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giovedì 14 novembre 2019

#SENZA_TAGLI / Progresso, ricondurre la tecnica all'etica (Luciano Chenet)

Il progresso, inteso come risultato dell'utilizzo della tecnologia alle attività umane, ha di fatto usato la tecnica solo inizialmente per migliorare la condizione umana, ma poi, perlomeno nel mondo occidentale, ha investito tutto in una crescita esponenziale della capacità produttiva e basta.

Questo eccesso di capacità produttiva ha fatto nascere il consumismo spinto, e di conseguenza il marketing che di fatto ha finto per dissociare il prodotto dal proprio valore intrinseco assegnandogli un valore virtuale.
Era l'unico modo per stimolare nuovi consumi.

Solo fino agli anni '80 questo progresso ha offerto anche un miglioramento della condizione umana. Negli anni '90 il sistema è stato tenuto in piedi dalla flebo del ricorso al debito generando la bolla che ha portato alla crisi dei primi anni 2000.

Adesso dobbiamo ricondurre la tecnica all'etica, ad un progresso che metta al centro l'uomo e la terra, garantendone uno sviluppo sostenibile, ritornando al vero valore delle cose, unico modo per dare ai nostri figli un mondo migliore del nostro.

*** Luciano CHENET, 13 novembre 2019, qui


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venerdì 8 novembre 2019

#FOTO / Autunno (Luciano Chenet)

foto di Luciano Chenet
facebook, 7 novembre 2019, qui

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mercoledì 16 ottobre 2019

#SENZA_TAGLI / Quando ti cambia la vita (Luciano Chenet)

Tempo fa elaboravo con questo scritto un episodio di qualche anno fa... un episodio che ha cambiato la mia vita, anche se di fatto ero a un pelo dal salutarla...

...e poi un giorno improvvisamente non riesci più a parlare...
ti guardi stupito, cerchi di concentrarti, raccogli la tensione del tuo corpo per capire cosa accade...e senti che qualcosa è bloccato, qualcosa non va...
il flusso degli eventi inizia allora a percorrere strade a te sconosciute e ti abbandoni al corso delle cose rendendoti conto, per la prima volta, dell’esistenza del Destino
e della sua prodigiosa forza
La consapevolezza ti porta poi a sentire il tempo che ricomincia a scorrere inesorabilmente, ma tutto quello che fino ad allora era sequenza di eventi che vivevi come risultato di scelte libere e consapevoli, diventa moto di natante in preda a un vento ribelle, un vento incontrollabile e vario nell'oceano della vita
L’arrancare per cercare di tornare velocemente a fare quello che fino a qualche minuto prima sembrava normale, ti fa vivere un altro gioco, diverso da quello che stavi facendo: diverse le carte, diverso il banco, ma soprattutto, la posta è cambiata.
Ed è così che, abbandonandoti al corso agli eventi, da protagonista diventi spettatore, nella consapevolezza che in ogni caso ribellarsi ad una strada tracciata,possa solo irritare quel Destino che persino gli Dei dell’antica Grecia non osavano sfidare.
E' così che arrivi a una nuova consapevolezza e alla volontà di urlare al mondo:
“sono ancora qui”.

*** Luciano CHENET, facebook, 13 ottobre 2019, qui


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domenica 5 maggio 2019

#SENZA_TAGLI / Organizzazioni miopi e sterili (Luciano Chenet)

Oggi è inutile aspettarsi riconoscenza, plauso al merito, premio all’impegno anche quando competenza e temerarietà portano risultati. Nel mondo globale e multinazionale, le aziende iniziano a perdere pezzi quando confondono il sostegno delle proprie ragioni con insubordinazione o inadeguatezza, e l’acritica applicazione di strategia, come esempio di abnegazione. 
In questo contesto perde di valore il merito, la capacità di innovazione (che ha come base la discussione delle regole), e a volte l’etica, producendo organizzazioni miopi e sterili popolate di semplici esecutori. 
È così che tali organizzazioni perdono il “core business” che in fondo è la capacità di stare in vita e si offrono all’oblio.

*** Luciano CHENET, facebook, 29 marzo 2019, qui


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domenica 27 gennaio 2019

#SENZA_TAGLI / Soprattutto un'ignoranza profonda (Luciano Chenet)

Alla fine se dovessi veramente pensare cosa denunciare di questa nostra Italia malata, non riuscirei a mettere l’immigrazione clandestina o no come IL problema. 

