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venerdì 30 ottobre 2020

#MOSQUITO / Comunicare, forte e morbido (Bernardo Paoli)

Ogni atto comunicativo lavora su due livelli: quello del contenuto e quello della relazione. 

Se, tornato a casa per la cena, il marito dice alla moglie: “Che schifo questa minestra!”, come mai la moglie se la prende? Semmai il marito ha ragione: la minestra è proprio cattiva. Il problema è che, così formulata, la frase viene percepita non tanto come una valutazione oggettiva sulla minestra, quanto come un: “Sei tu che non mi piaci”. O, in altre parole: “Qui comando io - punto primo - ed è tuo compito soddisfare le mie esigenze, e non sei stata in grado di farlo”. 

Ogni volta che apriamo bocca parliamo, sì, del contenuto di ciò di cui stiamo parlando ma, al tempo stesso, anche di che tipo di relazione abbiamo instaurato con chi ci sta davanti (e se questa relazione ha una tonalità emotiva positiva o negativa). 

Una buona soluzione è mantenere separati i due livelli: comunica la relazione prima, e il contenuto poi (o viceversa). Il marito potrebbe dire: “Tesoro, ti voglio bene, sei sempre molto attenta a me, e ti ringrazio per il fatto che mi hai preparato la minestra anche stasera… Questa volta, purtroppo, non è venuta un granché. Preferisco non mangiarla”. 

Attesta, anzitutto, la positività della relazione attraverso delle parole e un non verbale “morbidi”, poi comunica la decisione “forte”: la minestra non è buona e non la mangerò. Insomma, non è necessario utilizzare parole dure, una voce grossa e uno sguardo torvo per veicolare un messaggio deciso. 

Anziché urlare contro i tuoi genitori perché continuano a insistere affinché tu scelga l’università che loro vogliono che tu faccia, puoi dire in modo morbido: “Ho capito il vostro punto di vista e mi è chiaro che continuate a ripeterlo perché ci tenete a me, e perché secondo voi è la scelta migliore… ma non sono d’accordo, e non potrei perdonarmi di aver rinunciato a ciò che piace a me per seguire i sogni vostri. Farò ciò che ho scelto”. Comunicazione morbida, decisione forte.

*** Bernardo PAOLI, consulente, psicoterapeuta, saggista, facebook, 19 agosto 2020, qui


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sabato 26 settembre 2020

#SPOT / A volte il modo migliore per gestire una relazione (Bernardo Paoli)

Bernardo PAOLI
consulente, psicoaterapeuta, saggista

facebook, 25 settembre 2020, qui

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giovedì 17 settembre 2020

#SPOT / Se non puoi cambiare il contesto (Bernardo Paoli)

Bernardo PAOLI
consulente, psicoaterapeuta, saggista
facebook, 10 settembre 2020, qui

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domenica 13 settembre 2020

#SENZA_TAGLI / Narcisista, non chiede aiuto e non può essere aiutato (Bernardo Paoli)

Il narcisismo crea danni e produce attorno a sé un tossico mix di ammirazione e repulsione. A differenza degli altri disturbi, chi ha un disturbo narcisistico non riesce ad ammetterlo, e non chiede aiuto. E una persona che non chiede aiuto non può essere aiutata. 

Se così è il presidente del tuo paese, riconosci i meriti oggettivi, e vota per qualcun altro. 
Se è il tuo capo, lavora sodo tenendolo distante ma, se non ti è possibile, cambia azienda.
Se è il tuo maestro, ringrazia per ciò che hai imparato, e poi allontanatene. 
Se è un tuo amico, escici insieme per bere una birra, ma non aprirgli il tuo cuore. 
Se è il tuo genitore, mostra gratitudine per il dono della vita, e prendine le distanze. 
Se è il tuo partner, riconosci il bene che c’è stato, ma poi lascialo.
Se sei tu stesso, il fatto di ammetterlo indica che sei già a un buon punto. Osserva le strategie narcisistiche che metti in atto, e fai il contrario. 

Chi non vede di avere un problema non può essere aiutato, e il tuo equilibrio psicologico vale molto di più che immolare la tua vita a una causa persa. 
Il disprezzo è narcisistico, saper mantenere le distanze una questione di salute.

*** Bernardo PAOLI, consulente, psicoterapeuta, saggista, facebook, 10 settembre 2020, qui


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domenica 6 settembre 2020

#SENZA_TAGLI / Salute mentale e gratuità (Bernardo Paoli)

Sei in grado di compiere un atto totalmente gratuito? 
Te lo chiedo perché non è così facile stabilire che cosa sia la salute mentale, se non affidandosi a una definizione estremamente semplice: aumentare il numero delle proprie possibilità di scelta. Più è ampio il range delle possibili azioni che sei in grado di mettere in atto (unito alla capacità di scegliere l’azione più adatta al contesto in cui ti trovi) e più è semplice dire che sei una persona equilibrata. Dall’altro lato, invece, i disturbi psicologici si configurano come una progressiva riduzione delle possibilità di scelta negli atti che compi, e della capacità di adattarli all’ambiente: una persona non riesce a fare qualcosa che sarebbe meglio facesse, o non riesce a non fare qualcosa che sarebbe meglio non facesse. 

In questo discorso si inserisce bene l’esperienza del saper compiere un atto gratuito, atto che si trova all’opposto di ciò che “naturalmente” siamo: organismi alla ricerca dell’utile e del vantaggio personale. Siamo fatti così: chi è ricco vuole stare con chi è più ricco; chi è famoso, con chi è più famoso; e in generale ognuno di noi vuole avere a che fare con persone più interessanti rispetto a chi già frequenta. C’è sempre la ricerca di un vantaggio. Questo, però, crea un grande angolo cieco: ci rende incapaci di gratuità, che è il saper compiere un gesto che ti fa fatica compiere proprio perché non ti piace o perché non genera alcun tipo di utile: non ti porta soldi, né fama, né ammirazione da parte degli altri, ed è quindi un’inutile faticaccia. 

Saperlo compiere, però, ti porta a raggiungere un così alto grado di libertà, tanto da dimostrare a te stesso di essere libero anche da te stesso: talmente libero che riesci a compiere un gesto utile - buono - per qualcuno, che non sa che sei tu l’autore del gesto, o che semmai neanche ti ringrazia, o che addirittura ti si rivolta contro! Un gesto di totale gratuità… segno del fatto che sei arrivato a toccare la vetta più alta della libertà umana.  

*** Bernardo PAOLI, psicoterapeuta, saggista, facebook, 16 luglio 2020, qui


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