Visualizzazione post con etichetta _Mottana Paolo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta _Mottana Paolo. Mostra tutti i post

mercoledì 27 maggio 2020

#VIDEO / La Gaia Educazione Diffusa (Paolo Mottana)

Paolo MOTTANA
 docente ordinario di filosofia dell'educazione all'università di Milano Bicocca
saggista
La Gaia Educazione Diffusa
'SpazioSogni', youtube, 23 maggio 2020
video, 41'43''

Un punto di vista sicuramente radicale e utopistico sulla scuola: come dovrebbe/potrebbe diventare.
Un intervento provocatorio: col quale concordare o dissentire, ma sul quale comunque riflettere (mf

In Mixtura i contributi di Paolo Mottana qui
In Mixtura ark #Video qui

venerdì 7 febbraio 2020

#VERSETTI SATIRICI / Ode al materasso (Paolo Mottana)

O mio caro materasso
Non mi neghi mai l’abbraccio
E non russi come un tasso
Non fai il muso non ti neghi
Dei miei peti te ne freghi
Non mi geli con i piedi
Non sei freddo non sei teso
E giammai tu fai l’offeso
Non mi mostri mai le spalle
Né mi ammorbi con le ascelle
Non mi spingi fino al bordo
Se mi lagno non fai il sordo
Quanto t’amo mio giaciglio
Tu mi curi come un figlio
O mio caro materasso
Son sì preso che ti sposo!

*** Paolo MOTTANA, Ode al materasso, facebook, 4 febbraio 2020, qui


In Mixtura i contributi di Paolo Mottana qui
In Mixtura ark #VersettiSatirici qui

sabato 11 gennaio 2020

#VIDEO / La sensibilità simbolica (Paolo Mottana)


La sensibilità simbolica
Paolo Mottana
professore ordinario di filosofia dell'educazione 
all'università di Milano Bicocca, saggista
Consorzio Comunità Brianza
facebook, 7 gennaio 2020
video 3min11

"Ritrovare tempo, attenzione, caparbietà per porsi in ascolto"

In Mixtura i contributi di Paolo Mottana qui
In Mixtura ark #Video qui

lunedì 21 agosto 2017

#SENZA_TAGLI / Terrorismo, noi occidentali (Paolo Mottana)

E' ora di finirla con l'idea che siamo, noi occidentali, gli unici esseri umani degni di essere pianti per le nostre ferite, con il fiume di sangue che la nostra civiltà continua a lasciare dietro di sé, da secoli e secoli, in ogni luogo dove va a portare democrazia, inglese, merda-merce e televisori. Per ogni biografia di ogni nostra vittima ne occorrerebbero almeno 100 di quelle che sono state sacrificate sull'altare del nostro "benessere" (con rispetto per ogni e ciascuno dei caduti in questo massacro per il nulla)

*** Paolo MOTTANA, docente ordinario di filosofia dell'educazione all'università di Milano Bicocca, saggista, 'facebook', 19 agosto 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Paolo Mottana qui
In Mixtura ark #SenzaTagli qui

lunedì 31 luglio 2017

#VIDEO / Pedagogia, cos'è? (Paolo Mottana e Duccio Demetrio)


Che cos'è la pedagogia?
Paolo MOTTANA
docente ordinario di filosofia dell'educazione all'università di Milano Bicocca
saggista
Duccio DEMETRIO, 1945
docente ordinario di filosofia dell'educazione
https://it.wikipedia.org/wiki/Duccio_Demetrio
Intervento del 2016
pubblicato su youtube, Mimesis, 13 luglio 2017
video 53min45

Paolo Mottana (0-36min)
Come siamo diventati ciò che siamo? 
Infiniti sono i fattori che hanno agito su di noi. 
La scuola è senz'altro un luogo chiave del processo di educazione. Ma l'educazione va oltre: comprende tutti gli elementi che costruiscono la particolare storia individuale.
"Noi tutti siamo educati e educatori. Nessuno è innocente. Ognuno è responsabile."
Una riflessione provocante e appassionata, come è nello stile del relatore: utile per farci ripensare, al passato e al presente: a noi e agli altri, ai comportamenti nostri e altrui.

