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martedì 21 settembre 2021

#SGUARDI POIETICI / Spazio vuoto (Erich Fried)

Ogni volta
che penso a te
si forma nella testa
uno spazio vuoto
una specie di anticamera a te
dove non c’è nient’altro.

Constato
alla fine di ogni giorno
che nella testa
dev’essere rimasto
molto più spazio vuoto
di quanto non credessi.

*** Erich FRIED, 1921-1988, poeta austriaco, Spazio vuoto, in 'lietocollecom', 15 settembre 2017, qui


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lunedì 5 luglio 2021

#SGUARDI POIETICI / Molte cose (Erich Fried)

Molte cose possono essere ridicole
per esempio baciare il telefono
quando vi ho sentito la tua voce

Ancora più ridicolo e triste
sarebbe non baciare il telefono
se non posso baciare te.

*** Erich FRIED, 1921-1988, poeta austriaco, Molte cose, da È quel che è, Einaudi, 1988, traduzione di Andrea Casalegno


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venerdì 7 maggio 2021

#SGUARDI POIETICI / Disassuefazione (Erich Fried)

Non devo uccidere
non devo tradire
Questo lo so
Devo imparare ancora una terza cosa:
Non devo abituarmi

Perché se mi abituo
tradisco
quelli che non si abituano
perché se mi abituo
uccido quelli che non si abituano
al tradire
e all’uccidere
e all’abituarsi

Se mi abituo anche solo all’inizio
inizio ad abituarmi alla fine

*** Erich FRIED, 1921-1988, poeta austriaco, Disassuefazione, da Widerstand, Verlag Klaus Wagenbach, 2018, traduzione di Daria De Pellegrini, in 'internopoesia', 4 maggio 2021, qui


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Testo originale (ENTWÖHNUNG)

Ich soll nicht morden
ich soll nicht verraten
Das weiß ich
Ich muß noch ein Drittes lernen:
Ich soll mich nicht gewöhnen

Denn wenn ich mich gewöhne
verrate ich
die die sich nicht gewöhnen
denn wenn ich mich gewöhne
morde ich
die die sich nicht gewöhnen
an das Verraten
und an das Morden
und an das Sich-gewöhnen

Wenn ich mich auch an den Anfang gewöhne
fange ich an mich an das Ende zu gewöhnen

venerdì 8 gennaio 2021

#SGUARDI POIETICI / Giardino d'inverno (Erich Fried)

La tua busta da lettera
con i due francobolli rossi e gialli
l’ho piantata
nel vaso dei fiori

La voglio annaffiare
tutti i giorni
perché crescano
le tue lettere

Belle
e tristi lettere
e lettere
che sanno di te

Ma avrei dovuto
farlo prima
e non così tardi
nell’anno

*** Erich FRIED, 1921-1988, poeta austriaco, Giardino d'inverno, da Liebesgedichte (Poesie d'amore), cura e traduzione di Davide Racca, in 'carteggiletterari.it', 31 agosto 2017, qui, già in 'Smerilliana', n. 18, ottobre 2015

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Testo originale (Wintergarten)

Deinen Briefumschlag
mit den zwei gelben und roten Marken
habe ich eingepflanzt
in den Blumentopf

Ich will ihn
täglich begießen
dann wachsen mir
deine Briefe

Schӧne
und traurige Briefe
und Briefe
die nach dir riechen

Ich hätte das
früher tun sollen
nicht erst
so spät im Jahr

venerdì 15 maggio 2020

#SGUARDI POIETICI / Ma (Erich Fried)

La prima volta mi sono innamorato
dello splendore dei tuoi occhi,
del tuo riso,
della tua gioia di vivere.

Adesso amo anche il tuo pianto
e la tua paura di vivere
e il timore di non farcela
nei tuoi occhi.

Ma contro la paura
ti aiuterò,
perché la mia gioia di vivere
è ancora lo splendore dei tuoi occhi.