Ho avuto modi di capire che il declino di questo paese è dato dalla mancanza di rispetto degli uni verso gli altri, dagli alibi che ogni italiano si dà piuttosto che affrontare le responsabilità, dal profondo cancro di chi insegue il guadagno facile nella convinzione che l’abnegazione e il sacrificio sia una dote degli stupidi. Ma soprattutto il tarlo più grande è un'ignoranza profonda che fa confondere doveri con diritti, che fa trionfare boria ed arroganza.

Da qui nasce la corruzione, la mafia, la burocrazia dei caporali, il disprezzo per la cosa pubblica che è cosa degli altri, non bene comune.

Da qui nasce la mancanza di umanità...

Questo è il nostro declino...

*** Luciano CHENET, facebook, 25 gennaio 2019, qui


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domenica 28 ottobre 2018

#SENZA_TAGLI / Così diceva mia mamma (Luciano Chenet)

«Tu studia, vedrai che chi copia e non studia, chi racconta bugie e imbroglia non farà nulla nella vita». 
Così diceva mia mamma.
Invece sono ministri.

*** Luciano CHENET, facebook, 22 ottobre 2018, qui


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martedì 23 gennaio 2018

#SGUARDI POIETICI / Beh, se dovessi rifare tutto daccapo (Luciano Chenet)

Beh, se dovessi rifare tutto daccapo, lo rifarei con te 
E se dovessi aspettare per mille anni, lo farei

Ho incontrato di tutto nella vita
chi rimane chiuso a leccarsi le ferite
e chi si ferma a contare i propri successi
ho visto chi ha solo vissuto, senza mai morire
e chi aveva tutto e non ha mai saputo cosa farsene

ed io vorrei ogni giorno ripartire
per rifare tutto e sai, lo rifarei con te

è vero, occorre superare i limiti
anche solo per capire di averne
occorre tentare di volare anche con le radici a terra

è vero che non puoi mai dire del destino...
mi ha ferito in un giorno di festa per farmi fare tutte le domande sulla vita
mi ha regalato un intera serata guardar le stelle sapendoti al mio fianco

ma so che alla fine tutti hanno la loro occasione 
per cui preparati perché quando ripartirò
lo farò con te

*** Luciano CHENET, 'facebook', 12 gennaio 2018, qui


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giovedì 14 dicembre 2017

#SGUARDI POIETICI / abbiamo così tanto in comune (Luciano Chenet)

abbiamo così tanto in comune
sarebbe un peccato non vedersi più
anche tu sei cresciuta correndo per le strade
e hai vissuto la gioia dei piccoli doni
aspettavi con ansia di rivedere un film
ed eri pronta a correre per cercare una ragione

abbiamo così tanto in comune
sarebbe peccato non vedersi più
ricordi quando il bene ed il male ci sembravano esistere
entrambi in cima alla loro barriera
correvamo a cercare una giustizia
non pensavamo esistesse un compromesso

abbiamo così tanto in comune
sarebbe peccato non vedersi più
ricordi il tempo in cui tutto doveva accadere
e aspettavi seduta su un muretto
non ti stancavi mai di vedere gente passare
convinta che non fosse ancora il tuo momento

abbiamo così tanto in comune
sarebbe peccato non vedersi più

*** Luciano CHENET, Abbiamo così tanto in comune, 'facebook', 12 dicembre 2017, qui


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martedì 7 novembre 2017

#SGUARDI POIETICI / E sarà neve... (Luciano Chenet)

E sarà neve...
e sarà silenzio
sarà silenzio
e sarà bianco

nel mondo degli urli
che nessuno ascolta
nel mondo distinto
che non vuole confondersi

sarà neve
e sarà silenzio
sarà silenzio
e sarà bianco

non più schiamazzi
ma strade vergini
ad accogliere le impronte
delle nostre scoperte

*** Luciano CHENET, 'facebook', 5 novembre 2017, qui


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mercoledì 16 agosto 2017

#SENZA_TAGLI / Un 'malgaro', ieri e oggi (Luciano Chenet)

Saggezza contadina. 
Dialogo con il gestore della malga alta della Valle di Casies. 