Duccio Demetrio (36min-fine)
"La risposta alla domanda su cos'è la pedagogia non sta tanto nelle definizioni, ma sta dentro noi stessi."
L'autoeducazione è una dimensione possibile (e il riferimento, tra l'altro, è a un libro di parecchi anni fa: Enrico Brizzi, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Transeuropa, 1995)
Un'altra parola chiave è 'interiorità': un termine che 'indica, ma non definisce'. (mf)



In Mixtura altri contributi di Paolo Mottana qui

domenica 28 maggio 2017

#VIDEO / Scuola oggi e il possibile futuro (Paolo Mottana)


Paolo MOTTANA
docente ordinario di filosofia dell'educazione all'università di Milano Bicocca
saggista 
Modelli educativi: il presente e il possibile futuro
video 26min59

Un'analisi, dura, severa, senza sconti, del modello educativo imperante: che non dà spazio a bambini e ragazzi, ma li 'schiaccia' per anni, prescrivendone e disciplinandone i comportamenti, dentro scuole che di fatto sono prigioni separate dal mondo reale.
E l'idea, nuova, certamente azzardata', di una 'scuola diffusa'.
Un intervento che non può non far pensare: anche su quanto c'è di possibile concretezza in un'aspirazione utopica che vuole ribaltare una prassi e una cultura secolari. (mf).



In Mixtura altri contributi di Paolo Mottana qui

mercoledì 3 maggio 2017

#VIDEO / Educazione diffusa, per salvare il mondo e i bambini (Paolo Mottana)


Paolo MOTTANA
docente ordinario di filosofia dell'educazione all'università di Milano Bicocca
saggista 
Presentazione del libro di Luigi Gallo e Paolo Mottana
Educazione diffusa
Dissensi edizioni, 2017
youtube, 13 aprile 2017
video  18min51

Una nuova visione dell'educazione: in una ventina di minuti, sollecitazioni anche utilmente provocatorie e 'ardite' su un modo di fare scuola finalmente centrato su bambini e ragazzi. 
L'esigenza di un cambio culturale davvero 'rivoluzionario', che rimetterebbe al centro sia i giovani che gli adulti.
Un video che sintetizza alcuni temi oggetto del libro, scritto da Paolo Mottana con Luigi Gallo, di cui qui sotto si riporta la presentazione dell'editore. (mf)

«L'educazione diffusa potrebbe governare la prossima transizione da una società della frustrazione a quella del benessere. Noi non siamo più abituati a vedere bambini che non siano confinati in luoghi speciali, sotto vigilanza. Abituare i bambini anno dopo anno alle leggi della passività, del premio e della sanzione, della competizione, della minaccia, della dipendenza li renderà assoggettati, sudditi. Ci ha reso assoggettati, sudditi. Almeno in parte. Oggi c'è un fermento speciale nella società. C'è chi pensa e pratica nuovi modelli produttivi, dall'economia circolare alla share economy, modelli energetici diffusi, ecologici e distribuiti, nuove forme di trasporto collettivo e condiviso, di diffusione e produzione del sapere e dell'informazione. In questo libro si respirerà un pezzo della rivoluzione culturale che emerge a sprazzi in Italia e nel mondo nei modelli virtuosi in campo didattico, pedagogico e formativo.»


In Mixtura altri contributi di Paolo Mottana qui

giovedì 15 settembre 2016

#RITAGLI / Sensibilità simbolica, l'abbiamo atrofizzata (Paolo Mottana)