*** Erich FRIED, 1921-1988, poeta austriaco, Ma, da 'il canto delle sirene', 19 agosto 2023, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Erich_Fried


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mercoledì 21 novembre 2018

#SGUARDI POIETICI / Come ti si dovrebbe baciare (Erich Fried)

Quando ti bacio
non è solo la tua bocca
non è solo il tuo ombelico
non è solo il tuo grembo
che bacio
Io bacio anche le tue domande
e i tuoi desideri
bacio il tuo riflettere
i tuoi dubbi
e il tuo coraggio

il tuo amore per me
e la tua libertà da me
il tuo piede
che è giunto qui
e che di nuovo se ne va
io bacio te
così come sei
e come sarai
domani e oltre
e quando il mio tempo sarà trascorso


*** Erich FRIED, 1921-1988, poeta austriaco, Come ti si dovrebbe baciare, da 'Poesia', gennaio 20014, n. 179, Crocetti editore, traduzione di Riccarda Novello
Riprodotto in 'poesiainrete', 14 luglio 2017, qui


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Testo originale (Wie du solltest geküsset sein)

Wenn ich dich küsse
ist es nicht nur dein Mund
nicht nur dein Nabel
nicht nur dein Schoss
den ich küsse
Ich küsse auch deine Fragen
und deine Wünsche
ich küsse dein Nachdenken
deine Zweifel
und deinen Mut

deine Liebe zu mir
und deine Freiheit von mir
deinen Fuss
der hergekommen ist
und der wieder fortgeht
ich küsse dich
wie du bist
und wie du sein wirst
morgen und später
und wenn meine Zeit vorbei ist

Erich Fried, da Gesammelte Werke: Gedichte, Volume 1, Wagenbach, 1993

martedì 23 ottobre 2018

#SGUARDI POIETICI / Soltanto non sarebbe (Erich Fried)

La vita
sarebbe
forse più semplice
se io
non ti avessi mai incontrata

Meno sconforto
ogni volta
che dobbiamo separarci
meno paura
della prossima separazione
e di quella che ancora verrà

E anche meno
di quella nostalgia impotente
che quando non ci sei
pretende l’impossibile 
e subito
fra un istante
e che poi
giacché non è possibile
si sgomenta
e respira a fatica

La vita
sarebbe forse
più semplice
se io
non ti avessi incontrata
Soltanto non sarebbe
la mia vita


*** Erich FRIED, 1921-1988, poeta austriaco, Soltanto non sarebbe, traduzione di Andrea Casalegno, da È quel che è. Poesie d’amore di paura di collera, Einaudi, Torino, 1988


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Testo originale (Nur nicht)
Das Leben
wäre
vielleicht einfacher
wenn ich dich
gar nicht getroffen hätte

Weniger Trauer
jedes Mal
wenn wir uns trennen müssen
weniger Angst
vor der nächsten10
und übernächsten Trennung

Und auch nicht soviel
von dieser machtlosen Sehnsucht
wenn du nicht da bist
die nur das Unmögliche will
und das sofort
im nächsten Augenblick
und die dann
weil es nicht sein kann
betroffen ist
und schwer atmet

Das Leben
wäre vielleicht
einfacher
wenn ich dich
nicht getroffen hätte
Es ware nur nicht
mein Leben
Erich Fried, da “Es ist was es ist. Liebesgedichte Angstgedichte Zorngedichte”, Verlag Klaus Wagenbach, Berlin, 1983

venerdì 31 agosto 2018

#SGUARDI POIETICI / E' quel che è (Erich Fried)

E’ assurdo
dice la ragione
E’ quel che è
dice l’amore

E’ infelicità
dice il calcolo
Non è altro che dolore
dice la paura
E’ vano
dice il giudizio
E’ quel che è
dice l’amore

E’ ridicolo
dice l’orgoglio
E’ avventato
dice la prudenza
E’ impossibile
dice l’esperienza
E’ quel che è

*** Erich FRIED, 1921-1988, poeta austriaco, E’ quel che è, traduzione di Andrea Casalegno, da E’ quel che è, 1983, Einaudi, Torino, 1988.
Anche in 'losguardopoIteico', 497, 12 novembre 2014 (pubblicazione a circolazione riservata)
https://it.wikipedia.org/wiki/Erich_Fried


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lunedì 16 aprile 2018

#SGUARDI POIETICI / Imprevisto (Erich Fried)

Che io sia
troppo vecchio
per te
o che tu sia
troppo giovane per me
sono certo
argomenti seri
decisivi
nelle botteghe degli apprendisti
dove
le persone ragionevoli
si confezionano su misura
il loro ben calcolato futuro
secondo regole precise

