 2015

#RITAGLI / Immigrazione, tanto 'rumore' (Valeria Brigida)

(...) Nel Terzo Rapporto “Notizie di Confine”, Carta di Roma e l’Osservatorio europeo sulla sicurezza analizzano proprio questo: la reazione dei media italiani di fronte ai fenomeni migratori nel 2015. Dal rapporto emerge che le notizie sull’immigrazione sono state raccontate sulla carta stampata italiana per il 47% dei casi in tono allarmistico, mentre per il 26% in tono rassicurante e per il 27% neutrale. E se Il Giornale è in testa alle classifiche per la creazione di allarmismo (59,4%), non sono da meno Avvenire (46,7%), Corriere della Sera (43,8%) e La Repubblica (40,6%).

Giovanni Maria Bellu, presidente dell’Associazione Carta di Roma sostiene che “mai come in questo 2015 in Italia si è parlato tanto di immigrazione. I dati numerici sono impressionanti: dicono che i titoli di prima pagina che i grandi quotidiani italiani hanno dedicato al tema sono aumentati dal 70 al 180 per cento e che nei notiziari televisivi i servizi sono quadruplicati”. Numeri “impressionanti”, quindi, dati sia dalla crescita esponenziale degli arrivi di rifugiati in Europa, sia dalla conseguente agenda politica.

Ed è quanto confermano anche le stime dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), secondo le quali “persecuzioni, conflitti e povertà hanno costretto la cifra record di un milione di persone a fuggire in Europa nel 2015”. Di cui, 972.500 persone circa attraverso il Mar Mediterraneo e oltre 34.000 attraverso le frontiere terrestri fra Turchia e Bulgaria e Turchia e Grecia. Numeri di persone costrette alla fuga da guerre e conflitti che non si registravano in Europa occidentale e centrale dal 1990, durante i conflitti nell’ex Jugoslavia.

Ma al pubblico italiano cosa arriva di tutto questo “rumore” politico e giornalistico? Secondo il sondaggio “The Ignorance Index”, condotto in 14 diversi Paesi, il pubblico italiano nel 2014 risultava tra il più disinformato in tema di migrazioni. Per esempio, secondo la percezione degli italiani gli immigrati residenti in Italia sarebbero pari al 30% della popolazione, mentre in realtà nel 2014 erano appena il 7% (8,3% al 1° Gennaio 2015). La responsabilità di questa scarsa conoscenza del fenomeno migratorio sarebbe principalmente imputabile al giornalismo che, secondo Bellu, è un intreccio fatto di “pazienza, lavoro, competenza, accuratezza”. E rispetto. Rispetto delle regole deontologiche della Carta di Roma (ora ci sono anche le linee guida) e della cittadinanza che ha il diritto di conoscere la realtà e di formarsi un’opinione.

*** Valeria BRIGIDA, giornalista, Immigrazione, tanto ‘rumore’ giornalistico e poca informazione, blog 'ilfattoquotidiano.it', 23 dicembre 2015

LINK articolo integrale qui


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domenica 31 maggio 2015

#VIDEO #SOCIETA' / Migranti, Sicilia (Valeria Brigida, Mario Poeta)


Il muro invisibile del canale di Sicilia
Valeria BRIGIDA, Mario POETA
'internazionale.it', 27 maggio 2015
video, 5min31


Lo scrittore Erri De Luca legge i pensieri scritti da un uomo della guardia costiera, che preferisce rimanere anonimo perché ancora impegnato in attività di soccorso. Una voce narrante che ci accompagna in un viaggio fatto di silenzi, ricordi e interrogativi di chi quotidianamente lavora nel tratto di mare che separa Italia e Africa, la frontiera più letale del mondo, dove solo nei primi cinque mesi del 2015 sono morte circa 1.750 persone.

Il canale di Sicilia diventa così una frontiera immaginaria ma reale, tracciata sulle carte dalle politiche sempre più restrittive di un’Europa che, invece di affrontare il fenomeno migratorio a partire dai contesti di origine e transito come Eritrea, Somalia, Siria e Libia, continua a discutere su come fermare i barconi, dove allestire nuovi campi profughi in Africa e come consolidare accordi di cooperazione con paesi scarsamente democratici, tra cui l’Egitto del generale Al Sisi.

E mentre a Bruxelles si discute il rafforzamento di Frontex, ogni giorno lungo questo muro invisibile si svolge l’incontro tra chi salva e chi cerca salvezza. Tra chi, anche con la fine di Mare nostrum, non ha mai smesso di soccorrere in mare e chi, pur di sfuggire a morte certa, preferisce affidarsi a scafisti senza scrupoli e imbarcazioni precarie. Un incontro spesso traumatico anche per chi salva o recupera i corpi di chi non ce l’ha fatta. (Valeria Brigida, dalla presentazione)

(Sesta puntata della serie Borderline, un viaggio in sei video sulle frontiere più usate dai migranti per entrare nei paesi europei).