La sensibilità simbolica è una facoltà magari non particolarmente nota in questi termini, ma significa sostanzialmente la capacità di leggere il volto e il significato di tutto ciò che abbiamo intorno e dentro di noi. 
Sta andando un po’ atrofizzata, anestetizzata nel nostro tempo, perché noi conosciamo una vita estremamente frettolosa e abbiamo poco tempo per intrattenerci con il volto delle cose, con la loro fisionomia, e in generale, con qualsiasi cosa e anche con le persone. La sensibilità simbolica richiede invece una certa attenzione: per ascoltare il messaggio contenuto in ogni elemento che ci circonda, cosi come anche in noi stessi. Ovviamente si tratta di ascoltare per cercare di capire qual è la vocazione delle cose, qual è il loro potenziale, verso che cosa sono indirizzate, a prescindere dal nostro modo di utilizzarle strumentalmente.
Questo vale per il rapporto che abbiamo con la natura, con l’ambiente, con gli oggetti, ma ovviamente, purtroppo, anche con le persone stesse; perché oramai viviamo tutti in un atteggiamento di sfruttamento di ciò che abbiamo intorno, ai fini della nostra formazione personale. 
Ecco, la sensibilità simbolica dovrebbe invece ravvivare la nostra capacità di renderci conto che tutto ciò che ci circonda e ciò che abbiamo dentro di noi, richiede un ascolto diverso, più partecipativo e che miri a riconoscere qual è il volto autentico delle cose. 
Questo si può fare molti modi: noi proponiamo un metodo che intanto prende avvio dall’arricchimento dello scenario simbolico personale, quindi cercando di rimettere in contatto le persone con il nostro grande patrimonio simbolico, quello di tutte le altre grandi tradizioni spirituali che soprattutto nei loro risvolti esoterico-mistici, cioè negli elementi che poi le accomunano, propongono una cultura simbolica estremamente ricca. Che poi di fatto permea ancora la nostra percezione della realtà e la nostra cultura, così come il modo in cui la cultura simbolica è stata automatizzata nel mondo della televisione della filosofia, quindi una parte abbastanza vasta di approfondimento.

[D: Se possiamo semplificare e in qualche modo generalizzare, Oriente e Occidente hanno culture simboliche molto diverse. Secondo lei una distinzione di questo tipo tra mondo orientale e mondo occidentale, andrebbe superata per una corretta rieducazione della persona? Andrebbe raggiunto quindi un equilibrio maggiore tra i due tipi di cultura?]

Secondo me sì, ma non è un’opinione solo mia, ci sono illustri studiosi, in particolare uno che per noi è molto rappresentativo, Gilbert Duran, che è stato studioso di antropologia generale e archetipologia generale dell’immaginario, ha messo in luce ciò.
Mentre i simboli intesi come i modi fisici in cui venivano rappresentati i grandi temi profondi archetipici di ogni cultura possono variare, in realtà quei temi rimangono piuttosto permanenti e anche i loro significati profondi rimangono permanenti. Su questo si sono concentrato anche molti studi di umanistica. In Italia Vannucci ha fatto tutto un lavoro di messa in rilievo di come siano molto simili in realtà gli elementi fondamentali, per esempio il femminile e il maschile, il notturno e il diurno, il superiore e l’inferiore, la luminosità, eccetera. Tutti questi elementi che per noi costituiscono di fatto la stoffa con cui interpretiamo, conosciamo, giudichiamo e percepiamo le cose, in realtà sono molto simili ma anche ambivalenti; per es. la luce e il buio hanno valutazioni molto diverse, o meglio abbastanza simili nelle diverse culture ma che poi ogni volta posso essere ripensate e reinterpretate con valori diversi. Nella nostra tradizione per esempio il buio è spesso stato stigmatizzato, associato alla non conoscenza, però spesso secondo la tradizione mistica ci sono moltissime aperture sia nella produzione poetica, letteraria e mistica dove il valore della notte e del buoi ha invece tutto  un altro tipo di significato. (...)

[D: Rifacendoci al concetto di “io sfruttatore” a cui spesso fa cenno (anche nella descrizione del corso sul sito web, ndr) ha parlato, e alla realtà contemporanea dell’oggi, secondo lei attraverso un’educazione alla cultura simbolica, c’è una possibilità che le tecnologie innovative che ci stanno pervadendo, possano diventare funzionali ad uno sviluppo e ri-sviluppo di cultura simbolica, o rimarremo intrappolati in queste tecnologie totalizzanti?]