*** Erich FRIED, 1921-1988, poeta austriaco, Imprevisto, traduzione di Andrea Casalegno, da E’ quel che è, 1983, Einaudi, Torino, 1988.
https://it.wikipedia.org/wiki/Erich_Fried


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Testo originale (Ungeplant)
Daß ich
viel zu alt bin
für dich
oder daß du
zu jung bist für mich
das sind alles
gewichtige Argumente
die entscheidend wären
in den Lehrwerkstätten
in denen
die aufgeklärteren Menschen
sich ihre berechnete Zukunft
zurechtschneiden
streng nach Maß

domenica 15 aprile 2018

#SGUARDI POIETICI / Vecchiaia (Erich Fried)

Alla fine forse
saluterò di nuovo gentilmente
come da bambino
quando ero solo:
“buongiorno, signor fiore”
“buonasera, signor albero”
inchinandomi
e toccandoli con la mano
li ringrazierò
per avermi concesso il loro tempo.

Solo che mi rispondano
dicendomi anche loro “buongiorno”
e “buonasera”
non lo crederò più

O forse si?
E' di questo che ho paura.

*** Erich FRIED, 1921-1988, poeta austriaco, Vecchiaia, traduzione di Andrea Casalegno, da E’ quel che è, 1983, Einaudi, Torino, 1988.
https://it.wikipedia.org/wiki/Erich_Fried


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Testo originale (Alter)
Zuletzt werde ich vielleicht
wie als Kind
wenn ich allein war
wieder freundlich grüßen:
„Guten Morgen, Fräulein Blume“
„Guten Abend, Herr Baum“
und mich verbeugen
und sie mit der Hand berühren
und mich bedanken
daß sie mir ihre Zeit gegönnt haben.

Nur daß sie mir antworten
und auch „Guten Morgen“
und „Guten Abend“ sagen
werde ich dann
nicht mehr glauben.

Oder vielleicht doch?
Davor habe ich Angst.

venerdì 28 luglio 2017

#SGUARDI POIETICI / Tu (Erich Fried)

Dove non c'è nessuna libertà
Sei tu la libertà
Dove non c'è nessuna dignità 
Sei tu la dignità
Dove non c'è nessun calore
E non c'è nessuna vicinanza da persona a persona
Sei tu la vicinanza e il calore
Cuore del mondo senza cuore

Le tue labbra e la tua lingua
Sono domande e risposte
Nelle tue braccia e nel tuo grembo
C'è qualcosa che assomiglia alla pace
Ogni forzata partenza da te
Anela il ritorno
Tu sei un inizio del futuro
Cuore del mondo senza cuore

Tu non sei un articolo di fede
E nessuna filosofia
Nessuna regolamentazione e nessuna proprietà
Cui uno si aggrappa
Tu sei un essere umano che vive
Tu sei una donna
E puoi sbagliare e dubitare e star bene
Cuore del mondo senza cuore

*** Erich FRIED, 1921-1988, poeta austriaco, Tu, 'suzanne.de', traduzione di Massimo Ferrario, qui


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Testo originale (Du)
Wo keine Freiheit ist
Bist du die Freiheit
Wo keine Wuerde ist
Bist du die Wuerde
Wo keine Waerme ist
Keine Naehe von Mensch zu Mensch
Bist du die Naehe und die Waerme
Herz der herzlosen Welt

Deine Lippen und deine Zunge
Sind Fragen und Antworten
In deinen Armen und deinem Schoss
Ist etwas wie Ruhe
Jedes Fortgehenmuessen von dir
Geht zu auf das Wiederkommen
Du bist ein Anfang der Zukunft
Herz der herzlosen Welt

Du bist kein Glaubensartikel
Und keine Philosophie
Keine Vorschrift und kein Besitz
An den man sich klammert
Du bist ein lebender Mensch
Du bist eine Frau
Und kannst irren und zweifeln und gutsein
Herz der herzlosen Welt

lunedì 17 luglio 2017

#SGUARDI POIETICI / Status quo (Erich Fried)