«Adesso la gente cammina sui pascoli... non sa nemmeno che l'erba ha un valore qui in montagna, io posso fare sì strade, ma loro tagliano per corto, non importa se calpestano l'erba. Oggi conta risparmiare tempo e conta il prezzo delle cose, quando invece è importante il valore delle cose e spendere il tempo nelle cose 'importanti'... per questo anche noi malgari saremo l'ultima generazione qui a resistere... i giovani hanno fretta e non hanno tempo di imparare da noi vecchi... qui da me vengono tanti... mi fanno le foto... il vecchio della malga, mi vedono con il grembiule blu che ho comprato al supermercato... ogni cosa ha una storia... una volta non erano blu e non erano di cotone i grembiuli qui in Alto Adige, erano di lino e dovevano resistere al peso dei sassi che raccoglievamo nel campo ogni anno, il pascolo doveva essere pulito dai sassi che le talpe portavano in superficie. Il lino era coltivato e i tessitori venivano a casa a tessere... lo si sbiancava con la neve... adesso il pascolo si calpesta, non ha un prezzo e quindi per questa gente non ha valore... 
Oggi coltivano il mais non perché ha valore, ma perché hanno il contributo... si coltiva il contributo, e si pensa al prezzo dimenticandosi del lavoro, poi si troveranno a piedi quando non avranno contributi e capiranno che dovranno coltivare qualcosa che ha valore...»

*** Luciano CHENET, 'facebook', 14 agosto 2017, qui


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giovedì 9 marzo 2017

#SGUARDI POIETICI / Il riflesso di un'ombra (Luciano Chenet)

il riflesso di un’ombra
mi fa capire che è tardi
e parlare non serve
quando basta uno sguardo
ciò che è permesso
è un orizzonte ridotto
che viaggia da solo

ha binari terreni
per non farmi volare
sulle ali di un sogno
...oggi non posso...
posso solo ascoltare
e chiudere gli occhi
aspettando
ogni giorno domani

Il pensiero e il ricordo non possono riempire 
quello che manca in questo sbattere d'ali
che credo oggi sia in fondo in fondo 
la mia vera vita

ricordo ancora oggi quel giorno in cui
guardandomi negli occhi mi lasciasti solo
a ricercare me stesso che fino ad allora
ero tua ombra

hai plasmato il mio corpo fino a liberarmi
a imparare a volare
libero e fiero cercando
il mio spicchio di cielo

ogni vita è un progetto incompiuto
ogni albero ha un ramo spezzato
ogni cuore ha una ferita che brucia
perché possiamo ricordarci di noi

*** Luciano CHENET, managerIl riflesso di un'ombra, 'facebook', 27 febbraio 2017, qui


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giovedì 12 gennaio 2017

#SGUARDI POIETICI / Il gufo (Luciano Chenet)

amo la notte
il silenzio del bosco
caccio nel vento
anime perse
il silenzio della 
notte
illude gli ignavi
"non sono io la
vostra sfortuna"
non sanno che
strisciando nel 
basso
si perdono il cielo

*** Luciano CHENET, manager, Il gufo, 'facebook', 9 gennaio 2016, qui


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giovedì 5 gennaio 2017

#SGUARDI POIETICI / L'orso (Luciano Chenet)

Cammino, anch'io lento
nei boschi freschi di primavera
e osservo il mondo di chi corre
senza freni e senza sosta
in cerca di qualcosa che non trova

"non correte, non fatevi prendere dalla paura
di essere soli"

non li posso capire
io che temo le presenze
e odio le folle
che mi tengono lontano dal me

*** Luciano CHENET, manager, L'orso, 'facebook', 3 gennaio 2017, qui


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domenica 6 novembre 2016

sabato 1 ottobre 2016

#SGUARDI POIETICI / Da piccolo esplori il mondo (Luciano Chenet)

da piccolo esplori il mondo...
scopri l'acqua
che è acqua
la terra
che è terra, 
il cielo
che è cielo...

poi arriva il tempo dei significati...
l'acqua allora
non è più acqua,
la terra
non è più terra,
il cielo
non è più cielo

arriva infine il tempo in cui scopri di nuovo
l'acqua
che è acqua,
la terra
che è terra
e il cielo
che è cielo

*** Luciano CHENET, manager, senza titolo, 'facebook', 29 settembre 2016, qui


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mercoledì 24 febbraio 2016

#SGUARDI POIETICI / Occorrerebbe (Luciano Chenet)

Occorrerebbe avere il coraggio di guardarsi dentro
Per chiedersi cosa abbiamo fatto
Nella nostra mezza vita

Occorrerebbe guardare in avanti
Per pensare al prossimo errore
E a cosa ci insegnerà

Bisognerebbe lasciarsi perdere
Nelle notti ormai insonni
Ormai perse pensando alla vita

Occorrerebbe sapere amare
Per non restare e non lasciare solo il sole

*** Luciano CHENET, project manager, Occorrerebbe, 'imperfettodentro', 23 febbraio 2016, qui



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martedì 23 febbraio 2016

#SENZA_TAGLI / Agricoltore, e ingegnere (Luciano Chenet)

Mi chiedono in tanti perché a cinquant’anni abbia voluto occuparmi di agricoltura, o meglio, mi chiede chi mi conosce perché abbia voluto sperimentarmi nella coltivazione di un vigneto, dopo una carriera spesa a ingegnare prodotti, progettandoli e mettendoli in produzione.