La cosa importante è che noi non intendiamo “sensibilità simbolica” come una cosa esterna: quando uno acquisisce sensibilità simbolica lo fa attraverso un apprendimento che non è oggettivo, come quello che si intende a scuola, cioè fatto di contenuti e basta; apprende invece un atteggiamento, un modo di percepire le cose e acquisisce quindi una sorta di vista più profonda, per leggere appunto più profondamente la realtà delle cose, orientandosi al suo interno… 
E’ una capacità che viene interiorizzata, una sensibilità. Poi questa si applica a tutto: gli strumenti tecnologici da cui noi pensiamo di essere utilizzati cambiano nel tempo, sono cambiati continuamente, e questi sono quelli che abbiamo oggi; di per sé non sono nè positivi nè negativi, il problema poi è come li si legge. Sono strumenti dotati di un grandissimo potenziale, ma come tutte le cose sono pieni di rischi e di aspetti pericolosi: anche loro sono dei simboli. Possiamo dire che in qualche modo siano sempre una rappresentazione del dio Ermes che si manifesta, per utilizzare un simbolo chiaro dico.. E’ il dio dei commerci, della comunicazione, che si manifesta in una via diversa. Sappiamo che Ermes è il più ambito del Pantheon greco, non è né buono né cattivo, è una figura però che mette in comunicazione tutti gli elementi. Non ci si può fidare di Ermes, è un ingannatore, un truffatore, un ladro... Allora noi dobbiamo maneggiare tutti gli strumenti di Ermes, compresa la letteratura, la scrittura, non c’è niente che sia buono in senso assoluto. Dobbiamo anche uscire al problema di giudicare in termini morali ed etici, e invece cominciare a capire che il mondo è pieno di messaggi e dobbiamo imparare a trovare al oro interno il nostro spazio, integrandoli, con la loro complessità. Non possiamo pensare semplicemente di scartare ciò che è male, pensando che una volta scartato non ci ritorni indietro da un’altra parte. Dobbiamo imparare a contenere tutte queste dimensioni in una “anima”, uso questa espressione perché sono moto legato al pensiero di Jung e dei suoi allievi. Un’anima larga, pluralista, capace di contenere le cose e cercare di essere in grado di dare ad ogni cosa il giusto spazio.
Il problema oggi è appunto che noi veniamo totalizzati e accade che viviamo un po’ lo strumento tecnologico come qualcosa che ci possiede, però non possiamo nemmeno semplicemente possederlo: dobbiamo entrare in un dialogo con lo strumento, e capire che cosa può favorire che cosa può ostacolare, smontarlo e capire cos’è. Ad oggi non lo facciamo più perché non abbiamo tempo di dedicare attenzione, per questo a volte gli strumenti ci catturano senza che noi abbiamo avuto il tempo di esaminarli, di capire chi sono, di capire che tipo di messaggio ci portano, in che modo cambiano la nostra vita. Semplicemente li usiamo uno dietro l’altro.
Ma questo non è un fatto nuovo esiste da molto tempo, c’è semplicemente stata un’accelerazione.
Per questo però con reclamo alla sensibilità simbolica abbiamo bisogno di rallentare, di desaturare il nostro tempo, di avere più attenzione, di poterci dedicare con più calma alle cose... 
C’è poi da considerare una componente politica, economica, culturale, molto forte nella quale io credo profondamente e di cui abbiamo fortemente bisogno affinché la nostra vita non diventi un inferno, come spesso accade.

*** Paolo MOTTANA, docente ordinario di filosofia dell'educazione all'università di Milano Bicocca, saggista, ideatore e direttore scientifico (con Romano Màdera) del Master “Culture simboliche per le professioni dell’arte, dell’educazione e della cura”, intervistato in 'gliamantideilibri.it', A tu per tu con... Paolo Mottana, 14 settembre 2016, in occasione della 2^ Edizione del Master, in partenza il 5 novembre 2016

LINK articolo integrale qui


In Mixtura altri 9 contributi di Paolo Mottana qui

sabato 7 maggio 2016

#MOSQUITO / Zen, invito al presente (Paolo Mottana)

Studente Zen: «Ebbene, Maestro, l’anima è immortale oppure no? Noi sopravviviamo alla morte del nostro corpo, oppure veniamo annientati? Ci reincarniamo veramente? La nostra anima si dissolve e si divide in elementi che vengono riciclati, oppure entriamo, in quanto singole unità, nel corpo di un unico organismo biologico? Inoltre, conserviamo i nostri ricordi, oppure no? È forse falsa la dottrina della reincarnazione? È forse più giusta la nozione cristiana della resurrezione? E se è così, si risorge come corpi, oppure la nostra anima entra in una sfera spirituale meramente platonica?». 