Chi vuole
che il mondo 
rimanga quel che è
non vuole 
che rimanga

*** Erich FRIED, Status quo, in Lebensschatten, Verlag Klaus Wagenbach, Berlin 1981, qui


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Testo originale
Wer will
daß die Welt
so bleibt
wie sie ist
der will nicht
daß sie bleibt

sabato 15 luglio 2017

#SGUARDI POIETICI / La paura e il dubbio (Erich Fried)

Non dubitare
di chi
ti dice
che ha paura

Ma abbi paura
di chi
ti dice
che non conosce alcun dubbio

*** Erich FRIED, 1921-1988, poeta austriaco, La paura e il dubbio, traduzione di M. Ferrario, da Gegengift, Wagenbach, 1974, segnalato qui


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Testo originale (Angst und Zweifel)
Zweifle nicht
an dem
der dir sagt
er hat Angst

aber hab Angst
vor dem
der dir sagt
er kennt keinen Zweifel

sabato 6 maggio 2017

#SGUARDI POIETICI / Un'ora (Erich Fried)

Ho passato un’ora
a correggere
una poesia che avevo scritto

Un’ora
Cioè: uno spazio di tempo in cui
1400 bambini sono morti di fame
perché ogni due secondi e mezzo muore di fame
un bambino sotto i cinque anni
nel nostro mondo

E per un’ora è andata avanti
anche la corsa agli armamenti
e 62 milioni ottocentomila dollari
sono stati spesi in quella sola ora
per proteggere le diverse potenze
le une dalle altre
Perché le spese militari nel mondo
ammontano al momento
a 550 miliardi di dollari l’anno
Anche il nostro paese contribuisce
con il suo obolo

Viene spontaneo domandarsi
se abbia ancora senso
in una situazione come questa
scrivere poesie.
È vero che
certe poesie si occupano
di guerre e spese militari
e di bambini che muoiono di fame.
Ma altre si occupano
di amore e di vecchiaia e 
di prati e alberi e montagne
e anche di poesie e quadri

Se non ci si occupa anche
di tutto il resto
non ci si occupa sul serio
neppure di bambini e pace

*** Erich FRIED, 1921-1988, poeta austriaco, Un'ora, traduzione di Andrea Casalegno, da E’ quel che è, 1983, Einaudi, Torino, 1988.


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Testo originale (Eine Stunde)

Ich habe eine Stunde damit verbracht
ein Gedicht das ich geschrieben habe
zu korrigieren

Eine Stunde
Das heißt: In dieser Zeit
sind 1400 kleine Kinder verhungert
denn alle 2½ Sekunden verhungert
ein Kind unter fünf Jahren
in unserer Welt

Eine Stunde lang wurde auch
das Wettrüsten fortgesetzt
und 62 Millionen achthunderttausend Dollar
wurden in dieser einen Stunde ausgegeben
für den Schutz der verschiedenen Mächte
voreinander
Denn die Rüstungsausgaben der Welt
betragen derzeit
550 Milliarden Dollar im Jahr
Auch unser Land trägt dazu
sein Scherflein bei

Die Frage liegt nahe
ob es noch sinnvoll ist
bei dieser Lage der Dinge
Gedichte zu schreiben.
Allerdings geht es
in einigen Gedichten
um Rüstungsausgaben und Krieg
und verhungernde Kinder.
Aber in anderen geht es
um Liebe und Altern und
um Wiesen und Bäume und Berge
und auch um Gedichte und Bilder

Wenn es nicht auch
um all dies andere geht
dann geht es auch keinem mehr wirklich
um Kinder und Frieden

venerdì 21 aprile 2017

#SGUARDI POIETICI / Ci sono stati uomini (Erich Fried)

Ci sono stati uomini
che hanno tagliato la testa ad altri uomini
non mossi da ira
ma perché era il loro mestiere
e l'avevano imparato.
Non era un mestiere difficile
perché non dovevano
tagliare una testa al giorno
e neppure una volta alla settimana
certo qualche volta due o tre di seguito.
Ma erano pagati regolarmente
perché si tenessero pronti a tagliare le teste
e per ogni testa tagliata davvero
ricevevano un supplemento di paga.
E le teste tagliate
erano per lo più le teste di coloro
che su quei tempi avevano scosso la testa
e anche sulla mansione
di tagliare ad altri la testa

Questo era il passato 
ma venne superato e precisamente:
dagli uomini che tagliavano le teste
andarono uomini e dissero loro che non dovevano
più tagliare le teste ma non per questo
dovevano perdersi d'animo perché erano
statali e non licenziati
bensì a riposo e con la pensione.
Questo fu il superamento del passato
e le teste tagliate non scossero la testa
perché teste tagliate non possono scuotere la testa.

