Come è difficile per me e per te
lasciare andare via la giovinezza,
non ci riusciamo a romperla in un colpo
è la fatica di ogni cosa che muore.
Le nostre prove infinite di volo
posati accanto come bambini
che aprono gli occhi dentro piccoli addii.
Non è arrivata ancora una stagione
che non ci abbia colti di sorpresa.
*** Isabella LEARDINI, 1978, poetessa, 'LimesLettere', 13 gennaio 2019, qui
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sabato 19 gennaio 2019
sabato 5 novembre 2016
#SGUARDI POIETICI / E dicono che se ci sei anche tu (Isabella Leardini)
E dicono che se ci sei anche tu
sembro meno nervosa…
E’ che mi togli i nervi e te ne vai.
So solo che la curva del tuo collo
è il posto più perfetto che ci sia
per questa fronte
e se mi abbracci è come entrare in casa
sapendo che non ci si può restare.
*** Isabella LEARDINI, 1978, poetessa, E dicono che se ci sei anche tu, da La coinquilina scalza, La Vita Felice, 2004. Anche in 'parcopoesia', qui
sembro meno nervosa…
E’ che mi togli i nervi e te ne vai.
So solo che la curva del tuo collo
è il posto più perfetto che ci sia
per questa fronte
e se mi abbracci è come entrare in casa
sapendo che non ci si può restare.
*** Isabella LEARDINI, 1978, poetessa, E dicono che se ci sei anche tu, da La coinquilina scalza, La Vita Felice, 2004. Anche in 'parcopoesia', qui
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giovedì 27 ottobre 2016
#SGUARDI POIETICI / Il cane che ai miei piedi guarda l'alba (Isabella Leardini)
Il cane che ai miei piedi guarda l’alba
si prende il mio calore e chiude gli occhi.
Di nuovo sola fino a questa soglia.
I desideri fragili che allungano
le mani dell’estate sono ancora
nascosti come i nidi tra le foglie
sono rimasti in alto e senza voli.
Via dalle luci d’acqua e dai frastuoni
delle strade che filano sul mare
via dall’aria che prende alla schiena.
Ma noi restiamo qui come le radio
dimenticate accese in piena notte
come le insegne che hanno perso qualche luce
ma cercano lo stesso di brillare.
si prende il mio calore e chiude gli occhi.
Di nuovo sola fino a questa soglia.
I desideri fragili che allungano
le mani dell’estate sono ancora
nascosti come i nidi tra le foglie
sono rimasti in alto e senza voli.
Via dalle luci d’acqua e dai frastuoni
delle strade che filano sul mare
via dall’aria che prende alla schiena.
Ma noi restiamo qui come le radio
dimenticate accese in piena notte
come le insegne che hanno perso qualche luce
ma cercano lo stesso di brillare.
*** Isabella LEARDINI, 1978, poetessa, Il cane che ai miei piedi guarda l'alba, da Una stagione d'aria, in Nuovi poeti italiani 6, Einaudi, 2012. Anche in 'parcopoesia', qui
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