Maestro: «Guarda che ti si raffredda la colazione».

*** Paolo MOTTANA, docente di filosofia dell’educazione all’università di Milano Bicocca, Caro insegnante. Amichevoli suggestioni per godere (l)a scuola, FrancoAngeli, Milano, 2007


In Mixtura altri 8 contributi di Paolo Mottana qui

mercoledì 20 aprile 2016

#VIDEO / Arte, e sensibilità simbolica (Paolo Mottana)


Paolo MOTTANA
docente di filosofia dell'educazione, università di Milano Bicocca
Arte e sensibilità simbolica
Museo della Permanente, Milano, 9 febbraio 2016
video caricato da Roberto Plevano, 3 marzo 2016
video 92min.03


Il video riprende il recente intervento di Paolo Mottana al Museo della Permanente di Milano. 
Si tratta di un intervento di una cinquantina di minuti, seguito da un mini-dibattito con il pubblico presente (una quarantina di minuti). Le domande dal pubblico sfuggono alla registrazione per mancanza di microfono, ma restano interessanti le risposte, che riprendono e approfondiscono le cose dette nella prima parte.

'Sensibilità simbolica' e 'arte', i due temi chiave in cui si dipana la conversazione, consentono a chi ascolta un confronto quanto mai interessante con un pensiero davvero alternativo e non omologato. 
Chi conosce la visione di vita e la filosofia educativa di Mottana (le sue opere e la sua attività formativa) non si sorprende per la qualità dei contenuti anche stavolta proposti e per lo stile di eloquio appassionato, sempre 'alto' e forbito, ma sempre quanto mai chiaro e stimolante. 
Chi invece scopre in questo video Mottana non può che provare godimento intellettuale nell'ascoltare una riflessione tanto positivamente 'disallineata' e 'provocante': che va ben al di là dell'interesse di un gruppo di specialisti, o cultori, dell'arte, ma che tocca tutti noi in quanto esseri umani che ancora vogliano ascoltare e leggere il mondo in cui vivono, senza dominarlo con lo 'sguardo profittevole' che ormai ci caratterizza. (mf)


In Mixtura altri 7 contributi di Paolo Mottana qui

lunedì 8 febbraio 2016

#RITAGLI / Nell'esercito del superfare, tutti arruolati (Paolo Mottana)

(...) Se si è alle prese con una cosa sola, si avverte una specie di senso di colpa. Non far nulla poi, è solo una fantasia depressiva, un’allucinazione perversa. 

Siamo tutti arruolati nell’esercito del superfare, del plurifare, al contempo guidare, comunicare al cellulare e programmare la spesa. Oppure leggere e ascoltare la musica, più magari cucinare. O anche, studiare, guardare la tv e chattare. E ognuno si faccia i propri esempi. Non proprio sempre in simultanea ma perlopiù con una capacità sempre più sofisticata di saltellare dall’una all’altra cosa con strabiliante rapidità.

E’ fin troppo facile e banale osservare quanto ciò corroda l’intensità di qualsiasi esperienza, quanto prosciughi la sua profondità, quanto determini un impoverimento straordinario delle possibilità di esplorare, estendere e articolare la singolarità di ogni opera.

Non si è mai con sé stessi o con-uno soltanto, sempre in molti, in molte cose, frantumati e alienati in corridoi che si sommano e si intrecciano non lasciando scampo alla singolarità immensa dell’unico incontro. (...)