Adesso ci sono uomini
che non tagliano teste
ma aiutano con lavori di sterro e calcestruzzo
a costruire case e rifugi e osservatori per stranieri
che vengono con dispositivi con cui poi
premendo un bottone possono uccidere centomila uomini
o anche duecentomila con un solo colpo. 
«Con un solo colpo» non vuol dire però tagliare le teste 
ma bruciare o trasformare d'un tratto in polvere 
o uccidere lentamente in qualche ora o giorno 
tutta questa gente uomini donne e bambini
E chi costruisce gli impianti per uomini e dispositivi simili
e anche gli uomini che azionano i dispositivi 
non lo fanno mossi da ira ma perché è la loro mansione. 
E questo è il presente 
e non l'abbiamo superato
perché è vero che su di esso molti scuotono oggi la testa 
ma troppo pochi per cambiarlo e finora
troppo pochi che non si limitino a scuotere la testa.

*** Erich FRIED, 1921-1988, poeta austriaco, Ci sono stati uomini, traduzione di Andrea Casalegno, da E’ quel che è, 1983, Einaudi, Torino, 1988.


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Testo originale (Es gab Menschen)

Es gab Menschen
die haben Menschen den Kopf abgeschlagen
nicht aus Zorn
sondern weil das ihr Beruf war
den sie gelernt hatten.
Es war kein schwerer Beruf
denn sie mußten nicht jeden Tag
ja nicht einmal jede Woche
einen Kopf abschlagen
freilich manchmal gleich zwei oder drei.
Aber bezahlt wurden sie regelmäßig
dafür daß sie sich bereithielten zum Kopfabschlagen
und für jeden Kopf den sie wirklich abschlugen
bekamen sie eine Zulage zu ihrer Bezahlung.
Und die abgeschlagenen Köpfe
waren meistens die Köpfe derer
die den Kopf geschüttelt hatten über die Zeit
und auch über das Amt
Menschen den Kopf abzuschlagen.

Das war die Vergangenheit
aber sie wurde bewältigt
und das sah so aus
daß zu den Menschen die Köpfe abschlugen
Menschen kamen die ihnen sagten sie müßten
jetzt keine Köpfe mehr abschlagen sondern sie sollten
deshalb nicht den Kopf hängen lassen denn sie seien
Beamte und nicht entlassen
nur im Ruhestand mit Pension.
Das war die Bewältigung der Vergangenheit
und die abgeschlagenen Köpfe schüttelten nicht den Kopf
weil abgeschlagene Köpfe nicht den kopf schütteln können.

Jetzt gibt es Menschen
die keine Köpfe abschlagen
sondern helfen mit Erdarbeiten und mit Betonbauarbeiten
Häuser und Unterstände und Wachtürme bauen für fremde Menschen
die kommen mit Apparaten mit denen sie dann
wenn sie auf einen Knopf drücken gleich hunderttausend Menschen
oder auch zweihunderttausend mit einem Schlag töten können.
Aber »mit einem Schlag« das heißt nicht die Köpfe abschlagen
sondern heißt all diese Menschen Männer Frauen und Kinder
verbrennen oder sofort in Staub verwandeln
oder einige Stunden oder auch Tage lang langsam töten.
Und die die Anlagen bauen für diese Menschen und Apparate
Und auch die Menschen die die Apparate bedienen
tun das nicht aus Zorn sondern weil das ihr Amt ist.
Und das ist die Gegenwart
und wir haben sie nicht bewältigt
denn es schütteln zwar manche Menschen heute den Kopf über sie
aber zu wenige um sie zu ändern und bis jetzt
viel zu enige die mehr tun als nur den Kopf schütteln.

giovedì 1 dicembre 2016

#SGUARDI POIETICI / Favole (Erich Fried)

«Una volta la bellezza fu ospite
della bruttezza
E si sentì brutta
perché non riuscì a renderla
bella come se stessa».