Non so dare una risposta da ingegnere: probabilmente nessun ingegnere, applicando le nozioni di business che ha recepito, si sarebbe mai avventurato in un’impresa simile. Mi verrebbe da aggiungere: figuriamoci fossi stato un bocconiano (la minuscola è d’obbligo, per la mia esperienza con gli effetti procurati dai bocconani nelle imprese in cui ho lavorato).

E’ riflettendo sulla mia formazione e sulla mia nuova esperienza che mi è venuto spontaneo paragonare le due esperienze e tracciare un piccolo schema:

* Ingegnere: definisci le forme;
* Agricoltore: subisce le forme;

* Ingegnere: stabilisce le interazioni tra i vari elementi che crea;
* Agricoltore: subisce le interazioni tra gli elementi della natura;

* Ingegnere: ha a disposizione la possibilità di sperimentare, con un metodo scientifico e ripetitivo, definendo parametri di prova, controllandoli e variandoli a piacimento;
* Agricoltore: può sperimentare, stagione per stagione (e al massimo avrà a disposizione qualche decina di cicli stagionali) e ogni stagione sarà condizionata da condizioni esterne che non controlla (meteorologia prima di tutto);

* Ingegnere: concepisce il suo prodotto, definendone tutti i dettagli (materiali, forme, funzionamento, limiti, tolleranze);
* Agricoltore: subisce il suo prodotto, ne accompagna la crescita, ne facilita la formazione, ma non è assolutamente in grado di pilotarne il risultato finale che cambia di anno in anno, di stagione in stagione, da posto a posto, da mese a mese, e soprattutto il risultato finale è una sorpresa, nei suoi limiti, nelle sue tolleranze, non gestite dall’agricoltore.

Un prototipo si corregge, si aggiusta, si prova, un grappolo d’uva no, non si aggiusta, si prende così come è e si pensa alla stagione successiva, che è tra un anno, e sarà un’altra cosa.

L’agricoltura è affascinante: è come cercare di governare un fiume in piena  illudendosi di potercela fare, quando l’ingegneria è come scalare una montagna, piano piano sai che prima o poi la strada la trovi. Un fiume in piena va dove vuole, una montagna è lì, prima o poi trovo il modo di arrivare in cima. Mondi affascinanti, diversi, affascinanti.

Un ultimo accenno: ho parlato prima dei bocconiani (che peraltro il mio correttore automatico continua a trasformare in bocconcini): il metro di giudizio per giudicare un'impresa per un bocconiano è la durata di ritorno del capitale: in quanto tempo cioè riguadagno quello che ho investito. Un anno, massimo due anni, tre per investimenti importanti, quattro o cinque se sei una multinazionale. Se avessimo usato questo criterio nel passato, quanto esisterebbe del ben di dio che abbiamo oggi?

Alla fine di tutte le riflessioni la vera risposta alla domanda iniziale è molto semplice.

La domanda era: “perché a cinquant’anni hai voluto occuparti di un vigneto?”
La risposta è: “perché no?!”

*** Luciano CHENET, Ingegnere e agricoltore, 'saint martin post', 16 dicembre 2015, qui


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venerdì 11 settembre 2015

#RITAGLI / Sostenibilità, cosa insegna un vigneto (Luciano Chenet)



(...) Oggi noi pensiamo che gli esseri umani siano separati dalla Terra, che la formazione della ricchezza sia una cosa separata dalla natura, dai lavoratori, dalle generazioni future, e pensiamo che le azioni che facciamo siano separate dalle conseguenze che generano. Purtroppo questi tre paradigmi sono le convinzioni che allontanano oggi l’umanità (intesa come insieme degli essere umani) dalla natura, la società dalla gestione del suolo, i temi dell’economia dai temi dell’ecologia. (...)

(...) vorrei cercare di trasmettere come la rottura di un equilibrio possa avere riflessi inaspettati anche nelle piccole cose in modo da fare capire come un problema così grande possa avere riflessi su un’esperienza minima come quella che vado a descrivere.