*** Paolo MOTTANA, docente di filosofia dell'educazione all'università di Milano Bicocca, "Voi dovete prendere una cosa, perché vi parli...", blog. 'controeducazione', 7 febbraio 2016

LINK articolo integrale qui


In Mixtura altri 6 contributi di Paolo Mottana qui

giovedì 21 gennaio 2016

#MOSQUITO / Apprendere, rischio dell'imprinting valutativo (Paolo Mottana)

Quando io desidero imparare desidero anche essere valutato e, come spesso si usa dire anche nella retorica valutazionista, ‘valorizzato’, per capire meglio, per mettermi alla prova, per migliorare. Ma si capisce che questa è una logica opposta a quella che guida l’ossessiva e ideologica fatica ingegneristica dei valutatori e degli schedatori. 
La valutazione dovrebbe essere fatta quando è chiaro che chi impara la può tollerare senza disturbare la sua partecipazione attiva e positiva al processo di apprendimento, quando è da questi desiderabile. Non prima, e mai all’inizio: ogni ‘imprinting’ valutativo insinua l’idea che in quel processo formativo tale elemento sia primario e che quindi nei confronti di esso e del suo superamento vadano indirizzate tutte le proprie risorse, anziché alla sperimentazione aperta e flessibile, alla ‘capacità di attendere e di sbagliare senza disperarsi’ (*), all’accettazione del vuoto e alla ‘tolleranza dell’incertezza’ che sempre si accompagnano a processi di apprendimento degni di questo nome. 

*** Paolo MOTTANA, docente di filosofia dell’educazione all’università di Milano Bicocca, Miti d’oggi nell’educazione. E opportune contromisure, Franco Angeli, Milano, 2000. – (*) Vedi: Salzberger, Wittenberg et al., L’esperienza emotiva nei processi di insegnamento e di apprendimento, Liguori, Napoli, 1987.


In Mixtura altri 5 contributi di Paolo Mottana qui

mercoledì 30 dicembre 2015

#EXLIBRIS / Esame, meglio uno scambio di doni (Paolo Mottana)

L’esame scolastico, istituzionale, è figlio di una cultura della misura e del controllo. Una cultura dell’educazione che ritiene che la procedura dell’insegnamento sia realizzata quando il sapere, considerato come qualcosa che preesiste al momento dell’istruzione stessa, possa essere poi in qualche modo misurato dopo che è stato trasferito. Operazione meccanica quant’altre mai, che vede l’insegnamento come una trasmissione come un transito o come un inculcamento.

Anche laddove vi è consapevolezza della processualità dell’opera educativa, laddove si predica con aplomb sacerdotale la metaforica platonica della maieutica o dello svelamento, l’esame resta confinato nella sua struttura di procedura di controllo, a volte rivestito dell’abito della ricerca o dell’ascolto, ma pur sempre finalizzato a vedere ciò che è stato prodotto, a sorvegliare e a delucidare l’effetto. Questo sistema è legato ad una logica produttivistica, efficientista e fisicalista della cultura, che nell’epoca contemporanea si tecnicizza in procedure sempre più sofisticate e modulate variamente, sul piano strumentale, ma non meno univoche su quello strutturale.

A questa logica voglio contrapporre l’idea di formazione come dono, di apertura del sapere e di condivisione della conoscenza. Un’idea partecipativa che mira all’attrazione appassionata e alla coltivazione di una ricettività diffusa e fluida, curiosa e non giudicante. L’azione dell’insegnamento come potlacht o come dissipazione, come debordamento e come dispersione, come deriva e come prassi simbolica, fa cadere ogni esigenza di controllo. Anche perché non c’è più nulla da controllare. Il campo del sapere, non più presupposto come dominabile e segmentabile, è sempre aperto e fluido. Il contributo che offre chi insegna, presenta implicitamente falle e punti di pescaggio da dove chiunque vi partecipi può derivare imprevedibili direzioni di sviluppo, trasformando continuamente, non tanto il modo in cui l’insegnante propone la sua forma, quanto la configurazione in fieri che ne trae come discente. Da questo punto di vista nessuna esigenza di controllo e di misura e neppure l’esigenza del tutto autoriferita di verificare se qualcosa è successo.