Ma si racconta anche:
«La bruttezza
fu ospite della bellezza
E si sentì così bene
da non essere più brutta»

Crederò vere tutt'e due
se in ogni paese
la fame
sarà così spesso ospite della sazietà
da non esserci più

Ma un bambino
mi ha domandato:
«La sazietà
sazierà la fame della fame
o la divorerà?»

*** Erich FRIED, 1921-1988, poeta austriaco, Favole, traduzione di Andrea Casalegno, da E’ quel che è, 1983, Einaudi, Torino, 1988.


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venerdì 11 novembre 2016

#SGUARDI POIETICI / Debito di riconoscenza (Erich Fried)

(50 anni dopo la presa del potere da parte di Hitler)

Troppo abituati
a fremere di sdegno 
per i delitti
dei tempi della croce uncinata

dimentichiamo
di essere grati almeno un poco
ai nostri predecessori 
perché le loro azioni

possono pur sempre aiutarci
a riconoscere per tempo
il misfatto incomparabilmente più grande
che noi oggi stiamo preparando

*** Erich FRIED, 1921-1988, poeta austriaco, Debito di riconoscenza, traduzione di Andrea Casalegno, da E’ quel che è, 1983, Einaudi, Torino, 1988. 



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lunedì 26 settembre 2016

#SGUARDI POIETICI / Domande e risposte (Erich Fried)

Dove abita? 
Nella casa vicino alla disperazione
Di chi è parente? 
Della morte e della paura
Dove va
quando si mette in cammino?
Nessuno lo sa
Da dove è venuto? 
Da molto vicino o da molto lontano
Quanto si fermerà? 
Se sei fortunato 
finché vivi
Che cosa pretende da te? 
Niente o tutto
Che vuol dire? 
Che è lo stesso
Che cosa dà a te
- o anche a me - in cambio? 
Esattamente quel che prende 
Per sé non riserva nulla
Ti tiene
- o mi tiene - prigioniero
o ci lascia liberi?
Può capitare
che ci doni la libertà
Esserne privi 
è bene o male? 
E’ la cosa peggiore 
che possa capitarci
Ma in fondo che cos'è
e come si può definire?
Si dice che Dio abbia detto
che lui lo è

*** Erich FRIED, 1921-1988, poeta austriaco, Domande e risposte, da E’ quel che è, 1983, Einaudi, Torino, 1988.
Anche in 'losguardopoIetico', n. 413, 8 agosto 2014


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martedì 27 gennaio 2015

#SGUARDI POIETICI / Colloquio con un sopravvissuto (Erich Fried)

Che cosa hai fatto allora che non 
avresti dovuto fare?
«Nulla»

Che cosa non hai fatto che avresti 
dovuto fare? «Questo e quello questo e 
quell’altro:
Qualcosa»

Perché non l’hai fatto? «Perché avevo 
paura» Perché avevi paura? «Perché non 
volevo morire»

Qualcun altro è morto perché tu non 
volevi morire? «Credo di si»

Hai ancora qualcosa da dire
su quel che non hai fatto?
«Si: Chiederti
che cosa avresti fatto tu al mio posto »

Non lo so
e non posso giudicarti
So soltanto una cosa:
Domani nessuno di noi 
vivrà
se anche oggi
non faremo nulla

*** Erich FRIED, 1921-1988, poeta austriaco, Colloquio con un sopravvissuto, da Erich Fried, E’ quel che è, traduzione di Andrea Casalegno, 1983, Einaudi, Torino, 1988.


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domenica 18 gennaio 2015

#SGUARDI POIETICI / Bambini e sinistra (Erich Fried)

Chi dice ai bambini
Dovete pensare a destra
è di destra
Chi dice ai bambini
Dovete pensare a sinistra 
è di destra.

Chi dice ai bambini
Non dovete pensare affatto
è di destra
Chi dice ai bambini
Quel che pensate è indifferente
è di destra

Chi dice ai bambini
quello che lui pensa
e dice loro anche
che vi potrebbe essere qualcosa di sbagliato
è forse
di sinistra

*** Erich FRIED, 1921-1988, poeta austriaco, Bambini e sinistra, da Erich Fried, E’ quel che è, 1983, traduzione di Andrea Casalegno, Einaudi, Torino, 1988.
Anche in 'losguardopoIetico', 19, 2feb13, http://twl.sh/Y0bf7i