Un anno fa, voglioso di dare nuovi stimoli e un nuovo obiettivo alla mia vita, ho iniziato a recuperare un vigneto che era abbandonato da 4/5 anni. Per la verità i precedenti proprietari avevano due vigneti, e anche l’altro vigneto ha trovato qualcuno che ha cominciato il recupero. Il mio recupero è, oserei dire, manuale, mentre l’altro acquirente ha seguito un’impostazione più industriale, ma il recupero parallelo mi ha permesso di avere l’opportunità di confrontarmi con l’altro acquirente il quale incaricando terzisti attrezzati con macchinari ha sicuramente faticato di meno e in un certo senso “lavorato” di più.

Il mio vigneto aveva 6600 piante, dopo il recupero circa 600 erano morte e ho dovuto rimpiazzarle; ho fatto i conti con le mie capacità e disponibilità di tempo e ho deciso di sostituire nel 2015 200 piantine. Ne avessi comprate di più non sarei riuscito a piantarle in un week end, avrei dovuto lasciare le barbatelle al buio, ma avrei rischiato di seccarne le radici mentre il mio vicino invece ha rifatto completamente l’impianto, estirpando il vecchio sofferente, sostituendo tutte le piante. Nel farlo ha arato il tutto e diserbato; anche a me avevano consigliato di diserbare chimicamente il sottofilare, ma non ho avuto il coraggio di farlo (parlo di coraggio perché per me diserbare voleva dire uccidere il suolo).
Per mesi andando al vigneto ho confrontato gli impianti, una distesa marrone con le belle piantine verdi disposte regolarmente su file parallele, che era il campo del vicino e il mio campo, che definivo “rasta”, in cui periodicamente passavo a strappare le erbacce che rischiavano di soffocare le barbatelle nuove, ricco di erbe, rami ribelli e con le barbatelle nuove tra le piante adulte.
Le mie 200 piante hanno sofferto: le alte erbacce prima, la siccità poi, anche se la loro presenza nel vigneto con viti più alte hanno fatto in modo che godessero sempre di ombra costante. Alla fine qualcuna non è mai attaccata, qualcuna è morta, ma la maggior parte ha resistito. E quelle del vicino? Il reimpianto è stato fatto su scala industriale, le piantine sono state concimate, il terreno mosso, ma alla fine hanno rischiato: le lepri in primavera hanno mangiato i germogli e l’unica cosa verde che cresceva erano le foglioline di vite morbide e gustose, ma non c’era altro. Nel mio vigneto c’erano erbacce dappertutto, probabilmente c’erano foglie verdi più gustose dei germogli di vite che sono state risparmiate dalle lepri: avevano più scelta se venivano nel mio campo!

Poi è arrivata la siccità: come potete immaginare il nuovo impianto ha sofferto, il tasso di mortalità è stato molto più alto che nel mio vigneto rasta. Poi a luglio purtroppo un’altra disgrazia sul vigneto del vicino: una larva ha rimangiato ancora foglie alle piante di vite. Il motivo? Ancora dovuto all’assenza di altro da mangiare se non le foglie della vite. Posso dire di aver avuto la fortuna del principiante!

Senza saperlo, la mia modalità di gestione ha salvaguardato le piantine, ma quello che è successo mi ha permesso ancor di più di capire che ogni modalità ed ogni scelta comporta delle conseguenze: a volte scelte drastiche e troppo invasive portano il germe a morire proprio perché tali scelte non sono state fatte nel rispetto di un equilibrio generale naturale e sostenibile. Immaginiamo la reazione ai fatti sopra descritti in un impianto intensivo: avrebbero messo trappole per le lepri, veleni per le larve, ma con che conseguenza?

Il mio è un semplice esempio che testimonia come l’utilizzo di una risorsa e la sua coltivazione a tal fine non può prescindere dal considerare la necessità di sostenibilità di questo sfruttamento. Qualsiasi intervento e qualsiasi forzatura esterna dell’uomo, che altera tale equilibrio, comporta una reazione che potrebbe essere imprevedibile e per assurdo, vanificarne l’intervento stesso: le operazioni di salvaguardia del nuovo impianto troppo invasive hanno creato reazioni che hanno messo a rischio l’impianto. Immaginatevi le derive su scala industriale. (...)

*** Luciano CHENET, La fortuna del principiante, 'Saint Martin Post' saintmartinpost.com, , 9 settembre 2015

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