Il gesto compensatore di una pratica di formazione come dono e condivisione è invece quella della restituzione, come ritorno di qualcosa di non predefinito (al dono si corrisponde con il dono) e della riconoscenza/riconoscimento, nella forma del ringraziamento e dell’accoglimento. Per chi insegna è il fatto stesso dell’ascolto, della partecipazione e della ri-conoscenza che si fa atto di conferma, e che costituisce di per sé indizio di un’auspicabile moltiplicazione esperienziale. In tal senso restituzione e riconoscimento possono essere espressi in modi diversi e imprevedibili che possono non avere affatto a che vedere con il sapere trasmesso, ma semmai con la configurazione che l’esperienza ha assunto. La restituzione può essere un oggetto fisico o un’idea, una danza o un canto, uno scritto o un’immagine, un biglietto o un gesto d’amore. L’esperienza formativa non ha nessuna intrinseca necessità  di essere misurata, essa si dà quando si dà, come perfettamente compiuta all’atto della sua effettuazione. L’atto del controllo e della misurazione è solo un gesto disciplinare che la inscrive in una finalizzazione estrinseca di tipo ideologico o istituzionale. Intrinsecamente ogni esperienza di insegnamento è invece semmai tramata da gesti di interrogazione e di intesa, di confronto e, laddove ve ne sia necessità, di prova, di gioco e di simulazione. Ma questo modo di cercare non è mai ordinato nella forma del controllo esterno, semmai della conferma interna, del bisogno di percepire la reciprocità della comprensione. Si conclude all’interno dell’esperienza di insegnamento e non chiede supplementi, a meno che questi non siano indotti dal desiderio di ripetere e andare più a fondo.

*** Paolo MOTTANA, docente di filosofia dell'educazione all'Università Bicocca di Milano, saggista,  Non esaminare ma scambiare doni, in 'Facciamo comune insieme', 10 dicembre 2015, da Paolo Mottana, La gaia educazione, Mimesis, 2015, qui
http://www.paolomottana.it/



In Mixtura i contributi di Paolo Mottana qui
In Mixtura ark #Ritagli qui

mercoledì 8 luglio 2015

#LINK / Ma la rete non è colpevole (Paolo Mottana)

Mentre condivido l’allarme sulla saturazione e sugli effetti di captazione e impoverimento dell’attenzione che l’eccesso di connessioni produce (secondo le note analisi “psicopolitiche” di Stiegler), sono più restio a vedere necessariamente nell’avvento di queste tecnologie un progressivo azzeramento delle facoltà critiche, un appiattimento verso il basso ecc.

Intanto occorre con forza sottolineare ancora una volta, senza nessuna enfasi progressista, diomeneguardi, che comunque oggi circola molta più informazione e per molte più persone. Che questa informazione è più articolata, ha infinite forme comunicative (e non quelle ridottissime e ipercodificate del tempo pre-rete) e che dunque, piaccia o non piaccia, l’accesso è migliorato, aumentato e complessificato. Oggi la scuola per esempio deve confrontarsi con ragazzi che hanno modo di verificare quasi in tempo reale ciò che gli viene detto dai loro insegnanti, il che mi pare, sotto il profilo democratico, un fatto interessante. 

Quello che si avverte è comunque che vi sia, specie nelle giovani generazioni più digitali, più conoscenza, più competenza nel ricercare, più differenza. A formarli non sono più solo le istituzioni ma tutto questo mondo di saperi poco normato ma anche straordinariamente ricco.

Si attribuisca la fine dell’umano, più che ai cellulari, - che semmai incrementano la disattenzione sociale hic et nunc, la distrazione, la debolezza della presenza fisica nel mondo, la dissipazione sensoriale -, a un sistema che mira, proprio nelle sue strutture formative essenziali (scuole, uffici, centri commerciali, stage, training ecc.) a depotenziare gli strumenti critici (gli “strumenti umani”), a forsennare con l’incitazione alla competizione quantitativa e performativa, a tartassare con le prove, i test e gli invalsi, a indurre alla vendita esasperata di sé ancor più che all’acquisto.

L’isolamento dell’uomo contemporaneo non è prodotto da internet che, anzi, come dice la parola stessa rete, appare una sorta di compensazione, di farmaco però soltanto generico purtroppo. Che non produce di sicuro condivisione autentica (salvo eccezioni però: molti gruppi solidali nascono anche in rete) ma fornisce almeno un effetto placebo alla totale parcellizzazione e transitorietà dei rapporti. L’isolamento viene da un processo molto determinato e strutturale di frantumazione del corpo sociale perseguito con le trasformazioni del mercato del lavoro, delle professioni, delle politiche di formazione e, certo, anche delle politiche del sapere. (...)

*** Paolo MOTTANA, docente di filosofia dell'educazione all'università di Milano Bicocca, Digital nightmare, blog 'controeducazione', 8 giugno 2015

LINK articolo integrale qui

Sempre nel blog, altri 2 contributi (video) di Paolo Mottana qui

domenica 31 maggio 2015

#MOSQUITO / Iper-attivismo, combattiamolo sottraendo (Paolo Mottana)

Ad un affaccendamento forsennato, che ha perso il senso del limite, pare occorra mettere freno, e un buon sistema di elaborazione ci pare possa essere anzitutto quello interiore, o meglio ‘inferiore’, rivolto all’interiorità e profondità di ciascuno e del mondo stesso, recuperando uno sguardo più umile e devoto verso ciò che c’è, e una posizione di ‘ri-guardo’ verso modalità di esistenza che riescano nuovamente a fare spazio al silenzio, alla cura, all’attesa paziente del compiersi di ogni storia, fino ad ogni fine. 
Quello che si raccomanda è la possibilità alternativa di costruire percorsi di ‘sottrazione’, itinerari di vita minori, più astenuti, più raccolti, contenuti, riflessivi, umili, e più in contatto con il mondo affettivo e immaginario, con l’oscurità del sentire che ci origina, rispetto alla dirompente e velleitaria scarica di richiami al crescere, fare, cambiare, illuminare, progredire ‘purché sia’. 

*** Paolo MOTTANA, docente di filosofia dell’educazione all’università di Milano Bicocca, Miti d’oggi nell’educazione. E opportune contromisure, Franco Angeli, Milano, 2000.


In questo blog
altri 2 contributi (video) di Paolo Mottana, qui

sabato 24 gennaio 2015

#VIDEO #PEDAGOGIA / Controeducazione



Paolo MOTTANA, docente di filosofia dell'educazione, Università Bicocca Milano,
Controeducazione, conversazione,
video, 15min27

«Nel tempo dominato dal grande fallo dell'economia, occorre diffondere una controcultura dell'educazione, che aiuti a percepire la mortificazione e la deprivazione sistematica dei nostri luoghi, dei nostri tempi, della nostra vita ad opera di un sistema lanciato a folle corsa verso la propria autodistruzione. La 'controeducazione' è un richiamo vitale, una pioggia di idee, di proposte, di provocazioni per riempire ancora di piacere e di senso le strade, le case, le città, le scuole e le università.» (Paolo Mottana)

Libro di riferimento:

* Paolo MottanaPiccolo manuale di controeducazione, Mimesis, 2012

martedì 6 gennaio 2015

#VIDEO #PEDAGOGIA / Educazione, immaginazione e 'immaginale'



Paolo MOTTANA, docente di filosofia dell'educazione, università Bicocca Milano,
fondatore della 'pedagogia immaginale'
intervento al Convegno 'Meditazione e Educazione', 1 dicembre 2012
(con Claudio Naranjo)
video, 29min18

Un intervento provocatorio, appassionato, fortemente critico verso l'attuale modo (istituzionale, ma non solo) di educare e di educarci.
Un linguaggio 'alto' e forbito, ma sempre chiaro: preciso, franco, stimolante. Che non può non 'prenderci'. 
Nessuna concessione retorica: ma l'espressione (sentita) di un'esperienza che 'si vive' e non è solo frutto di teorie e concetti cognitivamente appresi. (mf)

----
Per una visione commentata di alcuni dei quadri citati nel video (in particolare di quelli di Paul Delvaux, 1897-1994, pittore belga), vedi Paolo Mottana, Il piacere ignorato: le fasi della luna di Paul Delvaux, blog 'controeducazione', 24 luglio 2012 vedi http://bit.ly/1D6ATRc